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Full text of "Guarentigie pontificie e relazioni fra stato e chiesa: (legge 13 maggio 1871 ..."

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Il ^ "Ò 




4 

c 



GUARENTIGIE PONTIFICIE 



K RELAZIONI TRA 



STATO E CHI ESA 






FRANCESCO SCADUTO 

Ubero docente di Storia del Diritto e di Diritto Ecclesiastico 
nell* Università di Roma 



GUARENTIGIE PONTIFICIE 

E RELAZIONI TRA 

{Legge i3 maggio 187 i) 
STORIA, ESPOSIZIONE, CRITICA, DOCUMENTI 



TORINO 
ERKAlfNO LOESCHER 

FIRENZE ROMA 

Via Tormbuoiii, 20 Via del Corso, 307 

1884. 



T "K.s 



If^renze, Stamp. Editrice C. Ademollo e C. 
Via deserti, hf, 2 ÒU 



PREFAZIONE 



Lo scopo della presente monografìa sulla Legge delle 
guarentigie, è di studiarla nella sua genesi storica, in 
se stessa, e nella sua applicazione ed interpretazione. 
Nel giudicarla ci lasciamo guidare anzi tutto dal criterio 
storico, cioè consideriamo «quale avrebbe potuto essere 
secondo le circostanze politiche; la teoria assoluta dei 
rapporti tra lo Stato e la Chiesa Taccenniamo qua e là, 
e talvolta la sviluppiamo, allo scopo di dare un'idea 
più chiara della Legge e per indicare quali, secondo 
noi, potrebbero essere le riforme da addurvi, e quale 
dovrebbe essere 1* indirizzo della nostra politica eccle- 
siastica. 

Le idee teoriche, di cui s'informa la presente mono- 
grafla, sono giurisdizionaliste; ma nel senso non di unione 
dello Stato colla Chiesa, sibbene di diritto del primo sulla 
seconda come su tutte le associazioni, fondazioni o cor- 
porazioni: siamo dunque anche separatisti; ma non nel 
senso che lo Stato sia incompetente in fatto di costitu- 
zione interna della Chiesa e d' interessi civili provenienti 
da atti puramente spirituali q disciplinari. 



6 PREFAZIONE 

Questi princìpi hanno pocliissimi rappresentanti tra 
noi, come in Francia e nel Belgio; molti, invece, in Ger- 
mania : ma quivi spesso la teoria incompetentista viene 
combattuta a priori, — specie in quanto non tien conto 
dei motivi storici che, in parte incoscientemente, hanno 
condotto alla medesima, e non si osserva la necessità sto- 
rica (del resto poco chiarita anche dai nostri politici) del 
concetto del Diritto comune delle associazioni private 
al quale s'informa la nostra legislazione ecclesiastica — ; 
di che la colpa non è d'attribuire tanto a quei profes- 
sori di Diritto ecclesiastico od uomini politici, quanto a 
a noi Italiani medesimi. Giacché noi non possediamo né 
un trattato né un manuale di quella materia che i Te- 
deschi chiamano Diritto ecclesiastico (Kirchenrecht); 
cioè del diritto emanato dalla Chiesa, e, insieme, di quello 
emanato dallo Stato intomo a41a Chiesa (Staatskirchenr- 
echt dei Tedeschi, o Droit civil ecclésiastique dei Fran- 
cesi; a noi manca perfino un' espressione tecnica di que- 
st'ultimo concetto); i pochi manuali che oggi escono in 
Italia sotto il nome di Diritto Canonico, ' sono per uso 
dei Seminari vescovili e non tengono conto delle Leggi 
e disposizioni del Regno. Pertanto é impossibile formarsi 
un concetto chiaro della nostra Legislazione ecclesia- 
stica senza sottomettersi alla lunga e spesso ingrata fa- 
tica di ricercare da per sé stesso i fonti di ogni ge- 



* È noto che sotto questa espreisiooe in Germania s* intende il 
solo antico diritto del Corpus iaris canonici; ma presso noi negli 
Annuari di quelle università, dove sono ancora superstiti gli anti- 
chi professori o c'è qualche rarissimo libero docente, la cattedra 
porta generalmente il nome di Diritto Canonico, e raramente di 
Diritto Ecclesiastico. 



PREFAZIONE 7 

nere per attingere direttamente ai medesimi. Fatica più 
lunga di quanto non possa sembrare a prima vista, 
giacché per arrivare ad idee chiare, non basta leg- 
gere il testo delle Leggi principali, ma occorre cono- 
scere la genesi e i motivi delle medesime e perciò 
ricorrere anzi tutto ai resoconti delle discussioni: da 
questo lavoro possono dispensarsi solo quelli che da 
lunga pezza abbiano tenuto dietro alla nostra legisla- 
zione e politica ecclesiastica; ma non anche la nuova 
generazione italiana e molto meno gli stranieri. Se questi, 
adunque, in Germania di solito oppugnano a priori la 
formola cavouriana, o, meglio, la teoria incompetentista, 
ciò non proviene da mancanza di critica, ma da man- 
canza deirelaborazione scientifica del materiale, la quale 
dovremmo fornire noi, giacché essi non possono farla 
quando si occupano, di solito incidentalmente, del nostro 
Diritto. Lo stesso « Stato e Chiesa » del Minghetti, che 
ha passato i monti e può ritenersi come la determina- 
zione scientifica della nostra scuola cavouriana incom- 
petentista, è un libro più tosto di Politica che di Diritto, 
e quindi per l'autore non era il caso di riferirsi tròppo 
di soventi alle disposizioni tassative delle nostre leggi 
e disegni di legge ; lo stesso si dica dei numerosi scritti 
del Bonghi, e di quelli del giurisdizionalista Padelletti 
e, in parte, anche degli altri del giurisdizionalista Piola. 
Ora, noi facciamo una monografia e non un trattato 
di Diritto ecclesiastico; quindi non possiamo supplire 
alla mancanza lamentata del medesimo. Ma, per quanto 
riguarda la Legge delle guarentigie che forma l'oggetto 
del presente studio, crediamo che il lettore, sia pure un 
italiano giovine o non specialista di Diritto e di Politica 



8 PREFAZIONE 

ecclesiastica o sia uno straniero, non avrà a sentire la 
mancanza di dati tassativi e positivi. Non solo abbiamo 
cercato di mettere noi medesimi anzi tutto e poscia il 
lettore neirambiente della Legge, studiandone la lunghis- 
sima discussione e ricapitolandone ed ordinando le varie 
idee ed argomenti; ma, specie in vista della mancanza 
di un trattato, ci siamo fatto un dovere di citare le leggi 
e disp#sizioni, che più o meno direttamente riguardano 
quella delle guarentigie, e di riferire i passi più carat- 
teristici relativi alle idee dei nostri uomini politici. 

A raffermare meglio i concetti, e acciocché il lettore 
possa agevolmente da sé medesimo rendersi conto di 
diverse nostre asserzioni, annettiano al volume i docu- 
menti principali relativi alla Legge delle guarentigie, 
cioè i progetti di Concordato Pantaleoni, Cavour e Ri- 
casoli, i vari disegni della Legge, e ì principali contropro- 
getti, cioè quelli Peruzzi e Crispi-Mancini. Non abbiamo 
inteso fare un'edizione diplomatica della Legge, e quindi 
non pubblichiamo tutti i controprogetti, articoli sosti- 
tutivi, emendamenti, ecc.: il nostro scopo è solo quello 
di offrire ì monumenti deirelaborazione giuridica della 
Legge, e di dare uno « specimen » delle correnti d* idee 
non ministeriali. Quindi lo stesso controprogetto Peruzzi 
neppure lo riferiamo per intero. 

Ai progetti di Concordato e ai vari disegni ufficiali 
di Legge annettiamo tavole di cor^rìspondenza dei vari 
articoli dei medesimi con quelli della Legge, acciocché, 
chi voglia, possa agevolmente istituire dei confronti. Non 
abbiamo fatto lo stesso pei controprogetti, perchè i loro 
punti di contatto colla Legge sono pochi. 

Come non intendiamo dare un' edizione diplomatica 



PREFAZIONE 9 

della Legge, cosi non intendiamo neppure fare un* opera 
bibliografica. Anzi tutto, da qui ci sarebbe riuscita diffl- 
cilissima, e poi un catalogo di tutti gli opuscoli e vo- 
lumi sulla Quistione Romana, insieme ad un resoconto 
sommario dei medesimi, riuscirebbe forse sufficientemente 
lungo per costituire un volume a parte. Il nostro studio 
è fondato in modo precipuo sui fonti, sui testi, sui do- 
cumenti ; quanto alla letteratura, abbiamo potuto tener 
conto solo di quella parte eh' è rimasta a galla, della 
quale, tuttavia, qualche opera ci sarà sfuggita. 

Colla presente monografia crediamo di riempire un 
vuoto della nostra letteratura giuridico-politica. Ed in- 
vero, sulla Legge delle guarentigie non conosco altri 
lavori speciali che il Proemio e il Commento del Tiepolo 
(« Leggi ecclesiastiche annotate, » pag. 1-21, 22-76) e 
l'articolo del Bonghi (nella « Nuova Antologia » 15 ag. 
1881, pag. 659-80) contro gli oppositori della medesima. 
Esisteranno molti opuscoli, ma probabilmente con ca* 
rattere di politica militante, non di studi basati sui 
fonti e completi. Lo stesso Proemio del Tiepolo non ha 
altro scopo che di chiarire 1* intelligenza giuridica del 
Commento, il quale, secondo il fine della collezione di 
cui fa parte V opera dell' autore, non poteva tener conto 
della Discussione ed allargarsi se non in rari punti. 

Parigi, aprile 1884. 



STORIA 



§ 1 

Idea praparatrioi dalla sòluziona della Quistiona Romana 



Il principio fondamentale della Legge delle guaren- 
tigie è quello, variamente inteso, della « libera Chiesa in 
libero Stato, » ossia della separazione della Chiesa dallo 
Stato e deirincompetenza di questo in materia dommatica 
e disciplinare. Questo. principio, già applicato in parte 
negli Stati Uniti d'America, fu teorizzato ed in parte 
applicato nel Belgio, trovò parecchi sostenitori anche 
in Francia, e riusci comodo ai politici italiani che tro- 
vavano un problema speciale da risolvere, l'unità d'Italia 
incompatibile col potere temporale del Papa. La teoria 
della libera Chiesa in libero Stato aveva già avuto tra 
coi una sanzione direi quasi ufficiale neiristruzione data 



12 IDEE PREP ARATRICI DELLA [§ 1 

nel 1848 dal Gioberti, ministro del Piemonte, al Rosmini, 
per un Concordato col Papa. » 

Ma la vera lancia spezzata fu Camillo Benso conte di 
Cavour, il quale riusci a costituirne la bandiera di tutto 
quel partito conservatore che si tenne al potere sino 
al 1876, ed in gran parte anche della Sinistra. 

La foi^mola era comoda ed opportuna per noi Italiani: 
quegli stessi che nei diversi paesi d'Europa propugnavano 
il principio di libera Chiesa in libero Stato, anche quando 
non erano clericali né cattolici, * generalmente credevano 



^ Presso C. Bianchi, Storia diplomatica della questione romana 
{Nuova Antologia, 1870, ottobre, pag. 363-438; novembre pag. 642-701; 
febbraio 1871, pag. 344-415), pag. 644: € La libertà ecclesiastica 
anita alla iDdipendenza civile, e qaiodi la separazione del potere 
spiritaale e del potere temporale è il fine a cui mira il Governo 
col Concordato religicso. Per mezzo di esso le due potestà s&ranno 
perfettamente libere, ciascuna di loro nella sua sfera, e Tuna non 
potrà invadere il dominio deiraltra. La libertà di associazione sarà 
quindi assicurata alla Chiesa non meno che allo Stato: e quando 
nel seno dell* una delle due società sorgesse una congregazione, che 
potesse compromettere grinteresai dell'altra, la lite sarà decisa dal 
potere giudiziale. Si escludono da questa regola solo i Gesuiti e le 
Dame del Sacro Cuore, sia perchè la incompatibilità di questi due 
sodalizi colle libere istituzioni fu già definita dalla opinione uni- 
versale, e perchè il rimettere in dubbio ciò che fu concluso sa 
questo punto, aprirebbe la via a infiniti disordini. » 

' Questo fatto yeune messo in rilievo anche nella nostra Camera 
dei Deputati. Atti Ufficiali del Parlamento italianoy Camera dei 
Deputati (citeremo sempre la prima edizione, anche per il Senato: 
essa è in foglio; dal 24 novembre 1874 in poi, è in 4** come la se- 
conda edizione. Quest* ultima è divisa in due serie, una delle Di- 
scussioni, ed una dei Documenti: la 2* edizione porta i seguenti 
titoli ; Atti del Parlamento Italiano colle suddistinzioni in Camera 



§ 1] SOLUZIONE DELLA QUISTIONE ROMANA 13 

necessario il potere temporale per 1* applicazione dello 
stesso; occorreva, secondo loro, che la Chiesa fosse as* 
volutamente libera da qualunque freno politico in un 
punto della terra, perchè potesse essere libera dentro i 
debiti limiti negli altri paesi; la Romagna e gli altri 
territori sottomessi al Papa dovevano rassegnarsi alla 
parte di capro espiatorio pel bene di tutto il globo. Le 
ragioni di questa necessità non sempre erano dette, né 
sempre chiaramente od uniformemente: le principali che 
avrebbero potuto avere un fondamento di vero, erano 
che al Papa occorreva una rappresentanza diplomatica 
*e quindi una sovranità, e di più, un luogo, donde po- 
tesse rendere noti a tutti i fedeli i suoi atti, anche 
qaiando i singoli Governi ne avessero voluto impedire la 
pnUbllcazione negando Texequatur, il che allora accadeva 
in proporzioni di gran lunga maggiori che non oggi 
quando il sistema giurisdizionale, in quanto aveva di 
puramente poliziesco, è di fatto scomparso quasi da per 
tutto. * 



dei Deputatile in Senato, e in Discussioni e Documenti, sino al 
17 nov. 1865; Rendiconti del Parlamento Italiano sino al 23 no- 
vembre 1874; 24 nov. 1874 — 3 febb. 1875 Atti Parlamentari della 
Camera dei Depntaii, ecc.; 6 febb. 1875 — 8 maggio 1875 Atti del 
Parlamento Italiano, ecc. Per abbreviare citeremo Deputati e Se- 
nato e non tatto il tìtolo completo ) 23 gennaio 1871, pag 355, 
colonna 3*; deputato Toscanelli: € Il cattolicismo consente questo 
[la separazione della Chiesa dallo Statoj dappertutto dove si trova. 
Ida perchè ciò si ottenga, come il protestante Quizot dimostra con 
infinite ragioni, è assolulutamente indispensabile che le due potestà 
siano insieme riunite e congiunte in un punto della terra. » 

* Questa ragione è stata messa in rilievo dai nostri politici per 
«esempio dal Mi^hetti. Pure non bisogna darle tanta importanza 



14 IDEE PREPARATRICI DELLA. l§ 1 

Gli unitari italiani dovevano dunque cercare un mezzo 
di sopperire a questi bisogni; così nasceva naturale il 



quanto alla prima (il bisogno d«lla sovranità per mantenere la rap- 
presentanza diplomatica). Ed invero, ciò che, riguardo alla pub- 
blicazione degli atti, interessa maggiormente pel libero esercizio 
delle funzioni spirituali, non si riferisce tanto al domma quanto alla 
disciplina, ossia alle disposizioni giuridiche. Queste, infatti, di solito,, 
secondo il Diritto della Chiesa, non acquistano forza legale se non 
quando siano pubblicate formalmente, (cosi il decreto tridentina 
sulla forma della celebrazione del matrimonio non ha, secondo la 
stessa' curia romana, vigore dove non è stato pubblicato colle de- 
bite forme) ; mentre un nuovo domma si è tenuti a crederlo quando- 
se ne apprenda in un modo qualunque la solenne definizione. Ora 
un Governo, per quanto giurisdizionalista, potrà impedire, si, la 
pubblicazione formale (cioè affissione, lettura dal pulpito, ecc.) di 
un decreto disciplinare, ma non sarà mai in grado, né lo poteva 
essere prima del 1859, di impedire che i fedeli vengano in un 
modo qualunque a cognizione di un decreto conciliare o pontificio ; 
pertanto potrà, si, impedire il libero esercizio dell* autorità disci- 
plinare, ma non di quella dommatica. Di più: la clausola tridentina, 
che il nuovo decreto sul matrimonio non avrebbe avuto vigore dove 
non fosse stato pubblicato formalmente, il Papa, superiore al con- 
cilio, può mutarla a piacere, e rendere obbligatorie le sue dispo- 
zioni disciplinari anche quando se ne sia acquistata cognizione 
in via privata. Infine, col potere temporale la Santa Sede non aveva 
il mezzo di pubblicare gli stessi decreti disciplinari negli Stati 
esteri contro la volontà di questi, a meno che non li avesse a ciò^ 
obbligati con una guerra. — Atti Uffic, Parlam, Ital. Deputati^ 
il Inarzo 1871, pag. 749, col. 1*, Minghetti: La necessità del po- 
tere temporale finisce, quando i Governi smettono il giurisdiziona- 
lismo, abbandonino cioè le loro armi contro la Chiesa abbracciando 
la formula Cavouriana: € E questa necessità [del potere temporale} 
fu espressa nel 1849 da Odilon Barrot al Parlamento francese, 
quando diceva, parlando della spedizione di Roma: €€ Il faut que 



§ IJ SOLUZIONE DELLA QUISTIONE ROMANA 15 

coacetto delle guarentigie ' che essi includevano nella 
formula delia libera Chiesa in libero Stato: noi, andando 
a Roma, dicevano, non intendiamo distruggere la libertà 
del pontefice; gli daremo le prerogative perchè possa 
esercitare le sue funzioni spirituali; non vogliamo tur- 
bare i suoi rapporti spirituali internazionali ; « quindi gli 
riconosceremo il diritto di legazione attivo e passivo : ' 
per giunta, noi, al pari di tutti voi liberali degli altri 
paesi d'Europa, intendiamo dare alla Chiesa libertà di 



les deux pouvoirs soieat confondas dans TÉtat romain pour qa'ils 
soient séparés dans le reste da monde. » E molto più chiaramente 
altri scrittori più competenti diceyano ch^, finché il potere civile 
si riservava delle armi contro la libertà religiosa, era necessario 
che il trono pontificio si conservasse e la Chiesa potesse trattare 
coi Governi da potenza a potenza. » 

^ Ordinariamente, nel mostrare T origine belgico-francese della 
lòrmola Cavoariana, non si mette in rilievo Torigine logica e storica 
del concetto delle guarentigie, nelle quali consiste la novità e il 
merito del Cavour. Esempio, Deputaci^ 11 marzo 1871, pag. 751, 
col. 1% Ugdulena: € Io lascerò la storia da parte: non credo che 
il conte di Cavour sia stato Tinventore di cotesta fórmola; mi pare 
che prima di lui foese pronunciata dal conte di Montalembert, mi 
pare anzi una teoria di origine belgica e straniera a noi. » 

^ Deputati^ 25 marzo 1861, pag. 135, col. 3"^: Di Cavour Presi- 
dente del Consiglio dei Ministri, « Noi dobbiamo andare a Roma, 
ma a due eondizìent: noi dobbiamo andarci di ceneerfto coU^Frafteìa; 
inoltre, senza che la riunione di questa città al resto dltalia possa 
essere interpretata dalla gran massa dei cattolici d'Italia e fuori 
dltalia come il segnale della servitù della Chiesa. Noi dobbiamo, 
cioè, andare a Roma, senza che perciò Tindipendenza vera del pon- 
tefice venga a menomarsi. Noi dobbiamo andare a Roma, senza che 
1 "autorità civile estenda il suo potere alFordine spirituale. » 

^ Vedi nel § 2 i Progetti di Concordato. 



16 IDEE PREPARATRICI DELLA [§ 1 

diritto interno, scioglierla dalle pastoie: * anzi, si aggiun- 
geva, la Chiesa, spogliandosi del potere temporale, non 
solo riceverà guarentigie ^e libertà inteme; sibbene, ab- 
bandonate le ambizioni mondane, potrà attendere mag- 
giormente a riformarsi e migliorarsi. Il lato etico della 
quistione del potere temporale era stato messo in ri- 
lievo da molti, anche prima che sorgesse la quistione 
delFunità nazionale italiana, ma più tosto da moralisti 
che da politici. ' Il Cavour l'accennava anch'egli, ma in 
modo incidentale; per lui era una cosa secondaria, come 
anche per tutta la sua scuola; il problema di cui essi 
si occupavano era quasi esclusivamente T unità nazio- 
nale. ' 

Ma quando nelle Camere e fuori delle medesime, prima, 
durante e dopo il 1870-71, si parlava della necessità po- 
litica di dare le guarentigie, di rassicurare le Potenze, 
si credeva che il timore di queste consistesse semplice- 
mente in ciò, che il papa altrimenti non avrebbe potuto 
essere pienamente libero neiresercizio delle sue funzioni 



* Deputati^ 25 marzo 1861, p. 137, coL 1% Di Cavour: € Tatte 
quelle armi, di cui deve munirsi il potere civile in Italia e fuori, 
diverranno inutili quando il pontefice sarà ristretto al potere spi- 
rituale. » 

^ Si potrebbe rimontare sino a San Bernardo, € De Considera>- 
tione; » anzi sino ai tempi in cui Costantino concesse ricchezze e 
privilegi al clero: quanto al lato politico basti citare il Machiavelli ; 
del resto si veda Tarticolo pubblicato da Giuseppe Canestrini, nella 
Nuova Antologia^ marzo e ottobre 1866, e intitolato Giudizi degli 
statisti italiani intorno al dominio temporale dei papi, 

' Vedi ciò che diremo nel § 2 intomo al Pantaleoni e al Ri- 
casoli. 



L 




§ IJ SOLUZIONE DELLA QDISTIONE ROMANA 17 

spirituali ; ma non anche in ciò, che il Governo italiano, 
mutando indirizzo politico-ecclesiastico, avesse potuto 
allearsi colla Santa Sede a danno delie altre Potenze; 
non in ciò che il Re dltalia potesse cangiare il Papa in 
suo cappellano e servirsene pei suoi fini politici. Nelle di- 
scussioni delle Camere questa idea non si trova neppure 
accennata; ed invero in mezzo a Deputati tutti indi- 
stintamente (non esclusi i semi-clericali) separatisti non 
avrebbe potuto sorgere, né presso noi può nascere nelle 
condizioni presenti della nostra politica ecclesiastica. 
Questa sarebbe soltanto una possibilità logica, senza 
alcun elemento che la renda prossimamente probabile. * 

La teoria delle guarentigie (e delle libertà interne) 
era Tunica che potesse fare svanire i pregiudizi del- 
TEuropa rispetto alla necessità del potere temporale; 
bisogna confessare che essa ci è riuscita; e che Tunica 
soluzione conveniente della cosi detta « quistione ro- 
mana » era questa. Ma, per quanto opportuna, la teoria 
non era meno ^^'ncera.'dopo tante discussioni sugTintimi 
sentimenti del Cavour in proposito, oggi può ritenersi 



' 11 Cavour vi accennò, ma in an altro senso, di dignità, non di 
servitù. Deputati^ 25 marzo 1861, pag. 136, col. ì^: ^ Non bisogna 
farsi illusione: molte persone di buona fede, non animate da pre- 
giudizi ostili airitalia, e nemmeno alle idee liberali, temono che, 
quando Roma fosse unita alT Italia, quando la sede del Governo 
italiano fosse stabilita in Roma, quando il Re sedesse sui Quirinale, 
temono, dico, che il Pontefice avesse a perdere molto e in dignità 
e in indipendenza; temono in certo modo che il Pontefice, invece 
d^essere il capo di tutto il cattolicismo, dovesse essere ridotto alla 
carica di grande elemosiniere o di eappellano maggiore! (Si ride). » 
F. Scaduto — Ouarentiffie Pontijcie 2 



18 IDEE PREPARATRICI DELLA [ § 1 

come sicuro, che egli fosse di buona fede, che avrebbe 
voluto dare realmente guarentigie e libertà interne alia 
Chiesa, quando in un modo qualunque si fosse risoluta 
la quistione romana. Nella Camera si è più volte ac- 
cennato all'idea del « corrispettivo, » che cioè il Cavour 
avesse voluto dare le guarentigie e le libertà interne 
soltanto in ricambio della cessione spontanea ed esplicita 
del papa al potere temporale ; * altri, al contrario, hanno 
addotto il celebre passo del discorso da lui tenuto il 
25 marzo 1861 nella Camera dei deputati, a proposito 
deirinterpellanza Audinot, che, cioè, in qualunque modo 
si fosse entrato in Roma, di accordo col papa o colle 



* Esempi. Deputati^ 30 gennaio 1871, pag. 427, col. 1% Mln- 
ghetti: € Ma perchè non si considera, che il conte di Cavour 
scriveva quella proposta [il progetto di Concordato, di cui parle- 
remo nel § 2], mentre TEoropa era in piena pace, e con la Francia 
imperiale protettrice decisa del potere temporale, e neir apogeo 
della sua potenza ? E tuttavia non altrimenH quella proposta si fa- 
ceva, se non in quanto si conseguissero gì* immensi corrispettioi 
deirabdicazione volontaria del Papa al suo dominio temporale, la 
concordia di lai coiritalia anticipatamente assicurata, conseguen- 
temente allontanati i gravi pericoli, che oggi ci preoccupano e ri- 
mosso il bisogno di tutelare con rigorosa vigilanza la sicurezza 
dello Stato. » — 11 marzo 1871, pag. 749, col. 2*, idem: « il pensiero 
del conte di Cavour era precisamente questo, di dare in corrispet- 
tivo del potere temporale aUa Chiesa tal concessione, che ben doveva 
essere reputata al di sopra dì un lembo dì territorio e di una mano 
di sudditi da governare. » — Deputati, 9 marzo 1871, Corbetta, 
pag. 725-26: € presupponendo ed aggiungendo [il Cavour], che ciò 
[il disarmo completo dello Stato di fronte alla Chiesa] avrebbe fatto 
quando il potere temporale avesse cessato di pieno consenso del 
Papa, per modo che, sono sue parole, €€ molte piaghe della Chiesa 
potessero essera guarite » 



§ 1] SOLUZIONE DELLA QUISTIONE RO>UNA 19 

armi, si sarebbero sempre date alla Santa Sede le gua- 
rentigie e la libertà interna * (concetto non seguito dal 
Ministero Rattazzi); ' e, dietro questa citazione gli av- 
versari si son dati generalmente per vinti. » Ma non si 



« Deputati, 25 marzo 1861, pag. 137, col. 2* Di Cavour: € non 
ci sarà egli lecito sperare (con calare) che il mutamento che si 
operò neiranimo di Clemente VII, onde ridarre in servitù la sua 
terra natia, non possa pare operarsi neir animo di Pio IX, onde 
assicarare la libertà all'Italia e alla Chiesa? {Bene! Benissimo!) .. 
noi non cesseremo dal dire che, qualunque sia il modo, con cui 
ritalia giungerà alla città eterna, sia che vi giunga per accordo o 
senza, giunta a Roma, appena avrà dichiarato decaduto il potere 
temporale, essa proclamerà il principio della separazione, ed attuerà 
immediatamente il principio della libertà della Chiesa nelle basi 
pia larghe. (Bene! Bravo!) » 

« Deputati^ 10 luglio 1867, pag. 1272, col. 3% Rattazzi Presi- 
dente del Consiglio dei Ministri: « Si, o signori, noi dobbiamo 
aspirare alla libertà della Chiesa, come meta, ma allora solo noi 
la potremo applicare, quando la Chiesa rispetterà la libertà e la 
indipendenza dello Stato, quando essa sarà disposta a riconoscere 
che non ha diritto e non intende di muovere pretese sopra le cose 
temporali {Applausi), » Pag. 1273, coL 1^. € Si rassegni dunque 
la Chiesa o, per meglio dire, 1* autorità ecclesiastica a riconoscere 
dal suo canto Tassoluta libertà dello Stato entro i confini delle sue 
attribuzioni, ed allora, ma allora soltanto^ lo Stato potrà senza pe- 
ricolo riconoscere la libertà della Chiesa entro la cerchia del suo 
potere puramente spiri tual,e (Benissimo! a sinistra), » 

^ Deputati^ 13 marzo 1871, p. 764, col. 3"^, Dk Falco guardasi- 
gilli : « Ne più esatte fu Tasserzione dello stesso onorevole oratore 
[Corbette] e ripetuta più volte in questo Parlamento, che, cioè, 
la effettuazione del concetto della libertà della Chiesa, secondo il 
conte di Cavour, dovesse andare congiunta alla conciliazione dello 
Stato colla Chiesa, di guisa che, appunto perchè oggi un accordo 
è impossibile, debba pure ritenersi impossibile Tattuazione del con- 



20 IDEE PREPARATRIGI DELLA [ § l 

è fatta una distinzione molto importante. L'espressione 
tii « corrispettivo » si trova nel capitolato stesso pro- 
posto dal Cavour alla Santa Sede; ivi si dice esplici- 



cello medesimo. » A pag. 765, col. 1^ riferìtce il celebre passo 
del Cavoar da noi sopra riportato. — Deputati, 15 marzo 1871, 
pa^. 786-87, Borgatti: accenna airerrore di attribuire al Garour 
Topi n ione, che la libertà della Chiesa dovesse essere soltanto il 
e orr ispettivo della rinanzia spontanea del papa al potere temporale; 
8 ricorda come egli Borgatti il 9 luglio 1867 disse alla Camera, 
cbe « doveva più tosto riguardarsi come necessaria conseguenza del 
Doitro ordinamento interno. » — Senato^ 15 aprile 1871, pag. 506, 
col. 2"", Msnabrea: riferendo periodi del discorso 25 marzo 1861, 
conftiU il senatore Tecchio, il quale avea asserito, che Cavour 
avrebbe dato la libertà alla Chiesa soltanto quando essa si fosse con- 
ci li rU coiritalia. — Il MiNGHETTi modificò la sua opinione. Stato 
e Chiesa^ Milano, Hoepli, 1878, (1^ ediz) pag. 68, nota 3: « Che 
nell'enunciare quella formula il Cavour considerasse anche le cir- 
costBLjizd in cui r Italia si trovava, e T opinione pubblica d* Europa 
che ci accusava di voler fare il Papato mancipio e strumento del 
nuovo i^egno, io ne convengo, ma, oltre quelle ragioni speciali e 
diplomatiche, per usare la frase del Padelletti, vi era ancora nel 
eonte dt Cavour V intimo convincimento che il sistema giurisdizionale 
non era più conforme al tempo moderno, e che solo la libertà 
avrebbe potuto risolvere Tarduo problema. > — Il Padellbtti O. 
ti esprìme in termini incerti ed in parte contradittorii. Libera 
Chiesa in libero Stato, Genesi della formula Cavouriana (nella 
Nuova Antologia, luglio 1875, pag. 656-700, e poi riprodotto in 
S<; ritti di diritto pubblico del prof. G. Padelletti, Firenze, PeU 
]a«, ISSO), pag. 694: € possiamo legittimamente muovere un dubbio, 
ve la promessa fatta di accordare alia Chiesa in qualunque caso la 
più ampia libertà, anche quando la curia vi opponesse un ostinato 
riilato, potesse parergli [al Cavour] davvero sincera ed attuabile. » 
Riferisce il passo del 25 marzo 1861, e continua: «Probabilmente 
egli voUe mostrare cosi di tenere sempre aperta una via nella con- 



§ 1] SOLUZIONE DELIA QUISTIONE ROMANA 21 

tamente, che le concessioni offerte saranno fatte quando 
il Papa rinunzi al potere temporale, che esse sono un 



ciliazione della Caria col Regno d'Italia: ma non intese per fermo 
di abbandonare per questo il concetto, che animò tutte le trattative 
con Roma. Questo era senza dubbio che lo Stato dovesse tener ben 
strette nelle mani quelle vecchie armi giurisdizionali, arrugginite 
si ed inutili a suo credere, ma fornito ancora di un altissimo valore 
intrinseco, se avessero potuto servire come di corrispettivo e di 
scambio nel trattato, che fra esso e la Chiesa stava per concludersi. 
Mi pare che un tale intendimento risulti evidente da un passo delle 
istruzioni ai negoziatori. » (Lo riferiremo più sotto), pag. 695: € La 
libertà della Chiesa invece avrebbe continuato ad essere nelle sue 
mani un mezzo politico e diplomatico, non avrebbe mai avuto per 
lui valore e dignità 'di fine. Non ci lasciamo ingannare, come la 
maggior parte dei suoi ammiratori, dalle splendide parole, colle 
quali egli espose e raccomandò la libertà della Chiesa in Parla- 
mento ed altrove. Della sua ottona fede nel pronunziarle a nessuno 
è lecito dubitare: esse rispondevano inoltre alle reminiscenze teori- 
che di gioventù, ed alla fiducia, dimostrata vana oramai, che le ten- 
denze del secolo fossero conformi alla soluzione da lui proposta. Ma 
non è meno vero per questo, che quelle considerazioni tennero, negli 
intendimenti del Cavour, un luogo molto secondario. Erano come 
la bandiera destinata a coprire la mercanzia. » —'Olà nel 1874 
il Padelletti aveva tenuto un linguaggio ancora più incerto; La 
Chiesa cattolica in Prussia (nella Nuova Antologia^ gennaio 1874, 
pag. 58-108, e poi riprodotto in Scritti di diritto pubblico cit.), 
pag. 104-105: « Ma non dovrebbe essere più dubbio oramai, per 
chi conosca Tingegno eminentemente pratico del conte di Cavour 
e la genesi della sua celebre formula, che essa non fu e non potè 
essere nella sua mente se non un* arma politica,,.. Non si n^a con 
ciò che egli fosse in completa buona fede^. Lungi dal covare la 
mala intenzione di cangiar di politica,,,, » E oppugna V opinione 
del Massari e del Palma. — Nel 1878 insiste nella sua opinione; 
La politica ecclesiastica in Italia (nella Nuova Antologici^ 15 gen- 



22 IDEE PREPARATRICI DEI.LA [ § 1 

corrispettivo di questa rinunzia : * dunque, — prescin- 
dendo dalla poca evidenza della formola, libera Chiesa in 
Ubero Stato, sul cui significato si è tanto discusso — , * 




Q&io 1878, pag. 217-37; 15 febbr. pag. 653-86), pag. 232. — Il 
Bianchi G. loc. cit, pag. 651, insiste sulla sincerità del Cavour, e 
il Pantaleoni D. (Libertà e giurisdizione nel regime della Chiesa 
e dell'ordinamento della st4a proprietà^ nella Nuova Antologia^ 
genn. 1876, pag. 41-116), pag. 74-75, accennando al Padelletti, so- 
Htiene, che il Cavour mise per condizione all^applicasione della saa 
dottrina il possesso di Roma non come on mercato, aibbene perchè 
voleva dare la libertà al capo del potere spirituale, non anche al 
[irincipe temporale. 

' Art 8 del Capitolato, lo riferiremo appresso, fra i Documenti, n. 2. 

Il Padbllbtti, Libera chiesa ecc. cit pag. 694-05, sema parlare 
di quest^articolo, cita il seguente passo delle Avvertenze sugli ar- 
ticoli d^ accordo preliminare (Bianchi N., Storia documentata della 
diplomazia europea in Italia^ voi. Vili (1872), pag. 703), ossia 
delle istruzioni date dal Cavour ai suoi n^oziatori: € Il Governo 
rì^rverebbe a so in ogni caso grave, che potrebbe pure determi- 
naci, un diritto di veto. Ma finché la Chiesa e tutti i membri del 
clero non abbiano sinceramente accettati ed applicati i prindpii 
liberali che ispirano questi accordi^ il Governo non può rinunciare 
del tutto al Suo diritto attuale. Egli è perciò che si dichiara che 
per la prima volta la nomina ai Vescovati vacanti si farà d'ac- 
cordo fra il Re ed il Governo pontificio. » Ma qui si tratta di una 
disposizione transitoria e relativa soltanto alla regia nomina: inoltre, 
accanto a questo passo, perchè non gli si dia un'importanza mag- 
giore di quella che possiede, giova ricordare quello, sopra (pag. 16, 
n. 1) riferito, in cui si asserisce che le armi giurisdizionali diver- 
ranno inutili quando cesserà il potere temporale (Deputati^ 25 marzo 
1861, pagina 137, col. 1*.) 

* Vedi per esempio Ricasoli presso Bianchi C. cit. febb. 1871, 
pag;. 384; Minghbtti, Stafo e Chiesa cxt^pAg. 193-94; Pantaleoni, 
Libertà eco. cit. pag. 59. — In tutte le discussioni sulla politica 



'*\ 



% 1] SOLUZIONE DELLA QUISTIONE ROMANA 23 

anzi tutto bisogna convenire, che per lo meno le ideo 
del Cavour in proposito non sono state sempre nette. » Di 
più : vero è che il Cavour nella seduta del 25 marzo 1861 
dichiarava, che avrebbe inteso dare guarentigie e libertà 
al papato, anche quando si fosse entrati a Roma contro 
la volontà del medesimo; ma egli non diceva che le 
guarentigie e libertà, che avrebbe concesso in questo 
caso, sarebbero state nelle medesime proporzioni in cui 
le proponeva nel Concordato, ossia pel caso che il papa 
avesse rinunziato esplicitamente al potere temporale: 
vero è che lo statista piemontese fosse sincero non solo 
nel proporre guarentigie e libertà, sibbene anche nel 
dire che, indipendentemente dall'interesse dello Stato 
italiano, fosse logicamente giusto che le medesime si 
dessero;* ma egli non ha mai determinato, se le gua- 



eccletiaBtica, che hanno avuto laogo nelle nostre Camere, si è 
sempre parlato del vero significato della formala cavo«riana; ma 
spesso sono state quistioni de lana caprina^ si è interpretata da 
ciascuno a modo proprio, senza osservare che lo stesso autore non 
r aveva analizzata abbastanza. 

* Intorno a ciò vedi Padellbtti, Libera Chiesa ecc. cit, spe- 
cialmente pag. 660» 670. 

« Deputati, 27 marzo 1861. pag. 156, col. 1% Di Cavour: € Io 
ricorderò, a sostegno della sincerità delle nostre proposte, che esfe 
sono conformi a tutto il nostro sistema. Noi crediamo che si debba 
introdurre il sistema della libertà in tutte le parti della società 
religiosa e civile ; noi vogliamo la libertà economica ; noi vogliamo 
la libertà amministrativa; noi vogliamo la piena ed assoluta libertà 
di coscienza; noi vogliamo tutte le libertà politiche compatibili col 
mantenimento delFordine pubblico; e qnindi, come conseguenza ne- 
cessaria di quest'ordine di coee, noi crediamo necessario alFarmonia 
d U'edifizio che vogliamo innalzare^ che il principio della libertà 



24 



IDEE PREPARATRICI DELLA 



[§i 



rentigie e libertà che proponeva nel Capitolato fossero 
tutte giuste logicamente, ovvero alcune venissero con- 
cesse soltanto per necessità politica, sebbene lesive dei 
diritti dello Stato, come corrispettivo. Ammettendo che 
egli ititendesse sinceramente dar guarentigie e libertà 
anche quando si fosse entrati a Roma colle armi, resta 
la quistioiie del corrispettivo rispetto al quanto. 

li Cavour accennava alla possibilità di entrare in Roma 
contro la volontà del papa; ma si studiava di evitare le 
espressioni di ingresso a mano armata. Egli proclamava 
che si dovesse cercare di andare alla città eterna coi 
mezxi morali e che sopra tutto ci si dovesse andare 
di accordo colla Francia;^ la nostra vittoria, diceva, 
deve eissore interamente morale; * la Quistione Romana 



iift applicato ai rapporti della Chiesa e dello Stato. (Bene!) » Vedi 
aQche il piua sopra (pag. 16, n. 1) riferito del 25 marzo. 

> Vedi il passo sopra (pag. 15, nota 2) riferito del 25 marzo 1861 . 

^ Deputata 18 ott. 1860, Di Cavour rispondendo airinterpellanza 
del deputato Regnoli: « Io credo che la soluzione della questione 
romioa debba essere prodotta dalla convinzione, che andrà sempre 
fih crescendo nella società moderna ed anche nella grande società 
cattolica, e^^ere la libertà altamente favorevole allo sviluppo del 
vero seatimento religioso. » Deputati^ 25 marzo 1861, pag. 136, 
C4>L 1», D[ Cavour: € se noi, dico, giungiamo a persuadere la gran 
massa dei cattolici, che Tunione di Roma air Italia può farsi senza 
che la Chieyi cessi d'estere indipendente, credo che il problema sarà 
quasi sciolto. > — Ibid. pag. 134, col. 1% Audinot: € Io ho detto 
che la ^aeitione romana non può risolversi che mediante la forza 
morale. > — 26 marzo, pag. 142, col. l^ Pepoli 0.: « per entrare 
a Roma, noi non dobbiamo combattere e vincere nessun esercito, 
dobbiamo combattere e vincere U pubblica opinione (Bravo! Bene!) » 



\ 



§ 1 1 SOLUZIONE DELIA QUISTIONE ROMANA 25 

sarà risoluta, quando noi avremo persuaso l'Europa, che 
colle guarentigie e colle libertà interne il papa potrà 
esercitare liberamente le sue funzioni spirituali; la Francia 
non sostiene il potere temporale, che unicamente perchè 
ancora non è convinta di ciò; del resto voler andare a 
Roma contro la volontà del nostro potente alleato sa- 
rebbe impossibile. — Facendo propaganda della nostra 
teoria politico-ecclesiastica, rimuoveremo gli ostacoli che 
ci oppone l'Europa; mostrando poi la necessità di andare 
a Roma, giustificheremo i nostri voti. Se noi dimostras- 
simo soltanto, che l'annessióne della città eterna non 
impedirebbe il libero esercizio delle funzioni spirituali, 
non avremmo implicitamente provato la necessità della 
medesima; l'Europa potrebbe risponderci che l'unità 
nazionale non è una ragione sufficiente, che non tutte le 
parti di una nazione si trovano sempre riunite in un 
solo Stato, che non è sempre indispensabile che lo siano. 
Ma noi non vogliamo andare a Roma soltanto per com- 
pire l'unità nazionale; no, vogliamo andarci anzitutto 
perchè senza Roma pericolerebbe l'esistenza stessa del 
regno d' Italia : solo innanzi alla maestà della capitale 
dei Cesari e del cristianesimo si assopiscono le pericolose 
rivalità delle grandi città italiane nel voler divenire 
capitale del nuovo regno. * 



* Deputati, 25 marzo 1861, pag. 135, col. 2% Di Catour: € Se 
8i potesse concepire l'Italia costituita in onità in modo stabile, senza 
che Roma fosse la sua capitale, io dichiaro schiettamente che ri- 
puterei difficile, forse impossibile la soluzione della questione ro- 
mana. Perchò noi abbiamo il diritto, anzi il dovere di chiedere, 
d'insistere perchè Roma sia riunita all'Italia ? Perchè senza Roma 
capitale d'Italia, l'Italia non si può costitaire. {ApprovazUmé).,,. 



20 IDEE PREPARATRICI DELLA [§ 1 

Il Cavour insisteva su quest'ultima ragione, rispon- 
dendo ' airAudinot, che aveva mostrato non attaccarvi 
grande importanza. Io non so se fosse sincera nella mente 
del grande statista; trovo che era realmente opportuna, 
ma non credo che meritasse tanta importanza quanta ei 
gliene voleva attribuire. Ad ogni modo le gare munici- 
palii dopo i bollori dei primi anni del nuovo regno, co* 
minciarono ad assopirsi; già nello stesso anno 1861 il 
successore del Cavour, il Presidente del Consiglio dei 
Ministri barone Bettino Ricasoli, non credeva più neces- 
sario od opportuno di farne menzione: egli dimostrava 
altrimenti e più fondatamente la necessità prossima per 
r Italia di andare a Roma, perchè questa, cioè, era un 
centro di reazione, era il rifugio dell* ex-re delle Due 
Sicilie Francesco II, di là partivano i briganti che in- 
festavano il Napoletano sotto colore politico, e portavano 
seco il danaro raccolto coir obolo di San Pietro, e le be- 
nedizioni pontificie. * Ma quando, pur troppo dopo diversi 



finché la questione della capitale non sarà definita, vi sarà sempre 
ragione di dispareri e di discordie fra le varie parti d^Italia. (Be- 
nissimo !) — Ed invero, o signori, è facile a concepire che persone 
di buona fede, persone illaminate ed anche dotate di molto ingegno, 
ora sostengano, o per considerazioni storiche, o per considerazioni 
artistiche, la preferenza a darsi a questa o a quell'altra città come 
capitale d'Italia; io capisco che questa discussione sia per ora pos- 
sibile; ma se Fltalia costituita avesse già stabilita in Roma la sua 
capitale, credete voi che tale discussione fosse ancora possibile? » 

* Deputati, 27 marzo 1801, pag. 15S, col. ^^ 

* Deputati^ V^ loglio 1861, pag. 915, col. 1-2, Ricasoli: «Roma, 
separata politicamente dal resto d* Italia, durerà eentro d*intrìghi e 
di oospiraxioni, minaccia permanente ali* ordine pubblico. Andar 
dunque a Roma è per gl'Italiani non pure un diritto, ma un'ine* 



§ 1] SOLUZIONE DELLA QUISTIONE ROMANA 27 

anni, il brigantaggio politico del Napoletano fu represso, 
veniva a mancare anche questo motivo prossimo di en- 
trare a Roma. L'occupazione del 1870 non poteva più dirsi 
giustificata da ragioni prossime impellenti, dalla necessità 
di rassicurare l'esistenza dello Stato italiano; le gare mu- 
nicipali erano già cessate da un pezzo, il brigantaggio po- 
litico del Napoletano era finito pur esso da parecchi anni; 
restava solo la ragione generica dell'unità d'Italia, era 
questo solo sentimento che spingeva il popolo italiano 
all'occupaziane: una necessità prossima poteva vedersi 
soltanto in ciò, che, se il Governo non avesse creduto 
prudente di trar profitto dalle circostanze per andare 
alla città etema, il fuoco del sentimento nazionale ed 
unitario forse sarebbe esploso in una rivoluzione. * Il 
Ministero potè giustamente gloriarsi di essere stato 
l'organo non solo della maggioranza della Camera, ma 
davvero di tutto il paese nell' eseguire l'occupazione di 
Roma. Fu soltanto qualche voce che poi osò nella Ca- 
mera accusarlo di avere abbandonato la bandiera del 



isorabile necessità. (Bene!) » — Quanto alla partecipazione della 
Curia nella reazione brigantesca del Napoletano vedi ■otto il giorno 
19 agosto 1863, Deputati^ € Commissione d'inchiesta sul brigan- 
taggio... Relazione delia Commissione d'inchiesta del deputato Ca- 
stagnola, letta alla Camera nella tornata segreta del 4 mag. 1863, » 
pag. 904 e seg., specialmente pag. 904, 908, 909 e seg. 

* DepiUaH, !<> luglio 1870, pag. 2920, col. 3% La Porta : € Voi 
provocate il paese!... Il Governo avrà la rivoluzione all'interno con 
questa politica [temporeggi atrice nell'andare a Roma]. È bene che 
si dica qui, perchè, quando avverrà, non si creda che è un fatto 
inaspettato. Sarà una conseguenza della condotta del Governo, se noi 
avremo la rivoluzione in Italia, che avreste potato scongiurare. » 



28 IDEE PREP.UIATRICI DELLA [§ 1 

Cavour, di esservi entrato a viva forza ; mentre il Go- 
verno aveva veramente fatto ogni sforzo per evitare uno 
spargimento di sangue, sforzi naufragati contro l'ostina- 
zione del pontefice, che voleva ostentare di non cedere 
^e non alle armi. * 

Al tempo delFoccupazione di Roma e della discussione 
della Legge delle guarentigie, poteva dirsi scomparso nel 
mondo scientifico e politico il concetto, che il potere 
temporale fosse davvero necessario per il libero esercizio 
(ielle funzioni religiose. Regnava però ancora in molti 
il pregiudizio, che la coesistenza delle due sedi del Go- 
verno italiano e del Papato nella stessa città di Roma 
fosse incompatibile, che avrebbe dato occasione a fre- 
quenti collisioni. Alcuni Governi stranieri, quantunque 
forse più tosto per non irritare i clericali del loro ter- 
ritorio che per convinzione di pericoli reali, consiglia- 
rono, come vedremo, di differire il trasporto della capi- 
tale. Alcuni deputati italiani, e non esclusivamente quei 
pochi tendenti al clericalismo, ' sostenevano anzi che la 
capitale non si dovesse trasferire, ed alle ragioni del pre- 
teso pericolo ne aggiungevano altre di diversa natura, ^ 
come per esempio che Firenze fosse, indipendentemente 
dalla questione romana, la città più atta ad esser capi- 



^ Deputati^ 19 dicembre 1870, pag. 100-128. Documenti dìplo* 
malici relativi alla questione romana^ comunicati dal ministro degli 
affari esteri {Yiscùnti'-Venosta) nella tornata del i9 dicembre 1870, 
Doc, 24. Il ministro degli affari esteri al ministro del Re a Vienna, 
SI sett. 1870, pag. IH, col. l\ 

* Esempio, Firrari razionalista, Deputati^ 21 dicembre 1870, 
l^ag. 159, col. 1'. 

' Senato^ 23 gennaio 1871, Iacini. 



§ 1, 21 SOLUZIONE DELLA QDISTIONE ROMANA 20 

tale, che il trasporto avrebbe aggravato di troppo le 
finanze ecc.; si aggiungeva un motivo abbastanza specioso, 
che il nostro Governo, cioè, trasferendo la sua sede in 
Roma, si sarebbe venuto a trovare in una posizione umi- 
liante di fronte al papa, avrebbe perduto di prestigio, per- 
chè non avrebbe potuto procurarsi edifici così imponenti 
come quelli della Curia pontificia e specialmente come il 
Vaticano; al che si rispondeva giustamente, che il palazzo 
di un semplice Prefetto sarebbe stato ancora meno alto 
di quelli del Re e delle Camere, e quindi molto mag- 
giore la perdita del nostro prestigio, se non avessimo 
trasportato a Roma addirittura la sede del Governo. * 
— Tutte queste apprensioni sono state dimostrate infon- 
date della storia successiva. 



§2 
Atti in cui si concretarono le idee preparatrici 



Delineato T ordine generale delle idee, che prepararono 
la soluzione della Quistìone Romana, accenneremo, colla 
medesima rapidità, agli atti e ai fatti nei quali si con- 
cretarono, cioè ai voti del Parlamento, ai progetti di 
Concordato, alla battaglia di Aspromonte, alla Conven- 
zione di settembre, ecc. 



* Senato, 23 gennaio 1871, p. 107, col. 1% Amari M.; cfr. ibid. 
24 genn., p. 115, col. 1% Sella. 



Il 



30 



ATTI IN CUI SI CONCRETARONO 



[§2 



La scuola, che possiamo chiamare cavouriana, — affer- 
maQdo il diritto degl'Italiani su Roma e volendo d'altra 
parte andarvi d'accordo colla Francia e, possibilmente, 
col papa — , proclamava solennemente nella Camera dei 
Deputati il nostro diritto su quella città, ed esprimeva 
il dosifSerio, che il Ministero potesse al più presto pos- 
sibile risolvere il problema. ' Questo voto veniva accet- 
tato, anzi sostenuto, dal Presidente del Consiglio dei Mi- 
nistri* Il deputato Mellana lo dichiarò assurdo; prote- 
st:! va che non andare a Roma se non di accordo col papa 
(questa veramente secondo le dichiarazioni del Cavour 
non era una « conditio sine qua non ») e colla Francia, 
significava non andarci mai; » pure, quantunque egli non 
avosse interamente torto, il voto era sincero, ed anche 
nella mente del Cavour, il quale infatti diceva al Chia- 



' Beputati^ interpellanza Audinot, 25-27 marzo 1861, fiaisce col - 
Tapprovazione (pag. 156, col. 3^) deirordine del giorno Bon-Com- 
pALìM, accettato (pag. 155, col. 1^ e col. 3^) dal Cavour: « La 
Ca^era^ udite le dichiarazioni del Ministero ; confidando che, assi- 
curata la dignità, il decoro e Tindipendenza del pontefice e la piena 
liberti! delta Chiesa, abbia luogo di concerto colla Francia lappli- 
cEJEÌone del non intervento, e che Roma, capitale acclamata dalla 
opinione nazionale, sia congiunta air Italia, passa air ordine del 
giorno. — (La Camera approva alla quasi unanimità.) » 

^ D&puiati\ 27 marzo 1861, pagina 157, col. 2-3*, Mellana : 
« Quindi, se ci si vuole far deliberare che non andremo a Roma, 
se non quando la Curia romana e i duegento milioni di cattolici e 
l'Imperatore dei Francesi sieno persuasi... (Voci. No! No!) oh! per 
Dio! questo è quello che emerge dai due discorsi del presidente; 
questo è quello che io non potrò mai sancire col mio voto ; meglio 
il sileaKÌOi che fare un atto irrisorio, e che doppiamente addolore- 
rebbe coloro che soffrono e fremono in Roma. » 



§ 2] I.E IDEE PREP ARATRICI 31 

ves, <3he, più presto che si fosse potuto andare a Roma, 
meglio sarebbe stato. * Quel voto era la protesta solenne 
e prudente di una nazione, ancora impotente a far va- 
lere il suo diritto colla forza. Esso costituì la bandiera 
del Ricasoli * e degli altri successori del Cavour, — sui 
quali e su quasi tutti i nostri politici la sua grande 



* Deputati, 27 marzo 1861, pag. 155, col. 3% Di Cavour; « Prego 
l'onorevole Ghiaves a volerci riflettere sopra; forse dopo ciò con- 
verrà meco che, meglio sarà quanto più presto si potrà andare a 
Roma; ben inteso, senza mettere in pericolo la sicurezza dello 
Stato, senza readere più malagevole Tultima fase del risorgimento 
italiano, senza sconvolgere il Governo. » 

* Deputati, P luglio 1861, pag. 915, col. 1% Ricasoli Presidente 
del Consiglio: « Io ho udito parlare di cessione (con forza): per- 
mettetemi, signori, eh* io respinga con ahimo sdegnoso la parola 
«d il pensiero. {Bravo 1) — Il Governo del Re vede un territorio 
nazionale da difendere, da ricuperare. {Bene ! Bene !) Vede Roma ! 
vede Venezia ! E alla città eterna e alla regina dell'Adriatico volge 
i dolori, i voti, le speranze ed i propositi della nazione. (Benis- 
simo!) » col. I-2^ « Roma, separata politicamente dal resto d'Italia, 
durerà centro d'intrighi e di cospirazioni, minaccia permanente al- 
l'ordine pubblico. Andar dunque a Roma è per gl'Italiani non pure 
un diritto, ma un^inesorabile necessità. (Bene!) Ma come dobbiamo 
andarci ? Il Governo del Re, su di ciò più che sopra ogni altro ar- 
gomento, sarà aperto e preciso. (Profondo silenzio). Non vogliamo 
andare a Roma con moti insurrezionali, intempestivi, temerari, 
folli, che possano mettere a risico gli acquisti fatti e compromet- 
tere Topera nazionale. — Vogliamo andare a Roma di concerto 
colla Francia, — Vogliamo andare a Roma, non distruggendo, ma 
edificando, porgendo modo, aprendo la via alla Chiesa di rifor- 
mare sé stessa; dandole quella libertà e quella indipendenza che 
le siflsio di mezzo e stimolo a rigenerarsi nella purità del senti- 
mento religioso, nella semplicità dei costumi, nella severità della 
disciplina. » Quanto al Rattazzi vedi sopra, pag. 19, n. 2. 



*^- ATTI IN CUI SI CONCRETARONO [§ 2 

figura ha esercitato un'autorità quasi aristotelica * —, 
veniva ripetuto l'il dicembre 1861, » approvato di nuovo 
il 18 novembre 1804 a proposito della discussione pel 
trasporto della capitale, » e riproposto nel 1867 in oc- 
casione deir interpretazione che in Francia si dava alla 
Convenzione del 15 settembre 1864, interpretazione nel 
senso che T Italia avesse abrogato i voti parlamentari 
avesse rinunziato ai suoi diritti su Roma. * 

Questi voti politici erano pienamente conformi alle idee 
della nazione, almeno della sua parte colta che era quasi 
tutta liberale. Quegli stessi deputati che poi nel 1870-71, 
nella discussione della legge delle guarentigie, assunsero 
una tinta un po' clericale, sostenevano anche essi l'oc- 
cupazione di Roma; il D'Ondes-Reggio Vito non osava 
opporsi esplicitaraenle; * il Mellana andava più oltre; 



* Dei primi a scuoterla in modo davvero scientifico fu tra noi 
il Padelletti, Libera chiesa ecc, cit. Ma egli stesso provò il bisogna 
dì scusarsi più volte, nello stesso articolo, se confatava la teoria 
cavouriaoa, e forse l'incertezza, sopra notata, delle sue espressioni 
intomo alla sincerità della medesima, è dovuta alla molta riverenza 
che egli stesso sentiva pel grande statista. 

' Deputati^ pag. 1394, col. 3% ordine del giorno Conforti e Bon* 
Compagni. 

' Deputati^ pag. 3841, col. 1% ordine del giorno Mancini, appro- 
vato pag. 3845, col. 3\ 

^ Deputati, 9 die. 1867. Il Sella propone insieme ad altri un 
voto motivato per la conferma della proclamazione di Roma capi- 
ÌAle; dopo un^animata discussione lo ritira. 

s Deputati, 27 marzo 1861 a pag. 153, col. 2% D'Ondes-Rbggio V. : 
vuole che si entri in Roma di accordo col papa; ma non dice di 
opporsi alla dichiarazione di Roma capitale. Nel 1870-71 il D'Ondes- 
Reggio non era deputato. 



§ 2] LE IDEE PREPARATRIGI 33 

votava contro l'ordine del giorno accettato dal Cavour» 
non già perchè non volesse andare a Roma, ma perchè 
credeva che, secondo il medesimo, non ci si sarebbe 
andati mai. * 

L'unanimità quasi completa nel principio generale del- 
l'occupazione di Roma, doveva naturalmente venire meno 
quando si trattava delle modalità. Le divergenze si mo- 
stravano già in occasione dello stesso primo voto parla- 
mentare: furono proposti diversi ordini del giorno, che inci- 
tavano il Ministero ad un' azione più pronta, a far il pos- 
sibile per persuadere l'Imperatore dei Francesi a lasciare 
sgombrare le sue truppe da Roma, ad invitarlo a ciò. * 

Le divergenze diventavano maggiori, quando dal pro- 
blema dell'occupazione si discendeva a quello di for- 
mulare concretamente le guarentigie e le libertà interne 
che si sarebbero dovute concedere alla Chiesa. Confron- 
tando i progetti dei vari tentativi di Concordato colla 
Santa Sede fatti nel 1800-61 coi progetti e colla Legge 



» Deputati^ 27 marzo 1861, pag. 156, col. 2*, 3*, Mellana; ri- 
ferito sopra, pag. 30, n. 2. 

* Deputati^ 26 mar^o 1861, pag. 144, col. 1% ordine del giorno 
Greco Antonio: € ....proclama Roma capitale del regno d'Italia una 
e indivisibile, ed invita il Ministero ad invocare, in nome della 
nazione, da S. M. Timperatore Napoleone III, lo sgombro delle truppe 
francesi dalla provincia Romana, in conformità del principio di non 
intervento da esso sapientemente adottato, e passa air ordine del 
giorno. » — 27 marzo, pag. 150, col. 2% ordine del giorno Pe- 
TRUCCELu: Roma capitale; il Presidente del Consiglio esprìma a 
Napoleone e ali* Inghilterra il voto, che ci lasci risolvere diretta- 
mente col papa la quistione. — Cfr. gli ordini del giorno Ricciardi, 
26 marzo, pag. 144, col. 8*; Levi, 27 marzo, pag. 150, col. 1*^; Mac- 
chi, 27 marzo, pag. 154, col. 2^ ; Turati, 27 marzo, pag. 154, col. 3*^. 
F. Scaduto — fritarentiffie Potitificie 3 



34 ATTI IN CUI SI CONCRETARONO [§ 2 

del 1870-71, si vede che il fondo è sempre quello della 
separazione della Chiesa dallo Stato e deirincompetenza 
del secondo in materie dommatiche e disciplinari; ma 
dentro al medesimo si distinguono non poche differenze 
di tinte; sopra tutto, poi, le divergenze diventano so- 
stanziali, quando si confrontino tutti questi progetti e 
Legge colle idee manifestate a più riprese dalla Sinistra; 
la quale, pur non negando le libertà e le guarentigie 
alla Chiesa cattolica, non avrebbe voluto darne tante 
quante la Destra, nò darle a modo di privilegio, sibbene 
senza ledere Teguaglianza, comunicandole agli altri culti. 
Queste divergenze tra la scuola predominante (la ca- 
vouriana) e la Sinistra, le analizzeremo appresso, limi- 
tandoci per ora ad accennare i progetti di Concordato 
colla Santa Sede, le differenze che esistono tra essi, e 
tra i medesimi e la Legge delle guarentìgie. 

Dei progetti di ConcoMato ne esistono due categorie: 
runa fondata sul principio del vicariato del re d'Italia 
negli Stati Pontifici; T altra, invece, sul principio della 
cessazione completa del potere temporale. L'idea del vi- 
cariato era antica, anteriore a quella stessa dell'unità 
italiana e indipendente dalla medesima. * Ma, senza ri- 
montare a' tempi troppo lontani, il Cavour nel 1856, nel 
Congresso di Parigi, aveva in un memorandum proposto 
il vicariato per le Romagne. Queste idee venivano ora 



* Vedi F. Scaduto, Stato e Chiesa negli scritti politici dalla fine 
della lotta per le investiture sino alla morte di Ludovico U Bavaro 
(1122-1347). Firenze, Le Monnier, 1882, p»g. 77, e Bpecialmeate 
nota 7. 



§ 21 LE. IDEE PREP ARATRICI 35 

riprese dalla Francia, che proponeva il vicariato del Re 
d* Italia per tutti gli Stati pontifici od anche di restrin- 
gere la sovranità papale alla sola città Leonina. * Anzi, 
se è da credere alle rivelazioni fatte dairisaia, * già se- 
gretario del cardinale D'Andrea, lo stesso Cavour avrebbe 
aderito air idea del vicariato, e si sarebbe disteso un 
progetto di Concordato sulle seguenti basi: (r) che il 
papa consacrasse Vittorio Emanuele in re d'Italia; e, 
(2^) pur conservando l'alta sovranità sul patrimonio di 
San Pietro, ne affidasse il vicariato a Vittorio Emanuele 
e ai suoi successori: — (3**) d'altra parte l'Italia asse- 
gnasse 10,000 scudi ai cardinali italiani, (4**) concedendo 
loro il diritto di sedere in Senato; (5°) assegnasse una 
lista civile conveniente e decorosa al pontefice; — (0^*) 
questo trattato, infine, avrebbe avuto forza di contratto 
e di legge. 

Un tale progetto di Concordato, se il Cavour vi avesse 
realmente aderito e lo avesse pubblicato, avrebbe urtato 
profondamente. contro i sentimenti che ì Romani e-gHta- 
liani avevano dei loro diritti. Ma gli altri progetti di Con- 
cordato, che ci restano dello stesso Cavour, sono fondati 
sul principio della cessazione assoluta del potere tem- 
porale, al pari di quello posteriore del Ricasoli. ' Questa 



• Vedi Bianchi C. eit, pag. 669. 

^ A. IsAiAi Negoziato tra U Cardinale Antonelli e U Conte di 
Cavour^ ece. Torino, Umono tipografico-ediirice, 1862. — Bianchi C. 
cit pag. 671, e Bianchi N., Storia documentata détta diplomazia 
europea in Italia^ tom. Vili, 1872, pag. 435, 437 lasciano in dubbio 
r attendibilità di queste rivelazionL 

' Avvertenze sugli articoli d* accordo preliminare tra il Regno 
d'Italia e la Santa Sede (preeio Bianchi N. Storia documentata 



:{ò 



ATTI IN CUI SI CONCRETARONO 



[§2 



categoria di progetti si trova pubblicata sotto tre forme, 
cioè in quella proposta dal Pantaleoni neir interesse della 
Santa Sede, uelPaltra proposta dal Cavour, e in quella 
(]el Ricasoli. 

I. La prima differisce dalla seconda anzi tutto in que- 
sto, che essa si preoccupa delle riforme interiori della 
Chiesa,^ e, quindi, nel domandare la rinunzia del Go- 
verno al diritto di regia nomina per i vescovati e per i 
l^arroci, propone che questi vengano eletti dal clero e 
dal popolo. • Il Cavour, invece, era anzi tutto preoccu- 



della diplomazia europea in Italia^ voL YIII, Torino 1872), art. 8 
(pag. 704); Progetto Cavoar, articolo 9; Progetto Ricasoli, art. K 
dice che ai papa sarà conservata la prerogativa della sovrani ia, 
ma essa oramai non poteva intendersi che nel senso che poi fu 
i^ancito colla Legge delle guarentigie. — Il primo progetto porta a 
fianco le rìsi^oste del Cavour. Li riferiremo tutti fra i Documenti 
numeri 1, 2, 3. — Il Bianchi C. cit., ottobre 1870, pag. 370 dice: € Il 
barone Ricasoli pensò che queste profferte [del progetto Cavour] ri- 
maste finora segrete, si potessero, non senza utile, far di pubblica 
i-Agione; ma riputò conveniente di ridurle prima ad una forma più 
sobria, e meno particolareggiata. » Che sarebbe quella del progetto 
Ricasoli, presentato, come documento, alla Camera dei Deputati, il 
20 novembre 1861 : ma fra i due progetti esiste anche qualche 
differdnza di non poco momento, siccome vedretao. 

* D. Pantaleoni, L'Italia e il Papato spirituale (Nuova Anto- 
logia, nov. 1870, pag. 461-80), p 472: « Spegnere questa discordia 
che ferve tra il papato e V Italia, fra il papato e la civiltà latina, 
salvare T Italia, salvare le nazioni cattoliche dalla rovina, è ri- 
metterle nella via del vero progresso, è compiere tale e si grande 
Oliera, da porre V Italia e la generazione nostra al di sopra di tutte 
le altre nazioni, al disopra di tutte le generazioni che ci prece- 
dettero. » Vedi ibid. pag. 475 e passim. 

^ Progetto Pantaleoni, art. 13. — Cosi anche nel 1870, art. cit., 
pag. 475 ; diversamente nel 1876, Pantaleoni D. Libertà e giuris'- 



\ 



§ 2] LE IDEE PREPERATRIGI 37 

paio della quistione polìtica; andare a Roma per compire 
r unità d* Italia era il suo obbiettivo; la riforma della 
Chiesa la desiderava, ma non voleva impacciarsene: forse 
temeva che cosi la quistione si sarebbe complicata mag- 
giormente. Quindi egli dapprima rispondeva di accettare 
la proposta limitando il diritto elettorale attivo al solo 
clero; poscia nel suo progetto di Concordato (art. 5) parla 
in genere di « un sistema elettivo nei modi da combi- 
narsi. » * Il Ricasoli, come il medico Pantaleoni, il ge- 
suita Passaglia e una parte dei cattolici liberali, era 
propenso ad una riforma della Chiesa; * ma nel suo Capi- 



diiione nel regime della Chiesa e dell* ordinamento della sua 
proprietà (Nuova Antologia, gennaio 1876, pag. 41-116), pag. 56: 
Oggi riconoeco preferibile la rinunzia incondizionata alla regia no- 
mina, specialmente perchè il papa si sarebbe opposto air elezione 
popolare, e poi perchè gritaliani sarebbero rimasti indifferenti in- 
nanzi a tale riforma. — La quale sembra perciò che sia stata proposta 
dal Pantaleoni di capo suo, e non di accordo colla Santa Sede, molto 
più che, come vedremo, non era accettata interamente dal Cavour. 

* Senato, 29 aprile 1871, pag. 541, col. 2\ Violiani: «Orbene, 
chi è cosi semplice nelle cose diplomatiche, il quale non sappia 
che in una proposta da presentarsi come base di un negoziato, si 
inseriscono alcune cose, le quali poi sono destinate a scomparire 
nel corso delle trattative ? — Io credo che di questa natura appunto 
fosse ridea espressa in quel Capitolato circa reiezione de! Vescovi 
con sistema elettivo, a cui il Conte di Cavour aggiunse la riserva 
del veto in casi gravi. » — Ibid., 30 apr., pag. 553, col. 2', Music 
nega che il Cavour € con quelle parole non facesse che destreg* 
giare da abile negoziatore. » — Non si è osservato che la proposta 
deli* elezione popolare partiva dal Pantaleoni, che il Cavour non 
faceva altro che restringerla. 

* Vedi le sue dichiarazioni, sopra (pag. 31, n. 2) riferite, del 
r luglio 1861, e pag. 22, n. 2. 



38 ATTI IN CUI SI CONCRETARONO [ § 2 

tolato (art. 8), diversamente che in quello del Cavour, 
si parla solo di rinunzia senza accennare ad un* elezione 
democratica. 

Il Pantaleoni, pur préfessando il principio della sepa- 
razione della Chiesa dallo Stato, lo intendeva meno lar- 
gamente del Cavour e del Ricasoli: egli avrebbe voluto 
conservare alla Chiesa una certa influenza morale e in 
parte forse anche giuridica dentro la sfera dello Stato, 
specialmente allo scopo di conseguire una riforma inte- 
riore della Chiesa: quindi proponeva (art 17) che si ac- 
cordasse al vescovo un diritto di censura sull' iusegna- 
mento universitario, e che si lasciasse libertà al clero 
di fondare altre scuole per materie ecclesiastiche, oltre 
le governative (allora esistevano in Italia le Facoltà 
Teologiche universitarie ufficiali), senza ingerenza dello 
Stato, salvo il rispetto all'ordine pubblico: il Cavour 
acconsentiva quanto alla libertà dell* insegnamento reli- 
gioso; ma ricusava al vescovo qualunque ingerenza sul- 
r insegnamento dello Stato, non escluso il teologico. 

IL Riguardo al riconoscere una sovranità nel papa, 
— non però nel senso vassallizio, di vicariato, sibbene 
in quello poi sancito dalla Legge delle guarentigie — , 
ed all'assegnargli una dotazione, erano d'accordo tanto 
il Pantaleoni ' quanto il Cavour ' e il Ricasoli. ' Ri- 
spetto al Pantaleoni ignoriamo i termini precisi della 
sua proposta;* quelle del Cavour e del Ricasoli ave- 



^ Avvertenze cit., art 1-2, pag. 700. 

* Art. 1, 2. 

' Art l, 9; cfr. art. 10, 11. 

* Le Avvertenze sopra citate sono scritte dal Cavour; che il Pan- 
taleoni, intermediario, le accettasse, non è a dabitarne. 



§ 21 LE IDEE PREPARATRICI 39 

vano differenze essenziali: il secondo invitava le Po- 
tenze a contribuire alla dotazione e a ratificare il Con- 
cordato colla Santa Sede; mentre nulla di tutto ciò si 
trova nel Cavour: vedremo appresso queste quistioni 
discusse molto vivamente a proposito della Legge delle 
guarentigie; qui notiamo soltanto, che il Ricasoli, in 
condizioni politiche meno incerte di quelle in cui si tro- 
vava lo Stato italiano ai tempi del Cavour, era disposto 
ad una concessione molto maggiore : lo statista piemon- 
tese aveva voluto fare una legge puramente interna; 
aveva voluto circondarla di guarentigie speciali, ma non 
mai assegnandole carattere internazionale, sibbene fa- 
cendole fare parte dello Statuto. * 



* Cavour, art. 9. — Deputati, 25 mano 1861, pag. 137, col. 1. Di 
Cavpur: € I priocipii di libertà da me accennati debbono, o signori, 
essere inscritti in modo formale nel nostro Statuto, debbono far 
parte integrante del patto fondamentale del naovo regno d' Italia. — 
Ma non è questa, a mio avviso, la sola garanzia che la Chiesa può 
ottenere; la maggior garanzia sta neli*indjle, nella condizione stessa 
del popolo italiano. Il popolo italiano ò eminentemente cattolico, 
il popolo italiano non ha mai voluto distruggere la Chiesa, ma volle 
solo che fosse riformato il potere temporale. » — 11 concetto del Ca- 
vour fu riprodotto dal Pantaleont nel 1870« L* Italia e il Papato 
apirittuile^ cit, pag. 472: € Queste ed altrettali disposizioni (guaren- 
tìgie) potranno mettersi come leggi fondamentali del Regno a for- 
mar parte dello Statuto, costituente il diritto del regno italico. » — 
Mi fa meraviglia di trovare la seguente proposta in bocca del Pa- 
delletti e nel 1878, La- politica ecclesiastica in Italia^ cit, pag. 654: 
« Il fatto è che, per quanti sferzi possa fare il Governo italiano a 
fine di ridurre la questione dell* abolizione del potere temporale 
della Santa Sede a questione puramente interna, il suo carattere 
internazionale risorgerà sempre, e che il solo modo di risolverla 
consiste in un accordo di tutte le potenze. » 



1 



4i\ ATTI IX GUI SI CONCRETARONO [ § 2 

HI. I tre progetti sono pure concordi nel concedere 
prerogative e assegni ai cardinali; * le differenze sono 
secondarie. È notevole nel Capitolato Cavour il concetto 
del r irresponsabilità dei cardinali, che poi vedremo al- 
largato e meglio precisato dalla Legge delle guaren- 
tigie. 

IV. La teoria della libera Chiesa in libero Slato si 
(rova proclamata in tutti e tre i progetti; ma non sempre 
ò intesa allo stesso modo. Il Pantaleoni comincia (art. 1) 
ilal porre il principio, che il Cavour approva senz'altro: 
poscia ne tira le conseguenze dell' abolizione di « tutte 
le disposizioni Oiuseppine» Leopoldine, ecc., più o meno 
contrarie alla libertà ecclesiastica » (art. 2), e che (art. 3) 
< verrà quindi abolito quanto di restrittivo per l'azione 
della Chiesa è stanziato nei Concordati; > e che (art. 4) 
■< cesseranno quindi anche tutti i privilegi di uso e 
di abuso già spettanti al regno delle Due Sicilie. » li 
Cavour risponde che in massima generale approva tutto 
ciò come conseguenza del principio della libera Chiesa 
ili libero Stato; ma, temendo che insieme agli abusi 
non si voglia abolire anche qualche diritto essenziale 
dello Stato, domanda che si specifichino le istituzioni a 
cui si allude. Altre proposte, che sono pure una conse- 
guenza del principio libera Chiesa in libero Stato, e che 
perciò vengono approvate dal Cavour, riflettono Taboli- 
zione del placet (art. 6), la rinunzia alla regia nomina 
dei vescovi (art. 12), la libera comunicazione del papa 



^ Avvertenze cit., art. 1-2, pag. 700; Cavour, art. 1« 2; Rica- 
soli, art. 1, parla soltanto di onorificenze, non anche di assegni. 



§ 2] LE IDEE PREP ARATRICI 41 

col chiericato (art. 8), la libertà di convocare ogni forma 
di sinodo (art. 9), la libertà della predicazione (art. 15), 
la sostituzione delle norme repressive a quelle preven- 
tive intorno alla stampa in materia ecclesiastica (art. 16), 
la libertà di associazione (art. 18). Altre proposte, pur 
esse conseguenza del principio cavouriano, riguardano 
Tautorità legislativa e giudiziaria del papa (art. 5, 7) e 
dei vescovi (art. 14); lo statista piemontese acconsente 
anche a queste, ma colla limitazione, che non intende ri- 
conoscere forza coattiva in alcun atto dell'autorità eccle- 
siastica. — Nel suo Capitolato definitivo (art. 3-5) egli 
non muta le idee espresse, intomo alla libertà della 
Chiesa, nelle risposte al Pantaleoni, tranne che in parte, 
rispetto alla nomina ed elezione pei benefici (art. 5). Egli 
ora parla soltanto di « nomina, » quindi non rinunzia an- 
the al regio patronato, * come forse si voleva fare nel 
progetto Pantaleoni:* inoltre, come già vedemmo, parla 
di elezione popolare fatta in modi da determinarsi, si 
riserva il diritto di voto, e stabilisce che per la prima 
volta le nomine alle sedi vacanti saranno fatte di con- 
certo tra il papa ed il re: la rinunzia, poi, dai benefizi 
maggiori viene estesa ai minori. — Il Ricasoli (art. 2-8) 
segue in fondo le idee del suo predecessore; la diffe- 
renza sostanziale consiste in questo, che egli rinunzia 
anche al regio patronato (art. 7) esplicitamente, e, quanto 



* Lo dice esplicemente ifelle € Avvertenze, » art 5, pag. 703 del 
Bianchi N. cit. 

' Dico forae : vedremo appresso come la Commissione abbia osato 
e la Camera dei Depatati abbia nel 1871 approvato, T espressione 
di « nomina presentazione, o proposta, » senza intendere rinunziare 
al regio patronato. 



42 ATTI IN CUI SI CONCRETARONO [§ 2 

alla r^ia nomina, la conserva pei benefizi minori (art. 8); 
del veto e di un concerto tra il re ed il papa per le prime 
nomine, non ne parla. 

y. Al riordinamento della proprietà ecclesiastica il 
progetto Ricasoli non vi accenna. Il Pantaleoni e il Ca- 
vour presuppongono entrambi T intenzione del Governo 
italiano di sopprimere le corporazioni religiose ed alcuni 
enti ecclesiastici e liquidare la proprietà ecclesiastica^ 
riforme iniziate colla pi'oposta Corleo (1861) relativa alla 
Sicilia e compiute nel 1866 e 1867; quindi il Pantaleoni 
propone (art. 18) e il Cavour approva, che il Governo 
possa esercitare il diritto di togliere la personalità giu- 
ridica alle corporazioni religiose, ma non di scioglierle 
come associazioni ; * ed entrambi ' provvedono ad un as- 
segno sufficiente pel clero che abbia cura d'anime; as- 
segno che potrà essere anche in beni immobili secondo- 
Io statista piemontese, ' e che, una volta stabilito, di- 
penderà unicamente dal clero. * Cosi si esclude ogni in- 
gerenza non solo dello Stato, ma anche dei fedeli, nel- 
Tamministrazione dei beni ecclesiastici; il che si capisce 
pel Cavour, ma non pel Pantaleoni che voleva promuo- 
vere la riforma della Chiesa:' la differenza principale tra 



* Cfr. progetto Cavour, art. 6 rispettò alle pensioni. 

» Pantalboni, art 10; Cavour, art 6, 

^ Progetto Cavour, art 0^ 

^ Pantalbonc, art. 1 1 ; Cavour, art. 6. 

' Pantalboni, Libertà t giurisdizione ecc. cit. (1876), pag. 77: 
Il placei, rezequattir, la regia nomina, Tappello ab abusu, sono armi 
oggi inalili; reaaeniiale mezzo di difasa per lo Stato moderno e 
della civiltà è la logica distribuzione ed ordinamento della pro- 
prietà eccleaiastica. 



§ 2| LE IDEE PREPARATRICI 43 

Tuno e l'altro consiste in ciò che il Cavour intendeva 
anche ridurre il numero delle diocesi (art. 6), ad 80. 

Questi progetti del Pantaleoni, del Cavour e del Rica- 
soli erano fondati sul supposto, che il papa si rassegnasse 
a rinunziare al potere temporale. Ma gli sforzi per una 
conciliazione riuscirono infruttuosi: sembrò per un mo- 
mento che la Santa Sede avesse voluto accettare il ca- 
pitolato Cavour; * ma la speranza ebbe tosto a svanire. 
Il Ricasoli invitò la Francia a presentare come inter- 
mediaria il suo capitolato al papa:» ma Napoleone, sia 
perchè lo credesse poco disposto ad accettare, sia perchè 
la forza del partito clericale francese non glielo permet- 
tesse, declinò l'invito. Intanto la Francia sin dal 1840 
manteneva in Roma una guarnigione in sostegno del po- 
tere temporale; ciò non era compatibile colle idee stesse 
di una parte di- quel popolo, del partito liberale; quindi 
Napoleone cercava, già sin dai tempi del Cavour, » un 



1 Dispaccio del Teceio al Cavour, Roma, 11 febb. 1861, praeio 
Bianchi N. cit, toL Vili, psg. 698. 

* Deputati^ 20 nov. 1861, pag. 1255-1256. Documenti intorno 
alla questione romana^ e proposta fatta dal Governo del Re al 
Santo Padre^ presentati alla Camera dal Presidente del Consiglio 
dei ministri nella seduta d'oggi; pag. 1256, col. 2-3, dispaccio al 
cav. Nigra, 10 sett. 1861. 

' Si erano fatte delle trattative e disteso un progetto; il testo 
del quale, per quanto sappiamo, ò inedito; le differenze (di non molta 
importanza) tra questo progetto e la Convenzione del 15 settem- 
bre 1864 si trovano rilevate dal Nigra, ambasciatore del Re a Pa- 
rigi, nella sua nota dei 15 settembre 1864 al Visconti -Venosta 
ministro degli affari esteri (vedila in Deputati 24 ottóbre 1864, 
pag. 3674-76). 



44 ATTI IN CUI SI CONCRETARONO [ § 2 

modo di ritirare le sue truppe da Roma senza sconten- 
tare ì clericali. Un ritiro puro e semplice, accompagnato 
dalla proclamazione del principio del non intervento, 
sarebbe equivalso a lasciare occupare l'indomani il ter- 
ritorio pontificio dal Governo italiano; i clericali avreb- 
bero gridato la croce addosso air imperatore. Si convenne, 
adunque (15 settembre 1864), tra la Francia e l'Italia, 
che il papa sarebbe stato libero di arruolare soldati non 
solo tra i suoi sudditi, sibbene anche airestero, ' e che 
inoltre V Italia s* impegnasse a non attaccare il territorio 
pontificio (art. 1). Né ciò bastava: accanto alla Destra 
monarchica e temporeggiatrice, esisteva fra noi il par- 
tito di Sinistra, in parte repubblicano, il quale volendo 
affrettare T annessione di Roma, aveva già tentato di oc- 
cuparla formando un esercito di volontari, che ad Aspro- 
monte si era dovuto arrestare innanzi alle nostre truppe 
(29 agosto 1862): l'Italia, dunque, dovette anche impe- 
gnarsi a difendere il territorio pontificio dagli attacchi 
esteriori (art. 1). Oltre airobbligo di assumersi una parte 
del debito pubblico pontificio proporzionale alla parte già 
annessa dello Stato ex-pontificio (art. 4), si aggiungeva 
(Protocollo) che la Convenzione non avrebbe cominciato 
ad avere effetto, se non dopo che il Re d'Italia avesse 
trasferito la capitale in una città che egli avrebbe ap- 
presso determinato, (cioè a Firenze). Il Cavour aveva 
proclamato, che occorresse persuadere le Potenze, che 
il nostro Regno senza Roma capitale non avrebbe potuto 
sopire le gare delle varie grandi città: il Protocollo del 



* CoMfenzione io settembre i864^ art. 3. Riferiremo appresso il 
testo completo, fra i Documenti, numero 5. 



§ 2] LE IDEE PREP ARATRICI 45 

15 settembre tendeva a far credere, che noi, trasferendo 
la capitale nel centro della nazione, a Firenze, volessimo 
rinunziare a Roma. 

Ma il Governo italiano protestò contro siffatta inter- 
pretazione espressa da quello francese. * Fra noi si era 
concepito lo sgombro di Roma da parte dei Francesi e 
r impegno nostro a tutelare lo Stato pontificio da ogni 
violenza" estema, nel senso, che quando i Romani riu- 
scissero da sé stessi a scalzare il Governo del papa e 
facessero un plebiscito di annessione, la (Convenzione non 
avrebbe avuto più luogo di esistere, il Governo italiano 
sarebbe stato libero di accettare il plebiscito fatto dai 
Romani indipendentemente da coazione od aiuti esterni: 
insomma V Italia si obbligava a guarentire lo Stato pon- 
tificio dagli attacchi esterni, ma non anche a mantenerlo 
contro la volontà dei Romani, quando questi con plebi- 
scito dichiarassero di non volere il Governo pontificio. * 



* Vedi nella Gazzetta Ufficiale del 7 novembre 1864 la nota di- 
chiarativa della Convenzione di eettembre, contro V interpretazione 
pubblicata nel Moniteur. 

* Deputati, 18 novembre 1864, pag. 3842, col. 2-3, Lanza, mi* 
nistro deir Interno : « Sorgo ad appoggiare la proposta del depu* 
tato Mancini, la qaaie mi pare sia giusta, perchè tende a l'aggiun- 
gere indirettamente lo scopo che si propongono i sottoscrittori degli 
ordini del giorno, indicati daironorevole Mancini. — Questi ordini del 
giorno infatti, con frasi più o meno diverse, mirano tutti a respin- 
gere un'interpretazione, la quale tendesse a far credere che colla 
Convenzione il Governo possa in qualsiasi modo rinunziare alle 
aspirazioni nazionali, e ritrattare qualsivoglia deliberazione che il 
Parlamento abbia preso negli anni precedenti. -- Or bene, dichiaro 
a nome del Ministero, che nella Convenzione non vi è neppure 




40 ATTI IN CUI SI CONCRETARONO [§ 2 

Allorché nel 1867 i volontari italiani penetrarono nel 
lerritorio pontificio, il nostro Governo vi occcpò alcuni 
punii, dichiarando ciò necessario per la tranquillità del 
t lerritorio pontificio, • e ricusando del resto di accettare i 
l>lebisciti di alcune città. ' Ma non ostante che esso at- 
tribuisse così ai movimenti dello Stato pontificio il carat- 
tere più tosto di attacchi o provocazioni esteme che di 
lìbere manifestazioni in tutto il paese, e si negasse in tal 
guisa il diritto di dichiarare risoluta la Convenzione; tut- 
tavia il Governo francese credette necessario d'inter- 
veriire, e, respinti i Garibaldini a Mentana (4 nov. 1867), 
lasciare una guarnigione^. L'Italia non dichiarò violata 
la Convenzione da parte della Francia; questa era allora 
troppo potente perchè noi potessimo arrischiarci ad una 
guerra colla medesima: la stessa Sinistra non si dissi- 
iDulava la posizione delle cose, e non osava protestare 
se non indirettamente, negando (ma invano) il suo voto 
pel pagamento della rata del debito pubblico pontificio, 



una parola, la qaale possa far concepire questo pensiero; e che non 
è mBÌ stato neir intendimento, né dei plenipotenziari, né del Governo 
iultano, né del Ministero che ci precedette, né del Ministero at- 
tuale che sostiene la Convenzione, di rinunziare ad alcuna delle 
HQstre aspirazioni, di ritrattare alcuna delle deliberazioni prese dal 
Parlamento negli anni antecedenti. » Vedi le discussioni della Ca- 
Tuera del Deputati, giomi 7-12, 14*19 novembre 1864 (sol trasporto 
adla capitale) e giorni 16, 18-20 agosto 1870. 

* Deputaiiy 9 die. 1867, Documénti diplomatici presentati dal 
presidente del Comifflio^ ministro degli affari esteri (Msnabrea), 
png. 1906 e seg.; Questione Romana^ peg. 1917-S6, Doc. 37 (tele- 
dramma Menabrea 27 ott. 1867). 

^ Ibid, Docum. 41, cfr. Doc. 52. 



i^ 



§ 2] LE IDEE PREP ARATRICI 47 

che lo Stato italiano si 'era addossata colla Convenzione 
di settembre. ' 

La guerra franco^prussiana offrì l'occasione inaspet- 
tata per risolvere la quistione romana. La Francia, non 
credendo opportuno di lasciare un corpo isolato in Roma, 
lo ritirò, dichiarando che essa rientrava cosi nei puri 
termini della Convenzione di settembre, e che confidava 
che il Governo italiano la avrebbe anch*esso dalla sua 
parte osservata fedelmente. * Questo prendeva atto della 



* Deputati, 21 die. 1867. li fatto della protesta venne messo in 
rilievo dal deputato Grispi nella discaaaione delFag. 1870, giorno 19, 
pag. 2988, col. 2-3. 

« Deputati, 19 ag. 1870, pag. 2977, col. 1*. Dispaccio del mini- 
atro degli affari esteri di Francia al barone Malaret ministro del- 
l' Imperatore presso il Re d'Italia, 2 ag. 1870: « Signor barone, 
qnando gli avvenimenti del 1867 hanno ricondotto negli Stati romani 
le truppe francesi, che ne erano state ritirate V anno precedente, il 
(Governo delP Imperatore ha fatto conoscere che il sao scopo non 
era da sottrarsi alla Convenzione del 15 settembre 1864. Il Governo 
di Firenze dal sao canto no» ha mai contestato il valore degVimpegni 
che VobbUgano verso di noi. Le dichiaraaiani che esso ci ha &tte, 
il linguagijio elevato che recentemente ha risaonato nel seno del 
Parlamento italiano, ne danno a noi la gcarentigia. Noi dunque 
abbiamo richiamato le truppe che avevamo mantenute fin qui a 
Civitaveechia. Le due potenze si trovano cosi ricollocate sul terreno 
della Convenzione di settembre^ in virtù della quale Tltalia si è im- 
pegnata a non attaccare, ed a difendere, al bisogno, contro qualunque 
aggressione il territorio pontificio. — Rimettendo in pieno vigore le 
differenti clausole di questo atto, i due Gabinetti vi danno una 
consacrazione novella^ che ne completa V autorità; e rientrati al 
presente nei termini delle obbligazioni, che esso impone alla Francia, 
noi ci riposiamo con un' intera confidenza sopra la vigilante fer- 



I 



48 ATTI IN CUI SI a)NCRETARONO [ § 2 

dichiarazione del Governo imperiale, e, corrispóndendo 
alla fiducia del medesimo, prometteva la fedele osser- 
vanza della Convenzione. • Esso non credeva ancora di 
prateria dichiarare già violata dall'Imperatore coU'occu- 
pazione ricominciata nel 1867; la Francia non era ancora 
interamente caduta nella guerra. * La Sinistra accusava 
a:i;pra mente la Destra di debolezza; protestava che il 
Mi insterò avrebbe dovuto dichiarare denunciata la Con- 
venzione, che anzi avrebbe dovuto andare a Roma addi- 



iKiez7Jà colla quale V Italia eseguirà tutte le disposizioni che la con- 
cprooDO. ••— Voi siete invitato a leggere questo difpaccio al aignor 
VÌF^eonti-Veoosta, ed a rilatciargliene una copia, se a toì ne esprime 
il Hes;depio. » 

^ Ibìd., dispaccio del ministro degli esteri Visconti- Venosta al 
I^ìgia ministro del Re in Parigi, 4 ag. 1870: « Signor Ministro! 
Il signor inviato straordinario e ministro plenipotenziario dell* Im- 
peratore è venuto a darmi comunicazione di un dispaccio con cui 
il b;uo Governo ci fa notificare che egli ritoma ali* esecuzione della 
Convenzione 15 settembre 1864, richiamando le sue truppe dal ter- 
ritorio romano. — Il Governo del Re prende atto di questa deter- 
minazioni del Governo imperiale. Voi conoscete, signor ministro, le 
dichiarazioni che io ho fatte al Parlamento nel trentun luglio ul- 
timo, lo vi prevengo di tenere lo stesso linguaggio al ministro degli 
affari esteri dell* Imperatore. Il Governo del Re, in ciò che lo con- 
cerne^ si conformerà esattamente alle obbligazioni che risultano 
per Esso dalle stipulazioni del 1864, Ho appena bisogno di ag- 
giungere che noi facciamo assegnamento sopra una giusta recipro- 
ci tu dalla parte del Governo dell* Imperatore. — Vogliate dar lettura 
di questo dispaccio al ministro degli affari esteri delFImperatore 
e lanciargliene copia se Io desidera. » 

* 19 luglio 1870 dichiarazione di guerra alla Prussia; 3 agosto 
i Francesi sono vinti a Saarbrùck; 4 agosto il generale francese 
Àbei Oouay viene sbaragliato ed ucciso a Wissembourg. 



§2]* LE IDEE PREPARATRICI 49 

rittura, che non ci sarebbe stato bisogno di denunciazione, 
giacché la Convenzione si dovesse da per sé stessa in- 
tendere denunciata sin da quando i Francesi avevano 
cominciato a violarla nel 1867; * anzi la Convenzione 
fosse virtualmente nulla sin dall'origine, si aggiungeva, 
perchè ciascuno dei contraenti aveva inteso di conclu- 
dere cosa diversa. « 

Veramente la Sinistra aveva torto neir accusare la 
Destra di non aver denunciato la Convenzione sin dal 1867; 
essa stessa, come dicemmo, vedendo la difficoltà della po- 
sizione, non aveva saputo allora protestare se non in un 
modo abbastanza indiretto. Se il Ministero avesse poi 
dovuto denunziarla immediatamente quando nel 1870 la 
Francia ritirava le sue truppe da Civitavecchia, questa è 
una questione politica in cui non intendiamo entrare. Il 
Ministero rispondeva che la denuncia avrebbe complicato 
la questione, eccitando il Governo francese a non riti- 
rare le sue truppe. ' La Sinistra riprendeva che il Go- 
verno francese le avrebbe sempre ritirate, giacché, nello 
stadio in cui si trovava la guerra colla Prussia, non 
avrebbe potuto lasciare un corpo isolato in Italia. * Voi, 
proseguiva la Sinistra, non sapete calcolare bene gli 
eventi; voi colla vostra ostinazione, reprimendo i sen- 
timenti dell'unità nazionale, provocate il paese ad una 



* Deputati^ 31 luglio 1870, pag. 2920, col. 1, La Porta ; ibid. 
SI I aglio pag. 2921, col. 2, Minervini. 

« Ibid., 19 8g., pag. 2986, col. 1, Mancini. 

* Deputati, 31 luglio 1870, pag. 2921, col 1, Lanza presidente 
del CoDfiiglio. 

* Deputati, 19 ag. 1870, pag. 2S78, col. 1*, Mancini. 

F. Scaduto — Guarenti ff te Pontijteié" 4 



50 



ATTI IN CUI SI CONCRETARONO 



[§2 



rivoluzione; noi ve ne lasciamo responsabili. E noi ne 
accettiamo tutta la responsabilità, rispondeva con fer- 
mezza il Presidente del Consiglio; se nascerà una rivo- 
luzione, sapremo reprimerla. * Ma accanto a questa ri- 
sposta ^ ad hominem,» il Ministero ne dava un'altra 
più serena, impersonale. Non credete, esso diceva, che 
noi intendiamo, che la Convenzione di settembre debba 
durare eternamente, quando essa impedirà il compimento 
dei voti nazionali, noi la riterremo come risolta, • Con 
questa ed altre espressioni faceva intendere abbastanza 
chiara mente, che, se per ora non recedeva dalla Con- 
venzione, non lo faceva perchè volesse osservarla cieca- 
mente, ma perchè non credeva ancora maturo il momento 
politico per iscioglierla, che, quando questo fosse arri- 
vato, il Governo non avrebbe avuto scrupoli di coscienza 
ad approflttarne. 

Ma il Ministero insisteva sul punto, che la quistione 
avrebbe dovuto risolversi in modo non rivoluzionario, 



* Vedi topra pag. 27. 

* Bepiétati, 20 ag. 1870, pag. 3005, col. 2% Lanza Presidente del 
Consiglio: € Dunque io sono ben lontano dal credere che questo trat- 
t-ito [la Convenzione di settembre] debba essere perpetuo. Se mai 
questo ^i opponesse allo scioglimento della qaestione [romana], è 
evideatu che il Governo, quando fosse di ciò penetrato, dovrebbe 
cali-^re in trattative per vedere di poter convenire su quelle riso- 
Luciani le quali possano per avventura condurre allo scioglimento 
di una questione che oramai interessa tutta TEuropa.... Il Ministero 
e penetrato quanto possano esserlo i rappresentanti della nazione, 
della necessità di spingere avanti questa questione e di approfittarsi 
di tLitte le opportunità e di tutte le contingenze politiche per poter 
arrivare al suo scioglimento (Oh!).i^ 



§ 2] LE IDEE PREPARATRICI 51 

sibbene diplomatico. * La Sinistra gli faceva osservare, 
che i Congressi di solito cominciano dal sancire lo statu 
quo, che non c'era da sperare che un congresso si pren- 
desse la briga di abbattere il Governo pontificio per so- 
stituirvi l'italiano, che, se questo tendeva a ciò, bisognava 
cominciasse esso medesimo dallo scalzare il Governo pon- 
tificio. Però non pare che il Ministero intendesse così alla 
lettera la soluzione diplomatica, sibbene più tosto nel 
senso, che bisognasse prima tastare l'opinione delle Po- 
tenze, e che a Roma ci dovesse all'occorrenza entrare un 
esercito regolare, non i volontari come nel 1867 e nel 1862. 
Sopra tutto il Ministero voleva attendere un momento più 
propizio. — Esso intanto domandava ed otteneva un credito 
di 18 milioni, « e poi un nuovo di 40, ' per armamenti 
sia allo scopo della sicurezza interna, per impedire cioè 
che quelli del partito avanzato entrassero a Roma e per 
impedire movimenti repubblicani, sia per le eventualità 
di una guerra.^ Allora si scioglie la sessione della Ca- 
mera (25 agosto 1870). 



* Ibid , idem, (continuando) : « Ma con questo esso non può pren- 
dere nessun impegno né riguardo al tempo, ne riguardo ai mezzi. 
Su ciò intende di riservarsi una piena libertà d' azione, e ripete che 
questi mezzi saranno unicamente limitati dal rispetto dovuto ai 
trattati ed alfa fede pubblica. Su di ciò non si transige. Se vi è 
qualche modificazione a fare ai trattati, vi si deve procedere nei 
modi regolari e diplomatici, ma non mai in via rivoluzionaria. » 

* Progetto presentato il 31 luglio 1870, Deputati^ p. 2919, col. 3*" ; 
approvato nello stesso giorno non ostante Topposlzione della Sinistra. 

' Progetto presentato il 16 agosto 1870; Relazione letta il 18 ag. 
Deputati, pag. 2969. 

^ Deputati, 16 ag. 1870, pag. 2961, col. 2-3% Lanza, Presidente 
del Consiglio. 



Jr*^ .-u:, li jr v^*' ti l-rii2^ ^ Trt- > n.: :»fZA capitale 



' T4«fi «i^^ra. pa^. 4§. 1. 2. — ^. ^irt» l??:. "Tir Mitia riQjOCO 
vv^uuy 't Wct'Vif ft Re i-ahrff : e £1 gcacnfe Fkvnvi a Vorlisch: 
^ t%. cshr£sto M MMlcr» CKErier: U i^. «att^iÌA S Bnj «Ito 
Mtfx, ÌM^^^nm: 19 ag. TÌUvrift ii Atazùae a T"—irPi sol prìadpe 
F^ieiv^ CflrU: I^ ag. aeaBfittB <5 Bnù&e a Orsvtlitte: 30 ag. il 
f^>rti^rfak inm^msm de FMÓHy TÌeae «pie— e ahar^gfial» a Ti— mnnf 
1'^ ««tt«bUe UlOgiia di Sc«ìm: 2 wtL FiapOTOve Napoleone 
^frtl^la eoo 1 oMrcKMi]*, 90 geaenfi, Sft^jO qoibìbì, ICXCiOO cavilli, 
^/) 'Mmoùi: 4 9ett lln^pero TMoe abbattuto, » pfodanM la Re- 
yo'AAM; 18 aeCt i PraMiiiai bloccaao Parigi 

* fjoetsmenti déplamaiiei relaUm alia que$tkmm itawriiiii, comu- 
nicati dal méniMtro degli affari esteri (Visconti- Vbiosta) nelia 
Ugnata del 19 die. 1870; Deputati, pag. 105-128, Dor. 24. 

* Hefno Doeroto 9 oit 1970, nomerò 5003: « Vista la legge del 
17 marzo ÌH6Ì, n. 4071 ; .... Art 1. Roma e le pnmneie romane 
fàniio parte integrante del r^gno dltalia. •» Art 2. Il sommo pon- 
Ulìee eoDMnra la dignità, la inviolabilità e totte le prerogatìTO 
perMonali del lorrano. — Art 3. Con appoaita legge verranno san- 
cite le condizioni atte a garantire, anche con franchigie terrì(oriali< 
Tindipendenza del sommo pontefice e il libero esercizio dell autorità 
apiritoale della sanU sede. — Art 4. L* articolo 82 dello Statuto 
sarà applieabile alle provìncia romane sino a che le provincie me- 
dfliime non sieno rappresentate al Parlamento nazionale. — Art 5. Il 
presente decreto sarà presentato al Parlamento per essere convertito 
in lftKK«. » 



§ 2] LE IDEE PREPARATRICI 53 

Ma il Gk>Yerno non aveva dichiarato apertamente le 
sue intenzioni di annettersi il territorio romaico sin dal 
primo entrarvi. Esso da principio teneva anzi il mede- 
simo linguaggio, che aveva adoperato nel 1867; dichiarava, 
cioè, che si sarebbe limitato ad occupare alcuni punti 
unicamente per tutelare la sicurezza delle persone e 
delle proprietà, che esso entrava nel territorio romano 
costretto da queste necessità: * proclama il diritto na- 
zionale su Roma, ma soltanto in principio; * tuttavia 
aggiunge eh' è pronto a venire a trattative colle Potenze 
per assicurare Tindipendenza spirituale del papa; ' lascia 



* Documenti diplomatici rcktHm aUa qtMStiane romana^ corniti 
nicati dal ministro degli affari esteri (Visconti-Vbnosta) nella 
tornata i9 die. i870; DeputaH, pag. 105-128, Doc. 3, Viscooti- 
Venosta ai rappresentanti di S. M. airestero, 7 sett. 1870, pag. 106: 
< Se serait sacrìfier nos devoirs à ud trop facile allégement de 
responaabilité, que de laiBiier s'«xposer aox risques de déplorables 
conflits le Saint-Père, inébranlable dane sa résistance, las Aomains 
qui nous déclarent s^appréter à rivendiqaer lears droits, la sùreté 
des personnes et dea propriétés dans ees provinces. Nous occuperons 
dono, qoand nos informationa nous le feront jager opportune, les 
point necessaires pour la séeurité eommone, en laissant aox popa- 
lations le soin de leor propre administration. » 

* Ibid. « Le Gonvememeat da Roi, en maintenant eoopressément en 
principe le droit natianale, se renfermera toatefois dans les limites 
d'ane action eonaervatrìce et tntélaire k Tégard da droit qa*ont les 
Romains de disposer de l«nrs destinées, et des intéréts qui reposent, 
poor chaqae état ayant des sajels catboliqnes, sor les garanties d*in- 
dépendance soaveraine qui doiveat étre assarées à la papatité. » 

' Ibid., continuando: « Qoant à ce demier objet» Tltalie, je le ré- 
pète, est prete à prendre des arrangements avee les paissances sur 
lea condittons à determinar d'an common acoord pur assarer Tin- 
dépendance spiritaelle du pontife. » 



54 ATTI IN CUI SI CONCRETARONO [ § 2 

fJunque così trapelare lintenzioae di un'occupazione de- 
finitiva. E il Governo italiano tentava di mettersi di 
accordo non solo colle Potenze, ma col Papa stesso: gli 
aveva già inviato il conte Ponza di S. Martino per in- 
durlo ad una soluzione pacifica, riproponendo le basi di 
capitolato del 1861. • Gli atti di questa missione, diffe- 
rentemente di quelli della missione affidata al Tonello 
nel 1866, non sono stati pubblicati; ad ogni modo essa 
riuscì infruttuosa. Non è però a credere che il Governo 
italiano ci avesse avuto molta fiducia; sembra più tosto 
che rabbia mandato per giustificare innanzi all'Europa 
la sua condotta, per mostrare che, se risolveva la qui- 
stìone colle armi, ciò non dipendeva da sua mala volontà, 
ma dairostinazione del papa: i nostri diplomatici insi- 
stevano sull'utilità di questo sistema. « 



■ Ibid, Doc. 9, nota del nostro rappresentante a Londra (Cadorna), 
H aetlombre, pag. 107: 11 ministro degli esteri, conte di Gran ville 
« mi domandò se io credeva che potesse riuscire gradito al mio 
Governo, che egli facefse dire officiosamente al cardinale Antonelli 
che era a notizia di Saa Signoria [cioè del conte] che il governo 
italiano era sempre e tuttora disposto a prendere degli accordi col 
Santo Padre, ripigliando le basi già prese in considerazione nel 1861. 
li telegramma di V. E., esprimendo appunto il desiderio che queste 
baei fossero ripigliate in una trattativa, risposi a sua Signoria che, 
in seguito al telegramma di V. E., non dubitava che ciò sarebbe 
riuscito gradito al mio Governo. Il signor conte aggiunse che egli 
non credeva di poter dare dei consigli a quel Gk>verno, perchè d*or- 
dknai'io non era molto disposto a riceverli. » 

* Ibid., Doc, 4, nota del nostro rappresentante a Monaco (Mi- 
ItLiorati), 8 sett 1870, pag. 106: « Il ministro degli affari esteri 
mi disse che le basi che proporrebbe l'Italia alla Santa Sede [quelle 
eòi 1861, di cui si parla nel dee. 9 sopra riferito,] onde addivenire 



§ 21 LE IDEE PREPARATRICI 55 

Eotrato ìd Roma, il Governo offriva subito guaren- 
tigie, sia innanzi alle Potenze, sia nel decreto stesso di 
accettazione del plebiscito (art. 2-3.) Esso abbondava in 
promesse. Davanti all'Austria prometteva qualche cosa 
di più di quello che poi attenne, cioè anche gli onori 
principeschi ai cardinali, e che la dotazione da conse- 
gnare al papa si sarebbe potuta all'uopo guarentire con 
un trattato. • 

Ma il nostro Governo, quando vide che le Potenze si 



ad una aolazione definitiva della questione romana, gli sembrerebbero 
tali da dover essere accettate a Roma, e che per parte sua nell'in- 
teresse della religione come del Papato, ravvisa che il Pontefice 
dovrebbe eliminare dall'animo suo l'abituale reaiateoza del non pos- 
^umus; che egli fa voti, tanto neirinteresse del Papa, qnanto del- 
ntalia, perchè una conciliazione abbia luogo.... lo sono pertanto 
d'awiao che, ove colla sua attitudine la Corte pontificia persistesse 
ad osteggiare il compimento del programma nazionale, noi trove- 
remmo nuovi titoli alla simpatia delFEuropa se potremo far cono- 
scere di nulla aver lasciato d'intentato da parte nostra, anche in 
questo momento, per arrivare ad un accordo ragionevole. » 

* Ibid. Doc. 24, Visconti-Venosta al ministro del Re a Vienna, 
21 sett 1870, pag. Ili, col. 2^: <t Pour le moment il souffirat de 
rappeler qne le privilège de Textraterritorialité mettra la personne 
du Saint-Pére dans la condition d'un souvei*ain, en le pla^ant dans 
une sphère inaccessible à tonte influence politique; que desambas- 
sadeurs continueront à représenter aupròs de lui les puissances, et 
qu*il continuerà d'avoir des nonces aupràs de celles-ci; que le méme 
privilège d'extraterritorialitè couvrira ses palais et ses residances; 
que les cardinaux conserveront leur rang de princes et auront les 
honneurs qui y sont attachés; enfin qu'une liste civile, garantie 
au besoin per un traité public^ mettra le Saiiit-Siège en mesure 
d'exercer, avec la méme splendeur qu'auparavant, ses fonctions spi- 
rituelles. » 



tS/à ATTEGGIAMENTO I § 2, 3 

ilavano meno briga del potere temporale di quanto esso 
aveva ìmitìagìDato, allora, senza ritirare esplicitamente 
queste promesse, pure non ne parlò più in altre note 
diplomatiche posteriori. Proseguendo Tesame dei Docu- 
menti, rivolterà che il Ministero concesse poi anche colla 
Legge delle guarentigie più di quanto le Potenze o la 
prudenza politica non ^domandassero, specialmente ri- 
spetto ai rapporti interni tra lo Stato e la Chiesa. Questa 
analisi delle condizioni politiche dell* Italia rispetto alla 
quistìone romana di fronte agli Stati europei, è indi- 
speiisabile; perchè, essendo quella delle guarentigie una 
legge anzitutto politica, si possa conoscerne le cause e 
sopra tutto apprezzarne il valore politico. 



§3 



Atteggiamento delle Potenze 



Le Potènze più interessate nella Quistione Romana 
erano, secondo tutte le apparenze, la Francia e l'Austria; 
ma ben tosto si vide, che il maggiore interesse, in parte 
contro le possibili previsioni, l'avevano la Prussia anzi 
tutto e poi l'Inghilterra e la Baviera. Napoleone III 
aveva sostenuto il potere temporale non perchè ci avesse 
impegnato la sua parola, molto meno per convinzioni 
religiose personali, sibbene perchè la posizione dei partiti 
in Francia richiedeva che egli desse questa soddisfazione 



§ 3] DELLE POTENZE 57 

ai clericali. Ma la caduta dell* imperatore spostava la 
posizione dei partiti; i clericali perdevano la loro po- 
tenza; quindi il nuovo Governo francese si limitava dap- 
prima a dichiarare air italiano che lo lasciava agire 
sotto la di. lui responsabilità; * e più tardi mutava Tespres- 
sione un pò* sibillina in una esplicita di simpatia, * e di- 
chiarava la Convenzione di settembre virtualmente sciolta 
in vista dei principi diversi a cui esso era informato- ' 
Esso era composto di tali elementi da non insistere nep- 
pure sulle guarentigie, come di fatti, diversamente dalla 
maggior parte delle altre Potenze interessate, non Io fece. 
L'Italia rimase dunque completamente libera da parte 
della Francia nel determinare a suo modo le guarentigie 
e le libertà interne della Chiesa; Tostacelo, che si era 
creduto ed era stato il più forte per la soluzione della 
quistione romana, veniva completamente meno. 



* Ibid. Doc. 6. NioRA da Parigi, 8 sett. 1670, pag. 107: « Il ai- 
gnor Giulio Favre [ministro degli esteri] mi rispose che il Governo 
francese laacierebbe che il Governo del Re agisse sotto la sua re- 
sponsabilità. » — Ricordiamo queste date: Sédan 2 sett.; 4 sett. pro- 
clamazione della Repubblica e istituzione del Governo della Difesa 
Nazionale. 

* Ibid. Doc. ÌZ, NiOBA da Parigi, 12 sett. ricevuto il 15, (ingresso 
delle truppe italiane a Roma 19 sett); pag. 108: « Il ministro degli 
affari esteri mi ha ripetuto che il Governo francese ci lascierebbe 
fare con simpatia, p 

' Ibid. Doc. 20. n ministro di Francia in Firense a S. M. il re, 
22 sett, pag. 112: « Le jour où la Républiqne Fran^aise a rem- 
placò, par la droituro et la loyanté, une politìqfoe tortuaose qui ne 
savait jamais donner sana relenir, la Convention da 15 septembre a 
virtuellement cesse d*exister. » 



58 ATTEGGIAMENTO | § 3 

V Austria smeoti anch'essa le previsioni che si face- 
vano intorno alla sua condotta. Il Vaticano fidava in essa 
più che in ogni altra Potenza; il nostro Governo, d'altra 
parte, sembra non sia stato alieno dal giudicare le ten- 
denze del Gabinetto di Vienna in un modo non molto 
dissìmile dal Vaticano, giacché a Vienna ci mandò uno 
degli uomini più considerevoli della Destra e dell'Italia, 
non un diplomatico di carriera, ma una spiccata ed abile 
per&cKialità politica, il Minghetti. * Ma le previsioni tanto 
della Curia quanto del Governo italiano, furono mostrate 
vane dagli avvenimenti: e qui, in parte, si trattava di 
un errore; la condotta del Governo di Vienna non dipese 
da istantanei e radicali mutamenti nella sua posizione 
politica, come per la Francia, ma da convinzioni for- 
matesi già antecedentemente. In Italia non era scomparsa 
i impressione della Santa Alleanza del 1815 capitanata 
dair Austria, del buon accordo tra questa e il Vaticano 
sino al 1860, anzi sino al 1863; e si credeva che fosse 
frutto di convinzioni religiose più che di accorgimenti 
politici; si aggiunga la nota pietà della Corte di Vienna, * 
la quale faceva temere che avrebbe trionfato sulle idee 
HberaH del paese (sulle quali in Italia non si aveva un 
concetto chiaro). Mentre la posizione delle cose, la storia 
precedente dell'Austria era diversa. ' Il clericalismo era 



^ Ciò fa m688o in rilievo nella Camera dei Depatati. 

* Doc. 23 di quelli sopra citati, Minghetti da Vienna, 18 tett , 
lo riferiremo più sotto. 

' Vedi E. Fribdberg, Die Grànzen zwischen Staat und Kirche 
unti die Garantieen gegen deren Yerletzung, HistoHsch'-doffma'' 
tische Stiidie. Tùbingen, 1872, pag. 304-17 e specialmente nella 



> 



§ 3] DELLE POTENZE 59 

dunque in Austria meno potente di quanto non sembrava; 
si restringeva al popolino, come in quasi tutti i paesi 
colti; la Corte quindi, non ostante la sua pietà, si tro- 
vava nel 1870-71 obbligata a respingere le speranze con- 
cepite dal Vaticano sul di lei riguardo. Il Governo di 
Vienna non era contento gran fatto dell'indirizzo del 
Vaticano; al pari di tutti gli altri Governi, non voleva 
lasciarsi imporre dal medesimo, anzi maturava sin d'allora 
il disegno di scuotere il giogo che s'era imposto col 
Concordato del 1855, qhe poi ha rotto senza essere ancora 
venuto ad una nuova convenzione. Se qualche Governo 
avesse voluto sostenere il potere temporale del papa, lo 
avrebbe fatto non per le convinzioni personali degli uo- 
mini che si trovavano al potere, giacché era quasi im- 
possibile trovare ministri sinceramente clericali; * lo 
avrebbe fatto per non privarsi dell'appoggio di un gruppo 
parlamentare clericale: ma un partito clericale consi- 
derevole non esisteva nella Camera austro-ungherese; e 
quindi il Governo Viennese non aveva ragione per so- 
stenere il potere temporale del papa, di quel papa che 
si pretende il sovrano dei sovrani. 

Il Governo di Vienna rispose dunque con fermezza ne- 
gativamente alla domanda del papa d' intervento. * Anzi 



2^ Abtheilung^ di cai non posso citare le pagine, perchè qui, nella 
Bibl. Nazionale di Parigi, l'opera non esiste. 

* Deputati^ 27 genn. 1871, pag. 398, col. 2^, Abignbmte: < tatti 
i Governi sono liberi pensatori. » 

* Boc. 23 di qaelli sopra citati, Mlxghbtti da Vienna^ 18 sett: 
« Le antiche tradizioni, la nota pietà della Corte^ i vincoli di per- 
sonali relazioni, Tinflusso del clero, la potenza e le clientele del 
partito che s' intitola cattolico, tatto doveva essere tentato e messo 




60 ATTEGGIAMENTO [§3 

tìOQ si preoccupò neppur molto delle guarentigie; v'in- 
sistette assai meno della Prussia, della Spagna, del Belgio; 
prendeva atto delle dichiarazioni del nostro Governo, 
ina non usava espressioni tali da far capire che s'inte- 
ressasse vivamente nella quistione delle guarentigie; * del 
resto mostrava di aver fiducia nelle intenzioni dell'Italia 
ÌQ proposito; cosi quando il Santo Padre domandava che 
prestasse i suoi buoni ufflcii presso il Governo italiano 
]>er ottenere libero passaggio attraverso il Regno nel 
caso che egli volesse abbandonare ^Roma o tornarci, il 
Governo austriaco prometteva che lo avrebbe fatto, ma 
aggiungendo credere del resto che non ce ne sarebbe 
stato bisogno, che l'Italia avrebbe conceduto ciò anche 
^eiiza i buoni ufiSci del Governo imperiale. ' Meno assai 



in opera per conseguire un aiuto o almeao mia dichiarazione di 
1 biasimo contro gli atti del Governo italiano. Tale infatti è stata la 
lìomanda del Nunzio pontificio, confortata dalle espressioni più ma- 
nifeste della fiducia che il Papa riponeva nell'Imperatore d'Austria 
infra tutti i potentati della terra. // Governo imperiale è rimasto 
fermo alle preghiere ed agli eoeitamentù Esso ha risposto retta- 
mente che non intendeva d'ingerirsi nella presente vertenza; che 
non gli conveniva di esprimere un giudizio, quando era ben risoluto 
'!l non dare a questo giudizio alcuna sanzione; che invero, se il 
Santo Padre accettasse di trattare col Re d'Italia, avrebbe potuto 
interporre i suoi buoni uffici, ma che, avendo rifiutato ogni trat- 
tativa, anche questa via gli era preclusa; che però T opera sua si 
limitava a raccomandare al Governo italiano ogni riguardo verso 
la persona e la qualità del Pontefice. » 

■ Vedi la ^r»e del Doc. 23 nella nota precedente riferito, e cfr. il 
/Joc. 70 (MiNQHBTTi da Vienna, 25 ott) 

^ Doc. 57, MiNOMETTfl da Vienna, 16 ott, pag. 1 18: « Il cardinale 
Antonelli chiese al conte Trautmansdorff [inviato déir Austria press» 



§ 3] DELLE POTENZE 61 

che (Ielle guarentigie, l'Austria s'ingeriva poi del nostro 
diritto pubblico ecclesiastico interno, anzi non se ne oc- 
cupava affatto. Qualche altro Stato consigliava il diffe- 



il papa] se rAattria avrebbe accettato T incarico d'intercedere dal 
Governo del Re il passaggio del Papa attraverso la penisola. 11 
conte rispose che ne avrebbe scritto a Vienna, che, stante le baone 
relazioni del Governo austro-ungarico coiritalia, egli riteneva che 
la domanda verrebbe accolta, anzi di più riteneva che il Governo 
italiano non avrebbe avuto bisogno di intercessione per lasciare a 
S. S. la libertà piena dei suoi movimenti. Però soggiungeva pa- 
rergli che una tale decisione fosse molto grave e contraria ai veri 
interessi della Santa Sede, e che il consiglio rispettoso che T Austria 
poteva dare al Pontefice, si era quello di rimanere a Roma. •— In una 
seconda conferenza tenuta ieri in Ron» fra il cardinale Antonelli 
ed il conte Trautmansdorff, il cardinale gli disse che per ora non 
occorreva più pensare alla domanda ai cai gli aveva tenuto parola 
nel precedente colloquio, mentre S. S. mostravasi risolato a non 
muoversi da Roma. » — li Governo italiano si era già espresso in 
questi termini, Bdc^ 5K Visconti-Venosta ai Rappresentanti di 
S. M. air estero, 14 ott.: Il Governo italiano desidererebbe che il 
papa rimanesse a Roma, dove avrebbe piena libertà; ma, se vuole 
andar via, padronissimo. — Ecco le considerazioni del nostro rap- 
presentante a Londra, generale Cadorna, intorno airesilio volontaria 
del papa, Loc. 41, 2 ott, pag. 114, col 2*: L'esilio volontario del 
pontefice produrrebbe qualche momentaneo disturbo al Governo ita- 
liano, ma non cangerebbe la volontà della nazione; nuocerebbe più 
al papa stesso, a cui sarebbe difficile il ritorno, massime avendo 
ricusato le proposte di conciliazione. — Bonghi, 'Il Conclave e il 
diruto dei Governi (Nuova Antologia nov. e die. 1872, genn. 1873), 
genn. pag. 152. Idem. «- Lettera del Ricasoli 10 genn. 1862 (presso 
Bianchi C. cit febb. 1871, pag. 404:) « Io non credo che il papa 
lascierebbe Roma. Dove dovrebbe egli ritirarsi convenientemente? 
Non sono più i tempi che egli potrebbe immaginarsi di trovare armi 
efficaci per essere ristabilito. » — Nelle nostre Camere T opinione 



m 



ATTEGGIAMENTO 



[§3 



rimerito del trasporto della capitale, * ma l'Austria non 
fece neppur ciò. Essa non manifestò simpatie esplicite 
come la Repubblica francese, ma neppure fece riserve 
del genere di quelle della Prussia e di altri Stati; la- 
sciava fare e sottintendere che non si sarebbe ingerita 
nella quistione. I vescovi e i circoli cattolici si sforza- 
vano di mettere in movimento tutti i clericali; ma questa 
agitazione restava nei bassi strati; non arrivava sino 
agli uomini politici, sino alle Camere. * 



L 



^)e] cittolico-liberale Carutti, che la partenza del papa dairitalia 
ear^bbt stata una calamità (Deputati^ 11 febb. 1871, pag. 575, col. 1^), 
non trovava eco. 

* Dùc. 37 e 48 Baviera, 41 Londra; li riferiremo appresso. — 11 
Portogallo credeva difficile la convivenza del Papa e del Re in Roma^ 
Doc 35, Patella da Lisbona, 19 aett 1870, pag. 113: « Egli [il 
nimistro degli esteri] dissemi temere unicamente le difficoltà che, 
a Buo modo di vedere, sorgerebbero dovendo il Sommo Pontefice 
risiederà nella stessa città ove sarà il Re d'Italia. » — La Svizzera, 
invece, manifestava lopinione che le guarentigie offerte dal Governo 
italiano rendessero ben possibile la convivenza, Doc. 70, Mblegari da 
Berna, 20 ott., pag. 120: « Dalle proposte fatte dal regio Governo al 
Papa risalta, aggiunse l'esimio magistrato, un modo di vivere con- 
veniente ed idoneo a dimostrare come possa attuarsi, cosi in fatto, 
come in diritto, la pacifica coesistenza della S. Sede pontificia e 
del trono reale in Roma. » 

* l>ùc. 105, MiNOHETTi da Vienna, 26 nov., pag. 127: « Molti ve- 
scovi, tra i quali* notansi specialmente quelli di Vienna, Olmùtz, 
Salisbargo, Linz, Bressanone, Gratz ed il primate di Ungheria, or- 
dinarono nelle Chiese pubbliche preci per il Pontefice. Queste or- 
dinanze vescovili contengono gravissime invettive contro il Governo 
<ial Re, dipingono la situazione del Pontefice come intollerabile, e 
sostengono esser egli prigioniero e privo della libertà necessaria per 
esercitare le alte sue funzioni ecclesiastiche; finalmente eccitano i 



§ 3] DELLE POTENZE 63 

L'ostacolo maggiore s' incontrò là dove meno si sarebbe 
aspettato, nella Prussia ossia nella Confederazione del 
Nord. Prima della guerra franco-prussiana e dell'occu- 
pazione di Roma, non esisteva in Prussia un partito 
parlamentare clericale considerevole; esso si accrebbe 
di molto in questa occasione. Non proviene soltanto dal- 
Tantagonismo tra cattolici e protestanti, da zelo reli- 
gioso : questo motivo non basterebbe a spiegare il feno- 
meno strano di un partito clericale ben forte nel paese 
più colto d' Europa ; vero è che gli ecclesiastici vi sono 
più istruiti che negli altri Stati europei, e che quindi 
vi godono maggiore influenza, e sanno far perdurare la 
fede più che altrove; ma questo motivo non basta neppur 
esso a spiegare resistenza di un forte e relativamente 
numeroso partito ultramontano nel Parlamento. Il fatto 
è, che ai clericali veri e propri, ai clericali convinti, 
si aggiungono altri elementi politici: i deputati dello 



fedeli a preri e sovvenzioni in denaro. È da notare però che in 
qaetti docamenti episcopali non si ritrova una precisa dimanda al 
Governo imperiale e regio pel ripristinamento del potere temporale 
del Pontefice. Il che è agevole spiegare per due motivi: primo, per 
non mettersi in aperta contraddizione coirattuale condotta del Go- 
verno aastro-ungàrico; secondo, perchè una siffatta dimanda non 
ottenendo pratico risultato, ne verrebbe a scemare la inflaenza dei 
vescovi sulle popolazioni. — Più esplicite sono le proteste emanate 
dalle associazioni cattoliche, le quali sono meno obbligate a tener 
conto delle convenienze politiche. La maggior parte di queste as- 
sociazioni è di recente formazione; esse hanno la principal sedo 
nelle grandi città, ma la rete loro si estende fino nei villaggi; lo 
ficopo di esse ò di ordinare e disciplinare il partito cattolico, non 
solo a fine di eulto, ma altresì per esercitare un influsso soli* indi-» 
rizzo politico deir impero. » 



I 



04 ATTEGGIAMENTO f § 3 

Schleswig-Holstein (protestante) e specialmente quelli 
della Polonia (cattolica) fanno causa comune coi cleri- 
calìf quantunque i primi non siano cattolici e i secondi 
noa sempre siano ultramontani convinti. I deputati po- 
lacchi propugnano le idee clericali non tanto per sé 
stesse, quanto perchè sono contrarie alla Prussia che 
li vuole germanizzare ad ogni costo; e le propugnano 
non solo nelle Camere, sibbene eziandio nei loro paesi, 
per sostenere in questi vivo l'attrito colla Prussia, e 
impedire quindi per mezzo deirantagonismo religioso la 
^germanizzazione od assimilazione. Il clericalismo è spesso 
per questi deputati, ed in parte anche pei loro elettori, 
soltanto Tarma per difendere la nazionalità. Questa con- 
di/Jone di cose si è aggravata coir annessione dei Paesi 
(lei sud, colla formazione dell'Impero germanico: molti 
dj^putati dei piccoli Stati annessi che sono per lo più 
cattolici, fondono le idee di « particolarismo » ossia re- 
^niJDalismo con quelle ultramontane. 

11 partito clericale ha preso, dunque, in Prussia ed in 
Germania le proporzioni presenti dopo l'occupazione di 
Roma e la formazione dell'impero tedesco (18 gennaio 
ISTI). * Cosi, mentre la Prussia si mostrava dapprima in- 



I IJoc, 10^ Launay da Berlino, 20 nov. 1870: « Ces manifestations 
[■ndìrizzi clericali al re di Pras8ia per la quistione romana] ne 
manqaaient pas des causar ou Cabinet de Berlin dee embarras aag* 
mente» ancore par le resultai des élections générales pour la diète 
|iraBBÌenne. Les catholiques y seront plos fortement représentés que 
dime la précédente legislatore. Ils compteront une soixantaine de voix 
i\m^ ^^* 1a bulance des partis, formei'ont un appoint important et 
pL^ut-étre decisif pour former une majorité. Aucun parti n'est mieux 
discipline que celui-là. Il obéit évidemment à un mot d*ordre. » 



l 



§ 3] DELLE POTENZE . 65 

differente » o benevola* rispetto alla quistione romana; 
più tardi, invece, cominciò a fare delle riserve; ' ma gli 
uomini elle erano al potere, mostravano tutto il dispia- 
cere di doverle fare, ripetevano spesso che pregavano il 
governo italiano di voler loro tener conto degl'impicci in 
cui venivano a trovarsi posti dall'estensione del partito 
clericale. * Ci consigliavano di conciliarci col Papa, anche 



* Doc. 7, Launat da Berlino, 6 sett 

^ Doc, 18, Visconti- Venosta a Launay, 20 sett 1870: < Mi lesse 
[riaviato della confederazione del Nord] quindi nn brano del di- 
spaccio nel quale si contenevano quelle istruzioni [dategli dal mi- 
nistro degli esteri]. In esso è detto che le simpatie della Prussia 
per la persona del Santo Padre, ed il desiderio che Sua Santità 
continuerà ad avere una posizione indipendente e rispettata, hanno 
il loro limite naturale nei buoni rapporti fra la Prussia e V Italia^ 
i quali impedirono al Gabinetto di Berlino di creare air Italia delle 
difficoltà e di entrare in combinazioni ad essa ostili. » 

3 Doc. 20, Launat da Berlino, 17 sett, pag. 110: « vu les rap- 
ports religieux entro les sujets catholiques de la Confédération de 
TAllemagne du Nord avec leur chef spirìtuel, ce diplomate [il mi- 
nistro della Confederazione a Firenze] avait Tinstruction de faire,. 
au nom du Gouvemement, dee réserves pour une position digne et 
indépendante du Saint Siége. » — Doc. 29, Launay da Berlino, 22: 
sett., pag. 112: « On cherche évidemment à tenir la balance égale 
entro les protestants et les catholiques^ pour n*indìsposer ni les 
uns ni les autres, et je n'ai pas besoin d'ajouter qulci, dans ce mo- 
ment, Tattention est bien plus tournée vere Paris que vers Rome. » 

* Doc, 46, Launay da Berlino, 6 ott 1870, pag. 115: < M. de 
Thile [ministro degli esteri] espérait que nous saurions tenir compie 
au Cabinet de Berlin des embarras qui surgissent pour lui aassi 
des affaires de Rome. > Doc, 53, Launay da Berlino, 11 ott., pag. 117: 
4L M. de Thile émettait nouvellement Tespoir che nous saurion tenir 
compte au Gouvemement prussien des embarras qui surgissent, pour 

F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 5 



W ATTEGGIAMENTO [ § 3 

neir interesse della Germania; ' tuttavia non domandavano 
elle le guarantigie fossero allargate, e dichiaravano, poi, 
di non intendersi affatto mischiare nel nostro diritto pub- 
blico ecclesiatico intemo; * si limitavano a domandare una 
l>osizione degna e indipendente per la Santa Sede. ' Al- 
lorché alcuni giornali avevano sparso la voce che il Go- 
verno della Confederazione del Nord avesse offerto al Papa 



lui bmbbU par laite de notre occupation de Rome. » — Cosi anche 
Doc. 102, Launay da Berlino, 20 nov., pag. 126 dopo il risaltato 
delie elezioni generali del Land-lag. 

I Doc, 60, Launay da Berlino, 15 ott, pag. 119: < M. de Thile 
espérait qae nona ne négligerions rien, en effet, poar nous concilier 
le pape, et cela dans notre intérét aossi bien qae dans celai de tout 
le monde, y comprìs, bien entendu, TAllemagne. » — Gfr. Doc 17, 
Inghilterra, che larà riferito più lotto. — - Doc, 15, Visconti-Ve- 
nosta al miniatro del Re a Madrid, 14 aett 1870, pag. 109: « Dal 
telegramma del 9 settembre deUa S. V. io sapeva già infatti che la 
Spagna intende rispettare la libertà del Governo italiano di agire 
in conformità dei propri intereaai, e dal telegramma successivo del 
16 corrente conobbi che le istrazioni date dal signor Sagasta al 
rappresentante spagnuolo a Roma sono concepite nel senso di con- 
eigliare il Santo Padre a non partire dalla saa sede e ad accon- 
sentire ad ana conciliazione. » — Doc. 43, Cbebuti da Madrid, 29 
sett, pag. 115: «egli [il Sagasta] diede in mìa presenza 1* ordine 
di telegrafare al signor Ximenes di unirsi ai suoi colleghi che fos- 
sero disposti a supplicare S. S. di non lasciare Roma, ed in caso 
che nessun di loro lo facesse, di porgere riverenti contigli nel senso 
desiderato dal Governo del re. » 

' Doc. 96, Launat da Berlino, 10 nov., pag. 124: < Je pula aasu- 
rer V. E. que la Pruaae ne vent aucunement ae méler de notre 
politique purement interieare, maia qa'on ne veut paa prójuger ce 
qui pourrait avoir trait aax rapporta iiitemationaux. » 

' Doc, 20, Launay da Berlino, 17 aett, aopra (pag. 65 n. 3) rife- 
rito; Doc. 96, riferito nella nota precedente. 



§ 3] DELLE POTENZE 67 

di riceverlo in Germania; esso, a richiesta del nostro, fece 
rettificare la notizia nel senso che non aveva ftitto delle 
offerte, ma solo risposto affermativamente ad una do- 
manda del Papa e, più tosto, sconsigliandolo del resto 
dair abbandonare Roma. « 

VlnghiUerra era interessata nella Quistione Romana 
in quanto nella sua Camera esisteva un partito clericale 
vero e proprio, anche prima del 1870, come in Francia* 
e nel Belgio, il gruppo, cioè, politico-religioso dei de- 
putati Irlandesi. Essa tenne pertanto un contegno di pru- 
dente riserva; il nostro ambasciatore avvertiva che la 
causa ne era la suddetta. « L'Inghilterra non incorag- 



* Dùc. 42, Launay da Berlino, 28 aétt, pag. 115: « Les bruita 
qui courent en Italie, et d^apréa les qaels le comte d'Arnim B*em- 
ploirait à décider le Pape à chercher un refuge en AUemagae, ont 
forme le aujet d*ane converaation que j*ai eu avec M. de Thile. Il 
a nié de la manière la pina péremptoire qae le représeatant de la 
Coofédération da Nord agisae de la aorte. Il à rinatruction de a*ab- 
atenir avec soin de donner un incooragement, méme ìndirect, en 
ce sena. » 

> Doc 41, Cadorna, da Londra, 27 aett., pag 114, col. 2^: « le 
oeaenrazioni.... ani panto del traaporto della sede del Governo a 
Roma [cioè il conaiglio di differirlo] sono dettate dal punto di vista 
delle relazioni del Governo, specialmente coir Irlanda, la quale tro- 
vaai in gran parte esaaperata e vieppiù spinta dalla stampa del 
partito ultra-clericale, fattosi furibondo in seguito ali* occupazione 
di Roma per parte del Governo italiano, e che potrebbe suscitare 
a questo Governo qualche imbarazzo. Egli è da ciò che credo princi- 
palmente originata la determinazione del governo britannico di pren- 
dere il Papa a bordo del naviglio inglese ove esso lo domandi. » — 
Cfr. doc. 94. (Pandolfini da Dublino, 4 nov.) che sarà riferito più 
sotto, a pag. 68, n. 1. 



m 



ATTEGGIAMENTO 



[§3 



filava r occupazione, ma non si opponeva; prendeva atto 
delle promesse di guarentigie, raa senza ingerirsi nep- 
pur essa neir estensione delle medesime; consigliava pru- 
denza e conciliazione; * consigliava il differimento del 
trasporto della capitale, * al pari della Prussia; ' si di- 
chiarava pronta ad ospitare il papa ed a mandare anzi 
un Maviglio per trasportarlo, ma lo consigliava a non 
abbandonare Roma. * L'agitazione in Irlanda era gran- 
dissima; i vescovi promovevano meetings, e si trattava 
di far promettere ai Deputati, clie in Parlamento avreb- 



* Doc. 17^ Cadorna da Londra, 13 seti, pag. 109. ~ Sall*opinione 
del Governo inglese intomo alla possibilità di una conciliazione, 
vfiHi Doc. 9 (Cadorna da Londra, 8 sett), già riferito a pag. 54, 
n. 1. — Suiropinione del Governo bavarese vedi Doc. 4 (Mioliorati 
da. Monaco) già riferito, a pag 54, n. 2. 

^ Dot\ 41, Cadorna da Londra, 27 sett., pag. 114: < Saa Signo- 
ria [QranvìlJe] mi espresse il dabbio che il trasporto immediato 
ed elettivo della Sede del Governo a Roma potesse prodarre degli 
inconvenienti e creare delle difficoltà e dei disturbi, e notò come 
gli parecf^ che la questione importante per l'Italia potasse rite- 
nersi coni e risolta per gPItaliani, indipendentemente dal trasporto 
della capitale. » 

5 Doc. 42 ^opra riferito a pag. 67, n. 1. 

* Dùc. 41, Cadorna da Londra, 27 seti, pag. 114, col. 2*: < Dopo 
ciò, il signor conte di Granville mi disse che non era ancora bea 
certo te il Papa rimarrebbe a Roma; che le opinioni opposte lot- 
tavamo intorno e presso il Pontefice; che egli lo aveva officiosa- 
mente fatto consigliare di non lasciare Roma. Mi confermò poi 
q a tato Sir A. Paget aveva già detto a V. E. per ordine del soo Go- 
verno, cioè che, ove il Papa lo avesse desiderato, il Governo bri- 
tannico non bì sarebbe rifiutato di riceverlo a bordo del suo na- 
viglio. » 



§ 3] DEIJ.E POTENZE 09 

bero sostenuto calorosamente la causa dei. Papa. * Ma 
tutta quest* agitazione non riusci ad ottenere altro che 
riservatezza da parte del Governo, il quale del resto 
faceva trapelare le sue simpatie per T unità italiana. 

I governi che non si limitavano a mostrarsi riservati, 
ma insistevano davvero sulla concessione delle guaren- 
tigie, erano il belgico e lo spagnuolo. Nel Belgio c'era 
un considerévole partito parlamentare clericale anche 
prima del 1870, come in Inghilterra e in Francia; anzi 
era ed è ancora il paese dove gli ultramontani hanno 
un maggior numero di rappresentanti nella Camera. Ma 
il Belgio non poteva avere un gran peso nella bilancia, 
siccome Potenza di second' ordine e neutrale: esso avrebbe 
potuto farla traboccare in senso ultramontano, quando 
le parti opposte fossero state nelle altre Potenze presso 
a poco eguali; ma, sinché non si fosse verificata questa 
condizione, avrebbe dovuto usare un linguaggio pru- 
dente e attendere il motto d'ordine degli altri Stati. E 



* Doc. 94, Pandolfini, coii£ole a Dabliao, 4 nov., pag. 124: Si 
flOQO tenuti divorai meeting per protestare eontro roccapazione di 
Roma; il più grande sarà tonato a Dublino, dove il cardinale Gal- 
len intende « far li che i singoli rappresentanti delia medesima 
[dell' Irlanda] prendano verao i propri collegi elettorali nn formale 
e solenne impegno di difendere e calorosamente sostenere la causa 
del Pontefice nella prossima apertura del Parlamento britannico...^ 
Tra i cattolici esiste anche qui una parte moderata e favorevole 
air Italia; ma questa parte è sventuratamente assai minipoa com- 
parativamente a quella dei fanatici, e troppo debole per affrontare 
le ire. Quindi le sue opinioni non sono qui rappresentate da alcun 
giornale. » 



70 . ATTEGOL\MENTO [ § 3 

questo fu il caso: nel Belgio era allora al potere il par- 
tito clericale; pure il suo capo comprese che bisognava 
rassegnarsi alla posizione delle cose; egli era abbastanza 
intelligente, non minacciava intervento, insisteva sulle 
guarentigie, usando del rèsto un linguaggio riservato; * 
non si arrischiava a desiderare di più di una sanzione 
internazionale delle medesime, * del resto già proposta 
dal Governo italiano innanzi all'Austria, p^ quanto ri- 
guardasse la dotazione pontificia. * . 

Nella Baviera i clericali fecero pure delle scenate,, 



* Doc. 16, G. DE Barral da Bruxelles, 12 sett, ptg. 109: < M. 
d*Anetlian [ministro degli esteri] m'a répondu qa'absolament par- 
lant le pouvoir temporel ii*étai8 pas, il est vrai, d'une nécessité in- 
diapensable au Saint-Siège pour remplir sa mission dans le monde; 
mais qu'il fallait cependant, à tont prix, troaver une combinaison, 
qaelqne chose, qoi lai permit d'exercer ser fonctions spiritaelles 
dans sa pleine et entière libertè d'action, sans qu'il fùt méme poe- 
aible d'imaginer qu*il y entràt la moindre pression ou influence 
étrangère, et encore, a-t-il ajouté, ce qaelqae chose devrait rece^ 
voir la garantie colUctive des grandes puissances catìioliques..., 
dans la bouche de M. d'Anethan, qui passe avec raison pour étre 
le chef le plus inteUìgent, le plus autorisé du parti catholiques, ce 
lengage acquiert, surtout dans les circostances actuelles, une im- 
portance qui ne peut manquer d'attirer la haute attention de V.E > 

* Vedi nota antecedente. — Doc, 93, C. de Barral da Bruxelles, 
8 noY., pag. 124: 11 ministro degli esteri d'Anethan dice che « il se- 
rait vivement à desirer [prima sembra avesse usato un linguaggio 
più energico; vedi la nota antecedente] que les sùretés données par 
r Italie à cotte parfaite liberté d'action [da concedersi al papa] re- 
yoBsent la sanction collective de toutes les puissances catholiques. > 

* Doc. 24, sopra riferito, a pag. 50, n. 1. 



§ 3] DELLE POTENZE 71 

come in altre parti della Germania, < in Austria, * in Ir- 
landa,' in Olanda;^ in Monaco si combinò una grande 
processione pubblica, alla quale prese parte l'arcive- 
scovo, e vi si fece prendere parte anche a molti conta- 
dini dei dintorni chiamati appositamente perciò; si pro- 
palava ridea di una crociata; ma tutto questo chiasso 
aveva poca presa presso il Governo, il quale nello «tesso 
tempo persisteva a negare Texequatur al domma del- 



' Doc, 46, Launat da Berlino, 6 ott., pag. 115: I clericali ri agi- 
tano per le proBBime elezioni generali, < ili se plaigneut de Vinac- 
tion da Gouvernement prossien et laissent entendre que les catho- 
liques doivent chercher à se faire eux-mémes justice. C^est à Fulda 
qae se réuziira prochaìnement une assemblée nombreose recrutèe 
notamment parmi la noblesse de la Westphalie et de la Bavière. 
Elle se propose de mettre à Fordre da joar Toccupation de Rome 
par nos troupes. Il faut s^attendre à un protestatiou, et peut-étre 
méme a un appel aox puissances catholiques. » 

* Doc. 105 sopra riferito, a pag. 62, d. 2. 
' Doc. 94 sopra riferito, a pag. 69, n. 1. 

* Doc. 90, Bbrtxnatti da Aia, 29 ott, pag. 123: « non volendo 
rassegnare gli ultracattolici dei varii Stati, cospirano oggidì contro 
di noi, onde venire, come essi dicono, in aiuto al cattolicismo io 
pericolo, e rimettere in trono il Papa < « empiamente privato della 
sua capitale, » » al qual uopo fanno e promuovono soscrizioni nume- 
rose. » — Doc. 99, idem, 14 nov., pag. 126: < L'agitazione cattolica 
in favore del Papa continoa a propagarsi e ad ingigantire. — La pe- 
tizione già indirizzata a questo Sovrano a fine di indurlo ad inter- 
venire a prò del Papa » era un rotolo di carta lungo 8 metri, tutto 
pieno di firme. — «Le notìzie intanto che ricevo da Amsterdam 
dicono che ivi, nelle chiese e nei convegni ai quali, sotto colore di 
esercizi spirituali, intervennero non pochi forestieri belgi fra gli 
altri, si cospira risolutamente contro di noi, e collo scopo non dis- 
simulato di reintegrare il papa nel perduto dominio. > ^ 



72 ATTEGGIAMENTO [ § 3 

r infallibilità. ' Tuttavia il Governo temeva sempre di 
qualche mutamento nella posizione dei partiti, molto più 
che la differenza numerica tra i deputati clericali e i 
liberali era poca; quindi (oltre che per la ragione di 
essere una Potenza di second' ordine) teneva un linguag- 
gio riservato, specialmente rispetto agli atti ostili, ma 
dichiarava che non si sarebbe immischiato nelle cose 
nostre per F eventuale occupazione di Roma; * e poscia si 



■ Dw?. Od, MKtLtoRATi da Monaco, 16 nov., pag. 126: € Una prò- 
cetsione religiosa ebbe luogo a Monaco nella prima domenica del 
corrente me^, allo scopo d* impetrare F intervento del cielo a fa- 
vore del riprìBtinamento del potere temporale del Papa. Questo 
pubblico atto religioso ebbe laogo per iniziativa di alcani cattolici 
zelanti; ad esAO bì associò F arcivescovo di Monaco, il basso clero, 
ed una massa di contadini fìtti venire appositamente dalla campa- 
gna. La stampa clericale venne qnindi, sino ad un certo punto, in 
soccorso delia eausa del Vaticano, cercando di poi>olarixzare Fidea di 
una crociata a favore della Santa Sede; ma è d'aopo eziandio ri- 
conoscere che i suoi sforzi non ottengono risaltati di qoalche im- 
portanza. Dair altro lato invece avvi la stampa liberale, la qmile 
addita ai nimistrì bavaresi la questione romana, come quella per la 
quale dovrebbero spendere la propria inflaecza; e ciò tanto nel 
^nso del mantenimento delle prerogative reali contro la promul- 
gazione del dogma sulFinfallibilità, quanto per invitarli ad astenersi 
da qualEiasi diEoos trazione contro i recenti avvenimenti compiutisi 
nella città eterna. » 

* Doc. i, MitìLtoRATi da Monaco, 8 sett., pag. 106: € Ove però 
un tal voto [di conciliazione col papa] non potesse disgraziata- 
mente r^alisscarsi, e che il Governo italiano, innanzi F esperienza 
acquisita colla Corte dì Roma, la quale inclina forse meglio a sot- 
toporsi ai fatti compiuti, reputasse opportuno di passar oltre, il 
conte di Bray [m bistro degli esteri], rinnovandomi le dichiara - 
£Ìoni cbe la Baviera non s*immischierà nelle nostre faccende^ volle 



r 



§ 31 DELLE POTENZE 73 

compiaceva che fosse avvenuta senza molto spargimento 
di sangue. * 



Nella Spagna sembra non ci sìa stato tutto quel chiasso 
organizzato ^he in Germania, Austria, Irlanda e Olanda; 
il Governo espresse senz'ambagi sentimenti di simpatia 
per r occupazione di Roma ; • richiedeva nel modo più 
esplicito che fossero mantenute le promessecene gua- 
rentigie; ' ma al solito senza entrare nei dettagli, né 
nel diritto interno. 

Gli altri Stati Europei di second'ordine, o non avevano 
interessi speciali nella quistione, o avevano ben poca 
importanza per poter tenere un linguaggio men che ri- 



però fare per qael caso le mie riserve. Gli atti oetili, soggiunse 
egli, che si compirebbero contro un sovrano col quale viviamo in 
buoni rapporti, e* impongono una riserva che mi costringe a non 
esprimere alcun concetto relativo ad essi. » 

> Doc. 26^ Migliorati da Monaco, 21 seti, pag. Ili: «Egli [il 
ministro degli esteri] mi ha dato atto di queste comunicazioni 
[della presa di Roma] e mi espresse la sua soddisfazione che tutto 
sia finito quasi senza spargimento di sangue. » 

* Doc. 34, CiRRUTi da Madrid, 23 sett., pag. 113: « Ieri sera 
andai a visitare S. A. il Reggente, il quale pure mi manifestò la 
sua soddisfazione sulFesito delle cose di Roma. > 

^ Doc. 43, CsRRUTi da Biadrid, 29 sett., pag. 115: « Una sola 
cosa, mi disse egli [Prim capo del Gabinetto], è essenziale, una 
sola cosa, continuò egli, domina tutte le altre, e su di questa il 
Governo spagnuolo, fiero d'un titolo annesso alla Corona spagnuola 
crede avere il diritto d* insistere, cioè la perfetta indipendenza spi- 
rituale del Capo della religione cattolica e la perfetta libertà per- 
sonale del Sommo Gerarca. > 



74 



ATTEGGIAMENTO 



[§3 



servato senza aspettare il motto d'ordine delle grandi 
Potenze* Quelli poco o punto interessati nella quistione, 
come la Grecia * e la Svezia e Norvegia « esprimevano 
più tosto sentimenti di simpatia senza far tante ri- 
serve; quelli interessati, come il Wurtemherg ' e il 
Baden * sì regolarono secondo la forza del movimento 



^ Doc. 25, Della Minerva, da Atene, 21 lett, pag. IH : « II 
Governo greco, indifferente per quanto rigaarda la questione reli- 
giosa, ha però manifestato la sua compiacenza nel sapere che la 
questione politica, che interessa tanto T Italia e che completa U 
sua uiiità^ sia in via di una soluzione definitiva. » 

- Do€. 2Z, LiTTA, da Stocolma, 16 sett, pag. 110: « Il conte di 
Wachtmeister manifestò un vero compiacimento nel vedere come 
al presente la questione romana s^avviasse verso la sua soluzione; 
riconobbe che il Governo italiano aveva due nemici a combattere, 
il partito d'azione neirintemo del regno, e la reazione a Roma, e 
che t>er disannare Tuno e vincere T altra, momento più opportuna 
non era vi che questo, previo raccordo stabilito colle altre potenze^ 
più o meno interessate nella questione. » 

^ Doc. VS, Greppi da Stoccarda, 12 sett: < Mi risulta che, per 
parte del Governo del Wurtemberg, non verrà fatta veruna positiva 
opposizione ai progetti del Governo italiano. > Doc. 67, 19 ott..^ 
pag. 120 : « tanto il vescovo di Rottemburgo, quanto la popolazione 
cattolica, non diedero sinora segni di commozione ; cosi il Governo 
del Wurtemberg è ben lieto di poter serbare T atteggiamento di 
spettatore. * Doc. 72, 23 ott. pag. 121 : « Oggi il foglio del partita 
cattolico, intitolato Giornale del Popolo tedesco^ reca il testo di 
una pastorale di monsignor Hefele, assai accentuata nella forma, e 
che nella sostanza si pronuncia in senso direttamente contrario 
alla occupazione di Roma per parte del Governo italiano. » 

* Dùù. 1 1, Cant AGALLI da Garlsruhe, 10 sett. : Il Governo di Baden 
in princìpio ammette la soluzione nazionale; ma non può dare un 
avviso de unitivo, quantunque non abbia a lodarsi del Governo pon- 



i 



§ 31 DELLE POTENZE 75 

clericale nel loro paese e la condotta delle grandi Po- 
tenze. 

La Russia, V unica fra le grandi Potenze poco o punto 
interessata, dichiarava di non volersi ingerire nella qui- 
stione; ma tale sua condotta veniva ad essere un'appro- 
vazione implicita; le sue riserve erano differenti da quelle 
della Prussia, dell* Inghilterra e di altri Stati; non si- 
gnificavano che essa avrebbe agito secondo i movimenti 
della sua politica interna (che, per mancanza di un nu- 
mero considerevole di sudditi cattolici, non poteva essere 
spostata dair occupazione di Roma), ma secondo quelli 
della politica estera, cioè secondo la condotta delle grandi 
Potenze interessate: del resto faqeva trapelare le sue 
simpatie per 1* occupazione della città etema. * 

Colle Potenze non europee sembra che non ci siano 
stati scambi diplomatici per la quistione romana; almeno 
il Ministero italiano non presentò alla Camera documenti 
in proposito. 



tificio. — Doe, 65, 18 ott. : Il ministro degli esteri granducale dice 
falso che il papa manchi di libertà, di poste e telegrafi; che non 
ha argomenti migliorL — Doc, 86: Il medesimo protesta, che la 
mancanza di libertà per la continnazione del concilio ecomenico, è 
uno dei tanti prelesti di cui abusa la Curia. > 

' Doe. 87, Bella Caracciolo da Pietroburgo 26 ott, pag. 123: 
Il Cancelliere imperiale « senza pronunciarsi definitivamente sul 
complesso della questione romana, della quale mostra sempre di non 
volersi direttamente ingerire, mi dichiarò nondimeno che relativa- 
mente alle informazioni da me fornitegli, riteneva la condotta ed 
il linguaggio del nostro Governo come corretti ed irrepreitoibili. » 



76 ATTEGGIAMENTO [ § 3 

Dalla corrispondenza diplomatica risulta che il Mini- 
stero prevedeva ostacoli maggiori di quelli che realmente 
non incontrò; promise più di quanto esso medesimo cre- 
dette poi necessario di attenere; colla Legge delle gua- 
Ff^ntigie concesse però sempre più di quanto era neces- 
sario; e, sopratutto, le libertà interne della Chiesa non 
erano richieste da nessuna Potenza. 

Questi Documenti Diplomatici, presentati alla Camera 
il 19 dicembre 1870, arrivano quasi sino al momento della 
presentazione (9 dicembre) del progetto ministeriale della 
Legge delle guarentigie. La Sinistra, poco propensa a 
conceder prerogative, vedeva che il pernio della qui- 
fyVìime consisteva nelle condizioni politiche estere: ma 
(iUi.'ste risultavano piuttosto rosee dai documenti pre- 
sentati; quindi sospettava, che esistessero conversazioni 
segrete, partecipazioni confidenziali; ma il Ministro degli 
esteri, interpellato, * rispondeva negativamente. ' E allora 
perchè, riprendeva la Sinistra, volete concedere tutte 
queste prerogative? Se le condizioni della nostra politica 
estera sono veramente quali risultano dai documenti 
pubblicati, noi non vediamo la necessità di accordar tanto 



■ Interpeilaoza Oliva e Ghinosi, Deputati^ 30 genn. 1871. 

^ ibid., pag. 422, col 1^, Visconti-Vsnosta ministro per gli af- 
fari esteri: « non vi sono altre dichiarazioni faorchè quelle che 
riAuItano dai documenti pubblicati nel Libro Verde. — Il Parlamento 
(lunqae si appresta a deliberare intomo al grave argomento, in una 
situaiione che gli è completamente nota pei documenti che furono 
pubblicati; con quel criterio che ogni deputato può farsi intorno 
alla situazione della medesima, intomo al problema che dobbiamo 
risolvere, intomo alle difficoltà che dobbiamo superare, ed a quanto 
consìgli» r interesse del paese. » 



§3] DELLE POTENZE 77 

a scapito dei diritti dello Stato. * E in ciò essa aveva 
ragione. Aveva forse torto, invece, nell' accusare il Mi- 
nistero di troppa precauzione e di aver promesso troppo: - 
vero è che esso si era ingannato nel calcolare la gra- 
vità degli ostacoli; ma in una quistione affatto sui ge- 
neris, e che interessava i cattolici di tutto il mondo, era 
impossibile prevedere con esattezza la condotta delle Po- 
tenze, ed era quindi giusto procedere cautamente: se del 
resto le promesse fatte dal Ministero venivan dimostrate 
dagli avvenimenti più larghe del necessario, il guaio non 
era poi tanto; giacché il Ministero avrebbe potuto riti- 
rarne appresso una parte, come realmente fece (specie 
rispetto ai cardinali e al trattato internazionale per la 
dotazione pontificia) senza lagnanza delle Potenze. ' 

Dai Documenti Diplomatici risulta, che, quando il Mi- 
nistero presentò il suo Progetto di legge, la posizione 
politica dell'Italia di fronte alle Potenze era di già as- 



% 



* Ibid., pag. 425, col. 2% Oliva: « Signori, io prendo atto di 
queste dichiarazioni del Ministero, e per consegaenxa mi aspetto 
che la Commissione, dopo averle udite, ci verrà a dire che dal canto 
suo è ben lieta di adottare uo altro sistema onde sottoporlo alle 
deliberazioni della Camera » 

* Lo stesso Mancini, nella discussione sulla politica ecclesiastica 
tenuta nella Camera dei Deputati nel 1875, si dichiarava disposto 
ad accordare le « circostanze attenuanti » 

^ Queste promesse, poi ritirate, le aveva fatte air Austria (Doc. 24, 
Visconti-Vknosta al ministro del Re a Vienna, 21 sett. 1870, sopra 
riferito, a pag. 55, n. 1), la quale poi (Doc. 79, Minohbtti da 
Vienna, 25 ottobre, pag. 122) si dichiarò soddisfatta di una circolare 
(Doc. 56, Visconti- Venosta ai rappresentanti di S. M. air estero, 
18 ott., pagina 118), in cui veniTano taciute. 



78 



ATTEGGIAMENTO 



[§3 



sicuiata; la quistione romana poteva dirsi liquidata in- 
nanzi alle medesime, esse o non se ne mischiavano più, o 
parlavano genericamente di guarentigie; ma Tidea di 
un Con^n*esso internazionale era svanita, * quantunque 
sia stata poscia riprodotta da qualcuno nelle nostre Ca- 
mere; ^ nessuno Stato minacciava l'Italia pel caso che 
essa non volesse concedere una speciale prerogativa. 
Questo fatto è del resto spiegabile, se si osserva quale 
fosse la posizione presa dai clericali. Essi non doman- 
davano le guarentigie, ma addirittura la restaurazione, 
un intervento delle Potenze, una crociata; non volevano 
vie di mezzo; sicché non si affaccendavano presso i Go- 
vtìrni per V una o V altra guarentigia, e perciò neppure 
questi insistevano presso il nostro sopra punti speciali 



^ Yedl ì Doc. 3, 5, 8, 16 e 93, 24, in parte riferiti, nei quali si 
parla ancora di Congresso. — Relazione della Giunta della Camera 
ciei Deputati, Bónghi relatore, presentata il 16 genn. 1871 ; Depu- 
tati, lugp 341, col. 1^: « risulta che il ministro degli esteri, dopo 
dichiarato (Circolare del 7 settembre i870) che «« l'Italia fosse 
pronta ad entrare in intelligenze cogli altri Stati circa le condi- 
zioni da determinarsi di comune accordo per assicurai-e Tindipen- 
dcns^a spirituale del Pontefice, »» visto che queste Potenze, pur 
non rigettando l'apertura, non mostravano però nessuna premura 
ili entrare in negoziati, e davano chiaramente a vedere che prefe- 
rivano lasciarci tutto quanto Tenore e la responsabilità di una 
soluzione, e starne poi a guardare e giudicare il successo e Teffetto, 
procedette ragionevolmente il 28 ottobre ad annunciare loro quali 
fossero gli intendimenti e le idee del Governo italiano. > 

^ Stanato, 2i genn. 1871, pag. 112, col. 1% Alfieri: « ritengo 
che non si possa assolatamente, senza andare neir assurdo, volere 
che le condizioni di esistenza della Santa Sede sieno assoggettata 
unicamente alla volontà di una sola Nazione. » 



1 



§ 3] DELLE Potenze 79 

delle medesime. Il partito clericale non prevalse in nes- 
suno Stato, eccettuato il Belgio; i Governi, quando te- 
nevano un linguaggio riservato, lo facevano si per non 
irritare gli ultramontani, ma non perchè fossero venuti 
a patti netti coi medesimi. Posto che essi avessero vinto 
in una delle grandi Potenze, e che questo trionfo non si 
fosse avverato presso qualche altra delle medesime, allora 
sarebbe stato il caso di insistere presso il nostro Governo 
su qualche punto speciale, non potendo, per la loro iso- 
latezza, pretendere d'imporre una restaurazione. Ma i 
clericali non costituirono la maggioranza in nessuna Ca- 
mera, tranne che nel Belgio, il quale, come Stato di se- 
cond'ordine e neutrale, non poteva imporsi all'Italia, e 
perciò si limitava ad insistere genericamente sulle gua- 
rentigie, arrischiandosi soltanto, come vedemmo, ad espri- 
mere il desiderio che venissero sanzionate dalle Potenze. 
L'orizzonte politico era dunque sereno: e il Ministero 
potè quindi nel suo Progetto di legge ritirare alcune 
delle promesse fatte innanzi alle Potenze. Se colla Legge 
concesse maggiori prerogative di quanto non sarebbe 
stato politicamente necessario, lo fece non tanto per ti- 
mori infondati di complicazioni estere, quanto per con- 
vinzione scientifica. Ciò poi va detto con piena sicurezza 
rispetto alle libertà inteme delJa Chiesa, al secondo 
Titolo, promesso alle Potenze, * ma non chiesto da nes- 



* Doc, 54, ViSGORTi- Venosta ai Rappresentanti di S. M. aireetero, 
18 ott. 1870, pag« 118: Concederemo anche libertà interna alla 
Chiesa, il che farà fede della sincerità delle guarentigie ; « sortout, 
par la séparation de TÉglise et de TÉtat qne l'Italie a déjà pro- 
clamée, et que le GouTemement du Roi se propose d*appliqaer sur 



so ATTEGGIAMENTO [ § 3 

suna <lell6 medesime. Lo stesso differimento del trasporto 
della capitale, neppure può dirsi che sia stato imposto 
dalle potenza Alcune di esse, come vedemmo, lo ave- 
vano ctHLsigliato, per lasciar tempo agli animi di cal- 
marsi; ma nel dicembre questo bisogno non si sentiva 
più; quando si discusse il progetto del trasferimento 
tlolla st^de del Governo, nei giorni 22 e 23 dicembre 1870, 
quelli che proponevano un tempo più lungo, non si ron- 
fiavano suir argomento di lasciar calmare gli animi in 
Roma o (li accondiscendere al desiderio delle Potenze; 
niente affatto, adducevano solo ragioni tecniche, che, 
cioè, un tempo meno lungo non sarebbe stato sufficiente 
per ese^^iiire i lavori preparatori necessari, ossia per 
determinare i locali dei Ministeri, delle Camere, ecc., 
farli s^^ombrare, riattare o costruire, trasportarvi gli 
archivi, ecc. 

Le necessità politiche che influivano sugli estremi delle 
guarentigie, erano poi esclusivamente di politica estera. 
Non ci fu nessuno nelle Camere, che perorasse la con- 
cessione delle prerogative od una maggiore estensione 
delle medesime allo scopo di evitare pericoli che altri- 
menti sarebbero potuti sorgere dagli animi inacerbiti 
liei clericali italiani. Gli stessi pochissimi Deputati semi- 
clericalt esageravano alla Camera i pericoli che sareb- 



son t^^rritoire dèt qae le Parlement aura doané sa sanction aux 
]trojetf% ile? eonseillers de la Coaronne. Pour raasarer le fidèles sar 
nos iataDtiona, poor lea convaincre qu'il nona serait impossible 
U cxerccr one preesion sor les décistons du Saint-Siège et de chercher 
à taire de la religion un instroment politiqne, rien nous ne parait 
pìm e^cBce qae la Uberto complète que nous accordons à VEglise 
sur notre £erriioire, » 



1 



§ 3, 4] DKIXE POTENZE 81 

bero potuti provenire dalle potenze estere; ma tacevano 
di quelli interni, sebbene protestassero che, se nella Ca- 
mera erano appena un drappello, fuori della medesima 
costituissero la maggioranza di fatto. — Ci era stato un 
pericolo intemo ; ma non da parte dei clericali, sibbene 
da parte dei repubblicani e dei radicali, prima deiroc- 
pazione di Roma; si era temuto (come sopra accennammo), 
e non del tutto senza fondamento, che essi volessero 
entrare a Roma mentre il Governo temporeggiava, e su- 
scitare movimenti repubblicani in tutta l'Italia. Ma questi 
timori, se è da tenerne conto per la storia dell'occupa- 
zione di Roma, non hanno stretta relazione colla storia 
della Legge delle guarentigie. 



§4 



Concetto generale della Legge delle guarentigie. 
Diverse correnti d'idee nelle Camere. Redazione. Discussione. 



La « Legge per le guarentigie delle prerogative del 
Sommo Pontefice e della Santa Sede e per le relazioni 
dello Stato colla Chiesa » (13 maggio 1871, numero 214), 
o, come generalmente si appella, la Legge delle Guaren- 
tigie, si divide in due parti essenziali, distinte in due Ti- 
toli. Questa distinzione si trova in quasi tutti i progetti 
di Concordato dei tempi del Cavour e del Ricasoli, come 
pure nel progetto ministeriale della presente Legge, ma 

F. Scaduto — Quarnitigie Ponti/lcie 6 



82 CONCETTO GENERALE DELLA LEGGE [§ 4 

non esplicitamente, sibbene solo in quanto le disposizioni 
relative alle guarentigie sono ordinate le une accanto 
alle altre, e poi seguono quelle intorno al diritto interno. 
La distinzione esplicita in due titoli è dovuta alla Giunta 
(ossia Commissione) della Camera dei Deputati. Il pro- 
blema risoluto dalla presente Legge aveva già ricevuto 
un'altra volta una soluzione pratica, quando cioè la 
Francia aveva occupato lo Stato pontificio; * ma i legi- 
slatori italiani del 1871 lo sciolsero affatto indipenden- 
temente; essi citarono rarissime volte la soluzione napo- 



* Crediamo utile riferire gli articoli del Concordato napoleonico 
di Fontainebleaa relativi alle guarentigie o alle nostre libertà in- 
terne della Chiesa, perchè si veda come il problema sia stato ri- 
solato differentemente. Concordai entre Sa Majesté Vempereur et 
roi Napoleone et Sa Samteté Pius VII. Signé a Fontainebleau le 
25 janvier Ì8i3 (presso G. De Champeau, Le Droit civil eocle- 
siastique francais ancien et moderne,.*, ou RecueiL.,, dee Concor^ 
dati... Paris, Coarcier (1848), voL II, pag. 454-56). « Art. 2. Les 
ambassadeurs, ministres, chargés d'affitires des puissances près le 
Saint-Pére, et les ambassadears, ministres oa chargés d affaires que 
le Pape pourrait avoir près les puissances étrangères, jouiront des 
ìmmunités et privilèges dont jouissent les membre du oorps diplo- 
matiqae. — Art. 3. Les domaines que le Saint-Pére poesedait, et 
qui ne sont pas aliénés, seront exemptes de tout espèce d'impòt, 
ils seront administrés par ses agents ou chargés d^affaires. Ceux 
qui seraint aliénés seront remplacés jusqu*à la concurrence de deux 
million de frane de revenue. » — Art. 4. Se il papa dentro sei mesi 
non istituisce i vescovi nominati dall' imperatore, V istituzione sarà 
fatta dal metropolitano o dal vescovo più anziano della provincia. 
— Art 5. Il papa nominerà liberamente IO vescovi in Francia e 
in Italia. — Art. 6. I sei vescovi suburbicarii saranno nominati li- 
beramente dal papa. — Art 8. L'Imperatore e il Papa s'intende- 
ranno per la riduzione dei vescovati. 



§ 4] CONCETTO GENERALE DELLA LEGGE 83 

leonica e solo a proposito di qualche puato speciale; « la 
soluzione presente è dunque il frutto esclusivo di idee ita- 
liane, di quella corrente di idee belgico-francesi che era 
stata propagata in Italia specialmente dal Cavour, il quale 
nello stesso tempo le aveva adattate alla quistione spe- 
ciale italiana del potere temporale. Unità d'Italia, e 
quindi abolizione di esso, ma guarentigie al Papa per 
r esercizio delle sue funzioni spirituali, ecco il primo 
titolo della Legge, ossia lo scioglimento essenziale della 
Quistione Romana; libertà interna alla Chiesa, ecco il 
secondo titolo ossia Y attuazione delle idee belgico-fran- 
cesi sparse dallo statista piemontese in Italia. Le gua- 
rantigie, oltre ad essere nella convinzione teoretica, scien- 



» Deputati, 3 febb, 1871, pag. 469, col. 2*, Crispi: € Nel 1798 
Berthier fu il primo ad atterrare la potestà temporale di Pio VI; 
poscia sei 1809 vi fu la deposizione di Pio VII decretata da Na- 
poleone I. Orbene Napoleone I, che può esaere invocato da voi e che 
forse avete studiato quando redigeste il progetto di legge per le 
garanzie della Santa Sede, non concesse la inviolabilità al Pontefice 
Romano. ^ Leggete il decreto del 17 maggio 1809 ed il celebre 
Concordato di Fontainebleau del 25 gennaio 1813 e nell'uno e nel- 
r altro troverete che si concedono al Papa tutte le guarentigie, gli 
si fa una dotazione a un di presso come quella che gli fate voi, 
gli si decreta la immunità nei luoghi dove egli risiedeva, ma non 
gli si accorda la inviolabilità e conseguentemente la irresponsabilità 
delle sue azioni. » — Ibid. 15 febb., pag. 614, col. I*, Bonghi: « la 
più piena soppressione, il più pieno annullamento del potere tem- 
porale del Pontefice è stato quello tentato da Napoleone I, e, non 
ostante, nel Concordato di Fontainebleau, che Napoleone I nel colmo 
delle sua potenza impose a Pio VII, era accordata al Papa questa 
facoltà, » cioè che i suoi ambasciatori godessero delle medesime 
immunità di quelli delle Potenze estere presso lui. 



84 DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE | § 4 

tìfica della maggioranza degr Italiani, erano anche una 
necessità politica; la cosi detta libertà interna della Chiesa 
era invece soltanto effetto della convinzione degFItaliani^ 
non anche delle necessità politiche estere (od interne;. 

Lo scopo teoretico (qui per ora prescindiamo dal po- 
litico) della concessione delle prerogative, è di assicurare 
il libero esercizio delle funzioni spirituali della Santa 
Sede, l'estensione del quale viene determinato special- 
mente negli articoli 9-13 della Legge (§ 7 del nostro 
lavoro). I mezzi principali per conseguirlo sono due: la 
ricognizione della sovranità pontificia (art. 1, 2, 3, 11; 
§ 5 del nostro lavoro) coi suoi vari attributi di inviola- 
bilità, sanzioni penali speciali, diritto di tener guardie 
armate, di legazione attiva e passiva, immunità locali 
e personali per sé e pei suoi organi precipui: una po- 
j^izione economica indipendente (art 4-5; § 6 del nostra 
lavoro), acciocché altrimenti la sovranità e la libertà 
d' azione non diventino illusorie. < 

Accennato il concetto generale politico e teoretico della 
Legge delle guarentigie, potremo ora scorgere più fa- 
cilmente le differenze dei vari sistemi d'idee esposte alla 
Camera, specie in quella dei Deputati, per la soluzione 
(lol problema. 

Il sistema della gran maggioranza, la quale si rag- 
gruppava attorno al Ministero e alla Commissione che 



' Itipeto, che qai parlo dello scopo teoretico ; di fatto la sovranità 
e la libertà d' azione non sono rimaste inutili, quantanque la Santa 
Sode non abbia accettato la dotazione; giacche essa possiede altri 
cespiti. 



l 



§ 4] DIVERSE CORRENTI D'IDEE NELLE CAMERE 85 

riportarono la vittoria, era fondato sopra due concetti 
fondamentali, cioè guarentìgie (1** titolo) e separatismo 
(colla sua conseguenza del diritto comune; 2^ titolo). Le 
differenze fra il Progetto del Ministero e quello della 
Commissione, quantunque non lievi, si aggiravano tut- 
tavia sempre dentro questa cerchia d' idee. Le principali 
sono quattro, provenienti tutte da un concetto diverso 
del separatismo: la Commissione proponeva, che (1**) gli 
ufficiali ed agenti pubblici potessero entrare nei locali 
del conclave o del concilio ecumenico o dell'ordinaria 
residenza del papa dietro una sentenza della suprema 
magistratura del regno (art. 7); che (2°) i medesimi po- 
tessero entrare nelle Congregazioni od altri Uffici mera- 
mente spirituali del Pontefice, per ricercarvi carte ne- 
cessarie per la soluzione di liti d'indole privata, dietro 
sentenza della magistratura (art. 8); che (3^) s'imponesse 
al papa l'obbligo di tenere aperti al pubblico i musei, 
le gallerie, la biblioteca (art. 5); che, infine (4"), Texe- 
quatur e il placet fossero conservati per le provviste 
beneficiarie (art. 16 della 1^ redazione della Commissione, 
che in parte corrisponde all'art. 17 della 2^ redazione e 
all'art. 16 della Legge). Il Ministero non aderiva a questi 
emendamenti, * i quali risultavano da un concetto più 
vasto dei diritti dello Stato di fronte alla Chiesa: ma i 
principi! delle guarentigie e del separatismo sono salvi 
anche nel progetto della Commissione; giacché quanto 
alle prime, la quistione non è di darle o non darle, sib- 
bene di assegnarne più (come voleva fare il Ministero) 



» Deputati, 13 febb. 1871. pag. 595, col. 2% Bonghi; ibid. 17 marxo* 
pag. 806, col, ì\ Ds Falco guardasigilli. 



86 DIVERSE CORRENTI D* IDEE NELLE CÀMERE [ § 4 

od assegnarne meno (come voleva fare la Commissione); 
e quanto al separatismo, la Giunta proponeva di conser- 
vare Texequatur e il placet in materia beneficiaria, 
solo come una misura temporanea sino al futuro riordi- 
namento della proprietà ecclesiastica, non come una 
norma definitiva. * 

Il Lanza, Presidente del Consiglio dei Ministri, faceva 
consistere la difi'erenza principale tra il Ministero e la 
Commissione, rispetto al 1® titolo, in ciò; che quello 
considerava il Papa come un essere intemazionale, mentre 
questa lo concepiva come dentro lo Stato italiano, quan- 
tunque gli concedesse pure prerogative e certi diritti 
sovrani. • Veramente nel Progetto ministeriale non c'è un 



> DepuuUi^ 31 genjL 1871, pag. 434, col. 2% Bonghi, relatore: 
« Ma la Commissione ha ragionato cosi: » manteniamo Tesequatar 
e il placet in materia beneficiaria sino a « qoando avremo mntoto 
la natura del benefizio ecclesiastico e creato un ente giaridico 
capace di rappresentare la proprietà ecclesiastica, meno intonto e 
viziato di feudalità; e quando invece dalla p-irte dell*autorità eccle- 
siastica sarà ripristinate, nelle elezioni dei vescovi, ed estesa ed acco- 
manate a qaella dei parroci Tingerenza antica del laicato e del clero. » 

« Deputati^ 2 febb. 1871, pag. 454, coL 1-2*. Lanza: « li Mi- 
nistero considera il Sommo Pontefice Capo della Chiesa aniversale, 
come una persona alla quale non possa in nessun modo applicarsi 
qualsiasi disposizione che sia relativa al diritto nostro intemo, lo 
ravvisa come un ente internazionale, oome un ente il quale non 
può dipendere da nessuno Steto, non può essere suddito di nessun 
Governo, e per conseguenza non può andare soggetto a giurisdi- 
zione di sorte. Invece la Commissione, mentre gli riconosce ed ac- 
corda certe prerogative e certe guarentigie, come se si trattasse ve- 
ramente di un ente intemazionale, essa però lo sottomette alla 
giurisdizione dello Steto; qui sta la differenza essenziale tra il Mi- 
nistero e la Commissione. » 



§ 4] DIVERSE CORRENTI D' IDEE NEIXE CAMERE 87 

articolo, in cui si consideri in modo esplicito il papa 
come un essere internazionale; ma il concetto del Lanza, 
oltre ad essere stato già enunciato nelle promesse fatte 
innanzi all'Austria, * in fondo è vero, e corrisponde a 
quello elle noi abbiamo accennato con altre parole di- 
cendo che la Commissione, nei tre punti in cui esclu- 
deva l'immunità piena e la proprietà, manifestava un 
concetto più ampio dei diritti dello Stato; il Ministero 
si opponeva a quei tre punti, precisamente perchè vo- 
leva concedere al papa di più, e perciò lo considerava 
come un essere internazionale, quale in qualche parte 
si trova nella presente Legge. 

I sistemi più opposti a quello del Ministero e della 
Commissione, sono quelli dei clericali, dei giurisdizio- 
nalisti e dei radicali. I clericali, — so pure può loro 
darsi questo epiteto, contro il quale essi protestavano; - 



« Vedi sopra, pag. 55, n. 1, e,, snir internazionalità della Legge 
delle goarentigie, appresso, § 10, in fine. 

« Deputati^ 10 febb., pag. 562, col. 2% Toscanelli: < Prego Tono- 
revole Ruspoli a leggere V Osservatore Romano e vedrà che fra 
tutti i discorsi pronunciati noli' Assemblea, non ve n* è sUto alcuno 
stimmatizzato [dai giornali clericali] più del mio. Legga V Armonia 
e vedrà che dice che esso è cosparso di pece rivoluzionaria. > — 
È noto come sinora la Santa Sede risponda che non expedit (ossia, 
di fatto, è proibito) esercitare il diritto elettorale politico attivo e 
passivo in Italia. Dunque gli stessi deputati, che nella Camera ma- 
nifestano idee un po' clericali, sono invisi ai clericali veri e propri. 
I deputati semi-clericali, (questo epiteto ci pare più proprio di quello 
di clericali), al tempo della discussione della Legge delle guaren- 
tìgie erano il Toscanelli, il Bortolucci, il Mellana, rAlli-Maccarani, 
e il Panattoni. Per mettere in rilievo la differenza tra loro e 



ss DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE [ § 4 

i? veramente avevano combattuto per l'unità d'Italia e 
iti parte anche per Tannessione di Roma * — , erano po- 
chissimi nella Camera dei Deputati, possono proprio con- 
iarsi sulla punta delle dita di una sola mano; tuttavia 
parlavano apertamente e coraggiosamente e forse anche 
imprudentemente, proponevano e protestavano, ma noa 
venivano ascoltati; la Camera tollerava i loro discorsi, 
smesso lunghi, talvolta ingiuriosi, di solito affatto ur- 
tanti coi sentimenti nazionali e politici della quasi to- 
talità; ma non accettava e non poteva accettare nessuna 
ileUe loro proposte, giacché essi partivano da un punto 
(il vista quasi essenzialmente contrario. Eglino stessi si 
accorgevano della loro situazione nella Camera; quindi, 
yMT protestando che né il Progetto ministeriale né quello 
ilrlla Commissione guarentissero realmente la libertà 
flella Chiesa, * non facevano proposte radicalmente cle- 
1 leali ; nessuno, per esempio, propose alla Camera di la- 
sciare il papa sovrano di un territorio per quanto pic- 



1 lattoiici liberali yeri e propri, crediamo utile riferire il legaente 
paaso del TosGANBLLi intomo al cattolico-liberale Bon-Compagni, 
Jieputati^ 9 febb. 1871, pag. 549, col. 3*: < L'onorevole Boncom- 
pagni bì afferma cattolico, ma aoggionge che il cattolico ha la li- 
bertà di guardare se gli atti che emanano dal Pontefice aieno buoni 
u cattivi, giusti od ingiusti, indi ammette il libero esame; esso 
uo Incorda né più ne meno colla teoria dei protestanti. > 

« Quanto al Mellana, vedi sopra pag. 90, n 2. Riguardo al 
D'Ondes-Rbqqio Vito, vedi sopra pag. 3t, n. 5: egli era il più ten- 
dente al clericaliBmo; poi ne è divenute uno dei capi più acclamati. 
Iti prova di ohe basta rimandare agli AtH dei vari Congressi cau- 
ttjUci italiani; ma durante la discussione della Legge delle gua- 
rentigie egli non era deputato. 

« Vedi il discorso del deputate Toscanslli, 23 gennaio 1871. 



§ 4J DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE 89 

colo, per esempio della cosi detta città Leoniaa; > nessun 
contro-progetto clericale venne innanzi nella discussione. 
La discussione generale doveva essere più che sufficiente 
per fare accorti i semi-clericali della loro situazione, 
anzi non era neppur necessaria. Essi limitavano dunque 
le loro pretese, cercando» ma sempre indarno, di farle 
valere in qualche articolo, cosi specialmente quando pro- 
posero di dichiarare libera proprietà pontificia i palazzi 
apostolici e loro annessi. ' Questa forse fu V unica pro- 
posta che essi abbiano formalmente presentato; altre, 
che avrebbero avuto eflfettì favorevoli pei medesimi, non 
furono presentate da loro; cosi specialmente quella Pe- 
ruzzi e Vigliani intorno all'insegnamento dei seminari. 

Accanto, ma separato, al sistema dei clericali o più 
tosto semi-clericali, sta quello dei cattolioch'iiberali. Essi 
erano molto numerosi e potenti nella Camera, infinita- 
mente di più di quanto non lo siano oggi Appartenevano 
generalmente alla generazione del 1848, quando il papa 
aveva spiegato la bandiera delle riforme costituzionali, 
i^uando le persone colte erano ancora credenti, allorché 



1 Lo frasi più pronunziate, cho trovo neUe diiciuBioiki, sono qaelle 
del sonatore Capponi, da classificare del resto forse più tosto tra i 
cattolico-liberali che tra i semi«clericaU; Senato^ 20 die 1870, 
pag. 65, col 3*: « Le difficolti^ o Signori, cominciano alle porte di 
Roma, perchè da ciò dipende o si paò credere che dipenda Y indi- 
pendenza del Pontefice. > Non lo dice esplicitamente, ma intende 
dire, che il Governo italiano, per non menomare Tindipendensa spi- 
rituale del papa, non avrebbe dovuto impadronirsi anche della città 
di Roma. 

< Vedi appresso, § 6, 29. 



90 DIVERSE CORRENTI D* IDEE XEI.LE CAMERE [§ 1 

si aveva fede sincera nella possibilità di una concilia- 
zione tra il papato e la civiltà, nella conciliabilità tra 
il domma e la ragione, quando il liberale conte di Santa- 
Rosa, prima di votare la legge Siccardi, si faceva to- 
gliere gli scrupoli dal suo confessore. ' Questi cattolico- 
liberali appartenevano quasi tutti alla Destra; la quale 
contava anche dei liberi pensatori, al pari della Sinistra, 
quantunque meno numerosi e preferissero le considera- 
zioni politiche alle loro idee scientifiche ed usassero, 
anche nel campo della scienza, un linguaggio riservato 
(esempio Bonghi, Minghetti). Le idee politiche dei cat- 
tolico-liberali non differivano in fondo da quelle dei loro 
compagni, indifferenti o liberi pensatori, di Destra. Anche 
i cattolico-liberali accettavano e propugnavano i principii 
di guarentigie e di separatismo (quest'ultimo condan- 
nato esplicitamente dal Sillabo, * come veniva obbiettato 
nella stessa Camera *); anzi, siccome illuminati quan- 
tunque credenti, dovevano rallegrarsi di una riforma 
separatista cosi come veniva generalmente intesa, nel 
senso cioè che lo Stato si dichiarava incompetente ia 
tutto ciò che riguardi anche indirettamente lo spirituale 
la costituzione interna dalla Chiesa. 
Le divergenze tra i cattolico-Jiberali e i loro colleghi 



1 Vedi P. C. BoaGio, La Chiesa e lo Stato in Pienumte^ sposi- 
zione stovico^critioa^ «ce Torino, tipog. Franco 1854, voi I, pag. 334. 

< SyUabus (1864), errore LV: € Ecclesia a Stato, Statnsqae ab 
Ecclesia seiungendas est. » 

> Deputati^ ZI genn. 1871, pag. 3d8, col. 2% ÀBiaNiNTB: Voi 
mettete avanti come un messo termine la formula eavonriana; ma 
essa non viene accettata dalla Chiesa, che vuole comprendM^ lo 
Stato dentro di sé, e ritiene quella formola come mezzo ereticale. 



§ 41 DIVERSE CORRENTI D'IDEE NELLE CAMERE 91 

indifferenti o razionalisti di Destra, avrebbero potuto 
esistere rispetto air estensione delle guarentigie. Ma non 
potevano essere considerevoli; perchè i primi, da una 
parte, ammettevano il concetto che le prerogative da 
concedere al papa non dovessero ledere i diritti di so- 
vranità dello Stato; i secondi, dair altra, erano disposti 
ad accordare alla Santa Sede tutte quelle guarentigie 
che non urtassero col detto princìpio. Le divergenze, 
adunque, si limitavano più tosto all'apprezziazione dei 
fatti, cioè nel determinare se una data guarentigia fosse 
lesiva no dei diritti essenziali dello Stato. Ed in -questo 
i cattolico-liberali, che, diversamente dai semi-clericali, 
non si presentavano alla Camera come un partito se- 
parato, avranno contribuito a far concedere al papa più 
di quanto avrebbero voluto i loro colleghi di Destra in- 
differenti razionalisti, * e così sono stati di valido so- 
stegno al Ministero, ^ che, avendo maggiore responsabilità 
sulle spalle, oltre che forse per altri motivi, abbondava 
nelle concessioni più della Giunta, come vedemmo, seb- 



* Cosi, per esempio, il deputato Berti^ imo dei cattolico-liberali 
più iRflaenti, nella diBCussione generale (27 gennaio 1871) soste- 
neva che si dovessero allargare le guarentigie e le libertà. 

> Oltre al Berti sopracitato, il Bon-Compagni (25 e 26 gen. 1871), 
il Massari (26 genn.), cattolico-liberali influentissimi, il Carutti 
(27 genn.), anch*esso aatorevole, nella discussione generale fecero 
discorai in favore del progetto della Giunta, ossia, in fondo, del 
Ministero, il qaale aveva accettato che si aprisse la discussione sai 
progetto della Giunta. Lo stesso Presidente del Consiglio dei Mi- 
nistri, il Lanza, era on cattolico-liberale; nelle discussioni della 
Camera si trova spesso citato come esempio di liberalismo orto- 



92 DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAHERB [§4 

bene questa fosse composta in gran maggioranza di de- 
putati di Destra. I cattolico-iiberali, già Taccennammo, 
non si presentavano alla Camera come un partito spe- 
ciale; un tale atteggiamento lo presero più tardi, nel 
1872 quando si discusse la Legge per T abolizione delle 
Facoltà teologiche, > e specialmente appresso a proposito 
dell'abolizione dei Direttori Spirituali nelle scuole se- 
condarie; * ma neppure allora decisamente ed aperta- 
mente, anzi appena accennarono ad atteggiarsi a partito. 

Il sistema dei glurisdizionalisti era direttamente op- 
posto a quello dei semi-clericali, come pure all'altro del 
Ministero e della Commissione. Esso veniva rappresentato 
da una personalità spiccatissima, il Mancini, ex-ministro, 
oratore e giureconsulto di prim' ordine. Il giurisdizio- 
nalismo del Mancini non era naturalmente quello dei 
secoli passati (per esempio del Sarpi e del Giannooe); cioè, 
non partiva più dal principio dei glurisdizionalisti cre- 
denti, dei gallicani, che esista una religione dello Stato, 
e che gli altri culti siano semplicemente tollerati: no, il 
suo concetto era, che lo Stato non è confessionista, che 
tutti i culti innanzi a lui sono eguali, che esso ha sul 
culto cattolico gli stessi diritti che sugli acattolici. Tutto 
questo, in teoria, veniva ammesso anche dalla maggior 
parte della Destra: ma la divergenza non consisteYa sol- 
tanto in ciò, che il Mancini volesse, in parte anco appli- 
carlo, mentre la Destra non lo voleva; sibbene anche 
riguardo al concetto del separatismo. Entrambe le parti 



« DeputaH, 25-27, 29-30 aprila 1872. 

' Vedine la discassione nella Camera dei Deputati 18 magg* 1^^ 



§ 41 DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE 93 

lo ammettevano; però, mentre la Destra ne deduceva 
r incompetenza dello Stato in tutto ciò che riguarda di- 
rettamente indirettamente lo spirituale o la disciplina 
o la costituzione interna della Chiesa; il Mancini invece, 
affermava la competenza dello Stato in tutto ciò che ha 
relazione diretta o indiretta colle sue funzioni. * Ecco 
il giurisdizionalismo del giureconsulto napoletano; del- 
l'antico non conserva che le parti veramente scienti- 
fiche (l'asserzione dei diritti dello Stato sulla Chiesa) e 
il nome, ma del resto è rimodernato secondo i criteri 
scientifici contemporanei: * di più, il Mancini vede, che 
la mutata civiltà, le mutate condizioni politiche rendono 
inutili certi vecchi mezzi giurisdizionalisti, e quindi egli 



* Qaesto concetto delle fanzionì, che noi esporremo largamente 
più sotto, non lo trovo ben chiaro nei discorsi del Mancini; ma 
ne costituisce il fondo cosciente od incosciente che sia. 

' Padklletti, La politica eeclesiasticay ecc. cit, pag. 231 : € quella 
parola indefiaita di unione [opposta ali* altra di separazione] po- 
trebbe far erodere che i difensori dei diritti dello Stato sono pronti 
dairaltro lato a fare concessioni alla Chiesa e ad affidarle, come 
avveniva realmente nelF antico sistema, importanti fonzioni sociali 
e civili. Dinanzi alla possibilità di questa interpretazione non ò af- 
fatto inutile il rammentare che noi siamo i più zelanti difensori 
delle rivendicazioni dello Stato sui privilegi medievali della Chiesa : 
della eguaglianza di tutti i culti negli uffici civili, dell* abolizione 
delle imposte ecclesiastiche, del matrimonio civile, dei registri dello 
Stato Civile, dei cimiteri eomimali, ecc. In tutto questo noi siamo 
perfettamente d* accordo cogli avversari, anzi andiamo in singoli 
punti più innanzi di loro. Neghiamo però che quelle riforme fac- 
ciano parte del sistema della separazione. [Al più si potrebbe dire 
che non sono una conseguenza che derivi soltanto dal sistema della 
separazione]. Esse sono semplicemente una legittima rivendicazione 



94 DIVERSE CORRENTI D/IDEE NELLE CAMERE [§ 4 

non li sostiene. * Pur estendendo i diritti dello Stato più 
in là degV incompetentisti (ci si passi la parola), sente 
la necessità politica delle guarentigie; ma non vuole ac- 
cordarne tante quante la Destra; » egli accusa questa di 



dei diritti dello Stato: e se nel riprenderli lo Stato si è realmente 
sciolto dai vincoli che lo legavano alla Chiesa, non ne viene per 
questo che esso debba rompere gli altri legami che legano la Chiesa 
a lui. Sarebbe in questo caso un abbandono di quegli stessi diritti 
di supremazia che rivendicava nel primo. » 

* Deputati, 18 genn., pag. 414, col. 1, Mancini: < Primamente 
siano pure abolite e proscritte tutte le istituzioni preventive.... E 
in questo senso noi vi abbandoniamo volentieri T istituzione secolare 
><► del regio Exequator, T istituzione del Placet [non anche per la ma- 

teria beneficiaria], e tutti quegli assensi governativi che erano 
adoperati come cautele preventive. > — Un po' diversamente il 
Padbllbtti, La politica ecclesiastica, ecc., cit., pag. 230: « Noi ri- 
gettiamo in tutto r arbitrio governativo sciolto da ogni responsa- 
bilità, vogliamo che i limiti dell* azione governativa siano ben 
determinati per legge, né ammettiamo per niente tutte quante le 
disposizioni e le tendenze delle più celebri legislazioni ecclesiastiche, 
come della legislazione Giuseppina ed^anche della recente legislA- 
zione deirimpero germanico. Nel tempo stesso però non conveniamo 
neppure col Friedberg e cogli altri che credono che Vexequatur, il 
placet^ il recursus ab abusu siano armi ormai spuntate ed inservibili- > 

> DeputaH, 28 genn. 1871, pag. 407, col. 3, Mancini: «Nessuno 
ci ricercò: era giusto che egli [il Ministro degli esteri] colla saa 
iniziativa rassicurasse le potenze sulle nostre intenzioni di rispettare 
e garantire Tindipendenza spirituale del Pontefice. Ma egli [il Mi- 
nistro degli esteri] fece ben di più; non ebbe pace fino a che non 
ebbe formulate imprudenti offerte, proposte di concreti accordi, i 
quali se non esistono, non è merito suo ; infine egli si affannò spon- 
taneo a presentarsi con linguaggio presso che supplichevole ali^ 
porte di tutti i Gabinetti d'Europa, quasi mendicando T elemosina 
di un non troppo fiero ed adirato rabbuffo. » 



§ 4] DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE 95 

debolezza, di aver promesso troppo. Crede che le condi- 
zioni politiche deiritalia e dell'Europa non erano tali 
da richiedere tante concessioni pel papa: * che l'inter- 
vento per motivi religiosi non sia più ammissibile ' (ra- 
gione teorica poco plausibile -dal punto di vista pratico), 
e, si aggiungeva da qualche altro, * l'Austria e la Francia 
sono finora intervenute in nome dell'ordine o dell'equi- 
librio, non, come la Spagna, protestando la necessità del 
potere temporale pel libero esercizio delle funzioni spi- 
rituali (asserzione che, ammessane l'esattezza, non sa- 
rebbe stato a proposito; il motivo dell'intervento nel 
1870-71 sarebbe stato religioso, non più politico; di equi- 
librio parlamentare di ciascuno Stato, non di equilibrio 
internazionale): che Tessere il pontefice capo di una 
religione intemazionale non autorizzi le Potenze ad in- 
tervenire; giacché esistono dei vescovati ed arcivesco- 
vati la cui giurisdizione si estende fuori dello Stato 



^ Ibid. » Ibid. 30 geon., pag. 420, col. 3% Olita: < Non ci fu 
nesaun Qovemo europeo, o signori, che credesse doversi vincolare 
ritalia a quegF impegni, che il Goyemo italiano stesso, cosi atnil* 
mente, cosi spontaneamente, cosi generosamente offeriva. » 

' Deputati^ 28 genn., pag. 409, col. 1*, Mancini: Tatti gli scrit» 
tori di diritto internazionale « vi diranno che in tatto ciò che si 
attiene a cose di religione, se possono sorgere relazioni puramente 
etiche, non può esser materia a vera lesione di diritti nei rapporti 
intemazionali. » — Ibid., pag. 408, coi. l'^: Non c'era da temere 
un intervento; giacché dopo che le Potenze avevano riconosciuto 
r incorporazione di una buona parte degli Stati pontifici fatta nel 
1860, consideravano il resto del dominio temporale del papa come 
un fatto transitorio. — Gfr. Pantauboni, L'Italia e il Papato Spi- 
rituale, cit. pag. 462-63. 

* Pantalkoni, L'Italia, ecc., pag. 463. 



96 DIVERSE CORRENTI D'IDEE NELLE CAMERE [§ 4 

dove hanno la Sede * (al che si sarebbe potuto rispondere 
che in questi casi gli Stati hanno sempre cercato per 
l'appunto di modificare le circoscrizioni ecclesiastiche 
in modo da rendere indipendenti i sudditi del loro terri- 
torio). • Ma qui r oppositore sistematico di Sinistra sì 
confonde collo scienziato, e non è sempre facile distin- 
guere ciò eh' è sostenuto per convinzione scientifica da 
quanto è detto per ispirito di partito. 

I giurisdizionalisti si opponevano specialmente al II ti- 
tolo, in ciò d'accordo in parte coi radicali, di cui par- 
leremo più sotto. Lo spreco dei diritti dello Stato, che 
voi fate col secondo Titolo, non vi è richiesto, si diceva^ 
né dalle condizioni politiche estere, né dalle in teme; * 



« Deputati, 28 genn. 1871, pag. 409, ooL 2\ Mancini: < Ma in 
RoDoa, si dice, sarà la rendeuaa del Capo delia religione cattolica. 
Che importa ciò? Tale situazione non è nuova nelle relazioni in- 
ternazionali. Chi non rammenta che, qaando gli Stati erano meno 
grandi, accadeva sovente che un vescovo od arcivescovo, che aveva 
una estesa giurisdizione, risiedeva in uno Stato ed esercitava la 
sua giurisdizione spirituale sopra popolazioni politicamente appar- 
tenenti ad UBO Stato diverso? Non si ritenne per secoli come Terede 
del potere degli antichi imperatori greci nella Chiesa ortodossa 
orientale, che noi chiamiamo scismatica, lo Czar di Russia, anche 
rispetto alle popolazioni greche dell'impero ottomano? Costituita 
più tardi il regno di Grecia, fu necessaria la creazione di on si- 
nodo ellenico permanente, appunto a eausa di siffatto stato di cose. 
Ed il patriarca di Costantinopoli, che risiede nella capitale otto- 
mana, non ha giurisdizione ecclesiastica anche su popolazioni dì 
Stati non sottoposti direttamente al Oovemo del sultano ? > 

2 Vedi p. es. Boaoio cit., voL I, pag. 72-73, 119, 122. 

^ Cfr. sopra, pag. 95, n. 1 — Deputati^ 9 marzo 1871, pag. 725, 
cpl. 3% Corbetta: < Qual'è 1* elemento cardinale di una legge? È 
che sia richiesta da qualcheduno. Ma ehi richiede questa legge di 



§ 4] DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE '97 

anzi le Potenze non ve ne saranno grate, perchè così 
darete il cattivo esempio pei clericali loro sudditi: » di 



libertà della Chiesa? Ve la chiede Testerò? No; ve la chiede il Papa? 
No; ve la chiedono i cattolici? No; ve la chiedono gT indifferenti? 
No; ve la chiedono i liberi pensatori? No; neasono ve la chiede; 
non vi fu neppure 1* iniziativa parlamentare. » — L^argomento del 
Mancini {Deputati^ 28 genn. 1871, pag. 412, col. 2-3^), che, so 
alle Potenze fossero sembrate insufficienti le guarentigie^ avremmo 
potuto rispondere che cominciassero loro dall attaare le libertà della 
Chiesa, non calza; salta dal concetto delle guarentigie a quello 
delle libertà interne, dal P al 2<^ Titolo. 

> Deputati^ 9 marzo 1871, pag. 226, col. 2% Corbbtta : « Io credo, 
o signori, che qneste regalie che noi cediamo, non alla Chiesa, ma 
al Papa, e che egli non vuole accettare, non possano giovare agli 
altri potentati, venendo a costituire per essi un pericoloso prece- 
dente, del quale eerto non ci saranno grati. — Ciò che può im- 
portare all'estero si ò che il Papa sia posto nella condizione del 
libero esercizio spirituale. » — Ibid. 16 marzo, pag. 798^ col. 3% 
Peruzzi: « Io sono intimamente convinto che i Governi, in quanto 
sono Governi, non desidererebbero che di lasciarci tranquilli su 
quello che si attiene alla questione di Roma [parla della libertà 
interna della Chiesa, cioè del 2^ Titolo], e che, se taluni Governi 
esteri fossero per farci delle minacele e suscitarci contro dei pe* 
ricoli, ciò avverrebbe per effetto delle pressioni che su di lora 
tenteranno di esercitare i più ferventi cattolici di quei paesi. > — 
Senato^ 29 aprile 1871, pag. 539, col. 1% Conforti: « Io dichiaro 
e sostengo per Topposto che l'abbandono di diritti del Re e dello 
Stato nella materia ecclesiastica a favore della Chiesa, faccia cat- 
tiva impressione sulle Potenze Cattoliche; la dimostrazione è evi- 
dente. Le potenze cattoliche conservano gelosamente e difendono 
tutto il bagaglio dei placet e degli exequatury degli appelli ab 
abusu. — In Baviera, nella cattolica Baviera, il ministro Bray non 
ha voluto permettere la pubblicazione del dogma dell* infallabilità, 
come quello ch*ò contrario alla costituzione dello Stato. — Il Mi- 

F. Scaduto — Guarentigie Pontificie T 



98 DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE {% 4 

più, prescindendo dalla politica, la pretesa giustezza della 
vostra causa, * la pretesa libertà che voi dite di dare 
cosi alla Chiesa, non è se non la libertà di un sovrano 
assoluto, ossia il dispotismo del papa sui vescovi e spe- 
cialmente sul basso clero, ' che cosi costringerete a di- 



nistro d'Austria, interpellato sa questo soggetto, dichiarò con ap- 
plausi deirassemblea,che egli avrebbe gelosamente custodito il placet 
regio di Maria Teresa. — - A Stoccarda il Governo contro il dogma 
dell'infallibilità protestò solennemente. > 

* Deputati^ 16 marzo 1871, pag. 7^, col. 3% Massari: € Ma è stato 
anche detto: chi è che ci chiede di dare alla chiesa questa libertà? 
Non ve lo chiede Topinione del paese, non ve lo chiede T opinione 
pubblica dell'estero. Ma, per attuare un principio giusto, vero e 
liberale, e' è forse bisogno che l'attuazione di questo principio venga 
richiesta da qualcheduno ad un'Assemblea legislativa, e sopratatto 
ad un'Assemblea come la nostra, che ha il glorioso mandato di 
compiere in modo definitivo l'unità dell'Italia? > 

* Deputati, 9 marzo 1871, pag. 724, col 3% Gorbetta: c Come 
dunque, o signori, ci si può parlare di libertà della Chiesa?.... noi 
concediamo la licenza alla Curia Romana. » — Ibid., 13 marzo, 
pag. 766, coL 2% Cri spi: « quello che vi è proposto (e mi restringo 
unicamente all'articolo 16), quello che vi è proposto in questo 
articolo, e quello che fu votato negli articoli precedenti, non è la 
libertà della Chiesa, ma il dispotismo del suo capo. » — • Ibid., 
14 marzo, pag. 773, col. 2% Piolti de Bianchi: c Quella adunque 
che propone il Ministero [cioè l'abolizione del jplacet e àeìTexequatur 
anche per le provviste beneficiarie] non è la libertà della Chiesa, > 
[ma il dispotismo del papa]. — Senato^ 1^ maggio, pag. 565, co* 
lonna 1%Siotto-Pintor: « Il clero, o signori, con questo articolo [17] 
è messo, lasciatemi dire la frase, sotto ai piedi della prelatura e 
del Pontificato.... Se dovessi proporre un emandamento, questo sa* 
rebbe: Uinformata coscienza è per sempre abolita, '-> Io qui vi 
presento una petizione [in proposito] del sacerdozio napoletano fir* 
mata da 155 membri di quel clero. » — Qualche altro passo lo 
riferiremo appresso, a proposito della regia nomina, in fine. 




§ 4] DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE 09 

ventar tutto clericale. * Né venite a parlarci delle vostre 
promesse; ne avete già ritirate tante, potreste aggiun- 
gere al novero anche le superstiti. • In fondo a che cosa 
ci siamo obbligati? a garantire la libertà del papa; ' ma 
per ciò basta il Diritto comune, o, se non basta, si al- 
larghi. * 

Maggiormente opposto al sistema del Ministero e della 
Commissione era quello dei radicali od avanzati, i quali 
ammettevano anch* essi il principio del separatismo, ma, 
al pari del giurisdizionalista Mancini, senza dedurne le 



» Deputati^ 9 marzo, pag. 725, col. 1% Corbktta: € qaando il 
nostro clero minoro abbandonato da ogni difesa, sarà del , tatto 
fatto servo ai vescovi devoti a Roma, io vi domando se noi non 
avremo creato in paese un terribile strumento delle esorbitanze 
papali, sagrificando anche quella parte di clero che pure si ricor- 
dava di essere italiana. > 

* Deputati^ 27 genn. 1871, pag. 390, col. 1% Abignbntb: cEsso 
[il Ministero] aveva presentato alla diplomazia le garanzie della 
città Leonina [non risalta dai Documenti Diplomatici del 1870], e 
qaeste in seguito si abbandonarono; aveva presentato la garanzia 
della estraterritorialità, e questa è caduta [non interamente o al- 
meno non esplicitamente]: aveva presentato la garanzia della im- 
manità dei locali.... Ebbene anche qtiesta è andata in famo [?]. Si 
parlava di sovranità del Papa, proprio di una sovranità personale, 
ed è svaporata ancor essa, che ora al Papa si renderebbero solamente 
gli onori sovrani. Vedete adunque che, se sono cadute quattro ga- 
ranzie, le più forti, le più essenziali, possono cadere ancora le altre 
senza che alcuno pensi di torcerci un capello. > 

' Ciò non e esatto: questo era lo scopo delle guarentigie; ma le 
promesse non si erano limitate ad una semplice indicazione del 
medesimo. 

* Ubi supra, nota penultima. 



KK) DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAIklERE [§4 

conseguenze incompetentiste; e, per giunta, senza voler 
concedere afTatto guarentigie; quindi erano più persi- 
stenti del Mancini, nel concetto di fare una legge sulle 
relazioni tra lo Stato e le Chiese in genere, non solo 
tra lo Stato e la Chiesa cattolica; perciò, secondo loro, 
la Legge avrebbe dovuto costare di un solo titolo, cioè 
del secondo. Questo partito si fondava dunque sul con- 
cetto di un diritto comune per tuiti i culti ; concetto in 
parte diviso pure dalle Destra, ma senza tirarne queste 
conseguenze: più tardi, nel corso di questo lavoro, avremo 
occasione di tornarvi e di esplicarlo minutamente. 

Non avendo potuto i radicali fare adottare per intero 
il loro sistema; quando la Camera ebbe votato il 1** Ti- 
tolo, essi tentarono allora dì fare adottare almeno una 
parte della loro teoria: rassegnandosi, cioè, alle prero- 
gative, vole^'ano almeno conservare il loro progetto ac- 
canto alle medesime; ossia volevano che il 2^ Titolo della 
Legge trattasse le relazioni dello Stato non colla sola 
Chiesa cattolica, sibbene con tutte le Chiese in genere. 
Ma la Destra accentuò il carattere politico della Legge ' 
e si oppose con ragioni politiche, perchè, cioè, l'atten- 
zione dell'Europa era per ora rivolta alla Quistione 
Romana, pontificia, della Chiesa cattolica, e bisognava 
rassicurare T opinione pubblica, non agitarla maggior- 
mente complicando la quistione della Chiesa cattolica 



> Deputati, 2 febb. 1871, pag. 454, col. 2% Lanza Presidente del 
Consiglio: « Orbene, sono appunto le considerazioni polìtiche che 
debbono prevalere in questo esame » [della presente Legge]. — 
Ibld. 7 febb., pag. 524, col. 3*, Pisanblli: « si tratta di ricordarsi 
sempre che qai noi facciamo una legge politica. » 



§ 4] DIVERSE COBRENTI D'IDEE NELLE CAMERE 101 

con quella delle altre Chiese; che del resto queste di 
fatto, se non di diritto, godevano di piena libertà. 

Ma i radicali e la Sinistra in genere non si rasse- 
gnavano completamente neppure alla sconfitta che su- 
bivano nella discussione generale riaperta al principio 
del titolo 2*, sconfitta segnata dal passaggio alla discus- 
sione degli articoli del progetto della Giunta: nella 
discussione di alcuni di questi, essi cercavano di far 
prevalere il loro sistema di estendere la Legge a tutti 
i culti. Ma la Giunta si opponeva non solo coi mo- 
tivi politici sopra cennati, sibbene anche pel fatto che 
non si dovesse disturbare T armonia della Legge infil- 
trandovi disposizioni generali per tutti i culti, mentre 
essa era redatta pel culto cattolico. Al quale uopo la 
Destra suggeriva, che a qualche proposta della Sinistra 
si mutasse la forma di articolo in quella di ordine del 
giorno, che così sarebbe stata accettata, come di fatti 
avvenne. 

N<Bir esporre la Legge, torneremo (§ 9, V) sulle diffe- 
renze tra la Destra e la Sinistra intorno al concetto del 
diritto comune, e le esamineremo più analiticamente. 
Vedremo a«che come la seconda avesse ragione nell'op- 
pugnare la prima, la quale sosteneva, che le prerogative 
da concedere alla Santa Sede non fossero infine un'ec- 
cezione unica nella nostra costituzione politica, perchè 
non ne esistono solo pel sovrano, ma anche pei senatori 
e pei deputati. ' 



' Deputati^ 24 gann. 1871, pag. 372, ool. 2*, Minghetti: cNello 
«chema proposto dal Governo e dalla CommiBsionè, io non trovo 
offesa ai noMri diritti. In ogni paese monarchico il Re ha delle 



102 DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE [§4 

Alcuni della Sinistra più avanzata non avrebbero vo- 
lato per la Chiesa cattolica il diritto comune; ma non 
per concederle privilegi come la Destra, sibbene per 
metterla in una posizione eccezionale sfavorevole. Essi 
dicevano: avete torto nel considerare la Chiesa cattolica 
come un'associazione religiosa qualunque; essa non & 
pericolosa solo perchè troppo vasta e potente, né solo- 
perche incostituzionale * e perchè tende in tutto il mondcv 
ad usurpare i diritti dello Stato, sibbene eziandio perche- 
fra noi in ispecie vuole addirittura rovesciare lo StatOr 
che si ostina a non riconoscere, e restaurare il potere 
temporale. * Non avevano torto; ma, se era politicamente 



prerogative che sovrastano al diritto comune; in ogni paese coati- 
tazionale i senatori, i deputati hanno anch^essi delle prerogative 
superiori agli altri cittadini. > — Cfr. ibid. 31 genn., pag. 430, 
col. 2-3% Bonghi, e P febb., pag. 442, col 2% Macchi, risposta; 
passi che riferiremo appresso, a pag. 113, n. 1, e a pag. 116, n. 2. 

> Deputati, 28 genn. 1871, pag. 413, col. 2% Mancini: «In ogni 
privata società si riscontrano tre condizioni importantissime, che 
mancano- assolatamente in questa sapposta associazione cattolica — 
La prima è che generalmente in qualsiasi società non vi è a temere 
mutazione di leggi e di ordini intemi, fuorché per la aola volontà 
clegli associati, o almeno (in certi casi) della loro maggioranza.... 
La terza non meno essenziale differenza, o signori, sta in ciò, che 
manca nella presente società cattolica ogni efficacia di autorità 
coattiva per gli abusi dei capi e dei ministri del culto, e per la 
violazione degli obblighi e degli statuti sociali. > 

* Deputati^ 4 febb. 1871, psg. 498, col. 2*, Corte: Il re è il rap- 
presentante politico di tutta la nazione; quindi il dire che la sua 
persona è sacra ed inviolabile non offende la libertà di coscienza 
di nessuno; ma il papa è il capo di una setta^ e voi non potete 
senza offendere la libertà di coscienza, impedire che grisratliti 



§ 4] DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE 103 

impossibile di applicare alla Chiesa cattolica il diritto 
comune delle associazioni, fondazioni e corporazioni re- 
ligiose, molto meno si sarebbe potuto trattarla giuridi- 
camente come una setta. Coloro stessi che sostenevano 
queste idee, si accorgevano dell'assoluta impossibilità di 
applicarle per allora, e quindi si astenevano dal formu- 
larle in proposte di legge. 

Un altro sistema non differiva molto da quello della 
Commissione e del Ministero: ammetteva anch'esso i due 
principi cardinali di quello, le guarentigie e la separa- 
zione; * ma dava a quest'ultima un significato meno largo 
del Ministero e della Commissione e meno ristretto del 



lo chiamino impostore, e i protestanti figlio di Belial o di Bel- 
zebù bestia dell' Apocalisse. — La concezione della Chiesa cat- 
tolica come una setta ha perdurato in alcuni della Sinistra. Dcpu^ 
tati^ 17 marzo 1875, (Discussioni)^ pag. 2169, col. 1-2% La Porta; 
ibid., 5 maggio, pag. 2932-33, Tommasi-Grudeli: « noi abbiamo, 
pici di ogni altro, il dovere di riconoscere che questa setta non co- 
stituisce per sé sola la Chiesa. — Essa non è che un patriziato 
avventizio, il quale ha usurpato lentamente il governo di una as- 
sociazione eminentemente democratica nella sua assenza, e che adesso, 
spaventato dalle grandi conquiste della scienza e della libertà, ha 
creduto di assicurare meglio il suo dominio, col fare del suo capo 
apparente un semidio, i di cui responsi debbono essere da tutta la 
comunità cattolica accettati, sotta pena di anatema. > » Cfr. la 
quistione discussa nella Camera dei Deputati^ il 17 gennaio 1862 
(a proposito dell* obolo di San Pietro), se e perchè Tltalia dovesse 
considerarsi in istato di guerra col Papa-re, pag. 1606-1609, e 
specialmente pag. 1607, col l-2\ 

< Deputati, V* febb. 187U pag. 445, col. l^ Pbeuzzi: Da apolo- 
gista delle leggi Leopoldine liei 1859, mi convertii poi alla formola 
Cavouriana. 



I 



104 DIVERSE CORRENTI D' IDEE NELLE CAMERE l § 4 

giurisdizionalista Mancini e dei radicali ; cioè, deduceva 
anch'esso dalla separazione il principio dell'incompetenza 
dello Stato, ma la limitava alle materie spirituali e di- 
sciplinari, non la estendeva a quelle relative alla costi- 
tuzione interna della Chiosa, e specialmente in quanto 
si trattasse non di imporla, ma di promuoverla indiret- 
tamente: questo sistema si riassumeva in due proposta 
principali, che trovavano l'appoggio dei giurisdizionalisti 
e dei radicali, cioè di rendere costituzionale l'elezione 
dei capi della Chiesa (vedi appresso, § 8, 3"*) e (Peruzzi) 
V amministrazione dei beni della medesima (vedi a|>- 
presso, § 8, 6^). 

Se ora mettiamo in confronto la Camera dei D^utati 
e quella dei SenatoìH dal punto di vista delle diverse cor- 
renti d'idee; risulta che esse si trovavano rappresentate in 
entrambe, * quantunque in Senato il numero dei catto- 
lico-liberali fosse naturalmente maggiore, e specialmente 
fossero più pronunziate le tinte clericali; ma liberi pen- 
satori ce n' erano anche là, ' e non vi si mancò di par- 



* I nomi principali dei deputati cattolico-liberali e quelli dei semi- 
clericali, li abbiamo citati aopra, pag. 87, n. 2 e a pag. 91, n. 2; no- 
tiamo ora alcuni dei principali acattolici: Billia Antonio, Civinini, 
Morelli Salvatore, Abignente, Crispì, Mancini, Bargoni, Goenoai, 
Bonghi, Macchi, Minghetti, ecc.; alcuni di loro usavano un linguaggio 
riservato; cosi per es. Deputati^ 24 genn. 1871, pag. 373, eoi. l\ Min- 
ghetti: Protesta che i liberi pensatori della Camera non sono molti, 
e che egli non è di questo numero; ma parla di un « sentimento 
religioso neUa vita dell'uomo e in quella dei popoli » in genere: lo 
stesso linfzruaggio tiene nelle sue opere, p. es. nello Stato e Chiesa. 

* P. es. Amari Michele, Mamiani, ecc. 



§ 4] REDAZIONE 105 

lare abbastanza aspramente contro il papato e la ge- 
rarchia cattolica. * 



Chi abbia redatto il Progetto Ministeriale, noi non lo 
i^appìamo ufficialmente, né io privatamente; ma, riguardo 
alla storia esterna della redazione della Legge delle 
guarentigie, a noi interessa maggiormente conoscerla 
nella parte relativa al progetto della Giunta della Ca- 
mera dei Deputati, sia perchè questo servì di base alia 
discussione, sia perchè nel seno della Giunta potevano 
manifestarsi più liberamente le diverse e opposte opi- 
nioni. Infatti il Ministero non mostrò di essere discorde 
rispetto alla Legge delle guarentigie; dunque la storia 
della redazione del suo progetto potrebbe avere impor- 
tanza più tosto rispetto alla forma che alla sostanza, 
a meno che ci fosse dato conoscere la storia intima della 
redazione, i processi verbali delle discussioni in seno al 
Consiglio dei Ministri, e non soltanto T ultimo risultato 
delle medesime ossia il progetto stesso. 

Nel seno della Giunta, invece, si trovarono realmente 
rappresentate opinioni opposte. I membri che presero 
parte più attiva alla redazione e alla discussione, fu- 
rono due, il Bonghi relatore, di Destra, e il Mancini, 



' Eaempi, Senato, dimawione della Legge delle gaarentigie, 
20 aprile 1871, pag. 461-62, Siotto-Pintor: il magistrato può 
mantenere il beneficio al eacerdote sospeso ea informata eonscientia ; 
— 27 apr., pag. 531, col. 1*: La legge delle guarentigie ò una 
legge d*ipoorÌ8Ìa, o di meni termini, o di equivoci; — 21 apr. Ro* 
becchi; ^ 90 apr., pag. 561, col. 3% Music: Conciliazione tra 
r Italia e il Papato è impossibile. 






106 - REDAZIONE [§4 

di Sinistra. Fra gli altri vanno specialmente notati il 
Borgatti, per la parte molto importante che egli aveva 
avuto precedentemente negli affari e nelle negoziazioni 
politico- ecclesiastiche, e anche il Torrigiani come quegli 
che, dopo il Bonghi, prese più di frequente la parola 
nella Camera per sostenere le idee della Commissione. Il 
Mancini non assistette a tutte le sedute di questa; ad 
un certo punto egli credette conveniente di ritirarsi, noi 
non siamo in grado di giudicare se a torto o a ra- 
gione; certo si è che le sue idee erano molto divergenti 
da quelle degli altri membri della Giunta, e che egli 
venne in urto coi medesimi. Non avendo potuto farle 
accettare dalla Commissione, le ripresentò poi alla Ca- 
mera. 

Assentatosi il Mancini, gli altri membri della Giunta 
si trovavano di accordo, almeno per quanto risulta dagli 
Atti Ufficiali della Camera. Dalle asserzioni del Man- 
cini, non contraddette dal Bonghi, risulta che la re- 
dazione del progetto della Commissione è dovuta quasi 
tutta a questo, relatore, specie il II Titolo, che il giu- 
reconsulto napoletano giudica acerbamente, * e che poi 



* Deputati^ 28 genn., pag. 412, col. 2% Mancini: Dichiara che 
n«ll6 sedate della Giunta [ossia Commissione], alle quali egli prese 
parte, non si trattò mai del II titolo del progetto salie goarea- 
tigie, che dunque il medesimo o fu trattato soltanto nelle ultime 
sedute alle quali egli non assistette, o fa compilato interameate 
dal solo Bonghi. « Ora, io son certo di esprimere un giudizio che 
avran meco comune tutte le persone competenti a g:iudicare in 
questa materia, qualificando questa parte [il II tit] del disegno di 
legge sommamente difettosa, senza principii, incompleta e mancante 
di punti esseniiali, e dello stesso linguaggio legislativo. > 



[§4 DISCUSSIONE 107 

subì, diversamente dal I, una redazione quasi del tutto 
nuova quando fu discusso nella Camera. 

Delle differenze essenziali tra il Progetto della Giunta 
e quello del Ministero, ne parlammo sopra; qui noi ab- 
biamo voluto accennare soltanto la storia esterna della 
redazione. 

La discussione fu ampia; > la condizione esplicita, di 
dover trasportare la capitale dentro un tempo deter- 
minato, * e tacita, di non doverla trasferire prima della 
pubblicazione della Legge delle guarentigie, ^ non impedi 



* DÌ8caB8Ìone generale, Deputati^ 23-28,30-31 genn. 1871, 1-2 febb.; 
discassione degli articoli, 2-14 febbrùo, 9-18 mario. 

* Termine estremo, fine del giugno 1871, art 2 del progetto ap- 
provato dal Senato il 30 die. 1870. 

^ Nella discassione della Legge sai trasporto della Capitale (De- 
putati^ 23 die 1870) il Crispi ed altri deputati protestarono contro 
le intenzioni manifestate dall' Ufficio Centrale del Senato ISenato, 

30 die. 1870, pag. 101, col. 2^, Progetto dell'Ufficio Centrale, art 2: 
« La sede del Governo vi sarà stabib'ta (in Roma) dopo che s^rà 
diventata obbligatoria la legge riòerbata con Tarticolo 2 della Legge 

31 dicembre 1870, N. 6165; e non più tardi del 30 giagno. >], di 
mettere come condizione del trasferimento la previa pubblicazione 
deUa legge delle guarentigie: ma il Ministro rispose, che questa 
intenzione non era stata ancora manifestata ufficialmente in Senato, 
che quindi ancora non si poteva parlare di violazione della libertà 
di discutere ampiamente, e che dentro più di 6 mesi si sarebbe 
avuto tutto Tagio di discutere. L'emendamento deir ufficio centrale 
del Senato fu poi respinto (SenatOt 30 die. 1870) ; ma fu approvato 
un ordine del giorno, accettato dal Ministero (Ibid., pag. 115, col. 3*), 
che confidava che la Legge delle guarentigie sarebbe stata pub- 
blicata prima del termine prefisso pel trasporto della capitale (ibid., 
pag. 126, col. 1" e 3""). 



108 DISCUSSIONE L§4 

che- la discussione fosse fatta co& tutta 1* ampiezza pos- 
sibile nella Camera dei Deputati, ma soltanto nel Se- 
nato. « Un certo disturbo ad una soluzione serena del pro- 
blema fu invece apportato dalle frequenti minaccie del 
Gabinetto di dimettersi. * I tre punti, sopra accennati, 
in cui nel I Titolo la Commissione differiva dal Mini- 
stero, puliti logicamente coordinati fra di loro, sembra 
che incontrassero il favore della maggioranza della 
Camera, e che questa li avrebbe decisi tutti nel senso 
della Giunta, cioè meno favorevole alla Santa Sede, se 
il Ministero non avesse posta la qulstione di Gabinetto. 
Allora cessava la qulstione di scienza e di politica eatera, 
e sottentrava quella di politica interna, la disciplina dei 
partiti; i membri della Giunta prescindevano dalle loro 
proposte, e si dichiaravano ognuno libero di votare a suo 
modo. Però, tolti quei tre punti, gravissimi ma non i 
più essenziali, la qulstione di Gabinetto non ebbe altri 
effetti disturbatori; e poi essa non era posta per motiTi 
estrinseci alla Legge come talvolta accade, ma intrinseci 
alla medesima, fondati nella politica estera. Sicché resta 
sempre vero il giudizio sopra esternato, che la Legge 
delle guarentigie è il risultato delle idee, giuste o false, 
ma ben riflesse, del partito dominante nel 1870-71. 
Nella Camera erano tutti penetrati della necessità di 



* Vedi p. et. Senato^ 2 maggio 1871, pag. 574, col. 1": TUfficio 
centrale ritira il suo emendamento ali* art 13 per non differir* 1a 
pubblicazione della Legge. 

« Vedi p, es. Deputati^ 11 febb. 1871, pag. 572, col. 1*; Unia, 
Presidente del Consiglio, fa una qulstione di Gabinetto dell'aggiaata 
delia Commissione alFart. 7. 



§ 41 DISCUSSIONE 109 

un dibattimento ampio; quindi la discussione generale 
non fu tenuta soltanto prima di quella degli articoli; 
sibbene venne permessa di nuovo al cominciare del II ti- 
tolo; giacché, sebbene quasi tutti gli oratori avessero, 
prima della discussione degli articoli, esposto le loro idee 
non soltanto sulle prerogative, ma anche sulle relazioni 
inteme tra Stato e Chiesa; pure, allorché si pervenne a 
questo Titolo, sentivano il bisogno o di svilupparle mag- 
giormente, o di adattarle secondo le guarentigie ora vo- 
tate od anche di rinfrescarle alla memoria dei colleghi, 
oltre che taluni si erano riservato di esporre le loro 
idee generali a proposito del II Titolo, al quale special- 
mente si limitavano. Pertanto, senza dichiarare esplici- 
tamente riaperta la discussione generale, il Presidente 
della Camera e i deputati ritennero come ben inteso, che 
gli oratori, a proposito del 1*^ articolo del II Titolo, 
avessero facoltà di rientrare nella quistione generale, ma 
limitandola ora ai rapporti interni tra lo Stato e la 
Chiesa senza parlare più delle guarentigie di già vo- 
tate. • Dunque, posto che le concessioni del II Titolo siano 
quelle politicamente meno giustificabili, non può dirsi 
neppur per esse che non siano il frutto d' idee ben ma- 
turate, quantunque in gran parte false. 



Vedi la tornata del 9 marzo 1871, Deputati, 



ESPOSIZIONE 



1. GUARENTIGIE. - a) MEZZI 

§5 
Sovranità 

11 concetto del Ministero e della Giunta nell'accordare 
il carattere di sovranità al Papa, era che essa fosse 
necessaria, quantunque da considerarsi sempre come 
una concessione dello Stato, * pel libero esercizio delle 



^ Questa idea non era forte chiara sin da principio, stante il 
concetto ministeriale dell* internazionalità. La Sinistra moTeya Tac- 
•cusa, che si volesse considerare il Papa come conservante una parte 
dell* antica sovranità. Deputati^ 28 genn. 1871, pag. 412, col. 1% 
Mancini: « .... della censura principale da me fatta al sistema della 
Commissione, quella di esser stato il Pontefice dalla medesima con- 
siderato tutton», sotto certo aspetto, nell* anteriore sua qualità di 
sovrano, e come se conservasse tuttora una parte dell* antica so- 
vranità. > E riferisce i passi. Il Tiepolo, Leggi eoclesiastiche an^- 
notate (Raccolta delle leggi speciali, Serie 2^ voi. unico), Torino, 
Unione tipograflco-editrice 1878, pag. 22-23, riferendosi alla Com- 



112 SOVRANITÀ • [§5 

funzioni religiose, e specialmente per poter tenere e man- 
dare Inviati diplomatici, • Quindi non potevano accogliere 
il mezzo termine proposto dalla Sinistra, di accordare 
la sovranità al solo Pio IX; » giacché il fondamento 
principale della medesima non era punto quello di un 
semplice riguardo verso la persona del vecchio sovrano 
spodestato. 
Il Bonghi sottilizzava per dimostrare che la sovranità 



missione parlamenterò aaserisoe, che secondo la redazione defini- 
tiva, secondo la Legge presente, T inviolabilità non ò creata; ma 
conservata erroneamente. 

• Deputati, 2 febb. 1871, pag. 453, coL 1*, Lanza, Presidente del 
Consìglio: « Credete voi che il Pontefice, presso il qaale sono ac- 
creditati i rappresentanti delle estere potenze, il quale di quando in 
quando tratta di affari che riguardano la Chiesa, coi potentati esteri, 
possa essere considerato come un semplice cittadino? » — ibid- 
3 febb. pag. 468, col. l*", Borgatti: « In altri termini: finché vi 
hanno in Europa degli Stati che mantengono colla Santa Sede le 
relazioni intemazionali derivanti dair antico diritto pubblico eccle- 
siastico, o da consuetudini o concordati, noi potremo bensì regolare 
i nostri rapporti interni colla Chiesa sotta la sola norma del diritto 
comune, ma dovremo ad un tempo garantire al Sommo Pontefice 
alla Santa Sede la posizione giuridica che essa ha attualmente 
verso altri Stati. — E di qui la ragione diversa delle due parti 
della presente legge : la prima resa necessaria per rispetto al diritta 
pubblico altrui; l'altra richiesta dal diritto pubblico nostro. » 

> Concetto perdurato anche dopo la votazione della Legge delle 
guarentigie. Deputati^ 7 maggio 1875, pag. 3011, ooL Z^ (Discus- 
sioni), Taiami: « E questo [cioè il riguardo che ardevo al ponte- 
fice vecchio ed ex-re] è appunto il motivo principale, perchè ritengo 
che questa legge [delle guarentigie; intende parlare specialmente 
del I Titolo; vedi pag. 3010, coL 2^] di galateo pditico deUltelia 
debba restare intatta sino a nuove cii^ostanze. > 



con< 



SOVRANITÀ 113 



ncessa al Papa non fosse poi del tutto contradittoria 
coi principii del diritto pubblico moderno, e che per lo 
meno avesse dei precedenti storici: e ricorreva ioge- 
gnosamente all'esempio della mediatizzazione del principi 
Tedeschi fatta nel 1815; * come altri analogamente, (esa- 
mineremo la quistione più sotto), adducevano l'esempio 
deir inviolabilità dei deputati e dei senatori per provare 
che quella del papa non fosse una prerogativa sovrana. 
Ma nel diritto puro la giustificazione non era facile, 
mentre invece era ben fondata nel campo politico. 

Si sottilizzava anche por rappresentarsi praticamente 
la natura della sovranità del papa, e lo si paragonava 



* Deputati, 31 genn. 1871, pag. 430, coL 2-3'', Bonghi: « Sono 
due generi di privil^i affatto diatintì. I privilegi che hanno lo 
B^opo di rendere poaaibile Teaercizio di diritti che altrimenti non 
ai aarebbe in grado dì esercitare, sono affatto distinti dai privilegi 
contro i quali avete accamolato a ragione tant'odio, e che su quelli 
i quali si conferivano ad alcune classi di cittadini perchè eserci- 
tassero in una maniera diversa e con sanzioni diverse diritti che 
tutte quante le altre classi esercitano pure in certa misura [sic. 
= ?]. È vei'o che per quest* ultimo ordino di privilegi noi Latini 
vogliamo anche avere una grande ripugnanza.... Certo se nel 1815 
una Confederazione fosse stata fatta in Italia, come fu fatta in Qer- 
mania, glltaliani avrebbero balzato dall'on^ore quando si fosse loro 
parlato della mediatizzazione d*alcuni dei loro principi, pure i Te- 
deschi l'hanno fatto.... A questi principi tedeschi, che non dovevano 
più esercitare potestà sopra un territorio tedesco qualsiasi, si davano 
in compenso dei diritti, dei privilegi, i quali abbracciavano non solo 
la restrizione delle leggi penali dello Stato rispetto a loro, ma 
Tesenzione dalle stesse leggi civili; si dava loro un foro privilegiato, 
ai davano loro diritti di successioni speciali, si dava loro facoltà di 
non essere giudicati che dai loro pari, si dava loro diritto ad alcune 
onorificenze, ad alcuni titoli. ..» 

P. Scaduto — Guarentigie PontiJIeie S 



114 SOVRANITÀ [^ 

ad un sovrano ospite. Ma la Relazione Mamiani deiruP 
fìcio Centrale del Senato, osservava giustamente, che 
« non fu mai letto in veruna Storia che un Principe 
regalmente ospitato nella sua patria pigli licenza di pro- 
mulgare mandamenti e decreti, avversi non rade volte 
o nella lettera o nello spirito a parecchie sue leggi ed 
istituzioni. » * 

Ma, lasciando da parte la natura della sovranità poD- 
tificia, e le contradizioni che derivano da questa finzione 
giuridica, analizziamone più tosto gli attributi. 



1. Inviolabilità 

La sovranità viene esplicitamente riconosciuta o con- 
cessa neir articolo 3; ma si trova già implicitamente nel 
principio della Legge, nell'articolo primo. Questo infatti 
dichiara, che la persona del Papa è sacra ed inviolabile, 
11 quale ultimo attributo non è proprio che della persona 
regia; ed invero entrambi " si trovano pel Re nella nostra 
Costituzione ed in altre. 



* Senaio, aotto il giorao 22 aprile 1871. pag. 487, coL 3*. 

^ Quanto alla dichiarazione dr sacrci^ è una semplice frase tradi- 
zionale e di riTerenza, non porta sanzione penalo; efr. Codice Ci- 
vile, art 220. — Il Bonghi, nella Relazione {Deputati^ sotto il 
giorno 21 genn. 1871, pag. 341-42) spiega cosi la presenza di que- 
sto epiteto: « La parola sacra non aggiunge nessuna speciale naova 
determinazione a quella Òl' inviolabile. Nata da una oonsaetadifie 
religiosa e da una cerimonia ecclesiastica smessa oramai, è entrata 
nella formola della più parte delle costituzioni, quantunque manchi 
in talune, come nella prussiana; e se levata parrebbe variarla o atte- 
nuarla, lasciarla non ne muta il significato e il valore giuridico » 



§ 5] SOVRANITÀ 115 

Mentre le prerogative di libertà d'anione riguardano 
il Papa soltanto neir esercizio delle funzioni spirituali 
(siccome appresso vedremo), Tinviolabilità, invece, ri- 
flette per così dire tutta la persona: egli è inviolabile 
non solo se infrange le leggi penali dello Stato nell'eser- 
cizio delle sue funzioni spirituali, naa anche se le infrange 
per reati comuni o (cosa meno inverisimile) per reati 
politici, per esempio mettendosi a capo di una solleva- 
zione per restaurare il potere temporale. Gli stessi giu- 
risdizionalisti». dopo che la Legge fu votata, si sono difesi 
dall'interpretazione contraria loro attribuita. * Si soste- 
neva che per la completa indipendenza spirituale del 
Papa fosse necessaria l'immunità dell'azione penale an- 
che per gli atti non spirituali, ' e che del resto non po- 



* Deputati^ 4 maggio 1875, pag. 2898, col. 1* (Discussioni), Vi- 
gliant: « Egli [il Maocini] diceva [durante questa discassione del 
1875]: sta bene che eia garantito ed inviolabile il capo della reli- 
gione; questo è lo scopo della legge; ma ciò non ha che fare col- 
r ordine politico; la stessa guarentigia ed inviolabilità non è stata 
concessa al sovrano.... -* Mancini ed altri: No, noi — Vigliani: 
Sento con piacere che non sia questo il suo ooncetto » 

> Deputati, 3 febb. 1871, pag. 470, eoi. 3% Rattazzi: « A che, in- 
vero, potrebbe giovare T inviolabilità circoscritta agli atti del mini- 
stero spirituale se pur tuttavìa il Pontefiee potesse per altri ihtti e 
per altre cagioni o pretesti, essere .esposto airinquìsizione penale, e 
non venisse cosi interamente sottratto alla giurìsdiiione degli agenti 
del governo? Non si troverebbe forse in questo caso pur sempre sog- 
getto a quella pressione che gli toglie la piena indipendenza e che 
può rendergli meno libero Tesercizio della sua missione spirituale? 
Egli è appunto per questa considerazione, egli è perchè Temenda- 
mento proposto dair onorevole Crispi.... > — La seguente ragione del 
Bonghi non è molto solida, ibid. pag. 472, col. 2^ « L'onorevole 



t 



116 SOVRANITÀ r§r> 

tesse riuscire pericolosa per la sicurezza dello Stato (su 
di che parleremo appresso) poiché la Legge non avrebbe 
risparmiato gli esecutori degli ordini pontifici. ' 

L'inviolabilità accordata al Papa è dunque una vera 
prerogativa sovrana. Il paragone con quella dei deputati 
e dei senatori, " non j:egge; perchè quest' ultima non è 
assoluta, ma temporanea; e temporanea non nel senso 
che siano irresponsabili pei reati commessi dentro un 
dato tempo, ma che non si può procedere contro loro 
o punirli senza il consenso della Camera dei Deputati o 
del Senato. * 



Crispi, di fatti, propone che ai deliberi: ««Il Sommo Pontefice nel- 
Feserciiio delle sue fanzioni spirituali, e per atti concernenti Teser- 
cizio delle medesime è immane dail*azione penale.... > > Non farebbe 
onta al Parlaménto italiano Taver solo immaginato possibile che 
questa tirannia fosse stata in Italia e che si deve premunire il sa- 
cerdozio in avvenire? » 

* Deputati, 3 febb. 1871, pag. 472, col. l*", Rattazzi: « Il Pon- 
tefice potrebbe tentare d'essere funesto alla libertà ed anche alla 
sicurezza dello Stato, valendosi della sua influenza e del suo potere 
spirituale sopra i fedeli che sono anche essi cittadini; ma in questo 
caso, se non ne risponde il Pontefice, ne risponderebbero ben coloro 
che se ne facessero istrumento, e, da questo lato, qualunque ecce- 
zione voi vogliate concedere al Pontefice sottraendolo air azione 
penale, vi saranno sempre i complici ed agenti che ne dovranno 
rispondere dinanzi ai tribunali.. Non è quindi a temersi che questa 
inviolabilità, personalmente conceduta al Pontefice, possa mai tor- 
nare a pregiudizio dello Stato. » 

* Deputati, 24 genn. 1871, pag. 372, col. 2^, Minohetti sopra 
riferito, a pag. 101, n. 1. 

3 Deputati, 1 febb. 1871, ipag, 442, col. 2*, Macchi: « lo Statuto 
non accorda alcuna sorte di impunità ai signori deputati. Solo ha 
'Voluto provvedere al caso in cui il potere esecutivo, valendosi dei 



S 5] SOVRANITÀ 117 

Nella Camera prevaleva il concetto, che le guarentigie, 
prescindendo dalla lealtà nel mantenere la politica tra- 
dizionale del Governo, fossero necessarie anzi tutto per 
rassicurare le Potenze: parecchi osservarono, come ve- 
demmo, che le troppe libertà di ordine interno, concesse 
alla Chiesa nel II Titolo, sarebbero più tosto riuscite 
sgradite alle Potenze; ma ben pochi accennarono al con- 
cetto, che qualcuna delle stesse guarentigie sarebbe po- 
tuta riuscire sgradita e dannosa alle medesime. Questo 
fatto è risultato dall'esperienza posteriore: a proposito 
delle famose leggi di maggio tedesche intorno alla Chiesa 
cattolica, la Santa Sede si espresse in termini abbastanza 
provocanti, dichiarando che i fedeli non fossero in co- 
scienza tenuti ad ubbidirle, sciogliendoli cosi in certo 
qual modo dal giuramento. Nelle nostre Camere e dagli 
scrittori nostri. e forestieri si era già osservato, anche 
prima della discussione della Legge delle guarentigie, 
che r abolizione del potere, temporale avrebbe reso il 
Papa realmente più libero di prima nell'esercizio delle 
funzioni spirituali, in quanto avrebbe tolto alle Potenze 
il mezzo di far pressione sopra di lui minacciandone lo 



tanti mexzi che sono a soa disposizione, se ne servisse per liberarsi 
ilella parola e del voto di un deputato, nel momento in cui quella 
parola o quel voto potessero essere pericolosi. Tanfo vero che, 
quando il reato e sicuro, il deputato va soggetto immediatamente 
alla giustizia, come lo 'Statuto prescrive, pel caso di flagrafìte de- 
litto. Ed anche senza tale flagranza il deputato può essere tradotto 
davanti ai tribunali appena sia cessato il suo ufficio di legislatore, 
o quando la maggioranza della Camera abbia riconosciuto che il 
potere esecutivo è estraneo ali* accusa. — Insomma, privilegi ed 
immunità assoluta non ce ne devono essere neanche per il Papa. » 



118 SOVRANITÀ [§5 

Stato. * Ma non si em forse ben messa in rilievo tutta 
r importanza di questo fatto, ' considerandolo dal punto 
di vista concreto della posizione in cui si sarebbe venuta 
a trovare il Papa colla Legge delle guarentigie. Egli 
abita nel territorio italiano, ed è dichiarato inviolabile 
dal nostro Governo. Quindi ima Potenza estera non sola 
non può minacciarlo nel potere temporale che più non 
possiede, non solo non può farsi ragione o fare pressione 
indirettamente, sibbene non lo può neppure direttamente 
contro la persona, giacché questa si trova dichiarata 
inviolabile da un altro Governo dentro il cui territoria 
risiede: non può dunque né procedere direttamente contro 
di lui, né chiedere al nostro Governo che lo punisca esso. 
Cosi le Potenze estere non sono in grado di difendersi e pu- 



* n Cavour aembra non siasi accorto di questo fatto. Deputati, 
25 mano 1861, pag. 136, col. 1*: « Ma, o signori, possiamo noìt 
può alcuno affermare con buona fede che il potere temporale del 
Pontefice, quaF ò ora costituito, conferisca alla sua indipendeosa?... 
perciò [cioè, perchè allora i Governi, essendo fondati sai principio 
del diritto divino e non sulla volontà popolare, erano mano deboli 
anche quando contrari a questa] io non esito a riconoscere che sino 
al 1789 il potere temporale fu pel Pontefice una garanzia d* indi- 
pendenza. » — Senat9y 21 aprila 1871, pag. 471, coL 3*, Rosicchi : 
DiDKWtra che la Santa Sede può fonzionara più liberamMite senta 
il potere temporale che col medesimo, in quanto che per salvare 
quello si era acconciata a sabine pressioni nello spiritoale. 

* Deputati^ 7 maggio 1875, pag. 3010, col. 1% Taiani: « perchè 
siamo noi che abbiamo annesso questo piccolo territorio già pon- 
tificio, perchè siamo noi che abbiamo sottratto questo pegno sicaro, 
questa sicora garanzia, non del Papato verso gli Stati, come una 
volta si credeva, ma degli Stati verso il Papato, come oggi si co- 
mincia a credere » 



§ 5] SOVRANITÀ 119 

nire il provocatore del loro ordine pubblico, un eccita- 
tore alla rivolta, senza venire in rottura coir Italia. Che 
questa creasse tale posizione, grave per sé e per le Po- 
tenze, col dichiarare Finviolabilità del Papa, forse, come 
dicemmo, non fu ben messo in rilievo prima che l'espe- 
rienza della Prussia venisse a mostrarlo. * Ma, quando 



> M. MiNGHETTi, Stato e Chiesa, Milano, Hoepll, 1878 (l'^ ediz.), 
pag. 207: « La libertà della Chiesa, ai disia lPreus8isc?ie lahrbùcJier 
1873, e passim], comunque essa sia praticata in uno Stato, non dee 
però violare le regole riconosciute del diritto delle genti. Ora una 
di codeste regole fondamentali ò la seguente: quando in uno Stato 
è commesso un atto ingiusto e criminoso contro un altro Stato, 
Toffeso dee poter troYare ehi ne abbia la responsabilità. Ed ecco il 
caso. Il Papa con un*enciclica eccita a ribellione sudditi tedeschi verso 
il legittimo Ipr sovrano. Se il Papa fosse sovrano anch'esso di un 
territorio, la Germania potrebbe far la guerra al Papa; se fosse 
suddito del Re d'Italia, la Germania potrebbe esigere che codesto 
suddito fosse punito secondo le leggi del paese » — Deputati^ 1 
maggio 1875, pag. 3030, col. 2*, Pbtruccelli; « La Germania, o 
signori, non domanda ingerirsi nei fatti vostri. Domanda che voi 
non V* ingeriate nei fatti suoi. Non vi obbliga a rispondere pel Papa. 
Ma vi dice: poiché spontaneamente mettete ostacolo a che il Papa 
rìspouda degli atti suoi direttamente, rispondete per lui. » — Ibid. 
8 maggio, pag. 3080, col. 2^, Minghbtti Presidente del Consiglio: 
« L'onorevole Miceli mi ha chiesto se la Germania avesse diretta 
alcuna nota all'Italia relativamente alla questione delle relazioni 
deUa Chiesa collo Stato, e quale ne fosse stata la risposta. — Ho 
il piacere di assicurarlo che nessuna nota è stata mai fatta dalla 
Germania su questo proposito, e per conseguenza non è occorsa al- 
cuna risposta. — n timore poi che ha mostrato più esplicitamente 
l'onorevole Miceli, fa che la politica nostra abbia perturbato le 
buone relazioni esistenti tra lltalia e la Germania. Io posso assi- 
curarlo che le relazioni tra il nostro paese e l'Impero Germanico 
non sono mai state migliori di quello che lo siano al presente. » 



120 



SOVRANITÀ 



[§5 



i 

r 

ti' 



anche si fosse prevista, non sarebbe stato facile di sfug- 
girvi: giacché, prescindendo dalla niecessità politica delle 
guarentigie, prescindendo dalla quistione italiana, posto 
che noi non avessimo dichiarato il Papa sovrano ed invio- 
labile, quale avrebbe potuto essere la condotta della 
Prussia rispetto al medesimo? Avrebbe essa avuto il co- 
raggio, — non dico davanti al Governo italiano, prescin- 
diamo da questo problema — , ma davanti ai suoi sud- 
diti cattolici, ai deputati ultramontani delle sue Camere, 
di chiedere la punizione del Papa, come di un pertur- 
batore qualunque, come per un reato comune, come 
contro un semplice vescovo? Noi non sappiamo rispondere; 
ricordiamo semplicemente che oggi non solo è passato 
il tempo delle violenze fatte ai prìncipii religiosi, ma, 
quel eh' è più notevole, colle idee esagerate ed erronee 
di separazione e d* incompetenza, che trovano molti se- 
guaci anche fuori d'Italia, difficilmente si sarebbe tolle- 
rata una punizione personale inflitta al Papa. Le Potenze 
hanno logicamente il diritto di dire, che esse non sono 
tenute a considerare come assolutamente inviolabile la 
persona di un cittadino italiano; ma, quand'anche questa 
inviolabilità del papa non fosse stata dichiarata del no- 
stro Governo, esse difficilmente si sarebbero indotte a 
violarla. ' 



* Il MiNGHiTTi, Stato e Chiesa, cit. pag. 207-208, adduce dae 
obbiezioni contro le possibili domande delle Potente, delle quali ci 
sembra più importante la seconda: « Vi sono degli Stati cosi pic- 
coli senza porti di mare p rinchiusi nel territorio di Stati mag- 
giori, ove non si possono portare le armi. E vi sono dei delitti, 
specialmente politici, pei quali non è lecito chiedere 1* estradizione; 
ne si può invocare un giudizio penale da uno Stato straniero. > 



§ 5] SOVRANITÀ 121 

Tuttavia la dichiarazione esplicita dell' inviolabilità 
ha la sua importanza di fatto, quando si considera dal 
punto di vista non tanto delle Potenze, quanto del Papa 
stèsso. Questi cioè, — quando non fosse pienamente sicura) 
della sua inviolabilità, e vedesse la maggioranza delle 
Potenze concordi nel reprimere le provocazioni anche 
,sen-endosi del diritto comune — , sarebbe più moderato 
nelle sue espressioni; sebbene, d'altra parte, potrebbe 
anzi provocare appositamente allo scopo di darsi Tarla 
di un martire col farsi punire. Noi rinunziamo ad inol- 
trarci nel labirinto delle possibilità. * 



2. Sanzioni penali speciali 

Nella discussione gli oppositori dicevano, che, — pre- 
scindendo dal fatto che si veniva a concedere più di 
quanto i pontefici stessi avevano stabilito in proprio fa- 
vore, ' — dichiarando sacra ed inviolabile la persona 
del papa, si venisse ad identificarla con quella del re, 



* Nella discaBsione di politica ecclesiastica del 1875, il Petruccblli 
osservò (Deputati, 1 maggio 1875, pag. 3035, col. P), cke, quando 
il Papa non fosse inviolabile, i cardinali ne eleggerebbero uno meno 
provocante: ciò è possibile, ma non sicaro. 

> Deputati^ 15 febb. 1871, pag. 608, col. 1% Mancini: « Io ho 
veduto con dolore, lo confesso, che nel regolamento penale romano, 
nel regolamento di Gregorio XVI, Tarticolo 83 limitava la pena 
estrema al solo attentato alla vita del Sovrano Pontefice; voi can- 
cellando qaesto articolo* avete allargato T estremo sapplizio a qaa- 
lanqae attentato alla persona xUl Pontefice^ evidentemente aggra- 
vando e peggiorando la legislazione preesistente. » 



122 SOVRANITÀ [§5 

e cosi si creassero due Principi nello Stato: ragione alla 
quale dava appoggio T articolo 2 del progetto primitiva 
della Commissione, che, senz'altro, puniva VattentatOr 
le ingiurie, ecc. contro la persona del papa al pari che 
quelle contro la persona del re. Ma questa parificazione 
completa tra le sanzioni penali speciali in favore del Re 
e del Papa nella redazione definitiva della Legge non 
esiste più; il secondo è riconosciuto si come sovrano, 
ma le sue sanzioni penali non sono identificate a quelle 
in favore del primo; questa distinzione è dovuta all'op- 
posizione, * alla discussioue. Ma, anche secondo i\ Pro- 
getto primitivo della Giunta, anche coli' identità delle 
sanzioni penali speciali, non veniva davvero a crearsi 
una sovranità principesca in Italia. Ed invero il Re non 
ha soltanto delle prerogative come il Papa, sibbene 
eziandio dei poteri nello Stato, che al Papa non vengono 
punto concessi, e che non gli venivano riconosciuti ne 
nel Progetto della Giunta né in quello del Ministero. 

I più avanzati della Sinistra volevano ricusare le san- 
zioni penali speciali in favore del Papa. Essi argomen- 
tavano cosi: Perchè la legge gli coucede la sovranità? 
Per garentirne la libertà nell'esercizio delle sue funzioni 
spirituali. Qual è, invece, il fondamento della punizione 
eccezionale dell'attentato, offesa, ingiuria, ecc. commessi 



* Deputati, 4 febb. 1871, pag. 499, coL 2% Mancini : « io accon- 
sentivo aU^MÌmilaùone uoicameate di alcane pene, e solo per 
pochi e determinati reati, qoali erano Vattentato alla vita e pertofui 
del pontefice per etrcoadare di ogni piCi efficace garantia la di lai 
personale sicurezza, la provocazione a questo medesimo atteatato, 
e finalmente la pubblica offesa od attacco deliberato e diretto contro 
la persona medesima del Pontefice » 



§ 5] SOVRANITÀ 123 

contro la persona del Re? Non quello di garantire la di 
lui libertà neir esercizio delle sue funzioni politiche, ma 
r altro d'impedire disordini pubblici. * Ma potrebbe re- 
plicarsi, quantunque i sostenitori del disegno di legge 
forse non Tabbiano fatto, che anche l'attentato ecc. contro 
la persona del Pontefice turberebbe la tranquillità della 
nazione, anzi forse maggiormente; perciò, sebbene l'og- 
getto precipuo della concessione della sovranità al Papa 
sia di guarentirne la libertà nell' esercizio delle sue fun- 
zioni, pure convenga includere fra gli attributi di essa 
sovranità anche quello di sanzioni penali eccezionali, al 
pari che pel Re, se non più gravi. — Ma allora, limitando 
la questione all'attentato, si domanda, e l'opposizione io 
chiese realmente, chi è in Italia o fuori d'Italia, che 
oggi abbia interesse a commeAere un attentato contro la 
persona del Papa? ' Dunque questa penalità eccezionale 
è inutile. — Siffatto ragionamento porterebbe alla sop- 
pressione della penalità eccezionale: se è inutile, perchè 
il reato non può verosimilmente accadere, sopprimetela. 
Ma allora potrebbe obbiettarsi: Se voi credete che il 
caso' non si verificherà, perchè vi affaticate tanto a voler 
soppressa la penalità? Si potrebbe rispondere, per non 
creare degli articoli inutili, oltre che per non concedere, 
neppure semplicemente in parole, un altro degli attributi 
sovrani al Papa. Contro la replica — ma perchè, non 



> Deputati^ 6 fabb. pag. 513, col. 2^, Db Witt: « Ora in baona 
fede potete voi ammettere che sia un reato contro la sicnrezxa 
interna dello Slato T attentato alla persona del Pontefice? > 

' Ibid. pag. 512, col 2% Da Witt: « Credete voi sul serio che 
in Italia si voglia attentare alla persona del Pontefice? » 



124 SOVRANITÀ [§5 

potendo conseguire la soppressione totale, volete almeno 
la dimiDUzione della pena pur conservandola eccezio- 
nale? — potrebbe addursi una delle ragioni sopra op- 
poste, cioè di non voler in un punto di più parificare il 
Papa al Re neppure ipoteticamente. 

Ma, prescindendo da questa controversia logica, che 
in parte fu dibattuta realmente nella Camera, il fatto 
sta, che un attentato ecc. contro la persona del ponte- 
fice turberebbe la tranquillità della nazione al pari o 
più che l'attentato contro la persona del Re, anzi non 
della nazione soltanto, ma di tutto il mondo cattolico; 
che quindi una penalità speciale per questo caso, seb- 
bene non abbia propriamente che fare col lìbero eserr 
cizio delle funzioni spirituali (oggetto precipuo della 
L^gge), è sempre una guarentigia, per quanto inutile. 
Quindi il problema o non avrebbe dovuto porsi, o, una 
volta postolo, si doveva risolvere nel senso della penalità 
eccezionale, prescindendo dalla quistione se questa debba 
essere eguale a quella del Re. Io credo anzi che do- 
vrebbe essere più tosto maggiore, perchè maggiore sa- 
rebbe il turbamento della tranquillità pubblica. 

Ma la quistione della penalità eccezionale per il Papa 
presenta un altro aspetto oltre quello della tranquillità 
pubblica, cioè quello della libertà di discussUrnCy il quale 
esiste in proporzioni che possono dirsi minime pel Re. 
Quindi occorre distinguere tra i vari atti commessi contro 
il Papa, ì quali sono soggetti ad una penalità speciale, 
tra quelli veramente capaci di turbare Ij tranquillità 
pubblica, e quelli che non lo sono, o meglio tra quelli che 
lo sono più e quelli che lo sono meno. Bisogna dunque 



§5] • SOVRANITÀ 125 

distinguere fra Tattentato e le violenze dirette contro 
la persona fisica, e le ingiurie e simili scritte soltanto. 
I primi non hanno punto che fare colla libertà di co- 
scienza e di discussione; le seconde, invece, la riguar- 
dano molto direttamente. 

Questa distinzione si trova nella Legge, sebbene non 
del tutto nettamente; non esisteva nel progetto. del Mi- 
nistero e della Giunta; essa, come iu generale la più 
chiara distinzione tra la sovranità regia e la pontificia, 
è dovuta agli oppositori. Qui era proprio il caso di do- 
mandare, perchè riguardo alle ingiurìe si dovesse creare 
una situazione privilegiata pel Papa, e se si potesse crearla 
senza ledere la libertà degli altri culti e della discus- 
sione in genere. Di più, oltre a questo punto di vista 
generale, il problema si presentava sotto un aspetto spe- 
ciale. Il Governo regio è costituzionale, il Papato è una 
monarchia spirituale assoluta; quindi se voi equiparate 
le ingiurie contro il Papa a quelle contro il Re; rendete 
la discussione in materia religiosa assai meno libera 
che in materia politica. Infatti il re costituzionale ha i 
suoi ministri responsabili; quindi voi siete benissimo 
in grado di criticare gli atti del Governo senza incor- 
rere nel reato speciale d'ingiuria contro il sovrano, di 
lesa maestà. Mentre giudicando liberamente gli atti della 
Santa Sede, voi venite ftd ingiuriare il Papa stesso, che 
non ha ministri responsabili. * E la posizione della qui- 



* Deputati^ ZI genn., pag. 399, col. 1-2*, Abignentb. . — Ibid. 
4 febb., pag. 499, col. 1% Mancini: « poiché in questa materia non 
vi sono ministri e consiglieri che per lui rispondano, inevitabile 
sarebbe la coneegnenza deUa proposta incriminazione, di mutilare, 



126 SOVRANITÀ ' [§5 

stione è rimasta tale anche nella redazione definitiva 
della Legge: per quanto si sia sottilizzato nella discus- 
sione, questo problema non si è potuto risolvere, ne 
poteva sciogliersi essendo da per so stesso insolubile: il 
deputato Sineo si lamentava, che la Giunta non avesse 
saputo trovare una formola conveniente, ma egli non la 
suggeriva. * Una volta posto che lo Stato non intende 
intromettersi nella costituzione interna della Chiesa, sib- 
beno lasciarla tale qual è, e posto che essa è assoluta, 
deriva immancabilmente la conseguenza, che le ingiurie 
rivolte contro gli atti della Santa Sede sono dirette anche 
contro la persona del Papa, che quindi viene inceppata 
la discussione sui medesimL 

Come accennammo, si cercò di sottilizzare per isfuggire 
a questa conseguenza. Non saprei se il guardasigilli Raeli 
abbia inteso 4ìchiarare, che si trattasse più tosto delle 
offese ed ingiurie contro la vita privata del Papa, che 



ftopprimerd, od almeno inceppare la critica e discoBsiono degli atti, 
provvedimenti e dottrine religiose. > — Ibid., pag. 501, col. 3% Pi- 
«ANELLI, che più Botto riferiremo. 

i Deputati, 7 febb 1871, pag. 5t3, col. l"", Sineo: « ....' deplo- 
rando soltanto che la Commissione, con tatto il sottile accorgimento 
che distingue il suo relatore, non 8ia#iuscita a trovare una formola 
più netta, più precisa, che segni la linea di separazione tra Toffesa 
meditata, fatta coir animo d'ingiuriare la persona, e il diritto di 
xliscussione filosofica e religiosa, diritto che non sarebbe mai intero 
qualora non si potesse intendere esteso fino alla libertà della cen- 
sura, fino alla libertà della propaganda, fino alla libertà deirattacco 
e della difesa, come T avete assicurata alla Chiesa romana nelle sue 
encicliche e nelle sue scomuniche. » 



§ 5] SOVRANITÀ 127 

di quelle contro i suoi atti pubblici; < il deputato Grif- 
fini propose un* aggiunta in quest* ultimo senso. ' 

Ma è difficile distinguere tra gli atti pubblici e i pri* 
vati del Papa. ' Si domandò, e non a torto, che cosa avreb- 



» Deputati, 7 febb. 1871, psg. 528, col. 1% Raeli: « Vi prego 
di riflettere F enorme differenza che vi è tra T ingiurìa al privato, 
la qaale generalmente non può riguardare m noa un fatto che lo 
colpisce nella sua vita privata, dair offesa diretta specialmente contro 
il Pontefice, la quale va in tal caso a colpire i suoi atti ecclesia- 
etici, i principil e le materie religiose.... Ora, signori, una volta si 
tratta di offese le quali possono colpire gli atti da lui fatti nel- 
1* esercizio della sua autorità, non ci può essere per nuUa qaesto 
perìcolo di pubblicità, che si trova soltanto quando si tratta d* in- 
giurie verso i privati e per fatti che le parti offese avrebbero in- 
teresse di coprire col silenzio. » 

» Deputati, 6 febb. 1871, pag. 511, col. 3*, Qriffini: « che cosa 
esprimerebbe l*articolo 2 di questa legge, che cosa esprìmerebbe 11 
capoverso che ne verrebbe staccato [secondo aveva proposto la Com- 
missione, per porlo dove poi sembrasse più opportuno; ma poscia 
fu lasciato nello stesso ari 2] per venir posto altrove? Che ora è 
libera completamente la discussione, che però lo è in massima, ma 
non lo ò punto per gli atti religiosi che potrebbero partire dal 
Sommo Pontefice. » Pertanto egli propone questa aggiunta, pag. 512, 
col. 1^: « Oltre della discussione sulle materie religiose, è piena- 
mente libera quella sugli atti pubblici [civiU e politici] del Pon- 
tefice, » e che questa aggiunta non possa essere distaccata dal resto 
deir articolo. 

3 Deputati, 4 febb. 1871, pag. 501, col. 3^, Pis anelli: «Oltre a 
ciò, io credo che, senza perìcolo di offendere la libertà della di- 
flcuBsione, potete stabilire una sanzione penale per lo sprezzo contro 
la persona del prìncipe, poiché questa sanzione non v* impedisce di 
discutere gli atti della pubblica amministrazione, dei quali sono 
responsabili i ministri. Ma, come farete voi per distinguere quali 



128 SOVRANITÀ [§5 

bero dovuto dire, quali criteri avrebbero dovuto seguire 
i tribunali, quando si fosse presentato uno di quei casi, 
in cui il diritto canonico concede ai fedeli di disubbidire 
al Papa, e di rivoltarglisi, per esempio nel caso di eresia. * 
Avrebbero dovuto essi decidere quale sia il vero Papa 
in caso di scisma, e quali perciò debbano Qualificarsi 
come ingiurie dirette contro un sovrano, quelle dell'un par- 
tito quelle dell'altro? ' Si rispose che cosi si cercasse 
il pelo neiruovo, si andasse troppo pel sottile, si pre- 
vedessero casi che per ora non ci era alcun indizio che 
dovessero tornare a verificarsi, che questa sia una legge 
politica: tutto ciò è vero; ma non esclude che resti sempre 
difficile, e talvolta impossibile, distinguere le ingiurie 
dirette contro il Papa come sovrano spirituale, da quelle 
dirette contro lui come privato, e che la critica ingiù- 



parole feriscano la persona del Pontefice, e quali i suoi atti, mentre 
i saoi atti partono da lai, che non è circondato da ordinamenti che 
attirino sopra altre persone la responsabilità dei detti atti? » 

i Deputati, 7 febb. 1871, pag. 522, col. 3% Singo: « I fedeli laici 
hanno diritto, secondo la disciplina ecclesiastica, in molti casi, di 
resistere ai loro superiori ecclesiastici.... Dovrà un tribunale ecce- 
zionale interporsi tra il Pontefice ed i fedeli per sapere sino a che 
punto i fedeli esercitino un diritto che loro compete, oppure pos- 
sano considerarsi come ribelli al Sommo Pontefice? » 

' Ibid. pag. 523, coL 1^, Sineo: « Ebbene gli scritti, pel solita 
aspri e veementi, che sarebbero fatti dai due Pontefici o dai loro 
fautori, dovrebbero tutti essere denunciati ai tribunali ? — Dei due 
Pontefici uno solo sarebbe il legittimo ; e questo sarebbe inviolabile^ 
e gli scritti fatti da lui ed a suo nome non potrebbero essere in- 
criminati. Ma come può ammettersi che spetti al tribunale il di- 
chiarare quale sia il Pontefice legittimo ed inviolabile, e quale 
rintruso ed il colpevole? » 



§ 5] SOVRANITÀ 129 

riosa degli atti della sua autorità coincide, per mancanza 
di ministri responsabili, colla ingiuria alla persona del 
Papa-sovrano. Noi riconosciamo che questa Legge è 
anzi tutto politica, ma non si può negare quale sia la 
posizione delle cose stabilite per le necessità politiche. 
Oltre a questi inconvenienti, che derivano in ispecie 
dalla mancanza di ministri responsabili, se ne presentano 
altri, già accennati, indipendenti dalla quistione se si do- 
vesse no concedere una penalità speciale a causa del- 
Tassolutismo della sovranità. Perchè creare una posizione 
privilegiata in fatto di discussióne al Papa, al capo della 
religione cattolica? Che gli si costituisca rispetto airat- 
tentato e simili, si capisce, perchè gli altri culti non 
hanno un capo universale, e^n Italia contano pochi se- 
guaci, sicché non e' è da temere che si voglia attentare 
alla vita dei loro supremi gerarchi, ' essendoci poco in- 
teresse a ciò, e poi ad *ogni modo ciò non recherebbe 
tanto disturbo quanto 1* attentato alla vita del pontefice 
massimo della religione della maggioranza degritaliani 
e di una gran parte del globo. Ma perchè creargli una 
posizione privilegiata anche rispetto alla discussione? 
Da una parte le ingiurie scritte non sono capaci, ai giorni 
nostri, di turbare la tranquillità pubblica tanto profon- 
damente da richiedere una penalità speciale; e poi, d*altra 
parte, voi cosi venite a ledere non solo l'eguaglianza 
rispetto agli altri culti, lesa di già_ rispetto all'attentato, 
ma, quel eh' è più, anche la libertà. È vero che esistono 



> Veramente il pericolo è più grave, meno inverosimile, quando 
si considera la cosa dal punto di vista del fanatismo del popolino 
cattolico. • 

F. Scaduto — Guarentigie Pontijleie 



130 SOVRANITÀ [ § 5 

nel Codice Penale alcuni articoli, che puniscono il di- 
sturbo e le ingiurie ai culti in genere, che quindi -anche 
gli altri culti hanno diritto a non essere offesi; ma la 
quistione qui non è per questo o quel culto, è per la 
libertà di coscienza in genere. Come sono rispettati i 
culti, i credenti, devono cosi essere rispettati anche gli 
increduli. I primi sono garantiti contro le ingiurie dei 
secondi; perchè questi non lo devono essere contro le 
ingiurie di quelli? * Cosi la quistione usciva dal campo 



* Crediamo ntile ricordare come in Parigi esistono parecchie vere 
o proprie associazioni de la libre pensée^ e che accompagnano al 
cimitero i razionalisti, portando airocchieUo un distintivo speciale; 
spesso vengono a contrasti coi^ parroci, i quali ivi, al contrario 
che fra noi, si arrabbattano per rendere gli onori funebri anche a 
quelli che sono stati liberi pensatori notorii e che hanno protestato 
di voler essere seppelliti civilmente, allo scopo di farli passare per 
' convertiti. — Deputati, 4 febb., pag. 498, col. 3^, Corte: « Voi, 
signori, dite: ma questo Papa, questo capo di una grande congre- 
gazione di credenti, voi non dovete permettere che sia trattato con 
disprezzo. Ora io vi domando: in qual modo il Papa tratta egli i 
suoi avversari? Tutti coloro i quali non credono esattamente come 
lui; tutti coloro i quali non vogliono assolutamente picare innanzi al 
Sillabo, quelli li chiama empi, reprobi, figli di Satana, uomini dediti 
ad ogni arte perversa. » — Ibid., 7 febb., pag. 523, col. T, Sineo, 
sopra (pag. 126, n. 1) riferito. — Ibid., 20 marzo, pag. 846, col. 1*^, 
Mussi: « Io ho fede e piena confidenza nella forza della ragione; ma 
io domando che la ragione, la quale può essere assalita con tante armi 
potentissime, possa anche difendersi; domando quindi che la discus- 
sione dei principi religiosi sia più piena, più libera di una volta, 
perchè oramai air autorità religiosa furono accordati mezzi per 
combattere la ragione, che prima non aveva.... Ma, o signori, dove 
comincia F oltraggio e cessa il ragionamento? » col. 2^: e si tro- 
verà ridicolo il Papa, che suggella la bocca ai cardinali, mentre si 



S 5] SOVRANITÀ 131 

delle guarentigie pontificie, per passare, come spesso ac- 
cadde durante la discussione anche in altri casi, nel 
campo generale dei culti. La Sinistra non voleva con- 
cedere una prerogativa speciale pel culto cattolico ri- 
spetto alla discussione; diceva che bastassero gli articoli 
del Codice Penale relativi ai culti in genere, che ba- 
stasse il diritto comune delle società religiose; 1 più 
radicali sostenevano che bisognasse abolire anche questi 
articoli, che occorresse rispettare anche gr increduli, che 
per le ingiurie ai culti basti il diritto comune privato, 
che debbano ad esse applicarsi le medesime norme che 
per le ingiurie fatte ai privati, e« secondo i casi, per 
quelle fatte agli ufficiali pubblici nell'esercizio delle loro 
funzioni, che non si debba quindi riconoscere la funzione 
del culto come una funzione sui generis, diversa da tutte 
le altre pubbliche. * Ad ogni modo, si diceva, rispetto 
al Papa, anche quando non si voglia considerarlo come 
un sacerdote, ma quale un sovrano ospite, nel Codice 
Penale avete le debite sansoni per le ingiurie e simili, 
non occorre crearne delle nuove. » Il Mancini faceva os- 



sa che tatti i poteri sanno suggellare la bocca ai loro adepti, senza 
tante solennità e tanti riti. — Orbene anche questa dimostrazione non 
correrà pericolo di essere condannata siccome un'irrisione?.... Re- 
primiamo le licenze, ma si serbi intatto il diritto di libero esame : 
86 un dogma sembra ingiusto, assurdo e ridicoloj sia accordato a 
tutti il mezzo di dimostrarlo tale. » 

* Queste idee furono svolte più ampiamente nella discussione 
sulla riforma (fatta come conseguenza della Legge delle guarentigie) 
degli articoli 268-70 del Codice Penale relativi ai culti; Depu^ 
tati, 29 aprile 1871, pag. 1102-1108. 

> Deputati, 6 febb. 1871, pag. 509, col 2», Villa Tommaso: « Vi 
ho detto che nel Codice Penale vi è quanto basta, e che cosi non 



132 SOVRANITÀ . [§5 

servare in maniera più moderata, che per le ingiurie e 
simili fatte al Papa, non come tale, ma come semplice 
individuo, si sarebbero potuti applicare gli articoli del 
Codice Penale, molto più che essi danno libertà al giudice 
di determinare i gradi della pena. * Ma, se questa distin- 
zione debba farsi non risulta chiaro dalla discussione. ^ 
Quello che e* è di vero in tutto questo ragionamento, 
di cui noi abbiamo cercato di connettere logicamente le 
parti riassumendo le varie opinioni, è: che non esiste 
un motivo tanto forte quanto per T attentato e simili, 



abbiamo altro a &re in questo momento che riferirci ad esso. — 
E infatti nel Codice Penale vi ò il titolo II del libro II dal qnale 
sono punite le offese fatte alla religione, tutte le contumelie recate 
ai ministri del culto, e vi sono punite con gravi e severe pene. Poi 
nel Codice stesso vi è un* altra disposizione per la quale sono punite 
le offese contro i Capi dei Governi esteri. Se non isbaglto è Tarti- 
colo 176. Ora queste sanzioni penali bastano, e bastano qualunque 
sia il concetto che voi vogliate farvi della condizione nella quale 
si trova il pontefice. » 

» DeputtUiy 4 febb. 1871, pag. 499, col. 3*, Mancini: « Per ciò 
che riguarda poi il Pontefice come semplice individuo, gli arti- 
coli 570, 571 e 572 dello stesso Codice penale puniscono con pena 
poco dissimile chiunque con pubblici discorsi o scritti pubblici e 
stampati esponga altri ali* odio o al disprezzo, e chiunque scriva o 
pubblichi a danno di altri una qualsiasi parola di disprezzo. — 
Dunque nel Codice Penale^ non mancano le disposizioni penali ap- 
plicabili, e la latitudine lasciata ai magistrati non impedisce loro, 
se le circostanze lo esigano, di punire con maggiore severità scritti 
e parole di disprezzo contro la persona del Pontefice. Quale neces- 
sità vi ò dunque di creare una nuova penalità, nuove sanzioni per 
reprimere il disprezzo.. ? » 

3 Vedi sopra (psg. 127, n. 1 e 2) i passi del guardasigilli Raeli 
« del Griffiai 



§ 5] SOVRANITÀ 133 

per concedere al Papa uaa penalità privilegiata anche 
rispetto alle ingiurie specialmente scritte, poiché esse 
oggi giorno non sono in generale capaci di turbare pro- 
fondamente la tranquillità pubblica: che il Governo non 
solo accorda al Pontefice questa penalità privilegiata di 
fronte agli altri culti, ma, per ragioni politiche, gli con- 
cede di fatto r impunità d'ingiuriare nelle sue encicliche 
e simili le altre religioni: che, infine, mentre si proibisce 
ai liberi pensatori di offendere i culti, non si vieta ai 
ministri di questi d* ingiuriare la classe dei razionalisti 
(che del resto se ne danno ben poca pena). La quistione, 
se una penalità speciale per le ingiurie ai culti, fatte 
da liberi pensatori o da ministri di altri culti, leda la 
libertà di coscienza, e se debba sopprimersi, ritornò, poco 
dopo la Legge delle guarentigie, a proposito della di- 
scussione per modificare gli articoli del Codice Penale 
relativi ai culti; ma noi la lasciamo da parte. 

Esposti i principi regolatori delle penalità speciali pel 
Papa, dovremmo analizzare le singole sanzioni penali 
concesse in favore del medesimo. Ma noi ci dispensiamo 
da un esame d'interesse quasi esclusivamente giuridico, 
allegando, del resto, in nota le dichiarazioni più o meno 
uflaciali della Camera in proposito. * Passiamo più tosto 



* Cospirazione^ Deputati, 4 febb. 1871, pag. 501, col. 3*, Bonqhi 
relatore : Tarticolo 155 del Codice Penale, relativo alla cospirazione, 
non ò più applicabile alla seconda redazione (che in questo ponto 
non differisce dalla definitiva). — Sequestro per attentato^ ibid., 
7 febb., pag. 529, col. 1% Raeu guardasigilli: « In quanto al se- 
questro, di cui r articolo 182, mi sembra che, invece di costituire 
da per BÒ stesso una pena, sia piuttosto un mezzo di assicurare il 



sf;V-A^ 



134 



SOVRANITÀ 



[§5 



ad esaminare una quistione generale intorno alle sanzioni 
in favore del Papa, quella cioè della procedura di ufficio. 



>agamento della malta, • però eredo che non ri si poisa ricorrer» 
per Tartioolo propoetovi, che si limita a rendere comam all'attentato 
contro il Sommo Pontefice le pene stabilite per Tattentato contro 
la sacra persona del Re, e bisogna, per regola d'interpretazione, 
intendere restrittivamente la parola « « pene. »» Credo d'altronde, se 
ben mi ricordo, che, dopo la pabblicazione del Codice civile e di 
Procedura penale nel 1865, si ritiene non eseguibile Tarticolo 182; 
e di certo non ò stato eseguito nei vari procedimenti che hanno 
avuto luogo per reati contro la sicurezza dello Stato. Credo quindi 
a ragione, che tutti dobbiamo essere d'accordo nel ritenere che 
l'articolo 182, relativo al sequestro, non è affatto applicabile. » — 
Fatti, non vie di fatto. Ibid. « Finalmente, quanto alla critica di 
aver punito* come le ingiurie le vie di fatto contro la persona che 
in alcuni casi, secondo il diritto comune, meritano pena maggiore, 
osservo che la parola «« fatti, »» usata nell'articolo propostovi, non 
importa le violenze o le offese contro la persona fisica, e che più 
esattamente si dicono «« vie di fatto; »» ma s'intendono «« fatti » > 
che offendono moralmente la persona, e che perciò costituiscono l' in- 
giuria l'oltraggio punibile. Ed è in questo senso la parola « « fatti »^ > 
usata negli articoli 185, 471 e 583 del Codice penale. » — Off^gse^ 
ingiurie^ ibid., pag. 499, col. S'^, Mancini: « Ora o signori, in Francia, 
la legge del 1822 conteneva appunto l'espressione: «« offesa contro la 
persona, del re » » e basta avere una mediocre famigliarità coi docu- 
menti della giurisprudenza per sapere quali e quante controversie 
si sono agitate innanzi, alta Corte regolatrice ed ai tribunali di 
Francia, e come siasi colà sostenuto che la parola « « offesa » » ha un 
significato ben più ampio, comprensivo, e diverso dalle parole « « in- 
giuria, oltraggio » » e simili ; e che vi si possa comprendere finanche 
qualunque espressione ed allusione «e irriverente. »» — Pubblicità, 
ibid.) 7 febb., pag. 527, col. 3% Rasu guardasigilli: « Ma pre* 
gherei sul proposito di oetervare che, quando la Commissione ha 
usato nel principio le parole « € le ingiurie e le offese pubbliche, » > 
nella parola €« pubbliche, »» si intende b^aissimo che si richiede 



§ 5] SOVRANITÀ 135 

La Legge stabilisce (art. 2), che i reati da noi presi in 
esame sono d'azione pubblica, e che perciò il Pubblico 
Ministero, in mancanza di reclamo della parte, procederà 
d'ufl^eio. Si sostenne da parecchi, e per diversi motivi, 
che non si dovesse sancire una tale misura. Essa avrebbe 
dato agio ai ùemici del Governo di dire, che questo chiu- 
desse gli occhi rispetto alle ingiurie e simili contro il 
Santo Padre, che fosse partigiano, che non eseguisse la 
Legge, che le guarentigie fossero state concesse soltanto 
per necessità politica, non di buona volontà, che fossero il- 
lusorie, ecc. * Di più, la procedura d'ufficio non è solo con- 
traria agli interessi del Governo, ma in certi casi può 
riuscire avversa anche a quelli del Papa stesso: la legge 
comune non perseguita di ufficio le ingiurie contro i pri- 
vati, lascia a questi di querelarsi quando lo credano; ed 
essi tante volte non lo fanno, quantunque abbiano ragione, 
per evitare le dicerie del pubblico od anche scandali 
che potrebbero rivelarsi in un processo, sebbene si venga 



tatto ciò che a termini della legge è necessario per questa qualità 
[cioè, s'intende che i discorsi, i fatti, i mezzi devono essere pub- 
blici]. — B notate, signori, che per la incrim inabilità delle ingiurie, 
non ò necessario (come per equivoco nella foga dell'orazione era 
eccepito daironorevole preopinante [Mancini]), non è neceasario 
che le iagiarie o i discorsi siano pronunziati in pubbliche adunanze, 
ma basta che lo siano in luoghi pubblici alla presenza di due, o 
più persone. » 

* Deputati^ 1 febb. 1871, pag. 525, col. 2», Mancini: « In primo 
luogo ciò sarebbe aggravare il nostro Gk>Terao e tutti gli agenti 
del pubblico Ministero in Italia di una spaventevole responsabilità. 
Ciò darebbe indubitamente il diritto ai giornali ultracattolici di 
gridare che si chiudono gli occhi.... » 



136 SOVRANITÀ [§5 

a mostrare insussistente 1* accusa, contro la quale venne 
iniziato. * La procedura di ufficio potrebbe, in questo 
senso, essere abasata dallo Stato contro la Santa Sede, 
diventare un* arma inquisitoriale in mano del Governo. 
Di più, ancora, voi procedendo d* ufficio rendereste odioso 
il papato, in quanto che esso non ha più il diritto di 
grazia, ed il Re, per motivi politici, difficilmente potrebbe 
esercitarlo nei reati contro il Pontefice; * mentre se voi 
non dichiarate di azione pubblica i reati speciali contro 
il medesimo, egli sarebbe in grado, al pari dei privati. 



* Idem, ibid. « li secondo motivo è ancora più grave del primo. 
— In questi processi, o signori, non di rado accade, e mi permetta 
la Camera parlarne per la mia esperienza, con qualche cognizione di 
causa, non di rado accade che Timpedire il giudizio possa interes- 
sare più di chi offende la stessa parte offesa. Vi sono certi reati, 
certe accuse, derisioni o rivelazioni di certi fatti che, la parte of- 
fesa desidera che rimangano neiroblio, che siano cancellati come 
la impressione fugace d'un giorno e che non ottengano una con- 
sacrazione permanente e durevole, che deriva dalla pubblicità e 
solennità di un processo. — Uno dei motivi, o signori, per cui tatti 
i legislatori hanno dichiarato i reati di diffamazione e d* ingiuria 
di azione privata, nel senso, cioò, che non fosse lecito al giudice 
di procedere, se non ad istanza della parte offesa,... Voi adunque 
togliereste al Papa questa preziosa ed utile taucoìtk, » 

> Ibid. 4 febb., pag. 502, col. 3^, Mancini: « mentre pei reati di 
offese al Re soccorre quasi sempre e generosamente la clemenza 
ed il perdono del principe, ò da temere che, quando anche abbon- 
dassero le condanne per offese alla persona del Pontefice, questi non 
avendo al certo potestà temporale e diritto di grazia, ed il principe 
potendo per avventura sentirsi trattenuto da un sentimento di alta 
convenienza ad accordare grazia per tali condanne, gli autori di 
questa specie di reati in realtà si troverebbero in condizioni infi- 
nitamente peggiori degli autori di offese alla persona del Re. » 



§5] SOVRANITÀ 137 

di esercitare il diritto di grazia, preventivamente, col 
non querelarsi. * E poi col nostro sistema si rimarrebbe 
nello statu quo, giacché pei detti reati, quando il Papa 
era sovrano temporale, non si procedeva fuori del suo 
Stato, se non dietro di lui querela, come per tutti i so- 
vrani stranieri, e voi colla vostra legge considerate oggi 
il Papa appunto come un sovrano ospite ossia straniero. ' 
Inoltre, se la nostra legislazione stabilisce la procedura 
di ufficio pei reati contro il Re, quella toscana invece non 
l'ammetteva, e forse era più giusto; abbiamo dunque dei 
precedenti anche rispetto al sovrano vero e proprio del 



* Ibid. 6 febb , pag. 508-509, Villa Tommaso: € Voi gli [al papa] 
avete tolto la parte più nobile del suo appannaggio reale, la pre- 
rogatiya di grazia colla qaale poteva far sentire qaanto deve esser 
potente in lai il sentimento della carità e del perdono; ed invece 
di questa sacra prerogativa ohe è la più bella e più splendida 
gemma della corona dei Re, gli Tolete lasciare, lo condannate anzi 
a sabirsi on tristo corteggio di carnefice e di birri, per dimostrare 
al mondo cattolico che il Pontefice è libero. » — Ibìd. pag. 512, 
col. 3*, Db Witt: idem. 

* Ibid. pag. 512, coi. 2^, De Witt : Insieme al Mossi e al Catucci 
propone Temendamento, « che le offese contro la persona del Pon- 
tefice non possono dar luogo ad azione penale, se non dietro ri- 
chiesta del medesimo. » col. 3^, « con Temendamento proposto da me 
e dai miei amici noi non introduciamo novità; noi manteniamo il 
Pontefice in queUa stessa posizione giuridica in cui era prima che 
perdesse il potere temporale. Secondo Tarticolo 56 della Legge sulla 
stawa, le offese contro il Pontefice, come sovrano estero, non 
polevano essere portate in giudizio senza la riehiestH di esso. Di 
più per lo stesso articolo, le offese contro i sovrani stranieri non 
possono dar lu<^ a giudizio, se non previa richiesta dei mede* 
almi. » 



138 SOVRANITÀ [§5 

paese; di più c'è T esempio delle ingiurie fatte alla Ca- 
mera dei Deputati, o al Senato, ed ai magistrati. • 

A tutte queste ragioni si opponeva il debole argo- 
mento, che la Santa Sede non si sarebbe querelata, e 
che perciò la concessione delle penalità speciali, se non 
si fosse stabilita la procedura di ufficio, sarebbe rimasta 
illusoria. Si rispondeva, che i precedenti non erano tali 
ila autorizzare questa ipotesi, che il Nunzio pontificia 
in Torino si era querelato in nome del Papa contro un 
^'iornale diretto dal Brofferio. * Risposta che non calza 
completamente; giacché la Santa Sede riconosceva il 
Governo piemontese, mentre non riconosce quello ita- 
liano; perciò non potrebbe querelarsi prjisso di questo 
senza smettere la sua linea fondamentale di condottali! 
che sin allora non aveva fatto, né Tha fatto ancora: 



* Idaiiìf ibid. col. 2^: « Qai noi, in Toscana, avevamo una disposisione 
per la qoale le ingiurie ed offese contro la persona del granduca, 
lìon potevano etsere perseguitate in giudizio senza Tautorizzazione 
del guardasigilli. » col. 3^: « Le ingiurie contro ia nostra Camera 
e contro il Senato non possono perseguitarsi in giudizio senza una 
deliberazione nostra o del Senato: le ingiurie contro i magistrati 
tono soggette allo stesso procedimento, sottoponetevi ancbe quelle 
dirette contro il Pontefice ed eviterete Tinconveniente di accettare 
la similitudine [col Re] in ciò che giova al vostro assunto, respin- 
gerla in ciò che gli nuoce. > 

* Ibid., 7 febb., pag. 525, col. l\ Mancini: « Divenne famoso inTo* 
ri no il processo contro Giovanni Mosca, gerente della Voce del deserto^ 
giornale diretto dall'illustre Brofferio, ed il querelante fu il Nm|ìo 
apostolico a nome del Pontefice, ed il giudizio arrivò fino alla ^^te 
di Cassazione; dunque non ci si venga a dire che ripugna tanto alle 
abitudini dell* autorità pontificia di farsi rendere giustizia dai nostri 
tribunali in materie penali. » 



§ 5] SOVRANITÀ 139 

pertanto la sanzione delle penalità speciali senza la pro- 
cedura di ufficio sarebbe stata davvero illusoria. 

La quistione avrebbe dovuto formularsi altrimenti, se 
cioè non sarebbe stato meglio di renderle illusorie sino 
a quando la Santa Sede non avesse col querelarsi rico- 
nosciuto il Governo italiano: dico meglio in senso politico, 
non teoretico; le Potenze legalmente non si sarebbero 
potute lagnare che il Governo italiano non avesse pro- 
ceduto di ufficio contro ingiurie verso il Papa non de- 
nunziategli da questo; ma si sarebbero contentate di 
una tale disposizione? O meglio, sarebbero rimaste im- 
passibili verso le ingiurie lanciate dalla stampa italiana 
contro il Papa? Sarebbe ai Governo bastata la legge co- 
mune per reprimerle e tranquillare le Potenze? Esse non 
sarebbero certamente entrate nel dettaglio della proce- 
dura di ufficio dietro querela della parte, nel mo- 
mento in cui la Legge veniva discussa e decisa; ma il 
Governo ne avrebbe sentito appresso le conseguenze. Del- 
l'attentato e delle violenze non ne parlo, perchè non sono 
probabili: invece, oltre alle ingiurie, bisogna ricordare 
i tentativi di riforma religiosa in Italia. La Legge delle 
guarentigie veniva discussa dopo che era nato lo scisma 
dei «vecchi cattolici » e dopo che il Governo aveva 
incoraggiato la società napoletana emancipatrice del clero 
(ne parleremo appresso), Tidea di una chiesa nazio- 
nale: * il Governo ora abbisognava di un'arma in mano 



> Deputati, aSgenn. 1871, pag. 358. col. 2^, Toscanclu: « Adesso 
noi vediamo dei giornali, ed alcuni nffioioai, affieìomasimi, i quali 
stampano articoli che trattano ex professo della Chiesa nazioBale.... 



140 SOVRANITÀ [§5 

per reprimere siffatti movimenti, che impensierivano la 
Santa Sede e davano a sospettare ai deputati ultra-cat- 
tolici delle Potenze estere. La Legge era anzi tutto po- 
litica, ed il Governo lo mostrò, anche prima di sancirla, 
col sequestro dell'innocente lettera del padre Giacinto, 
la quale più tosto che lanciare ingiurie contro la per- 
sona del Papa, eccitava ad una riforma religiosa, ad 
aderire al vecchio cattolicismo tedesco. * Se le condizioni 
politiche fossero state tali da permettere al Governo 
italiano una condotta più energica e meno dipendente, 
siffatta da non abbisognare di un* arma per reprimere 
le ingiurie o le pretese ingiurie contro il Papa, a meno 
che non fossero state da questo denunziate; è una qui- 
stione di politica, nella quale non vogliamo entrare; noi 
abbiamo voluto soltanto mostrare quale avrebbe potuto 
essere ed è forse stato l'intendimento del Governo nel 
sostenere la procedura d'ufficio. 



3. Onori. Guardie armate 

Altri attributi di sovranità concessi al Papa, oltre a 
quelli deir inviolabilità e delle sanzioni penali speciali, 
sono, che il nostro Governo gli rende gli onori sovrani 
e gli permette di tenere una guardia armata. 



Fuori della Camera poi, di qaesta Chiesa nazionale se ne parla con- 
tianamente; • quindi è cosa più seria di quello che forse tutti non 
suppongano. » 

'^ Vedi rinterrogazione Guerzoni su questo sequestro, Deputati, 
30 genn. 1871. 



§ 5] • SOVRANITÀ 141 

Quanto ai primi, si quistionò poco nella Camera: si 
tratta di semplici onorificenze, e l'opposizione non fu 
molto viva. Essa si compendiava in due punti: alcuni 
proponevano che gli onori sovrani fossero resi soltanto 
a Pio IX come ex-sovrano; non anche ai suoi succes- 
sori; altri, non attaccando molta importanza alla qui- 
stione, non volevano farne un oggetto di discussione della 
Camera; sibbene lasciarne la decisione al potere esecu- 
tivo. * Ma prevalse la proposta della Commissione di fame 
un articolo di Legge, invece che un Decreto. Resta a 
vedere quali siano questi onori sovrani, giacché essi non 
sono ben precisati od almeno notorii neppure pel sovrano 
vero e proprio, dell'Italia; nella Camera si elevarono dei 
dibbi in proposito, * che non furono risoluti. Né appressa 
c'è stata occasione di chiarirli; giacché il Papa non ha 
voluto mai approfittarne, neppure Leone XIII in favore 
del suo predecessore Pio IX, quando ne furono traspor- 
tate le spoglie dal Vaticano in San Lorenzo. ' 



* Deputati, 8 febb. 1871, pag. 541, col. 2% articolo sostitutivo 
Cbispi, ritirato: e Saranno stabiliti con decreto reale gli onori da 
rendersi al Sommo Pontefice ed ai capi delle associazioni religiose 
riconosciate dallo Stato. Alla persona del Sommo Pontefice Pio IX 
saranno conservati gli onori sovrani. » -^ Ordine del giorno Ni* 
COTBRA, GuERZONi CoRTE, respinto pag. 541, ooL 2»: « La Camera, 
dichiarando che le guardie incaricate della custodia dei palazzi 
pontifici e. delle onoranze al Pontefice non possono mai avere alcun 
carattere militare, lascia al potere esecutivo il provvedere per de- 
creto reale a questa materia, e passa ali ordine del giorno. » 

3 Ibid. pag. 535, col 3<^, Pasqualigo. 

^ Bonghi, Le prerogative del Sommo Pontefice e i loro oppositori 
(Nuova Antologia^ 15 ag. 1881, pag. 659-80), pag. 667. 



142 SOVRANITÀ [§5 

Più viva e più ragionevole fu la discussione rispetto 
alle guardie pontificie (art. 3). Riconosce il Governo 
nel Papa il diritto di tenerle come resto della sua antica 
sovranità temporale? A siffatta interpretazione dava 
appiglio la prima redazione della Giunta, che poi venne 
perciò modificata in modo da escludere questo sospetto. 
Le guardie pontificie armate hanno esse carattere mili- 
tare o di domestici? Siflfatta distinzione, è interessante 
^^oichè, nel primo caso, venendo in lotta coir esercito, 
Q, il che sarebbe meno inverosimile, col popolo italiano, 
sarebbero irresponsabili siccome esecutori di ordmi del 
loro capo; * il Papa avrebbe avuto una giurisdizione 
penale sopra di loro; la resistenza del popolo italiano 
contro di esse, sarebbe stata considerata come resistesfta 
a forza armata e quindi punita più gravemente: ' di più. 



* Deputati, 28 genn. 1871, pag. 410, col. 3*, Mancini: « lo trovo 
f eritto Del Codice penale, che tatti coloro i quali appartengono alla 
forza armata, allorché giustifichino un ordine gerarchicamente ri- 
cevuto, cessano di essere responsabili delia esecuzione, ed hanno 
diritto di declinare e di far ricadere la responsabilità stessa su 
coloro da cui Tordine venne emanato; questo è principio ricono- 
ficiuto, ed applicato quotidianamente dai nostri tribunali, altrimenti 
non vi sarebbe più disciplina ed ordine gerarchico. ~- Supponete 
ora che a termini della vostra legge le guardie papali in eerte 
eventualità s'impegnino in qualche conflitto, ed avvengano violenze, 
lesioni di cittadini e fatti di sangue...» 

^ Ibid., 8 febb., pag. 539, col. 1% Billia Antonio: c se un cittadino 
offende o si mette in collisione con questi soldati [le guardie pon- 
lificie], è reo di ribellione e di resistenza alla pubblica forza a ter- 
mini di legge ? (Rumori a destra), .^ Se sono soldati, noi dovremo 
votare contro i cittadini una penalità piCi grave in caso di offesa 
che non sarebbe se fossero semplici servitori. » 



§ 5] SOVRANITÀ 143 

esse sarebbero esenti dal servizio militare presso il Qo- 
verao italiano sinché servono ii Papa. ^ 

Tutte queste controversie si agitarono vivacemente nella 
Camera; la discussione servì a dilucidare la posizione 
delle cose; ma in gran parte erano colpi al vento» giacché 
nello spirito della Legge non s'intendeva concedere alcuna 
giurisdizione temporale al Papa; quello che ci era di 
veramente pratico in tutto questo dibattimento era la 
distinzione tra il carattere di militari o di domestici 
nelle guardie, inquanto nel primo caso la resistenza o 
r assalto contro di esse sarebbe stato punito diversa- 
mente. Alcuni deir opposizione si servivano di parole 
aspre, distinguevano tra soldati e lacchè, non tra soldati 
e domestici, accusavano il Governo e la Commissione di 
concepirli come militari; ma la Commissione protestò 
risolutamente, ' come pure il Ministero per mezzo del suo 
Presidente. ' 

Le guardie pontificie sono dunque considerate come 
inservienti. La prorogativi^ dol Papa su questo riguardo 
consiste in ciò, che egli, differentemente dai privati, li 
tiene armati, senza bisogno di un permesso speciale del 



* Ibid., pag. 535, col. 1% Csncelli: « Or bene se tra gli arruolati 
a qaesto reggimento del Pontefice vi saranno indiyìdai soggetti alla 
leva, potranno essi togliersi al Pontefice? Io dico di no? » 

' Ibid , col. 2-3% BoNam relatore. 

^ Ibid., pag. 537, coi. 3^, Lanza: « Se si tratta di insubordina- 
zione [delle guardie pontificie], il Pontefice potrà licenziare questo 
persone; se poi è questione di reati comuni, i colpevoli saranno de- 
nunziati ai tribunali e verranno puniti secondo il diritto comune. »^ 
Vedi anche pag. 541, col. P, dove dichiara'che non intende consi- 
derare le guardie pontificie come soldati. 



144 SOVRANITÀ sf§5 

Governo. Il numero non può considerarsi come una pre- 
rogativa, giacché il Governo non impedisce a un privato 
di tenere ai suoi servizi quanti domestici vuole, tranne 
che diano motivi di sospettare e temere alla polizia; per6 
in questo caso, anche la prerogativa pontificia soffre 
eccezioni, come vedremo più sotto, quantunque non bene 
legalmente determinate. 

Ma il numero delle guardie, quantunque in sé stesso 
non possa considerarsi come una prerogativa, pure diede 
molto a discutere nella Camera, e non a torto. Giacché 
se la prerogativa non consiste nel numero, sibbene nel- 
r armamento senza speciale permesso, tuttavia questo 
potrebbe rendersi pericoloso, e sarebbe in fondo real- 
mente una prerogativa, quando il numero degli armati 
fosse tale da poter tentare un colpo di mano contro lo 
Stato, 0, cosa forse meno inverosimile, una insensata 
vendetta sui cittadini. Si discusse dunque vivamente se 
dovesse limitarsi il numero delle guardie e le categorie 
delle medesime. Queste erano tre, guardie nobili, palatine 
e di gendarmeria : le prime erano i veri domestici ossia 
custodi o guardie di palazzo; le secónde erano guardia 
nazionale, quindi non casermata, e chiamabile all'occor- 
renza sotto le armi; le terze sono guardie di polizia- 
Queste ultime evidentemente non avevano più luogo di 
esistere, non riconoscendosi nel Papa giurisdizione tem- 
porale alcuna; quindi, secondo l'emendamento Cencelli- 
Ruspoli, la Camera dei Deputati decise che sarebbero 
state conservate al Papa soltanto le altre due categorìe 
di guardie. 

Ma ben più importante dell' eliminazione delle guardie 
di gendarmeria, era la limitazione del numero delle 



§ 51 SOVRANITÀ 145 

guardie stesse, qualunque fosse il loro nome. Si osservò 
giustamente, che poco importava l'escludere questa o 
quella categoria di guardie; giacché il Papa avrebbe 
potuto far comparire come nobili o palatine quelle che 
erano di gendarmeria e viceversa; avrebbe potuto can- 
giare vestiario, ornamenti, insegne: • la quistione essen- 
ziale era quella del numero. Ma la Camera dei deputati 
la lasciò indeterminata, e tale rimase anche in Senato. 
Anzi questo tolse T esclusione delle guardie dì gendar- 
meria, lasciando al Papa il consueto numero di guardie, 
in genere. Il motivo di tale emendamento, ossia di questo 
ritorno al concetto della Giunta della Camera dei Depu- 
tati, lo dichiareremo più sotto. Qui notiamo per ora che 
il numero, indeterminato nella legge, è un po' accennato 
dalle dichiarazioni del Ministero. Quale fosse quello 
consueto delle guardie pontificie, non si potè verificare 
per mezzo di documenti, che certo il Vaticano non in- 
tendeva comunicare. Dunque bisognava presumerlo o co- 
strlDgere la Santa Sede ad indicarlo; a quest'ultimo mezzo 
nessuno nella Camera pensò di ricorrere; ma presumerlo 
non era neppure facile, anzi sino a un certo punto non 
era aeppure logicamente possibile; giacché il numero 
delle guardie pontificie non era stato sempre fisso, anche 
negli ultimi anni; ^ le dichiarazioni degli stessi Deputati 



* Senato, 26 aprile 1871, pag. 518, col. 1% Mamtani relatore: 
« Perchò i soli Svizzeri, perchè le sole guardie nobili ? Domani ma- 
terà la divisa a eostoro, li chiamerà in on* altra maniera, faccia come 
vaole; sono guardie preposte alla custodia della sua persona, del 
suoi palazzi. » 

' Ibid., pag. 516, col. 3\ Poggi: « ma questo numero [delle 
guardie] appunto è Tincognita delia legge; noi non lo conosciamo 

F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 10 



146 sovranitì [§5 

romani non sono conformi, » né esse vanno d'accordo 
colla presunzione del Presidente del Consiglio. * Questa 
ad ogni modo è molto importante, perchè rappresenta il 
massimo presuntivo dello Stato ; se le guardie pontificie 
lo eccedessero, il Governo potrebbe ritenersi autorizzato, 
senza bisogno d'interpellare la Camera sull'interpretazione 
della Legge delle guarentigie, a. sospendere la preroga- 
tiva. 3 Tuttavia manca una sanzione penale vera e pro- 
pria. * 



precisamente, e se adottiamo T espressione il consueto numero, con- 
viene pure intendere e stabilire a qaal tempo vogliamo riferirci, se 
air epoca dell'entrata in Roma delle truppe italiafl|^ se a qaella 
d'oggi o a qaella di otto mesi fa, o finalmente se qnesto numero 
sarà limitato a quello che si verificherà al giorno in cui verrà 
posta in esecuzione la legge. » 

* Deputati, 8 febb. 1871, pag. 535, col. 1% Cencklli asserisce che 
le guardie palatine siano circa 1,500; mentre il Lenzi, ibid., pa- 
gina 540, col. 2*^, dice che siano oltre 500, senza confutare Tasser- 
zione contraria del Gencelli. » 

2 Ibid., pag. 537, col. 1% Lanza, calcola da 600 a 1,000 tutte le 
guardie attuali del Papa. — Il Poggi, membro dell'Ufficio Cenlrale 
del Senato, dice di aver inteso che « sieno circa 2,000; » Senato, 
26 aprile 1871, pag. 519, col. 3*. 

» Senato, 26 aprile 1871, pag. 519, col. 1% Lanza Presidente del 
Consiglio: « Prima di tutto osservo, che quando si dice consueto 
numero, ben inteso non si stabilisce in modo assolutamente tassa- 
tivo che il numero debba per esempio essere di 100 o 200 precisi 
in guisa che se si oltrepassasse per poco questo numero, si debba 
la legge intendere violata: il consueto si intende per media, e con- 
aeguentemente oggi ve ne saranno 10, 20 di più,' e domani 10, 20 di 
meno, senza che questo fatto possa costituire una violazione alla 
legge. — Quanto poi all'altra osservazione del controllo, del ri- 
acontro, abbiamo la fiducia che la legge sarà rispettata, e non sarà 



§ 5] SOVRANITÀ 147 

Un'altra delle controversie dibattute a proposito delle 
guardie pontificie, fu se si dovessero tollerare le stra- 
niere, le cosi dette svizzere. Il Ministero, dichiarando 
per mezzo del suo Presidente che queste così dette guardie 
svizzere oramai possono ritenersi come italiane essendo 
oriunde di antiche famiglie stabilite in Italia, e che il 
loro numero è sparuto (120 circa), * sosteneva l'articolo 
della Giunta che non aveva distinto tra Svizzeri e non 
Svizzeri, e si fondava in ispecie, e a ragione, sull'argo- 
mento, che per un si piccolo numero di persone non va- 
leva la pena di mettersi a pericolo di dover a viva forza 
entrare nel Vaticano per isnidarneli; « e infatti non sa- 



che allorquando fosaervi ragioni proprio più che evidenti, che si 
potrebbe venire ad una ricognizione del numero. » 

^ Ibid., pag. 520, col. 3% Lanza: « La sanzione non vi è, e se il 
numero sarà aumentato, volete voi castigare il Papa, che abbiamo 
dichiarato inviolabile? castigheremo forse le Guardie che sono 
chiamate a servire, senza sapere da che parte cominciare il pro- 
ceeso verso di loro? — Io credo che la soluzione di questa quistione 
Btia nella frase detta dall* onorevole nostro relatore: rimettersene 
alla discrezione del Sommo Pontefice. » 

« DeputaH, 8 febb. 1871, pag. 537, col. 2*, Lanza: « .... il cosi 
detto corpo degli Svizzeri, corpo il quale non eccede il numero di 
120 individui. — Ma prima di tutto osservo che, da quanto consta, 
non sono realmente svizzeri ma italiani. Discendono da antiche fa- 
miglie svizzere, ma non sono propriamente di nazionalità svizzera. » 

* Id. Ibid. « Or bene, credete voi che convenga di affrontare Tin- 
conveniente che il Governo italiano entri nel Vaticano per disarmare 
10 guardie svizzere, credendole pericolose alla sicurezza dello Stato ? 
L* effetto che ciò produrrebbe in Europa, signori, sarebbe egli ve- 
ramente buono? — Se vi fosse un pericolo per lo Stato, se vi fosse 
violazione di un diritto, comprenderei che non si dovesse in nessun 
modo retrocedere per alcuna considerazione; ma quando questo pe- 



148 sovranitì [§5 

rebbe stato probabile che il Papa ne li avesse fatti uscire 
ossequente alla legge del Governo italiano che egli non 
riconosce. Se queste guardie svizzere fossero tali da 
mettere a repentaglio il nostro Stato, o la nostra sicu- 
rezza pubblica, allora non avremmo difficoltà di entrare 
in Vaticano per isnidarnele; ma, continuava il Lanza, 
giacché questo pericolo non esiste,' perchè dar occasione 
ai nostri nemici di reclamare pressò le Potenze estere 
per pretese violenze e per frustrazione della Legge delle 
guarentigie? » E questo stesso era l'argomento principale 
per cui Commissione e Ministero si opposero all' emen- 
damento Cencelli-Ruspoli« che concedeva al Papa soltanto 
le guardie svizzere e nobili ad esclusione di quelle pa- 
latine e di gendarmeria, emendamento poi pel medesimo 
motivo caduto in Senato: perchè entrare in Vaticano a 
discernere le prime dalle seconde? Perchè dare ai nostri 
nemici occasione di gridare alle pretese violenze? State 
sicuri, diceva il Lanza, che se il Papa aumenterà il nu- 
mero delle sue guardie in modo da diventare pericoloso 
per lo Stato e allo scopo di renderlo tale; il Governo 
s'intenderà senz'altro autorizzato a sospendere la pre- 
rogativa, od entrare in Vaticano. * 

Prescindendo ora dalle categorie e dal numero delle 
guardie pontificie, si domanda: perchè l'opposizione fu cosi 
viva in queste controversie? Qual era il movente della 



ricolo non esiste, volersi attirare ranimavversione per un atto che 
ha Taspetto di ima violenza, mi sembrerebbe veramente una risolu- 
zione poco saggia e poco opportana. » 

* Vedi nota precedente. 

* Senato, 26 aprile 1871« pag. 519. col. 1^, riferito a pag. 146, n. 3. 



§ 5] SOVRANITÀ 149 

medesima? erano fondati i suoi timori? E su quali pre- 
cedenti? 

Quella che dava più da sospettare era la guardia pa- 
latina (ossia nazionale), quantunque la controversia si 
sta finalmente ridotta più tosto air esclusione dell'altra 
di gendarmerìa. I timori in parte erano infondati. Si 
credeva, o si attribuiva al Governo il concetto, che le 
guardie pontificie avessero carattere militare, e se ne 
deducevano tutte le conseguenze che sopra esponemmo, 
massime quella dell* esenzione dal servizio militare presso 
il Governo italiano. La guardia più pericolosa, si diceva, 
non è la nobile, ne quella di gendarmeria: giacché la 
prima, e, quando il Papa intenda conservarla sebbene non 
sia più il caso, anche la seconda, sono stabilì, pagate, 
quindi soggette ad essere viste e in certo modo numerate 
dal pubblico, e anche non aumentabili smisuratamente per 
mancanza di mezzi pecuniarii e di locali di casermaggio: 
ma la palatina è una guardia nazionale, non casermata 
(quindi non c'è bisogno di locali), chiamabile sotto le 
armi all'occorrenza, non pagata se non con certi privi- 
legi; è composta della classe media dei cittadini, è dunque 
numerosa, e potrebbe diventare un pericolo per lo Stato, 
anche perchè l'appello di essa sotto le armi per parte 
del Papa significherebbe l'inizio di una guerra civile. 
Queste apprensioni, fondate sul concetto, che Giunta e 
Ministero non avevano, del carattere militare delle guardie 
pontificie e quindi dell'esenzione dal servizio militare 
presso il Governo italiano, erano infondate. 

Ma esistevano altri motivi di timore, i quali, sebbene 
smentiti dalla storia susseguente, erano giustificati da 
quella anteriore prossima e dalla poca sicurezza delle 



150 SOVRANITÀ [§5 

condizioni politiche europee di allora. Il Vaticano era 
stato il covo della reazione borbonica nelle provincie na- 
poletane, già r accennammo. Dal Vaticano dobbiamodunque 
attenderci tutto, diceva la Sinistra; la storia vecchia e 
recente c'insegna che esso non guarda ai mezzi; se noi 
non determiniamo il numero delle guardie pontificie, esso 
potrà estenderlo per tentare con un colpo di mano la re- 
staurazione del potere temporale; se ha impiegato T obolo 
di San Pietro e le benedizioni pei briganti dell' ex-re di 
Napoli, avrà esso ritegno di adoperarli per la sua restau- 
razione? Ammesso pure che questo tentativo non met- 
terebbe a repentaglio il nostro Stato, perchè tuttavia 
esporci a turbamenti della pubblica tranquillità? ^ In ge- 
nerale si confidava, che l'unità italiana era assodata una 
volta per sempre, non si temeva che un colpo di mano 
del Papa avesse potuto metterla a serio repentaglio; ma 
la gigantesca e istantanea caduta della Francia contur- 
bava le fantasie, e faceva si che taluni temessero ogni 
sorta di eventi, non escluso quello di un futuro inter- 
vento delle Potenze non solo per guarentire l'indipendenza 
spirituale del Papa, sibbene anche per restaurarne il do- 
minio temporale. ' Il vero motivo fondato di timore erano 
i precedenti storici del Vaticano, la guerra brigantesca 



' Deputati, 8 febb. 1871, pag. 537, col. 2% Lanza: « Ma come, 
il Governo italiano dovrebbe temere [per caasa delle guardie che 
intende lasciare al Papa] ana cospirazione che metta a repentaglio 
la sicurezza dello Stato? — Fabibri: Una collisione » [colla parte 
liberale del popolo, specialmente della città di Roma]. 

' Alcuni Deputati, ma erano pochi, dorante la discussione della 
Legge delle guarentigie, esprimevano il timore di una guerra a 
causa della Quistione Romana. 



§ 5] SOVRANITÀ 151 

nella quale esso aveva coadiuvato il Borbone contro il 
Governo italiano. Ma questa era già finita da più anni, 
e la Santa Sede ne aveva dovuto raccogliere il frutto 
della convinzione, che lo Stato Italiano aveva di già 
messo radici, frutto che le giovò per non intraprendere 
di nuovo e inutilmente una siffatta guerra nel suo im- 
mediato interesse, guerra insensata che avrebbe finito 
di screditarlo presso il popolo italiano e le Potenze estere. 
La storia ha smentito le previsioni nere della Sinistra, 
ma questa non ebbe torto nel farle: quantunque la Santa 
Sede non abbia tentato colpi di mano, tuttavia le illu- 
sioni di una prossima restaurazione durarono nella curia 
per parecchi. anni, e gl'interessati si sforzano, nonostante 
il poco successo, di farle vivere ancora. » 

Ma, se erano giustificate le previsioni della Sinistra, 
non erano però opportune le restrizioni che essa voleva 
stabilire nelle categorie e nel numero delle guardie pon- 
tificie: per eseguirle, il Govèrno avrebbe dovuto entrare 
in Vaticano nel momento stesso dell' emanazione della 
Legge per distinguere quali fossero le guardie svizzere 
e quali le italiane, quali le nobili e quali le palatine o 
di gendarmeria, e per contarle: atto che sarebbe stato 
messo in luce come una violenza, e che non era neces- 
sario allorché il Gabinetto dichiarava che^ quando mai 
le guardie pontificie prendessero un atteggiamento peri- 
coloso per la sicurezza pubblica, la prerogativa si sarebbe 
intesa da per sé stessa sospesa, il Governo avrebbe avuto 
il diritto di entrare senz'altro in Vaticano. 



* Vedi CuRci, La Nuova Italia e i vecchi zelanti, Firenze, Ben- 
cini, 1881, pag. 46-47. 



• 



153 SOVRANITÀ [§5 

Come dicemmo, generalmente si aveva fede, che un 
colpo di mano pontificio avrebbe potuto solo turbare la 
tranquillità pubblica, ma non mettere a repentaglio la 
salvezza dello Stato. Da questo punto di vista il Mancini 
proponeva, che la facoltà del Papa di tenere guardie 
armate dovesse limitarsi dentro i suoi paluzzi, * per 
evitare occasioni di collisioni coi cittadini. Ma la mag- 
gioranza della Camera si mostrò contraria a tutto ciò 
che avesse potuto avere apparenza di restrizioni servi- 
ziose. — Altri, temendo invece di pericoli più serii, pro- 
poneva, che in tempo di guerra il Governo sospendesse 
la prerogativa delle guardie, e lasciasse custodire il Papa 
dalla guardia nazionale. ' Siffatto emendanxento appar- 
ti oiie alla categoria di quelli, che tendevano a conside- 
rare alcuni articoli o tutta la Legge delle guarentigie 
come stabilita solo pel tempo di pace; ma tal concetto 
fu respinto, quantunque il Ministero non dichiarasse che 
(luolla dovesse valere proprio in perpetuo. 

Il lungo dibattersi di opinioni contrarie intornio alle 
guardie pontificie, spiega come non potessero venir ac- 



* Deputati^ 8 febb. 1871, pag. 541, col. 2*, articolo sostitutivo 
Mancini, ritirato: « Al Sommo Pontefice saranno prestati nel ter- 
ritorio del regno gli onori sovrani, e gli sono mantenute le pre- 
niìnenze onorifiche riconosciute dagli altri Governi. — Potrà egli, 
a solo scopo di decoro e custodia dei palazzi indicati neirarticolo 5, 
usiire nelVintemo dei medesimi di proprie guardie, senza eccedere 
il loro numero ordinario e consueto. » 

^ Ibid., pag. 541. col. 3% aggiunta Sinio, ritirata: « Nel tempo 
di guerra il Governo pdtrà sospendere Tesercizio di questa facoltà. 
ìli questo caso la guardia della persona del Pontefice e la oostodìa 
dei tuoi palazzi sarà afiìdata alla guardia nazionale. » 



§ 5] SOVRANITÀ 15J3 

cettati r ordine del giorno Nicotera, • uè T articolo so- 
stitutivo Chiaves, ' che rimettevano al potere esecutivo 
di provvedere per decreto reale a questa materia insieme 
all'altra sugli onori da rendersi al Papa. 



4. Legazione 

L'Italia al Papa, come a Sovrano, ' concede anche la 
facoltà di ricevere inviati delle Potenze estere e di man- 
darne alle medesime, accordando loro il carattere diplo- 
matico. Nei primi la Legge delle guarentigie riconosce 
perfettamente la stessa natura che hanno tutti gli altri 



* Vedilo sopra, pag. 141, n. 1.' 

^ Deputati, 8 febb. 1871, pag. 534, col. l^,iirt. sostitutivo Chiaves, 
ritirato pag. 540, col. 2^: « Agli onori e preminenze di onore da 
rendersi al Sommo Pontefice, al namero delle guardie addette alla 
sua persona, alla custodia dei palazzi di cui esso continuerà a go- 
dere, sark provveduto con decreti reali. » 

^ Il Tlepolo cit. pag. 44-45, detto, che si è sostituita Tesprcs- 
aione « inviati » a quella di « legati » perchè quest* ultima avrebbe 
incluso nel Papa un diritto di sovranità vera e propria, e che perciò 
la Legge non riconosce nel Papa un vero diritto di legazione attiva 
e passiva, prosegue parlando indeterminatamente « d* inviati delle 
potenze straniere presso la Santa Sede per affari d* ordine mera" 
mente spirituale, » Questi due concetti non sono esatti: quanto al 
1°, il motivo per cui la Giunta cambiò la primitiva redazione, è ben 
altro, non ha punto che fare col concetto della sovranij^; vedi De- 
putati, 13 febb., pag. 824, col. 2* della 2* ediz. (non ho più sot- 
t' occhio la P), Bonghi, e 16 febb. pag 839, col. 1-2» della 2* ediz. 
quanto al 2^, vedi ciò che diremo appresso (pagg. 156-57) a pro- 
posito deir emendamento Mancini. 



154 SOVRANITÀ [§5 

inviati di Potenze; nei secondi, invece, l'amnaette, dentro 
il territorio del Regno, soltanto nell'andare e venire dalla 
loro missione. Si fece giustamente osservare, che se agli 
inviati pontifici si fossero accordate le prerogative ed 
immunità d'uso non soltanto nell'andare e venire dalla 
loro missione, ma anche per tutto il tempo che loro fosse 
piaciuto di fermarsi nel territorio del Regno prima di 
recarsi al luogo di loro destinazione, ne sarebbe potuto 
nascere l'inconveniente, che il Papa sarebbe stato in 
prado di nominare un gran numero di legati, farli risie- 
dere in vari punti del Regno senza spedirli alle loro 
destinazioni nominali, e cosi procurarsi tanti luoghi di 
immunità, tanti punti di asilo, centri di spionaggio dentro 
il nostro territorio, il che in tempo di guerra ed in altre 
circostanze anormali sarebbe potuto riuscire molto pe- 
ricoloso. E, prescindendo da ciò, non sarebbe stato neppur 
logico né giusto di accordare siffatte prerogative ed im- 
munità per tutto il tempo che avessero voluto rimanere 
dentro il regno, specialmente riguardo all'azione penale 
e civile, non tanto rispetto all'inviolabilità delle carte. 
Qual è infatti lo scopo dell'immunità dell'azione penale 
e civile? Doppio; di evitare i pretesti di violare la libertà 
degl'inviati e delle loro carte, e, in secondo luogo, che 
essi vengano giudicati giusta le loro leggi. * Ma nel caso 
degl'inviati pontifici la loro legge è quella italiana, quindi» 
allorché si dovesse esercitare l'azione delle leggi sovra 
di loro, non potrebbero adoperarsene altre che quelle 



* Il Mancini, nel passo cha riferiremo nella nota seguente, a« se- 
riva invece chele Bcopo precipuo fosse quest'ultimo, che ci sembra 
più tosto secondario. 



§ 51 SOVRANITÀ 155 

del nostro Stato: pertanto, se si fosse loro concessa rira- 
munità per tutto il tempo, che avessero voluto restare 
in Italia, si sarebbe venuto all'assurdo, che, qualora essi 
nel frattempo avessero commesso fatti da cadere sotto 
razione delle leggi, questa non si sarebbe potuta eser- 
citare in alcun modo; poiché la loro legge è appunto 
l'italiana, la cui azione avrebbe dovuto sospendersi. • 

Due adunque sarebbero stati gl'inconvenienti del con- 
cedere le prerogative ed immunità per tutto il tempo, 
che gl'inviati pontifici avessero voluto restare nel ter- 
ritorio del regno: cioè (V) che il Papa se ne servisse 
come di centri di spionaggio: (2*) che nel paso di dover 
esercitare l'azione delle leggi, non lo si sarebbe potuto in 



» Deputali, 15 febb. 1871, pàg. 613, col. 2-3% Mancini: « non 
8i è mai udito che nel paese medesimo da cui T ambasciatore è 
spedito, anche ove sia rivestito di un vero ed indubitato carattere 
diplomatico, possa pretendere alle immanità personali, precisamente 
perche lo scopo di queste immunità consiste nel far rimanere il 
ministro sempre e costantemente soggetto alle leggi ed alla giuri- 
sdizione del proprio paese, anche quando si trovi già nel paese 
straniero dove è accreditato per compiere il suo incarico diploma- 
tico. — Se dunque si tratta di quegli inviati che la Santa Sede 
deve spedire fuori di Roma; è cosa strana che, stando in Roma, ossia 
nel proprio paese, debbano essere circondati da diritti d* immunità 
ed inviolabilità diplomatica, » — ibid. pag. 614, col. 3% BitRAZ- 
zuoLi: « Ma gli ambasciatori del Papa, i quali si trattengono nel 
regno d'Italia, se anche nel regno d* Italia devono essere immuni, 
a quale giurisdizione, io domando, rimarranno soggetti ? Non a quella 
del Pontefice, perchè egli non ha giurisdizione né civile né penale ; 
non a quella del regno d'Italia, perchè noi con questa legge li di- 
chiariamo immuni, ed allora che cosa avverrà? Avverrà che noi 
crederemo una classe d' individui i quali sono al di fuori di ogni e 
qualsiasi legge. » 



156 SOVRANITÀ l § 5 

alcun modo. Pertanto furono ristrette solo per Tandare 
e il venire, supponendo che durante il viaggio gP inviati 
pontifici non abbiano il tempo dì degenerare in ispie 
ts sopra tutto, di commettere atti commie da cadere sotto 
razione delle leggi. Non si determina la durata della gita 
e del ritorno; non si dice come verranno punite le azioni 
colpevoli che vengano mai commesse durante questo frat- 
tempo, ma certo lo sarebbero secondo i nostri Godici; 
r immunità durante questo interim stesso può intendersi 
solo rispetto alla inviolabilità del loro domicilio e delle 
loro carte, ma non come un'immunità speciale penale dalle 
nostre leggi (quando si verificasse il caso di applicarle 
contro la persona del rinviato. 

Come si vede, il problema era da per sé stesso inso- 
lubile rispetto air immunità* dall'azione delle nostre leggi 
in caso di atti colpevoli, giacché la legge deirinviato 
non è diversa dairitalìana: quindi, per conservargli tutte 
le prerogative diplomatiche, s'è dovuto ricorrere non 
solo all'espediente di limitarle all'andata e al ritorno, 
ma anche alla supposizione, gratuita, che durante questo 
frattempo non possano commettere spionaggio, e, sopra 
tutto, azioni comuni colpevoli. 

La proposta del Mancini, di riconoscere le prerogative 
Dd iipmunità soltanto negl'inviati delle Potenze presso 
il Papa, * avrebbe risoluto il nodo; ma tagliandolo, non 



* Ibid., pag. 613, col. 3^, articolo Bostituiivo liflANCiNi: « GÌ* in- 
viati dei Governi esteiù per affari ecclesiastici presso il Sommo 
Pontefice godranno nel regno delle immanità che spettano agli 
ugenti diplomatici, salve al Governo le facoltà e cautele ricono- 
sciute dal diritto intemazionale. » 



§ 5] SOVRANITÀ 157 

sciogliendolo, giacché avrebbe anche sottratto una delle 
principali guarentìgie alla Santa Sede: del resto gr in- 
convenienti, ridotti alle proporzioni inevitabili della re- 
dazione definitiva della Legge, sono minimi ed in parte 
ipotetici. 

Un'altra proposta del Mancini avrebbe richiesto uno 
Stato più solidamente costituito e ben più forte, perchè 
avesse potuto essere accettata: egli voleva, cioè, che 
non si riconoscessero come inviati presso il Papa se non 
quelli i quali si presentassero come inviati per affari 
ecclesiastici: * ciò sarebbe equivalso ad obbligare le Po- 
tenze a riconoscere in modo esplicito l'annessione della 
provincia romana e la fine del potere temporale; il che 
allora* non era opportuno e probabilmente neppure possi- 
bile: queste son cose che si accomodano col tempo, come 
infatti ora si sono accomodate; certo oggi nessuno dei 
Governi esteri pensa a restaurare il potere temporale. 



5. Immunità 

Come un altro degli attributi della sovranità può con- 
siderarsi l'immunità locale e personale concessa al pon- 
tefice e ai suoi organi precipui. E infatti r immunità 
locale (restringiamoci per ora a questa) è T inviolabilità 
assoluta (almeno in tempo ordinario) delle residenze del 
Santo Padre e delle sedi degli organi supremi della 
Chiesa. L'inviolabilità di domicilio è assicurata in ge- 
nere ad ogni cittadino; qui si tratta di inviolabilità spe- 

» Ibid. 



158 SOVRANITÀ l § 5 

ciale, di immunità da ogni qualunque perquisizione, a 
meno che non se ne sìa autorizzati da quelli stessi a cui 
beneficio è destinata. 

L* opposizione contro questa prerogativa fu assai viva; 
si sosteneva che fosse assai maggiore di quella che esi- 
steva ai tempi stessi del potere temporale; * che fosse ben 
diversa dall'immunità locale concessa agi* inviati esteri; 
infatti se questi ricettino malfattori, si sottintende che 
abdichino al loro privilegio e perciò si possa procedere 
alla perquisizione e agli arresti, ' oltreché si può farli 



» Deputati, 15 febb. 1871, pag. 608, col. 1», Mancini: «Si, voi 
avete introdotto, rispetto alla casa del Pontefice, un diritto d' asilo 
assai peggioro di quello che abbia mai esistito, perchè in Roma 
era legge in vigore V articolo 602 del regolamento organico di pro- 
cedura criminale del 5 novembre 1831, cosi concepito: «« Niono 
può essere estratto dai luoghi sacri ed immuni, se non nei casi e 
colle forme stabilite dai sacri canoni, e dalle costituzioni aposuh- 
liche. »» — Ora, la Costituzione apostolica, la quale reggeva sif- 
fatta materia, era quella di Gregorio XIV del 21 maggio 1591, ed 
essa in ogni caso di rifiuto della consegna del delinquente da parte 
deli* autorità ecclesiastica, espi^essamente permetteva all'autorità ed 
ai tribunali secolari di ordinarne ed eseguirne Testrazione dal luogo 
immune. » 

* Ibid., 11 febb., pag. 575, col. 3% Mancini: L* opera del Wiquefort, 
intitolata L' Ambasciatore contiene « tre lunghi capitoli ripieni di 
esempi di atti somiglianti e più gravi ancora [che cioè un Governo 
faccia perquisizioni ed arresti nella casa degrinviati esteri, avendo 
avuto sentore che vi si annidassero malfattori e dietro rifiuto degli 
Inviati di consegnarli], che i Governi di Europa si sono creduli 
nel diritto di autorizzare, verso ambasciatori che abasassero del loro 
mandato, senza che sìansi sollevate doglianze neir opinione degli 
uomini imparziali del tempo, tranne le querele interessate della 
potenza alla quale rincresceva vedere attraversate le proprie mac- 



§ 5] SOVRANITÀ 159 

punire dai loro sovrano o almeno consegnare il passa- 
porto, mentre nulla di simile è possibile rispetto alla 
Santa Sede; * che cosi venisse a stabilirsi il diritto me- 
dievale d'asilo, che la sicurezza pubblica avrebbe potuto 
incorrere dei pericoli. * 



chi nazioni. In simili casi gli scrittori di diritto internazionale usa- 
vano considerare gii abusi del ministro straniero, come una volon- 
taria abdicazione ai propri privilegi. » — Ibid., 13 febb., pag. 584, 
col. 3^, Crispi: Se un inviato estero ricusa di consegnare i mal- 
fattori, si può, secondo il Diritto Internazionale, penetrare nella sua 
casa; se cospira, si può arrestarlo. 

* Ibid., 11 febb., pag. 576, col. 1*, Mancini: « Infatti, certamente 
non si accorderebbe il ricetto a malfattori nella casa di un amba- 
sciatore, il quale saprebbe di doverne rendere stretto conto al proprio 
Governo; e nel caso di un abuso e di un rifiuto a consegnare il 
colpevole ivi rifugiatosi, rimarrebbe sempre aperta la via allo Stato 
offeso di reclamare presso il Sovrano dell* ambasciatore medesimo, 
e quindi di ottenere la consegna dall* ambasciatore rifintata, di far 
richiamare e punire T ambasciatore, e ad ogni modo potrebbe sempre 
esercitare il diritto di consegnargli i passaporti ed allontanarlo dal 
regno; facoltà queste tutte consentite dal diritto internazionale, ed 
il cui esercizio non potrebbe sollevare ombra di difficoltà ... Potrete, 
o signori, far nulla di simile nei rapporti in cui andate a collocarvi 
col Papa, non potrete neanche chiedergli un^estradizione ». 

* Ibid., 574, col. 1*, Corte: « supponiamo che ora voi vi troviate 
in guerra con uba potenza, coir Austria, per esempio, voi manderete 
via r ambasciatore di quella potenza appena dichiarata la guerra, 
gli restituirete i suoi passaporti, per togliervi il pericolo di uno 
spionaggio continuo delle cose vostre, e conserverete nello stesso 
mentre presso il Papa, nel palazzo del Papa, dove non lo potrete 
andare a toccare, V ambasciatore di questa potenza colla quale siete 
in guerra, il quale quietamente, con tutta sicurezza, servendosi 
della cifra pontificia e dell'anello del Pescatore per suggellare le 
sue lettere, rivelerà al nemico tutto quello che fate. > 



IGO sovranitì [§5 

I sostenitori della Legge rispoDdevano, che queste as- 
serzioni non solo fossero esagerate, ma anche false. Che 
infatti il diritto d'asilo non potesse intendersi stabilito, 
perchè anzi, al contrario, la legge stessa lo supponeva 
escluso col dire che la perquisizione non potesse farsi 
a meno che non venisse autorizzata da quelli stessi a 
cui beneficio era concessa 1* immunità, giacché cosi si 
supponga nello Stato il diritto di punire; * aggiungeva al- 
tri, che il diritto d* asilo non potesse intendersi stabilito, 
perchè, non esistendo più in alcuno degli Stati inciviliti, 
non è lecito dedurlo quando non sia stato concesso espli- 
citamente, il che la Legge non fa. ^ 

Ma tutte queste in gran parte sono sottigliezze: il vero 
è che il Governo italiano ha rinunziato alla facoltà di 
estrarre un malfattore dai luoghi immuni senza il per- 
messo del Papa o del concilio ecumenico o del conclave; 



* Ibid. pàg. 571, col. 1% Lanza Presidente del Consiglio: « .... Qui 
non si sancisce il diritto d^ asilo, anzi si stabilisce esplicitamente, 
che i rei e gF imputati di reati debbano essere consegnati; solo 
non si vuole prevedere an rifiato da parte del Pontefice » col. 2* : 
« Questo [rarticolo] stabilisce che, ove nei luoghi immuni qualcuno 
commetta un reato o vi si introduca dopo averlo commesso, non 
possa esservi ricercato né estratto, se non colla permissione dei 
Sommo Pontefice. Dunque ciò suppone nello Stato il diritto di pu- 
nire il reo e nella Santa Sede Tobbligo morale di consegnarlo. » 

» Deputati, 13 febb. 1871, pag. 589, col. 3*, Bonfadcni: « col- 
Farticolo 7 non si stabilisce il diritto di asilo, ma si stabilisce una 
immunità; e perchò non si stabilisce un diritto di asilo? Perchè il 
diritto d'asilo, che è escluso da tutti i Codici e da tutte le abitu* 
dini delle civili società, non potrebbe supporsi come la conseguenza 
di un articolo di legge, se non quando fosse espressamente stabilito 
da un altro articolo. » 



§.5] SOVRANITÀ 101 

che ciò ha gli effetti del diritto di asilo, quantunque 
lo scopo della concessione sia ben altro, non quello me- 
dievale di spogliarsi della propria autorità sopra mal- 
fattori che si riparino in certi luoghi, sibbene quello 
tutto nuovo acciocché non possa servire di pretesto per 
violare il segreto delle carte, od altro, dell'ufficio spi- 
rituale della Santa Sede, non che il fine politico d'im- 
pedire che una perquisizione, anche se ben motivata, 
dia occasione ai clericali di atteggiarsi a martiri : • Tef- 
fetto, il fatto, ripetiamo, è quello del diritto d'asilo, ma 
l'intenzione è diversa. Qui occorre ricordare che si tratta 
di una legge politica, e che la spoliazione del diritto 
dello Stato, sancita dall'articolo, viene in parte distrutta 
dalle dichiarazioni del Ministero, che cioè la Legge stessa 
supponga nello Stato il diritto di punire; che non sia 
supponibile che la Santa Sede ricusi di consegnare i 
malfattori; ' e che, ciò clie più importa, se ricusasse, 
lo Stato saprebbe far rispettare altrimenti i suoi di- 



* Ibid., Il febb., pag. 577, col. 3"", Raeli gaardasigilli: « Lo 
stabilire che per qualunque fatto sì possa andare a perquisire in 
tutti gli angoli del Vaticano ed anche nella stanza del Pontefice 
per ricercarvi un delinquente o altro che possa servire per un pro- 
cedimento, potrebbe sempre dare ai nostri avversari T occasione di 
gridare al martirio, alla persecuzione, non ostante la giustizia del 
procedimento medesimo, p 

* Ibid., pag. 571, col. 1% Lanza Presidente del Consiglio: « Noi 
non crediamo conforme alla politica conrenienza, nò necessario, per 
difendere la sicurezza dolio Stato, prevedere in questa legge il caso 
che il Pontefice ricusi dì consegnare alla giustizia malfattori i quali 
si fossero rifoggiti nei locali che sono designati in quest'arti- 
colo. » 

K. Scaduto - Guarentigie Pontificie 11 



162 SOVRANITÀ [§5 

ritti. * Che non fosse supponibile una ricusa da parte 
della Santa Sede, era un'asserzione gratuita; bisognava 
dire più tosto, come fu anche detto, « che non era conve- 
niente di fare una supposizione contraria nella Legge. Ma 
tale ipotesi era di fatto autorizzata dalla storia prece- 
dente, da ciò che il Vaticano era stato il ricettacolo 
del brigantaggio borbonico, come fu osservato anche in 
quest'occasione. ' 

Naturalmente non c'era da temere, che la curia avesse 
voluto approfittare di questa specie di diritto d'asilo 
pel semplice gusto di ricettare dei malfattori onde far 
dispetto al Governo italiano; lo scopo avrebbe potuto 



* Ibid , col. 2^ : « E quando, per un' ipotesi che io non posso 
ammettere, saccederanno dei casi straordinari, se si rifiutasse la 
consegna di rei, o d'imputati che si fossero rifugiati in quei pa- 
lazzi, allora la legge sarebbe violata, ed allora il governo ed il 
parlamento potrebbero avvisare al modo di farla rispettare; si, la 
farebbe rispettare, e che lo possa, apparisce dal testuale tenore di 
questo articolo stesso. » — La Camera prese alto indirettamente 
di queste dichiarazioni, 13 febb., pag. 591, col. l''. 

^ Ibid., 11 febb., pag. 571, col. 1% sopra riferito, a pag. 171, n. 2. 

' Ibid., 13 febb., pag. 585, col. 1^, Cbispi: « Il ministro dell'in- 
temo [il Lanza, che era anche Presidente del Consiglio] dichiarò 
non doversi presumere che il Papa si possa rifiutare a consegnare 
i colpevoli che possono rifugiarsi nei palazzi apostolici. — .... Forse 
non vi ricordate deir ultima inchiesta del brigantaggio? Nella re- 
lazione che un egregio deputato di destra vi presentò sul brigan- 
taggio nel Napoletano, non fu scritto che gli abitatori del Vaticano 
•erano complici degli eccidii che si commettevano nelle Provincie dei 
mezzogiorno d'Italia? •— L'onorevole ministro Raeli confessò l'altro 
■giorno che nel Vaticano si cospira da coloro che sono accanto al 
Papa e che molti colà lavorano a distruggere l'unità d'Italia. » 



§ 5] SOVRANITÀ 163 

essere quello di ricoverarne tanti, da potersene servire 
per tentare un colpo di mano. Il guardasigilli Raeli di- 
ceva bene : ma, infine, perchè preoccuparvi tanto se qual- 
che delinquente venga accolto in Vaticano? noi di fuori 
ve lo potremo ben guardare, ed impedirgli di commet- 
tere altri reati, egli starà in una prigione, bella si, ma 
sempre in una prigione. ' Ma trascurava il caso, che il 
Papa accogliesse tanti malfattori da tentare un colpo 
di mano: questo era il compito deiropposizione. 

Cosi, adunque, fu legalmente sancito il principio del- 
l' immunità assoluta dei locali del Papa o degli organi 
superfori delle funzioni spirituali della Santa Sede, quan- 
tunque le dichiarazioni ministeriali ne abbiano atte- 
nuato r estensione. Il Ministero si oppose a quella parte 
dei due articoli della Giunta, che per procedere alla 
perquisizione dei malfattori come alla presa di carte 
necessarie per le cause civili, proponeva bastasse un 
ordine della magistratura in caso di rifiuto da parte 
della Santa Sede o del Concilio o del Conclave. Ed il . 
motivo era sempre quello di evitare collisioni, di toglier 



* Ibid., 11 febb., pag. 577, col. 2% Raeli: « In quanto ai delin- 
quenti comuni, oltreché non si può supporre il malvolere nel Sommo 
Pontefice a permettere il rifugio nelle sue residenze, di che temete, 
o signori? Non saranno altre se non se prigionieri li ritenuti: sa- 
ranno in una bella, in una magnifica prigione, ma saranno sempre 
privati di quella libertà la quale soltanto può mettere in pericolo 
la sicurezza pubblica. Vi confesso che per questo rispetto Tallarme 
non mi sembra affatto giustificato. Sarà ben facile al GoYorno di 
farli guardare, più facile che non quando essi andassero occultan- 
dosi nelle casa dei privati, o vagassero per le campagne od in altri 
luoghi. Questo pericolo dunque non esiste. > 



104 SOVRANITÀ [§5 

pretesti a gridare alla violenza, oltre di che, in quanto 
alle carte, non era poi tanto necessario quanto si cre- 
deva il penetrare negli uffici della Santa Sede. Ciò ve- 
dremo meglio nel passare all'esame delle singole immu- 
nità locali accordate. 

Esse riguardano da una parte il Papa stesso, dairaltra 
gli organi supremi delle funzioni spirituali della Santa 
Sede. 

Quanto al primo, la Legge stabilisce (art. 2), che « nes- 
sun Ufficiale della pubblica Autorità od Agente della forza 
pubblica può, per esercitare atti del proprio ufficio, in- 
trodursi nei palazzi e luoghi di abituale .residenza o 
temperarla dimora del Sommo Pontefice, » a meno che 
non sia autorizzato da lui. Questa medesima immunità 
è concessa ai due supremi organi straordinari delle fun- 
zioni spirituali della Santa Sede, o, meglio, della Chiesa, 
cioè al Conclave dei cardinali e al Concilio ecumenico; 
nessuna autorità od agente può introdursi nel luogo dove 
sono adunati, senza il loro permesso (art. 7). L'eccezione 
della Giunta (art. 7 e 8) e della Sinistra, che, in man- 
canza deir autorizzazione del Papa o del conclave o del 
Concilio, bastasse un ordine della suprema magistratura 
del regno, o, come proponeva il Crispi, * anche di un col- 
legio inferiore di magistrati, non fu accettato, come nep- 



* Ibid. 13 febb., pag. 583, col. 3% modificaz. Crispi: « Nel caso 
di reati commessi nei luoghi anzidetti, o di accusati di reati ivi 
rifugiati e non consegnati, l'autorità o forza pubblica potrà intro- 
dursi nei medesimi soltanto allorchò vi sia autorizzata con decreto 
motivato della sezione di accusa della Corte di appello sedente in 
Roma. » 



§ 5] SOVRANITÀ 105 

pure la proposta Sinoo, Caldini e Baino che si procedesse 
secondo le costituzioni di Gregorio XIV e di Pio VI. ' 

Rispetto alla dimora del Papa ed ai locali di adunanza 
del Conclave o del Concilio ecumenico, il fine di pene- 
trarvi delle autorità o degli agenti sarebbe stato quello 
di cercarvi malfattori, specie nel Vaticano, o d'impedire 
complotti pericolosi per lo Stato, ecc., insomma sarebbe 
stato sempre quello di guarentire la sicurezza pubblica. 
Lo scopo, invece, di entrare negli « Uffizi e Congrega- . 
zioni pontificie rivestiti di attribuzioni meramente spi- 
rituali, » sarebbe stato non tanto di farvi « visite » e 
«« perquisizioni » onde trovarvi delinquenti, per guaren- 
tire insomma la sicurezza pubblica, quanto di farvi « se- 
questri di carte, documenti, libri o registri. » Si diceva 
dalla Sinistra: Gli TJfhcì e le Congregazioni pontificie si 
sono occupati di tante materie puramente temporali e 
civili; quindi se voi ne proibite T ingresso per cercarvi 
carte, impedirete la giusta soluzione di molte liti civili, 
venendo cosi a ledere un'infinità d'interessi privati; il 
principio, che voi volete stabilire, è nuovo e contrario 
alla pratica anteriore ; quando, infatti, tante attribuzioni 
civili che prima erano in mano dei vescovi o dei parroci 
sono passate allo Stato, questo o si è annessa la parte 



* Ibid., pag. 581, col. 3^, Sineo, Caldini e Baino propongono si 
emendi cancellando le parole « se non autorizzato » e seguenti sino 
al fine, e aggiungono: « nei casi di reati commessi in detti luoghi, ' 
o di delinquenti che vi avessero cercato rifugio, si procederà se- 
condo le forme, e con i riguardi indicati nei paragrafi 3 e 4 della 
costituzione di Gregorio XIV, 21 maggio 1591, e nel Breve di Pio VI, 
18 aprile 1776. » 




166 SOVRANITÀ [§5 

degli archivi di quelli attinente agli affari civili, o si è 
riservato il diritto di penetrarvi: * ora noi non vogliamo 
far altrettanto per la Santa Sede, non vogliamo ledere 
tìi proposito i suoi segreti d'ufficio, non intendiamo esporli 
ad una facile lesione ; quindi non pretendiamo che qua- 
lunque autorità od agente possa penetrare in quegli uffici; 
ma non vogliamo neppur lesi gl'interessi privati: dunque 
si possa entrare, ma soltanto dietro una sentenza del- 
l'autorità giudiziaria favorevole all'esibizione delle carte 
richieste dai privati e negate dagli Uffici o Congrega- 
zioni della Santa Sede. L'opposizione dunque sosteneva 
la Giunta contro il Ministero. Ma questo riportò la vit- 
toria, appoggiandosi non solo sul fatto di evitare urti, 
ma anche sull'altro più potente, che la proposta della 
Giunta e della Sinistra era fondata sopra un motivo che, 
in grandissima parte, non aveva ragione di esistere, cioà 
sul supposto che fosse indispensabile penetrare negli 
Uffici e Congregazioni pontificie per poter risolvere una 
infinità di cause. La Sinistra fece una lunga enumera- 
!^ione di liti puramente civili già trattate dagli Uffici e 
Congregazioni; ma la parte ministeriale dimostrò che, 
sebbene tutta questa enumerazione- fosse fondata sul 
vero, pure non era necessario penetrare in quelli ; poiché 



* Ibid., 14 febb., pag. 597, col. 2^, Mancini: « Vi hanno danqae 
questi precedenti, che cioè dovunque ò venuto a cessare Fesercizio 
di una giurisdizione ecclesiastica [per esempio sul matrimonio e in 
'b'inerale sui registri dello stato civile], e succedeva T esercizio del- 
l'autorità civile, della giurisdizione laica, era prescritto che le carte 
rioianessero a disposizione della nuova giurisdizione, o per lo meno 
era incontrastabile il diritto di questa di ricercare dai depositari 
degli archivi antichi la comunicazione dei documenti ivi custoditi. » 



§ 51 SOVRANITÀ 167 

le sentenze emanate dai medesimi, non sono rese esecu- 
torie se non per mezzo delle curie vescovili, * sulle quali 
la presente legge non istabilisce nulla, e in cui se- 
condo le disposizioni antecedenti si può benissimo en- 
trare quando occorrano le carte. La necessità di pene- 
trare negli Uffici e Congregazioni pontificie ci sarebbe 
soltanto nell'ipotesi, che Tarchivio di una curia vescovile 
andasse distrutto: ma per questi rari casi non vai la pena 
di dar pretesto ai nostri nemici di dire che noi non diamo 
serie guarentigie alla Santa Sede. Cosi dunque l'eccezione 
della Giunta e della Sinistra cadde; tuttavia la lunga- 
discussione non fu infruttuosa, valse a chiarire la situa- 
zione delle cose, e a meglio determinare l'articolo; alla 
redazione primitiva della Gjiunta « attribuzioni mera- 
mente ecclesiastiche » si sostituì quella però restrittiva 
di « attribuzioni meramente spirituali. > 

Oltre all'immunità locale pel Papa e per gli organi 
supremi ordinari o straordinari delle funzioni spirituali 
della Santa Sede, la Legge concede anche (art. 6) zm- 
munità personale temporanea ai membri del collegio 
elettorale del Papa, cioè ai cardinali, durante la vacanza 
della Sede pontificia. La primitiva redazione della Giunta 
dava luogo a sospettare, che si accordasse non solo una 



* Ibid, pag. 598, co). 3^, Ugdulena: « gli atti delle congrega- 
zioni sapremo di Roma non diventavano esecutivi se non quando 
passavano sHe curie vescovili, e le curie erane quelle che esegui- 
vano questi atti e dalle qusli si prendono sempre questi documenti 
quando ce n*è il bisogno; e noi certo con questa legge non inten- 
diamo dichiarare inviolabili le curie vescovili. » 



tdS SOVRANITÀ [ § 5 

immunità personale temporanea, ma anche una vera e 
propria irresponsabilità per tutto quello che avessero 
potuto commettere durante il periodo di tempo per cui 
veniva concessa. La discussione chiari le idee, e con- 
dusse ad una forniola più esatta, secondo la quale T im- 
munità si limita ad una semplice sospensione dell'azione 
dell'autorità politica o giudiziaria, allo scopo di non 
impedire che i cardinali possano recarsi al luogo delle 
adunanze. Non si tratta soltanto di sospendere Fazione 
penale, come proponeva il Mancini; * ma di togliere 
qualsiasi impedimento, per esempio l'arresto personale 
per debiti che allora esisteva, o l'arresto per semplici 
sospetti deirautorità politica, ecc. ' 



i Ibid., 28 genn., pag. 41 1, col. 1% Mancini: « Or bene, o signori, 
1& cennata inviolabilità, ora ristretta pei cardinali soltanto ai casi 
di Sede vacante e durante il Conclave, anche in qaesli limiti non 
cessa di essere sommamente improvvida, eccessiva, arbitraria con- 
cessione....» col. 1-2^. € Se invece mi dite: «« I cardinali sono gli 
elettori del Papa, conviene adunque assicurare la loro libertà, im- 
pedire che sopra di essi possa mettersi la mano fino a che atten- 
dono air importante elezione; »» ovvia si appalesa la sola conse- 
guenza logica che da ciò possa derivarsi, cioè che, se vi sono fatti 
contrari alle leggi, o costituenti crimine o delitto di cui, al pari 
tU tutti i cittadini, costoro sieno responsabili, ogni procedura ri- 
manga sospesa, non sia iniziata ne proseguita, fino a che duri il 
Conclave. » — Ecco i termini precisi della proposta, 10 febbraio, 
pag. 565, col. 2^: « Contro i membri che intervengono a queste adu- 
nanza [il Conclave, e diversamente dalla Legge, anche il Concilio 
ocumenico], per tutta la loro durata, non potrà introdursi né pro- 
i^eguirsi veruna accusa o procedimento penale. » 

» Ibid., 10 febb., pag. 568, col. 1-2*, Restelli (della GiunU): 
« Non abbiamo accettato la proposta dell'onorevole Mancini, quan- 
tunque vicinissima a quella da noi adottata, perchè comprendeva 



§ 51 SOVRANITÀ 109 

Se, da una parte, la Camera ha così ristretto o meglio 
spiegato r immunità concessa dalla Giunta; d'altra parte 
ha esteso la durata della medesima, per meglio guaren- 
tire la libertà dell* elezione: la Giunta 1* aveva limitata al 
tempo del Conclave; ma nella discussione si fece osser- 
vare, che le autorità giudiziarie o politiche avrebbero 
potuto impedire o restringere la libertà personale dei 
cardinali prima della riunione del Conclave, cioè tra la 
vacanza della Santa Sede e la convocazione di esso; * ch% 
così avrebbero potuto farli condannare, e allora non sa- 
rebbe stato più il caso di non impedimento o limitazione • 



soltanto il caso di procedure penali, mentre noi volevamo compren- 
dere anche altri casi che fossero di limitazione di libertà personale, 
quale» per esempio, la cattura per debiti, ed evitavamo poi di par- 
lare di procedure penali, perckò ci pareva poco cortese e conveniente 
di f£ime nella legge T accenno. » — Ibid., pag. 567, col. 1% Bonghi 
relatore: La seconda redazione della Giunta vuol dire « che, du- 
rante la vacanza della Sede, la libertà personale dei cardinali non 
può essere legata, violata, menomata da nessuna ingerenza di aufó- 
rità politica o giudiziaria; e se anche fosse già iniziata qualunque 
azione contro di loro, rimanga interrotta e priva di effetto; è una 
maniera insomma d* inviolabilità temporanea che si accorda ad essi. » 
Nella Camera non sorse la controversia, se un cardinale carcerato 
abbia diritto, durante la vacanza 'della Santa Sede, di recarsi al 
luogo del Conclave: questa ipotesi, ingiuriosa, sebbene non impos- 
sibile a verificarsi, non si è fatta. 

1 Ibid., 10 febb., pag. 566, col. l», Mancini : « Nella proposta 
anteriore della Commissione si diceva: « « Durante il Conclave. »» — 
Pareva che si accennasse soltanto ai cardinali che fossero già en- 
trati nel Conckve, o si disponessero a recarvisi; mentre ora invece 
anche un cardinale che per la sua età o per volontà noii potesse o 
non stimasse recarsi al Conclave, tuttavia sarebbe nel diritto d*in- 
vocare questo eccezionale privilegio, di cui nell'articolo 6. » 



170 SOVRANITÀ [ § 5 

della loro libertà personale, giacché trattandosi di sen- 
tenza giudiziaria, specie se passata in giudicato, né il 
potere giudiziario nò il politico avrebbero avuto facoltà 
di abrogarle; inoltre si sarebbe tolto ai Principi di Santa 
Chiesa il modo d'intendersi prima di riunirsi in conclave. 
Altri, al contrario, diceva, che se fosse concessa l'immu- 
nità per tutta la durata della vacanza della Santa Sede, se 
ne sarebbe potuto abusare, che i cardinali allora avreb- 
J)ero potuto avere interesse di differire l'elezione di un 
nuovo Papa per continuare a godere l'immunità di reati 
o debiti ecc., che avessero commesso, — argomento che 
aveva molto più valore quando si credeva che l' immu- 
nità secondo la prima redazione della Giunta significasse 
irresponsabilità — ; che ciò avrebbe potuto nuocere alla 
Chiesa stessa, in quanto le avrebbe impedito di aver 
tosto il suo capo ordinario; che gli esempi di siffatte 
lunghe vacanze sono frequenti. * Ma siffatte ragioni non 
prevalsero. Né molto meno trionfò quella più radicale, 
che non occorresse alcuna immunità personale per nes- 
suno spazio di tempo ai Principi della Santa Chiesa: 
perchè infatti, si diceva, concederla noi, mentre nessuno 
degli altri Stati l'accorda? hanno questi diritto morale 
di richiederci una guarentìgia che essi non danno?' Credo 



* Ibid., pag. 565, col. 1-2% MANcrNi: Golia prima relazione della 
Oianta si era « nel sistema • deirinviolabilltà, cioè della nessaoa 
responsabilità di qualunque specie di fatti che i cardinali potessero 
commettere dorante il Conclave. Solo q>iest' inyiolabilità non era 
perpetoa, ma temporanea, cioè ristretta alla dorata del Conclave. 
Ora, siccome in tal modo poteva sorgere an interesse a prolangare 
oltre misnra la dorata di questa Assemblea, io ho contrapposto ...> 

» Ibid , pag. 565, col. 1% Mancini. 



§ 5] SOVRANITÀ 171 

che costoro non avessero torto neppure politicamente; 
siffatta qulstione non avrebbero dovuto porla né il Mi- 
nistero, né la Giunta; ma; una volta venuta in dibatti- 
mento, l'avrei sciolta cosi come fu risoluta, per non far 
sospettare che noi negando tale immunità mirassimo a 
violare la libertà degli elettori del ponteQce. 

Ma questa immunità, diversamente da quella accor- 
data al Papa, non ha carattere sovrano: gli onori prin- 
cipeschi cbe il Ministro degli esteri aveva promesso 
innanzi all'Austria pei cardinali, * e che erano stati of- 
ferti anche nei vecchi progetti di Concordato, scompa- 
rirono nei disegni di legge del Ministero e della Giunta. * 

Altra viva controversia si agitò intorno all'impegno 
assunto dal Governo di provvedere « a che le adunanze 
del Conclave e dei Concili ecumenici non siano turbate 
da alcuna esterna violenza ». Dicevano alcuni : Ma perchè 
aggravarci di quest' obbligo? qui non è affatto il caso 
di dare una garanzia speciale, basta la legge comune: 
nelle elezioni amministrative e politiche ò il presidente 
del s^gio elettorale, che è incaricato della polizia della 
sala di votazione: egli ha facoltà di chiamare in soc- 
corso la forza pubblica quando lo creda necessario per 
mantenere l'ordine; ma questa non ha né il dovere, né 



' Vedi il Docam. 24 sopra riferito, a pag. 55, n. 1. 

^ TattaTia, quando furono pabbiicate in Roma le disposizioni re- 
lativa alla tassa di ricchezza mobile, i piatti ed assegni dei car- 
dinali no furono esentati. Il deputato Pierantoni, il 14 giugno 1875, 
(pag. 4237, col. 1*^) presentò un* interpellanza, che (2^ tornata del 
16' giugno 1875, pag. 4358, col. 1-2^) fu rinviata a tempo indefinito. 
Come sia regolata la cosa oggi, lo ignoro. 



172 SOVRANITÀ l § 5 

il diritto di penetrare nella sala se non è chiamata. 
Applichiamo questa norma del diritto comune ammini- 
strativo e politico al Conclave' e al Concilio ecumenico: 
mandiamo a tutelarli la nostra forza, ma soltando quando 
venga richiesta. * Così, (aggiungo io), si avrebbe avuto 
il vantaggio, in caso di bisogno, di una specie di rico- 
gnizione indiretta dello Stato italiano. Ma prevalse il 
concetto della Giunta e del Ministero di adottare la mi- 
sura preventiva invece di quella in un certo senso re- 
pressiva. 

Del resto la quistione oggi non ha tutta quella im- 
portanza che avrebbe avuto in altri tempi: oggi non c'è 
verosimilmente a temere di violenze nel Conclave; vio- 
lenze che una volta nascevano da ambizioni infrenabili 
per mancanza di poteri ben costituiti, specie quando il 
Conclave aveva luogo nello stesso Stato pontificio; * si 
aggiunga che allora la Santa Sede era anche un prin- 
cipato temporale e quindi eccitava maggiormente l'am- 
bizione; inoltre che, indipendentemente da ciò, essa aveva 
maggiore influenza politica che non ne abbia oggi; che 



* Deputati^ 10 febb. 1871, pag. 565, col. 1-2% proposta Mancini: 
« Il Governo del Re, ove ne sia richiesto, protegge ed assicara nel 
regno con T assistenza della forza pubblica la libertà del Concilio 
ecamenico e del Conclave. » — Ibid., 13 febb., pag. 585, col. 3% 
Cordova: « Quando la legge elettorale volle assicurata la libertà 
nelle elezioni, alFarticolo 71 diede ai soli presidenti del collegio 
r incarico della polizia delle adunanze. » 

* Sulla storia di queste turbolenze vedi Bonohi, Il Conclave e 
il diriUù dei Governi (Nuova Antologia 1872, novembre pag. 057-81, 
dicembre pag. 882-005; gennaio 1873, pag. 132-54), specialmente 
pag. 669. 



§ 5, 6J LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 173 

allora la forza delle idee non era tanta quanto ai nostri 
dì, che perciò il governo del Papa era di fatto più per- 
sonale, quindi i sovrani avevano interesse che fosse 
creato un loro amico, e non isdegnavano a tal uopo su- 
bornazioni e violenze più o meno aperte: ragioni tutte 
che oggi non militano più quasi punto. Alla morte di 
Pio IX, pel Conclave che elesse Leone XIII non si è par- 
lato affatto di subornazioni o violenze, non e' è stato bi- 
sogno della forza del Governo italiano, il quale non ne 
fu richiesto, né per quanto io sappia, ne offerse. * 



§6 
Libertà di posizione economica 



Il Governo italiano ha voluto assicurare anche la 
libertà di posizione economica della Santa Sede. Senza 
di ciò non sarebbero divenuti illusioni gli attributi di 
sovranità, le guarentigie, come potrebbe sembrare a 
prima vista; giacché al Papa non mancano altri mezzi 



* Già accennammo, come il Visconti- Venosta, ministro degli affari 
esteri, in una circolare del 22 ottobre 1870 (Docum. 61) aveva pro- 
testato innanzi alle Potenze, che il pretesto, sotto il quale si era 
soepeso ilXìoacilio Vaticano, di mancanza di libertà a causa del- 
l'* occupazione di Roma, fosse assoluEamento infoodato; e come le 
Potenze ne fossero ben convinte, in prova di che citammo (pag.<74, 
n. 3) la nota del nostro rappresentante a Carlsruhe (Docam. 86). 



174 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA [ § 6 

economici, e molto più estesi di quegli accordatigli dal- 
l' Italia; questi in paragone sono sempre qualche cosa; 
ma non sono molto; * il Papa ha potuto benissimo fame 
a meno, non ha accettato la dotazione del nostro Governo, 
il quale del resto prevedeva ciò benissimo. ' Essa è mo- 
tivata sul bisogno del pontefice di mantenere sé stesso, 
i suoi uffici spirituali, e la sua corte; il quantitativo è 
calcolato sul presuntivo del 1848, dell'epoca costituzio- 
nale dello Stato pontificio; dal quale sono detratte le 
spese relative alle funzioni temporali o non puramente 
spirituali. Questa dotazione non è dunque concepita come 
un corrispettivo della rendita degli Stati pontifici an- 
nessi, non corrisponde alla medesima neppure quantita- 
tivamente; no, essa è una spontanea largizione deiritalia, 
la quale vuole assicurare alla Santa Sede 1 mezzi pecu- 
niari per esercitare convenientemente e liberamente le 
sue funzioni spirituali. 

Posto questo concetto, enunciato già nei tentativi di 
Concordato e nelle promesse del Ministero alle Potenze, * 
nascevano due problemi: 1^ se la dotazione dovesse es- 



* Non 8i può precisare quanti milioni annui frutti l'obolo di San 
Pietro, ceppite principale della Santa Sede. 

> Deputati, 9 febb. 1871, pag. 553, coL 2*^, Bonghi; lo riferiremo 
più sotto. — Ibid., 26 genn., pag. 386, col. 2% Massabi: « Ma ai 
dice: il Papa non accetterà le vostre guarentigie. E sia pare, si- 
gnori, anzi bisogna essere di buona fede: nelle condizioni nelle 
quali oggi si trovano le cose, non si può ragionevolmente, non si 
può decorosamente esigere che il Papa possa accettare con grato 
animo queste guarentigie. » 

' Visconti- Venosta al Ministro del Re a Vienna, 21 sett 1870, 
Docum. 24, sopra (pag. 55, n. 1) riferito. 



§ 6] / LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 175 

s#re a carico di tutto lo Stato o soltanto dei fedeli: 
2* se dovesse pagarsi solo dall'Italia o da tutte le Po- 
tenze cattoliche ciascuna per la sua rata parte. Queste 
due quistioni venivano dibattute specialmente dalla Si- 
nistra avanzata, e trovarono il loro insistente sosteni- 
tore nel deputato Corje. Egli diceva: signori, siamo tutti 
di accordo che bisogna separare lo Stato dalla Chiesa; 
ora voi, assegnando una lista civile alla Santa Sede, vi 
mettete in aperta contradizione con tale sistema. Am- 
messa la necessità che la Santa Sede abbia una rendita, 
abbia dei mezzi pecuniari; questa deve soddisfarsi senza 
ledere il principio della separazione; ed il modo esiste, e 
non solo logicamente, ma anche nella pratica di qualche 
paese civilissimo, esiste nella legislazione inglese; la 
quale stabilisce * una tassa ecclesiastica pei credenti 
della religione anglicana, la cosi detta church rate: 
dunque, se voi volete assicurare una rendita al Papa, 
non avete né il diritto né il bisogno di inscriverla nei 
bilanci dello Stato (o nel Gran Libro, che, su questo ri- 
guardo, vale lo stesso;; ma dovete creare un ruolo a 
parte per una sovrimposta speciale, che sarà pagata dai 
soli cattolici; anzi neppure da tutti i cattolici, sibbene 
da quelli spli che vogliono contribuire, lasciando liberi 
gli altri che preferiscono di non pagare, rinunziando ai 
diritti ecclesiastici che potrebbero mai godere altrimenti. ' 



• Vedi, p. es. The book of church law ... ofthe church of England 
by J. H. Blunt, revised by W. 0. F. Puillimore, London, Revingtons, 
1882; pag. 274-75. 

* Deputati^ 2 febb. 1871, pag. 457, col. 1% Corti: «voi doman- 
date 3,225,000 lire pel Papa; ora io vi dico che voi dovete aprire 



176 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA, [§G 

Gli avversari opponevano al Corte, che, come egli pi%- 
testava di aver il diritto di non contribuire come acat- 
tolico alla dotazione del Papa, così un repubblicano avrebbe 
potuto protestare di àon esser tenuto a contribuire per 
la lista civile del Re. * Ma il Corte poteva rispondere 
vittoriosamente che il paragone non regge. Ed invero 



un ruolo spaciale ira i contribaanti, e che alla spaia di quaste 
3,225,000 lire voi non dovete far concorrere quelli che nel Papa 
non credono. -» Quest* imposta non è altro che un* imitazione del- 
r imposta che gì* Inglesi hanno sotto il nome di church rate. Ora 
voi sapete che, benché il Parlamento inglese non abbia ancora re- 
vocato questa legge, pure è prevalso innanzi alle Corti di ginstixia 
il sistema di non mai obbligare al pagamento di quella tassa chi 
si rifiuta di pagarla, essendosi oramai ingenerata la consuetudine 
e riconosciuto il diritto che questa sia un* imposta oxionale,^^ — 
Ibid., 9 febb., pag. 546, coi. 2^, idem: « A me pare semplicissimo 
che alle due principali imposte dirette, che sono la fondiaria e la 
ricchezsa mobile, si aggiunga un ruolo di centesimi addizionali che, 
complessivamente, vengano a formare per ogni anno la prestazione 
che si deve dare al Papa; ed abbiano diritto di farsi cancellare 
da questo ruolo (aumentando in proporzione i centesimi addizionali 
a coloro che non si faranno da esso radiare) tutti coloro i quali 
dichiareranno che la corrisponsione di questa impo^^ta contraddice 
al loro sentimento religioso. » 

^ Ibid., 2 febb., pag. 466, col. 2\ Bertolàmi: « In qualunque siasi 
governo libero nel mondo non è possibile escludere il regno della 
maggioranza, prendansi i governi monarchici o i repubblicani. Si 
potrebbe ammettere la pretensione di chi non volesse alcuna parte 
nella lista civile del Re, protestando le sue opinioni antimonar- 
chiche? Con la stessa logica, quando un paese si slancia in una 
guerra, tutti coloro che non la credono giusta ed opportuna, non 
dovrebbero pagarne le spese, ma rigettarle interamente su quelli 
che r abbiano desiderata o decretata. » 



§ 6] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 177 

forma politica in uno Stato non può esisterne che una 
sola; quindi è necessario che vi si sottomettano e pa- 
ghino le imposte pel mantenimento della medesima anche 
quelli che non la credano giusta; ' mentre in tino stesso 
Stato religioni possono essercene e ce ne sono realmente 
diverse, e perchè le medesime sussìstano non è neces- 
sario, che al mantenimento di una di esse contribuiscano 
anche quelli che non ci credano. * 



* Il Bertolami sostenne che gli acattolici fossero tenuti a conr 
tribaire pel Papa anche secondo la teoria del Corte, perchò il pon- 
tificato è nn fatto politico, non soltanto religioso: questo argomento 
sarebbe stato giusto, quando si fosse inteso nel senso che per gli 
Italiani era politicamente necessario di pagar tutti ed essi soli la 
dotazione del Papa; ma il Bertolami gli dava un altro significato, 
molto più vago; 29 febb., pag 550, col. 3^^: < L'onorevole Corte 
rispetta 11 diritto della maggioranza, anzi dice di riconoscerlo come 
potere assoluto; ma lo riconosce per le materie politiche, non però 
per le religiose, e quindi non si crede in obbligo di contribuire 
alla dotazione del Papa, perchò ha il diritto di non essere credente 
nel Papa. — .... Se si trattasse di un dogma, di nuir altro che di 
credenze, Tonorevole Corte avrebbe ragione davvero; ma quanto 
alla Sede del pontificato, di questa potenza suprema che per si 
lungo volgere di secoli dall'Italia si è estesa sopra cosi vasta parte 
del globo, r onorevole Corte non' potrà non vederne le conseguenze 
non solo ma V essenziale carattere politico, eminentemente politico. 
Il solo fatto che Fltaha più tosto che altra nazione sia centro di 
un'azione religiosa la cui periferia abbraccia lo spirito di tanti po- 
poli, questo solo fatto basta perchò ne venga riconosciuta la solenne 
importanza, indipendentemente da ogni considerazione religiosa. > 

' Questo concetto era stato espresso chiaramente dal deputato 
MiCHELiNi ad altro proposito; 11 mai'zo 1871, pag. 754, col. 1^: 
<« Ma quando la maggioranza può far ciò che vuole, e lasciare che 
anche faccia ciò che vuole la minoranza, allora la costei libertà 
deve essere rispettata al paro di quella della maggiorità. > 
F. Scaduto — OmrenH^ie Ponti/lete 12 



178 LIBERTA DI POSIZIONE ECONOMICA f § 6 

Quando il Corte diceva, che egli acattolico non avrebbe 
voluto contribuire alla dotazione della Santa Sede; gli 
avversari rispondevano ad hominem, che gli acattolici 
avevano anch' essi tratto profitto dair incameramento 
dei beni delle corporazioni religiose e dal prelevamento 
del 30 per 100 sui beni ecclesiastici liquidati, che perciò 
non fosse ingiusto, che ora contribuissero anch'essi pel 
mantenimento del capo della religione cattolica. * Que- 
sta obbiezione parte dal principio che i beni monastici 
ed ecclesiastici siano proprietà dei soli cattolici; ma, 
prescindendo dal fatto che l'Italia li aveva dichiarati 
beni nazionali senza distinzione di culti, il vero è che 
i discendenti dei donatori non sono tutti cattolici come 
i loro avi, che lo scopo di questi non sempre era stato 
puramente religioso, che allora non esisteva contrasto 
tra la scienza e la fede, tra la civiltà e la religione, 
che, anche quando lo scopo dei donatori fosse stato pura- 
mente religioso, non sempre essi avevano inteso la reli- 
gione cattolica cosi come oggi è stata trasformata dalla 
Curia; * quindi non può dirsi che i beni ai giorni nostri 
posseduti dalle corporazioni monastiche e dalla Chiesa, 



* Deputati, 9 febb. 1871, pag. 551, col. 1% Torrigiani (della 
Giunta): < ne per le leggi aotecedenti del 1866 e del 1867 non è a 
dubitare che anche gli acattolici abbiano profittato dei ri&ultamenti 
di quelle leggi medesime, oggi si potrebbe a buon diritto chiedere 
se per la stessa ragione noi non dobbiamo pensare alla universalità 
dei cittadini anzi che ai soli cattolici. » 

' I vecchi cattolici, costituitisi in un culto a parte dopo la pro- 
clamazione deirinfallibità pontificia, intendono di essere essi i veri 
cattolici, e non grinfallibilisti. 



§ 0] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 179 

siano esclusiva proprietà di quelli che oggi si chia- 
mano cattolici. 

Ma la proposta radicale del Corte, logica e giusta in 
sé stessa, non trovò eco nella Camera; perchè il suo si- 
gniOcato pratico sarebbe stato quello di non dare nes- 
suna rendita al Papa; ed invero sarebbero stati raris- 
simi i cattolici italiani, che si sarebbero volontariamente 
aggiogata la sovrimposta ecclesiastica; la grandissima 
maggioranza avrebbe più tosto di buon grado rinun- 
ziato le mille volte ai pochi ed illusorii diritti ecclesia- 
stici pur di non pagare. Si sarebbe cosi messa a dura 
prova anche la fede degli stessi zelanti: giacché secondo 
la proposta Corte il quantitativo della sovrimposta avrebbe 
dovuto essere pagato sempre intero; se una parte dei 
cattolici ricusavano di pagare, si sarebbe accresciuta la 
rata dei rimanenti; sicché quella somma che divisa fra 
tutti gr Italiani non è un aggravio considerevole, scom- 
partita fra i soli pochi zelanti e cattolico-liberali sa- 
rebbe divenuta un aggravio insopportabile e forse nep- 
pure pagabile. * 



* Crediamo utile di riferire le segaenti cifre per dare un'idea 
sia della forza delle risorse della Chiesa, sia del fervore dei vari 
paesi di Europa. Documenti agli atti del Z* Congresso Cattolico 
italiano tenutosi in Firenze dal 22 al 26 settembre ±875^ Bo- 
logua, tipog. Felsinea, 1876; pag. 39-59, Opere della Propagazione 
della Fede e della Santa iD&nzia. Resoconti, pag. 39, Resoconti 
deir Opera della Propagazione della Fede per Tanno 1874. Le ri- 
scossioni delVanno 1873 salirono a L. 5,524,177; quelle del 1874 
furono di L. 5,485,515; perciò risalta una diminuzione di L. 38,659. 
— Lìmosine spedite dalle varie diocesi che hanno contribuito al- 
rOpera nel 1874, Diocesi di Francia (pag. 4i; L. 3,696,428; d'Ai- 



180 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA [§ 6 

La proposta Corte era dunque inaccettabile; giacché 
la grau maggioranza della Camera voleva salvato il prin- 
cipio delle guarentigie pontificie, specialmente quando 
non si trattava di cedere più o meno apertamente di- 
ritti di sovranità, sibbene solo di denaro. Non immise- 
riamo, si diceva, il grande problema politico-religioso 
con una quistione di denari; tre milioni non fanno nulla 
per le finanze dello Stato italiano. Ma no, rispondevano 
quelli della Sinistra, tre milioni sono qualche cosa; con 
essi ci è da poter fare tante altre cose più utili che 
quella di mantenere il Papa; e poi ad ogni modo perchè 
deve pagarli lo Stato italiano soltanto, e non invece 
tutte le Potenze cattoliche complessivamente? Il Santo 
Padre è capo non solo dei cattolici dell'Italia, ma di 
quelli di tutto il mondo; questi tre milioni che voi vo- 
lete assegnargli, dovrebbero servire specialmente per 
gli uffici spirituali, che sono stabiliti per tutto Torbe 
cattolico, non per la sola Italia. * Dunque, posto che 



lemagna (pag. 41) L 481,497; del Belgio (pag. 42) L. 372,783; di 
Spagna (pag. 42) L. 6,710: delle Isole Inglesi (pag. 42) L. 160,325; 
d'Itolia (pag. 45) L. 283,073; dei Paesi Bassi (pag. 45) L. 89,801; 
del Portogallo (pag. 45) L. 44,952; della Svizzera (pag. 45) L. 52,502. 
— Dunque l'Italia contribuisce all'Opera della Propagazione della 
Fede per L. 283,073, cioè per molto meno della dotazione pontificia. 
Quella della Propagazione delia Fede ò T Opera che frutta di più. 
L'Opera della Santa Infanzia negli anni 1873-74 incassò L. 1,871,963 
(ibid. pag. 48), e L. 2,158,798 negli anni 1874-75. — Negli Atti 
dei vari Congressi cattolici italiani non trovo resoconti dell'obolo 
di San Pietro. 

' Anche la Relazione Bonghi riconosce ciò, determinando quali 
tra le spese comprese nell'assegno al Papa, non dovrebbero essere 
pagate interamente dagl'Italiani (cioè quasi tutte); Deputati^ sotto 



§ 6] UBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 181 

questo capo debba avere una rendita, è giusto che con- 
tribuiscano tutti i suoi sudditi ossia tutte le Potenze 
dove egli ha sudditi. * L'Abignente avrebbe potuto ad- 
durre in sostegno delle sue idee, che il Ricasoli nel pro- 
getto di Concordato colla Curia romana aveva già nel 
1861 proposto, che la dotazione pontificia venisse pagata 
collettivamente da tutte le Potenze Cattoliche, e che 
perciò l'Italia avrebbe aperto trattative colle medesime. 

Gli uomini più intelligenti della Destra si opponevano 
non con argomenti logici, dove avrebbero avuto torto, 
sibbene, giustamente, con ragioni politiche. E che! di- 
cevano, vorreste dunque che noi invitassimo le Potenze 



il giorno 21 genn. 1871, pag. 342, col. 2: < Difatti, le somme occor^ 
renti per trattenimento del Sommo Pontefice^ pel sacro collegio 
dei cardinali^ per le congregazioni ecclesiastiche^ per sussidio o 
assegno a quella de propaganda fide^ pel Ministero degli a/fari 
esteri, pel corpo diplomatico della Santa Sede alVestero, pel man* 
tenimento delle guardie pontificie palatine, per le sacre funzioni, 
per V ordinaria manutenzione e custodia dei palazzi e di loro di" 
pendenze^ per gli assegnamenti, giubilazioni degli addetti alla Corte 
pontificia, Bono tra le spese registrate in cotesto articolo 49 [dello 
Statuto di Pio IX del 1848] quelle che non sarebbe, stato giusto 
che cadessero tutte a carico dei sudditi pontifici, né è giusto che 
cadano ora tutte a carico dei cattolici italiani. » Pure, prosegue il 
Bonghi, ritalia vuole essere generosa. — Le spese che gF Italiani 
dovrebbero sostenere essi soli, sarebbero quelle delle funzioni del 
Papa come arcivescovo di Roma, le quali dovrebbero essere pagate 
dai soli Romani. 

» DeputaH, 27 genn. 1871, pag. 399, col. 1», Abignbntk: « Eb- 
bene, giacché importa a tutta la Chiesa, mettiamo un poco per uno. 
Perchè i denari glieli abbiamo a dare tutti noi? Sono pure una 
belU somma 3,225,000 lire! > 



182 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA [ § 6 

ad un Congresso, per istabilire la quota con cui ciascuna 
debba concorrere alla dotazione del Papa? Prescindendo 
dal fatto, che noi per ora dobbiamo cercare di mante- 
nere lo statu quo più eh' è possibile, di non smorere 
nessun sasso per evitare V occasione di attirarci addosso 
malanni internazionali, noi col far concorrere le altre 
Potenze alla dotazione pontificia, daremmo loro occa- 
sione d' intervenire in tante controversie di diritto pub- 
bico ecclesiastico interno. — La soluzione ministeriale 
era dunque quella politicamente più giusta. 

Un argomento che si sarebbe potuto addurre in fa- 
vore del concetto di assegnare una lista civile al Papa, 
sarebbe stato nell'interesse politico e morale dell'Italia 
stessa, nell'interesse della civiltà. Una dotazione fissa, 
cioè, avrebbe messo il Papa in una situazione indipen- 
dente di fronte agli ultra-cattolici stessi, qualora egli 
l'avesse accettata; non solo non l'avrebbe costretto a 
mendicare l'obolo di San Pietro, ma lo avrebbe così li- 
berato dalle esigenze clericali degli oblatori e dei col- 
lettori. Oggi il Papa dipende da questi, come il Ministero 
dalla Camera che può negargli i crediti quando si di- 
scute il bilancio: il Santo Padre, adunque, anche quando 
abbia idee personali conciliative, deve adattarsi a quelle 
ultra-clericali del partito che gli fornisce i denari; i 
cattolici liberali sono un numero sparutissimo, ordina- 
riamente laici, non fanno collette e non potrebbero rac- 
coglier tanto da sopperire a tutti i bisogni della Curia 
romana, e dare cosi libertà di agire ad un Papa con- 
ciliativo. Questo lato della quistione non lo trovo punto 
osservato nelle Camere; ma è stato poscia accennato 
da una persona molto competente nel giudicare la si- 



§ G] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 183 

tuazione del Santo Padre di fronte al suo partito, dal 
Curci. * • 

Un' altra controversia si dibattè, sulla maniera di ren- 
dere rassegno indipendente quanto più fosse possibile. 
Tale era T intenzione del Ministero, della Giunta, della 
maggioranza della Camera, intenzione basata sul con- 
cetto sincero delle guarentigie. La Destra intendeva 
quindi anzitutto, che la rendita fosse stabilita, come di- 
fatti poi lo fu, una volta per sempre. Un'altra parte 
della Camera, invece, e non tutta composta di radicali, 
proponeva che l'assegno della quantità della dotazione 
fosse vitalizio, come la lista civile del Re, e che perciò 
si rinnovasse dalla Camera dentro i tre mesi dalla suc- 
cessione di ciascun pontefice. * Cangia, si diceva, il va- 



* C. M. Curci, La Nuova Italia e i vecchi zelanti^ Firenze, Ben- 
ctni, 1881, pag. 78-79: < Perfino l'Obolo di San Pietro, offerto dalla 
pietà dei fedeli al Pontefice, per aBsicarame la indipendenza, si fa 
dai zelanti promotori servire per imporgli il contegno da mantenere 
colla nuova Italia, denunziandogli che, in diversa maniera, quello 
8Ì asiottiglierebbe di nove decimi, o cesserebbe del tutto. I Gior- 
nalisti parigini berteggiano gli oltramontani^ che tengono a segno 
il Papa, minacciando d'intercettargli le vettovaglie: beffe irrive- 
renti, a cui non darebbero certamente presa i noti tre milioni e 
mezzo, i quali, sondo parziale restituzione o compenso del maltolto, 
come nulla potrebbero legittimare del passato, cosi nessuno impegno 
imporrebbero per l'avvenire. Chi sa che appunto il prepararsi que- 
st* altra macchina non abbia fatto ai zelanti preferire l'Obolo ai 
Milioni! > 

* Deputati^ 9 febb. 1871, psg. 547, col. 2% Sineo: Qualora non 
venga accettato il mio emendamento propongo quest'altro. « Tomo 
a prendere in mano lo Statuto, signori. Esso dispone che la dota- 



184 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA [ § 6 

lore del denaro; i tre milioni di oggi di qui ad altri 20 
anni potranno avere Vs del valore presente a pure al- 
l'inverso un valore triplo; cangiano anche i sentimenti 
degli uomini; noi non sappiamo come la penserà la fu- 
tura generazione intorno al papato, essa potrà credere 
di dovergli assegnare una rendita maggiore o minore; 
perchè vincolarne la libertà con precedenti legislativi? » 
Perchè la libertà della nazione nello stabilire la ren- 
dita pel Papa deve essere minore che nel determinare 
la lista civile pel Re? E chi può prevedere quali tra- 
sformazioni subirà il papato, chi può prevedere se il 
Santo Padre non trasferisca la sua sede fuori d'Italia? 
Vorreste anche allora pagare i tre milioni annui? ' E in 
caso di scisma, a quale dei due Papi li paghereste? do- 
vreste voi, incompetentisti, elevarvi a giudici di una 
quistione ecclesiastica interna, dovreste voi giudicare 
chi sia il vero Papa? " E se una parte dei cattolici di- 
chiarerà eretico il Papa, continuerete voi a pagargli 
l'assegno, o, ritenendolo eretico, non glielo sborserete? 



zione della Corona venga stabilita, per la darata di ogni regno, 
nella prima Legislatara dopo T avvenimento del Re al trono. Voi 
in molte cose avete assimilata questa dotazione del Pontefice alla 
dotazione della Corona; mi pare che si potrebbe seguire questo si- 
stema applicando per analogia in questa legge T ultimo comma del- 
l'articolo 19 dello Statuto. > — Vedi anche pag. 551-52 ibid. 

* Ibid., pag. 547, col. 2\ 

> Ibid., pag. 547, col. P, Sineo. — La risposta del Bonghi è cal- 
zante, ibid., pag. 553, col. 2"": Il Papa non accetterà la dotazione 
se non quando si sarà conciliato coli' Italia; ed allora non avrà ra- 
gione di andare a risiedere fuori d'Italia. 

3 Ibid., pag. 547, col. l\ Slvko. 



§ 6] LIBERTA DI POSIZIONE ECONOMICA 185 

Vorrete così voi, incompetentisti, elevarvi a giudici di 
una quistione dommatica? — Tutti questi timori relativi 
al trasferimento della sede pontificia ed allo scisma non 
sono puramente ipotetici, trovano appoggio nella storia, 
come facevano osservare quelli stessi che li sollevavano; 
ma rispondevano giustamente gli avversari, che per ora 
non era probabile che si verificassero, che ad ogni modo 
si trattava di una legge politica, che ai casi speciali si 
sarebbe provvisto all'occorrenza; * che infine, per quanta 
sincerità ci si mettesse, non si dovesse credere che la 
Legge delle guarentigie doveva essere eternamente in- 
tangibile; ' che si trattasse anzi tutto di dare guaren- 
tigie, di assicurare le Potenze; occorresse quindi che la 
dotazione della Santa Sede non dipendesse, almeno se- 
condo la lettera della legge, dall'arbitrio della Camera 
ad ogni nuova elezione di Pontefice, come la lista civile 
ad ogni nuova successione di Re. Queste ragioni politiche 
erano le vere e le giuste; l'altra tecnica, che il papato 
sia un beneficio, come i vescovati, le parrocchie, ecc. e 



^ Ibid., pag. 551, col. 1% Torrigiani (della Commissione^: « Egli 
[il Sineo] non è rifuggito neppure dal ricorrere alla possibiliià di 
Papi ed Antipapi che coesistoDO inaieme. Mi pare che questa snp- 
poeiàone aia alquanto airana ; ad ogni modo sarebbe allora aolo che 
ai verificasaero queati oasi eccezionali e straordinari che noi do- 
vrommo pensare a quel che allora ai potease e ai doveaae stabilire. > 

' Ibid.» pag. 553, col. 2^, BoNaui: < Forse noi atesai dovremo 
molte volte tornare sulla materia di questa legge, non che i posteri 
nostri; ed il voler prevedere tutti i casi sin da oggi e risolverli, 
come se tutti li sapessimo e tutti li preaentiaaimo nelle condizioni 
reali nelle quali yerranno, non aerve ad altro che ad affaticare noi 
medeaimi ed a crearci difficoltà aenza fine. » 



186 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA [ § 6 

quindi la sua rendita debba essere fissa, * politicamente 
non poteva avere un gran valore. « 

Il linguaggio della Destra faceva sospettare ad alcuni» 
che il Ministero, — non solo, come risultava dai Docu- 



* Ibid., pag. 552, col. 1*^, Correnti Ministro deiristraziond Pab- 
blica: « Noi abbiamo procarato di mettere Tistitazione del Ponte- 
fice al di fuori dell* orbita delle istituzioni politiche, e avemmo in 
pensiero di ravvicinare rassegnazione mantenuta ai Papa ad una 
dote benefiziaria. Ora, la dote d'un beneficio, T onorevole Sineo lo* 
sa benissimo, riguarda la istituzione del beneficio e non la persona 
del beneficiato, e però non muta col mutare della persona rivestita 
del beneficio. L'assegno che si concede alla Lista civile del Re* 
sente naturalmente Tinfiuenza delle condizioni politiche tra le quali 
comincia il nuovo regno; dove il beneficio ha un carattere memo 
dipendente dalle circostanze, e in più stretto rapporto colla fonda- 
zione del beneficio. » 

* I motivi per cui la Qicinta adottò V espressione dotazione e non 
quella di assegnazione, vengono cosi determinati dal relatore Bonohi^ 
durante la discussione, 9 febb. 1871, pag. 553, col. 3^: « Si è poi 
scelta la parola dotationé anziché quella di assegnazione, perchò^ 
assegnazione noa è parola abituale del nostro linguaggio tecnica 
finanziario; ò una parola invece tecnica del bilancio pontificio, poiché 
in questo era chiamato assegnazione di fondi ciò che noi chia- 
miamo inscrizione in bilaneio ... la parola dotazione.,., è propria 
del lirgnaggio ecclesiastico; si dice: dotazione di • una cappella, do- 
tazione di un benefizio; e d'altra parte è propria per indicare la. 
provvisione stabile d'una istituzione ed appropriata in perpetuo al 
mantenimento di questa. » »- Ma il deputato La Spada opponeva 
giustamente (ibid., pag. 554, col. 2') :« Ho proposto che alla parola 
dotazione fosse sostituita quella di assegnazione. Una dotazione che- 
sta perpetua di un beneficio ecclesiastico, secondo i principii del 
diritto canonico, principi! che io invocherò nonostante che la Com- 
missione abbia dichiarato che il criterio della legge debba attin- 
gersi più presto dalle contingenze politiche che dai principii della 



§ 6] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 187 

menti pubblicati, • avesse fatto delle offerte —, ma avesse 
preso impegni speciali e positivi colle Potenze rispetto 
alla dotazione pontifìcia, nel senso di guarentirla anche 
in modo internazionale, cioè di sottoporre questo arti- 
colo alla ratificazione di altri Stati. Il sospetto si accre- 
sceva per le dichiarazioni fatte a mo' d'esempio dal Pre- 
sidente del Consiglio, il quale diceva che, quantunque non 
avesse preso impegni in proposito, nemmeno si potesse 
impedire al potere esecutivo di fare ratificare dalle Po- 
tenze gli articoli che non importino né onere finanziario 
né cangiamento di territorio. * Rispondeva il La Porta, 
che la Camera, padrona di mutare ad ogni successione 
la lista civile del Re, non potesse venire spogliata del 
diritto di cangiare l'assegno del Papa. ' Ma i sospetti di 



scienza, la dotazione^ io dicevo, suppone V accettazione dell' aatorità. 
ecclesiastica e una sene di formalità, le quali non si compiono ed 
attuano con una sola deliberazione del potere civile; e suppone 
ancora che % beni passino in proprietà della Chiesa, o, secondo il 
linguaggio del giure ecclesiastico, si spiritualizzino. — Ora la do- 
tazione, cioè Tali enazione del capitale, non si comporterebbe colle 
regole di una prudente amministrazione, basta rassegnazione della 
rendita, la quale soddisfa allo scopo senza T alienazione del capitale, 
che importa di tenere illeso nelle mani dello Stato, nella preveg» 
genza di eventi straordinari che potrebbero sorvenire. » 

* Doeuìn. 3 e specialmente 24; sopra (pag. 53, n. 1-3; e pag. 55, 
n. 1.) riferiti. 

' Ritorneremo suirargomento in fine del § 10 e allora riferiremo 
i passi. 

* Deputati, 20 marzo 1871, pag. 842, col. I\ La Porta: < L'ar- 
ticolo 10 dello Statuto, riserva, per la dotazione della Corona, la 
facoltà alla Camera di fissarla in principio di ogni regno. Vorreste 
voi per la dotazione del Papa spogliare la sovranità nazionale di 
questo diritto? — Una voce dal banco dei ministri: Il Papa non 



188 LIBERTA DI POSIZIONE ECONOMICA [ § 6 

convenzioni positive precedenti colle Potenze estere, sva- 
nirono. 

Posto il principio dell' intangibilità della dotazione pon- 
tificia, la Destra non si contentava che questa fosse sta- 
bilita una volta per sempre; non la volle neppure iscritta 
nel bilancio dello Stato, perchè altrimenti sarebbe stata 
un'arma in mano della Camera per dirigere la politica 
ecclesiastica del ministero; poiché la Camera avrebbe 
potuto rendere illusoria la legge mutando la quistione 
legislativa in una di semplice bilancio. * Si cercò dunque 
un modo di rendere la dotazione pontificia meno dipen- 
dente dal Parlamento; la si iscrisse quindi nel Gran Li- 
bro del debito pubblico. • Ma neppur questo modo, che 
fu poi approvato, sembrava abbastanza sicuro ad alcuni, 
compresa la Giunta. Essi volevano si stabilisse che in 
appresso il Governo potesse avere la facoltà di assegnare 
la rendita pontificia sopra altri cespiti più indipendenti 



è sovrano dell* Italia. — La Porta: Dunque, o signori, io non posso 
ammettere che la dotazione accordata al Papa sia soggetto di una 
stipulazione internazionale. » 

I Come per esempio si tentò di fare per le Facoltà teologiche il 
24 maggio 1869: si' voleva abolirle semplicemente col cancellare 
dal bilancio la somma stanziata per esse (ibid.. Deputati, pag. 6703, 
col. 1^, Macchi) ; ma si fece notare la poca costituzionalità del mezzo 
(Messidaglta 25 magg.), e perciò la proposta fu respinta (25 maggio, 
pag. 6714, col. 2*). 

' La quistione se e come le rate semestrali di r^idita, non recla- 
mate dalla Santa Sede dopo cinque anni possano ritenersi prescritte, 
non fu accennata nella Camera: vedila svolta da G. D. Tibpolo, 
Leggi ecclesiastiche annotate^ Torino, Unione Tipografico-editrice, 
1879. (Raccolta delle Leggi speciali^ 2^ Serie, Voi. unico), pa* 
gine 31-34. 



§ 6] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 189 

dello stato. * Si diceva, che la Camera con una legge, se 
non con una semplice quistione.di bilancio, avrebbe po- 
tuto non molto difficilmente togliere al Papa quell'as- 
segno che gli era iscritto nel Gran libro; mentre se 
l'assegno fosse trasferito sopra valori più direttamente 
dipendenti da esso, il toglierlo avrebbe presentato com- 
plicazioni, e quindi una tale risoluzione non si sarebbe 
presa tanto facilmente. Ma quali erano questi valori 
indipendenti dallo Stato? Non i soli beni stabili, rispon- 
deva il Peruzzi, sibbene anche censi, canoni e simili. » 
Così egli ribatteva l'obbiezione, che secondo il suo pro- 
getto si sarebbe ristabilita una considerevole manomorta. 
Ma le obbiezioni non erano finite: è mai possibile, si di- 
ceva, dare al solo potere esecutivo la facoltà di trasfe- 



* Deputati, 18 marzo 1871, pag. 820, col. 1% Pjsruzzi: Propone 
si sostituisca air ultimo comma dell'articolo 4 del Progetto della 
Commissione il seguente: « La dotazione in rendita potrà essere 
convertita dal Governo del Re a richiesta della Santa Sede, in cor- 
rispondente capitale fruttifero ed inalienabile, indipendente dal de- 
bito pubblico dello Stato. » Il Peruzzi si spiega così, ibid : < La 
differenza sostanziale che v*è tra la Commissione e me sta in questo : 
che, secondo la Commissione, questa conversione dovrà esser fatta 
d'accordo colla Santa Sede da una nuova legge; ed io invece vorrei 
che quando la Santa Sede chiedesse di operare questa conversione, 
questa potesse esser fatta, senza bisogno di una legge ulteriore, dal 
potere esecutivo per virtù di una disposizione della presente legge. > 

* Ibid., pag. 821, col. 1% Peruzzi: « I beni stabiliti possono es- 
sere uno dei modi di rinvestimento, ma io non li ho designati, né 
ho inteso designare piuttosto questo che molti altri mezzi. Dico oho 
possono esservi altri modi di rinvestimento che non sieno beni sta- 
bili, come censi, livelli e molti titoli mobiliari diversi dalla rendita 
dello Stato. > 



190 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOmCA [§G 

rire l'assegno pontificio dal Gran libro in altri valori 
meno dipendenti dallo Stato, in acquisto di beni stabili, 
di censi, di canoni, ecc.? Prescindiamo da ciò, che cosi 
si darebbe al Governo una facoltà forse troppo grande; 
ma esso stesso si troverebbe impossibilitato ad eserci- 
tarla senza interpellare la Camera; giacché colla sem- 
plice vendita della rendita nel Gran Libro di 3 milioni 
non potrebbe comprare tanti beni stabili, canoni ecc. 
da costituire nuovamente la medesima rendita. ' 

11 Progetto del Peruzzi non fu dunque accettato. Si 
stabili soltanto, che la rendita di 3,225,000 lire fosse 
iscritta nel Gran Libro, senza neppur contemplare se il 
Ooverno o la Camera possa trasferirla in altri valori. 

Nel sancire la rendita pontificia sorse controversia 
isulla naiuì'a intrinseca della medesima, se essa dovesse 
cioè considerarsi come parte di un beneficio ecclesiastico, 
o come altrimenti si dovesse concepire. Quistione non 
inutile rispetto alle modalità diff'erenti e pratiche, che 



* Ibid , pag. 820, col. 3^, Sella, ministro delle finanze: < Intende 
l'onorevole Peruzzi che il Governo abbia dall' articolo, che ora il 
Parlamento voterebbe, la facoltà di procurare alla Santa Sede un 
reddito fondiario di 3,225,000 lire, acciò la Santa Sede atessa possa 
alienarla e convertire il prezzo che ne ricaverebbe nell'acquisto di 
«tabili, che possono costituire una rendita di questa natura. Se la 
cosa fosse intesa in questo modo, egli è evidente che il Governo 
non potrebbe attuarlo senza proporre una legge speciale al Parla- 
mento, non essendo probabile coli' alienazione di una rendita di 
3,225,000 lire, che il Governo possa acquistare tanti stabili quanti 
occorrono per dare una rendita equivalente. » — Allora la rendita 
italiana non era tanto sicura quanto oggi. 



§ 6] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 191 

la legge avrebbe potuto dare all'assegno. Cosi coloro che 
sostenevano, che dovesse fissarsi una volta per sempre 
senza sottoporne il quantitativo alla Camera ad ogni 
nuova elezione pontifìcia, differentemente dalla lista ci- 
vile del Re, dicevano anche, come vedemmo, * che in- 
fatti la dotazione pontificia è un beneficio, e che il bene- 
ficio non si determina ad ogni nuova successione, sibbene 
una volta per sempre, essendo una fondazione. 



Ma questa controversia aveva un'importanza pratica 
molto maggiore, quando si trattava dei palazzi pontifici 
« loro annessi, che vengono lasciati godere al Pontefice. 
Allora sorgeva la quistione se questi fossero proprietà 
nazionale od internazionale. E si argomentava cosi: Il 
papato è un uflUcio, come il vescovato, ìk parrocchia, ecc.; 
quindi anch'esso ha il suo beneficio; ma Tuflìcio ponti- 
ficio è internazionale; dunque anche il suo beneficio è 
internazionale: perciò, applicando la teoria, non solo i 
tre milioni devono essere posti sotto la guarentigia 
delle Potenze, ma i palazzi apostolici e loro annessi 
non sono una proprietà nazionale, sibbene internazionale: 
quindi la Legge deve dichiarare che essi sono libera 
proprietà del Pontefice (come rappresentante dei fedeli 
di tutto il mondo). ' 



* Correnti ministro deiristruzione Pubblica, Deputati, 9. feb- 
braio 1871, pag. 552, col. l'', sopra (pag. 186, n. 1) riferito. 

* Deputati, 9 febb. J871, pag. 547, col. 3\ Toscanklli: € Si dice: 
potranno essere un giorno esportati, yisnduti o distratti gli oggetti 
che compongono i mnsei [del Vaticano]. — Questi timori, o signori. 



192 LIBERTA DI POSIZIONE ECONOMICA [§6 

Questa argomentazione si fonda sopra un presuppo- 
sto giuridico italianamente falso, cioè, che la proprietà 
dei beni ecclesiastici sia dei fedeli del territorio giuri- 
sdizionale rispettivo; il proponente dava la cosa come 
certa secondo il diritto pubblico italiano, e citava in suo 
sostegno la decisione del Consiglio di Stato intorno alla 
proprietà dei beni delle corporazioni religiose sciolte 
nella Lombardia; * ma egli taceva che quella sentenza 



BODO completamente infondati, perchè questi oggetti non possono 
essere distrutti, perche i musei non possono essere chiusi al pab- 
blico [falso, ne parleremo appresso], perchò tutti i beni che ap- 
partengono ai romani Pontefici costituiscono un beneficio ecclesia- 
stico^ del quale i pontefici sono unicamente gli usufruttuari; in guisa 
che tutto ciò che compone questo beneficio non può essere distolto, 
venduto o distrutto, e quindi le apprensioni che si hanno non pos- 
sono avere nessun fondamento.... — E che la cosa sia così, lo ri- 
conosce la Commissione stessa, poiché a pagina 7 [della Reiasione 
stampata a parte, = pag. 343, col. 1% Deputati,^ della relazione si 
trovano le seguenti parole: «« Anche riconoscendo sin da ora nel 
Papato, quello che esso è pure, un beneficio ecclesiastico [Summus 
pontificatus est beneficinm ecclesiastieom (Gap. I. De maled.)]. » » 
* Id., Ibid., pag. 548, col. l'^: « Quando nella Camera da dieci anni 
in qua, ed anche prima nella Camera subalpina, è stato mosso tale 
quesito, si è sempre detto che i beai di un beneficio ecclesiastico 
che ha giurisdizione, appartengono ai fedeli compresi in questa 
giurisdizione; per modo che i beni d'una parrocchia, i beai d*una 
diocesi appartengono ai fedeli della diocesi. Ma vi ha di più. Il 
Consiglio di Stato ha preso una solenne deliberazione in questo 
senso, ha sanzionato questo principio. Quando furono soppresse le 
corporazioni religiose, siccome, in forza del trattato di Zurigo, il 
Governo non poteva appropriarsi i beni che spettavano a quelle 
corporazioni religiose, la cosa fu portata innanzi al Consiglio di 
Stato, ed il Consiglio di Stato con una deliberazione solenne, sta- 



§ 6] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 193 

era fondata sul trattato speciale che per quelle corpo- 
razioni si era concluso con Napoleone III a Zurigo, e 
che del resto non solo la giurisprudenza, ma la legisla- 
zione stessa italiana aveva altamente sostenuto (a torto 
o a ragione, qui non importa) il principio, che la pro- 
prietà dei beni monastici od ecclesiastici non è dei fedeli 
del rispettivo territorio, non è nemmanco dei cittadini 
del rispettivo territorio (cioè provinciale o municipale), 
ma è nazionale. Nessuno sorse a combattere il principio 
esposto dal proponente; ma nessuno sorse neanco ad ap- 
provarlo; si trattava di una costruzione clericale, e i cle- 
ricali o semi-clericali nella Camera erano pochissimi. 

La costruzione è dunque giuridicamente falsa. Il pro- 
ponente volle giustificarla anche storicamente. Egli di- 
ceva: Ma, infine, i palazzi apostolici e loro annessi non 
sono stati fatti coi denari dei soli Italiani, sibbene con 
quelli dei fedeli di tutto il mondo; a Roma hanno af- 
fluito le annate ed altre imposte ecclesiastiche dalle 
chiese di tutte le nazioni, a Roma ha affluito V obolo di 
San Pietro da tutto il globo, ecc.; ed è con questi denari 
specialmente che il Papa ha fatto i palazzi apostolici e 
loro annessi, non tanto con quelli dello Stato Pontificio. * 



bili che i beni dei singoli conventi appartenevano ai fedeli della 
diocesi ove il convento si trovava collocato. — Applicando dnnqpe 
tale principio agli enti universali della Chiesa cattolica, non v'ha 
dubbio alcuno che i veri proprietari di tutti i beni che apparten- 
gono ai benefizi della Chiesa Universale, sono i fedeli del mondo 
cattolico. » 

• Ibid., 23 genn., pag. 357, col. 2\ Toscanblli: « Non è poi vero 
che quei palazzi [i pontificii] sieno tutti stati edificati coi denari » 
dello Stato, perchè vi concorsero grandemente i denari di tutti i 
F. Scaduto — Guarentigie Pontijlcie ^3 



194 



LIBERTA DI POSIZIONE ECONOMICA 



L§6 



Allora si iatavolava una controversia storica, nella quale 
le parti opposte difficilmente potevano avere ragione per 
intero, la verità stando qui nel mezzo. È noto come la 
ca^sa dello Stato pontificio non fosse ben separata da 
quella del Papa, la cassa del Re non fosse ben distinta 
da quella del Pontefice, specialmente sino al secolo scorso: 
quìDdi la quistìone è in parte da per sé stessa insolu- 
bile positivamente; ma, secondo i dati storici che ci re- 
atanoi la verità sembra stia nel mezzo. Quando anche 
coi bilanci del nostro secolo si potesse provare che i 
palazzi apostolici e loro annessi nel secolo XIX siano 
stati mantenuti ed accresciuti a spese della cassa laica, 
non si sarebbe ancora provato che la spesa sia stata dav- 
vero dello Stato pontificio e non della cristianità; giacché 
bisognerebbe, per venire a tale risultato, dimostrare ezian- 
dio» che il Papa non impiegasse i fondi ecclesiastici (pro- 
venii?nti da fuori del suo territorio temporale) in ispese 
dello Stato, per esempio per fare una guerra. Del resto 
il {luesito storico non avrebbe potuto avere una grande 
importanza per la Soluzione pratica e giuridica. Infatti, 
posto pure, che si dimostrasse, che i palazzi apostolici e 
loro annessi provengano dai denari di tutta la cristianità, 



fedeli deirorbe cattolico, sono quindi per lo meno una proprietà 
collettiva, ed io non so vedere quale ragione di diritto p«}88a avere 
il Governo italiano per prenderli per, eè e darli a godere al Sommo 
Pontefice. » — Questo concetto era stato già messo avanti dalla 
Spagna e dall'Austria nelle loro note del 21 e 28 maggio 1861 al 
ministro francese- Thouvenel, proponendo, per conseguenza, un'a- 
nione collettiva colla Francia per tutelare la sicurezza del. Papa- 
Vedi Bianchi C. cit. pag. 347-48. 



§ 6] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 195 

ne potrebbe al più risultare l'obbligo nello Stato italiano 
d* indennizzare la cristianità ossia i di lei legali rappre- 
sentanti, ma non già T obbligo di lasciare al Papa la 
proprietà o l'usufrutto beneficarlo; giacché essi sono 
dentro il nostro territorio, ed il Governo ha il diritto 
di espropriare i beni privati o delle istituzioni, per causa 
d'utilità pubblica; e nel caso presente i motivi d'uti- 
lità pubblica non sarebbero mancati; per esempio lo Stato 
avrebbe potuto dire, che esso intendeva espropriare i 
palazzi apostolici e loro annessi per istabilirvi la reggia, 
le Camere, uffici nei primi e rendere musei o giardini 
pubblici i secondi. La quistione non era tanto pecunia- 
ria, quanto politica e sociale; quasi tutti lo proclama- 
vano altamente; l'Italia non avrebbe avuto l'obbligo di 
costituire al Papa una rendita di 3 milioni, e pure se 
lo addossò spontaneamente. 

Il partito, ristrettissimo, che voleva dichiarati libera 
proprietà della Santa Sede (concepita come legittima rap- 
presentante di tutto il mondo)" i palazzi apostolici e loro 
annessi, non potè trionfare. Un altro partito, neppur 
esso numeroso, proponeva invece che fossero esplicita- 
mente dichiarati proprietà nazionale. Ma tale dichiara- 
zione esplicita, fatta dalla Camera e rigettata dal Se- 
nato, no^ era né prudente né opportuna; essa risulta 
implicitamente dallo spirito della Legge; il vantaggio 
di affermare ancora una voltai diritti dello Stato espli- 
candola, sarebbe stato ben piccolo di fronte al danno di 
inacerbire gli animi. 

Ma ci era una parte dell' articolo proposto dalla Giunta, 
ch^ avrebbe in un modo abbastanza aperto quantunque 
non esplicito, dichiarata proprietà nazionale i detti pa- 



196 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA [§6 

lazzi e loro annessi, e specialmente questi ultimi, la 
parte, cioè, che stabiliva T obbligo nella Santa Sede, di 
tenere aperti al pubblico i musei, le gallerie e la biblio- 
teca. Essa non si trovava nel progetto del Ministero, e 
questo, su tal riguardo, oppugnava la Giunta anche du- 
rante la discussione. Si mostrava benissimo che quest' ob- 
bligo non avrebbe avuto anzi tutto utilità pratica: ed 
infatti non era da prevedere che il Papa avesse voluto 
chiudere al pubblico (lasciamo da parte la biblioteca) i 
musei e le gallerie; » egli cosi si darebbe attirata Tindi- 
gnazione di tutta V Europa civile, ed allora lo Stato ita- 
liano avrebbe potuto senza difficoltà proclamare proprietà 
nazionale i musei e le gallerie ed aprirli al pubblico. ' 
Ma, si continuava, questa dichiarazione fatta al presente, 
sarebbe, non che inutile, dannosa; perchè, non solo ina- 
cerbirebbe l'animo degli ultracattolici, ma potrebbe pro- 
durre complicazioni, in quanto è difficile determinare 
quanta e quale parte dei palazzi apostolici e loro an- 
nessi presenti il carattere di museo, galleria, biblioteca 



* Che, costitaendo essi parte del beneficio pontificio, il Papa non 
avrebbe perciò avuto diritto di chiaderli, come asseriva il Tosca- 
nelli (9 febb. 1871, pag. 547, col. 3^, Deputati^ sopra, pag. 191, n. 2, 
riferito), è evidentemente falso. % 

• Deputati, 10 febb. 1871, pag. 562, col. 1*, Correnti Ministro 
deir Istruzione Pubblica: « il giorno in cui si avesse a disputare se 
i tesori d*arte e di scienza, custoditi nel Vaticano, possano essere 
sottratti allo studio ed air ammirazione del mondo, allora potremmo 
dire che la quistione romana sarebbe risoluta. La coscienza del 
mondo civile, la stessa coscienza del Pontefice ripugnerebbe all'idea 
di questo mostruoso sequestro delle più belle e più gloriose erea- 
zioni del genio umano. » 



§ 6] LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 197 

6 simili. * Supposto che, per esempio, il Papa negasse che 
le loggie di Raffaello e la Cappella Sistina siano mu- 
sei, voi dovreste intavolare una questione in proposito: 
supposto, che egli levi i migliori quadri dalle gallerie 
e li trasporti nei suoi appartamenti privati, voi dovre- 
ste violar questi per estrarneli. Sebbene, dunque, si fosse, 
anche da parte del Ministero, ' di accordo nel ritenere 



* Ibid., 9 febb., pag. 547, col. 3», Toscanellt: « Ora le loggie 
del Vaticano sono o non sono musei? La cappella Sistina è o non è 
un museo? Ecco delle importanti quistioni, poiché in quasi tutte 
le stanze del Vaticano vi sono dei dipinti artistici, per cui si può 
applicare a quelle stanze il nome vero e proprio di musei. Quindi 
in questo caso speciale il sileazìo della Commissione nel descrivere 
i mnsei e nell* usare soltanto la parola generica che il Governo 
potrà prendersi questi musei, è una circostanza di grandissimo ri- 
lievo. » 

' Ibid., pag. 552, col. 2^^, Correnti Ministro dell* Istruzione Pub- 
blica : « Esso [il Ministero] non aveva creduto opportuno di sol- 
levare codesta questione [sulla proprietà dei Musei, delle Galleria 
e della Biblioteca del Vaticano]; » ma, poichò ora si è sollevata, 
4r ecco recisamente quello che ne pensa il Ministero. Non si può 
ammettere, che ne il Vaticano nò i suoi musei e la sua biblioteca 
siano proprietà della Chiesa universale della cattolicità.... principio.... 
cui ti accosterebbe anche il Ministero, che siano una proprietà na- 
zionale, ma istituzioni nazionali e pubbliche. » — Relazione Bonghi. 
sotto il giorno 21 genn. 1871, Deputati, pag. 343, col P: < Orasse 
il sommo pontificato fosse stato considerato come un beneficio eccle- 
siastico, si sarebbe potuto dichiarare senz'altro che tali e tali altri 
palazzi avrebbero fatto parte delle temporalità di questo. Ma rima- 
nendo dubbia ed incerta la natura giuridica del papato, la legge 
si è dovuta servire d' una espressione che non ascrive la proprietà 
loro a nessuna persona morale o fisica^ e si contenta di lasciare il 
godimento continuativo libero al Pontefice, esente da ogni sorte 



im LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA § G] 

ì palazzi apostolici e loro annessi come proprietà nazio- 
nale; ' pure il fine di evitare urti e querele fece cadere 
questa parte deli* articolo della Giunta, come fece ca- 
dere (jiielle altre relative all'ingresso degli ufllciali od 
agenti pubblici nei locali di un Concilio, di un Conclave» 
o di ordinaria residenza del Papa, o negli Uffici e Con- 
gregazióni pontificie, dietro sentenza della magistratura. 
L'emendamento Ruspoli-Cencelli, che dichiarava pro- 
prietà nazionale i musei e la biblioteca del Vaticano, 
passato nella Camera dei Deputati, cadde, come dicemmo, 
in SoDato, dove non fu neppure ammessa la proposta della 
Giunta dei Deputati di obbligare la Santa Sede a tenere 
aperti i detti musei e biblioteca. L'Ufficio Centrale del 
Senato faceva giustamente osservare, che se si fosse 
ammesso l'emendamento Ruspoli-Cencelli per i musei del 
Vaticano» si sarebbe dovuto estenderlo anche a quelli 
del Laterano. * 

Ma la Legge stessa delle guarentìgie, quantunque non 
lo proclami esplicitamente, accenna al concetto dell'alto 
diritto sovrano sui palazzi apostolici e loro annessi, quando 



di tasta, e ùciiro da ogni pericolo di cessazione od interrompimeoto 
por ragione di espropriazione per ntilitk pubblica. » — Deputati, 
9 febb. 1871, pag. 553, col. 3^, Bonghi: « La Commissione dunque 
ba voluto lasciare la quistione affatto impregiudicata. » 

^ Dichiarazione esplicita ne fu fatta appresso dal guardasigilli 
Villa il 15 dicembre 1879, a proposito dei piatti di Castel Qan- 
dolfa, dei quali parleremo più sotto; Deputati (Discussioni)^ pa- 
gina 9134, col 1*: « Intendiamoci; anche i musei dei palazzi pen- 
tirci sono musei nazionali e quindi nostri, cioò della nazione. » 

■ R«JaxiQne dell'Ufficio Centrale del Senato, relatore Mamiani, 
stampata sotto il giorno 22 aprile 1871, Senato, pag. 489, col. 1*. 



§ 61 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 190 

li dichiara inalienabili. Il Governo, anche dopo verifi- 
catasi la vendita dei 33 piatti, di pregio artistico, di 
Castel Gandolfo, enunciava di non poter suppore che i 
Papi, i quali si erano mostrati tanto splendidi nelle ac- 
quisizioni di opere d'arte, volessero alienarne; aggiungeva 
che perciò nel caso presente non poteva presumere il 
dolo, ' che del resto la quistione sarebbe stata decisa 
dai tribunali, i quali frattanto avevano ordinato il seque- 
stro. Ad ogni modo, non ostante le supposizioni benevole, 
dovute in parte alle convenienze politiche, del guarda- 
sigilli Villa, la dichiarazione esplicita dell* inalienabilità 
non è inutile, quantunque priva di una sanzione penale 
speciale. 

Esposta la quistione generale del carattere giuridico 
della dotazione pontificia e dei palazzi apostolici, accen- 
niamone alcune altre d'importanza secondaria. Quando 
si proponeva di obbligare la Santa Sede a tenere aperta 
al pubblico anche la Biblioteca, si sosteneva che così 
non si sarebbe violata la libertà delle funzioni spirituali, 
non si sarebbero violati i secreti di ufficio; giacché la 
biblioteca era puramente scientifica e letteraria, e sin 
dalle sue origini ed appresso in diversi tempi era stata 
aperta al pubblico; anche gli archivi erano stati distinti 
da un pezzo in archivi d'ufficio ed archivi scientifici, 
dunque neppure l'apertura al pubblico di questi ultimi 



* Deputati, 13 dicembre 1879, Interrogazione del depotato Mar- 
tini al guardasigilli, intorno al sequestro di alcune maioliche di 
pregio antico, provenienti dal palazzo pontificio di Castel Oandolfo, 
pag. 9131-34. — Villa gnardasigilli, pag. 9133 col. 1* e col. 2^ 



200 LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA [§6 

avrebbe violato i secreti di ufficio. Tutte queste ossei^ 
vazioni erano iu gran parte vere e lo ha provato ora 
Leone XIII aprendo al pubblico anche gli archivi (1883). 
Ma quest'atto stesso del presente Pontefice mostra come 
la proposta dell' apertura obbligatoria, — se oltre a non 
ledere gl'interessi d'ufficio vero e proprio non avesse 
leso altri interessi del papato, cioè non avesse messo a 
disposizione del pubblico documenti che facciano poco 
onore al Vaticano — , non sarebbe stata necessaria, giac- 
ché il Papa avrebbe aperto volontariamente la Biblioteca 
e gli archivi, come oggi ha fatto, ma probabilmente dopo 
averli depurati di quei tali documenti sopra cennati. 

Due altre quistioni erano di carattere puramente par- 
ticolare, di fatto, non di principii, se, cioè, il Quirinale 
ed il Laterano andassero compresi tra i Palazzi Aposto- 
lici. La prima fu agitata al di fuori delle Camere, di- 
plomaticamente, la seconda nella Camera dei Deputati. 
Nel Progetto di legge del Ministero si era accordato 
anche il Palazzo presso Santa Maria Maggiore. Poi si 
disse che presso questa basilica non esiste palazzo, che 
quello era un errore di fatto, di cui non si dovesse 
tener conto. Ma la Santa Sede replicava, che, se accanto 
a Santa Maria Maggiore non esiste un palazzo pontificio, 
tuttavia esiste in Roma un palazzo che officialmente 
figura come annesso a Santa Maria Maggiore, cioè il 
Quirinale; * che l'intenzione del Ministero era stata que- 



• Documenti diplomatici relativi alla questione romana^ comu- 
nicati dal Ministro degli affari esteri (Visconti- Venosta) nella 
tornata del i9 dicembre i870; Deputati, cfr. la pag. 125, col. 1* 
del Doc. 97;. 



§ 6J LIBERTÀ DI POSIZIONE ECONOMICA 201 

sta; che non si trattava di un errore di fatto, ma di 
negare una promessa. Il Governo italiano non si dava 
per inteso di siffatte repliche; continuava a parlare del- 
l' errore di fatto, e dimostrava con un Memoriale alle 
potenze, che il Quirinale non presenti carattere di pa- 
lazzo apostolico. ' 

Nella Camera dei Deputati il Ruspoli mosse quistione 
intorno al Palazzo Laterano. Disse, che esso non era un 
palazzo apostolico, non era stato proprietà del Pontefice, 
sibbene di un'istituzione pia, dell'ospizio di San Michele; 
che il Papa ne aveva pagato l'affitto a questo, ecc.: che 
perciò, se il Governo italiano avesse voluto concederlo al 
Pontefice, avrebbe dovuto prima indennizzarne l'ospizio. ' 
Forse al Ruspoli la quistione di diritto privato serviva 
semplicemente come un pretesto, per ostacolare il Go- 
verno nella concessione che voleva fare alla Santa Sede. 
Ad ogni modo si rispose giustamente, che, se ci erano 
diritti privati per lo mezzo, l'avrebbero deciso i tribu- 
nali; il Parlamento non ci entrava, questo aveva facoltà 
di concedere, salvo poi agl'interessati di ricorrere ai 
tribunali perchè almeno si facesse l'espropriazione e si 
indennizzasse. 



* Ibid. Dog, 97, Visconti- Venosta ai Rapprefientanti di S. M. 
all'estero, 16 nov. 1870, pag. 124 Nota; pag. 124-25 Memoria. 
' DeputaH, 10 febb. 1871, pag. 561, 563, Ruspoli E. 



502 LIBERTÀ d'azione [§7 



6) SCOPO 
Libertà d'azione 



Lf^ ^copo per cui si accordano le prerogative è di assi- 
curare la libertà nell'esercizio delle funzioni spirituali. Ma 
quale è la infera della libertà d'azione che lo Stato ita- 
liano riconosce all'autorità spirituale pontificia? Che cosa 
intendo esso assicurare colle prerogative di sovranità e 
dì riti<?rtà dì posizione economica sinora esaminate? Qual 
il campo dell'azione puramente spirituale? Lascia il 
nostro Stato pienamente libera quest'azione o vi mette 
dei rtmìli? e quali sono essi? Ecco una serie dì problemi 
che sono contenuti e risoluti implicitamente od esplici- 
tamento, incoscientemente o coscientemente nella Legge 
delle guarentigie, specie negli articoli che ora esami- 
neremo- 

La sfora della libertà d'azione della Santa Sede può 
riassiiniersi sotto tre capi: V emanazione degli atti 
(art. \ì e 10)» 2f corrispondenza (art. 12 e 11), 3° prepa- 
razione à^ì suoi organi, ossia seminarli, ecc. di Roma 
fart. 13). — Della libertà d'azione del Concilio ecume- 



§ 71 LIBERTÀ D' azione 203 

nico, del Conclave, degli Uffici e Congregazioni pontificie, 
inquanto è guarentita coir immunità locale o personale, 
già ne parlammo. 

1. EMANAZIONE DEGLI ATTI 

Il Sommo Pontefice viene dichiarato < pienamente li- 
bero di compiere tutte le funzioni del suo ministero spi- 
rituale » (art. 9). Ma in che cosa consiste questa sua 
libertà? Nel « fare affiggere alle porte delle basiliche e 
chiese di Roma tutti gli atti del.... suo ministero, » ol- 
treché nella corrispondenza e neir educazione dei suoi 
organi, di che parleremo appresso. La Giunta della Ca- 
rnea dei Deputati, nella sua prima redazione, aveva 
concesso anche maggiore libertà di pubblicità, accor- 
dando di affiggere gli atti non solo alle porte delle ba- 
siliche e chiese di Roma, sibbene in quelle di tutto il 
Regno ed in qualunque altro luogo. Ma si fece esservare: 
che le ragioni, le quali militano per concedere Taffis- 
sione in Roma, non valgono parimenti per accordarla 
nelle altre città: cioè, la pubblicazione ufficiale degli 
atti della Santa Sede, è l'affissione in certi luoghi di 
Roma; noi vogliamo rispettare questa maniera storica 
di pubblicazione, ma per ciò non occorre punto di con- 
cederla anche nelle altre città del Regno. * Si notò pure, 
che nella stessa città di Roma non era conveniente di 
concedere la facoltà di affissione in qualunque parte, 
giacché talvolta avrebbe potuto assumere un carattere 



Deputati^ 14 febb. 1871, pag. 602, col. 1% Mancini. 



204 LIBERTÀ d'azione [§7 

odioso per certe persone ed istituzioni: supponete per 
esempio, che si vada ad affiggere il domma dell'infallibi- 
lità pontificia alle porte di un ateo notorio o di un « vec- 
chio cattolico, » che si vada ad affiggere Tatto di sco- 
munica, per tutti quelli che parteciparono alla presa di 
Roma, alle porte del Qijirinale o di Montecitorio; ciò 
sarebbe un insulto. * Dunque non si concede Taffissione 
in tutti i luoghi della città di Roma, sibbcne soltanto 
alle porte delle chiese e delle basiliche, cattoliche, ben 
inteso, le quali è da supporsi che siano frequentate solo 
da cattolici, e dove perciò T affissione non può avere un 
carattere odioso per nessuno. Cosi il campo della mede- 
sima diviene più ristretto di quanto soleva essere prima 
dell* annessione, ma non è punto lesa la libertà stessa 
storica della pubblicazione degli atti; poiché basta, se- 
condo il diritto storico della Chiesa, che essi vengano 
affissi in uno solo dei determinati punti della città di 
Roma, e di questi parecchi sono inclusi nella concessione 
del Governò italiano, sebbene qualcuno venga escluso. 

Del resto la quistione del numero dei locali storici, in 
cui oggi è permessa Taffissione, ha un'importanza ben 
secondaria; perchè Taffissione stessa ai nostri giorni ha 
un'importanza più tosto storica, consuetudinaria, che 
giuridica e reale. Il Papa oggi possiede tanti altri mezzi 



' Ibid., pag. 601, eoi. 2-3^ Pisanelli: «dobbiamo impedire che 
quest'affissione possa essere fatta ovunque, possa divenire sconve- 
niente ed in certi casi ingiuriosa e provocatrice; e cosi, non solo, 
dirò del Parlamento, ma altresì alle porte di case di proprietà pri- 
vata, potendo avere precisamente Tatto un carattere odioso e spia- 
cevole per determinate persone. » 



§ 7] LIBERTÀ D' azione 205 

per emanare i suoi atti, specie fra noi dove il diritto pub- 
blico ecclesiastico interno, rinnovellato dal II Titolo della 
Legge delle guarentigie, ha abolito Texequatur e il placet 
per tutti gli atti che non riguardino provviste benefi- 
ciarie, dove la legge della stampa è soltanto repressiva, 
non preventiva. Quando il Pontefice pubblica in un gior- 
nale in un foglio qualunque un suo atto, esso sì sparge 
tosto per tutto il mondo cattolico; se pure il Governa 
sequestra lo stampato, si sa che si arriva sernpre troppo 
tardi per impedire che esso frattanto si sia propagato 
all'interno e passi all'estero: e poi il Governo italiano 
non concede, come vedremo, al Papa poste e telegrafo 
proprio? Se quello gli sequestra un atto, — cosa che dopo 
la Legge delle guarentigie, per quanto io sappia, non ha 
mai fatto — y e arrivi in tempo per sequestrare tutte le 
copie, il Papa può sempre pubblicarlo all'estero per mezzo 
delle sue poste e telegrafi speciali. 

Ben più importante, invece, sarebbe stato il quesito, 
se l'afilssione sia permessa anche quando l'atto offenda 
le leggi dello Stato. Questo emendamento aggiuntivo fu 
proposto dal De Ruggieri; ma si gridò a coro che non 
fosse necessario, e allora il proponente lo ritirò senza 
altro. • Cosi fu troncata la quistione senza risolverla. Si 
gridò che non fosse necessario, ma non se ne disse il 
perchè, non si dichiarò restasse sottinteso, che, come stava 



1 Ibid , pag. 603, col. 2^, De Ruqoieri emendamento aggion- 
tìTo: € L*affiBsione, della quale è parola, sarà libera, parche il con- 
tenuto nel docamento affisso non offenda le leggi dello Stato. > 
Alcuni gridano che non è necessario, ed egli soggiunge, ibid: «Poiché 
8i ritiene questa aggiunta non necessaria, la ritiro. » 



206 LIBERTÀ d'azione [§7 

scritto nella Relazione della Giunta, » qualora Tatto of- 
fendesse le leggi dello Stato, non fosse permessa T affis- 
sione. ' Il dichiarare non necessario T emendamento ac- 
cennato, mi pare che non possa intendersi in altro modo: 
ma dubito molto, che i nostri magistrati, al proposito, 
non risolverebbero la controversia in questo senso; il 
quale del resto, sebbene corrisponda, come credo, alla 
dichiarazione poco riflessa della Camera, non mi sembra 
conforme allo spirito della Legge. Il problema sarebbe 
importante in sé stesso, e Tè di fatto nei paesi giuri- 
sdizionalisti, in Francia per esempio ed in parecchi Stati 
4ella Germania; ' ma presso noi oramai pel presente ha 
poco importanza pratica; il Governo ha lasciato e lascia 
passare tutti gli atti del Vaticano senza reprimere ne 
reclamare. 

La libertà del Papa di emanare tutti gli atti delle sue 



' Deputati, sotto il giorno 21 genn., pag. 345, col. 1% Relazione 
Bonghi: « D* altra parte può accadere che in cotesto atto dell'au- 
torità ecclesiastica sia ecceduto il limite delle considerazioni e delle 
sanzioni che le appartengono; allora se la pabblicazione per affis- 
sione non può essere prevenuta né punito o T autore delFatto o la 
persona che ha affisso, Tatto stesso potrà essere distaccato, ed an- 
nullato. Ed infine, se il modo della pubblicazione è tale da turbare 
la pace, il Governo resta naturalmente investito dei diritto d'im- 
pedirla sinché il pericolo duri, poiché la tutela deirordine è il prin- 
cipale obbligo suo » 

' li Tiepolo cìt., pag. 41, propende verso quest' opinione, ma non 
si esprime in modo esplicito. 

» Vedi HiNSCHius, Dos Kirchenrecht der KathoUken und Pro- 
lestanten in Deutschland, Bd. Ili, Berlin 1883, pag. 838 e sego., e 
specialmente pag. 839. 



§ 7] LIBERTÀ D' AZIONE 207 

funzioni spirituali, si renderebbe illusoria, so T impunità 
si limitasse a lui solo, e non fosse estesa anche agli 
organi necessari per T emanazione. Pertanto la legge la 
concede anche a loro (art. 10); ma parte però sempre 
dal concetto, che la pubblicazione si restringa alla città 
di Roma; * quindi ai vescovi sarebbe proibito nelle loro 
sedi non solo di fare affiggere alle porte delle Chiese gli 
atti pontifici contrari alle leggi dello Stato, ma anche di 
comunicarli ai loro subalterni, ai capitoli, ai parroci, ecc. * 
Riguardo a questa prerogativa deli* impunità concessa 
anche per gli organi necessari in Roma air emanazione 
degli atti spirituali della Santa Sede, si discusse intomo 
al pericolo, che si credeva potesse derivarne per la si- 
<;urezza pubblica, discussione cagionata in parte dalla 
prima redazione della Giunta, nella (|uale si accordava 
r impunità non soltanto a coloro che partecipassero « al- 



^ Se il Papa lascia il Vaticano, nelle condizioni presenti non an- 
drebbe certo a risiedere in altra città del nostro regno, ma annesterò; 
quindi T ipotesi intorno air applicabilità di questi articoli nel ca»o 
che il Santo Padre si trovi fuori d* Italia, per ora non hanno op- 
portunità pratica. 

' U Mancini forse intendeva alludere a questo iatto, oltre che 
alla diffusione col mezzo della stampa, nel rivolgere la seguente 
domanda al guardasigilli Yigliani nella solenne discussione sulla 
politica ecclesiastica, del 1875; pag. 2871, col. 2% (I maggio): 
-e Perchè mai il Ministero, pur rispettando la individuale libertà del 
Pontefice, non ha fatto procedere contro qualunque altra persona 
per criminosa partecipazione, o per diffusione col mezzo della stampa 
di voti di distruzione dell*attuale ordinamento politico dell* Italia, 
deir eccitamento alla disobbedienza delle nostre leggi, della provo- 
cazione alla disobbedienza e alla resistenza alle leggi di altre na- 
zioni amiche? » 



208 LIBERTÀ D' azione [ § 7 

Temanazione degli atti; » ma a tutti quelli che parte- 
cipassero « agli atti, » e non si specificava che vi par- 
tecipassero per ragioni di ufficio. CJosì non era ben distinta 
il concetto della semplice emanazione da quello delPese- 
cuzione; ed il Papa avrebbe potuto impartire l'impunità 
a quanti coemananti ed esecutori avesse voluto chiaman- 
doli air occasione, quando gli fossero serviti per tentare 
qualche cosa di pericoloso per la sicurezza pubblica o 
per lo Stato. Ma siffatti pericoli scompaiono nella reda- 
zione definitiva. Quando la Camera si era su per giù 
accordata intorno a questa, restava a determinare Testen- 
sione del significato di « emanazione. » Il Lanza pro- 
pose * di sostituire « alla preparazione ed airemanazione; > 
un simile emendamento fu suggerito dall'Ufficio Centrale 
del Senato (« all^ formazione ed air emanazione »); ma 
non furono accolti né il primo dai Deputati né il secondo 
dai Senatori, perchè la preparazione o formazione si 
credette da per sé stessa sottintesa neiremanazione. ' Così 
sono impuni i consiglieri, i copisti, ecc. 



• Deputati, 15 febbr. 1871, pag. 612, col, 2*. 

' Il Correnti, Ministro deiristrazioue Pubblica, aggionse un altro 
motivo; Senato^ 26 aprile 1871, pag. 523, col. 2^: € Ma ci è di 
più, r emanazione indica il solo momento, la sola fase concludente 
dell'atto. È perciò il solo momento che importa al legislatore, giacche 
tutti gli atti preparatori! come il concepimento, la discussione e 
tutto quello che si opera nelF interno consiglio, e che si compie, 
dirò cosi, neir intimità degli Uffici pontifici, non ci riguarda punto. 
Quello che ci riguarda, è ciò che può essere fatto di pubbblica 
ragione, che giunge alla pubblica notorietà, e che perciò, senza una 
espressa eccezione, non poteva essere sottratto air ingerenza del- 
l'autorità civile. » 



§7] LIBERTÀ d'azione 209 

Il danno che può risentire lo Stato da questa prero- 
gativa si restringe, dunque, alla sola pubblicazione dei- 
Tatto, a ciò che questo viene a notizia del pubblico della 
città di Roma. • Infatti nessuno degli organi dell' ema- 
nazione può cangiarsi in esecutore senza perdere la sua 
impunità; * questa riguarda soltanto T emanazione, punto 



* Deputati, 15 febb. 1871, pag. 609, col. 3% Rakli guardaiiigilli : 
« Che anzi, o signori, nelF intenzione del Governo, il correttivo al- 
l' inviolabilità che si accordava al Pontefice, e di tutte le altre ga- 
ranzie indicate, ii^ questo progetto, si era quello, che coloro i quali 
si sarebbero spinti a violare le leggi dello Stato per Tesecuzione 
delle sue disposizioni, nella strana ipotesi di ordini ingiusti, sareb- 
bero incorsi nelle pene scritte nella legge stessa; in modo tale che 
tutto il daono sarebbe rimasto nella proclamazione di un ordine, di 
un* idea, di una censura che noi di certo tutli conosciamo, come 
fortunatamente, atteso il buofl senso delle popolazioni, ed il giusto 
giudizio che portano sulle cause moventi di queste stesse censure 
o disposizioni, malgrado che si vogliano coprire col manto della 
religione, restano sempre innocue » 

> Ibid, pag. 610, col. 1% Raeli: « se veramente si vuole accor- 
dare al Sommo Pontefice il libero esercizio del potere spirituale, se 
egli ha bisogno del concorso, del consiglio della Corporazione dei 
cardinali, di teologi od altri a dare suggerimenti, in questi casi, 
sarebbe stata una troppa limitazione a quella libertà stessa del Pon- 
tefice il pretendere che egli non avrebbe potuto sentire altri, il 
privarlo del consiglio di costoro, del loro concorso.... e tutto il restOr 
o signori, del clero che è in Roma ed anche questi ecclesiastici, se 
commettano un reato per T esecuzione di queste disposizioni, o per 
r esecuzione di qualunque altro ordine dell* autorità ecclesiastica, 
saranno soggetti aU* impero della legge comune.... noi qui non vo- 
gliamo altro che provvedere all'immunità ed irresponsabilità di 
coloro che hanno prestato il loro consiglio, T opera loro come ama- 
nuensi o scrittori di questa Bolla e simili disposizioni, per la cui 
pubblicazione voi accordaste T impunità ali* esecutore materiale. » 

F. Scaduto — Guarentigie Pontijtcie H 



210 LIBERTÀ d'azione [§7 

r esecuzione; il Santo Padre può impunemente emanare 
atti contrari alle leggi delio Stato; ma quando le feri- 
scano tanto profondamente che questo non ci passerebbe 
sopra, egli non^troverà esecutori, sarà impotente. * Quindi 
la concessione non è tanto pericolosa quanto sembrava 
dapprima alla Camera, allorché non si era ben distinto 
tra r emanazione e T esecuzione. 

Sempre nel campo dell* emanazione, Tltalia ha voluto 
rendere la guarentigia più larga possibile: Testende 
perciò anche agli stranieri che si trovano in Roma agli 
uflaci del Papa; essi godono di tutte le* stesse guaren- 
tigie personali competenti ai cittadini del regno (seb- 
bene, prima che vi siano entrati, il Ministro deirinterno 
possa sempre loro impedire l'ingresso; « e non sembri che 
possa impedirsi la loro estradizione per reati commessi 
prima di entrare in Italia o durante momentanee as- 
senze ^); quindi sono trattati al pari dei medesimi nel- 



» Ibid., pag. 609, col. 3*, Rabli, topfa (pag. 209, n. 1) riferito. — 
Ibid. pag. 609, col. 2% Mancini : Si faccia pare irresponsabile il Papa 
deiremanazione dei suoi atti ; ma si rendano responsabili gli esecatori 
dei medesimi. « Ma, si dice, allora il Pontefice potrà non trovare, o 
troverà con difficoltà esecutori dei saoi ordini e voleri per la neces- 
saria conseguenza che a costoro lo Stato potrà chiedere conto, perchè 
esecutori ed istramenti della volontà del Pontefice. ^Ed io rispondo: 
finché non si ordinano reati, ed ofifese ali* ordine pubblico ed alle 
leggi dello Stato, è impossibile che qaesta difficoltà s'incontri. > 

» Senato, 26 aprile 1871, pag. 522, col. 3*, Menabrea, Vigliani; 
passi che riferiremo (a pag. 211, n. 2) a proposito della corrispon- 
-denzcL 

' Questa quistione non fu accennata nella Camera; vedila trat- 
tata dal Tiepolo cit, pag. 43-44. 



§7] LIBERTÀ d'azione 211 

remanaziane degli atti spirituali della Santa Sede, e 
non possano essere allontanati dal regno per motivo di 
sicurezza pubblica. * 



2. Corrispondenza 

Il Papa non solo è dichiarato libero di emanare tutti 
gli atti del suo ministero spirituale e di servirsi per ciò 
di collaboratori, ma anche (art. 12) di corrispondere 
liberamente coir episcopato e con tutto il mondo catto- 
lico; * libertà che non esisteva secondo il Diritto, che 



» Deputati, 15 febb. 1871, pag. 611, col. 3% Raeli guardasigilli: 
« cosi, per esempio, in forza di quest'alinea, si rinunzia al diritto 
che il Govèrno ha in dat^ contingenze di mandare al confine i 
forestieri e simili. » 

^ Tuttavia resta sempre in facoltà del Ministro dell' intemo d*im- 
pedire l'ingresso nel Regno agli stranieri. Senato, 26 aprile 1871, 
pag. 522, col. 3^, Menabrea: « Ora, mi pare che mentre per una 
parte risulterebbe da questa legge che uno straniero cattolico ha 
il diritto di venire a Roma e recarsi presso il Pontefice, dall'altra 
parte sappiamo che il Ministero dell' Interno ha facoltà, per certe 
ragioni e in certe circostanze, di negare a qualche straniero l'ac- 
cesso nel Regno ; e in tal caso costui sarebbe privato della facoltà 
di presentarsi al Papa. » — Ibid. Viqliani: < Se il desiderio espresso 
dall'onorevole senatore Menabrea è giusto, non è men vero che si 
può dire francamente che i fedeli dopo questa legge e sotto il re- 
gime di essa, si troveranno isempre liberi di andare, come si dice, 
ad limina Petri, come per il passato. — Non si potrebbe fare che 
un' ipotesi, ed è che qualchedono si servisse di questo pretesto di 
andare dal Pontefice per fini politici. ^ A me pare che in tal caso 
noi dobbiamo a questo riguardo confidare nella saviezza e prudenza 
del Governo, che sicuramente non vorrà abusare dei poteri che ha. 



212 LIBERTÀ D' azione [ § 7 

era ancora vigente, di una parte degli ex*Stati italiani, 
e che non esiste in alcuni degli altri Stati europei: non 
è più necessario al Papa ne ai vescovi o ai fedeli di co- 
municare attraverso l'organo governativo come prima. 
Su questa concessione non c'è nulla a ridire; essa era 
richiesta non solo in un paese che doveva dare guaren- 
tigie alla Santa Sede, sibb^ne in uno Stato civile qua- 
lunque che avesse rinnovellato- il suo Diritto ecclesia- 
stico. La Camera non pronunziò verbo; si dissero poche 
parole, ma solo intorno alla forma della redazione; la 
Giunta non aveva presentato la concessione sotto la forma 
dichiaratoria di un principio, quale è presentemente; e 
si volle modificarla in questo senso. * 

La v«ra prerogativa accordata è quella relativa alle 
poste e ai telegrafi speciali per la Santa Sede, che del 
resto, per quanto io sappia non ha voluto ancora ap- 
profittarne. ' Guarentìgia sulla quale si discusse ben poco. 



e d'altra parte dobbiamo confidare che il Capo della Chiesa non 
vorrà abusare del sno altissimo ministero ad altri fini che non siano 
interamente religiosi. » 

* Non inutilmente, come a torto diceva il Bonghi (Deputati^ 
15 febb. 1871, pag. 616, col. 1^): vero è che le leggi non procla- 
mano principii, sibbene stabiliscono diritti e mezzi per esercitarli; 
ma nel caso presente la dichiarazione del principio era necessaria in 
vista del principio e delle disposizioni contrarie preesistenti; non 
era inutile, perchè importava T abolizione di un principio e di leggi 
contrarie, abolizione che non era compresa, almeno esplicitamente e 
chiaramente, nella redazione della Giunta. 

* Vedi Documenti diplomatici relatitn alla questione romana^ 
comunicati dal ministro degli affari esteri (Visconti- Venosta) nella 
tornata del i9 dicembre i870; Docum. 47 e 65 (riferito sopra, a 
pag. 74, n. 1), pag. 115-16, 119-20, Deputati. 



§ 7] LIBERTÀ d' azione 213 

non ci fu opposizione se non da parte di qualcuno della 
Sinistra avanzata, del Corte, che voleva lasciare al Go- 
verno la facoltà di sospenderla, insieme a quella degli 
inviati (art. 11), in tempo di guerra o quando in ge- 
nere si credesse necessario per la sicurezza intema od 
estera. * Al che il relatore Bonghi rispondeva, che era 
vano r ingegnarsi ora a cercare quali mutazioni una 
guerra potrà costringerci ad arrecare a questi ed altri 
privilegi concessi al Papa. * 

Mezzi di corrispondenza sono anche gl'inviati (art. 11), 
dei quali già (pagg. 153-57) parlammo. 



3. Prbparazionb degli organi delle funzioni spirituali 

La sfera della libertà d'azione deL Papa, oltre che 
nella emanazione dei suoi atti spirituali e nella corri- 
spondenza, si estende anche nel preparare gli organi delle 
sue funzioni. Come gli è concesso non solo di emanare 



> Deputati, 15 febb. 1871, pag. 616, col. 1% Corte: Propone si 
aggiunga al 12 il seguente articolo 13: « Tutti i privilegi accor- 
dati al Papa, e che ai riferiscono agli ambasciatori presso alla Sede 
Pontificia ed ali* invio di telegrammi e di corrispondenze postali, 
saranno sospesi in caso di guerra tra V Italia ed altre potenze, in 
caso di guerra in cui V Italia rimanga neutra, od in qualunque altro 
caso che sembri necessario per la sicurezza intema od esterna 
dello Stato. » 

* Ibid., pag. 613, col. 3"^, Bonghi: « È perfettamente vano T in- 
gegnarsi a imaginare ora quali variazioni possa portare il caso di 
una guerra con tale o tale altra potenza, per tale o tale altro fine, 
nelle relazioni che la presente legge stabilisce tra il regno italiano 
e il Pontefice Romana > 



214 LIBERTÀ d'azione [§ 7 

gli atti, sibbene anche di servirsi per ciò di collabora- 
tori, cosi gli si accorda di prepararsi i suoi organi, in 
frenerò, secondo la sua maniera di vedere (art. 13). Ma ciò 
soltanto in Roma, al pari che per V emanazione degli atti 
spirituali, più, tuttavia, nelle sei sedi suburbicarie: nella 
città di Roma e nelle sei * sedi suburbicarie gli istituti, 
già esistenti, per la educazione e la cultura degli eccle- 
:9iastici, continuano a dipendere unicamente dal Papa senza 
alcuna ingerenza delle autorità scolastiche governative. 
Intorno a questa disposizione sorsero parecchie con- 
troversie. Il Pecile proponeva di escludere l'ispezione 
governativa soltanto per V istruzione religiosa, non anche 
per le altre materie puramente letterarie o scientifiche. 
Ma questo emendamento non trovò seguito; il proponente 
stesso lo ritirò senza neppure averlo svolto. ' Diceva al- 
tri: Perchè concedere anche in questo caso un privi- 
legio, mentre possiamo allargare la legge comune, men- 
tre possiamo e dovremmo estender questa tanto da 
accordare al Papa questo stesso senza negarlo a tutti 
gli altri? Proclamiamo per tutti la libertà dell' insegna- 
mento, 0, se ciò non può farsi sul tamburo senza una 



^ Senato^ 27 aprile 1871, pag. 527, col. 1% Correnti ministro del- 
r Istruzione Pubblica: Propone si premetta sei a sedù e si spiega 
C-osi: « Per avvertenza potrebbero in avvenire, in virtù di on de- 
creto ecclesiastico, diventare subarbicarie altre diocesi, e se l' ar- 
ticolo dice << le sei sedi, »» s'intenderà sempre che sono le sei 
sedi attoali e non altre. » 

> Deputati^ 16 febb. 1871, pag. 619, col. 3% Pecile. Propone l'e- 
mendamento che, dopo le parole « senza ingerenza dell' antorità 
scolastica del regno, » si aggiunga: « in quanto riguarda Tistra- 
zlone religiosa. » Lo ritira a pag. 620, col. l^ 



§ 7] LIBERTÀ D' azione 215 

preparazione di studi, votiamo almeno un ordine del giorno 
invitando il Governo a presentare nella prossima sessione 
un disegnò di legge, con cui si estenda a tutti i cittadini 
quella libertà d'insegnamento, che ora concederemmo 
alla Santa Sede in Roma e nelle sei sedi suburbicarie. • 
Il Ministero aderiva a queste idee del Mancini, e lo pre- 
gava a ritirare il suo ordine del giorno, poiché avrebbe 
mantenuto la promessa anche senza di esso. ' 

La quistione tornò a dibattersi in Senato, ed anche 
più vivamente. Già nella Camera dei Deputati, a pro- 
posito dell'articolo 13 che esponiamo, si era accennato 
al quesito dell'efficacia legale degli studi fatti nei se- 
minari, * ma si era messo da parte come non stretta- 
mente connesso colla presente Legge, e si era lasciato im- 
pregiudicato. Il Peruzzi, nel suo controprogetto, firmato 
da altri 80 deputati, si era anch' egli occupato dei se- 
minari, e li aveva voluti assimilare alle scuole paterne 
(art. 22); però non prese poi parte alla discussione del- 
l'articolo 13 della Legge, dove sarebbe stato il caso di 
sviluppare questa parte del suo controprogetto. Ma la 
veduta del Peruzzi ritornò sotto altra forma in Senato, 
ove, presentata e sostenuta dal Vigliani, venne vivamente 
propugnata ed oppugnata, ma senza risultato. * Noi non 
scenderemo ad un esame più minuto e critico della di- 



* Ibid. pag. 618. col. 3*, Mancini. 
' Ibid , Correnti. 

^ Ibid., per esempio Correnti miaiitro deir Istruzione pubblica, 
pag. 618, col. 2». 

* Senato, 22 aprile 1871, emendamenti Vigliani, pag. 496-97; 
sottoscritti da altri 37 senatori; art. 17 bis.; ritirato il 2 maggio, 
pag. 573, col. 1*. 



2 16 LIBERTI D' azione l § 7 

scussione; notiamo solo che i sosteDitori della proposta 
in Senato dichiararono, che il loro intento non era cle- 
ricale, sibbene quello di non chiudere ogni carriera ai 
disertori deir ecclesiastica. ^ 

In Senato si discusse sopra un altro punto d'iniziativa 
intera del suo Ufficio Centrale e sostenuto dal Vigliani. 
Si proponeva di attribuire alle lauree o diplorai concessi 
(1 agl'istituti superiori o dalle facoltà universitarie con- 
servate * nuovamente istituite dal Papa in Roma e nelle 
sei sedi suburbicarie, lo stesso valore che a quelli im- 
partiti dalle Università straniere; * cioè, in altri termini, 
quasi lo stesso valore che alle lauree e ai diplomi ac- 
cordati dalle Università del nostro Regno; * oggi poi gli 
studi fatti e le lauree conseguite nelle Università stra- 
niere di maggior fama, sono divenuti affatto equipol- 
lonti a quelli del Regno. ^ Questa concessione, enorme 



' Senato^ 2 maggio, pag. 573, col. 2", Menabrea. 

' Qaeet' aggiunta manca nell* emendamento Vigliani, art 17 bis. 
(Senato, 22 aprile, pag. 496). 

> Il testo della proposta si veda alla fine del volume, dove, tra i 
Documenti, riferiremo il Progetto dell' Ufficio Centrale del Senato. 

* Senato, 2 maggio 1871, pag. 573, col. 3% Mamiani relatore: 
« Mediante T articolo 140 [della Legge Casati 13 nov. I859J con 
molta temperanza e cautela, si porge facoltà di potersi presentare 
agli esami generali a coloro i quali escono da università straniere 
di maggior fama, ben inteso di maggior fama scientifica, ed a quelli 
Holtanto che abbiano provato, e ben provato, di 'aver compito ve- 
ramente tutti gli studi relativi alla facoltà di cui domandano il di* 
ploma. » Ma credo che di fatto si fosse molto più indulgenti, al- 
meno a giudicarne dalla giurisprudenza posteriore. 

* Vedi nel Bollettino Ufficiale della Pubblica Istruzione, anni 
JS74 e seguenti, noito ì& rubncti massime fissate dal Consiglio Su- 
periore parecchie disposizioni in proposito. 



§7,8 SEPARATISMO 217 

anche nei limiti della legislazione e giurisprudenza sco^ 
Ustica del 1870-71, deve attribuirsi non tanto a tendenze 
clericali, che neir Ufficio Centrale del Senato non si tro- 
vavano molto rappresentate; quanto alle idee poco esatte 
che allora correvano intorno alla libertà dell* insegna- 
mento, idee che vedemmo già enunciate nella Camera dei 
Deputati; dichiarazioni ristrette dal Correnti, ministro 
della pubblica istruzione, in Senato, però solo rispetto 
air istruzione secondaria, e mantenute invece riguardo 
a quella universitaria. > Pure, V emendamento dell' Ufficio 
Centrale del Senato non trionfò;, esso, dopò qualche di- 
scussione, lo ritirò per non ritardare V emanazione della , 
Legge. * 



2. RELAZIONI DELLO STATO COLLA CHIESA 



§8 
Separatismo 



Le relazioni dello Stato colla Chiesa, determinate dal 
Titolo II della Legge, si basano sopra due principi fonda- 
mentali, quantunque incompletamente attuati, cioè la 



* Senato^ 1" maggio, 1871, pag. 566, col. 2*, Corrinti. 

* Senato, P maggio, pag. 574, col. 1*. 



218 SEPARATISMO [ § 8 

separazione dello Stato dalla Chiesa, e il diritto comune 
applicalo a quest'ultima. 

Le disposizioni fondate nel principio della separazione 
sono la rinunzia al diritto di Legazia Apostolica in Si- 
cilia, al giuramento di fedeltà dei vescovi verso lo Stato, 
alla regia nomina o proposta pei benefizi, airexequatur 
e al. placet tranne che per le provviste beneficiarie, al- 
l' abolizione dell'appello ab abusu, e al riordinamento 
della proprietà ecclesiastica. Esamineremo successiva- 
mente tutte queste disposizioni. 

1. Legazia Sicula 

Il diritto di Legazia Apostolica in Sicilia, altrimenti 
appellato Monarchia Sicula, era quello maggiormente in- 
compatibile col principio del separatismo: lo confessava 
anche il giurisdizionalista Mancini; * anzi perfino coloro 
che lo volevano conservato; essi lo sostenevano in modo 
non tanto assoluto, quanto relativo. Il primo a prendere 
la parola in proposito fu il Paternostro, che propose la 
sospensione: ' altri argomenti furono addotti in parte dal- 



* Deputati, 13 marzo 1871, pag. 759, col. 1-2*, Mancini: « Ma in 
verità, per poco che vogliasi inaugurare il sistema di cesHazione 
deir ingerenza governativa nel ministero religioso, T istitazione che 
prima si presenta come T esercizio il piCi manifesto e diretto di 
questa ingerenza, e che realmente trasporta nel Governo civile at- 
tributi esclusivamente propri dell' autorità ecclesiastica, non si può 
negarlo, è l'istituzione della Legazia apostolica di Sicilia. Essa 
dunque, a vero dire, può considerarsi come incompatibile nella sua 
conservazione col concetto stesso fondamentale della legge presente, 
una volta che dal Parlamento sia accettato. » 

' Ibid. 11 marzo, pag. 745, col. 2*, Paternostro. 



§ 8] SEPARATISMO 219 

• 

rugdulena e in parte dal Crispi: come si vede, gli oratori 
in favore erano tutti siciliani. I motivi si riducevano ai 
seguenti. Vero è che la Legazia oggi in parte è divenuta 
inutile, perchè il Papa non è più fuori dello Stato italiano, 
quindi il ricorrere al medesimo perle dispense od altri og- 
getti non importa più rivolgersi ad un sovrano straniero; * 
ma potrebbe accadere che il Santo Padre andasse a risie- 
dere fuori d'altana, ed allora la Legazia diverrebbe nuo- 
vamente utile: perchè rinunziare a questo privilegio? Così 
rugdulena; * Il Crispi veniva alla medesima conclusione » 
adducendo lo stesso argomento; ma lo indeboliva chia- 
rendo ancora di più il vero stato della quistione. Il Papa 
aveva, da parte sua, abolito il privilegio della Monarchia, 
ma conferendo contemporaneamente ai vescovi siciliani 
la maggior parte delle attribuzioni speciali proprie del 
Legato, e specialmente le dispense matrimoniali; la giu- 
risdizione del Legato sugli ordini monastici, non aveva 
più luogo di esistere, essendo quelli stati aboliti: dunque 
anche quando il Pontefice emigri dair Italia, non ci sarà 
il bisogno di rivolgersi a lui, fuori dello «Stato, per la 
maggior parte di quegli oggetti per cui prima si era 
ricorso dentro lo Stato stesso al Legato, giacché queste 
attribuzioni si trovavano già deferite ai vescovi siciliani 
con un privilegio sopra tutti gli altri. Pertanto non c'era 
più luogo ad una riserva per l'avvenire. — E poi, la 
giurisdizione del Legato era di foro interno, e quindi 
allorché i fedeli non credono più alla legittima esistenza 



* Ibid., pag. 750, col. 3*^, Uqdulena. 

> Ibid., 13 marzo, pag. 766, col. 2-3% Crispi. 



220 SEPARATISMO [ § 8 

• 

di lui, questi, utile o inutile in teoria, per il presente e 
per r avvenire diviene irrevocabilmente inutile di fatto, 
quale lo era allora. Il Papa aveva abolito la Legazia; il 
Governo italiano non aveva ancora riconosciuto Tatto 
revocatorio della Santa Sede, quindi mantenne il Legato; 
• ma questi venne scomunicato, e nessuno dei fedeli ri- 
corse più a lui per le dispense: alla sua morte, il Go- 
verno non gli aveva nominato successore. * 

Nella discussione politico-ecclesiastica del 1875, il de- 
putato Taiani lamentò T abolizione della Legazia Apo- 
stolica sicula, dicendo che egli aveva avuto occasione 
(come Procuratore Generale del Re in Palermo) di spe- 
rimentarne r utilità, in prova della quale, egli soggiunse, 
basterebbe ricordare che il Legato ossia Giudice della 
Monarchia aveva il diritto di apporre il veto a tutti gli 
atti deir autorità ecclesiastica. * Però V eminente giure- 
consulto non osservava che questa facoltà non era spe- 



' Ibid., 1 1 marzo, pag. 750, col 3^, Ugdulsna : « Il Governo del 
Re dall*altra parte, dopo la morte dell' ultimo titolare di qaell* uf- 
ficio, non vi ha più provveduto; e ha fatto bene, perchè nelle 
condizioni presenti il volere ripristinare quell* istituzione in Sicilia, 
il volere istituire un nuovo giudice della monarchia non sarebbe 
che cagione di dissensi e di scandali tra i fedeli. — Io conosco la 
condizione alla quale era ridotto l'ultimo giudice della monarchia, 
cioè che da tutti in Sicilia, ncm solo dal clero, ma anche dai laici, 
era ritenuto come appartato dalla congregazione dei fedeli, nessuno 
voleva più comunicare con lui; quindi T istituzione per sé era di- 
venuta inutile. » 

* Ibid, 5 maggio 1875, pag. 3011, col. 2^ (Discisssioni)^ Taiani: 
€ Io deploro questa abolizione, non perchè fossi propenso a tutte 
quelle formalità antiquate, che sapevano di ridicolo, ma perchè io 
rho vista funzionare da vicino. Questa Legazia aveva una facoltà 



§ 8] SJEPARATISMO 221 

ciale pel Legato siculo, ma esisteva in quasi tutti gli 
Stati, e nomiDalraente esiste ancora in alcuni costituzio- 
nali, come per esempio in Francia. 

La rinunzia al diritto di Legazia venne votata senza 
molta discussione; oltre ai tre deputati siciliani più so- 
pra menzionati, la Regia Monarchia non fu sostenuta da 
nessun altro. In Senato se ne occupò un poco anche un 
altro siciliano, il professor Michele Amari, ma per op- 
pugnarla « 

2. Giuramento 

Meno ancora si discusse intomo all' abolizione del giu- 
ramento di fedeltà dei vescovi verso lo Stato: tutti erano 
persuasi che esso fosse incompatibile coi principii del 
separatismo e dell'incompetenza, e fu principalmente 
per ciò che venne abolito; al fatto che esso fosse inu- 
tile in quanto si poteva prestarlo con restrizioni men- 
tali e procurarsi una facile assoluzione dalla Santa Sede, 
sebbene osservato, * non ci si riflettè molto. Non si fece 
notare quale fosse la formola del giuramento, come il 



la quale sola bastava per tutte, aveva il diritto di mettere il veto 
a tutti gli atti dell'autorità ecclesiastica. — Ora, sarebbe bastata 
questa sola giurisdizione conservata, per creare il più potente dei 
messi di difesa contro questa gerarchia ecclesiastica » 

* Senato^ 27 aprile 1871, pag. 531, col. 1-2% Amari M. 

« DepHUtti, 14 marzo 1871, pag. 771, col. 1», Sinbo: « Credo an- 
eh* io che questa rinunzia è affatto innocua. Un giuramento! Eun 
giuramento da parte di chi può avere in capo una restrizione men- 
tale; ma è una brutta commedia! Credete pure che non fate nessun 
sacrificio prescindendone. » 



222 SEPARATISMO ' [ § 8 

vescovo avrebbe dovuto promettere, fra le altre cose, di 
denunziare allo Stato i nemici e le macchinazioni contro 
il medesimo, * come questa formola sussistesse ancora in 
Francia. ' L'abolizione del giuramento vescovile passò li- 
scia, senza tanti discorsi, come una cosa naturale. Questo 
fu un motivo di più, per cui non si osservò, che il giura- 
mento in qualche parte d'Italia esisteva anche pei be- 
nefizi minori. Vedremo appresso, che lo stesso errore 
accadde per la regia nomina; e che per questa, secondo 
lo spirito della Legge, la giurisprudenza ha ritenuto che 
la rinunzia fosse estesa anche pei benefizi minori, mentre 
il (Consiglio di Stato ha emesso (24 ottobre 1873), a pro- 
posito di un caso verificatosi in Lombardia, un parere 
contrario ed inconseguente * riguardo al giuramento. 



* Vedi p. 68. Gallo A., Codice Ecclesiastico Siculo^ voi. I, do- 
cumento 212 (art. 29 del Concordato aicalo-napoletano colla Santa 
Sede, del 1818), pag. 123. 

* Concordato del 1801-1802, art. 6, (presso De Champeaux, Le 
JDroit civil ecclésiastique frangais... ou Recueil .., Paris, Courcier, 
(1848), tom. II. pag. 12: « Les évéqaes, avant d'entrar en fonctions, 
préteront dìrectement, entro les mains du Premier Consul, le ser- 
ment de fidélité qui était en usage avant le changement de gou- 
vernement, exprimé dans les termos suivants: -^ «€ Je jure -et 
prometB à Dieu, sur les saints Évangiles, de garder obéissance et 
fidélité au gouvernement établi par la Constitution de la Républi- 
que fran^aise. Je premete aussi de n'avoir aucune intelligence, de 
n assister à aucun consoli, de n'entretenir aucune Ugue, soit au- 
dedans, soit au-dehors, qui soit contraire à la iranquillité publi- 
quo; et 5», dans mon diocése ou ailieurs^fapprends qu'il se trame 
quelque cliose au préjudÀce de VEtat^ je le ferai savoir au gou^ 
vernement » 

' Cosi giudica anche il Tiepolo cit, pag. 56-57. 



§ 8] SEPARATISMO 223 



3. Regia nomina 

Vivissima e lunga fu la discussione intorno alla ri- 
nunzia alla regia nomina o proposta pei benefizi. Quasi 
tutti convenivano che teoreticamente non dovrebbe es- 
sere in mano dello Stato; che è incompatibile col sepa- 
ratismo; * ma le opinioni divergevano quando si veniva 
a trattare della modalità delia rinunzia. Deve essere 
pura e semplice o condizionata? E come deve essere 
condizionata? Siffatte quistioni erano fondate sopra un 
altra, l'incompetenza assoluta o relativa dello Stato in 
fatto di costituzione interna della Chiesa, domanda che 
nasceva naturalmente dal principio del separatismo. Que- 
sto da noi delineato era il fondo del problema; però esso 
non venne esposto in modo scientifico nella Camera; si 
discusse sulla modalità della rinuncia, ma senza formu- 
lare teorie; si discusse sull'articolo da votare, ma senza 
risalire ad una chiara esposizione dei principi. L'unico 
che si sia veramente innaUato a questi, fu il Pescatore; 



^ Per convincere di ciò la Camera, che del resto ne • era da per 
«è stessa persuasa, non ci sarebbe stato bisogno di ricorrere al- 
l'ipotesi di un guardasigilli protestante od tsraelita, le cui nomine 
di vescovi sarebbero state male accolte dai fedeli : prescindendo dai 
paesi cattolici, dove non mancano razionalisti ed israeliti, il caso 
fli verìfica spesso in Germania, ma senza produrre notevoli inco- 
venienti. Deputati^ 14 marzo 1871, pag. 769, col. 3^ Pisanxlli: 
-« Supponete che segga al Ministero di grazia e giustizia un israe- 
lita od un protestante; credete voi che i cattolici accoglierebbero 
con animo fiducioso la proposta che fosse fatta da un ministro di 
una religione diversa? > 



?24 SEPARATISMO ' [§g 

egli sviluppò abbastanza il suo concetto, siccome vedremo 
più sotto, quantunque forse non completamente: ma altri 
oratori non sorsero né a confutare né ad approvare il 
principio da lui enunciato. 

Airabolizìone della regia nomina alcuni opponevano 
una ragione pregiudiziale. Ricprdavano come secondo 
il nostro Statuto (art. 18) i diritti in materia beneficiaria 
fossero esercitati dal Re, ed aggiungevano che il Par- 
lamento non avesse facoltà di rinunziare ai medesimi, 
poiché essi appartenevano alla Corona e non ad altri 
[loteri dello Stato; che, se si avesse l'intenzione di abo- 
lirli, bisognasse invitare il popolo ad eleggere un'assem- 
blea costituente per modificare questo punto dello Statuto. • 
Ma in Italia non s'è ancora mai eletta un'assemblea co- 
stituente: si é seguito il sistema di lasciar modificare 
qualche punto dello Statuto dagli organi stessi legisla- 
tivi; e cosi si fece anche questa volta; ' l'obbiezione 
della incostituzionalità dell'abolizione trovò poca eco. 

Lo stesso si dica di un'altra, anch'essa di carattere 



* Cfr. Dept4tcitiy 9 febb. 1871, pag. 546, col. 3% Sineo; ibid., 
Il marzo, pag. 751, col. 3*, Uqdulena. 

* Deputati, 2 febb. 1871, pag. 452, col. 2% Bonghi: « Quanto a 
me io ho proposto un'altra volta in questa Camera una riaolasione 
colla qoale si dichiarile che gli articoli dello Statuto potevano 
essere modificati dall'accordo dei tre poteri dello Stato senza bisogno 
di costituente apposita. Io persisto in questa opinione; ma si devono 
distinguere due diversi punti di dottrina. Certo, nel parer mio, i po- 
teri dello Stato hanno diritto a modificare lo Statuto e diventare co- 
stituenti tutti insieme d'accordo; ma quando uno Stato ò retto da 
Statuto scritto, è necessario che vi sia indicato il modo col quale qae- 
E^te variazioni allo Statuto si possono introdurre; ora questo modo nel 
nostro Statuto non è prescritto,e bisogna principiai'e dal determinarlo. » 



§ 8J SEPARATISMO 225 

puramente giuridico. Voi, diceva il giurisdizionalista 
Mancini, conservando il regio patronato, rendete vana e 
incomprensibile la rinunzia alla regia nomina: poiché 
il Concilio di Trento, nelF abolire 1 patronati fondati su 
privilegi pontifici ossia Concordati, fece eccezione per 
quelli conferiti a sovrani: dunque la regia nomina non 
diflerisce dal regio patronato, cioè il diritto regio di 
proposta acquisito per mezzo di privilegio ossia concor- 
dato non differisce dal diritto regio di proposta acquisito 
colla dotazione del vescovato; non si può far differenza 
giuridica tra la regia nomina e il regio patronato. * — 
Che differenza giuridica non ne esista alcuna, non è 
esatto; » ma questo argomento del Mancini non fu né 



* Ibid. 13 marzo, pag. 760, col. 2% Mancini : « Ma nell* abolizione 
generale dei patronati fondati sa privilegi, il Concilio [tridentino] 
fece due eccezioni: €« et exceptis Patronatibos super cathedralibus 
ecclesiis competentibui et exceptis aliis, quae ad Imperatores et 
Rflges, seno regna possidentes, aliosque sublimes ac sopremos prin- 
cipes iura impdrii in dominiis saia habentes, pertinent. » » Decreto 
Trident. Gap. 9, sess. 25, De Reformat.) — Dunque il decreto* del 
Concilio, che oggi ancora ò la legge fondamentale della società 
cattolica, stabili che anche dove il diritto di nomina si fondasse su 
privilegi e concessioni fatte da Pontefici a Re ed Imperatori e capi * 
di nazioni cui competessero iura imperù\ cioò, le attribuzioni della 
civile sovranità, questi privilegi continuassero a costituire in av- 
venire un titolo legittimo di vero canonico diritto di patronato, 
perfettamente conciliabile colle leggi della Chiesa, e che voi non 
intendete dì abolire, poiché neirultima parte del vostro articolo 16 
{= 15 della Legge] dichiarate espressamente di mantenerlo e di 
non volervi introdurre la benché menoma innovazione. » 

' Vedi HiNSCHius, Dos Kirchenrecht ... cit. Bd. II, 1878, pag. 692 
nota 3^ e ibid. pag. 691 e seg. (parla della regia nomina;) cfr. con 
Bd III, 1883, pag. 6 e seg., dove parla del patronato. 

F. Scaduto — Guarentigie Pontiflci$ 15 



226 SEPARATISMO [ § 8 

oppugnato né approvato da alcuno; giacché la questione 
non era giuridica, ma politica. 

lì vero pernio della medesima era il principio dell'in- 
competenza. La separazione non può intendersi nel senso, 
che lo Stato rinunzi ad ogni diritto di vigilanza ed ispe- 
zione sulla Chiesa; questa ingerenza non è punto inde- 
bita, e ha da estendersi anche sulla costituzione interna 
della Chiesa; questa, associazione, o fondazione, o cor- 
porazione, è in dovere di sottoporre i suoi Statuti al 
r-overno, il quale ha pure diritti più o meno ampi sulle 
elezioni dei capi, come, sebbene forse non nello stesso 
grado, per tutte le altre associazioni o corporazioni. 11 
motivo di quest'ultima ingerenza è non solo quello ge- 
cerico, che lo Stato ha diritto di porre condizioni al 
riconoscimento delle associazioni, fondazioni e corpo- 
razioni, sibbene, di più, l'altro speciale, che il vescovo 
ha una funzione non soltanto religiosa, ma anche morale; 
cioè non esercita solo una funzione esclusiva di una 
speciale associazione o fondazione o corporazione, sib- 
bene anche una delle funzioni più generali e più essen- 
ziali dello Stato. * Se oggi la Chiesa non adempie più a 



*■ Questo concetto delle fanzioni ai trova sTilappato benÌBsimo 
da Q. PioLA, La libertà della Chiesa, Milano, Hoepli, 1874. Egli 
perù non osserva come nella Camera dei Deputati era etato ben 
lormulato, quantunque non analizzato, dal Pescatore. — Nel passo, 
che ora riferiremo, il Piola fonde il diritto dello Stato di concor- 
rere neir elezione dei vescovi, non, come noi, sul fatto che questi 
*4^jercitano funzioni anche morali, ma suir altro che essi sono ammi- 
nistratori dei beni ecclesiastici. Ma in fondo il nostro eoncetto non 
differisce da quello del Piola; giacché egli qui parla non dello stato 
presente della questione, ma dello stato ideale. Egli, cioè, sostiene, 



§ 8] SEPARATISMO 227 

funzioni esclusivamente civili, come la tenuta ufficiale 
dei registri di nascita, di matrimonio e di morte, la giu- 
risdizione matrimoniale, ecc., esercita tuttavia delle fun- 
zioni che divide collo Stato e con altri Corpi, cioè quella 
morale, che è inseparabile dalla religiosa, quantunque 
non sia esclusivamente una dipendenza della medesima. 
Siffatto ordine d'idee venne esposto dal Pescatore. * Ma, 



che la fanzione morale, dovrebbe avere organi speciali, indipendenti 
dallo Stato, come la religiosa, e come in parta Tha anche la fan- 
zione scientifica; ma non nega che i vescovi frattanto esercitino 
una fanzione morale e che perciò, sinché essa dura, lo Stato avrebbe 
diritto di concorrere nella loro nomina. — Piola, pag. 82: « Ma 
se ai ministri della Chiesa non ò più attribuita da noi alcuna fan- 
zione dello Stato; se non può considerarsi come tale neanche l'in- 
segnamento delia morale; essi però esercitano ancora una fanzione 
che dipende dal potere civile [provvisoriamente, sino a quando non 
sarà riordinata la proprietà ecclesiastica e aboliti gli economati: 
ibid. png. 83-84J la funzione cioè di amministratori dei benefizi 
ecclesiastici » Quindi, pag. 83-84, sinché non si aboliscano gli eco- 
nomati^ si sarebbe devoto conservare il concorso dello Stato nelle 
elezioni ecclesiastiche. 

* Deputati^ 14 marzo 1271, pag. 772, col. 2% Pescatobb: « E la 
ragione intima, la ragione permanente di cotesto istituto [della 
regia nomina e simili, cioè della partecipazione del potere civile 
neir elezione dei vescovi], non ò difiicile, o signori, di rinvenirla. 
— È un concetto volgare che la Chiesa cattolica si limita al go- 
verno strettamente spirituale. ^ No, o siseri: la Chiesa si attri- 
buisce ed esercita con grande efficacia il governo morale del mondo. 
L'umanità è governata, o signori, sotto questo triplice aspetto: sotto 
il rispetto del governo e<*onomico e sociale (il potere civile^ ; sotto 
il rispetto strettamente religioso (potere ecclesiastico); e sotto il 
rispetto morale, e questo terzo campo è il campo comune in cui 
si incontrano il potere civile ed ecclesiastico, è in questo campo 



228 SEPARATISMO [§8 

come dicemmo, nessuno sorse a*sostenerlo o a confutarlo. 
L'importanza della questione non fu apprezzata. Il Bonghi, 
relatore, fondava il diritto del Governo alla nomina o 
proposta, sopra un fatto storico, 1 Concordati; e lo faceva 
cadere da per sé stesso per l'abolizione di quelli; cosi 
egli scambiava la causa storica, occasionale, coir altra 
intima, essenziale. « Il Sineo, senza risalire agli alti prin- 



che nascono i disnidi, i conflitti, perchè il governo morale è legato 
indissolabilmente e colla religione da nna parte e colla politica 
dello Stato dall'altra. Ed ecco il perchè nn prelato della Chiesa 
cattolica non può essere altrimenti considerato che quasi come an 
funzionario anche del potere civile o per lo meno lo Stato o il po- 
tere civile è legittimamente interessato ad esaminare e procacciare 
che la persona eletta all'esercizio del ministero ecclesiastico, non 
già che sia capace di bene esercitare il ministero ecclesiaatico'(che 
di questo l'autorità civile non ha a preoccuparsi), ma si che abbia 
tutte le qualità, tutte le disposizioni, che presenti le guarentigie 
psr cui si possa sperare che, nell'esercizio del governo comune, 
nell'esercizio del governo morale, non leda gli interessi legittimi 
dello Stato; ed è dunque un interesse legittimo, un interesse per- 
manente ed immutabile che dà diritto al potere civile di interve- 
nire, di ingerirsi anche nella nomina dei funzionari ecclesiastici 
della Chiesa cattolica. » 

' Relazione Bonght, stampata sotto il giorno 21 genn. 1871, Dj~ 
putati; pag. 349, col. 3*: « Ora è naturale che il regno d'Italia, il 
quale ha proceduto sinora nella sua legislazione come se i concor- 
dati non esistessero, rinunci sin da ora a questa partecipasiene 
all'elezione del beneficiato, che si fonda sul diritto positivo degli 
indulti, dei concordati, delle consuetudini, poiché non l'ha dapper- 
tutto e l'ha diversamente limitato ed atteggiato. > — E nella di- 
scussione, Deputati, 14 marzo 1871, pag. 777, col. 1* Bonghi: 
« Adunque questo diritto [della regia nomina], che noi proponiamo 
di abbandonare, non è un diritto che scaturisce dalla natura stessa 



§ 8] SEPABATISMO 229 

cipì, fece uà passo più in là neir applicazione di essi, 
formulando il problema, ma senza svilupparlo, se lo Stato 
abbia motivi non solo teorici, ma anche oggigiorno pratici, 
di sottoporre ad una revisione, non che gli statuti delle 
Chiese e della cattolica in ispecie, il suo contenuto domma- 
tico, di vedere cioè se in questo non ci siano delle parti 
immorali e contrarie al diritto pubblico. * Ma questa sua 
giusta arditezza non proveniva da una maggiore chia- 
rezza di concetti; anzi egli, confondendo il diritto privato 
col pubblico, vedeva il fondamento precipuo della pre- 
rogativa della regia nomina in ciò, che Io Stato ha fa- 
coltà di regolare ogni successione, e quindi anche quella 
beneficiaria. « 



delle relazioni della potesià civile rispetto all'aatorità eccleeiaBtica, 
ma ò un diritto che, come è variamente esercitato, cosi variamente 
nasce da patti diversi bensì, ma da patti che voi, badate bene, avete 
annullati tutti. » — Il Tiepolo cit, pag. 5&-56, ripete le idee del 
BoDghL 

^ Deputati^ 14 marzo 1871, pag. 770, col. 3% Sineo: « Eppure, 
o signori, aprite i^ibri dei teologi, aprite i libri specialmente di 
quei teologi che adesso sono cosi potenti in Roma; aprite quei libri e 
ditemi, colla mano sul cuore, se vi trovate una morale conforme 
alla vostra. Ora ditemi se lo Stato non avrà diritto di premunirsi 
contro chi professasse pubblicamente una morale perniciosa e per- 
vertitrice. » 

' Ibid, Sineo: « Le successioni intestate come le testamentarie 
n^r hanno fondamento che nella Legge. Come è regolata la suc- 
cessione dei beni privati, cosi si effettua sotto F egida delle leggi 
dello Stato la succefwione nei beni dei quali il pofssesso è concesso 
alle corporazioni, qualunque ne sia il titolo, siano esse ecclesiastiche 
o laicali. — Lo Stato permette al vescovo di succedere nella pre- 
benda del suo predecessore, ma glielo permette sotto certe condi- 
zioni. II vescovo chiamato a succedere deve essere tale persona 



230 SEPARATISMO [§8 

Le idee del Pescatore e Iji prima di quelle del Sìneo 
non trovarono sostenitori quando sarebbe stato il mo- 
mento di applicarle, sebbene non mancassero nella Ca- 
mera né qualche giurisdizionalista, né i razionalisti aperti. 
Il Mancini non si levò a sostenerle; il Morelli, il Crispì, 
il Bargoni, il Macchi ed altri tacquero anch'essi. 

L'idea della maggioranza della Camera, idea propria 
degl'individui e non solo dei capi del partito, idea non 
solo della Destra ma anche di una parte della Sinistra, 
er^ quella dell' incompetenza dello Stato in fatto di co- 
stituzione interna dell^ Chiesa, anche nel senso di sem- 
plicemente « promuoverne * la riforma; * quanto alla 



dalla quale lo Stato non possa aspettarsi che benefìzi. — Ecco il 
fondamento del diritto di presentasioDe. Noi siamo nella cercliia 
comune dei diritti civili, del diritto pubblico di qualunque paese. — 
Non è dunque un'ingerenza che leda la liitertà della Chiesa, come 
non è lesa la libertà dei privati dalle leggi che regolano la suc" 
cessione. — Ristretta la questione in questi termini, T onorevole 
guardasigilli non può più dire, che essa non sia di competenza della 
Camera. Appartiene senza dubbio al potere legislativo di opporsi 
da un lato ali* irruzione di una morale perniciosa, e di prescrivere 
le condizioni opportune per la successione nei benefizi, non meno 
che negli altri beni che sono nel territorio dello Stato. » 

* La separazione e Y incompetenza, intese in questo senso, hanno 
recentemente avuto un' esplicazione scientifica nello Stato e Chiesa 
(cit.) del Minghetti. Egli respinge nei termini più recisi la com* 
potenza, nello Stato, anche di promuovere la riforma della eoa^i- 
tuzione della Chiesa; ibid., pag. 180: « Finalmente (e questo raf« 
figura tutto il concetto del Piota, almeno quale noi ce lo siamo 
formato) egli vorrebbe che lo Stato procacciasse la rifórma interna, 
della Chiesa, sia mediante la predetta costituzione delle ammioi« 
strazioni della proprietà ecclesiastica [cioè celie congregazioni lai- 
che amministrative], sia col promuovere la rianione delle assembleo 



§8] SEPARATISMO 231 

revisione del contenuto dommatico, l'opinione del Sineo 
può dirsi quasi del tutto isolata, gli stessi razionalisti 
della Camera, interpellati, difficilmente si sarebber pro- 
nunziati in favore della medesima. Ma posto pure o con- 
cesso il principio dell'incompetenza, una buona parte 
della Camera formulava e discuteva il quesito, se, esclu- 
dendo la rinunzia pura e semplice del Governo al diritto 
di nomina o proposta, non potesse trovarsi un'altra mo- 
dalità di rinunzia che, senza ledere il principio dell'in- 
competenza, avesse per effetto una .riforma della costi- 
tuzione interna della Chiesa. ^ Altri volevano che la 



deliberanti della Chiesa, ossia coli' eccitare la cultura del clero o 
in altri modi. IDella libertà della Chiesa, Milano, Hoepli, 1874, 
pag. 249] ... Ma perchè lo Stato possa promuovere una riforma, 
bisogna ohe egli abbia un' idea chiara e di ciò che è imperfetto 
nella vecchia forma, e di ciò che gli si può sostituire di nuovo, 
bisogna pertanto che abbia un ideale religioso al quale accostarsi. 
— [pag. 181]. Insomma, potrà lo Stato, introducendo il principio 
elettivo della amministrazione, mettere i fedeli ia grado di &r sen- 
tire e prevalere la loro volontà, non potrà mai surrogarsi ad essi 
e far le veci loro. » 

^ Lo stesso Bonghi, a nome delia Commissione, non si mostrava 
contrario al principio dell'elezione popolare IDeputaU, 31 geno. 1871, 
pag. 434, col. 2% BoNeHi : « Ma la Commissione, ha ragionato cosi: » 
manteniamo l'ezequatur e il placet sino a « quando avremo mu- 
tato la natura del benefizio ecclesiastico e creato un ente giuridico 
capace di rappresentare la proprietà ecclesiastica, meno intinto e 
viziato di feudalità; e quando invece dalla parte dell* autorità ec' 
clesiastioa sarà ripristinata, nelle elezioni dei vescovi, ed estesa ed 
accomunata a quella dei parroci l' ingerenza antica del laicato e 
dei clero. »]; ma voleva che prevenisse « dalla parte dell'autorità 
ecclesiastica. » Però egli stesso, personalmente, aveva idee meno 
incompetentiste; cosi nella Relazione (stampata sotto il giorno 21 



232 SEPARATISMO | § 8 

rlQunzìa fosse assolutamente condizionata, poco occu- 
pandosi della competenza od incompetenza. 

Si proponeva che lo Stato cedesse il diritto di nomina 
proposta, ma a favore dei fedeli. Poi alcuni volevano 
che la rinunzia fosse a favore dei fedeli in genere, 
altri che fosse a favore del solo clero, altri ancora che a 
prò di una sola parte del clero e specialmente del capitolo 
cattedrale; ecc. Quali erano gli argomenti addotti in favo- 
re della rinunzia condizionata in questo senso nelle varie 
sue distinzioni? Storici e razionali. Si diceva che origi- 
nariamente il regime della Chiesa era stato democratico, 
i vescovi erano stati eletti dal popolo e dal clero, che 
questo diritto era passato in mano del principe come 
rappresentante del popolo, che se il principe doveva ce- 
derlo, dovesse restituirlo agli antichi possessori, a quelli 
da cui lo aveva ricevuto, al clero e al popolo. * E, quan- 



genn., 1871, Deputati) dice (pag. 349, col. 2^), che il Governo non 
può abbandonare la Chiesa in modo da dimenticare i saoi doveri 
cedendole quei diritti che appartengono ai fedeli, quali quello del* 
relezione; ma, egli eoggiunse, per motivi politici questo argomento 
s'ò dovuto rimettere ad un tempo futuro; cioè per quei medesimi 
motivi per cui già sin dal principio della Relazione aveva detto 
(ibid. pag. 341, col. 1^), che la Giunta avrebbe preferito di gna- 
rentire la libertà, e di tutte le Chiese, non per via di privilegi, 
tebben modificando il diritto pubblico interno. Sulle idee del Bonghi 
intorno air incompetenza vedi pure ibid. le pag. 349, col. 3*, e 
350, col. ^, 

* Per esempio. Deputati^ 11 marzo 1871, pag. 750, col. 1% Carutth 
« Credete voi giunto il momento di rinunziare a questo diritto che 
legalmente possedete? Ebbene a me sembra che voi non dovete 
spogliarvene se non a favore di coloro cui spetta secondo la disci- 
plina ecclesiastica, secondo quel diritto storico che credo nessoDO 



§ 8] SEPARATISMO 233 

d* anche la storia non fosse stata questa, la ragione ci 
dice, che ogni società ha il diritto di eleggersi ì suoi 
rappresentanti, e il medesimo criterio è da applicarsi 
a quella dei fedeli. 

Gli avversari negavano la verità dell'argomento sto- 
rico, ubavano la legittimità della conseguenza tirata 
dagli argomenti storico e razionale. Dicevano fosse er- 
roneo, che il vescovo originariamente sia stato eletto 
dal clero e dal popolo; * che questo non aveva altro 
diritto che dell'assenso od acclamazione, ma relezione 
vera e propria veniva fatta dal solo clero, anzi da una 
sola parte del clero, dai funzionari più alti fra esso in- 
sieme ai vescovi delle vicine diocesi e al metropolitano, 
anzi specialmente da questi ultimi. [E ciò è vero.] E, 
riguardo all' argomento razionale, vero è che ogni società 
ha logicamente il diritto di eleggersi ì suoi capi, i suoi 
rappresentanti; vero è che anche la società religiosa ha 
questo diritto; né noi, si diceva, intendiamo negarlo; noi 
vogliamo soltanto non obbligarla a far uso del medesimo 
come accadrebbe se rinunziassimo con tal condizione ; * se 



ili questa Camera e pochi forse faori di qui vorrebbero porre in 
dobbio. » Ibid., 25 genn., pag. 376, col. 3% Coppino: « Né mi cu- 
rerei delle scemate difese dell'autorità laica, se i diritti ond^essa 
ai spoglia avesse restituito alla congregazione dei cattolici che sono 
nel regno. » 

* Deputati^ 11 marzo 1871, pag. 748, col. 2^, Minohbtti. 

' Ibid., 22 genn., pag. 397, col. 2\ Bsbti: « lo ammetto, per 
esempio, che sarebbe un benefizio grahdissimo se il laicato potesse 
<^ncorrere più vivacemente di quello che non fa ora nella Chiesa, 
lo credo che la società religiosa ci guadagnerebbe moltissimo. » Ma 
lo Stato non pnò imporre questa riforma: « Credete voi, che nel 



234 SEPARATISMO [§8^ 

vorrà servirsene, V ha da veder essa, noi rappresentiamo 
qui i cittadini e non i fedeli; • non ci entriamo, né vo- 
gliamo entrarci, non ci opporremo: ' se la società eccle- 



mentre diciamo alla Chiesa, voi sarete prosciolta da tatti i vincoli^ 
noi faremmo bene a cominciare a dirle: però vivrete secondo qaesto 
modo, e tutte lo volte che volete matare tenore, sarete obbligata 
a presentarvi davanti al potere esecutivo, o giudiziario o legislativa 
per domandare il permesso di mutare la vostra costi tuzione? » -* 
Ibid., 11 marzo, pag. 748, col. 2-3% Minghbtti: Si dice: « Se per 
qualunque cagione lo Stato abbandona le sue prerogative, deve re- 
stituirle a chi di ragione, non al Papa di cui accrescereste cosi 
Tolti'epotenza e V orgoglio, ma a coloro che hanno motivo di botie 
usarne. — Quest* argomento pecca, a mio avviso, in ciò che pre- 
sappone sempre nello Stato una competenza nelle questioni eccle- 
siastiche. A mio avviso, lo Stato, ne sa nò può regolare V ordina- 
mento intemo della Chiesa. » — Ibid., 14 marzo, pag. 770, col. 1\ 
PiSANELLi: « io respingo tutte quelle proposta con le quali si de- 
ferisce la nomina del vescovo a capitoli o ad altri collagi. Con qnal 
potere il legislatore potrebbe oggi rinnovare le disoipiine eccle- 
siastiche, ordinare la Chiesa? » 

* Ibid., 13 marzo, pag. 764, col. 1% Ebcolb: € In quanto poi al 
^esto ed alVavvenire, ci pensi la Chiesa a fai* valere i suoi diritti; 
mai non spetta ad un' assemblea politica lo stabilire il modo con cai 
si debbono fare le elezioni dei vescovi. > — Cfr. 16 mano, pag. 797, 
col. 2^, PxRuzzi, passo che riferiremo a proposito dell' appello ab 
abusa. — Ibid , ] 1 marzo, pag. 754, eoi. 2^ Michblini: « Ma noi 
non slamo competenti a determinare da ehi e in quale guisa ai 
debba esercitare il diritto elettorale circa i ministri dell'altare. 
Noi qui rappresentiamo i cittadini^ non i fedeli, » 

* Ibid, 13 marzo, pag. 766, coL 1-2^, De Falco gaardaaigiUi 
(tuceedato al Raeli durante la discussione della Legge): « Nò Tar-- 
ticolo proposto dalla Commissione pregiudica in qualsiasi modo il 
diritto dei -fedeli di dare air associazione cattolica quella organiz- 
zazione che loro piaccia. Merco di esso si rinunzia unicamenta ad 



§ 8] SEPARATISMO 235 

siastica ha in sé taata vigoria da subire una riforma, 
non c*ò del resto bisogno che noi la promoviamo, essa 
può iniziarla da so stessa; ' anzi, aggiungeva il senatore 
Poggi, crediamo che non sia difficile. * 

Ma si rispose benissimo: Voi aggiungete il grarcasmo; 
che cosa infatti significa, che col rinunziare puramente 
e semplicemente non intendete opporvi a che i fedeli si 
eleggono essi stessi il loro rappresentante, il loro vescovo? 
Formulatevi la cosa praticamente. Il Papa nominerà un 
vescovo; una parte dei fedeli supponiamo che si riunisca 



un diritto finora esercitato. Spetta airassociazione cattolica, spetta 
al clero di &r fruttificare, a loro vantaggio, e per mezzo della 
libertà che loro viene concessa, simile rinunzia. » 

> Ibid., 14 marzo, pag. 777, col. 2^^, Bonghi: « Ebbene, se nella 
Chiesa vi sono ione morali atte ad ordinarla altrimenti, ad in- 
fluire nel suo governo, esse saranno efificaci da se. Ma se non ci 
sono, le vostre congregazioni parrocchiali, le vostre congregazioni 
diocesane saranno atte a crearle esse? Potranno disordinarle peggio ; 
ma ricostituirle nò punto né poco. » -* Nel medesimo senso il Pan- 
TALBONi, Libertà ecc. cit, pag. 58 : « Ma qual prova migliore che i 
popoli non fossero parati ad esercitare quella libertà di elezione, 
di quella che ne offre la stessa legge delle Guarentigie? In quella il 
Governo rinunziò per sé alla nomina o presentazione dei Vescovi, 
e chi impediva ai popoli d'impadronirsene come di cosa loro? Invece 
le lasciarono e le lasciano ancora senza reclamo in mano al Papa 
ed alla Romana Curia, salvo le tenni riserve dell'articolo 16. — 
Gli è che se in Italia qua e là pur rimanesse qualche traccia di 
quelle nomine parrocchiali che un di furono il diritto comune di 
tutti i paesi cattolici, la nominata agli episcopati è scaduta al tutto, 
da quattro secoli forse in quasi tutta T Italia, a tale che la tradi- 
zione popolare perfino ne ò morta. » Idem a pag. 85. . 

* Senato, 29 aprile 1871, pag. 549, coL 1*^ (discorso tenuto il 
giorno 28, e stampato sotto il giorno 29). 



230 SEPARATIS5I0 [§ 8 

ed elegga un altro; naturalmente si viene a collisione 
tra i due vescovi e tra i fedeli elettori e i fedeli asten- 
sionisti, i quali saranno insufBati dal vescovo pontificio e 
con tutta probabilità anche dal clero: allora interviene 
la polizia, e questa a chi darà ragione? Naturalmente non 
vorrà e non potrà risolvere una quistione di principii, 
essa procede sommariamente, e darà ragione air autorità 
costituita, al Papa ed al suo vescovo. * Dunque il signi- 
ficato pratico della rinunzia pura e semplice non è dub- 
bio; si risolve in una cessione a favore del Papa; cioè 
voi venite indirettamente a sancire il governo assoluto 
della Chiesa, assolutismo che ha conseguenze fatali pel 
clero, pei fedeli e per lo Stato. — Né è vero, come voi 



* Deputati^ 14 marzo 1871.. pag. 770, col. 2^, Sineo: «Io domando 
a chianque sia pratico del modo con cui ai procede fra le nostre 
popolazioni, quale sarà il mezzo con cui una volta che al Sommo 
Pontefice verrà conferito il diritto generale dì nominare a tutti i 
benefizi maggiori o minori, in qual modo si possa costringere la 
Santa Sede a rinunciare ad una parte dei diritti che si saranno da 
essa acquistati per fatto vostro? » — Ibid., 16 marzo, pag. 796, 
col. 1% SiNBo: € Avete sentito T onorevole Bonghi, avete sentito 
altri oratori a dire: il popolo può rivendicare i suoi diritti al di 
fuori di ogni influenza parlamentare. Ma come li rivendicherà? Gol 
bastone? Quando si imporrà ad una popolazione un antistite con- 
trario alle buone idee, alle buone inclinazioni di essa, quando le si 
imporrà un antistite che predichi la morale del beato Alfonso dei 
Liguori, per esempio, e colla sua voce, sempre autorevole per la 
posizione occupata, pervertisca il senso morale pubblico, ebbene 
non avremo altro mezzo che la ribellione per liberarcene? Ma la 
ribellione! Le leggi di sicurezza pubblica prowederazmo in favore 
deir improbo antistite e contro il popolo che vorrà rivendicare la 
libertà di conservarsi onesto e morigerato. » 



§ 8] SEPARATISMO 237 

dite, che se i fedeli sono capaci di subire una riforma, 
non ci sia bisogno che noi la promoviamo; altro è subire, 
altro prendere l'iniziativa. E di più (si sarebbe potuto 
aggiungere), voi colla rinunzia pura e semplice mettete 
un ostacolo gravissimo a questa iniziativa; poiché è im- 
possibile che nelle condizioni odierne della Chiesa ita- 
liana, mentre la gente colta è indifferente o incredula, 
e la fede non resta che nel basso popolo ed ivi stesso 
non sempre intatta né sempre viva, é impossibile, diciamo, 
che questo popolino incolto o le pochissime persone colte 
davvero credenti prendano per ora l'iniziativa di una 
riforma costituzionale della Chiesa, o, se anche la pren- 
dano, riescano a trovar seguito tra i fedeli, a superare 
r opposizione della gerarchia ecclesiastica, la quale non 
si limiterebbe a protestare platonicamente, ma ecciterebbe 
il i)opolo contro i novatori; dunque i loro sforzi nau- 
fragherebbero; la gerarchia coir uso rafforzerà le sue 
. pretese elettorali; e quando mai poi i cattolico-liberali 
si trovassero più numerosi e più forti, avrebbero contro 
sé un diritto acquisito coli' usucapione. — E poi, si diceva, 
lasciamo da parte il problema, se la rinunzia condizio- 
nata riesca o no un'ingerenza nella costituzione della 
Chiesa; certo si è che non sarebbe perturbatrice, che 
non sarebbe indebita, perchè alla fin fine non si tratta 
che di restituzione. * — Ad ogni modo, si aggiungeva. 



» Ibid., 27 genn., pag. 399, col. 3% Abionente: « Come mai si 
venga a perturbare e religione, e morale, e leggi, e società col- 
r ordinare secondo giustizia, e la presentazione ai benefizi e Tam- 
mistrazione delle temporalità di essi, io non so vedere. Alla fine 
delle fini si tratta di restitazione » [ai fedeli]. 



238 SEPARATISMO [ § 8 

la riforma costituzionale sarebbe utile allo Stato non 
che alla Chiesa, sarebbe morale; se i fedeli sono inca- 
paci di iniziarla da sé stessi, lo Stato ha il dovere di 
aiutarli, di promuoverla. * 



Non potendo superarle di fronte, si attaccarono di 
fianco le funeste conseguenze del principio dell'incom- 
petenza. Si disse: Ebbene, voi credete che rinunziando 
in favore del clero o del clero e del popolo, modifiche- 
reste indebitamente la costituzione interna della Chiesa; 
noi d'altra parte vogliamo evitare le funeste consegueze 
di una rinunzia pura e semplice; quasi tutti poi inten- 
diamo separare lo Stato dalla Chiesa: dunque la ri- 
nunzia è necessaria per la separazione; ma salviamo 
capra e cavoli; rinunziamo non in favore del clero e del 
popolo, ma nemmanco puramente e semplicemente; rir- 
nunziamo solo pel caso che il vescovo sia eletto dal clero 
e dal popolo. ■ 



* Cobi il ^Uncini, ma non chiaramente; Deputati, 13 mano, 
pag. 761, col. 2*^: « se pare è necessario che la Chiesa da se stessa 
«i riformi e ritomi nella forma canonica, voi dovete promuovere 
ed attendere codesto movimento. » — Più chiaramente, e giusta- 
mente, il Piola, Della Libertà, cit, pag. 250: « Esso [lo Stato] deve 
anche procurare il miglioramento della Chiesa, in quanto essa è 
un* istituzione sociale; deve in qaesto senso, educarla. » 

' Deputati^ 14 marzo 1871, pag. 771, col. 1% Snf£o: « Si adotti 
pure la formola concordata fra la Commissione ed il Governo, e si 
rinonzi dal Governo al diritto di nomina, presentasione e proposta 
nella collaaione dei benefici, ma soltanto in quelle diocesi, nelle 
quali le elezioni dei funzionari ecclesiastici saranno Jhttedal dero 



§ 8J ' SEPARATISMO 239 

Questa Tìa di mezzo era suggerita non solo per l' in- 
conciliabilità delle due opinioni opposte, ma anche per 
la circostanza di fatto che, quand'anche il Groverno avesse 
fatto una rinunzia jji favore del popolo, quando pure cioè 
avesse promosso cosi la riforma della costituzione della 
Chiesa, essa non avrebbe potuto nei primi tempi effet- 
tuarsi, difficilmente il popolino avrebbe saputo resistere 
alle insufflazioni dell'alto e del basso clero per seguire 
i pochissimi cattolici illuminati. ' Ma neppure questo 
mezzo termine fu accolto. 

Altri, penetrati pure della resistenza che esso avrebbe 



e dai fedeli. — Noi non abbiamo bisogno di fare concordati col 
potere spirituale; gli lasciamo perfettamente libera V azione, » Ecco 
i termini precisi del suo articolo sostìtativo, che non fa approvato; 
ibid. pag. 778, col. 2*: « È fatta rinuncia dal Governo al diritto di 
nomina, presentazione o proposta nella collazione dei benefizi mag- 
giori, in tutte le diocesi nelle quali reiezione dei funzionari ec- 
clesiastici sarà restituita al clero ed al popolo. » 

* Ibid., 11 marzo 1871, pag. 748, col. 3*, Minghbtti: « Ma ve- 
diamo che ne avverrebbe nella pratica. Se il Parlamento facesse 
quello che taluni dei nostri colleghi ci propongono con alcuni emen- 
damenti, sapete voi che cosa ne avverrebbe? Che i fedeli non ac- 
cetterebbero il vostro dono, ed il Papa lo respingerebbe » — Ibid. 
pag. 751, col 3% Ugdulena: «Io comprenderei, se pure non s'in- 
contrasse ostacolo nelle disposizioni dello Statuto, comprenderei che 
il capo dello Stato rinunziasse questo diritto nelle mani dei fedeli 
e del clero. Ma, mi si risponde, ed è la ragione per la quale io 
medesimo non posso acconsentire alla ereazione delle cosi dette 
congregazioni diocesane e parrocchiali, mi si risponde: né i fedeli 
ripetono «da voi questo diritto, né la Chiesa di Roma lo riconosce- 
rebbe più, quando esso. piCi non risiedesse nel capo delio Stato, ma 
fos^ trasmesso ai fedeli. » 



240 SEPARATISMO l § 8 

incontrato presso la Curia pontificia, suggerivano come 
stadio primitivo, che non si facesse per ora luogo al 
principio della separazione in questa materia, che non 
si desse nominalmente al popolo e ^1 clero il diritto del* 
relezione; ma gli si desse in certo qual modo di fatto; 
cioè, in caso di vacanza, il Re si faccia designare dei 
Candidati dal clero e dal popolo, e poi li proponga egli 
in suo nome alla Santa Sede. Cosi questa non potrà op- 
porsi alla istituzione canonica dei proposti, perchè il 
diritto di nomina di fronte ad essa resta il medesimo di 
prima. * 

Tale sistema avrebbe avuto dei pregi se fosse stato 
adottato in un* epoca di pace fra lo Stato e la Chiesa, 
giacché questa è tenace delle viete forme, ed avrebbe 
cosi più facilmente accettato una riforma costituzionale 
presentata per via indiretta. ' Ma in tempo di guerra» 



* Ibid., pag. 751, col. 3% Ugdulena: « Quando venisse il tempo 
di questa conciliazione [tra il papato e l'Italia], che è nei desideri 
di tutti, e che anche io affretto coi miei voti, chi impedirebbe al 
capo dello Stato di consultare il suffragio dei fedeli e del clero, 
prima di fare cotesto proposte alla Sede pontificia? LÀ proposta 
verrebbe sempre dal capo dello Stato, e non potrebbe rifiutarsi per 
questo solo che egli ne avesse prima richiesto il suffragio o il con- 
senso dei fedeli e del clero. Si potrebbe istituire in una forma 
qualunque, secondo la quale il clero ed il popolo dessero il loro 
suffragio in favore di tali o tali altri ecclesiastici; e quelli che 
riuscissero proposti in questa guisa, il poter civile potrebbe benia- 
Simo presentarli al Sommo Pontefice > 

* Questo fatto è stato recentemente accentuato fra noi dal Padel- 
LETTI, La politica ecclesiastica ecc. cit pag. 6S5-56: «Io non con- 
vengo però coll*on. Bonghi, quando sostiene che siano quelle armi 
[del giurisdizionalismo, e in questo caso specialmetate il veto dei 



§ 8] SEPARATISMO 241 

come durante la discussione della Legge e come oggi, 
questo pregio vien meno; poiché il Papa non solo non 
accetterebbe un candidato presentatogli in modo indi- 
rettamente popolare, costituzionale, ma non accetta nep- 
pure i candidati un po' liberali propostigli addirittura 
dal Re, e, liberali o ultracattolici, non permetteva che 
presentassero le bolle d'istituzione per Texequatur be- 
neQciario al Governo italiano che egli non riconosce, ed 
oggi ancora cerca di ^^rle presentare con sotterfugi e 
restrizioni mentali. * — Non esistendo, per mancanza di 
opportunità, il pregio, di questo sistema non restava che 
il difetto della complicatezza maggiore che in quelli della 
rinunzia in favore del clero e del popolo, o della rinun- 
zia in favore dei medesimi solo nel caso che ne appro- 
fittassero. L'autore stesso si accorgeva dell' inapplicabi- 
lità delle sue idee per il presente, quindi egli non le 
formulava in una proposta di legge, proponeva invece, 
che il Governo ritenesse intanto il potere elettorale come 
depositario aspettando tempi migliori. * 



Governi nel Conclave] oramai vecchie e spuntate. Noi, gente nuova 
rivoluzionaria, commettiamo facilmente Y errore di credere che la 
Curia Romana ei combatte meglio coi fucili a retrocarica che colle 
partigiane e colle mazze ferrate del Medio Evo. Ma la curia è isti- 
tuzione eminentemente conservatrice, e, quando gli Stati mostrino 
una decisa volontà di opporsi alle sue pretese d* indipendenza, essa 
riconosce più facilmente i diritti storici esercitati per molti secoli 
dai Governi, e vi si sottomette più volentieri che non alle nuove 
formolo dei tempi nuovi. » 

* Della presentazione delle bolle parleremo disìesamente appresso. 

* Deputati, 11 marzo, 1871, pag. 751, col. 2-3*, Ugdulbna : « Ma 
io per me non so perchè il potere civile, volendo pure spogliarsi 
di questo diritto, debba abbandonarlo nelle mani del Pontefice, e 

F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 16 



242 SEPARATISMO l § 8 

Un altro sistema tendeva a diminuire T opposizione 
della Curia Romana all' idea costituzionale, non in modo 
indiretto per via di sotterfugi, ma in modo aperto e si- 
curo, cioè rinunziando non in favore del clero e del 
popolo, ma del solo clero. Secondo il concetto moderno 
che la Chiesa cattolica ha di sé, il clero è il « populus 
docens, » e il laicato il « populus discens »: * sarebbe 
quindi strano, che gli scolari eleggessero i loro maestri: 
ma siffatto inconveniente scomparirebbe quando il ve- 
scovo fosse eletto dal clero senza la partecipazione del 
laicato, come del resto in parte avveniva nei primi 
secoli della Chiesa. 

Questo sistema, accennato ma non proposto formal- 
mente nella Camera, non presenta davvero nessun pre- 
gio, sibbene solo dei difetti. Nessun pregio, perchè è in- 
capace di evitare da una parte T opposizione della Curia, 
e di produrre dall'altra utili risultati. EJ invero, oltre- 
ché nei primi secoli del Cristianesimo il clero, al pari del 
popolo, prestava più tosto il suo assenso, V acclamazione 
nell'elezione del vescovo anziché eleggerlo esso stesso, 
oltre a ciò, dico, questa forma di elezione. vescovile 
non esiste forse in nessuna parte del mondo, sarebbe 
sempre una novità per la curia romana, e quindi verrebbe 
sempre combattuta. Anzi non sarebbe una semplice no- 
vità, sibbene una novità con precedenti pericolosi. Ed 



non mantenerlo nelle ^ue, piuttosto come depositario, aspettando un 
tempo più felice, che forse verrà. » Cfr. la col. 3*^ ibid. sopra (a 
pag. 240, n. 1) riferita. 

* Vedi per esempio E. Fribdberg, Lehrbueh des Katlioliscli^n und 
Evangelischen Kirclienrechtes^ 1" ediz. 1879, (2* ediz. 1884), pag. 5-6. 



§ 81 SEPARATISMO 243 

invero è ben noto il celebre sinodo diocesano pistoiese 
della seconda metà del secolo scorso, come in esso il 
vescovo Scipione dei Ricci abbia dato ai preti voto non 
solo consultivo, ma anche decisivo, e come questa inno- 
vazione democratica e costituzionale sia stata condan- 
nata e perseguitata dalla Curia Romana. Quanto questa 
non dovrebbe credere, e a ragione, più pericoloso il voto 
elettorale del prete sul vescovo, che il voto decisivo 
nel sinodo diocesano? Quivi non si possono definire che 
quistioni di disciplina, e soltanto diocesana, senza dero- 
gare alle norme del diritto comune pontificio o conci- 
liare; non è lecito definire nuovi dommi. * Le facoltà del 
sinodo diocesano sono adunque ben ristrette, e il conce- 
dere in esso il voto decisivo ai preti non sarebbe poi 
tanto pericoloso; il pericolo consisterebbe più tosto nel- 
l'infrazione di un principio, nell'assimilazione del basso 
clero all'alto, il quale ha voto deliberativo nei concili. Se 
il clero avesse, invece, il voto deliberativo di eleggere il 
vescovo, diventerebbe meno dipendente dal medesimo, lo 
forzerebbe a concessioni preventive tacite e forse anche 
scritte, nell'interesse singolare, privato dapprima e poi 
forse anche nell'interesse di classe, come hanno fatto 
spesso i cardinali col futuro Papa. Così sarebbe scon- 
certato tutto l'organismo della Chiesa. La Curia Romana 
vede benissimo questi pericoli, e certo non acconsenti- 
rebbe, se non quando fosse messa proprio colle spalle al 
muro, a far eleggere il vescovo dal clero; preferirebbe 
più tosto la nomina regia; s'ingannavano quei Deputati 



* Vedi per esempio Hinschius, Das Kirchenrecht des KalhoUken 
ttnd Protestanten in BeiKsMand, Bd. Ili, 1883, pag. 660-61. 



244 SEPARATISMO [§ S 

r quali credevano, che il Papa tra questi due estremi 
avrebbe preferito il primo. * 

E poi quali buoni effetti arrecherebbe per lo Stato, 
per la Chiesa, per la moralità l'elezione del vescovo 
affidata al clero? Quali sono i sentimenti e la capacità 
del nostro clero cosi detto basso? Prima del 1860 ce 
n'erano dei colti e dei liberali, specie quelli che ave- 
vano assistito alle scene del 1848 quando Pio IX si era 
pronunziato per la libertà e l'indipendenza italiana. Ma 
allorché il Papa cangiò bandiera, fu 'naturalmente se- 
guito da una gran parte, anzi dalla maggior parte del 
clero; i preti liberali al 1860 costituivano l'eccezione, 
quantunque non tanto rara; dopo il 1860 pochi fra essi 
rimasero fermi nell'antica fede,* sia perchè la Curia 



* Deputati^ 14 marzo, 1871, pag. 772, col 1*, Pescatore: « ci 
disse [il guardasigilli De Falco] che V offerta della libertà al clero 
diocesano è un* offerta illusoria, perchè il Papa non ne permetterà 
r esercizio. Nei primi momenti, o signori, lo credo anchMo; ma, 
mitigate col tempo le attuali asprezze, se il Qoverno tien ferodo 
air esercizio del diritto dello Stato, quando il Sommo Pontefice si 
veda per lunghi anni e senza speranza di mutazione posto fra T al- 
ternativa o di lasciare le sedi vacanti o di accettare le persone 
designate dal Governo per sua propria scelta, allora, io credo, com- 
prenderà la migliore utilità della Chiesa e troverà assai meglio 
che le persone dei funzionari ecclesiastici sieno designate dal clero 
diocesano, sul quale egli può ben anche esercitare un onesta e po- 
tente influenza. » 

' Per fissare un po' le idee, crediamo utile accennare ai due se- 
guenti fatti, cioè al numero dei preti eletti deputati nelle prime 
elezioni generali del Regno d'Italia (1861), e alla petizione del clero 
italiano contro il potere temporale. ^ Indice Generale dei lavori del 
Parlamento italiano. Legislatura VJIL 4 861, Sezione i*. i° Pe- 



§ 8] SEPARATISMO 245 

Romana divenne ancora più ultra-cattolica, sia perchè 
il Governo italiano colle riforme politico-ecclesiastiche 
dava sospetti di tendenza anti-religiosa, sia perchè il 



riodo^ dal 18 febbraio al 23 lt*glio i86i. Camera dei Deputali. 
Torino, eredi Botta 1862. Si trova ordinariamente premesso al vo- 
lume rispettivo degli Atti Ufficiali del Parlamento ecc. Pag. 5-10: 
< Elenco alfabetico dei membri della Camera dei deputati. > Estraggo 
i nomi e i collegi dei sacerdoti : pag. 5, Amicarelli sacerdote Ippo- 
lito, collegio Agnone; Bravi sac. Giuseppe, coli. Caprino; pag. 7, 
Dorucci sac. Leopoldo, coli. Popoli; Greco sac. Antonio, coli. Ca- 
tanzaro; Lanza Ottavio dei principi di Trabia-Butera sac, coli. Ser- 
radifalco; pag. 8, Maresca sac. Mariano, teologo, coli. Sorrento; 
Palomba sac. Pietro, Napoli 0° colleg.; pag. 9, Robecchi sac, Giu- 
seppe, coli. Vigevano; Sanguinetti sac. Apollo, dottore in filosofia, 
coli. Cairo; pag. 10, Ugdulena monsignor Gregorio, coli. Marsala; 
Valenti sac. Flaminio, coli. Monopoli: — in tutto 11. Pag. 10-11. 
« Deputati che non vennero ammessi nella Camera o che cessarono 
dal farne parte. » Estraggo i nomi dei sacerdoti. Buonomo sac. Vin- 
cenzo, primicerio della cattedrale di Gaeta; collegio Molo di Gaeta, 
annullata V elezione per incompatibilità d* impiego: Del Drago sac. Giu- 
seppe, canonico della collegiale di Rutigliano; collegio di Acquaviva, 
annullata V elezione per incompatibilità legale: Lambruachini sac. Raf- 
faele; colL Cagli, annullata V elezione per aver accettata anteriormente 
la carica di Senatore del Regno : Miele arciprete e canonico Antonio, 
collegio Lacedonia, annullata reiezione per incompatibilità legale: 
in tutto 4, tutte annullate per incompatibilità legale. — Elezioni 
di sacerdoti, comprese quelle annullate, in tutto 15. Che essi fos- 
sero liberali si sottintende da per sé stesso; poiché la Santa Sede 
diceva e dice che non expedit (o in altri termini di fatto proibisce) 
r esercizio del diritto elettorale politico attivo e passivo anche ai 
laici in Italia. Neil' elenco premesso al volume 20 nov. 1861 - 17 
aprile 1862, al nome del Lanza non é apposto Y epiteto di sacer- 
dote; e a Quello del Greco Antonio é apposto T epiteto di professore 
e non più l'epiteto di sacerdote. Per le persone che non abbiano 



246 SEPARATISMO [ § 8 

clero si trovava leso nei suoi interessi materiali dalla 
legge di soppressione delle corporazioni monastiche (1866) 
(^ di liquidazione dell' asse ecclesiastico (1867), sia, infine» 
[ìev isfuggire alle persecuzioni dei vescovi. Nel 1870-71 
i pochi sacerdoti liberali persistenti del 1848 erano in 
gran parte venuti meno a causa della morte; altri, per 
le ragioni accennate, avevano cangiato bandiera prima 
Q dopo il 1860; sicché la grandissima maggioranza anzi 
quasi la totalità del clero era ultracattolica, presso a 
pnco quanto ai giorni nostri; oggi esso è divenuto ancora 
[ìià clericale per la legge fisica della velocità acquistata, 
per la morte degli ultimi rimasugli degli antichi preti 
liberali, per la decadenza più profonda degli studi dei 
seminari e T ignoranza conseguentemente accresciuta. 
Dunque i preti erano clericali: essi, pertanto neir ele- 
zione del vescovo, si sarebbero messi ai servizi dell'alto 
clero, del Papa; sarebbero stati i ciechi strumenti di 
questo. Avrebbero cercato di ottener delle concessioni, 
ma del genere di quelle che sopra accennammo, nell'in- 
teresse loro privato, non mai nell'interesse della Chiesa, 
dei fedeli, della moralità, del costituzionalismo e del li- 
beralismo, dello Stato Italiano, della civiltà. 

Questo sistema, dunque, senza possedere il pregio 
di scansare l'opposizione della Santa Sede, non avrebbe 



familiarità colla noatra storia parlamentare, crediamo non inutile 
r avvertire che il sacerdote Lanza non è il Lanza Presidente del 
Consiglio. Petizione di novemila sacerdoti italiani a S. S, Pio IX 
ed ai vescovi cattolici con esso uniti Torino, Unione tipografico- 
editrice, 1862. Contemporaneamente 211 vescovi facevano on in- 
dirizzo, in senso contrario, al Papa. Vedi Bianchi C. cit , feb- 
braio, pag. 380-82. 



§ 8] SEPARATISMO 247 

conseguito lo scopo che esso si proponeva, cioè il bene 
vero della Chiesa e dello Stato. Noi ci distendiamo poi 
sulla incompletezza del suo costituzionalismo, sulla stra- 
nezza logica che il vescovo venga eletto dal solo clero, 
come se il Deputato fosse eletto dai soli ufficiali go- 
vernativi: * si aggiunga che il mezzo principale di ren- 
dere democratica la Chiesa e di ravvivare T interesse 
dei fedeli, non è tanto la partecipazione del basso clero 
al potere, quanto quella del laicato stesso. 

La rinunzia in favore del Capitolo cattedrale, co- 
stituiva un sistema analogo a quello or ora esaminato, 
anch'esso accennato, ma non proposto formalmente nella 
Camera, sistema che avrebbe potuto sfuggire davvero 
all'opposizione della Santa Sede, e presentare anche 
qualche vantaggio, sebbene ben piccolo. Questo sistema 
avrebbe avuto non solo dei precedenti storici veridici, 
ma degli esempi contemporanei e presenti, cosi in gran 
parte della Germania, nel Belgio, ecc.: il Papa non avrebbe 
avuto, pertanto, motivo plausibile di opporvisi in Italia. 
Tal genere di rinunzia, per isfuggire air accusa dell' in- 
debita ingerenza, avrebbe potuto modificarsi secondo al- 
cuno dei sistemi esposti, aggiungendo cioè che lo Stato 
avrebbe rinunziato solo quando il Capitolo avesse vo- 
luto approfittare del diritto concessogli, o riservando 



' Deputati 11 marzo, 1871, pag. 754, col. 2\Michelini: « E de- 
siderabile che il diritto elettorale sia esercitato dai fedeli, non dai 
soli preti, perchè sarebbe cosi assordo come se in un Governo 
tutti i pubblici Ufficiali esercitasaero simile diritto elettorale, 
esclusi gli altri. Deve cessare il monopolio dei preti. » 



248 SEPARATISMO [§8 

nominalmente sempre al Re il diritto di nomina e sot- 
tomettendolo alla proposta del Capitolo. Ma, comunque 
combinato, quali vantaggi ne avrebbe cavato lo Stato, 
la comunità dei fedeli? 

Tale quistione, come quella che sopra esaminammo 
intorno ai preti, si risolve nell'altra : quali sono i senti- 
menti degli elettori? Qualcuno asseriva, * che, se nel clero 
e' era una classe ostile al Governo, al presente ordine dì 
cose, era appunto anzi tutto quella dei canonici, poiché 
erano essi che, tra il clero secolare, avevano sofferto 
maggiormente dal Governo italiano, il quale colla liqui- 
dazione deirasse ecclesiastico ne aveva, appena quattro 
anni addietro, stremato considerevolmente le rendite, e, 
per motivi dì amministrazione, non avendo potuto co- 
minciare a pagar subito gli assegni, aveva a taluni di 
essi fatto soffrire proprio la fame. * Altri protestava a 



* Ibid, 16 marzo, pag. 797, col. 3\ Peruzzi: € E se il Papa non 
nomina i vescovi, già altra volta io vi dissi come T amministrazione 
delle sedi vacanti, sia, dal panto di vista ecclesiastico, nelle mani 
dei Capitoli. E chi vi ha al di d* oggi più ostile a noi, checche vi 
abbia detto in contrario qualche oratore, chi ha più ragione chei 
canonici di esserci ostile?» Giacché noi, continuava il Perazzi, li 
abbiamo ridotti allo stato di miseria. 

' In prova ed esplicazione della veridicità di questo fatto, basti 
citare il seguente passo; Senato, 22 aprile, 1871, pag. 499, col. 3*, 
Cambbat-Digny : « Ora, o Signori Senatori, sapete voi a qaal somma 
ascendessero a tutto il 1869 le liquidazioni fatte? Ascendevano ad 
un milione! a rimanevano a farsene 6 milioni, dei quali sei milioni 
sono state operate, per le ragioni che or ora dirò, liquidazioni prov- 
visorie per due milioni: e sono rimasti coei altri 4 milioni, ai qoali 
a. tutto il 1869 r amministrazione non aveva neppure pensato. — 
È accaduto dunque che a molti enti ecclesiastici si sono presi i 



§8] SEPARATISMO 249 

favore di questa classe a cui apparteneva; * e la sua pro- 
testa uon era del tutto fondata semplicemente su gene- 
rosità pei colleghi, su sentimento di classe. 

I canonici naturalmente appartengono al numero dei 
più colti fra il cosi detto basso clero, quindi sono più 
illuminati: questa non sarebbe da per sé sola una ra- 
gione sufflcente per concludere, che debbano essere meno 
retrivi, più liberali; ed infatti oggi una tale conse- 
guenza sarebbe illegittima; e i vescovi, sebbene gene- 
ralmente più colti, non sono stati e non sono, perciò, 
meno anti-liberali. Sono essi che ricevono la prima 
spinta dal Vaticano e la trasmettono al basso clero, sono 



beni e non si è fatto la liquidazione, per conseguenza non si è pa- 
gata la rendita; quindi, come ben potete vedere, vennero reclami 
da tutte le parti, reclami giustissimi poiché si trattava di pane. — 
Allorché io ebbi T onore di reggere il Ministero delle Finanze, 
erano appena cominciate queste liquidazioni. I reclami si fecero 
cosi vivi, che bisognò pensare ad un provvedimento, ed allora fu 
ideato di dare ai titolari degli enti, dei quali lo Stato aveva preso 
la proprietà, degli assegni provvisorii; cosi a tutti coloro che lo 
domandavano, si facevano liquidazioni provvisorie, quelle appunto 
di cui ho teste parlato, e si concedevano assegni provvisorii in 

proporzione di quelle liquidazioni L'onorevole mio successore, 

riconoscendo giustamente il provvedimento preso d'urgenza uon 
«ssere conforme alla rigorosa regolarità, ha sostituito una iscrizione 
provvisoria di rendita per mettere a disposizione del Demanio le 
somme sufficenti a dare cotesti assegni. Non è men vero però, che 
questi sussidi sono sempre poca cosa in ragione della rendita, di 
cui questi enti godevano. » 

* Deputati, li marzo 1871, pag. 751, col. 3*, Ugdulenas « .... ca- 
pitoli e vicari capitolari, i quali posso assicurare air onorevole Min- 
ghetti essere molto meno avversi alla causa nazionale che i vescovi 
designati dai caduti Governi o mandati direttamente da Roma,... » 




250 SEPARATISMO [ § S 

essi che alla loro volta eccitano la Curia. * Questo ac- 
cordo paradossale tra la maggiore cultura e il maggior 
clericalismo, non si può spiegare, e non va spiegato, al- 
trimenti, che coir amalgama dell'egoismo, deir interesse 
personale. Inoltre da un pezzo vengono promossi allo alte 
tariche ecclesiastiche non tanto le persone più colte e 
migliori, quanto le più zelanti. « Motivo per cui oggi 
negli stessi canonicati non troviamo più dei liberali, 
mentre ne esistevano ancora alcuni nel 1871. E infatti 
prima del 1860 parecchi preti colti erano stati fatti ca- 
nonici, sia all'epoca del liberalismo pontificio del 1848, 
sìa anche posteriormente, perchè, sebbene essi non fos- 
sero zelanti, pure d'altra parte l'ambiente non era an- 
cora cosi esclusivo come oggi. Nel 1871 e' erano dunque 
ancora pochi canonici liberali superstiti: quindi il rinun- 
ziare al diritto di elezione del vescovo in favore del 
Capitolo cattedrale, sarebbe stato meno male che rinun- 
ciarvi in favore del clero in genere. Ma non sarebbe 
stato bene neppur ciò: ' poiché i canonici liberali co- 
stituivano nel capitolo una sparutissima minoranza, e. 



* Vedi sopra (pag. 246, n.) intorno alle petizioni dei 9,000 preti 
italiani contro il potere temporale, e dei 211 vescovi a favore. 

' Basta citare uno qualunque degli ultimi libri del Curci, per es. 
La Nuova Italia e i Vecchi Zelanti^ vedi ivi per es. le pag. 46-47. 

' Della medesima opinione era il Bonghi, che ne accennava il 
motivo; Deputati^ 14 marzo, pag. 777, col. 2-3'^: « Ma non<^pete 
che i capitoli sono corpi morti da più secoli? Non sapete che nei 
capitoli non vi è più vita religiosa e morale di sorta? Se questi 
capitoli dovessero essere la sola garanzia che voi chiedete per ab- 
bandonare questo diritto [di regia nomina], v*è davvero luogo a 
stupefarsi, che vi bisogni. » 



§ 8] SEP.iRATISMO 251 

non ostante la loro maggiore cultura, non godevano in- 
fluenza sui loro colleghi, perchè erano perseguitati dal 
vescovo e dai giornali ultracattolici; mescolandosi la 
quistione politica alla religiosa, si sospettava o si fin- 
geva di sospettare che fossero poco ortodossi, spesso ve- 
nivano costretti a ritrattazioni scritte e pubbliche più 
o meno umilianti. Sicché i canonici illuminati sia per 
la sparutezza del loro numero, sia per le persecuzioni 
che soffrivano, molto diflSc il mente e solo in qualche raro 
capitolo sarebbero riusciti a far prevalere il loro indi- 
rizzo nell'elezione del vescovo. I vescovi eletti dal ca- 
pitolo sarebbero riusciti quasi tutti clericali come quelli 
eletti da tutto il clero o nominati dalla Santa Sede. 
Il piccolo vantaggio di qualche raro vescovo liberale 
sarebbe stato controbilanciato dalle persecuzioni che sa- 
rebbero maggiormente insevite contro i poveri canonici 
illuminati, a causa delle elezioni. E poi questo sistema, 
al pari di quello dell'elezione fatta da tutto il clero, 
esclude la partecipazione del laicato. 

Visti i sentimenti del clero e della maggior parte dei 
canonici, è presto giudicata un'altra soluzione, che fu 
presentata nella Camera dei Deputati, quella, cioè, di 
continuare a far nominare dal Re, ma dietro elezione 
fatta dal Capitolo colla partecipazione dei parroci, * L*ag- 



* Deputati, 13 marzo 1871, pag. 759. col. 1% articolo sostitutivo 
Pescatore invece del 16 della Oianta ossia 15 della Legge : « Nelle 
nomine alle sedi episcopali vacanti il Governo accetterà le racco- 
mandazioni che gli vengano fatte con libera votazione dell' assemblea 
dei cononici e dei pan'oci della diocesi convocati a tal fine dal vicario 



252 SEPARATISMO [ § 8 

pregare questi noa avrebbe avuto altro significato pra- 
tico, che di un' aggiunta maggiormente clericale ad una 
base generalmente clericale; la partecipazione stessa del 
clero più basso air elezione, non ha poi una grande im- 
portanza rispetto allo scopo d* introdurre nella Chiesa la 
democrazia, giacché questa, ripetiamo, dovrebbe fondarsi 
anzi tutto sul laicato. 

Il controprogetto Piolti de' Bianchi tendeva a conci- 
liare la riforma democratica col principio dell' incompe- 
tenza, facendo le massime concessioni a quest'ultimo. 
Lo Stato non avrebbe deciso da chi e come il vescovo 
e il parroco debbano essere eletti; avrebbe sancito sol- 
tanto, che, conformemente agli antichi canoni, non sa- 
rebbe riconosciuto per vescovo o parroco chi non fosse 
stato accettato dai fedeli della rispettiva diocesi o par- 
rocchia. * Ma una siffatta proposta in pratica sarebbe stata 
equivalente ad una rinunzia pura e semplice, come si 



capitolare. — In difetto di tali raccomandazioni, il Governo conti* 
nnerà ad esercitare liberamente il diritto di nomina, presentazione 
o proposta, secondo le norme vigenti. » — li Mancini aderiva a 
questo concetto, ibid. pag. 762-63. 

< Ibid, 14 marzo, pag. 773, col. 3% Piolti de Bianchi: Il se- 
condo degli articoli da noi propoeti < dispone che rimane parroco 
chi è accettato dai parrocchiani, che rimane vescovo chi h accet- 
tato dai diocesani. » pag. 774, col. 1*: < Noi non vi diciamo di 
decidere a chi spetta il nominarli, vi diciamo soltanto: per lo Stato, 
per la nazione, per noi, è parroco colai che è accettato, che e ri- 
conosciuto dai parrocchiani... Noi non dobbiamo decidere come o 
chi debbano accettare; non dobbiamo occuparci di saper» se essi 
crederanno di valersi e sin dove delle proprie facoltà; noi non dob- 
biamo curarci di conoscere se il parroco sarà nominato dal vescovo 



§ 8] SEPARATISMO 253 

vedrà quando accenneremo i casi di elezioni parrocchiali 
popolari avvenuti posteriormente, oltre che, a causa della 
sua indeterminatezza, avrebbe potuto dar luogo a tumulti 
tra i fedeli clericali o liberali, molto più che essi non 
avevano e in parte, specie i cattolico-liberali, non hanno 
un' organizzazione. 

Si sarebbe potuta presentare. alla Camera anche una 
proposta di base più larga, che, vale a dire, estendesse 
il costituzionalismo dell' elezione vescovile alla parroc- 
chiale: stabilisse che anche il parroco fosse eletto de- 
mocraticamente dal popolo e non assolutamente dal ve- 
scovo. Proposta che avrebbe trovato qualche precedente 
in alcuni comuni italiani, dove tuttora il parroco è eletto 
a popolo. Ma la discussione si agitò specialmente intorno 
ai vescovi (ai parroci vi accennò il Piolti de' Bianchi) ; 
poiché, come vedremo a suo luogo, si credeva che la 
nomina regia non esìstesse pei benefizi minori, e quindi 
non sarebbe stato il caso di regolare la modalità della 
rinunzia rispetto ai medesimi. < 



Cosi abbiamo passato in rassegna ed in esame le varie 
proposte della Camera rispetto alla rinunzia alla regia 



e questo sarà nominato dal Papa, od altrimenti. A noi basta sapere 
che i fedeli li hanno accettati; a noi basta sapere che non si farà 
cosa che torni in odio alle popolazioni [sopra aveva ricordato: 
« nuUus episcopus invito populo »], che si rispetterà la loro volontà 
e libertà. » 

^ Sui casi di elezioni parrocchiali popolari avvenute poscia in 
Italia, vedi appressò a proposito deirexequatur. 




254 SEPARATISMO [§8 

nomina. Lo scopo di essa era la separazione dello Stato 
dulia Chiesa; il principio che fece prevalere la rinunzia 
pura e semplice fu quello dell' incompetenza ; un motivo 
precipuo, più tosto incosciente, fu di evitare i pericoli che 
sarebbero potuti nascere da una innovazione. * 

Ma non volendo ledere il principio dell'incompetenza, 
si sarebbe potuto sospendere la separazione, come vedremo 
che fu sospesa da questa Legge stessa in altri punti delle 
relazioni fra lo Stato ^ la Chiesa. La sospensione fu so- 
stenuta da alcuni,» i quali si accorgevano dell' inappli- 
cabilità o delle funeste conseguenze degli altri sistemi, 
€ venne d^esa con buoni argomenti, che noi più sotto 
completeremo. La gran maggioranza della Camera stava 
^latentemente per la rinunzia pura e semplice, tutti po- 
tevano accorgersene e se ne accorgevano. I giurisdi- 
zionalisti dicevano adunque: Ma perchè volete rinunziai-e? 
Nessuno ve lo chiede, né le Potenze, né il Papa, né il po- 
polo. Quali sarebbero poi le conseguenze di una rinunzia 
incondizionata? Voi credete di spogliarvi in favore della 
Chiesa; ma no, o signori, voi venite a cedere a prò di 
una classe, della gerarchia ecclesiastica, anzi neppure 
di tutta questa, ma dei soli vescovi e del Papa; voi non 



* Già la Relazione della Giunta (Bonghi relatore) aveva detto, 
<?he si era partito dal principio di non voler mutare la forma della 
Chiesa; sotto il giorno 21 genn. 1871, pag. 346, col 2*: € .... espone 
la condizione attuale della Chiesa in quella forma nella quale esiste, 
e che noi non intendiamo toccare in nessun altro rispetto che nel 
dominio temporale. » 

2 Esempi, Deputati, 11 marzo 1871, pag. 751, col. 2-3'' Ugdulena, 
sopra (pag. 241, n. 2) riferito; ibid., 7 marzo, pag. 724-25, Cor- 
ììettà; ecc. 



\ 



§ 8] SEPARATISMO 255 

rinunziate in favore della libertà della Chiesa, ma del 
despotisrao dei suoi capi. * 

Gli avversari rispondevano: Ma, prescidendo dal prin- 
cipio deir incompetenza e dalla giustezza della rinunzia, 
credete voi sul serio all'efficacia della regia nomina per 
ottenere dei vescovi non ultracattolici? Quelli che ab- 
biamo presentemente in Italia sono forse liberali? * E non 
sono essi stati nominati dal Re? E i vescovi francesi, 
nominati pure dal sovrano, sono essi diversi dai nostri? 
Dunque perchè ingerirci indebitamente nelle funzioni 
della Chiesa senza cavarne alcun frutto? 

I giurisdizionalisti replicavano: Ma è poi vero, che la 
regia nomina non produce, come voi dite, alcun buon 
frutto? È egli vero che i vescovi di nomina regia siano 
tutti clericali? e citavano degli esempi in contrario. * E 



* Deputati^ 11 marzo 1871, pag. 751, col. 1% Ugdulena: « cotesto 
concetto [della rinunzia del diritto di regia nomina e simili] non è 
punto la libertà, non è punto quella libertà della Chiesa che si 
vuole stabilire in libero Stato. La libertà io la intendo quando è data 
a tutti quando è data a tutti coloro che compongono un corpo, una 
associazione. » — Altri passi vedili sopra (pagg. 98-99) a proposito 
delia corrente giurìsdizionalista. 

* Già il BoGGio, colle cui idee di politica ecclesiastica il Cavour 
si era dichiarato completamente d'accordo (Deputati^ 27 marzo 1861, 
pag. 156, col. 1*^, Cavour), aveva asserito (La Chiesa e lo Stato in 
Piemonte^ sposizione storico^critica^ voi. II, Torino, 1854; pag. 81^, 
che il Piemonte non avesse ricavato nessun profitto dalla regia no- 
mina dei vescovi: 

3 Deputati, 14 marzo 1871, pag. 771, col. 3^ Sineo :« Debbo poi 
opporre la più assoluta negativa a coloro che dissero, che general- 
mente il Goveroo nelle sue scelte non sìa riuscito a creare vescovi 
informati a sentimenti patriottici. Io riconosco che molte volte si 



250 SEPARATISMO [ § 8 

se la maggior parte di essi ai giorni nostri sono stati 
(noi lo confessiamo) ultra-cattolici, proviene ciò dall'in- 
sufficienza del sistema stesso della nomina regia, o non 
più tosto dal fatto, che gli uomini che sono stati al po- 
tere, non hanno saputo farne uso vigorosamente? In Italia 
abbiamo parecchi vescovi nominati dal Re nel 1860; è 
vero, sono quasi tutti clericali; ma chi ignora la storia 
della loro nomina? Non furono essi nominati quando si 
era in trattative di una conciliazione colla Santa Sede; 
non furono essi nominati per ingraziarsi l'animo del 
Papa; non furono essi imposti da questo al Governo, in- 
vece che proposti dal Governo al Papa? L'esito clericale 
di queste regie nomine è dovuto non al sistema stesso, 
ma alla cedevolezza del Governo, motivata, a ragione 
o a torto, dalle circostanze politiche. * Ciò che veramente 



fecero delle scelte infelici, ma non sempre. — Si, o signori, noi 
Subalpini ci gloriamo di avere avuti dei vescovi, i quali sentivano 
altamente r amor di patria! Io ricorderò T ultimo arcivescovo di 
Torino. Appena Carlo Alberto cedeva al voto del suo Parlamento 
per costituire un Ministero perfettamente liberale, il buon prelato, 
vescovo allora in Savona, si presentò al ministro dell' interno, of- 
frendo, ed offrendo di cuore, il suo appoggio. » ^ Cfr. PADELLETTft 
La politica ecclesiastica^ cit., pag. 657. 

* Ibid., 13 marzo, pag 762, col. 1% Mancini: € Quanto poi a quei 
pochi [vescovi] che furono nominati nel 1866 sotto il Ministero 
dell'onorevole Ricasoli, tutti sanno che i loro nomi furono imposti 
da Roma; anzi per alcuni altri, il Ministero dovè opporre vigorosa 
resistenza per impedire che la loro imprudente scelta, desiderata 
dalia Corte di Roma, non avesse luogo, che certamente sarebbesi 
cons'derata come una provocazione, ed avrebbe generato inevitabili 
disordini in mezzo alle [lopolazioni, cui si fossero imposti somi- 
glianti vescovi. » 



> 



§8J SEPARATISMO . 2ol 

importa, aggiungeva qualcuno, è la scelta delle persone, 
molto più che il vescovo ha un potere immenso, asso- 
luto, e quindi la sua influenza sullo spirito del clero e 
dei fedeli può essere più grande di quanto ordinariamente 
non si pensa. * 

Ma no, riprendevano gli abolizionisti, che i vescovi 
nominati dal Re siano clericali, non è un accidente, non 
dipende dalla cedevolezza del Governo, proviene dalla 
natura stessa della posizione delle cose. Noi infatti non 
abbiamo mezzi per conoscere bene quali siano i candidati 
più meno clericali o liberali; e i candidati liberali 
possibili, quand'anche potessimo discernerli, vanno scom- 
parendo del tutto. Infatti le relazioni tra il laicato e il 
clero sono rotte; quando si ha da fare la nomina di un 
vescovo, il Ministero domanda informazioni ai Procura- 
tori Generali, i quali non si trovano in rapporti di uf- 
ficio con persone che abbiano pratica col clero, e che 



» Ibid., 11 marzo, pag. 752, col. 1*, Ugdulena: € Io credo che 
tutti gli altri diritti che ha lo Stato in materia ecclesiastica, l'exeqcia- 
tur, il placet, Tappello ex abuBU, ammontino a troppo poco ;.... credo, 
dico, che la scelta delle persone sia il tutto. — Nel nostro Stato me- 
desimo retto da leggi costituzionali, in cai una dovrebbe essere la 
volontà e razione dei pubblici funzionari, cominciando dai ministri 
e scendendo fino agli ultimi agenti della polizia, non c*insegna Fespe- 
rienza che le medesime leggi sono applicate diversamente, talvolta 
in maniera del tutto contradditoria, in diversi luoghi, provincie e 
città, solamente per la diversità delle persone che devono appli- 
carle? Ora se questo è vero d' una istituzione costituzionale, che 
opera sotto la sorveglianza ed il controllo dei rappresentanti della 
nazione ; ... immaginate che cosa ò nella Chiesa cattolica, nella quale, 
secondo le discipline del diritto nuovissimo, tutta la diocesi è per- 
sonificata nel vescovo, che n*è T arbitro e regolatore assoluto. — 

F. Scaduto — GtMrentigie Ponti/lete 17 



258 . SEPARATISMO [§ 8 

sappiano ben distinguerne i sentimenti. « Cosi accade 
facilmente, che dei retrivi nascondano per il momento 
le loro idee e si mostrino un pochino liberali, salvo poi 
a dichiararsi di nuovo oscurantisti quando si trovino 
già nominati, anzi più servilmente di prima per farsi 
perdonare dalla Curia Romana quel pò* di liberalismo 
che hanno finto di avere od abbiamo avuto realmente > 
Quand'anche poi i Procuratori Generali fossero in grado 
di ottenere buone informazioni, non troverebbero se non 
pochissimi nessun soggetto liberale, e sarebbero quindi 
costretti a non fare nessuna proposta, o a proporre 
clericali. Le nostre Facoltà teologiche universitarie, in- 
fatti, non vengono più frequentate dai chierici; questi 
sono stati rinchiusi tutti nei seminari, non sono più a 
contatto col laicato; le idee moderne di civiltà e liberali- 
smo trovano nei semiDari una muraglia impenetrabile per 
poter arrivare sino ai chierici; il liberalismo, i lumi dei 
professori delle Facoltà teologiche dello Stato restano 



Ora coi suoi decreti, ora colle me pastorali, ora colle sentenze della 
soa Caria, ora colle disposizioni ex informata coscientia, ora con le 
provviste o con le rimozioni, delle quali non deve rendere conto a 
nessuno, il vescovo fa tutto quello che vuole » 

* Senato, 29 aprile 1871, pag. 543, col. 2% Violiani. 

* Deputati, 11 marzo 1871, pag. 748, col. 1% Minohstti: € Il 
vescovo il quale ò stato presentato o raccomandato dal Oovemo, 
non appena ha occupato la sua cattedra, sente un bisogno vivissimo, . 
ed è quello di riabilitarsi presso la Corte di Roma; e non è raro 
il caso che un sacerdote, il quale si preconizzava come favorevole 
alle opinioni liberali e tutto governativo, sia tosto passato dalla 
parte opposta cercando, con un eccesso di zelo, di rendersi bene- 
merito della Corte di Roma. » 



§8] SEPARATISMO 259 

inutili; lo Stato non si prepara più il suo clero; e perciò 
non può più trovare candidati liberali. * 

Queste ragioni in parte erano vere, ed oggi lo sareb- 
bero anche più ; raa erano esagerate. Prescindendo dal 
fatto, che anche dei Deputati talvolta si presentano can- 
didati sotto un colore politico e poi ne spiegano un altro, ' 
paragone che vale sino ad un certo punto; ecclesiastici 
liberali e di merito al 1871 non ne mancavano, quan- 
tunque fossero in numero molto sparuto; non ne man- 
cano neppure oggi, sebbene siano ancora meno, sia vecchi 
sia qualche giovane d'ingegno e conciliativo; e con un 
po' di buona intenzione e di energia non sarebbe poi 
tanto difficile il saperli discernere, questa è una vera 
esagerazione. 

11 giurisdizionalista Mancini, vedendo perduta la sua 
causa, proponeva che per lo meno la rinunzia non va- 
lesse per le 89 sedi allora vacanti, le quali altrimenti 
sarebbero state occupate da tanti proconsoli del Papa, 
di cui questi stesso si sarebbe poscia pentito in tempi 



* Senato^ 29 aprile 1871, pag. 543, col. 2% Vigliànt: « Noi siamo 
giunti a tale, da abaiidire come estranee allo Stato, le cattedre di 
teologia delle nostre università [le Facoltà teologiche non erano 
state ancora completamente abolite], ed abbiamo creduto e crediamo 
di arrivare cosi a Eeparare le ragioni dello Stato da quelle della 
Chiesa; sicché non ci troviamo più in condizione di poter cono- 
scere i Sacerdoti che meglio convengano ad una o ad un^altra carica 
ecclesiastica, e saremo perciò esposti al pericolo frequente di ac- 
cettare come buoni i cattivi, di dichiarar cattivi i buoni. » Noi 
nel testo abbiamo esplicato e completato il concetto del Yigliani. 

' Deputati^ 14 marzo, pag. 771, col. 2*, Sinko. 



260 SEPilRATISMO [§8 

più calmi. * Egli avrebbe potuto farsi forte dell'esempio 
del Cavour, nome tanto venerato ed autorevole nella Ca- 
mera; ad ogni modo la sua proposta di disposizione tran- 
sitoria non trovò eco. 

Il provvedimento da prendersi sarebbe stato quello di 
sospendere la rinunzia. Ciò sarebbe stato non solo giusto, 
come lo dimostrano la maggior parte delle ragioni ad- 
dotte dai giurisdizionalisti, ma anche possibile; possibile 
non solo in quanto avrebbe trovato analogia in altre 
disposizioni di questa legge, sibbene anche politicamente. 
E in vero, non solo si trattava di diritto interno; sib- 
bene, per giunta, le Potenze non avrebbero potuto chie- 
derci questa rinunzia perchè esse non Thanno fatta. 
Anzi, quand'anche ne avessero posseduto il diritto mo- 
rale, non r avrebbero voluta, perchè cosi noi avremmo 
dato, come avvenne, un esempio pericoloso pei clericali 






* Ibid., 13 marzo, pag. 762, col. 2% Mancini: < Voi avete ben 89 
sedi vacanti; come volete danque permettere una invasione di 89 
proconsoli pontificii, scelti nel peggiore momento, scelti in tali di- 
sposizioni di animo, che il Pontefice stesso più tardi ne sarebbe 
pentito, quando avreste potato quietare dall* attuale stato di agita- 
zioni, di ire e di amarezze? » Ibid., pag. 762-63: < Primamente 
aggiungerei un secondo paragrafo allo scopo di dichiarare che la 
rinunzia ai diritti dello Stato, contenuta in questa disposizione di 
legge, non sarà applicabile che alle future vacanze, a quelle va- 
canze delle sedi diocesane che potranno avvenire dopo la promul- 
gazione della legge, non alle 80 diocesi già rese vacanti sotto le 
leggi anteriori, per le quali bisogna mantenere intatta l'antica di- 
sciplina ed il presente sistema. » — Anche il deputato Corbitta 
faceva notare l'importanza di questo &tto; ibid., 9 marzo, pag. 724-25. 



§ 8] SEPARATISMO 261 

del loro territorio. * — Essa non sarebbe stata necessa- 
ria neppure rispetto alla politica interna italiana. Infatti 
i clericali, o più tosto semi-clericali, nella Camera si 
contavano sulle punte delle dita di una sola mano; i cat- 
tolico-liberali, numerosi ed influenti, non avrebbero vo- 
luto rafforzare V assolutismo delle Curie romana e ve- 
scovili; il popolo e il clero stesso non domandavano que- 
sta rinunzia. E perchè dunque volete farla, concludeva 
qualche deputato? Perchè è giusta, rispondevano, come 
vedemmo, i separatisti, non che perchè l'abbiamo pro- 
messa. Questa rinunzia e dunque dovuta alla logica di 
un principio, non alla necessità politica estera od interna. 
Fu sostenuta anche dai cattolico-liberali, ma non come 
cattolici, non nell'interesse dell'assolutismo pontificio, 
sibbene per la teoria della separazione. 

La rinunzia pura e semplice è stata funesta; l'exe- 
quatur per le provviste beneficiarie è stato insufiScente 
a frenarne le conseguenze. I sistemi da seguire sareb- 
bero stati due: o non rinunziare affatto al diritto di no- 
mina; rjnunziarvi a favore dei legittimi proprietari, 
dei fedeli, riservandolo al Re tutte le volte che questi 
non avessero voluto approfittarne. Il primo sarebbe stato 
naturalmente il più semplice; il secondo avrebbe potuto 
produrre buoni risultati, anche migliori del primo (in 
quanto non solo avrebbe potuto dare vescovi liberali, ma 
avrebbe introdotto il costituzionalismo nella <;hiesa), ma 



* Deputati^ 14 marzo 1871, pag. 772, col. 1*, Pescatork: € Or 
bene la rinancìa assolata al diritto della nomina regia può essere 
un provvedimento apprezzato come baono e gradito dagli altri Stati ? 
A me non pare. » — Vedi altri passi sopra a pag. 97, n. 1. 



262 SEPARATISMO [ § 8 

sarebbe stato politicamente inopportuno e di riuscita 
difficilissima. Inopportuno, perchè avrebbe inevitabil- 
mente commosso le masse, scosso le fondamenta della 
Chiesa giusto allora quando Tltalia doveva assicurare 
le Potenze di non avere intenzioni anti-religiose, di non 
intendere turbare il libero esercizio delle funzioni spi- 
rituali del Papa (sebbene colla nomina regia l'elezione 
del vescovo non fosse, in grandissima parte, una funzione 
pontificia). La difficoltà della riuscita sarebbe poi con- 
sistita specialmente nell'ostilità della Curia, che avrebbe 
insufflato il basso clero e il popolino contro i novatori, 
contro gli usurpatori del patrimonio di San Pietro, come 
lo ha fatto ora in Germania contro gli eretici autori delle 
Leggi di maggio, contro i novelli Biocleziani: se non ci 
fosse stata questa ostilità, la Curia non avrebbe resi- 
stito troppo a lungo ad un'elezione popolare, come non 
l'aveva fatto recentemente (1855) pei parroci nel Canton 
Ticino. * Ma nel 1871 l'ostilità si trovava ardente più che 
mai, ed erano pochissimi quelli che a torto speravano in 
una non lontana riconciliazione. ' Per poter rinuziare in 



t Ibid., pag. 774, col. 2% Piolti de Bianchi: < tta però il fatto 
che la legge in Canton Ticino volle deferire ai popoli reiezione dei 
parroci, e che quella legge è esegaita; sta il fatto che i parroci 
sono eletti e vengono dai loro yescovi consacrati ; è lasciata a loro 
la cura di regolarizzare la loro posizione in faccia ai loro superiori ; 
sta in fatto che quella legge funziona da parecchi anni, e che la 
religione cattolica in Canton Ticino è tuttavia la religione della 
maggioranza, che nessuna chiesa fa ivi chiusa, che i pturoci fun- 
zionano dovunque, che i sacramenti vengono amministrati. » 

« Esempì, Deputati, 14 marzo 1871, pag. 777, coL 3*, Bonghi: 
Il futuro Papa, se italiano, si concilierà coU'Italia. — Al contrario, 



§ 8] SEPARATISMO 263 

favore del popolo, ci sarebbe voluto uno Stato ben più 
saldo del nostro ed uomini, non dico più energici, di 
quelli che allora si trovavano al potere, ma che aves- 
sero saputo abbracciare tutta la quistione religiosa, ed 
interessarsene vivamente in un momento in cui quasi 
tutta l'attenzione pubblica era rivolta ad assicurare 
r Italia di fronte alle esigenze dei potentati esteri. 
Avremmo preferito la rinunzia cosi condizionata; ma 
per allora avremmo lasciato le cose nello statu quo, ri- 
servandoci di fare appresso la detta riforma. 

Questa, del resto, secondo noi, non avrebbe dovuto 
escludere il diritto nel Governo di un veto, come lo aveva 
proposto il Cavour, o qualche cosa di simile sull'eletto 
dal popolo, come sui rappresentanti di tutte le associa- 
zioni corporazioni. Questa riserva sarebbe stata neces- 
saria; e noi avremmo diflferito la riforma anche perchè 
non saremmo stati sicuri, pel momento, dell'esito libe- 
rale delle elezioni popolari. Ciò sarebbe dipeso in gran 
parte dai requisiti pel diritto elettorale attivo, dalla 
'maggiore o minore estensione del suffragio, ecc. Ci oc^ 
cuperemo appresso di siffatti particolari; notiamo sol- 



ibid. 28 genn., pag. 415, col. 1% Mancini: La conciliazione tra il 
Papato e lltalia ò impossibile. — Ibid., 1 febb., pag. 442, col. 1^, 
Macchi: Idem. — Senato^ 30 aprile 1871, pag. 551, col. 3^, Music: 
Idem. — Deputati^ 4 maggio 1875, pag. 2897, col. 1-2% {Discw- 
siont) VioLiANi gaardasigilli: Spiega in quale senso, secondo lui, 
la conciliazione sarebbe ancora possibile. — Minghetti, Stato e 
Chiesa^ cit. pag. 230: La conciliazione è impossibile in un tempo 
prossimo e previdibìle — Pantaleoni, L'Italia e il Papato Spiri' 
tuaie^ cit, pag. 467: Nessuno statista può dubitare della pacifica- 
zione più meno lontana del papato colla civiltà. 



264 SEPARATISMO [§ 8 

tanto, che il Governò, qualora il suflfragio fosse stato 
molto esteso (come, secondo verosomiglianza, avrebbe 
dovuto essere, analogamente alla legge elettorale poli- 
tica), essendo il popolino, specie nelle campagne, molto 
soggettò air influenza del clero, il Governo si sarebbe 
potuto venire a trovare nella triste necessità di dover 
esercitare, più o meno indirettamente, la sua influenza 
sulle elezioni ecclesiastiche per impedire che risultas- 
sero candidati ultra-cattolici, in Italia più pericolosi 
che altrove, massime allora, perchè nemici non solo 
della civiltà e dei diritti dello Stato in genere, ma anche, 
in ispecie, dell'unità italiana. 

Per giudicare quale probabilmente sarebbe stato l'esito 
delle elezioni popolari dei vescovi e dei parroci, pre- 
scindendo dai requisiti pel diritto elettorale attivo, noi 
non abbiamo dati positivi neppur oggi dopo 13 anni dalla 
pubblicazione della Legge delle guarentigie: tuttavia gli 
elementi non mancano assolutamente, e, per quanto po- 
chi, giova raccoglierli non solo per poter apprezzare la 
disposizione della Legge, ma anche perchè, questa non 
essendo stata fatta per durare in eterno, possono servire 
quando si voglia ritoccarla. 

Il Governo italiano non ha ordinato di ricercare in 
quali parti d'Italia esistano usi di elezioni ecclesiastiche 
popolari; si aggiunga che presso noi le cattedre di Di- 
ritto ecclesiastico sono state condannate ad estinguersi, 
sicché non esiste una classe di professori che si occupi di 
siffatte quistioni e ne ricerchi gii elementi positivi — ; 
e allora non si concluderà con certezza che in nessuna 
parte dllalia esistano usi di elezioni ecclesiastiche demo- 
cratiche pel fatto che noi non sappiamo addurre quasi 



§ 8] SEPARATISMO 265 

nessuna prova in contrario. Ed invero io non posso rife- 
rire altro, che un'asserzione del deputato Lioy (poco so- 
spetta, perchè egli non era, quanto al presente, del tutto 
favorevole air elezione popolare dei parroci), che in una 
sua villa, che neppure so dove sia situata, esisteva ab 
antico r uso di eleggere popolarmente il parroco. * 



* Deputati, 7 maggio 1875, pag. 306, col. 2», {Biscussion€)^ Lioy: 
< Certo, se i credenti venissero a questo partito, come in molte 
parti [quali?] accade, d'accordo col vescovo, per tradizioni antiche, 
tanto meglio. In una mia viUa io ho assistito più volte ad una di 
codeste elezioni, fatte dai padri di famiglia per consuetudine an- 
tica. > — Riferiamo anche i seguenti fatti. Ibid., pag. 3013, col. 1-2^, 
Taiani: La Curia in una notte mandò [in Yillalta, paesello poco 
lontano da Udine] un suo esecutore d'ordini perchè strappasse il 
sotto-parroco [inviso alla medesima e in disaccordo col parroco; non 
precisa il tempo] dal suo domicilio, ma i terrazzani [che lo ama- 
vano] ^he vegliavano posero invece in fuga il messo; poi, postisi 
in sentinella, surrogandosi Tun F altro, guardavano a vista l'abita- 
zione del buon prete. — Ma l'ordine pubblico, che si disse minac- 
ciato, fece correre la forza sopra luogo, e quali ne furono gli ef- 
fetti? La forza impedì che i terrazzani armati si aggirassero intomo 
alla casa dell'amato pastore, il messo potò giungere, e, protetto 
direttamente o indirettamente dal braccio delio Stato, adempì ài 
suo mandato; l'infelice prete fu relegato nei monti della Carnia 
{MovimentC), [Ma da chi? dal nostro Governo? e a qual titolo?]. 
Appena breve tempo dopo, questo povero sacerdote comiciò a dire 
parole sconnesse, più tardi era pazzo, ed oggi mentre parliamo in 
quest'aula, Giovanni Piva, vittima della Curia e dei suoi ordini 
inumani, giace nell'ospedale di Udine {Sensazione). » — Ibid. 19 
maggio 1864, pag. 2942, col. 3% Cànalis relatore: < Colla peti- 
zione 9297, trentacinque cittadini di Cairano pregano la Camera 
onde voglia muovere interpellanza al ^ninistro Guardasigilli per non 
aver nominato a parroco di quei luogo il sacerdote Don Gerolamo 



1^6 SEPARATISMO [§8 

Ma, anche quando una tale consuetudine non si trovi in 
nessuna parte d'Italia, resta sempre la quistione se possa 
introdursi e se darebbe cattivi o buoni risultati. Ora, 
dopo il 1871 noi abbiamo avuto qualche esempio, ma insuf- 
ficiente per giudicare, sia perchè troppo sporadico, sia 
perchè l'iniziativa popolare forse non fu lasciata funzio- 
nare con piena libertà. Nella provincia di Mantova • si 
verificarono due casi di .elezione popolare del parroco, 
la quale sembra sia «tata fatta ordinatamente, da tutti 
i capi di famiglia, dinanzi ad un notaio: si aggiunga che 
reletto era di già economo spirituale ossia sottoparroco 
viceparroco (almeno in uno dei due casi) nella par- 
rocchia stessa. Il vescovo, come era da supporsi, non 
volle riconoscere per valida questa elezione; egli nominò, 
invece, un altro. * Il Governo d' altra parte, protestava 
di mantenersi neutrale nella quistione. ^ 



Ferrara, non ostante' che con indirizzo coperto da 400 e più firme 
gli si facesse istanza in proposito sino dal marzo dell'anno scorso. 
— La commissione ha considerato che finora la nomina dei par- 
roci che non sono di patronato regio non ispetta al potere óivile.... » 

* Il Mancini (Deputata 3 maggio 1875, pag. 2883, col. I^) asse- 
risce che si fossero fatte elezioni popolari di parroci anche in 
< Sicilia ed in qualche altra provincia del Regno; » ma nella di- 
scussione nessuno parlò di queste altre elezioni popolari: quanto 
alla Sicilia intendeva forse il Mancini parlare del fatto di Grotte, 
di coi e' intratteremo appresso, e che non è .un'elezione popolare di 
parroco? Si erano fatte realmente tali elezioni € in qualche altra 
provincia del Regno? io le ignoro. » 

^ Deputati^ 3 maggio 1875,' pag. 883, col. 1^ Mancini: < Voi sa* 
peto che in varie parrocchie del Mantovano^ in cUcune della Sicilia, 
ed in qualche altra provincia del Regno, le popolazioni fiorono 



§ 8] SEPARATISMO 267 

Ma in che consisteva questa neutralità? Secondo la 
dichiarazione del Bonghi, relatore della Legge delle gua- 
rentigie, e che ora faceva parte del Ministero, e secondo 



mosse ad eleggere, con pubbliche ed ordinate votazioni i loro par- 
roci, spinte a ciò dalla pervicace ostinazione deiraatorità episcopale, 
la quale ricusava di dare ad esse quei pastori cbe già conoscevano, 
e che colle qualità di vicari, dagli stessi vescovi già destinati, 
avevano amministrato loro per alcuni anni i conforti religiosi, ed 
avevano conquistato la loro fiducia ed il loro affetto. Si radunarono 
i capi di famiglia^ e con calma, tranquillità ed ordine perfetto, 
facendo intervenire un notato il quale attestasse, io forma pubblica 
e solenne, la loro volontà, prescelsero ed elessero a loro parroci 
coloro i quali si trovavano neiresercìzio dell' ufficio di semplici vi- 
cari. » col. 2^: Nella parrocchia di San Giovanni del Dosso, D. Lo- 
nardi vicario col placet, viene eletto parroco dal popolo. Il vescovo 
di Mantova, privo di exequatur, nomina invece .un altro parroco. 
« Il vescovo, interpretando V elezione dei padri di famiglia come atto 
di ribellione alla sua autorità, e peggio forse ancora scorgendovi la 
prima iniziativa di un ritorno a quelle primitive tradizioni della 
Chiesa, che sono rammentate dalF illastre Rosmini come istituzione 
di diritto divino, accorre immediatamente ad impedire che Tavve- 
nuta elezione avesse effetto e poscia trapassò fino a sospendere ed 
escludere dalla comunione dei fedeli il D. Lonardi, non senza mi- 
nacciare r interdetto della Chiesa. — Più tardi ha suscitato alcuni 
degr individui di quella parrocchia, devoti al partito del vescovo, i 
quali hanno citato il D. Lonardi davanti al tribunale, acciò sia ob- 
bligato ad uscire dalla Chiesa. — .... una deputazione, fra le per- 
sone del luogo, si rivolse a me chiedendomi di assumere la difesa 
dei diritti popokri e del buon piovano; » ed io, continua il Man- 
cini, assentii senza voler rimunerazione. 

B Ibid., P maggio, pag. 2842, col. P, Vigltani guardasigilli: 
« Mi rimane ancora a dire poche parole sul contegno tenuto dal 
Governo relativamente ad un movimento elettorale, per verità molto 



268 SEPARATISMO t§ 8 

le dicbiarazioni di qualche altro Deputato e Senatore, 
il Governo avrebbe dovuto riconoscere addirittura come 
valida relezione, e quindi investire Telette del beneficio 
parrocchiale; la neutralità del Governo avrebbe dovuto 
consistere nel non promuovere (né contrariare) le elezioni 
popolari; ma una volta che queste fossero state fatte indi- 
pendentemente dalla sua influenza, esso avrebbe dovuto 
senz'altro riconoscerle per valide, al pari delle nomine 
fatte dai vescovi. Ma il Ministero intese altrimenti la 



limitato, che si è manifestato in qualche parte del regno eirea la 
nomina dei ministri del colto. — Il Governo si è attenuto, come era 
suo dovere, alla prescrizione della legge ed allo stato attuale del 
diritto ecclesiastico : esso non ?m eccitato né favorito quelle nomine^ 
né le ha contrariate; esso si è limitato ad esercitare la missione 
sua, che è quella d* impedire che da tali nomine derivassero pertur^ 
bazioni nell'ordine pubblico o lesioni di legittimi diritti. — Io non 
credo che, come taluno suppone, allorché ebbi la prima volta a dire 
innanzi alla Camera qualche parola sopra quest'argomento, io abbia 
detto parola che potesse suonare un qualunque eccitamento: io 
manifestai soltanto Topinione, che anche adesso confermo, che cioè 
dalla partecipazione del laicato nella nomina dei ministri del culto 
della religione cattolica, quando essa non si faccia tumultuariamente 
. e per arbitrio, ma regolarmente, potranno derivare grandi benefisì 
alla società religiosa cattolica. Io diceva allora che la cosa non sa- 
rebbe punto nuova, che sarebbe un ritomo alla disciplina antica 
della Chiesa; ma non credo di aver detto, anzi posso francamente 
dichiarare che non disei che questo si potesse fare per ingerenza 
governativa^ e molto meno per autorità privata. — Ad ogni modo 
il Governo, il quale rispetta tutte le opinioni, e rispetta pure tutti 
gli atti che non offendano Tordine pubblico, si è attenuto al sistema 
di astensione e di osservazione^ sempre che gV interessi dell'ordine 
pubblico non venivano compromessL » 



§ 8] SEPARATISMO 269 

neutralità; non riconobbe le elezioni come valide da per 
sé stesse senza il consenso del vescovo; si limitò a soc- 
correre quei preti che venissero perseguitati dalla Curia 
pel solo motivo di essere stati eletti popolarmente. * Le 
dichiarazioni del guardasigilli Vigliani in proposito fu- 
rono esplicite: se l'eletto è di già economo spirituale 
della parrocchia stessa per la quale viene eletto, gli man- 
terremo l'assegno di economo spirituale, non ostante 
qualunque sospensione od altra pena che per questo solo 
motivo gF infligga il vescovo; se non è economo spirituale, 



* Ibid, 4 maggio, pag. 2906, col. 1% ViouANigaardaBigilIi: «In 
questa materia io farò qaello che già ho fatto nei pochi casi che 
si sono verificati, singolarmente nella provincia mantovana. Quando 
si tratti di un sacerdote che già riveste la qualità di economo spi- 
rituale, munito di assenso regio, e che venne eletto parroco dai suoi 
parrocchiani, il Governo, se le qualità del sacerdote siano buone, e 
se sia escluso ogni suo intrigo per farsi eleggere, continuerà a corri- 
spondergli rassegnamento che si suol dare agli economi spirituali. 
— Allorché poi si tratti di altri parroci eletti i quali non abbiano 
tale qualità di economo spirituale, il Governo prowederà, come ha 
già fatto, col mezzo di sussidi temporari dati in contemplazione 
delle buone e distinte qualità del sarcedote, ed anche in vista di 
quelle persecuzioni a cui V elezione intervenuta in suo favore lo 
avesse ingiustamente esposto; » quindi, prosegue, s'intende che tali 
assegnamenti o sussidii saranno pagati anche durante la pendenza 
della lite colla Curia davanti ai tribunali. — Ibid., 3 maggio, 
psg. 2884, col. 1^; Il Lonardi ed un altro parroco vicino, eletto pure 
popolarmente, avevano durante la sospensione ottenuto un sussidio 
dal Governo che poscia sarebbe stato loro ritirato, secondo aveva 
scritto il Guerrieri (fratello del marchese Guerrieri-Gonzaga de- 
putato) in un giornale di Roma, e ripete il Mancini: ma il guar- 
dasigilli Vigliani (4 maggio, pag. 2906, col. T) nega che il sussidio 
sia stato toHo. 



270 SEPARATISMO [ § 8 

lo soccorreremo con qualche sussidio qualora il vescovo 
per questo solo motivo dell' elezione popolare lo sospenda 
lo rimuova d*ufl3cio o gì* infligga altra simile pena. 

Ecco come il Governo intese la neutralità. Ma questo 
sistema non era veramente neutrale: era anzi ostile al- 
l'elezione popolare. Ed infatti è chiaro, che, se l'eletto 
non viene riconosciuto dal Governo, egli non ha nessun 
interesse ad accettare il risultato dell'elezione, né il po- 
polo farebbe l'interesse suo e dell'eletto: questi, se eco- 
nomo spirituale, resta col suo stipendio, e si mette in 
urto col vescovo; se semplice prete, acquista dal Governo 
un sussidio che domani un altro Ministero può togliergli, 
lascia cosi la posizione duratura dell'elemosina della 
messa o del beneficio per quella precaria di un sussidio 
governativo, oltre a mettersi in urto col vescovo che 
naturalmente per lo meno lo sospende a divinis: il po- 
polo, vedendo che coli' elezione non riesce ad altro che 
a guastare la posizione dell'eletto senza del resto otte- 
nerlo per suo pastore spirituale, cessa dal ritentare la 
prova, che infatti non è stata più tentata. Il sistema del 
Governo non era adunque neutrale, ma ostile; il Governo, 
senza discutere la quistione di diritto canonico, avrebbe 
dovuto senz' altro riconoscere il parroco scelto democra- 
ticamente. Qui il domma non c'entra; pel parroco, diver- 
samente che pel vescovo, non occorre nessuna consacra- 
zione speciale; è quistione di disciplina, e questa il 
Vaticano l'accomoda secondo che i Governi mostrino o 
no i denti; nel Canton Ticino, per esempio, si è rasse- 
gnato a riconoscere i parroci eletti dal popolo. Nel 1875 
lo Stato italiano credo fosse abbastanza forte per tenere 
questa condotta, molto più che essa di fronte alla Ger- 



§81 • SEPARATISMO 271 

mania si trovava autorizzata dalle leggi ecclesiastiche 
dalla medesima frattanto emanate. * 

Ma, di più, la sua così detta posizione neutrale, il 
Governo non Y ha tenuta sempre. Quasi contemporanea- 
mente alle elezioni popolari di Mantova, accadeva qualche 
cosa di simile in Sicilia, nel comune di Grotte (provincia 
di Girgenti). Un patrono laico presentava al vescovo un 
sacerdote per la Cura; il vescovo Turano lo rifiutava 
per la ragione o pretesto che era stato precedentemente 
deposto da un ufficio ecclesiastico. Pare che il prete 



* Crediamo utile riferire per sommi capi il giudizio del Pa- 
delletti e del Gurci intorno alF elezione popolare dei parroci e dei 
vescovi. Padellbtti, La politica ecclesiastica cit, pag. 659-60: Il 
sentimento religioso nel laicato ò spento, quindi le elezioni sareb- 
bero influenzate da interessi politici o personali ; pag. 660-61 : I 
padri di famiglia di campagna non sono competenti a giudicare 
della cultura dei concorrenti pel parrocato; quindi il Governo non 
può basare una riforma sulP elezione popolare dei parroci, quan- 
tunque dovrebbe sostenere le popolazioni quando per motivi plau- 
sibili rifiutino il parroco nominato dal vescovo: anche reiezione dei 
vescovi e parroci fatta dalle fabbricerie presenterebbe inconvenienti; 
pag. 662-63: quanto airelezione dei parroci non si sostituisca un 
sistema completamente nuovo a quello del concorso tridentino: lo 
Stato può aggiungere altre condizioni, cosi la licenza liceale e 3 o 
4 anni di studio in una Facoltà teologica universitaria, che la 
maggioranza od anche, con fondati motivi, la minoranza del clero 
e del popolo non si opponga; cosi anche il Gassani: a questo sistema 
la Chiesa troverebbe meno difficoltà di adattarvisi. — Curci, La 
vecchia Italia ecc. cit, pag. 211. L*elezione a clero e a popolo, da 
qualcuno sollecitata presso il Governo, non può esser promossa da 
questo in un'epoca di separatismo: potrebbe ravvivare il sentimento 
religioso del laicato: elettori sarebbero i padri di famiglia, non 
anche gli increduli: potrebbero anche amministrare» 



272 SEPARATISMO [§8 

fosse ben viso ai suoi colleghi e a parte della popo- 
lazione liberale: avendo egli appellato a Roma senza 
aver ricevuto risposta, ed avendo intanto il Turano 
nominato un altro per parroco» una parte del clero si 
univa a lui, si staccava dal vescovo curialista, dichiarava 
di aderire ai « vecchi cattolici » tedeschi, e, non ostante 
l'interdetto dell'Ordinario, continuava ad officiare in una 
delle chiese. Ma interviene la forza pubblica sotto ra- 
gione pretesto di mantenere l'ordine, essendoci una 
parte del popolo favorevole agli scismatici ed un'altra 
contraria; * ai vecchi cattolici viene proibito di ufficiare, 



* Deputati, 17 marzo 1875 (Discussioni)^ pag. 2168-74 interro- 
gazione dol deputato Là Porta intorno ad idcuni fatti aTTenntiin 
Grotto, provincia di'Girgenti, per disaensi tra vescovo e clero [era 
stata presentata il giorno 9 marzo 1875, pag. 1033]; pag. 2170, 
col. 2% La Porta: cin Grotte, venne [il vescovo] in forte contro- 
versia con quel clero nella ricorrenza di provvedersi ad una par- 
rocchia, un'arcipretura di patronato laico. U patrono ne aveva 
investito, com'era suo diritto, un sacerdote, il sacerdote Sciarratta. 
— 11 vescovo non volle riconoscerlo. Nacque una questione cano- 
nica, la quale passò per molte vicende. Non ò ora T occasione op- 
portuna per ricordarle. Quello che interessa a me in questo momento 
si è di avvertire che, interdetti alcuni di quei preti a dvoinis, ere- 
dettero insieme ad altri di poter continuare nelle funzioni reli- 
giose. Ma il vescovo, che sapeva di questo culto religioso indipendente 
dalle sue censure, parlò col prefetto di Girgenti, e gli rappresentò 
che si trattava di seri disordini minacciati nel Comune di Grotte 
tra preti che volevano stare sotto la sua dipendenza, e preti che 
se ne sottraevano, fra popolazioni che parteggiavano per gli uni e 
per gli altri, in modo che il prefetto di Girgenti fa obbligato ad 
inviare delle truppe nel luogo per ovviare a qualunque inc<mve- 
niente. — Venuta la domenica i cittadini si affollarono alle chiese 
aperte ai culto religioso, i preti interdetti si unirono ad altri di 



§ 81 SEPARATISMO 273 

e il subeconomo non paga loro i frutti del beneficio rico- 
nascendo perciò valida la sentenza del vescovo, prima 
che i tribunali, a cui i vecchi cattolici avevano ricorso, 
avessero deciso in proposito. » Cosi il Governo non si 
mostrava neppur neutrale, ma ostile; e forse i suoi or- 
gani afgirono dietro le sue istruzioni, quantunque il guar- 
dasigilli poi lo negasse. I vecchi cattolici ricorsero alla 
Camera dei Deputati; il Ministro di Grazia, Giustizia 
e Culti, interrogato, si limitava a negare di aver dato 



quel comune, e inaugurarono un rito religioso indipendente dal 
vescovo e da Roma, rito che è comunemente battezzato col nome 
di vecchi cattolici. Nessun disordine avvenne. » — Questi e quelli 
che riferiremo appresso sono i fatti, come vennero presentati al 
Parlamento, e nel loro aspetto giuridico. Ma il motivo dello scisma 
forse non era quello di veri sentimenti vecchi cattolici; ho inteso 
dire, ma io non sono in grado di giudicare, che si trattasse di una 
qnistione disciplinare, di preti che rifiutassero di staccarsi dalle 
loro concubine. — Il Vescovo e il Clero della Biocesi Agrigentina 
contro il libercolo scismatico del comune di Grotte. Girgenti, stam- 
peria Montes, 1874, in-8% pag. 12. 

* Deputati^ 17 marzo 1875, pag. 2172, col. 1*, Petizione del clero 
di Grotte al Guardasigilli, presentata (vedi pag. 2172, col. 1^) verso 
la fine del febbraio 1875) : « Gli ecclesiastici liberali, conoscendo 
ingiusta epperciò invalida la censura, seguirono nella sua madrice 
chiesa, alla quale sono incardinati, ad esercitare gli incombenti del 
proprio ministero ed a soccorrere nei bisogni spirituali i fedeli per 
nulla commossi dalle ingiuste pressioni del vescovo, il quale rivol- 
gendosi con energica protesta al potere civile, ottenne che la chiesa 
fosse tolta ai preti, i quali, cacciati violentemente per opera del 
subeconomo dei benefizi vacanti, ed in corso di un giudizio pen- 
dente tra quest'ultimo ed.il clero, hanno perduto il mezzo di go- 
dere delle temporalità annesse al benefizio spirituale di cui si tro- 
vano investiti. » 

F. SCA.DUT0 — Guarentigie Pontificie 18 



274 SEPARATISMO [ § 8 

istruzioni all'economato e alla prefettura di Girgentì; 
ma che del resto, riguardo al parroco, attendeva la sen- 
tenza dei tribunali; protestò di voler lasciare interamente 
a questi la decisione. * Ma la quistione dei preti, che si 
erano dichiarati vecchi cattolici, la scansò, diversamente 
di come ha fatto la Germania, che ha riconosciuto in 
questi scismatici il diritto ad una quota proporzionale 
dei beni della Chiesa cattolica. 

Il Governo italiano, specialmente dopo il 1867, ha quasi 
sempre cercato di girare la quistione religiosa più tosto 
che affrontarla e risolverla. La medesima condotta tenne 
coi preti della « Società emancipatrice del sacerdozio 
italiano, » di Napoli:' non solo ha tolto gli assegni che 



» Deputati, 17 marzo 1875, pag. 2172, col. 2* Vigliàni goar- 
dasigìlli: Il yescovo ha rifiutato F istituzione; perchè lo Sciarratta 
era stato rimosso dagli uffici di mastronotaro e di provicario foraneo 
dietro procedimento ecclesiastico; pag. 2173, col 1*^: «Ma fintanto 
che esista questa quistione [cioè non sia deciso V appello alla evia 
pontifìcia], fintanto che non è stato giudicato sopra la sussisteDM 
dei motivi per cui T ordinario diocesano non ha creduto di rico- 
noscere il sacerdote presentato dal patrono, voi comprendete, signori, 
che non appartiene al Governo di riconoscere il parroco. — Ben 
potrà e dovrà il Governo vegliare affinchè non sieno lesi i diritti 
del sacerdote presentato dal patrono, quando risulti che esso sia 
legalmente assistito in ragione. E ciò si farà dal Ministero dei eulti, 
non ammettendo nessun altro parroco nella detta parrocchia sino a 
che sia ben determinato che quello presentato dal patrono non fosse 
meritevole di essere approvato. » 

^ Vedi la domanda del deputato Marbsga. al guard.? sigilli, De- 
putati, 23 febb. 1863, pag. 4031, col. 2-3?. — La Società era sUta 
sciolta il 10 agosto 1862; ma^ il presidente della medesima, il padre 
Prota, fa nominato cavaliere dell' ordine dei santi Maurisio e Lazzaro 



§ 8] SEPARATISMO 275 

prima erano stati loro concessi ; * ma li ha privati anche 
di un tempio, che prima aveva loro accordato per uffi- 
ciare. ' 

La condotta del nostro Governo non è stata dunque 
davvero neutrale né nelle elezioni popolari di parroci, 
né nei tentativi spontanei di riforme religiose. Se i ten- 
tativi di elezioni popolari non si sono ripetuti, ciò non 
significa, che fra noi manchi o si sia spenta qualunque 
iniziativa in proposito; significa solo che essa, se esiste 



r8 febbraio 1863. — Deputati 25 febb» 1863, pag. 4039, col. 2"". 
Il Presidente legge alla Camera la Begnente lettera inviatagli dal 
padre Prota: « .... mi credo nel dovere di rassegnare alla sapienza 
della Camera un esemplare del programma fondamentale e dello 
Statuto della società di cui è parola, dai quali documenti potrassi 
evidentemente comprendere, che la «« Società emancipatrice del 
sacerdozio italiano »» professando fede immutabile e reverenza ai 
dogmi cattolici ed al Pontefice di Roma non re, che rappresenta 
sulla terra il Dio della carità nudo e crocifisso, senza regni ter- 
reni, senza cannoni e senza armate di briganti, intende.... » 

* Deputati^ 3 maggio 1875, pag. 2880, col. 1*^, {Discussioni), Man- 
cini: « Alcuni di questi [preti della Società emancipatrice] ave- 
vano conseguito, durante la Luogotenenza, sui fondi degli Econo- 
mati, tenuissime pensioni; ma ad essi sono state tolte le une dopo 
le altre, e tutte le premure e le insistenze per poter loro procurare 
qualche sussidio tornarono vane. » Inviarono petizione alla Camera, 
ma è rimasta ancora^ soggiunge il Mancini, senza effetto. 

• Ibid , 7 maggio, pag. 3012, col. 2% Taiani: « questi preti [della 
Società emancipatrice] non domandano altro che una chiesa nella 
quale officiai*e, una chiesa nella quale si potesse dire che anche i 
preti liberali possono esercitare il loro ministero, ma neanco questa 
poterono ottenere; che anzi vi ha di più: F ebbero nel 1860, e fu 
poi loro tolta! » 



276 SEPARATISMO l§ 8 

ìq proporzioni più o meno larghe, non può ragionevol- 
mente esplicarsi, perchè romperebbe di fronte alla con- 
dotta più tosto ostile che neutrale del nostro Governo. 



4. EXEQUATUR E PLACET 

La Commissione, che insieme al Ministero sostenne e 
fece trionfare la rinunzia pura e semplice alla regia 
nomina, la difendeva dicendo: Infine, i pericoli che cor- 
rerebbe lo Stato col nostro sistema, saranno impediti da 
un'altra parte del medesimo, da quella cioè che riguarda 
il placet e Texequatur, che noi manterremo per le prov- 
viste beneficiarie. Anzi la conservazione di questo mezzo 
è, da un certo punto di vista, più proficua allo Stato 
che la nomina stessa. Questa infatti si limita ai soli 
benefizi maggiori (cosi credevasi, erroneamente, siccome 
vedremo più giù), mentre quelli si estendono anche ai 
minori; noi manterremo un mezzo repressivo più vasto 
privandoci di uno preventivo più ristretto. • Tale difesa 
non valeva pel Ministero e per gli altri, i quali sosten- 
nero, sebbene indarno, l'abolizione del placet e dell'exe- 



* Deputata 14 marzo 1871, pag. 775, col. 3% BoNam relatore: 
« Ed ò bene osservare altresì, che il diritto delF exeqoator e del 
placet si applica a tatti qaanti i benefizi maggiori e minori, a tatti 
qaanti gli investiti dei vescovati e delle parrocchie; cosicché il 
mantenimento Ai esso salva tutta quanta l'autorità dello Stato, tatta 
la sua facoltà di sindacato sulle qualità delle persone investite della 
giurisdizione ecclesiastica in quanto possono influire sulla quiete e 
sulla sicurezza pubblica, mentre il diritto di nomina e di proposta 
jion si riferisce, ed anche solo in parte, se non ai ioli veseovL » 



§ 8] SEPARATISMO 277 

quatur anclie in materia beneflcaria. Ma il freno, per 
quanto reale, non è sufficiente, e, quel eh' è peggio, non 
se n'è approfittato quanto si sarebbe dovuto. 

Ma prima di dar le prove di questo giudizio, comin- 
ciamo dairaccennare quale sia la natura dell'exequatur 
e del placet. Essi hanno tre fini, uno poliziesco, r altro 
giuridico, politico il terzo. . — Il primo consiste nell' im- 
pedire accordare, che l'atto ecclesiastico acquisti no- 
torietà: questo scopo, colle presenti leggi sulla stampa, 
repressive e non preventive, è divenuto inutile, perchè 
inconseguibile, in tutte le nazioni civili. * — Il secondo 
scopo, quello giuridico, è di dare esecutorietà agli atti 
ecclesiastici : esso, anche in quanto non riguarda le prov- 
viste beneficiarie, potrebbe non essere inutile. Ed ecco 
come e perchè. Secondo noi la Chiesa è un' associazione 
fondazione o corporazione al pari di tutte*le altre che 
hanno fini morali, di beneficenza, ecc.; quindi i suoi Statuti 
dovrebbero essere sottoposti all'approvazione dello Stato, 
e allora solo acquistare forza di legge davanti al mede- 
simo tanto pei semplici membri, quanto pei capi. ' Secondo 
questo sistema l'exequatur e il placet sarebbero ne- 
cessari anche in materia non beneficiaria, ma non 
dovrebbero avere l'estensione che hanno posseduto gto- 



' Cosi, p«r esempio, opina anche il giurisdizionalista Mancint^ 
Deputah\ 28 genn. 1871, pag. 414, col. 1^, riferito a pag. 94, n. ]. 

' Vedi Giuseppe Piola, Sulla questione della personalità giuria 
dica delle Associazioni religiose {Nuova Antologia^ aprile 1872, 
pag. 713-54. — A proposito di Bonghi, Le Associazioni religiose 
e lo Staio^ nella Nuova Anu^ geiin. 1872), — Vedi anche il iibro 
cit del Piola, Lalla libertà della Chiesa. 



278 SEPARATISMO [§8 

ricaraente. Sarebbero necessari perchè lo Statuto fon- 
damentale di un* associazione o fondazione o corporazione 
e le aggiunte o modificazioni al medesimo occorre siano 
approvate dal potere civile. Dovrebbero avere meno 
estensione di quella che hanno avuto, in quanto sono 
stati adoperati non solo per le aggiunte e modificazioni 
dello Statuto fondamentale, ma anche per semplici atti 
del servizio ordinario, per disposizioni di carattere non 
statutario, non legislativo, per esempio per dispense ma- 
trimoniali, per indulgenze, e simili. Qui lo Stato dovrebbe 
usare misure repressive, non preventive, sia di ufllcio, 
sia sulla domanda dei privati, come quando i capi di 
un'associazione, fondazione o corporazione ledano colle 
loro misure ed ordinanze sopra fatti particolari qualche 
articolo del loro Statuto ; cosi, per esempio, nel caso che 
la Santa Sede conceda una dispensa matrimoniale contro 
i canoni ecclesiastici da lui approvati. 

Finalmente Texequatur e il placet hanno un terzo 
scopo, di approvare non un cangiamento od aggiunta allo 
Statuto, ma relezione dei capi. Tutte le associazioni o 
fondazioni o corporazioni sono dentro lo Stato, questo 
pertanto ha diritto di vigilarle, e di richiedere requisiti 
pei candidati a rappresentarle, specie quando si tratti 
di corporazioni. Qui intercede una differenza fra le eccle- 
siastiche e tutte le altre. Per queste ultime lo Stato pre- 
scrive certi requisiti una volta per sempre; il candidato 
che non li possiede, non può essere accettato, per esempio 
ipotetico chi non è medico, non può essere validamente 
eletto presidente di una corporazione ospitaliera. Riguardo 
alle associazioni o fondazioni o corporazioni ecclesia- 
stiche, invece, lo Stato non si contenta di questi requisiti 



§ 8] SEPARATISMO 279 

determinabili a priori, tecnici, uno dei quali pel candi- 
dato-vescovo è la laurea in teologia o in diritto canonico, 
ma ne ricliiede anche altri, che esso di solito non pre- 
determina, vuole cioè che il candidato non professi od 
abbia idee ostili al medesimo. E siccome non è facile di 
specificare in che cosa consista questa ostilità, senza en- 
trare in discussioni politico-religiose o in personalità; 
cosi lo Stato di solito si riserva il diritto del veto contro 
relezione del vescovo o del parroco, senza obbligarsi a 
darne i motivi. * In Francia, invece, i punti principali 



* Il Piola sostiene che il concetto dell' exequatar e del placet debba 
essere eselasivamente quello di approvare o respingere lo Statuto 
e i suoi mutamenti, e di approvare o respingere gli eletti in vista 
del solo fatto se essi possiedono o no i requisiti richiesti dallo Sta- 
tato, come si fa per esempio per un medico condotto, senza badare 
al colore politico o religioso IDella libertà della Chiesa^ pag. 86-87: 
« Quando 1* autorità dello Stato sottopone alla sua approvazione la 
nomina, per esempio, del medico d*un Comune, pensa forse mini- 
mamente a rifiutare quella approvazione per la ragione che la 
persona nominata abbia opinioni repubblicane? Non pretende dunque 
lo Stato che la persona eletta air ufficio ecclesiastico gli sia gra- 
dita; che esso possa rifiatare la sua approvazione per la sola ragione 
che quella persona non gli piaccia, in conseguenza delle sue infor- 
mazioni private. Questo sarebbe arbitrio, ingerenza neir elezione. » 
Anzi il Piola ammette < nel potere ecclesiastico il diritto di citarlo 
(il Governo) davanti a un tribunale, quando sembri a quel potere 
che il rifiuto dell' approvazione non sia conforme alle leggi pre- 
dette. »]. Quindi egli ribatte la teoria, accennata da alcuni De- 
putati, dei concorso dello Stato nell'elezione vescovile e parrocchiale 
per mezzo dell' exequatur e del placet (ibid. pag, 69-70). — Dal 
lesto si rileva come il nostro concetto è diverso da quello del Piola : 
qai si aggiunga, che non sdlo crediamo che lo Stato abbia il diritto 
di opporre il tuo veto per il colore politico o religioso pei candidati 



2à0 SEPARATISMO [%S 

dei diritti dello Stato che solevano essere attaccati dalla 
Curia pontificia, come pure le parti costituzionali dell'or- 
ganismo del clero che solevano essere violate da Roma, 



ecclesiastici, ma anche per quelli delle associazioni o fondazioni o 
corporazioni profane, tutte le volte che il detto colore sia troppo 
pronunziato e sopra tutto pericoloso; e che, riguardo ai vescovi e 
ai parroci, questo è stato sempre il concetto che sullo scopo del- 
Texequatur e del placet hanno avuto i canonisti [La giustificazione 
teorica della « missio civilis, » del Friedberg, è moderna ed isolata: 
noi non entriamo nel merito della medesima, vedi Piola, Della Li- 
beria ecc. pag. 122-23J, e gli stessi nostri deputati, il che non 
viene osservato dal Piola lasciando perciò nel lettore T impressione, 
che gli avversari siano incorsi in un errore materiale, canonistico, giu- 
ridico. I nostri Deputati e Senatori, sia che volessero abolito Texe- 
quatur e il placet anche in materia beneficiaria, sia che li volessero 
conservare, li concepivano sempre nel nostro senso; la quistione 
non si dibatteva per richiedere o no i requisiti canonici della laurea 
del concorso parrocchiale, ma quello politico del colore più o 
meno liberale. Citiamo alcuni passi: Deputata 28 genn. 1871, pa- 
gina 414, col. 2% Mancini: « Farò una franca dichiarazione: sono 
assolutamente nemico delle posizioni equivoche, e perciò delle leggi 
illusorie insidiose.... Che cosa significa dunque questa dichiarazione, 
che il Papa è libero nella scelta dei vescovi, cessando in essa ogni 
ingerenza dello Stato, mentre poscia, neir abolire le cautele del- 
l' exequatur e del placet, fate eccezione e risei'vate il diritto di ac- 
cordarlo negarlo per la esecuzione delle provviste beneficiarie 
quanto ai beni od alle temporalità. » — Ibid. 14 marzo, pag. 771, 
col. 3% Pescatore: « Or bene, il Ministro, assai più logico della 
Commissione, vi chiede la rinunzia ed air iniziativa ed airexequatar, 
per modo che i vescovi siano creati dal solo potere ecclesiastico. 
La Commissione invece abolisce Tiniziativa, ma mantiene Texequatur, 
mantiene in sosta nzfi la necessità del concorso dei due poteri, e con 
questo rende illusoria la rinunzia all'iniziativa medesima. » — 
bid., 17 marzo, pag. 806, col. 1*, Db Falco: Idem. — Ibid. 28 



i 8] SEPARATISMO 281 

sono stati da un pezzo formulati ed approvati da assem- 
blee ecclesiastiche e dallo Stato, quindi il determinare a 
priori ed esplicare i requisiti politici dei candidati ivi non 
sarebbe tanto difficile né urterebbe tanto contro le idee di 
separatismo e di incompetenza. Non è stato il caso di do- 
mandare una professione di fede nelle cosi dette libertà 
gallicane dai candidati-vescovi francesi, perchè questi 
sono stati nominati tutti dal Re o dal capo dello Stato 
chiunque siasi. Ma una tale professione si è richiesta in 
Francia agli insegnanti di teologia e dei seminari. ' Tut- 
tavia essa, al pari del giuramento vescovile di fedeltà 
verso lo Stato, giova poco, perchè si può farla sempre 
colle restrizioni mentali, che, vi si ponga mente, non 



maggio 1874, pag. 2658, col. 3*, Vigliani gaardaBigilli : « La con- 
dizione essenziale per la concessione dell' exeqaatar e del placet 
consiste neir accertare che il beneficiato sia tale persona che per 
la sua condotta e i saoi sentimenti verso lo lutato non possa inge- 
nerare inquietudine o perturbazione nelle relazioni tra T autorità 
civile e r autorità ecclesiastica. » — Ibid. 17 marzo 1875, pag. 2173, 
col. 1* (Discussioni), Vigliani guardasigilli: < Esso [il Governo] 
si assicura anzitutto delle qualità personali del sacerdote nominato. 
Ed è questa la vera essenza, la parte sostanziale della guarentigia 
deirexequatur, che provvisoriamente è stata mantenuta. » 

* Articles organiques du Concordai, i8 germinai an. X (8 avril 
1802), art. 24 (presso De Champeaux cit, voi II, pag. 28-29) : « Ceux 
qui seront choisis pour Tenseignement dans les séminaires souscriont 
la Déclaration faite par le clergé de Franco en 1682, et publiée 
par un édit de la memo année; ils se soumettront à y enseigner 
la doctrine qui y est contenue, et les cvéques adi*esseront une expé- 
dltion en forme de colte soumission au conseiller d'État chargé 
de toutea les affaires concernant les cultes. » Vedi ibid. pag. 29, 
nota P. La « Déclaration » vedila ibid. nel voi. I, pag. 198-99. 



282 SEPARATISMO [%S 

disonorano innanzi agli ultra-cattolici, ì quali le con- 
siderano come una necessità pel bene della religione. 
L*unico mezzo con cui lo Stato possa davvero assicu- 
rarsi contro vescovi e parroci clericali, a meno che 
non si riservi il diritto di nominarli egli stesso, è il 
veto ossia Texequatur e il placet per le provviste be- 
neficiarie. 

Per qual motivo richiede esso dai capi ecclesiastici il 
requisito politico^ che non domanda nei capi delle altre 
associazioni o fondazioni o corporazioni? Perchè queste 
ultime generalmente non hanno scopi ostili allo Stato; 
non sono tanto estese e potenti quanto le ecclesiastiche; 
quando diventino pericolose, nessuno contesta al Governo 
il diritto di usare di un mezzo radicale, quello cioè di 
scioglierle e sopprimerle addirittura; ed infine, oltre a 
queste ragioni intrinseche, anche per una storica, ossia 
perchè le associazioni o corporazioni profane aventi scopi 
politici pericolosi per T ordine sussistente delle cose, sono 
di data più recente, quando la maggiore propagazione 
delle idee di libertà di associazione non ha permesso di 
stabilire apertamente un diritto di veto contro gli eletti. 
Del resto teoricamente lo Stato, secondo noi, lo possiede 
non solo contro gli eletti dalle associazioni o corpora- 
zioni religiose, ma contro quelli di tutte le associazioni 
o corporazioni, perchè il suo primo dovere, specie quando 
si tratti di uno Stato costituzionale, è quello di conser- 
varsi, di impedire Tanarchia, e quindi il suo primo di- 
ritto è di abbattere tutto ciò che si oppone a questo 
scopo. Oggi invero le associazioni politiche repubblicane 
e socialiste sono in Italia più pericolose per l'esistenza 
dello Stato che le religiose, ma queste ultime alla loro 



§ 8] SEPARATISMO 283 

volta riescono più pericolose per la civiltà e pei diritti 
dello Stato in genere: le prime, quando arrivano a dar 
troppo da temere, il Governo le scioglie; ma le seconde 
non è in grado di sopprimerle se non parzialmente; può 
sciogliere questa o quella speciale associazione o corpora- 
zione religiosa, ma non può sciogliere T organizzazione 
centrale di tutte, l'organizzazione pontificio-vescovile-par- 
rocchiale. Anche i repubblicani, i socialisti, ecc. banno 
organi centrali, eziandio internazionali, e quindi non so- 
lubili da un solo Stato; ma questi non sono punto così 
ben compatti, cosi solidamente costituiti come la gerar- 
chia cattolica. Questo è il motivo fondamentale teorico 
e storico della differenza tra le associazioni, fondazioni, 
corporazioni ecclesiastiche e le profane riguardo al di- 
ritto del veto; non tanto quello della libertà di coscienza: 
se si tratta di una piccola associazione acattolica contra- 
ria allo Stato, questo non sente scrupoli dì scioglierla. 



Dei tre scopi dell' exequatur e del placet, cioè d'im- 
pedire la notorietà, di rivedere lo Statuto o i suoi can- 
giamenti, di opporre all'occorrenza il* veto agli eletti, 
quelli che avrebbero potuto aver ragione di continuare 
a sussistere sarebbero stati i due ultimi; dei quali l'ultimo 
completamente; il penultimo parzialmente, cioè rispetto 
alle aggiunte e modificazioni allo Statuto, non più, come 
un tempo, in quanto riguarda gli atti puramente ammi- 
nistrativi, sui quali il Governo dovrebbe intervenire solo 
repressivamente coli' appello ab abuso dietro querela dei 
privati o ex officio. 

Ma l'exequatur e placet statutari erano essi applica- 



284 SEPARATISMO [§8 

bili in Italia? ' Come avrebbe dovuto risolversi la qui- 
stione dalla nostra Camera? 

Per rispondere a queste domande occorre accennare 
r origine storica della quistione. Il dissidio tra io Stato 
6 la Chiesa è molto antico; ma lo Stato non ha acquistato 
piena coscienza dei suoi diritti se non ai giorni nostri; 
l'indifferentismo e l'incredulità oggi hanno preso pro- 
porzioni che prima non avevano, proporzioni intensive 
ed estensive, la religione non è divenuta quasi esclusi- 
vamente delle masse che ai giorni nostri. Ma la Chiesa 
cattolica dura senza interruzione da diciannove secoli, 
ha avuto sin quasi dalle sue origini il medesimo orga- 
nismo e il medesimo centro, ha sopravvissuto a tutti i 
cangiamenti di Governo in tutti gli Stati, e molto spesso 
ha saputo far prevalere praticamente nelle legislazioni 
il concetto, che essa sia affatto indipendente dallo Stato, 
che non sia in obbligo di far approvare dal medesimo i 
suoi Statuti, tanto perchò essa possa esistere, quanto 



^ Qaeato problema il Piola (Della libertà della Chiesa) non se 
lo pone; egli dimostra la ragionevolezza logica deir ezeqaator e del 
placet in materia statutaria, e, senza esaminare se in Italia fossero 
ancora realmente applicabili, conchiude che si sarebbero dovuti 
conservare. Fra le altre ragioni adduce la seguente che crediamo 
utile di riferire, ma che non ha da fare colla possibilità pratica 
della conservazione; ibid. pag. 64: « Il diritto di exequatur per la 
pubblicazione sarebbe per lo Stato anche un mezzo di promuovere, 
senza uscire dalla competenza sua propria, la riforma intema della 
Chiesa. Se esso può concedere questa sua approvazione dove e come 
esso crede, sta in lui il darla soltanto a quelle, tra le leggi della 
Chiesa, che sono conformi alla costituzione che essa dovrebbe ricu- 
perare, e rifiatarla alle contrarie. » 



§ 81 SEPARATISMO 285 

perchè essi abbiano forza giuridica. Di più, la Chiesa pri- 
mitiva non possedeva un corpo di canoni, uno Statuto, un 
Codice, ben formulato come lo ha oggi; quindi sino a un 
certo punto mancava la materia stessa da sottoporre a re- 
visione e ad approvazione. Nel medio evo, poi, quando 
questo organismo si è sviluppato nelle proporzioni colos- 
sali odierne, rotta l'unità dell'impero romano, l'istituzione 
cattolica si estendeva su diversi Stati, e il corpo dei 
canoni della frazione di essa che si trovava in uno Stato, « 
era generalmente connessa col diritto pontificio comune 
per tutte le chiese nazionali, onde la difficoltà di deter- 
minare lo Statuto fondamentale di ciascuna delle me- 
desime. 

Da queste riflessioni tiriamo le seguenti conseguenze: 
l* Che per la difficoltà dì determinare il rapporto tra il 
diritto canonico nazionale e quello comune pontificio, e 
per la potenza della Chiesa, lo Stato non ha avuto sempre 
l'agio di mantenere intatti i principii regolatori sulle 
associazioni, fondazioni e corporazioni rispetto a quelle 
della Chiesa cattolica: 2^ Questa difficoltà si accresceva 
pei mutamenti di forme politiche. 

Chiariamo un po' questi due corollari. Lasciando da 
parte l'Impero romano, gli Stati medievali e moderni, 
quando sono stati forti, hanno mantenuto in vigore la 
massima che le aggiunte o modificazioni allo Statuto 



* È noto come sino al IX secolo circa, esistessero collezioni di 
canoni, speciali per ciascan paese, Spagna, Francia, ecc. Vedi per 
es. ScHULTE, Geschichte der Quellen und Liieratur des Kanoni" 
schen Rechies, 1875-77-80, voi. I, e Maassbn, Gesch. d. Q. ti. L, 
d, K, R., Bd. I, OratjB, 1870, 



286 SEPARATISMO [ § 8 

fondamentale delle associazioni, fondazioni o corporazioni 
ecclesiastiche abbisognino dell' approvazione sovrana; ma 
non sempre hanno avuto la forza di punire i violatori 
di tal principio. Di questi Governi può sino a un certo 
punto dirsi, che abbiano trattato gli istituti religiosi al 
pari di tutti gli altri, in quanto non hanno accettato 
quelle disposizioni dei loro Codici che a loro non piace- 
vano. E di taluni di questi Stati può anche dirsi, che, 
sino ad un certo punto, neppure si trovarono costretti 
ad accettare da principio lo Statuto dell'associazione, 
fondazione o corporazione senza beneficio d'inventario, e 
a limitarsi a non riconoscere i cangiamenti od aggiunte 
posteriori; poiché quando cominciò la loro esistenza vi- 
gorosa, la disciplina della Chiesa nel loro territorio non 
era ancora fortemente organizzata. Ciò vale specialmente 
per la monarchia normanna di Sicilia. Ma gli Stati forti, 
allorché negavano la ricognizione delle aggiunte o mo- 
dificazioni, di solito non trovavano docile l'autorità ec- 
clesiastica a ritirarle, e non avevano sempre mezzo di 
punirla di tale resistenza. Esse provenivano (r) dalla 
Chiesa nazionale stessa, o (2^) dal potere centrale ossia 
dal papato; ma ordinariamente da quest'ultimo, a danno 
non solo dello Stato, sìbbene anche delle chiese nazionali. 
Nel primo caso il Governo aveva modo di punire; e spesso 
puniva realmente; e, più spesso ancora la sua attitudine 
forte, il buon esempio anteriore levava ai prelati la 
voglia d'incorrere nell'ira e nelle sanzioni penali del 
Governo col fare aggiunte a modificazioni a lui ostili. — 
Quando esse provenivano dal potere centrale, potevano 
verificarsi due casi, cioè che fossero seguite o no dal 
clero ^azionale; nel primo lo Stato aveva il mezzo di 



§ 8] SEPARATISMO 287 

punir questo, gli esecutori, e spesso lo faceva real- 
mente, ed impediva colla forza F esecuzione. Ma non aveva 
modo, di solito di punire il potere centrale, che si tro- 
vava fuori del territorio. Dico di solito, perchè talvolta 
mandava a punirlo in casa, come Filippo il Bello, o ai 
confini attaccandone con una guerra i dominii temporali, 
come per esempio Venezia. La situazione, sotto un certo 
punto di vista, somigliava a quella odierna costituita 
dalla Legge delle guarentigie: il Papa era libero di 
« emanare > ordini contrari agli Stati, ma gli < esecu- 
tori » venivano puniti : le differenze principali sono due, 
che la Santa Sede aveva un territorio temporale che ora 
non possiede più; e che se i Governi di solito non punivano 
il Papa stesso, era, non per forza di principii, ma perchè 
non lo potevano materialmente; e, lo notiamo tra pa- 
rentesi, r intenzione di punire il Papa stesso era allora 
non solo scusabile, ma spesso anche giusta, perchè egli, 
massime a causa del potere temporale, spesso emetteva 
certe pretese e certi decreti, che realmente perturba- 
vano l'ordine pubblico. * 

Ma lo Stato, quando anche puniva il clero nazionale 
per le innovazioni ostili da esso fatte o perchè ossequente 
a quelle romane, non iscioglieva perciò le associazioni, 
fondazioni o corporazioni, i vescovati, i capitoli, le par- 
rocchie, ecc.; a questo estremo si arrivò dalla rivolu- 



^ Basti citare come esempio i tamulti accadati nel Napoletano, 
in Lombardia, ecc. a causa della fampsa bolla In Coena Domini, 
che proibiTa ai Sovrani d* imporre nuove tasse senza il consenso 
della Santa Sede, le quali alcuni contribuenti si ricusarono perciò 
di pagare. 



288 SEPARATISMO f§8 

zione francese; sicché respinte e represse per il momento, 
tornavano a galla quando il Governo s'indebolisse. Di 
più, le innovazioni romane, oppugnate da uno Stato vi- 
goroso, venivano contemporaneamente accolte in parecchi 
altri fiacchi; cosi mettevano radici; e, quando il primo 
s'indeboliva, allora penetravano anche in esso. 

Esaminiamo ora lo stadio presente della quistione, met- 
tendoci nelle condizioni odierne degli Stati di fronte alla 
Chiesa, Essi esistono dopo tanto alternarsi di Governi 
forti e di Governi deboli e dopo tanto alternarsi di forme 
politiche. Ogni nuova dinastia o Governo, dietro una 
rivoluzione politica, naturalmente non ha potuto comin- 
ciare dal rivedere gli Statuti fondamentali della Chiesa 
cattolica del paese; ha dovuto, per non perturbare le 
masse, accettare, per quanto era possibile, lo statu quo 
senza beneficio d'inventario. Quindi l'esistenza di tanti 
articoli di questi Statuti, che sono contrari alle idee del 
nuovo Governo. Questo li tollera sino a un certo punto, 
ma poi la rompe colla Curia, rottura che di solito finisce 
con un Concordato. Ma nei tempi recenti la contrarietà 
delle idee della Chiesa e dello Stato è divenuta più pro- 
fonda e meno conciliabile: alcuni Stati hanno- sciolti i 
Concordati senza probabilità di farne altri; pare che 
l'abbiamo rotto una volta per sempre colla Curia Ro- 
mana ; ognuna delle due parti segue la sua strada senza 
intendersi coU'altra. Questa è la condizione dell'Austria 
e specialmente dell'Italia. 

Ora come applicare in tale stato di cose il concetto 
dell'approvazione dello Statuto fondamentale dell'asso- 
ciazione fondazione o corporazione religiosa? Certo, la 
Chiesa non si sottometterebbe punto ad accettarlo; quali 



§ 8] SEPARATISMO 289 

misure dovrebbe prendere lo Stato di fronte a tale ribelle 
opposizione? Esso avrebbe il diritto non solo di non rico- 
noscere forza di legge agli statuti deir associazione, o 
fondazione o corporazione ecclesiastica, sibbene di non 
riconoscere le medesime come persone giuridiche, e di 
scioglierle come associazioni pericolose. La non ricogni- 
zione della personalità giuridica s'è fra noi applicata alle 
congregazioni religiose (monastiche) indipendentemente 
dalla quistione statutaria; le quali si sono lasciate sus- 
sistere come semplici associazioni. Ma non s'è adottata 
per le fondazioni vescovili, capitolari, parrocchiali ed in 
genere per la Chiesa secolare presa in massa, la quale* 
ha canoni contrari alle leggi dello Stato, non intende 
abolirli né modificarli, anzi ne emana altri ancora più 
ostili. Lo Stato avrebbe il diritto di abolire tutti questi 
istituti basati sopra un organismo centrale ribelle ad esso 
e alla civiltà; ma né in Italia né fuori possiede tanta 
forza da farlo. In questa condizione di cose V exequatur o 
placet per i cangiamenti od aggiunte agli Statuti fonda- 
mentali della Chiesa divengono inutili e anzi dannosi, 
specialmente in Italia; perchè implicherebbero una rico- 
gnizione di tutti i canoni che sono stati precedentemente 
approvati, parecchi dei quali sono contrari allo Stato, 
che ora, se venissero oggi emanati per la prima volta, 
negherebbe loro il suo assenso. Ciò, ripeto, va detto in 
ispecie per l'Italia, la quale risulta dall'annessione di 
parecchi Stati, di cui ciascuno aveva un diritto pubblico 
ecclesiastico proprio, che in alcuni era troppo rilasciato 
verso il Vaticano, quantunque molto rigoroso in altri. 
L'exequatur o placet statutario non sono, invece, del tutto 
inutili dove il diritto pubblico ecclesiastico anteriore 

F. SCA.DUTO — Guarentigie Pontijieie 19 



^itHI SEPARATISMO [§ 8 

^ia unico e sufficiente a tutelare gl'interessi dello Staio, 
come per esempio in Francia. Si aggiunga, che noi ave- 
vamo già abolito i Concordati dei nostri ex-Stati; che 
I orcio gli Statuti fondamentali della Chiesa cattolica non 
avevano più, da per sé stessi, forza di legge; sarebbe 
fcstato quindi illogico conservarci il diritto di approvarne 
n respingerne le modificazioni od aggiunte. « 

Dunque, in Italia Texequatur e il placet bisognava 
abolirli non solo nel lato puramente poliziesco d'impe- 
dire la notorietà degli atti, e nell'altro delle disposizioni 
puramente amministrative, sibbene anche in quello sta- 
tutario, nel lato cioè relativo alle aggiunte o modi- 
licazioni al corpo anteriore dei canoni. L'ordine d'idee, 
ihi cui risulta quest'ultima necessità, non fu svolto nelle 
Camere, ma soltanto forse appena accennato. * Tuttavia 



^ Il fatto deirabolizione dei Ck>ncordati venne messo in rilievo 
■ liil Bonghi (Deputati^ 14 marzo 1871, pag. 777, col. 1^ sopra (pa- 
gina 228, n. 2) riferito), ma per dedurne non questa giusta conse- 
guenza, sibbene Taltra erronea, sopra vista, della fine del diritto di 
I ogia nomina. ^ Sulla quistione in quanto il Concordato del 1818 
lotse in vigore per la Sicilia, vedi De Falco guardasigilli, DeputcUi, 
21 marzo 1871, pag. 857-58, e Mancini, ibid., pag 858, col. 3*. 

- Deputati^ 17 marzo 1871, pag. 805, col. 1*, Db Falco guarda- 
sigilli: « Ma, tolta la forza coattiva alle provvisioni ecclesiastiche, 
tolte le immunità di persona e di foro, la misura preventiva del 
l'tàcet e dell' exequa tur [parla in genere, non in ispecie di quelli 
-L^itutari] non ha più alcuna ragione di essere. » — Piìi chiara- 
mente il Bonghi, ibid., pag. 810, col. 3^: « noi rinunciamo al 
fiiritto deir exequatur [tranne che por le provviste beneficiarie], 
perchò rinunciamo air obbligo di renderlo esecutivo, rinunciamo 
'dl'idea di costituire [la disposizione che ha ottenuto Tesequatur] 
Hìxa parte del diritto pubblico intemo. » 



§ 8] SEPARATISMO 291 

occorreva esporlo per dare un concetto chiaro della qui- 
stione, la quale è tanto confusa nella mente della maggior 
parte dei nostri politici. Essi vennero alla medesima so- 
luzione pratica a cui siamo arrivati noi; ma non per lo 
stesso motivo teorico, non per l'inapplicabilità pratica 
deirexequatur e del placet in materia statutaria, ma pei 
principi della separazione e dell* incompetenza; l'inap- 
plicabilità la sentivano, ma non la teorizzavano, non la 
sviluppavano, forse neppure l'accennavano; non l'addu- 
cevano per argomento. 



L'abolizione dell'exequatur e del placet statutari ve- 
niva giustamente concepita come un trasferimento di 
giudizio dal potere amministrativo al giudiziario, * ma 
importa eziandio, che questo emetterà diversi pareri se- 
condo le opinioni politico-religiose delle varie Corti giu- 
dicanti. Quando esistevano l'exequatur e il placet nel 
senso suddetto, i tribunali non avevano ad applicare che 
la parte del diritto ecclesiastico approvata dallo Stato; 
quindi il loro compito era facile. Oggi, invece, essi de- 
vono all'occorrenza esaminare qualunque disposizione 
emanata dall'autorità ecclesiastica, per vedere se non 
sia contraria alle leggi e all'ordine pubblico, e se le si 
possa dare forza coattiva. Presentiamo il problema in 
alcuni casi pratici: un magistrato acattolico dovrebbe 
considerare come nulla una condanna pronunziata senza 
un regolare processo; quindi aggiudicherebbe la conti- 



1 Questo concetto sarà esplicato appresso, a proposito dell'appello 
ab abusa (§ 8, num. 5). 



292 SEPARATISMO [§8 

nuazione del godimeato del benefizio al prete rimosso 
ex informata conscientia: un clericale, invece, ricono- 
scerebbe per canonicamente valida la sentenza del ve- 
scovo, e le darebbe piena esecuzione. Un liberale dovrebbe 
considerare come nulla la sentenza di sospensione o simili 
pronunziata dal vescovo contro un sacerdote che non 
vuole insegnare le massime del Sillabo (le quali, tranne 
quella dell' infallibilità, non hanno carattere dommatico); 
mentre un ultra-cattolico le darebbe piena esecuzione. ' 
Si credette da alcuni, che contro questa libertà ed 
arbitrio della magistratura esistesse un doppio freno nei 
canoni già approvati o riprovati dallo Stato e neir ira- 
mutabilità dei medesimi. Si credeva, cioè, riguardo al 
primo, che, quando una disposizione avesse già ottenuto 
Texequatur ed il placet, dovesse- continuare od aver forza 
di legge anche dopo la Legge delle guarentigie, e che 
al contrario, quando non lo avesse ottenuto, non si po- 
tesse dalla magistratura attribuirle forza di legge. Ma 
questo concetto, nella sua ultima parte manifestato dal 
Mancini, ' non è esatto. Ed invero, gli ex-Stati italiani 



* Sa queste divergenze della giarisprudenza torneremo più giù, 
a proposito degli estremi degli effetti civili e della loro ricogni- 
zione da parte della magistratura (§ 8, num. 5). Qui ci occuperemo 
dei pretesi rimedi contro le medesime. 

' Deputati, 16 marzo 1781, pag. 800, col. 2% Mancini: < Non è 
dunque da temersi, che tutti quegli atti e provvedimenti, che sono 
rimasti allo stato di conato e di progetto fino ad oggi nei diversi 
paesi d'Italia, perchè T autorità civile mentre si trovava investita 
del legittimo esercizio di quei diritti, giudicò che dovessero essere 
respinti come incompatibili colle leggi e cogli ordini dello Stato, 
che in un momento, mercè la votazione deirarticolo 17 e la ema- 



§ 8] SEPARATISMO 293 

avevano concesso Texequatur o il placet a tante dispo- 
sizioni statutarie a cui oggi non li darebbero, siccome 
contradittorie colle nostre leggi e col nostro diritto pub- 
blico; ad esse quindi la magistratura non può attribuire 
forza di legge: d'altra parte, anche concesso che il ma- 
gistrato sia tenuto a considerare sempre come nulli gli 
atti a cui il Governo italiano o quelli degli ex-Stati 
hanno ricusato Texequatur o il placet, chi impedirebbe 
alla Santa Sede o ai vescovi di rinnovarli sotto altra 
forma per togliere queirostacolo alla loro applicazione? » 
Vero è che il magistrato deve sempre tener conto del- 
Texequatur odel placet già concesso o negato; ma non 
può servirsi di questo come un criterio esclusivo nei suoi 
giudizi, tranne in grandissima parte nelle materie pura- 
mente civili (esempio patronati, oneri comunali, ecc.)i 
ma non in quelle di Diritto pubblico. 

La seconda guarentigia dei fedeli e del basso clero 
contro Tabi trio dei magistrati ultracattolici o condiscen- 
denti alle mire conciliatrici del Governo, si credeva di 
trovarla nella pretesa immutabilità del Diritto e della 
Procedura canonica. Ma infine, si diceva, la Chiesa cat- 
tolica è organizzata; essa ha una legislazione ricchis- 
sima, possiede disposizioni ben ferme e chiare, una pro- 



nazione di questa legge, vengano di un tratto tatti a convalidarai 
e ad assumerò quel vigore che non hanno mai avuto finora; dap- 
poiché alti'imenti io sarei costretto a votare contro Tarticolo e con- 
tro la legge intera, non potendo più concepire la portata e gli 
effetti che deriverebbero dalla proposta abolizione. > 

* Ciò ò stato osservato giustamente dal Pxola, Della libertà ecc., 
pag. 59-61. 



294 SEPARATISMO [%S 

oedura molto minuta; dunque i suoi Codici o Statuti 
offrono guarentigie sufflcenti: tutto sta, aggiungeva qual- 
che libero pensatore, a mostrarci noi energici, nel fare 
eseguire questi Statuti, essi sono sufflcenti; né e* è tanto 
da temere per l'avvenire, poiché la Chiesa pecca più 
tosto di fossilità che di mutabilità. * Ma questo ragio- 
namento è falso. Anzi tutto, vero è che la Chiesa cat- 
tolica ha una procedura minuta e che offre guarentigie 
sufflcenti al giudicabile; ma accanto a questa procedura, 
ordinaria, possiede quella straordinaria, sommaria, o me- 
glio sancisce il principio che il vescovo può addirittura 
fare a meno di qualunque procedura, condannare sopra 
semplici informazioni particolari, ex informata conscien- 
tia: siffatta sentenza, dal punto di vista ecclesiastico, 
nel Diritto della Chiesa, non è punto un arbitrio, sib- 
bene pienamente legale: il Concilio ecumenico di Trento, 



» Deputati^ 27 genn. 1871, pag. 397, col. 2% Berti: «Alcuni di- 
cono : il diritto canonico muta, il diritto canonico è nelle mani del 
Pontefice. Io non lo credo. La Chiesa ha ordini giuridici, e non pnò 
mutare questi ordini che col consenso dei poteri anche costituenti 
la Chiesa. > ~ Padelletti, La Politica ecclesiastica, cit pag. 669; 
« non.... è da concludersi che i membri della Chiesa cattolica non 
abbiano se non doveri e diritto nessuno: imperocché ogni rapporto 
è cosi particolarmente determinato dalle leggi canoniche e sopra- 
tutto il procedimento è circondato da tante cautele e garanzie, che 
il diritto ne sorj^e di per sé a lato del dovere corrispondente. Quando 
soprattutto i superiori gerarchici si pongono al di fuori delle leggi 
canoniche [Ma la prima legge canonica ossia ecclesiastica, massime 
dopo il Concilio Vaticano, è che il Papa è superiore alla legge po- 
sitiva ] e procedano ad arbitrio, il diritto dei membri della Chiesa 
è violato e, se non trova soddisfazione nella procedura ordinaria ca- 
nonica, lo Stato deve sottentrare a tutelarlo e guarentirlo. » 



§ 8] SEPARATISMO 295 

base della moderna disciplina ecclesiastica, attribuisce 
ai vescovi questa facoltà. Coloro che parlano delle gua- 
rentigie offerte dalla procedura canonica, dimenticano 
cbe la Chiesa permette di farne a meno, che la puni- 
zione ex informata conscientia è una delle leggi della 
Chiesa. 

Non meno falsa è l'altra idea dell'immutabilità delle 
disposizioni ecclesiastiche. Essa nasce dal vedere come 
il Vaticano si sia ostinato nelle idee medievali; ma, pre- 
scindendo da ciò che queste stesse hanno dovuto subire 
modificazioni per venire accomodate ai tempi, basta ac- 
cennare al concetto della « vigens Ecclesiae disciplina >, 
per mostrare come sia erroneo quello dell'immutabilità. 
Ogni Stato, nel fare una nuova legge, deroga alla pre- 
cedente in quanto è contraria a questa o la abroga com- 
pletamente: nel primo caso la dottrina e la giurispru- 
denza chiariscono e determinano subito quali siano le 
parti ancora in vigore. Questo medesimo processo in 
fondo ha luogo anche nel Diritto della Chiesa cattolica; 
ma non nel medesimo grado: sia perchè i suoi tribunali 
sono molto più numerosi e in paesi di diverse consue- 
tudini, sia perchè il potere legislativo della Chiesa non 
è ben definito, sia infine perchè tante disposizioni ven- 
gono dalla Chiesa, in grado molto maggiore che dal 
potere civile, abrogate tacitamente o per via di consue- 
tudine. Quindi la « vigens Ecclesiae disciplina, » ossia il 
Diritto vigente,, non esclude nelle autorità ecclesiastiche 
la facoltà di applicare, quando lo credano, una delle 
vecchie disposizioni non ostante che sia contraria alla 
pratica in vigore. Cosi, per esempio, secondo il diritto 
più rigoroso della Chiesa, una persona cattolica non pò- 



296 SEPARATISMO [ § 8 

trebbe sposare una acattolica se non promettendo di fare 
tutti gli sforzi per farla entrare nel grembo della Chiesa 
romana e a patto che l'altra si obblighi a far allevare 
cattolicamente la prole. Ma la Chiesa, dovendo accon- 
ciarsi alle mutate condizioni dei tempi, alle moderne 
necessità sociali, al poco fervore dei credenti, di solito 
oggi si contenta di meno: tuttavia ciò non impedisce ad 
un vescovo od al Papa, quando per esempio il partito cat- 
tolico ottiene qualche trionfo in alcuna delle Camere 
tedesche, di diventare più esigenti e proibire al parroco 
di dare la benedizione nuziale o di assistere alle dichia- 
razioni del consenso, se la parte acattolica non addivenga 
a qualche concessione di più di quelle che sono allora 
in uso nel paese. 

Dunque il carattere conservativo e medievale della 
Chiesa non implica precisione e rigidità nel suo diritto, 
come r assolutismo non include immutabilità di Leggi e 
guarentigie pei sudditi. E qui è il caso di parlare pro- 
prio di assolutismo. Il Concilio Vaticano non solo ha di- 
chiarato il Papa infailibile, ma ha sanzionato il principio 
tanto oppugnato dalla scuola gallicana, che egli è vescovo 
universale, cioè non solo è capo di tutti i vescovi, sib- 
bene in ogni diocesi egli può emanare atti ed ordini al 
pari, anzi al di sopra e contro la volontà, del vescovo 
rispettivo, anche in casi ordinari. Cosi, per esempio, può 
nominare egli direttamente a tutti quei benefici la cui 
collazione appartiene al vescovo; può non solo abolire 
lo statuto emanato da un vescovo, ma imporne egli stesso 
un altro. * Un magistrato sinceramente cattolico si tro- 



' Constitutio dogmatica prima de Ecclesia Christi, edita in ses- 
•ione IV Bacroaancii ecomenici concilii Vaticani (18 loglio 1870); 



f^tl^r^..- 



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§ 8] SEPARATISMO 297 

verebbe in obbligo di coscienza di ritenere come valido 
questo Statuto, siccome emanato legalmente dal Papa 
dietro poteri riconosciutigli dommaticamente dal Concilio 
ecumenico vaticano; e cosi i fedeli, il basso clero e il 
vescovo stesso si troverebbero da un momento all'altro 
esposti ad ogni arbitrio della Santa Sede, ritenuto come 
legale dalla magistratura. E si noti, che il potere di 
vescovo universale è stato dichiarato dal Concilio non 
come una semplice norma disciplinare, come un semplice 
diritto, ma come un domma. Pertanto il magistrato si 
troverebbe costretto a giudicare anche in materia dom- 
raatica; quantunque egli debba considerare la quistione 
solo dal punto di vista giuridico, pure la soluzione, se 
anticlericale, viene ad essere anche eterodossa. 

Dunque né la procedura ecclesiastica, né la pretesa 
immutabilità dei canoni emanati dalla Chiesa, sono un 



cap. Ili, De vi et ratione primatus Romani pontificis, « Docemns 
proinde et declaramus, ecclesiam Romanam, disponente Domino, su- 
per omnes alias ordinar iae potestatis obtinere principatam et hane 
Romani pontificia iurisdictionis potestatem, quae vere episcopalis 
est, immediatam esse, erga qaam cuiuscanque ritus et dignitatis 
pastores atque fideles tam seorsim singuli quam simul omnes offi- 
cio hierarchiae subordinationis veraeque oboedientiae obstringuntur, 
non solum in rebus^ quae ad fidem et mores, sed etiam in tis, 
quae ad disciplinam et regimen ecclesiae per totam orbem diffosae 
pertinent.... — Si quis itaque dixerit^ Romanum ponti ficem habere 
tantummodo o/ficium inspectionis vel directionis, non autem plenam 
et supremam potestatem jurisdìctionis in universam ecclesiam.... aut 
eum habere tantum potiores partes, non vero totam plenitudinem 
huius supremae potestatis; aut hanc ejus potestatem non esse or- 
dinariam et immediatam sive in omnes ac singulas ecclesias, sive 
in omnes et singulos pastores et fideles, anathema sit. » 



298 SEPARATISMO [§8 

freno ai magistrati clericali o condiscendenti alla po- 
litica governativa, né sono una guarentigia pei fedeli e 
pel basso clero; poiché la Chiesa stabilisce che si può 
legalmente fare a meno di qualunque procedura, che i 
vescovi e il Papa possono richiamare in vigore, quando 
lo credano tutte le vecchie disposizioni, e che il Ponte- 
fice, monarca assoluto, possa sostituirsi direttamente 
nelle funzioni di ciascun vescovo. 

Il Governo si è lavato le mani di certe quistioni ri- 
mettendole alla magistratura; ma questa poi si trova 
discorde, impacciata o appassionata o poco indipendente 
nel giudicarle: * tuttavia questa soluzione era fatale; 
r Italia, come sopra mostrammo non avrebbe potuto adot- 
tare altro sistema a causa dei suoi precedenti storici e 
delle sue condizioni politiche. 



Veniamo finalmente air exequatur e al placet in mate- 
ria beneficiaria, per esaminarne l'estensione, e T utilità e 
necessità pratica: la sua ragione giustificatrice teorica, di 
già è stata esposta. Vedemmo come la (Hunta credesse 



* PiOLA, Della Libertà.»,, cit, pag. 65-66: «A questo modo un 
tribunale può giudicare per esempio, che una bolla papale è con- 
traria a una legge dello Stato, o a uà diritto vescovile, e un altro 
tribunale giudicare invece che non è contraria; e quindi qaelia 
bolla non avrà validità civile nella giurisdizione del primo tribu- 
nale, e ne avrà, all'opposto, in quella dell^ altro. Che imbroglio è 
questo? E i tribunali incaricati anche di giudicare delle ragioni 
d'ordine pubblico, che sono, molte volte, ragioni di opportunità 
politica! Cosa mai possono saper di questo i tribunali? È un per- 
vertimento d'ordine, ci pare. » 

\ 



§ 8] SEPARATISMO 299 

fossero sufficienti per frenare i mali di un'elezione vesco- 
vile parrocchiale ostile allo Stato, che questo rinun- 
ziando alla regia nomina, si privasse di un mezzo preven- 
tivo, ma coirexequatur e il placet, in materia beneficiaria 
conserverebbe le armi repressive. L'efficacia di queste 
dipendeva però dalla maniera di concepirle, se, vale a 
dire, la negazione dell' exequatur o placet ossia dell'as- 
senso regio avesse per effetto soltanto la proibizione di 
usufruire del beneficio annesso all'ufficio, o, invece, anche 
di esercitare l'ufficio stesso. Siffatto quesito non venne 
formulato chiaramente nelle Camere, ne dibattuto; ma 
dalle dichiarazioni più tosto incidentali sembra risulti, 
che la ricusa del regio assenso venisse concepita come 
proibitrice soltanto del godimento del beneficio, non anche 
dell'esercizio dell'ufficio. Di qui è venuto un grave in- 
conveniente, il quale più tardi fu evitato dalla Germania 
col togliere insieme al beneficio anche il diritto del- 
l' esercizio delle funzioni annesse. La Santa Sede non 
manca di mezzi per mantenere i vescovi che non possono 
non vogliono conseguire dallo Stato l' exequatur e con 
esso il beneficio; perciò manda i suoi proconsoli a fun- 
zionare senza curarsi molto del Governo. Questi vescovi 
senza beneficio abitano fuori del palazzo vescovile, in 
case private o nel seminario diocesano, si ostentano po- 
veri e perseguitati, e cosi, pel sentimento di compassione 
ingenito Terso tutti gli oppressi, acquistano più simpatia 
e più influenza di quanta altrimenti non ne avrebbero. 
Ecco l'inconveniente della mezza misura del "carattere 
dato al nostro regio assenso beneficiario. 

Ma che cosa si sarebbe dovuto fare? Le vie possibili 
sarebbero state due. impedire colla negazione dell' exe- 



300 SEPARATISMO [§ B 

quatur e del placet anche 1* esercizio delle funzioni spi- 
rituali, abolirli anche in materia beneficiaria. Dove 
avrebbero condotto queste due vie? Riguardo alla prima, 
affermiamo anzi tutto il diritto dello Stato d'impedire 
r esercizio delle funzioni spirituali a colui al quale nega 
Texequatur o il placet: ed invero glielo nega (lasciamo 
da parte i requisiti tecnici, come la laurea in teologia 
in diritto canonico, ecc.; giacche la questione vera, 
essenziale non verte intorno ad essi), perchè lo crede 
ostile, pericoloso; questo pericolo non cessa, anzi diviene 
maggiore quando egli esercita le sue funzioni; lo Stato, 
dunque, nell'interesse dell'ordine pubblico, ha benissimo 
il diritto d'impedirgli questo esercizio; come del resto 
lo impedirebbe certamente ad un ministro acattolico. Ma, 
posto fuori di dubbio tale diritto, si trova politicamente 
l'Italia in grado di esercitarlo? vi si trovava nel 1871? 
Nel 1871 io non avrei esposto il Paese al pericolo, che 
sarebbe potuto nascere dal movimento delle masse. Vero 
è che si sarebbe trattato di diritto intemo; ma le Po- 
tenze estere difHcilmente sarebbero rimaste indifferenti 
innanzi a un movimento religioso italiano. Molto più che 
la quistione non si sarebbe limitata ad uno o due ve- 
scovati; essa si sarebbe in un momento dovuta neces- 
sariamente estendere a circa i due quinti delle diocesi 
del regno. Giacché allora, non essendosi il Governo e la 
Santa Sede potuti intendere riguardo alle nomine da 
fare, esisteva un grandissimo numero di vescovati va- 
canti (89), e, quel ch'era peggio, per molti di essi il 
Papa aveva consacrato e mandato vescovi senza curarsi 
del diritto regio di nomina o di patronato. Il Governo 
avrebbe dovuto pertanto cominciare dal cacciare a viva 



§ 8] SEPARATISMO 301 

forza dalle loro sedi tutti questi vescovi illegali, rimuo- 
verli dalle chiese durante l'esercizio delle loro fun- 
zioni, per esempio in una solenne messa, in tempo di 
cresima, di ordinazione ecc., innanzi a un popolo di cre- 
denti. Giacché, secondo probabilità, i proconsoli pontifici 
non avrebbero avuto tanta prudenza, da ubbidire senza 
altro alla legge, da cessare dall'esercizio dello loro fun- 
zioni, da ritirarsi in santa pace: tutt' altro, avrebbero 
anzi forse salutato con gioia, almeno pei primi tempi, 
una legge che li avesse potuti esporre ad un martirio 
a buon mercato, per eccitare subbugli nel popolino, e 
mandare a monte quel Governo di usurpatori, della cui 
stabilità non erano troppo sicuri. Se noi avessimo a ri- 
fare la Legge delle guarentigie oggi, la condizione delle 
cose sarebbe differente, specie rispetto all'estero: oggi il 
nostro Stato è ben più solido, potrebbe resistere alle 
pressioni delle Potenze; potrebbe più facilmente sedare 
dei tumulti popolari; tumulti del resto, che anche nel 1871 
avrebbero potuto solo disturbare la tranquillità pubblica, 
l'ordine per pochi momenti, ma non mai mettere a re- 
pentaglio la salute stessa dello Stato, * poiché in Italia 



* Riferiamo T opinione del Bonghi, quantunque non la dividiamo 
completamente; Deputati, 6 maggio 1875, pag. 2992, col. 1^, Bonghi 
Ministro della Pubblica Istruzione: < che cosa avrebbe potuto fare 
il Governo al vescovo il quale, nominato dal Papa ed andato nella 
sua diocesi, si fosse limitato, non a chiedervi i beni temporali o 
la canonica, non ad esercitarvi alcuna di queste funzioni giurisdi- 
zionali di cui vi diceva, ma a dare la cresima, a santificare gli olii ? 
Ma credete voi che la coscienza dell* Italia avrebbe sopportato, che 
voi aveste preso questo vescovo e V aveste messo fuori della sua 
diocesi? Una voce a sinistra. No! — BoNani. Meno male! — Alcune 



302 SEPARATISMO [ § 8 

non c'è persona colta e illuminata, anche se sincera- 
mente cattolica, la quale non preferisca la salvezza del 
paese agl'interessi curiali della Santa Sede, diflferente- 
mente che in Germania, nel Belgio, in Francia. 

L'altra via, l'abolizione del placet e dell' exequatur 
anche in materia beneficiaria, avrebbe lasciato piena 
balia alla Santa Sede di mandare tutti i più retrivi e 
reazionari a reggere le sedi vescovili e parrocchiali. 
Sarebbe stato questo danno minore o maggiore dell'altro 
della compassione eccitata da vescovi esercenti le loro 
funzioni senza beneficio, senza stipendio? Per risolvere 
questo quesito occorre vedere qual' è il grado della me- 
desima. 

La compassione che eccitano i vescovi privi delle Mense, 
e la simpatia che essi si attirano, è stata esagerata. Essa 
si limita ai soli bassi strati della nostra popolazione, e 
quasi esclusivamente nelle campagne; le nostre persone 
colte sono quasi tutte indifferenti o incredule, specie i 
giovani, e quindi oggi molto più che nel 1871, e di qui 
a un decennio lo saranno molto più che oggi. Gli stessi 
operai, nelle grandi città sono anch'essi indiflferenti o ad- 
dirittura atei. E poi il buon senso non manca del tutto 
nel popolino medesimo; esso vede che il vescovo senza 
beneficio non è un poveraccio qualunque senza pane e 
senza letto; che, se non gode il palazzo vescovile, non 
gli manca però una casetta messa decentemente e, il più 
delle volte, neppure la sua carrozza: il Santo Padre ha 



voci a sinistra. Si! si! — Bonghi. Si e no (Ilarità). — Ebbene la 
coscienza dell' Italia non ve lo avrebbe permesso non solo col gri- 
darvi contro, ma col ridervi dietro. > 



§ 8J SEPARATISMO 303 

denari per tutti. E se il vescovo si lamenta della man- 
canza del beneficio non pei suoi interessi mondani (giac- 
ché egli pensa soltanto a quelli celesti), sibbene perchè 
così è privo di beneficare il popolo; questo gli crederà 
sino a un certo punto, perchè riflettendo un po', si ac- 
corge che, se il Governo nega la mensa al vescovo, non 
perciò cessa di pagare gli oneri di beneficenza annessi 
alla medesima. Non s' ingrandisca, dunque, più del vero, 
la sfera della compassione e della simpatia che eccita 
il vescovo privo del beneficio. 

Bisogna, d'altra parte, tener presenti anche i vantaggi 
che offre al Governo la vacanza, effettiva o legale, di 
una sede vescovile. E invero, detratta la part'e della 
mensa, che è affetta da oneri di beneficenza, il resto 
cede al Fondo del culto, cioè in alleviamento di pesi di 
culto che sono a carico dello Stato, delle provincie, dei 
comuni, a profitto dell'istruzione pubblica, o per opere 
di beneficenza, ecc. Oltre a questo vantaggio econo- 
mico, ce n' è un altro, che, qualora se ne volesse appro- 
fittare, sarebbe ancora più importante : la vacanza delle 
sedi, cioè, agevolerebbe la riduzione delle medesime. * La 
condizione poi della sede vacante non offre inconvenienti, 
almeno per lo Stato; si nomina un vicario capitolare, 



* Deputati^ 13 marzo 1871, pag. 761, col. 3^^ Mancini: « Per me 
credo che la vacanza delle aedi non è una calamità, un idisaatro 
per r Italia. <» Non è tale anzitutto perchè cosi rimane sempre, ove 
siavi lontana speranza di pacificazione, la possibilità di una riduzione 
del numero sproporzionato ed eccessivo dei vescovi e delle diocesi 
italiane, riduzione che è un bisogno universalmente sentito dal Go- 
vernQ q dal popolo italiano. » 



304 . SEPARATISMO [§8 

che, — prescindendo dal suo colore politico * — , può 
esercitare quasi tutte le funzioni del vescovo ' senza 
percepire i frutti della mensa, spesso lauta, i quali re- 
stano a vantaggio del Fondo pel culto. — E poi Texe- 
quatur e il placet in materia beneficiaria avrebbero po- 
tuto arrecare risultati migliori, se il Governo fosse stato 
meno cedevole verso la Curia; il che non si deve attri- 
buire tanto a mancanza di energia negli uomini che dopo 
il 1871 sono stati al potere, neppure alla necessità politica 



' Giadicato diversamente; Deputati, 11 marzo 1871, pag. 748, 
col. 2% MiNGHETTi: « Ma si dice: se noi conserviamo il diritto di 
presentazione e raccomandazione dei vescovi, noi però non ne faremo 
che poco nessan uso: quando avvenga la vacanza di una diocesi 
noi prorogheremo indefinitamente T esercizio del nostro diritto ed 
avremo cosi un numero minore di avversari. Voi v'ingannate se 
stimate in questa guisa di evitare i perìcoli; anzi li moltiplicate' 
Credete voi che i capitoli, che i vicari capitolari vi saranno meno 
avversi di quel che vi sarebbe il vescovo? Io credo che lo saranno 
di più, perchè in un corpo collettivo la responsabilità è minore, 
razione più segreta, T impunità più facile, mentre il vescovo, essendo 
unico responsabile ed in uflScio evidente, dovrà pensare maggior- 
mente ai suoi atti, come quelli che sono veduti e giudicati da tutti. > 
— Al contrario Mancini, ibid. 13 marzo, pag. 761, col. 3*: « Sic- 
come il Capitolo nella sede vacante esercita collettivamente la giu- 
risdizione e la delega d'ordinario a quello tra i suoi membri che 
raccoglie la fiducia e il suffragio del maggior numero, cosi gli uo- 
mini dominati da passioni politiche o che non abbiano qualità che 
li rendano meritevoli della pubblica stima, ben di rado e solo per 
eccezione riescono nominati vicari capitolari. '» — Cfr. i passi rife- 
riti sopra, pag. 248, n. 1 ; pag. 249, n. 1 ; pag. 250, n. 3. 

* Vedi p. es. Hinschius cit., Bd. Il, 1878, pag. 228 e seg. e spe- 
cialmente pag. 240 e seg. , 



§ 8] SEPARATISMO 305 

delle cose, quanto all' influenza funesta delle idee confuse 
di separazione e d'incompetenza. 

Noi, dunque, approviamo la conservazione dell' exe- 
quatur e del placet in materia beneficiaria e soltanto 
in questa; crediamo che sia stata l'unica giusta solu- 
zione politicamente possibile; ma avremmo desiderato che 
il Governo, specie dopo il 1871, avesse avuto idee più 
giuste intorno alla libertà, della Chiesa, avesse studiato 
davvero il problema invece di girarlo ad ogni occasione, 
e si fosse mostrato più energico di fronte alla Curia 
romana. 

La cedevolezza del Governo, specie sino al 1874, si 
manifestò anzi tutto nell'interpretazione troppo rilassata 
dalla Legge stessa delle guarentigie. Questa aveva fatto 
rinunzia della regia nomina soltanto pei benefizi mag- 
giori (art. 15). Ma il Governo l' ha estesa anche pei mi- 
nori, dapprima solo di fatto, poscia esplicitamente e teo- 
ricamente. Di ciò gli fu mosso accusa in un' interpellanza 
del 1874; * ma questa, al pari delle altre quistioni intorno 
all'interpretazione ed applicazione della Legge delle 
guarentigie, fu ampiamente discussa nella interpellanza 
Mancini - La Porta - Cordova del 1875. * Agli oppositori 



1 Interpellanza Miceli presentata il 14 febb.. 1874, rimandata 
(19 febb.) a dopo la votazione dei provvedimenti finanziari; annun- 
ziata di nuovo il 26 maggio, svolta il 28. 

2 Interpellanze dei deputati Mancini [già presentata il 10 mar. 1875] 
e La Porta [già presentata il 17 marzo 1875 alla fine deU' inter- 
rogazione, la quale cosi trasformò in interpellanza] e interrogazione 
Cordova [già presentata il 10 marzo] intomo agli exequatur, ad 
atti e tolleranze ministeriali in materia ecclesiastica contro le leggi 
ed il diritto pubblico dello Stato; intomo ai rapporti esistenti tra 

K. Scaduto — QuarenUgic Pontificie 5W 



306 SEPARATISMO [§ 8 

riusciva ben facile il dimostrare, che la legge aveva 
rinunziato solo pei benefizi maggiori, ciò si trovava 
scritto nel modo più esplicito: ma il Ministero soste- 
neva, e credo a ragione, che lo spirito della Legge 
era contrario alla lettera, per quanto esplicita, della 
medesima; che si era voluto rinunziare a qualunque par- 
tecipazione dello Stato come tale [non anche nella qualità 
di privato, di patrono] nell'iniziativa delle elezioni ec- 
clesiastiche, e quindi, se ciò si era espresso esplicitamente 
riguardo ai benefizi maggiori, dovesse sottintendersi a 
fortiori pei benefizi minori. * Questa ragione, pura- 
mente logica, ermeneutica, avrebbe potuto lasciare dei 
dubbi, ma essi dovevano scomparire innanzi ad. altre di 
fatto. Si disse, cioè, giustamente, che la rinunzia era 
stata limitata ai benefizi maggiori, non perchè si vo- 



lo Stato e la Chiesa cattolica e sair articolo 18 della Legge delle 
guarentigie; [Cordova] sugli abasi ed inconvenienti per opera di 
una parte del Clero, che soffrono i possessori dei beni delle mani- 
morte ecclesiastiche, specialmente per efletto delle istruzioni dira- 
mate in occasione del giubileo. Deputati^ (Discussioni), 28 aprile 1875, 
pag. 2788 e seg.; 1^ maggio, pag. 2830 e seg.; 3 maggio, pag. 2862 
e seg.; 4 maggio, pag. 2895 e seg.; 5 mag., pag. 2931 e seg.; 
6 mag., pag. 2975 e seg.; 7 mag., pag, 3003 e seg.; 8 mag., pa- 
gina 3044 e seg. v- Il Laporta ritira il suo ordine del giorno 
(P maggio, pag. 2851, col 2^) per non impedire lo svolgimento 
deir interpellanza Mancini vertente sol medesimo argomento. 

* Deputati, 4 maggio 1875, pag. 2901, coL 1*, Vigliani goarda- 
sigilli: « r argomento principale, in forza del quale il Governo ha 
stimato non essere, circa ai benefizi minori, mantenuta la prero- 
gativa regia, fu che se la prerogativa regia è stata abbandonata 
pei* i benefìzi maggiori, non si possa ragionevolmente supporre che 
sia Qtata conservata per i benefizi minori. » 



§ 8] SEPARATISMO 307 

lessero escludere i miaori; ma perchè s' ignorava che in 
qualche parte d'Italia esistesse la nomina regia anche 
pei medesimi (canonicati e parrocchie), * e che infatti 
in tutta la lunghissima discussione delle due Camere non 
ci sia una sola parola, che accenni al concetto, che ri- 
guardo ai benefizi minori non s'intendesse rinunziare 
alia regia nomina. * Questa era la vera spiegazione. La 
Destra avrebbe potuto aggiungere, che già nelle tratta- 
tive di Concordato colla Santa Sede il Ricasoli aveva 
rinunziato alla nomina regia esplicitamente anche pei 
benefizi minori. 

Un altro dei punti, in cui il Governo aveva, a ragione 
a torto, interpretato la Legge delle guarentigie in senso 
favorevole alla Santa Sede, era quello se Texequatur e 
il placet riguardino soltanto il beneficio e la rappresen- 
tanza civile, od anche l'esercizio dell' ufl3cio, quistione 
mossa dalla Camera dei Deputati dapprima dal Miceli 
nel 1874, ' e poscia dibattuta più vivamente nella grande 
discussione sulla politica ecclesiastica nel 1875. Lo scopo 



^ Vedi il passo sopra (pag. 276, n. 1) riferito del Bonghi, Deputati^ 
14 marzo 1871, pag. 775, col. 3% dove si dice chiarissimamente che 
Tabolizione della regia nomina trovava un riparo anche più vasto, in 
quanto essa rigoardaifte i soli benefizi maggiori, mentre Texequatur e 
il placet anche i minori: asserzione che non fa ribattuta da nessuno. 

3 Cosi ragionava TAuriti, 4 maggio 1875, Deputati^ (Discussioni), 
pag. 2946, col. 2*. 

3 Interpellanza del deputato Miceli sul modo di esercitare Texe- 
quatur ed il placet e sulla collazione dei benefizi di patronato regio, 
svolta il 28 maggio 1874, Deputati; vedi specialmente la pag. 2658, 
col. 1* e 3*. 



308 SEPARATISMO [ § 8 

logico che gli avversari del Ministero assegnavano al 
fatto, che V exequatur e il placet debbono riguardare 
anche l'esercìzio dell'ufficio, era quello, da noi già ac- 
cennato, che fosse necessario di togliere ai nemici del- 
Tunità nazionale e della civiltà la forza che loro deri- 
verebbe dall'esercizio del medesimo.* Ma la quistione 
oramai non poteva essere tanto sul merito, quanto sulla 
interpretazione della Legge. 

I fatti più notevoli in proposito erano i seguenti. Il 
Bonghi, relatore, aveva detto sempre che Texequatur e 
il placet fossero necessari anche per l'esercizio dell'uf- 
ficio : ' egli ora, nella discussione del 1875, sedendo nel 
banco del Ministero della Pubblica Istruzione, senza ne- 
gare le sue evidenti opinioni anteriori, si sforzava di 
dar loro un' interpretazione diversa. Vero è, diceva egli, 



* Deputati, 28 maggio 1874,. pag. 2659, col. 2% Miceli: « 
[La Legge delle guarentigie] volle che dall' exeqaatur dipendesse 
anche T ufficio, affinchè i nominati, se nemici, non potessero valersi 
contro le istituzioni dello Stato, contro gli interessi del paese, della 
posizione che dà loro T ufficio ecclesiastico. » 

* Ciò fu messo in rilievo nella discussione del 1875, specialmente 
dal La Porta (P maggio, pag. 2843, coL 2*^) e dal Guerrieri-Gon- 
zaga (5 maggio, pag. 2941, col. 2^). Deputati, 17 marzo 1871, Bonghi, 
rispondendo al Garutti, dice, il sistema della Gommissione essere « di 
mantenere per ora la vigilanza e il sindacato "che lo Stato esercita 
su queste nomine [dei vescovi e parroci] una volta fatto, prima 
che i nominati entrino neir ufficio e per abilitarli ad entrarvi. Le 
temporalità sono intimamente connesse coir ufficio. L* exequatur e 
il placet apponendosi alle ordinanze, bolle e rescritti del Papa e 
dei vescovi, abilita cosi air esercizio pubblico, esterno, legale del- 
l'ufficio, come al sicuro, tranquillo, giuridico godimento dei beni 
che con queir afficio è connesao. > 



§ 8] SEPARATISMO 309 

che io ho sempre asserito, che l'exequatur e il placet 
si riferiscono anche all'esercizio deirufflcio; ma bisogna 
distinguere tra ufficio spirituale e ufficio giurisdizionale, e 
suddividere quest'ultimo in giurisdizione del foro interno 
e giurisdizione del foro esterno: ora io, continuava il Bon- 
ghi, intendevo parlare dell'ufficio di giurisdizione esterna; 
non volevo dire che senza l'exequatur il vescovo non 
potesse esercitare il suo ufficio spirituale e l'ufficio di 
giurisdizione interna. * Questa interpretazione mi sembra 
stiracchiata, e forse è dovuta unicamente al fatto, che 
l'autore allora sedeva nei banchi del Ministero, e non 
già ad una convinzione personale. 

L'Ufficio Centrale del Senato aveva proposto un emen- 
damento all' articolo 16, col quale all' espressione « prov- 
vista dei benefizi maggiori e minori » se ne sostituiva 
un' altra che indicava esclusivamente il concetto dell'im- 
missione in possesso. Questo emendamento fu respinto 
dal Senato; ma non si disse se si fosse considerato come 
una variante puramente di parole, o come una variante 
di senso, cioè come una esplicazione o come una corre- 
zione: sicché dal fatto che venne rigettato, non si può 
dedurre che i Senatori, contro il proposto emendamento 
del loro Ufficio Centrale, abbiamo interpretato l'articolo 



^ Deputati, 6 maiggìo 1875, pag. 2991, col. 1% (Discussioni), 
BoNaHi, Ministro dell'I. P.: « ebbene, io dico che l'opinione mia 
è sempre la medesima; rexeqnatar abbraccia il beneficio e rufilcio 
insieme. > Prosegue spiegando il come, e poi conclude ibid., col. 2^: 
« Adanqne che cosa ci rimane? Ci rimane questo; che il vescovo 
il quale non ha Texequatur non può possedere il benefizio e non 
pnò esercitare nessuna di quelle funzioni giurisdizionali che si chia- 
mano pure di foro esterno. > 



310 SEPARATISMO [§8 

16 nel senso, che Texequatur e il placet siano indispen- 
sabili anche per T esercizio dell' ufficio. * 

Tuttavia il Guardasigilli De Palco, a proposito di que- 
st'emendamento, aveva espresso quest'ultima opinione:* in 
in bocca del Guardasigilli ed in una tale occasione, essa 
dovrebbe avere molto peso: ma si noti (il che non è stato 
osservato nella discussione del 1875), che fu espressa in 
un modo incidentale, senza confutare l'opinione contraria, 
e quindi non destò l'attenzione dei Senatori. 

Uno degli argomenti, che nella discussione della Legge 
delle guarentigie solevano addursi in favore dell' exe- 
quatur e del placet anche in materia beneficiaria, era, 
come accennammo, che altrimenti si sarebbe caduti nel 
grave sconcio di vedere vescovi e parroci esercitare il 
loro ufficio senza beneficio, e cosi colla povertà attirarsi 
la simpatia del popolo e suscitare odii contro il governo. ' 



* Questo fatto venne chiarito dall' Aubiti, (5 maggio 1875, Le* 
putati^ pag. 2949, col. l*"), in risposta al Guerrieri-Gonzaga (ibid. 
pag. 2941, col. 2^^). 

* Ciò fu messo in rilievo dal Guerrieri-CoxNZAGà, Deputati^ 5 
maggio 1875 {Discussioni)^ pag. 2941, col. 2^: « Ma in segaito alla 
discussione del Senato, Tafficio i stesso ritirò il suo emendamento e 
riprese la formola della Camera, e il ministro di grazia e giuatizia 
pronunziò queste precise parole: « Ora, se è ragionevole che la 
Chiesa cattolica, divenuta libera, possa da sé nominare i ministri 
del suo culto e che cessi ogni ingerenza dello Stato in un atto, per 
il quale è incompetente, non è altrettanto necessario che il nomi- 
nato debba cissumere V ufficio ed esercitare le sue funzioni, senza 
che lo Stato intervenga a tutela dei propri diritti. >» 

° Esempio, Senato^ 27 aprile 1871, pag. 532, col. 1% Abiaiu prof M.: 
« Or io credo falsassimo cosi fatto sistema. Nel caso del negato exe- 
quatur, noi avremmo un vescovo costitnito legalmente secondo noi 



§ 8] SEPARATISMO 3ll 

Questo argomento fu portato parecchie volte; ma nes- 
suno, per quanto io sappia, rispose che il detto sconcio 
non avrebbe potuto aver luogo di verificarsi, perchè, 
conservando Texequatur e il placet in materia benefi- 
ciaria, s'intendesse che fossero necessari non solo pel 
beneficio, e per la rappresentanza civile, ma anche per 
r esercizio deirufllcio. Il Mancini nella discussione del 
1875 da questo silenzio volle dedurre il contrario, ma io 
non so come mai egli abbia inteso argomentare per ve- 
nire a tale risultato. * 

Dunque nelle due Camere troviamo fatti prò e contro 
runa e l'altra delle due interpretazioni: nessuna di esse 
fu manifestata in modo da mostrare assentimento da parte 
dei Deputati o dei Senatori: giacché furono espresse 
quasi sempre in guisa incidentale, e sópra tutto senza 



stessi, ma privo di patrimonio : ud vescovo mendicante, come quei 
dei primi tempi della Chiesa, e quindi tanto più venerabile agli 
occhi delle moltitudini e nelle leggende contemporanee di oltre- 
monti, un vescovo fatto apposta per destare quel sentimento di pietà 
del quale va in cerca; un vescovo che dia bene o male la rappre- 
sentazione del martirio. > 

* Deputati^ 3 maggio 1875, pag. 2875, col. 1*^, Mancini: « Del 
resto, signori, allorché questo articolo fu approvato, io non mancai 
di fame oggetto di speciale avvertenza nella Camera, dappoiché 
osservai che sarebbe stato indegno di un popolo civile il non cu- 
rarsi deir esercizio dell' ufficio, permettendolo al nominato dal Pon- 
tefice, e solo negargli la prebenda, cioè autorizzare il vescovo eletto 
ad andare nella diocesi per morire di fame, o per istendere la mano 
al soccorso ed alla carità dei fedeli, con disdoro del Governo. — 
Queste mie dichiarazioni non incontrarono allora obbiezione né con* 
traddizione, sia da parte del Ministero, sia della Commissione; ed 
in questo senio l'articolo fu votato. » 



312 SEPARATISMO [§8 

confutare l'opinione contraria ed eccitare cosi col con- 
trasto l'attenzione delle Camere. Pertanto nel campo 
legislativo la quistione può dirsi indecisa. 

Il Mancini voleva, nel 1875, sostenere che sia proibito 
l'esercizio dell'ufficio a chi non è munito dell'exequatur 
del placet, appoggiandosi sopra un altro argomento, 
sulla lettera della Legge stessa delle guarentigie. Questa 
infatti, egli diceva, adopera l'espressione « rimangono 
soggetti all'exequatur e al placet; » dunque, continuava, 
se gli atti relativi alle provviste beneficiarie « riman- 
gono soggetti » all'exequatur e al placet, s' intende che vi 
rimangono nelle stesse condizioni in cui ei'ano prima, che 
nulla è mutato intomo ai medesimi, e che perciò Txe- 
quatur e il placet restino indispensabili anche per l'eser- 
cizio dell'ufficio, come lo erano chiaramente secondo il 
Regolamento anteriore alla Legge delle guarentigie. * Ma 
questo argomento da per sé solo non ha molta impor- 
tanza, perchè, come vedemmo, le Camere non posero 
mente alla quistione se l'exequatur e il placet riguar- 
dino anche l'esercizio dell'ufficio; quindi dal fatto che 
esse sancirono l'espressione «rimangono soggetti,» non 
può dedursi che la loro intenzione sia stata quella che 
risulta dalla lettera della medesima. L'interpretazione 
del Mancini è giusta da per sa stessa; ma inapplicabile 
al caso presente: se si trattasse di un'espressione del 
Codice Civile, preparato e discusso da specialisti, allora 
l'interpretazione alla lettera sarebbe più ammissibile: 
ma non può dirsi lo stesso di una legge politica; i nostri 
Deputati e Senatori non avevano posto mente al signi- 



* Ibid., Mancini. 



§ 8] SEPARATISMO 313 

Acato che dall'espressione « rimangono » (sulla quale non 
si discusse) avrebbe appresso potuto trarre un sottile 
giureconsulto come il Mancini. Lo spirito della Legge, o 
meglio di quelli che la votarono, mi sembra contrario 
a questa interpretazione, che non mi pare conciliabile 
coi principi della separazione e dell'incompetenza come 
erano intesi dalla maggioranza delle due Camere. 

Alla Legge delle guarentigie tenne dietro un Regola- 
mento, che modificava quelli anteriori intorno alFexe- 
quatur e al placet, ma conservando la norma che la 
bolla d'istituzione dovesse essere presentata in originale, 
e che, quando l'exequatur o il placet venisse negato, 
quella dovesse essere ritenuta. * Questo regolamento ema- 



* Regolamento in esecuzione del Regia Decreto 25 giugno i87i 
per nuove disposizioni circa rexeqnatur ed il placet (Raccolta delle 
disposizioni legislative ed amministrative in materia ecclesiastica 
del regno d* Italia pubblicata p^r cura del Ministero di grazia e 
giustizia e dei culti, Roma, Tip. elzeviriana del Ministero delle Fi- 
nanze, 1883, voi. I, pag. 555-58), art. 2 (pag. 555): « Chiunque 
intenda far uso di una provvisione della Santa Sede concernente 
alcuno degli oggetti indicati nell'articolo precedente, dovrà pre- 
sentarla in originale al Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti, 
e chiedere con apposito ricorso in carta da bollo la concessione del 
Regio exequatur. — La provvisione e il ricorso potranno pure es- 
sere presentati al Procuratore generale presso la Corte d'Appello 
del luogo... » — Art. 4 (pag. 555): < Chiunque intenda far uso 
di una provvisione degli Ordinari Diocesani, la quale concerna al« 
cuno degli oggetti indicati nell'articolo I, dovrà presentarla in ori- 
ginale,.,. » — Art. 3 (pag. 555); « .... Se l'exequatur viene negato, 
51 tratterrà presso il Ministero l'originale della provvisione, e si 
restituirà il ricorso colla seguente annotazione: ««Non si fa luogo 
al chiesto exequatur. » — Art. 9 fpag. 557): « ....Se il Regio 



314 SEPARATISMO [§8 

nava dal Guardasigilli De Falco, cioè da quello stesso 
che in Senato aveva detto, che T exequa tur e il placet 
riguardino anche Tesercizio deirUfQclo: quindi mi pare 
che il senso della ritenzione della bolla o rescritto o de- 
creto sia stato quello che era nei Regolamenti anteriori, * 
cioè d'impedire all'istituito di farsi riconoscere come 
tale presso i fedeli e di proibirgli l'esercizio dell'uffi- 
cio. * In ciò siamo d'accordo colla Sinistra. * 



placet viene negato, si tratterrà presso T Ufficio del Procuratore ge- 
nerale il Rescritto o Decreto Vescovile, e si restitairà il ricorso 
con la segaente annotazione: «« Non si fa luogo alla concessione 
del chiesto placet. »» 

* Regolamento in esecuzione del regio Decreto 5 marzo 1863 
per raniforme esercizio del diritto di exeqaatar in tutte le Provin- 
cie del Regno (Raccolta cit, pag. 311-14). Art 2 (pag. 312;: « Oli 
interessati dovranno presentare in originale e non in copia^ né per 
trasunto ancorché autentico, le dette provvisioni o earte.... » — 
Art 7 (pag. 313): < .... Il rifiuto del Regio exequatnr si farà trat- 
tenendo presso l'ufficio del Delegato la provvisione o carta presen- 
tata, e restituendo il ricorso con la seguente annotazione — <« Non 
si fa luogo al chiesto exequatur. »» — Regolamento in esecuzùme 
del Regio Decreto del 26 luglio 1863 per Funiforme esercizio del 
Regio Placito {Raccolta, cit, pag. 334-36). Art 2 (pag. 334): « Gli 
interessati dovranno presentare in originale i detti Rescritti o De- 
creti.... » — Art 6 (pag. 335): < li rifiuto del Regio Placito si farà 
trattenendo,,,, > 

^ Vero è, che, come rispondeva la Destra, T istituito, essendo di 
accordo colla Curia, può farsi dare un'altra bolla, che quindi la 
ritenzione non basterebbe per impedirgli di fai*si riconoscere dai 
fedeli: da questo punto di vista la ritenzione della bolla potrebbe 
di fatto non essere altro che un puro ntto materiale per indicare 
la negazione delFexequatur o placet: ma non conveniamo col Vi- 
gliani che fosse cosi anche nella teoria^ nell'intenzione del goar- 



\ 



§ 8] SEPARATISMO 315 

Dopo pubblicata la Legge delle guarentigie, si rifor- 
marono gli articoli del Codice Penale relativi ai culti 
(art. 268-70). Ora il guardasigilli Vigliani sosteneva, che, 
dopo modificato V articolo 270 * mancasse una sanzione 
penale contro coloro che esercitassero l'ufficio senza Texe- 
quatur, e che perciò non se ne potesse loro impedire 
l'esercizio. ' Ma, prescindendo dal quesito se colla nuova 



dasigilli de Falco: questi riguardo alla ritenzione ha riprodotto 
quasi alla lettera gli articoli dei Regolamenti anteriori ; quindi non 
è lecito interpretare i nuovi articoli diveniamente dagli anteriori: 
la cosa ci pare evidente; la migliore prova Bta nel loro testo, e 
perciò li abbiamo riferiti. 

* Deputati, 28 maggio 1874, pag. 2659, col. 2*, Miceli: Lo scopo 
della ritenzione della bolla secondo il Regolamento De Falco è di 
impedire Tesercizio deirufficio. — Ibid., P maggio 1875, pag. 2833, . 
col. 2% Là Porta : Lo scopo della ritenzione delia bolla ò d'impedire 
Tesercizio deiruflScio. — Ibid., 3 maggio, pag. 2877, col. 1% Mancini: 
Idem. — AI contrario Vigliani guardasigilli, ibid., 28 maggio 1874, 
pag. 2662, coL 1-2*: La ritenzione della bolla è un semplice segno 
materiale della negazione dell' exequatur, non s'intende con ciò 
impedire Tesercizio delle funzioni religiose. — Cfr. I^ maggio 1875, 
pag. 2838, col. I* (Discussioni) , Vigliani guardasigilli. 

^ Codice Penale approvato con R. Decreto 20 novembre 1859, 
art. 270: « Qualunque contravvenzione alle regole vigenti per la 
necessità dell'assenso del Governo per la pubblicazione ed esecu- 
zione di provvedioienti relativi alla religione dello Stato od agli altri 
culti, sarà punita, secondo i casi, col carcere estensibile a lire cinque- 
cento. » — Art 270 secondo fu modificato colla legge 5 giugno 1871 : 
< Ogni fatto che costituisca reato secondo le leggi penali o secondo 
la legge della stampa, commesso dal ministro del culto nell' esercizio 
del suo ministero, sarà punito con le pene quivi stabilite, non ap- 
plicate nel minimo a norma delle leggi medesime. » 

3 Deputati^ r maggio 1875, pag. 2840, col, 1* (Discussioni), Vi- 
gliani guardasigilli: « Il concetto del legislatore di limitare l'effetto 



31G SEPARATISMO [§ 8 

i^edazione fosse davvero cessata la sanzione penale, si 
rispose benissimo, che la mancanza della medesima non 
significa che il Governo non abbia il diritto e il mezzo 
d'impedire Tindebito esercizio deirufflcio; in Francia, * 
si continuava, non esiste per ciò sanzione penale, e pure 
l'indebito esercizio non accade; e si direbbe poi impo- 
tente il Governo nel caso che andasse a sedere sulla 
cattedra vescovile non un prete nominato dal Papa, ma 
una persona qualunque? * 



deirezequatar alle temporalità, si fa anche più chiaro da ciò che 
noi, dopo aver fatto la legge sulle guarentigie, abbiamo approvata 
e promulgata T altra legge.... che ha modificato tre articoli del 
Codice Penale, e fra questi abrogò quello che conteneva precisa- 
mente la sanzione contro quei novelli beneficiati i quali vanno nella 
sede del loro beneficio, e ne esercitano gli atti religiosi, senza avere 
ottenuto né Texequatur né il placet. — La legge antica era molto 
severa a questo riguardo. Era ai contravventori comminata la pena 
del carcere, che poteva andare fino a sei mesi, ed inoltre una multa 
non leggiera: noi abbiamo cancellato questa sanzione. > 

* Articles organiques du Concordat (1802), art. 18 (De C/Hah- 
PEAUX cit, voi. n, pag. 27): < Le prétre nommó par le premier 
consul fera ses diligences pour rapporter Tinstitution du Pape. — 
Il ne pourra exercer aucune fonction avant que la bulle portant son 
institution ait re^u l'attaché du gouvernement....» 

* Deputati, 1° maggio 1871, pag. 2844, col. 1°, La Porta: € prima 
di tutto.... altro è la sanzione penale contro un reato, altro é Tarìone 
civile per impedire una violazione alle leggi dello Stato, per ini- 
pedire che si eserciti un ufficio in offesa a una legge che lo proi- 
bisce. » — Ibid. 3 maggio, pag. 2877, col. 2*, Mancini: « Ma che 
importa ciò [che nel Codice Penale si sia abolita la sanzione penale 
relativa] ? Credete voi che dovunque non esista una sanzione penale 
le leggi non debbano essere osservate ? — Io domando aironorevole 
ministro guardasigilli se in Francia i famosi articoli organici del 



§ 8] SEPARATISMO 317 

t^osto, dunque, che nel 1871 si sia abolita una sanzione 
penale; non s*è con ciò inteso stabilire, che le persona 
prive di exequatur o di placet possano esercitare libe- 
ramente r ufficio: ciò non risulta né dalla lettera della 
nuova redazione, né dalla discussione. 

In questa un tal quesito non fu dibattuto, * sebbene 
nelle Relazioni che la precedettero si fosse opinato di- 
versamente sul proposito. La Relazione ministeriale (era 
guardasigilli ancora il De Falco) asseriva che l'exequatur 
e il placet riguardassero anche l'esercizio dell' ufficio. 
La Commissione del Senato, invece, metteva in dubbio 
quest' asserzione, e la Giunta della Camera dei Deputati 
asseriva addirittura, quantunque incidentalmente, che 
r exequatur e il placet si riferiscano soltanto al bene- 
ficio. » 



concordato, il primo dei quali racchiude ristitato dell' exeqoatur, 
abbiano forse nel Codice penale od in altre leggi qualunque veruna 
sanzione penale contro la loro infrazione. E dacché in Francia non 
esiste questa sanzione penale, forse T istituzione delF exequatur non 
è vigorosamente preservata e custodita? — Se domani un individuo 
senza alcuna nomina del Papa, recandosi in una diocesi, si vada a 
sedere sulla cattedra vescovile, ed a funzionare da vescovo, che cosa 
farete voi? » 

« Deputati, 19 aprile 1871, pag. 1102-1108.— Senato, 13 tùAg, 1871, 
pag. 580-81 ; vengono approvati i nuovi articoli del Codice Penale 
senza discussione. 

* Deputati, 5 maggio 1875, pag. 2950, col. 1% Auriti: « L*ono- 
i-evole Mancini vi leggeva un brano della Relazione ministeriale, 
con cui proponendosi F abrogazione di quell'articolo 270 del Codice 
penale, pur si ricordava che il regio assenso era necessario cosi per 
il possesso delle temporalità del beneficio, come per Tesercizio della 
giurisdizione. — Io leggerò invece ciò che diceva di seguito la 



318 SEPARATISMO [§8 

Dunque né dalla discussione della Legge delle gua- 
rentigie, né dal Regolamento rispettivo, né dalle modi- 
ficazioni degli articoli del Codice Penale intorno ai culti, 
risulta che l'opinione del Governo, e specie quella dei 
Deputati e dei Senatori, sia stata uniforme e costante 
riguardo alla quistione, se T exequa tur e il placet si 
riferiscono soltanto al beneficio ed alla rappresentanza 
civile, od anche all'esercizio dell'ufficio: perciò, stando 
alla lettera della nostra legislazione, il quesito si sarebbe 
potuto decidere nell'un senso e nell'altro. Ma lo spirilo 
della gran maggioranza di coloro, che votarono la Leggo 
delle guarentigie, sembra, come sopra dicemmo, sia stato, 
che la mancanza dell'assenso regio non dovesse impe- 
dire l'esercizio delle funzioni spirituali. Dalle parole del 
De Falco dette in Senato, dal suo Regolamento e dalla 



CommÌBBÌone del Senato: «< Resta solo a vedere in pratica se, 
tolta via. ogni sanzione penale contro gli eletti che trascurino di 
chiedere V assenso regio per le provviste beneficiarie, sia fatta abi- 
lità al Governo d'impedire loro non solo il godimento delle tem- 
poralità, ma anche T esercizio della giarìsdizione spirituale. — La 
Relazione ministeriale crede di poter impedire e Tuno e T altro, ma 
in verità non possiamo astenerci dall' esprimere un grave dubbio in 
contrailo. »» -— Ma io voglio citare un'altra autorità, assai gra^e, 
ed è la Relazione' che si fece alla Camera da una Giunta composta 
degli onorevoli Accolla, Restelli ed altri....: ««E può essere sop- 
pressa altresì qualunque sanzione intesa a punire la pubblicazione, 
od esecuzione degli atti dell'autorità ecclesiastica, i quali richiedano 
il precedente assenso del Governo, poiché, non essendo rimasto Vob^ 
bligo di questo assenso preliminare se non per gli atti che prov- 
vedono ai benefici^ o che alterano la destinazione dei beni ecde- 
siastici^ è evidente che i primi non si possano eseguire senza che 
il Governo intervenga. >» 



§8] SEPARATISMO 319 

sua Relazione mÌDisteriale premessa al progetto di legge 
per la riforma degli articoli del Codice Penale relativi 
ai culti, sembra che sotto la sua amministrazione del 
Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti si sia seguita 
l'interpretazione contraria: il guardasigilli Vigliani, in- 
vece, di lui successore, segui e nella discussione del 1875 
fece, insieme a tutto il Gabinetto, trionfare l'altra. 

Più patente è stata la condiscendenza del Governo verso 
la Curia Romana neirinosservanza delle formalità per la 
concessione dell' exequatur e del placet. Ciò va detto 
specialmente per l'epoca sino al 1874. 

Il Vaticano non ha voluto riconoscere il regno d'Italia: 
secondo esso sono legittime soltanto le annessioni della 
Lombardia e del Veneto, e non in virtù di plebiscito, 
sibbene perchè ceduti con trattati pubblici da Potenze 
da esso riconosciute. Pertanto permette al clero del Pie- 
monte, della Lombardia e del Veneto dì entrare in re- 
lazioni col Governo italiano, ma lo proibisce al clero 
delle altre Provincie del Regno d' Italia. Quando si aboliva 
la dispensa dei chierici dal servizio militare, una peti- 
zione in contrario* veniva indirizzata al Governo ma 
solo dall'episcopato del Piemonte, della Lombardia e 
del Veneto. * Conformemente a questo principio, la Santa 
Sede ha interdetto ai vescovi delle altre regioni italiane 
di domandare l' exequatur, perchè questo avrebbe impli- 
cato una ricognizione di tutto lo Stato italiano. A rigore, 
il Vaticano avrebbe dovuto proibire anche ai parroci, ai 
canonici ed agli altri investiti di benefizi minori, di do- 



' Vedi Deputati, 3 maggio 1875, pag. 2866-67, Mancini. 



320 SEPARATISMO L § 8 

mandare il placet; ma il bisogno dei benefici, forse più 
che r interesse pel bene delle anime dei fedeli, gli ha 
impedito di attenersi rigorosamente al sistema, anche 
riguardo ai benefizi maggiori. Però le domande di exe- 
quatur nell'Italia centrale e meridionale furono poche; 
la maggior parte dei vescovi, dietro le istruzioni della 
Curia pontificia, preferivano più tosto di restar senza 
mensa: il Vaticano aveva ed ha denari a sufllcienza per 
mantenerli decorosamente, sebbene non possa conferire 
assegni di cento e più mila lire, quanto erano le rendite 
di parecchie mense, o di sessanta, come furono ridotte 
nel 1867. Questi vescovi, e prima e dopo la Legge delle 
guarentigie, hanno potuto esercitare liberamente la po- 
testà d'ordine e quella di giurisdizione del foro intemo, 
anzi in parte anche quella di giurisdizione del foro esterno 
per quanto riguarda la collazione dei benefizi parroc- 
chiali: la loro potestà di giurisdizione è stata ristretta 
quasi esclusivamente in ciò, che non possano firmare gli 
atti relativi all' amministrazione dei beni, al cangiamento 
della loro destinazione, o che per qualunque motivo deli- 
bano venire sotto gli occhi degli ufllciali dello Stato: per 
questa sola parte il rappresentante, civile, dell'episcopio 
è rimasto il vicario capitolare; * il quale del resto, eletto 



^ Corte suprema di Roma^ decisione 23 loglio 1877, estensore 
Pacifici, Leoni contro d'Annibale (riferita presso Tiepolo cit. pa- 
gina 65-67; pag. 67): « Ha considerato che la rappresentanza legale 
del vescovado, costituita che sia per vacanza nel vicario capitolare, 
non paò da lui passare al novello vescovo, se questi non ottenga 
il regio exequatur; senza del quale la sede episcopale è da rite- 
nersi vacante, specialmente per tutto ciò che concerne la rappre- 
sentanza giuridica dell'ente e le relazioni con le autorità civili. > 



§ 8] SEPARATISMO 321 

a maggioranza dal capitolo, di solito è stato un ultra- 
cattolico, e quindi s' è messo di accordo col vescovo re- 
frattario. 

Ma, sia per godere delle mense spesso pingui, sia per 
mettersi in una posizione completamente regolare, i ve- 
scovi hanno cercato di ottenere Texequatur senza pie- 
garsi a domandarlo, e spesso l'hanno in tal guisa otte- 
nuto. Nel 1874 » e poscia nel 1875 se ne fece un capo 
d'accusa contro il Ministero; ma il male era molto più 
antico del Gabinetto di allora. Quando il Vaticano, im- 
paurito dei progetti ministeriali, che volevano riordi- 
nare la proprietà ecclesiastica dandone l'amministra- 
zione al laicato, era calato ad accordi col Gabinetto per 
la nomina alle sedi vacanti (negoziazioni incominciate 
nel 1865, riprese verso la fine del 1866 e continuate 
nel 1867), non volle assolutamente rassegnarsi né a far 
domandare l'exequatur né a far presentare la bolla di 
istituzione: il negoziatore italiano (il Vegezzi nel 1865; 
il Tonello nel 1866-67) cercava palliativi per eludere le 
nostre leggi e regolamenti; ma per quanto egli s'inge- 
gnasse, il Ministero non li trovava sufflcenti a salvare 
l'onore del Governo; ed allora si convenne che non si 
sarebbe fatto uso di nessuna comunicazione ufBciale 
scritta, che le nomine si sarebbero concordate tra il 
commendatore Tonello come tale, e non come" rappresen- 
tante del Re d'Italia, e la Santa Sede, in modo tutto 



* Interpellanza Miceli 28 maggio 1874 apecialmente pag. 2658 
e 2659*60 Miceli; al contrario Violiani guardasigilli ibid. pa- 
gina 2662, col. l^ 

F. SCA.DUTO — Guarentire Ponti/lete 21 



322 SEPARATISMO [§8 

confidenziale. * Il Governo italiano non è poscia mai più 
sòeso a tanta bassezza, almeno per quanto -risulta dai 
documenti editi. 



* Documenti relativi alle negoziazioni colla carte di Roma^ pre^ 
sentati nella tornata del i5 luglio i867, stampati sotto il giorno 20, 
pag. 1491-99, Deputati, Nota del guardasigilli Borgatti al nego- 
ziatore Tonello, 14 gennaio 18^7, pag. 1496-97: < ha confermato 
il Governo del Re nel proposito sovra espresso di prescindere da 
qualsivoglia comunicazione per iscritto, essendosi persuaso deirtm^ 
possibilità di trovar formule che salvino tutte le convenienze e 
possano conciliarsi collo scopo della di Lei missione. Di ciò dà prova 
lo scritto trasmesso [una specie di concordato-promemoria redatto 
tra rAntonelli e il Tonello], il quale, per quanto sia abilmente re- 
datto, non potrebbe, e per quello che dice e per quello che om- 
mette di dire, essere accettato dal Governo del Re senza detri- 
mento... > — Tonello al Borgatti, 17 gennaio 1867, pag. 1499, 
col. 1^ «L* intiera forma adunque da seguirsi nella provvista delle 
sedi episcopali vacanti, giova qui il ripeterlo, sarebbe la seguente: 
— 1. Io prenderei, secondo le istruzioni e gli ordini ricevuti e da 
riceversi dal Governo, gli opportuni concerti verbali coUa Santa 
Sede sui posti a provvedersi, e sulle persone a nominarsi o traslo- 
carsi; — 2. Intervenuto raccordo, io scriverei al Governo, che in 
seguito ai concerti presi tra me e la Santa Sede, il Sommo Pon- 
tefice preconizzerebbe N. N. alla diocesi di N. N.; — 3. Fatta la 
preconizzazione la Santa Sede darebbe avviso a me della medesima, 
e del rilascio che si farà al preconizzato delle bolle d* istituzione 
secondo la formola consueta; — 4. Le bolle sarebbero rilasciate in 
conformità del modulo adottato per la nomina di monsignor Chnrvaz 
alla sede di Genova, ommessa la parte relativa alla presentaiioiie 
fatta dal Re alia persona nominanda [era una bolla incolore]; — 
5. Ricevuto ravviso, io scriverei al Governo per T emanazione dei 
provvedimenti opportuni, affinchè il nominando possa conseguire il 
possesso della mensa; — 6. Eguale richiesta io farei pei preconiz- 
zati non si tosto, presi i concerti colla Santa Sede, ne fosse venato 



§ 8] SEPARATISMO 323 

La situazione era più imbrogliata riguardo ai vescovi 
nominati dal Papa, senza, previo accordo col Governo 
per sedi di regio patronato. Qui non si trattava di con- 
cedere negare Texequatur, le nomine sarebbero state 
nulle da per se stosse, perchè era mancata la presenta- 
zione regia o meglio non se n'era tenuto conto. Ma stante 
la massima cedevolezza del Governo, non si fece distin- 
zione tra regia nomina e regio patronato, sistema che 
si continuò a seguire anche dopo la Legge delle gua- 
rentigie. * La Sinistra, nelle interpellanze del 1874 e 
del 18*75, ne accusò il Ministero;* ma 1* attenzione si ri- 



il momento opportuno. » — BoBaATTi al Tonello, 29 genn. 1867 
pag. 1499, col. 1*^: « il Governo del Re ha raccolto con piena sod- 
disfazione Toltimo risaltato delle pratiche da lei condotte. » — Se- 
condo questo il Tonello veniva considerato sempre come au privato, 
non come un rappresentante del Regno d'Italia; vedi Tonello al 
Borgatti, 30 die. 1866, pag. 1495, col. 3"". — Gfr. le discassioni 
della Camera dei Deputati, 10 e 16 luglio 1877. 

* Deputati, 28 maggio 1874, pag. 2658, col. 1% Miceli: « Non 
domando air onorevole ministro, se egli abbia o no rispettato o fatto 
rispettare il jus patronato regio; e domanderò invece perchè abbia 
creduto meglio di abbandonarlo, di non curarsene, come se fosse 
stato cosa indegna di essere guardata con premura e con gelosia. » 
— Ibid., pag. 2662, col. 1^, Violi ani guardasigilli: Risponde affer- 
mando, che il Governo non ha cessato di esercitare il diritto di 
regio patronato < sia col diritto di nomina, sia colla concessione 
successiva del placet, » 

* Vedi nota precedente. — Deputati^ l^ maggio 1875, La Porta, 
pag. 2844-45: Rispondendo air asserzione contraria del guardasi- 
gilli Vigliani, accenna ad una serie di nomine a benefizi maggiori 
e minori fatte senza la presentazione governativa, e alle quali poi 
si è concesso Texequatur. — Ibid., 3 maggio, pag. 2873, col. 1-2*, 
Mancini: Il parere del Consiglio di Stato, che si potesse accfordare 



324 SEPARATISMO { § 8 

volse alla quistione più generale dell* osservanza delie 
debite formalità per la concessione dell' exequatur e del 
placet. 

Le condiscendenze poco decorose non erano cessate col 
Ministero Ricasoli; avevano perdurato anche dopo la 
Legge delle guarentigie. La nomina di parecchi vescovi 
si trova rappresentata in modo spesso comico da pa- 
recchi deputati dell'opposizione,* sia nell'interpellanza 



rexequator colla riserva che non s'intendesse pregiudicato il diritto 
di regio patronato, è ei^rooeo; qui non si tratta di exeqaatur, la 
nomina è nulla, il Governo avrebbe dovuto farla dichiarare tale dai 
tribunali. — Ibid., pag. 2873, Mancini: Domanda che il Guardasi- 
gilli presenti un elenco dei benefizi di regio patronato, certo o con- 
trastato, e di quelli fra i medesimi provvisti in spretum del diritto 
di patronato. — Vigliani guardasigilli, ibid., 4 maggio, pag. 2900, 
col 2'': Promette che presenterà questo elenco. 

< Deputati, 28 maggio 1874, Miceli, pag. 2659-60 : « Il sindaco 
di Cagliari, fa sapere al Procuratore generale, che monsignor Balma 
era stato nominato arcivescovo di questa diocesi II Procuratore 
generale va a domandare allarcivescovo se realmente ha avuto la 
bolla papale, e se egli desidera d'essere messo neir esercizio delle 
sue funzioni. 11 prelato afferma resistenza della bolla, e aggiunge 
che, pel bene della religione e delle pecorelle affidate dal Papa alle 
sue cure, desidererebbe di avere la mensa, e questo basta perchè gli si 
conceda Texequatur, ed insieme airufficio goda le rendite deirarci- 
vescovato ! » — Procedura simile seguita per Torino, ibid., pag. 2660, 
col. 1*. — Ibid., 1° maggio 1875, pag. 2845-46, La Porta: « Voi 
sapete quanti sotterfugi si sono usati per potersi esimere dalla 
presentazione della bolla. Non ignorate che vi sono le bolle ad pò- 
puluwìy ad clerum, ad vassallos.... Si è presa una bolla ad clerum, di 
quelle che stanno affisse nelle sagrestie, è andato un impiegato co- 
munale, che ha preso una bolla stampata con cui si avvisa il clero 
della nomina del vescovo, si è portata ad un notaio, perchè se ei 



§8l SEPARATISMO 22ij 

del 1874, sia in quella più clamorosa del 1875. Ma, la- 
sciando da parte quelle che possono parere esagerazioni 
partigiane, resta sempre vero che il Ministero ha tras- 
gredito il Regolamento, quantunque il voto della Ca- 
mera nel 1875 ne lo abbia assolto, sancendo cosi una 
massima contraria al medesimo. Secondo i Regolamenti, . 
tanto del 1863, quanto del 1871, * la bolla d' istituzione 
doveva essere presentata in originale, e la domanda per 
Texequatur doveva essere fatta dai vescovo stesso. ' Ora, 
invece dell'originale, spesso si presenteva una copia au- 
tenticata da un notaio, e cosi Texequatur veniva con- 
cesso: il guardasigilli Vigliani, non contraddetto neppure 
dal Minghetti presidente del Consiglio, ' non lo nega, anzi 
sostiene che la copia equivale air originale: * il Mancini 
rispondeva, che ciò è vero quando l'originale, si trovi e 
resti depositato presso un ufficio pubblico, il che non era 
il caso dei vescovi. ' Ma noi prescindiamo da siffatte qui- 



mandava stampala si vedeva anche senza leggerla, che essa non era 
la bolla di nomina, se ne è fatta nna copia legalizzata, e questa copia 
si è trasmessa al ministro, e il ministro si è dichiarato contento » 

* Vedi sopra pag. 313, n. 1; pag. 314, n. 1. 

' Le medesime norme valevano anche pei benefizi minori (vedi nota 
precedente); ma ai parroci, canonici ecc., come sopra avvertimmo, 
non veniva proibito dal Vaticano di mettersi in regola col Governo. 

^ Deputati^ 7 maggio 1875, pag. 3017, col. 1-2*, Minghetti. 

* Deputati, 1° maggio 1875, pag, 2838, col. 1% Vigliani: € .... 
Me meno fermo è stato il Consiglio [di Stato] medesimo nel rico- 
noscere che non era necessario che si presentasse T originale della 
bolla, ma che poteva egualmente supplire la copia, quando Fauten- 
tlcit& ne fosse assicurata. » 

* Ibid., 3 maggio, pag. 2879, col 2% Mancini: « Tutti sanno che 
una copia autentica può far fede come F originale, unicamente al- 



326 SEPARATISMO [§S 

stioni di procedura, che non possono avere molta im- 
portanza in una quistione politica: al Mancini infatti si 
potrebbe rispondere, che nulla avrebbe impedito ai ve- 
scovi di lasciare in deposito presso un notaio l'originale 
della bolla d' istituzione, e farsene rilasciare più copie, 
una per presentarla al Governo, le altre per mostrarle, 
quando pure ce ne fosse stato bisogno, agli ufficiali eccle- 
siastici onde farsi riconoscere da loro. La quistione di 
procedura nel caso nostro ha importanza solo in quanto 
implichi un concetto politico: determinare i requisiti per 
r equipollenza della copia air originale, nel caso nostro 
non importa; il nodo della quistione, invece, consiste in 
questo, che il vescovo presentava la copia invece del- 
Toriginale, acciocché, consegnando questo, non si privasse 
di qualunque apparenza di non aver riconosciuto il Go- 
verno. Ed infatti la copia ordinariamente non veniva 
presentata dal vescovo stesso, ma da terze persone: il 
vescovo tendeva cosi a conservare le apparenze di aver 
ottenuto Texequatur senza averlo chiesto. 

Ed il Governo il più delle volte si mostrò condiscente 
nel rispettarle: non solo si contentò della copia; ma spesso 
anche della copia non della bolla d'istituzione diretta al 
vescovo stesso, sibbene di quella al capitolo, al clero e 



lorchè la minata sia ricevuta da un ufficiale pubblico, e roriginale 
si trovi depositato presso un pubblico ufficiale od in un pubblico ar- 
chivio. Ed invece tutti sanno che quando da un notaio sia auten- 
ticata la copia desunta da un originale che si restituisce o che 
non si deposita, la copia stessa non fa fede, e tanto peggio se è 
copia di copia, ricavata cioè da quella al clero, al popolo, che ser- 
vono alla pubblica affissione. » 



§ 8J SEPARATISMO * 327 

al popolo: ciò risulta dalle risposte stesse del Presidente 
del Consiglio. * 

Così venivano presentate le copie invece degli origi- 
nali, ed ordinariamente da terze persone. Anche que- 
st' ultimo fatto viene confessato dal Gabinetto: • anzi da 
parte del Ministero s'intendeva non solo giustiflcare que- 
sto fatto che la bolla si era presentata da terze persone, 
sibbene si voleva anche ritenere questo come un segno 
di tempi migliori. Si diceva, che T indirizzo ideale della 
politica ecclesiastica italiana tende a lasciar entrare il 
laicato neir amministrazione dei beni ecclesiastici e nelle 
elezioni vescovili e parrocchiali; che perciò il Governo 
avesse anzi motivo di rallegrarsi, che le bolle venissero 
presentate dai sindaci o dalle giunte municipali o dai con- 



• Ibid., 7 maggio, pag. 3017, col. 2», Minghetti. — Quivi non 
8Ì parla veramente di copie; ma, confrontando questa risposta con 
quella, sopra (pag. 225, n. 4) riferita, del guardasigilli Vigliani, mi 
pare che non si possa dubitare della cosa. 

* Ibid. 1^ maggio, pag. 2837, col. 2% Vigliani guardasigilli : < In 
seguito alla partecipazione [della propria nomina, fatta al guarda- 
sigilli, al prefetto, e tavolta anche al sindaco locale], avviene talora 
che il vescovo stesso rimetta il suo atto di nomina per ottenere 
Texequatur. Debbo dire però che questo caso è stato rarissimo. Altre 
volte è accaduto che qualche autorità locale, od il Capitolo, in nome 
e nell' interesse del vescovo, si sono rivolti al Governo chiedendo che 
al loro vescovo fossd concesso T exequatur . ( 7tt?t commenti a sini- 
stra), » Ibid., pag. 2838, col. 1^: « .... in tutti i casi è stato sentito 
il parere di quel Consiglio [Consiglio di Stato], il quale è stato 
costantemente fermo nel concetto che si potesse ammettere siffatta 
forma di domanda deirexequatur » [cioò fatta da qualche autorità 
locale o dal Capitolo]. — Ibid., 2 maggio, pag. 3017, col. 2*, Min- 
OHBTTi Presidente del Consiglio. 



328 SEPARATISMO t%S 

sigli comunali: ad ogni modo, si aggiungeva, questi sono 
interessati a che le diocesi non restino prive di pastori, 
e perciò possono ritenersi come legittimamente autoriz- 
zati a presentare le bolle: di più, se il vescovo presen- 
tasse egli stesso la bolla, dovrebbe contraddire a un 
ordine del Vaticano, del quale perciò si attirerebbe le 
persecuzioni; noi gliele risparmiamo accogliendo la bolla 
presentata da terze persone; se facessimo altrimenti, co- 
stringeremmo il vescovo ad incorrere nell'ira del Papa o 
a gettarsi interamente nelle braccia del medesimo; cosi 
nuoceremmo anche alla causa del liberalismo italiano. 
— Ma tutto questo ragionamento, delFAuriti, è falso, è 
una giustiflcazione partigiana; si basa nei concetti, evi- 
dentemente erronei, che i sindaci e le giunte municipali 
presentino la bolla realmente per l'interesse che pren- 
dano pel bene delle anime, e non per le mene di un 
partito clericale; e, soprattutto, che il vescovo lasci 
presentare le bolle da terze persone, non perchè egli stesso 
sia ostile al Governo italiano, e non voglia riconoscerlo, 
sibbene perchè, essendo conciliativo o liberale, cerchi 
di scansare i fulmini del Vaticano. * 



« Deputali, 7 maggio 1871, pag. 3012, col. 1», Taiani :« Ebbene, 
86 per poco fosse vero, se potesse essere dimostrato che il Mini- 
stero ha largheggiato nella concessione del regio placet ed exeqaatur, 
ma solamente coir intento di attrarre al centro dello Stato coloro 
che intendeva distrarre dal centro della Curia romana [come ave?a 
detto TAuriti], io batterei le mani. Ma è vero questo? No, o si- 
gnori. » — Similmente il Villari, ibid , 6 maggio, pag. 2976, col. 1*: 
« Or nello stesso modo in cui i vescovi hanno detto al Governo: 
noi non possiamo darvi la bolla originale, perchè la nostra coscienza 
ce lo impedisce, perchè abbiamo ricevuti degli ordini da una pò- 



§ 8] SEPARATISMO 329 

Lo scopo della presentazione per mezzo di terze per- 
sone era, dunque, completamente ultra-cattolico, punto 
liberale. Ma il Ministero, secondo asserivano il guarda- 
sigilli Vigliani e il presidente Minghetti, non si conten- 
tava della presentazione della bolla fatta da terze persone, 
sibbene richiedeva che il vescovo si associasse alle pra- 
tiche da quelle iniziate dichiarando con una lettera, 
scritta tutta di sua mano, di acconsentirvi. * Ma né il 



lenza estranea a questo Governo; cosi i maestri delle scaole [della 
città di Roma; private; clericali], in cui si doveva eseguire T ispe- 
zione [governativa], dissero: noi vogliamo il diploma, ci vogliamo 
giovare delle facoltà che questo diploma può concedere, e perciò 
ricorriamo al Governo; ma la nostra coscienza c'impedisce di ri- 
cevere i suoi ispettori nelle scuole. » 

» Deputati^ 1*» maggio 1875, pag. 2837, col. 2», Vigliani: < Ma 
credete voi, signori, che sopra queste domande [fatte da terze per- 
sone] il Governo abbia accordato Texequatur? No, signori; il Go- 
verno, ricevendo una domanda in nome d*un altro, ha sentito il 
dovere naturale e molto ovvio, di accertarsi che la domanda fosse 
realmente fatta da colui in nome del quale veniva presentata. I 
vescovi furono allora eccitati a dichiarare, se quella era domanda 
fatta nel' loro interesse, col loro consentimento, e se la conferma- 
vano; e quando voniva risposta affermativa e soddisfÌEicente a questo 
riguardo.... ^ Voci a sinistra: Da chi? Chi rispondeva? — Vigliani.... 
dalla persona del vescovo, quando veniva una risposta scritta dal 
vescovo, e scritta di sua mano (polche anche su questo si è portata 
la nostra attenzione, abbiamo voluto che fosse scritta tutta di mano 
del vescovo), quando veniva, ripeto, una risposta affermativa, sod- 
disfacente, allora, prese le opportune informazioni, se queste accer- 
tavano che il vescovo poteva, per i suoi precedenti, per le tue 
opinioni temperate, pel suo contegno, essere senza pericolo accettato 
dal Governo, allora si è addivenuto alla concessione deirexequatur. » 
— Ibid , 7 maggio, pag. 3017-18 Minghetti: Idem. 



330 SEPARATISMO l§8 

Yigliani né il Minghetti negavano, che era il Governo 
stesso, che aveva domandato al vescovo se acconsentiva 
alle pratiche iniziate dai privati, e non il vescovo che 
avesse spontaneamente mandato la lettera di adesione; 
anzi il Yigliani lo confessava esplicitamente. ' 

Il partito ministeriale arrivava a sostenere, che la 
stessa presentazione della bolla per via di terze persone 
e la stessa lettera di assenso del vescovo, non fossero 
necessarie. Argomentava cosi: La concessione dell' exe- 
quatur o placet è diversa dall' apposizione dell' « or- 
diniamo e comandiamo, » del cancelliere: questi, allorché 
trovi l'atto legale, è obbligato ad apporci quella for- 
mola; mentre il Governo, quando non ha nulla a ridire 
sui requisiti canonici del vescovo o parroco, non è perciò 
tenuto a concedergli l'assenso regio: l'atto del cancelliere 
è puramente esecutivo, quello del Governo, invece, è pote- 
stativo ossia imperativo: [sin qui siamo d'accordo]: la 
bolla di nomina non possiede agli occhi dello Stato altro 
valore che quello di un indizio che la persona nominata 
è accetta ai fedeli: se poi il Governo la ritiene anche 
favorevole a sé, impartisce l'exequatur o il placet: ma 
esso può assicurarsi in altro modo che un sacerdote sia 
accetto ai fedeli, quindi non è necessaria la presentazione 
della bolla per parte stessa del vescovo, né la domanda 
diretta di lui: basta che una rappresentanza del popolo, 
per esempio una Giunta municipale, ne assicuri il Go- 
verno presentando la bolla anche in copia, e che poscia 
il sacerdote, interrogato, acconsenta." — Ma, prescin- 



* Vedi nota precedente. 

* Deputati, 5 maggio 1875, pag. 2950-51, Auriti: « Io intederei 



§8] SEPARATISMO 331 

dendo dal fatto che il nominato dal Papa, o dal vescovo 
non è veramente sempre accetto al popolo, si può ri- 
spondere che questa teoria dell' exequatur e del placet 
nello stato attuale della nostra legislazione non è punto 
giustificabile: ed invero non si sarebbe osato affermare 
dalla Destra medesima, che il Governo abbia il diritto di 
dare Texequatur e il placet, ossia Tusufrutto di un be- 
neficio, ad uno che non sia stato nominato dal vescovo o 
dal Papa, di darglielo pel solo motivo che lo riconoscesse 
accetto al popolo: lo stesso guardasigilli Vigliani non 
aveva voluto conferire il beneficio parrocchiale agli eletti 
dal popolo, perchè non confermati dal vescovo: che cosa 
dire poi del caso, che una Giunta municipale, od anche 
un intero Consiglio Comunale, si fosse presentato al Guar- 
dasigilli per domandargli il placet ossia T immissione nel 
possesso di un beneficio parrocchiale o canonicale per un 
sacerdote che non fosse stato né eletto popolarmente, né 
nominato dal vescovo? * Dunque, vero è che il Governo 



qnesta obbiezione [< esecazione illegale dell' esercizio abasivo della 
giurisdizione dei vescovi »] se il placet fosse come «« V ordiniamo 
e comandiamo »» che un cancelliere deve apporre per debito di 
legge sulla spedizione in forma esecutoria di una sentenza che egli 
non deve punto giudicare. Ma non è cosi, o signori. La concessione 
del placet è un atto autonomo della potestà civile. — .... esso [Io 
Stato] dispone, non eseguisce le disposizioni altrui. .... Ove quel 
parroco presenti la nomina fatta da un vescovo non riconosciuto 
dal Governo, quella nomina non è considerata che come un fatto 
morale; non come titolo giuridico di necessarie conseguenze giu- 
ridiche, ma come un indizio^ come una prova dell' autorità spiri- 
tuale che sarà ad esso riconosciuta dalla generalità dei credenti. 

* Vedi sopra, pag. 265, n. 1, la petizione di 400 cittadini al Guarda- 
sigilli perchè nominasse parroco un sacerdote loro accetto, respinta. 



332 SEPARATISMO t§ B 

non è tenuto a dare l'exequatur o placet quando non trovi 
obbiezioni canoniche nel sacerdote nominato dal vescovo 
dal Papa; ma è poi falso, che possa impartirlo senza 
avere le prove legali che il richiedente sia stato debi- 
tamente nominato; non può ammettersi un'informazione 
confidenziale; occorre una prova fatta in tutte le forme 
legali. 

Il Minghetti, Presidente del Consiglio dei Ministri, ri- 
capitolava così la situazione: Dopo la Legge delle gua- 
rentigie il Papa ha nominato 150 vescovi compresi 15 coa- 
diutori: le domande di exequatur sono state 94; ne sono 
state esaudite soltanto 28: per le quali in 6 casi sono 
state presentate tutte le bolle; in 6, quelle sole di ao- 
mina; in 12, le tre al capitolo, al clero, e al popolo; 
quando è stata presentata la sola bolla al popolo, la 
domanda è stata sempre respinta: due bolle furono pre- 
sentate direttamente dal vescovo; otto dai capitoli o 
parte di essi; diciassette dal Sindaco o insieme alla Giunta 
ad altri cittadini; una sola da un privato. Il Minghetti 
non dice, se le due bolle presentate direttamente dai ve- 
covi, appartenessero alle regioni del Piemonte, della Lom- 
bardia e del Veneto, riconosciute dalla Santa Sede come 
non usurpate. Egli finalmente conchiude: che le conces- 
sioni di exequatur sono state molto meno numerose delle 
domande, che sono state sempre precedute dalla presen- 
tazione almeno delle tre bolle e della dichiarazione ve- 
scovile di assenso; che dunque il Ministero non sia stato 
troppo condiscendente: ' e aggiungeva che sin dal giu- 



• Deputati, 1 maggio 1875, pag. 3017, col. 1-2% Minghsttt: < Si- 
gnori, dacché la legge sulle guarentigie è stata promulgata, sono 
etati nominati dal Pontefice 135 vescovi e 15 vescovi coadiutori 



§ 8J SEPARATISMO 333 

gno 1874 aveva emanato una serie di atti, che accennano 
ad un indirizzo più rigoroso in fatto di politica eccle- 
siastica. * 



con diritto di successione. Di essi, quanti hanno, direttamente o 
indirettamente domandato questo exequatur? Vedremo dopo come 
lo hanno domandato. Le domande furono 94. Che cosa ha fatto il 
Governo di queste 94 domande ? Ne ha esaudite 28, ne ha negate 65, 
una sola è ancora in corso. » •— col. S^, « . . tutte le bolle furono 
presentate in sei casi, in altri sei le bolle di nomina, e pei re- 
stanti 16 casi furono presentate le tre bolle al capitolo, al clero e 
al popolo. — Tutte le volte che fu presentata la sola bolla al popolo, 
la domanda fu sempre respìnta.... ^ Due di queste bolle furono 
presentate direttamente dal vescovo stesso. In tal caso non ci poteva 
essere dubbio; era il vescovo stesso che veniva a presentare la sua 
bolla nella forma voluta dalla lettera del regolamento; otto furono 
presentate da capitoli, o parte di essi: diciassette dal sindaco, o 
congiuntamente alla Giunta, o ad altri cittadini (Rumori a Sini" 
stra). Ne parleremo fra breve. Una sola fu presentata da un pri- 
vato. » — pag. 3017-3018. « Dunque, o signori: 1^ il numero di 
queste concessioni [di exequatur] è stato piccolo dirimpetto a quello 
delle domande; 2° non è vero che si sia accettata la sola bolla ad 
populum, ma sono state sempre presentate tutte [3, esclusa quella 
diretta al nominato] le bolle; 3° il Governo non ha concesso exe- 
quatur senza che vi fosse un atto preventivo per parte del vescovo 
di riconoscimento del Governo, ed una lettera con cui si associava 
al passo fatto per lui dal clero o dal siudaco o da cittadini. Co- 
deste mi sembrano clausole le quali mostrano che il Governo, lungi 
dal procedere con fiacchezza e condiscendenza quasi mendicando le 
occasioni di poter dare al vescovi T exequatur, ha proceduto, al 
contrario, con grande riservatezza e col massimo riguardo. > 

> Ibid. pag. 3018-3019: « Sin dal giugno 1874, il Governo fu molto 
più rigido e concesse minor numero di exequatur in confronto di 
quelli che prima aveva concesso. Tale era il suo giudizio, tale il 
sno sentimento. Egli aveva creduto che, come in questa grande 



334 SEPARATISMO [ § 8 

Noi conveniamo in quest'ultima affermazione, ma senza 
propendere all'assolutoria per la condotta anteriore:* 
crediamo che lo Stato italiano dopo il 1871 abbia avuto 
abbastanza solidità per poter fare osservare rigorosa- 
mente la Legge senza usare condiscendenze, e talvolta 
anche bassezze, verso il clero. La condiscendenza risulta 
dalle medesime risposte del Gabinetto, e ritengo che 
apparirebbe maggiore se il Ministero avesse pubbli- 



quistione vi ò una parte giuridica e una parte di opportunità po- 
litica, r opportunità lo consigliasse in questo momento a restringere 
i freni anziché allargarli. Questa era Tidea del Governo, la quale 
idea si congiunge, o signori, con tre altri fatti che sono stati ram- 
mentati nelle sedute precedenti; voglio dire T istruzione data dal 
guardasigilli ai procuratori del Re circa alcuni atti del clero; i 
nuovi arficoli proposti sul Codice penale, finalmente la domanda 
deir onorevole mio collega dell* istruzione pubblica por T abolizione 
deirarticolo 252 della legge sull* istruzione pubblica. » 

' Crediamo utile riferire il giudizio manifestato dal Sella nel 
suo discorso elettorale del 18 ottobre 1874 [brani riferiti dal La 
Porta, Deputati, 1° maggio 1875, {Discussioni), pag. 2831, coL 2»]: 
« Al Ministero, del quale ho avuto l'onore di far parte, toccò Fin- 
carico di attuare la libertà della Chiesa. La attuò nella forma che 
avrebbe dovuto essere la più gradita all' altissimo clero, poiché in 
realtà si è posto quasi tutto in numo sua. L' esperienza della libera 
Chiesa si fa dal Governo italiano con tutta lealtà, forse anco si è 
talvolta abbondato più che la legge non concedesse. — .... L'in- 
temazionale nera [= la gerarchia ecclesiastica] tenta invece di con- 
vertirlo [il sentimento religioso] in un cieco fanatismo con cui 
uccidere la libertà, il sapere, la civiltà. — Vedendo tutto ciò, io 
mi domanda se non si sarebbe andato troppo oltre, quando Veffetto 
delle nostre disposizioni o del modo come sono applicate, dovesse 
essere questo, che tutte le virtuose, rispettabili e potenti forze, 
delle quali parlava, avevano mani e piedi legati « « perinde ac ca- 
daver, >» nelle mani della setta di cui parlavo. > 



§ 8] SEPARATISMO 335 

caio i documenti relativi alla presentazione delle bolle, 
alle domande per Texequatur, ecc., richiesti in termini 
precisi dal grande oratore dell'opposizione, — che in 
quest'occasione spiegò un'eloquenza e una forza logica 
maggiore che mai, entrando nel nodo dei problemi e for- 
mulandoli nettamente — , dal Mancini. * 

Dopo il 1875, salita la Sinistra al potere (1876), il Go- 
verno si è mostrato più rigido di fronte alla Chiesa; ha 
presentato e portato alla discussione della Camera dei 
Deputati i disegni di legge, respinti dal Senato, per la 
riforma, in senso molto più rigoroso, degli articoli 
(268-70) del Codice Penale relativi ai culti ed agli abusi 
dei loro ministri * e per l'obbligo della precedenza del 
matrimonio civile al religioso; » i sotterfugi per la pre- 
sentazione delle bolle oggi possono dirsi considerevol- 
mente diminuiti, sebbene manchi, per quanto io sappia, 
una collezione di documenti ufficiali per poterne giudi- 
care in modo positivo. 

Il Governo non si limitava a permettere ai vescovi 
privi di exequatur, che esercitassero le funzioni spiri- 
tuali; ma arrivava persino a tollerare che essi occupas- 



* Domancle del Mancini al Ministero, Deputati^ 3 maggio 1875 
(Discussioni), pag. 2871, col. 2*; pag. 2873-74; pag. 2879-80; pa- 
gine 2882-83; pag. 2884, col. 2«; pag. 2887, coL 1*. 

' DÌBCTU80 ad approvato dalla Camera dei Deputati^ 17-24 gen- 
naio 1877. 

^ Presentato già dal guardasigilli Vigliani sotto il Ministero Min- 
ghetti, il 3 dicembre 1873 (stampato Deputati^ 20 die. 1873, pa- 
gina 555-57), ma non discusso. — Progetto Conforti discusso e 
approvato. Deputati^ 13-18 maggio 1879. 



336 SEPARATISMO [ § 8 

sero paciflcamente il palazzo vescovile: * e spesso avendoli 
dovuti scacciare da questo, per soddisfare all'opinione 
del paese, tollerava tuttavia, che andassero ad allog- 
giare nei Seminari. 

La cedevolezza del Governo si è manifestata in un 
modo più patente nel placet per l'elezione dei parroci. Esso 
non solo non ha impedito, — il che secondo la Legge 
delle guarentigie era dubbio se potesse farlo — , l'eser- 
cizio delle funzioni spirituali ai vescovi privi di exe- 
(luatur; ma ha considerato la collazione dei benefizi come 
un atto spirituale, e quindi ha riconosciuto come debi- 
tamente eletti i parroci nominati dai vescovi non mu- 
niti del regio assenso, ed ha conferito loro il beneficio 
come se fossero stati scelti da un vescovo fornito di 
esequatur. * Si è dunque ricorso a questa finzione giu- 



* Deputata 1^ maggio 1875, pag. 2846, col. !*■ (Discussioni) ^ La 
Porta: € abitano negli episcopii T arcivescovo di Palermo [privo di 
eieqaaiur], il vescovo di Girgenti [privo di exeqnatur], come abi- 
tano gli episcopii tutti i vescovi di regio patronato nominati dal 
Papa, tutti quelli di collazione ecclesiastica non muniti di exeqoa- 
tnr, non riconosciuti dallo Stato. » ^ Ministro di grazia e giustizia 
[VtGLiANi] : Se mi permette una piccola interruzione, dirò una parola 
sola di chiarimento. ^ Ho trovato qualcuno dei nuovi vescovi non 
itinniti di exequatur negli episcopii, ma ho mandato ordini rigorosi 
perchè fossero allontanati ; non so se siano stati eseguiti questi or- 
dini, non rho ancora verificato (Rumori); quanto a me non ho am- 
messo alcun vescovo ad abitare V episcopio prima della concessione 
d$l regio assenso. » 

' Deputati, 28 maggio 1874, pag. 2662, voi. 2^, Viguani guar- 
dasigilli: «Molto si è trattenuto T onorevole Miceli circa il placet 
concesso ai parroci i (|uali sono stati nominati da vescovi non ma- 



§ 8J SEPARATISMO 337 

ridica, la quale, — come fu sostenuto dalla Sinistra, * 
quando non era ancora al potere — , è assolutamente e 
patentemente falsa, e in diritto canonico e innanzi alla 
logica. Ed invero la potestà del vescovo riguardo alla 
nomina dei parroci non consiste in una semplice consa- 
crazione, anzi pel parroco non occorre nessuna speciale 
consacrazione, nessun atto o funzione religiosa; la po- 
testà del vescovo consiste nel nominare il curato, quando 
si tratta di una parrocchia di collazione libera, e nel- 
r istituirlo, ossia confermarlo, quando si tratta di una 
parrocchia di patronato, ecclesiastico o laico, privato o 
pubblico. Ora qui evidentemente si tratta di un atto di 
potestà di giurisdizione e giurisdizione del foro esterno, 
come dicono i canonisti, presso i quali non corre dubbio 
su questo argomento; non si tratta di potestà di ordine; 
non si tratta di una funzione spirituale, e neppure di 



ni ti del regio ezeqaatur. — Qaesta è stata una delle questioni gravi 
che si dovettero esaminare dal Governo; e fu esaminata con tutta 
r attenzione e la ponderazione che si conveniva; il Consiglio di 
Stato fu più volte consultato anche a sezioni riunite su questo punto 
molto rilevante, ed il Governo non ha fatto altro che seguire i 
voti del Consiglio di Stato nella condotta che ha tenuto relativa- 
mente a questi parroci. L'atto della loro nomina fu considerato, 
quale é, un atto di giurisdizione spirituale, non un atto di giuri- 
sdizione temporale. Epperò ritenne che la nomina era valida, ma 
che il Governo, chiamato a concedere il placet, doveva esaminare' 
se gli conveniva accettare il parroco: nel che sta la vera essenza 
delle prerogative della Corona, ed il placet è stato concesso a quei 
parroci i quali furono riconosciuti accetti, od almeno non invisi 
alle popolazioni. 

* Ibid., F maggio 1875, pag. 2846, col. 2^ (Discussioni)^ La Pobta; 
— ibid , 3 maggio, pag. 2879, col. 1-2*, Mancink 

F . Scaduto — Guar$ntigi6 Pontijlci6 22 



338 



SEPARATISMO 



[§8 



I 



una funzione giurisdizionale del foro interno ossia pe- 
jjiteDziale. Se il vicario capitolare, durante la vacanza 
della sede vescovile, secondo il rigore dei canoni, non 
potrebbe nominare i parroci, * ciò non significa, come 
potrebbe sembrare, che si tratti di potestà di ordine; il 
motivo è tutt' altro. ' 

La finzione del Consiglio di Stato, ossia, in fondo, del 
MiDÌstero, è una conseguenza, non giuridica, ma politica, 
della libertà lasciata ai vescovi privi di exequatur di 
esercitare le loro funzioni spirituali. Ed invero, questa, 
indipendentemente dalle idee di separatismo e d'incom- 
petenza, avrebbe dovuto, come vedemmo, concedersi, 
almeno pei primi tempi dopo T occupazione di Roma, 
onde non commuovere le masse strappando 1 vescovi 
dalle loro funzioni anche colla forza quando fosse stata 
necessaria. Ora la medesima ragione vale anche pei 
parroci nominati dal vescovo privo di exequatur, * anzi 
sotto un certo punto di vista, vale maggiormente. Ed 
infatti nelle città, dove di solito risiede il vescovo, il 



* Hlnschius cit, Rd. 11. pag. 241-42. 

^ HiNSCHius, ibid. « Der Grund fùr die Aasoahme ist wohl in 

dov mittelalterlichen Anschauung za sachen, dass die Besetzang 

àar Beneficìen ala fructas dea Bisthums im weiteren Sinne anxu- 

sehen und daher fùr den Nachfolgor zu reserviren. » Vedi la nota 1, 

'ibid., pag. 242. 

^ La seguente ragione del guardasigilli Vigiiani è analoga, Le- 
putati^ P maggio 1875, pag. 2840, col. 2'^: < Non accordando il 
pkcet, noi avremmo, o signori, in primo luogo una gran parte delle 
popolazioni di città e campagne prive di parroci, prive di sacer- 
doti che abbiano cura d' anime, ed io vi domando, se credete che 
questo stato di cose farebbe benedire voi e il Governo. i^ 



§ 8J SEPARATISMO 339 

popolo è più illuminato che non nelle campagne dove 
si trova la maggior parte dei parroci; quindi la forza 
usata contro i parroci illegali avrebbe fatto un'impres- 
sione peggiore di quella adoperata contro i vescovi privi 
di exequatur, sebbene d'altra parte si avrebbe avuto 
da fare con un personaggio molto meno importante del 
vescovo, forte minori aderenze e potere. 

Restava sempre che il Governo potesse negare il placet 
ai parroci ostili; ma se esso adottava la finzione assurda 
di considerare come funzione spirituale la nomina ve- 
scovile dei curati escludendo cosi la necessità dell' exe- 
quatur pel vescovo, è evidente, dico, che un tal Governo 
non doveva essere disposto a mostrarsi molto rigido nel 
negare il placet ai parroci ultra-cattolici. Oggi, essendo 
la condizione dello Stato di fronte alla Chiesa ed all'Eu- 
ropa molto migliore che nel 1871, un Ministero che vo- 
lesse studiare la quistione invece di vivere alla giornata 
girandola, potrebbe revocare quell'assurda finzione. 

Da quanto abbiamo detto risulta, che la soluzione presa 
dalla Camera sul problema dell' exequatur e del placet 
— polizieschi, statutari e beneficiali — fu la politi- 
camente migliore, sebbene il Governo avrebbe potuto 
appresso mostrarsi più rigoroso nell'interpretazione e 
nell'applicazione della Legge. Vedemmo gli argomenti 
addotti dai sostenitori di questa soluzione, e li comple- 
tammo aggiungendone parecchi altri che si sarebbero 
potuti addurre: ora riuniremo ed apprezzeremo quelli 
messi avanti da coloro, che cercarono invano di abolire 
il regio assenso anche nella materia beneficiaria. 



340 SEPARATISMO [ § 8 

Il Ministero persistette, contro la Giunta, nella sua 
proposta di abolire del tutto il placet e Texequatur, 
e, compera naturale, ebbe degli aderenti nella Camera 
quantunque non riuscisse a far trionfare la sua idea. 
Uno degli argomenti era politico, e lo abbiamo già più 
^olte accennato, quello cioè che il vescovo e il curato 
esercitando le funzioni spirituali senza godere il bene- 
fìcio, si sarebbero, a scapito del Governo, attirata la 
compassione e la simpatia pubblica: ' vedemmo quanta 
siala verità e quanta T esagerazione. L' altro era teore- 
tico, quello cioè della pretesa indebita ingerenza. Si di- 
ceva, come già abbiamo avuto occasione di vedere: la 
vostra rinunzia alla regia nomina diventa illusoria se voi 
conservate il regio assenso per le provviste beneficiarie; 
quello che date con una mano lo togliete coir altra, cosi 
il Papa non sarà davvero padrone di scegliersi i suoi 
organi, la Chiesa non diventerà davvero libera. * Col- 
l'exequatur e il placet lo Stato « concorre nell'elezione 
dei vescovi, giacché obbliga indirettamente a scegliere 
quelli che piacciono o non dispiacciono a lui; * anzi il 
regio assenso in certo qual modo non è solo una misura 



* Vedi p. es. Senato, 27 aprile 1871, pag. 532, coL 1% Amabi 
profi M.; sopra (pag. 310, n. 3) riferito. 

» Deputati, 17 marzo 1871, pag. 806, col. 1% Db Falco guarda- 
liigilli ; sopra (pag. 280, n.) riferito. — Cosi opinava anche il giù- 
risdizionalista Mancini, quantunque volesse conservare Texeqoatur 
e il placet per le provviste beneficiarie; Deputati, 28 genn. 1871, 
pag. 414, col. 2*, (pag. 280, n.) sopra riferito. 

* Deputati, 14 marzo 1871, pag. 771, col. 3% Pescatori; sopra 
(pag. 280, n.) riferito. 



§8] SEPARATISMO 341 

repressiva, ma anche preventiva: * la concessione del 
medesimo, aggiungeva qualcuno, potrebbe divenire uno 
strumento per ottenere l'appoggio di un partito cleri- 
cale. * Tutto ciò, secondo noi, in fondo è vero, ma fatta 
esclusione dell'ultimo fatto, non perciò ingiusto; anzi sa- 
rebbe sempre meno del giusto secondo il nostro concetto 
dei diritti dello Stato sulle associazioni, fondazioni e 
corporazioni. 

Ma il principio dell'incompetenza era in fondo quello 
della grandissima maggioranza delle due Camere; gli^ 
stessi sostenitori dell' exequatur e placet beneficiari, 
non lo oppugnavano neppur essi. Infatti difendevano la 
loro proposta, non come definitiva, giusta in sé medesima, 
sibbene come temporanea, da durare finché non sarà rior- 
dinata la proprietà ecclesiastica. Allora, dice la proposta 
della Giunta divenuta legge, allora il regio assenso ces- 
serà anche in materia beneficiaria. ^Ma si sentiva dagli 



* Ibid., 16 marzo, pag. 797, col. 2*, Peruzzi: « A me pare che 
anche Fexequatar sia un mezzo preventivo, in quanto che, quatodo 
io nego r exequatur impedisco al Papa di nominare un vescovo che 
a me non par buono. > 

* Ibid., Peruzzi: « Non potrebbe accadere che il placet divenisse 
strumento per ottenere al servizio di un partito T appoggio dell^in- 
fiuenza di un qualche vescovo? — Quindi io credo che, anche nel- 
r interesse del libero svolgimento delle istituzioni civili, sia gran- 
demente desiderabile che cessi ogni motivo di relazione fra lo Stato 
e la Chiesa, che cesai ogni interesse misto delle due società. > 

' Si è osservato, che ciò non è detto esplicitamente nella legge, 
che secondo questa il riordinamento della proprietà ecclesiastica non 
implica necessariamente Tabolizione deli^exequatar e del placet in 
materia beneficiaria, che Tespressione « sarà » può avere significato 
ipotetico, cioè « nel caso che venga provveduto altrimenti, » e che 



3^42 SEPARATISMO [§8 

stessi separatisti che il pericolo sarebbe stato più grave, 
se contro i parroci e i vescovi più reazionari eletti esclu- 
sivamente dal Vaticano e dai suoi proconsoli non si con- 
servasse il diritto del veto, pericolo che non si sarebbe 
potuto scansare colla sostituzione, suggerita da taluno, 
dell'exequatur e del placet comunale: * fu questo il vero 
motivo per cui si respinse la proposta del Ministero. 

Per la città di Roma e per le sei sedi suburMcarie 
fii fece eccezione alla disposizione generale sul regio 
assenso per le provviste beneficiarie: colà non è richiesto: 
colà si volle lasciare la Santa Sede pienamente libera, 
senza limite alcuno. Questa eccezione fu ammessa dalla 
Camera e dal Senato senza discuterla, ma forse anche 
senza darsene chiara ragione. Il motivo non è quello 
esclusivo di concedere una specie di territorio spirituale 
immune, una specie di città Leonina spirituale; no, è 
invece l'altro, che i vescovati e la maggior parte dei be- 
neflcii ossia offlciidi questo territorio sono organi teo- 
reticamente necessari delle funzioni spirituali del Papa. 



per questo stesso caso non si eselade che il Governo possa sosti- 
tuire airezequatur o placet un'altra forma analoga di veto o simili 
ICorte di appello di Palermo in causa Areiveseovo di Paìemm 
contro Prefetto di Palermo^ 16 ott. 1875 {Circolo giuridico^ voi VI, 
1875, parte II, pag. 240; riferito presso Tiòpolo cit., pag. 76)]. Ms 
lo spirito dei legislatori ò quello esposto nel testo. 

1 Deputati, febb. 1871, pag. 547, col. 2% Sineo: « Quando to- 
gliete la necessità deirezequatnr regio, mettete almeno Texequatnr 
provinciale o comunale, perchè la massa dei cittadini cattolici posu, 
quando crede, esercitare un giusto sindacato su questi ordini della 
Santa Sede. » 



§ 8] SEPARATISMO 343 

Questo sarebbe stato il giusto motivo, anche quando non 
fosse stato quello della Giunta. E infatti i Cardinali, or- 
gani, secondo la costituzione moderna della Chiesa, neces- 
sari della Santa Sede portano il titolo di una delle chiese 
di Roma o delle sei sedi suburbicarie, sia come diaconi, 
sia com^^reti, sia come vescovi. * L'exequatur e il placet 
in Roma e nelle sei sedi suburbicarie, avrebbero dunque 
impedito al Papa di scegliersi i suoi organi necessari 
fra i più ultra-cattolici. La Legge rispetta questo bi- 
sogno della Santa Sede, come rispetta quello analogo di 
prepararsi un clero secondo le sue idee, liberando gli 
istituti ecclesiastici romani d* istruzione e d* educazione, 
da ogni ingerenza scolastica governativa. 

Per simili motivi, siccome il papato è un'autorità in- 
ternazionale in quanto il cattolicismo ha seguaci nume- 
rosi in vari Stati, cosi la Legge soddisfa al bisogno della 
Santa Sede di prendere i suoi organi anche fuori del 
Regno, e quindi, come vedemmo, agli stranieri investiti 
di uffici ecclesiastici nella città di Roma concede (art. 10) 
le stesse guarentigie personali che ai cittadini italiani. 
Il medesimo motivo vale anche per la collazione dei be- 
nefizi maggiori e minori nella città di Roma e nelle sei 
sedi suburbicarie, non solo in quanto non è soggetta al 
regio assenso (art. 16), sibbene anche in quanto quei 
benefizi, poiché per la maggior parte servono di titolo 
pei cardinali, sono esenti dal bisogno del requisito di 
nazionalità in coloro a cui vengono conferiti (art. 15). 



* Vedi p. es. Hinschius cit., Bd. I, § 33 (Numero e titolo dei 
Cardinali), pag. 338-39.' 



344 SEPARATISMO [ § S 



5. Appello ab abuso 

Per compire, secondo le idee della maggioranza della 
Camera, la separazione dello Stato dalla CMesa, era 
necessario abolire V appello ab abusu, che era stato 
riordinato e reso uniforme per tutto il Regno colla 
Legge sul Consiglio di Stato, del 20 marzo 1865. Quasi 
tutti erano d'accordo suir abolizione; il principio del- 
l' incompetenza qui faceva giuoco più che mai. Noi, si 
diceva, qui rappresentiamo i cittadini e non i fedeli, ' 
come Deputati non abbiamo né il diritto né il dovere 
di difendere il basso clero contro l'alto. * I giurisdizio- 
nalisti, invece, osservavano, che l'abolizione dell'appello 
ab abusu avrebbe reso il basso clero schiavo dell'alto; ' 



* Vedi 1 passi riferiti sopra a proposito della rinanzia alla regia 
nomina, a pag. 255, n. I. 

* Deputati^ 16 marzo 1871, pag. 797, col. 2% Peruzzi: « conce- 
detemi di dirvi, o signori, come io non concepisca questa mania, 
che a molti in questo Parlamento ed a molti di coloro che hanno 
scritto sa questa materia è venuta in mente, che a noi spetti la 
missione di difendere il clero inferiore ed i credenti contro gli abusi 
dei vescovi, del Papa, della Curia romana. Io, in verità, come de- 
putato, come uomo politico, non ho la coscienza di aver questa 
missione. » 

' Ibid., 28 genn., pag. 413, col. 3% Mancini : « Il correttivo del- 
r ingerenza della sovranità civile per la cognizione ed impedimento 
degli abusi degli ecclesiastici cesserà, ma non a profitto della libertà 
e della giustizia, bensì a profitto d^iirabuso, della licenza di oppri- 
mere e di calpestare le leggi stesse dalla Chiesa ; si verrà ad intro- 
durre e a sciogliere da ogni salutare freno e ritegno il dispotismo 



§ 8] SEPARATISMO S45 

qualcuno sosteneva che lo Stato ha il dovere di tute- 
lare i preti al pari degli altri cittadini, specialmente 
contro Tarma illecita dell' « ex informata conscientia; » » 
ma dalla quistione di fatto a quella di diritto, dei prin- 
cipii, ben pochi ci si elevarono; fra essi emerge il giu- 
reconsulto Pescatore. 

Egli, svolgendo la teoria, che concepisce la Chiesa al 
pari delle altre associazioni o fondazioni o corporazioni, 
sviluppò il seguente ordine d*idee. La Commissione parte 
dal concetto, ' che la Chiesa sia una società privata che 



teocratico. » — Ibid., 31 genn., pag. 434, col. 1^, lo stesso Bonghi 
abolizionista: Conservando TexeqoatQr e il placet solo per le prov- 
viste beneficiarie, ed abolendo Tappello ab abasa, € rendete servo 
tatto il clero, tutta la plebe dei fedeli d* Italia, alla quale non resta 
altro diritto che quello del ribellarsi, che non è un diritto, ma 
bensì una disperazione più difficile in questa che in ogni altra cosa. 
L'arbitrio assoluto del capo, la servitìi supina delle membra: questa 
si chiama la libertà della Chiesa! » ^ Cfr. i passi riferiti sopra, 
a pag. 98, n. 1 ; e a pag. 99, n. 1. 

* Ibid. 24 genn., pag. 366, col. 1% Morelli Saltatore: € E 
quando col giudizio capriccioso delFex informata conscientia, Talto 
clero lo [il basso] chiuderà, lo strazierà, gli t&rk impedimento al- 
Fesercizio deli' ufidcio, che gli procaccia il vivere, come potrà un 
Governo civile permettere tanta iattura sotto i suoi occhi, all'ombra 
di uno Statuto che tutela tutti gli altri cittadini? » — Senato^ 
1* maggio 1871, pag. 565, col. 2% Siotto Pintor; « Non sono forse 
cittadini i sacerdoti minori? quale altra idea ci facciamo noi 
del Governo se non se quella di protettore di tutti i diritti? > 

* Questo era il di lei concetto fondamentale e generale: talvolta 
si usava il paragone delle sentenze ecclesiastiche con quelle degli 
Stati esteri, le quali, prima di ricevere esecutorietà, subiscono on 
esame di prelibazione: ma questa era una semplice imagine; non 
s'intendeva perciò aderire al concetto del Ministero che il Papa 



346 SEPARATISMO [ § 8 

voglia far valere i suoi Statuti, senza averli sottoposti 
a ir approvazione dello Stato sin da quando furono for- 
mati: * ciò, mancando in Italia una legge sulle associa- 



faiM un essere estraterrìtoriale, e molto meno a quello che la Chiesa 
fosse un' istitazione affatto indipendente dallo Stato. Cfr. sopra, 
jiag. 86, n. 2. — Il Bonghi, relatore, nella discussione notava la con- 
(radlzione del sistema dell' ipotetica associazione privata; ma solo 
in quanto la proprietà ecclesiastica dipende direttamente dallo Stato, 
in quanto non è riordinata in modo che la sua amministrazione 
sia nelle mani dei membri dell'associazione, dei fedeli, Deputati, 
17 marzo 1871, pag. 811, col. 3\ 

' Crediamo utile riferire T esplicazione del Minghettf, Stato e 
Chiesa^ cit, pag. 132-33: « Ma a chi ponga mente, assai di leg- 
gieri si fa manifesto che v*è un'altra sorte di cpnflitti [oltre t 
quelli « che scaturiscono da rapporti puramente morali e religiosi, 
che hanno, per dir cosi, il termine loro nell'animo umano »], e che 
ugni atto decreto ecclesiastico può avere, ed ha il più delle volte 
degli effetti giuridici e materiali» Vi sono dei diritti personali e 
reali che vogliono essere tutelati, come l'uso dei templi, il possesso 
delle temporalità, e via dicendo. Poniamo che la interdizione dai 
vari uffici abbia per conseguenza di togliere ad un prete il bene- 
Acio: ora, se egli avesse qualche ragione da addurre, a chi dove 
rivolgersi? Imperocché, secondo il nostro sistema, ogni ricorso al 
Governo in via amministrativa, ogni appello da abuso son cancel- 
lati dalla giurisprudenza. Or dunque in questi casi a chi si ricorre? 
In che modo si giudica? Qual ò il tribunale competente! Questo 
ultimo nodo è solubile secondo il nostro avviso, mentre partiamo 
ognora dal diritto comune ; sicché il Tribunale competente é il oie- 
desimo al quale ogni cittadino si rivolge, come lo Stato è quello 
elio ha la suprema tutela di tutti i diritti. E questo si trova anche 
neir articolo 17 della legge delle guarentigie già citata. Ma con quali 
regole giudicherà siffatto Tribunale, se, come abbiamo detto, non si 
tratta di conflitti che nascano dalle leggi generali, e dal codice? La 
mìa. soluzione del problema che si presenta all'animo è questa, che 



%S] SEPARATISMO 347 

zìoni, è possibile; ma non esclude razione dello Stato; 
semplicemente ali* azione amministrativa si sostituisce 
quella giudiziaria, * anche secondo la Commissione. Io 



dovrà giudicare come giudica di ogni obbligazione che nasce da 
contratto: cioè pigliare a Boa norma lo statato dell' associazione o 
corporazione; esaminerà se i diritti e gli obblighi che ne discendono 
per coloro i qoali ne fanno parte abbiamo conseguenze giuridiche, 
e porterà sopra di queste il suo esame e la sua decisione. U che 
però ò subordinato a due condizioni: la prima che I- attore e il 
convenuto abbiano fatto e facciano veramente parte dell' associa- 
zione: la seconda, che la regola desunta dallo statuto dell' associa- 
zione, e che qui si tratta di applicare, non contenga cosa che offenda 
le leggi e il diritto pubblico [Nota. Dico' anche il diritto pubblico 
e per conseguenza la sicurezza dello Stato]. » — pag. 134: € La 
dizione in cui si presentava tale concetto era la seguente: €€ Le 
costituzioni ed i canoni della Chiesa cattolica, cessando di avere 
autorità di legge nello Stato, sono considerati come regolamento o 
statuto particolare di essa Chiesa; e per gli effetti civili che ne 
derivano nelle relazioni reciproche tra i suoi componenti o tra 
ciascuno di loro e la società religiosa nel regno, possono essere 
invocati da coloro che fanno parte di questa dinanzi alle autorità 
ed ai tribunali civili, in quanto non siano contrari al diritto poli- 
tico ad alle leggi dello Stato. » » [Nota. Progetto di legge € sulla 
libertà della Chiesa e sulla liquidazione dell'asse ecclesiastico, » 
17 gennaio 1867; discorsi Borgatti, 9 e 15 luglio 1867; e la lettera 
del Borgatti medesimo a H. de Lagardie, Firenze, 1860.] Questo 
articolo, come accennai dianzi, suscitò tali contrarietà da render 
vana persino ogni discussione. » 

* Questo concetto fu accennato, ma non esplicato, anche dallo 
SciALoiA, Senato, 1° maggio 1871, pag. 563, coL 2^: « E per vero, 
se in quest'atto concernente una materia eh' è nel tempo stesso 
ecclesiastica e civile e feudale [parla dell' exequatur e placet per 
le provviste beneficiarie], e che non è punto riformata da questa 
legge, voi credete che non sia necessaria la ingerenza del potere 



348 SEPARATISMO [§8 

accoglierei, proseguiva il Pescatore, questo concetto, ma 
alle seguenti condizioni: 1* [condizione che era sottin- 
tesa dalla Giunta e che viene sottintesa nella Legge] 
che si riconosca ai tribunali ordinari il diritto di revi- 
sione degli Statuti delle autorità ecclesiastiche: 2* [con- 
dizione che non è esplicitamente esclusa dalla Giunta 
né dalla Legge, ma che viene esclusa dallo spirito della 
discussione e dal principio delia pretesa incompetenza] 
che i fedeli possano accusare i loro capi per le viola- 
zioni degli Statuti, [questa è una parte essenziale del 
concetto storico dell' appello ab abusu]: 3* si dichiari per 
legge il principio, che la Chiesa è una società privata, 
che chiede l'esecuzione dei suoi Statuti. * 



esecutivo, voi dovreste per lo meno sostituirvi Tiogerenza del po- 
tere giudiziario. » 

* Deputati^ 18 marzo 1871, pag. 816, col. 2a, Pescatore: « Se- 
condo il concetto della Commissione, la Chiesa cattolica deve con- 
siderarsi come un'associazione privata, la quale voglia far valersi 
suoi statuti di fronte ai tribunali dello Stato. — A questo modo, o 
signori, rinasce tutto quanto il diritto canonico, e tutti quanti i 
provvedimenti deirautorità ecclesiastica, che abbiano base nel di- 
ritto canonico, dovrebbero ricevere una sanzione coatta. Cosi che 
la prima parte dell' articolo in discussione, che nega T esecuzione 
coatta ai provvedimenti ecclesiastici in materia spirituale e disci- 
plinare, sarebbe poco meno che annullata, giacché non si farebbe 
altro che sostituire all'autorità amministrativa T autorità giudiziaria, 
e quest* ultima poi sarebbe tenuta, come già appunto T autorità am* 
ministrativa, a riconoscere in ogni caso gli effetti giuridici degli 
statuti ecclesiastici applicati dall'autorità ecclesiastica a dar loro 
l'esecuzione coatta. — A me pareva che questo concetto potesse 
essere accolto, però a tre condizioni. La prima, che si riconoscesse 
ai tribunali ordinari il diritto di revisione dei provvedimenti del- 



§ 8] SEPARATISMO 349 

Il Pescatore non potè far prevalere questi concetti 
innanzi alla Giunta; e allora, prevedendo che non sa- 
rebbero stati approvati neppure dalla Camera, « presentò 
una proposta meno giurisdizionalista. ' Restrinse Tappello 



r^antorità ecclesiastica in base al diritto canonico. — La seconda 
condizione sarebbe che si ammettesse un diritto di reciprocanze tra 
le autorità ecclesiastiche, tra F associazione cattolica ed i suoi 
membri, per modo che, come i membri dell* associazione potrebbero 
essere costretti anche dai tribunali ad osservare gli statuti, cosi 
possa essere a sua volta costretta l'autorità stessa ecclesiastica a 
mantenere la giusta e leale osservanza; e quindi si darebbe anche 
ai membri della società cattolica azione contro le autorità eccle- 
siastiche per il caso che il diritto canonico fosse violato da esse 
autorità a pregiudizio dei fedeli. — La terza condizione, conse- 
guenza delle prime due, sarebbe che il principio che si vuole pre- 
sopporre, il principio di considerare la società cattolica come una 
associazione libera, che chiede all'autorità civile la protezione per 
r osservanza dei suoi statuti, fosse chiaramente espresso nella nostra 
l^S^S^t per ispiegare* appunto le due prima condizioni che ho indi- 
cate. » 

* Ibid [continuazione] . » Ed è in questo senso, o signori, che era 
formulata quella mia prima proposta, che fu lungamente discussa nel 
seno della Commissione, e, rigettata da essa, non posso sperare di 
persuaderne la Camera; e per questo, e come risultato delle con- 
ferenze tenute colla Commissione, io ho mutato la formola. » 

' Ibid., pag. 815, col. 2-3% articolo sostitutivo Pescatore: € In 
materia spirituale e disciplinare non ò ammesso richiamo od appello 
contro gli atti delle autorità ecclesiastiche, ne è loro riconosciuta 
od accordata alcuna esecuzione coatta, benché rivestano la forma 
di sentenze pronunziate in giudizio da esse autorità, — La cogni- 
zione delle controversie di natura civile dipendenti cosi da questi 
come da ogni altro atto di esse autorità, appartiene ai tribunali 
ordinari. Però tali atti sono privi di effetto, se contrari alle leggi, 
al diritto ed all'ordine pubblico dello Stato, o se lesivi dei diritti 



350 SEPARATISMO [§8 

ab abusu alle sole controversie dì natura civile, e alle 
altre sulla trasgressione delle leggi dello Stato o del 
diritto pubblico, escludendolo per la semplice trasgres- 
sione dei canoni ecclesiastici: cosi egli intendeva evitare 
lo scoglio della pretesa incompetenza. Questa proposta, 
nei termini in cui l'abbiamo esposto, non differisce gran 
fatto da quella della Giunta e dalla Legge, anzi sembra 
ed è la stessa cosa. Ma la differenza consiste neiresten- 
sione che il Pescatore dà ai suoi concetti, è quistione 
di gradi oltre che di parole e di espressioni; Giunta, 
Legge e il Pescatore ammettono in fondo le stesse cose, 
se non che le prime hanno maggior cura di darsi Taria 
di abolire l'appello ab abusu; anzi credono di averlo 
addirittura abolito; * l'altro, invece, non ricerca troppo 
di sfuggire il vero nome delle cose. Ambo le parti so- 
stengono che la giurisdizione speciale dell'appello ab 
abusu sia abolita; se non che la Giunta e la Camera 



dei cittadini^ e potranno anche essere formalmente annullati neirin- 
teresse della legge e pei provvedimenti che di diritto soli* istanza 
promossa ex ufficio dal pubblico Ministero, salvo in tatti i casi 
l'applicazione delle leggi penali. Ài tribunali ordinari è pure de- 
voluta la giurisdizione che la legge dell'unificazione amministrativa 
del regno 20 marzo 1865 (Allegato D, articolo 1% n. 3) attribuisce 
al Consiglio di Stato. » — La disposizione quivi citata è la se- 
guente: € Il Consiglio di Stato esercita giurisdizione propria pro- 
nunziando definitivamente T,... 2°,... 3°, sui sequestri di temporalità, 
sui provvedimenti concernenti le attribuzioni rispettive delle po- 
destà civili ed ecclesiastiche e sopra gli atti provvisionali di sicu- 
rezza generale relativi a questa materia. » 

» Deputati, 18 marzo 1871, pag. 818, col. 2*, Db Falco guarda- 
•igilli, e specialmente ibid , 30 genn., pag. 433, col. 3*, e pag. 434, 
col. 1% Bonghi. 



ià. 



§ 8] SEPARATISMO 351 

credevano generalmente che essa venga di fatto abolita; 
il Pescatore, invece, confessava, che essa continua a sus- 
sistere quasi tutta, che non fa che trasportarsi, che can- 
giar nomo; egli perciò non dice che la giurisdizione ab 
abusa sia abolita, ma che venga trasferita (escluso, si 
intende, l'appello per la semplice violazione dei canoni) 
dal Consiglio di Stato ai tribunali ordinari, che cioè 
rientra nella sfera del diritto comune. Il Pescatore, 
adunque, si esprimeva più sinceramente della Giunta e 
della maggioranza della Camera. 

D'altra parte però questa maggiore sincerità di lin- 
guaggio, non proveniva interamente da un concetto più 
chiaro della posizione delle cose e da maggiore fran- 
chezza; sibbene, al contrario, era in parte conseguenza 
di un'altra idea poco netta. Dicemmo come il Pescatore 
considerasse la Chiesa al pari delle altre associazioni, 
fondazioni e corporazioni di fronte allo Stato; ma questo 
concetto non era forse ben chiaro nella sua mente. Egli 
infatti proponeva, che le ordinanze ecclesiastiche non 
potessero da per sé stesse avere esecuzione coatta « benché 
rivestano la forma di sentenze pronunciate in giudizio. » 
Ma non e' é bisogno di scriverlo questo, gli si rispondeva 
giustamente, poiché noi non riconosciamo più i tribu- 
nali ecclesiastici come aventi da per sé stessi autorità 
coattiva. * 

Idee poco chiare mostrava il Pescatore anche nel pro- 
porre la conservazione dell'appello ab abuso ex officio. 
Gf lacchè esso, o riguarda gl'interessi dei privati, ed allora 



* Deputati^ 18 marzo 1871, pag. 818, col. 2*, Db Falco guarda- 
sigilli. 



352 SEPARATISMO [§8 

lo Stato deve lasciarlo in piena facoltà loro; o si rife- 
risce ad interessi pubblici, ed allora lo Stato non ha 
bisogno di sancire una forma speciale di repressione, 
basta il diritto comune. Il Pescatore stesso non si è for- 
mulate queste obbiezioni; né egli né altri vi ha risposto 
nella Camera. Cappello ab abuso ex officio anche in 
materia privata, potrebbe essere realmente utile, in 
quanto autorizza il Governo a procedere in certi casi, in 
cui r interessato per timore o per altri motivi non vo- 
glia prendere T iniziativa: cosi per esempio quando si 
tratti di un prete sospeso o rimosso per semplici mo- 
tivi politici. Ma allora la quistione o si presenta dal 
punto di vista della semplice trasgressione dei canooi, 
per la quale il Pescatore dichiarava di voler abolito 
r appello;* od assume importanza pubblica, politica, e 
quindi rientra nel diritto comune della procedura ex 
officio. 

Ma, se giuridicamente il celebre giureconsulto aveva 
torto, tuttavia la sua proposta di dichiarare conser- 
vato r appello ab abuso ex officio, era di fatto incon- 
scientemente ben motivata. Ed invero, dall'insieme della 
discussione sulla legge delle guarentigie, risulta che F in- 
tenzione della Camera era, che l'appello ab abusu ex 
officio venisse a cessare del tutto colla nuova Legge; 
anzi da taluno si faceva consistere la differenza tra le 
vecchie e le nuove disposizioni in proposito, quasi esclu- 
sivamente in questo punto; poiché in fondo poco impor- 
tava sé gli ecclesiastici appellassero anche per la sem- 
plice trasgressione dei canoni da parte dei loro superiori 



* Ibid., pa^. 810, col. 2», Pescatore. 



§ 8] SEPARATISMO 353 

quando la medesima non avesse conseguenze civili, e se 
la giurisdizione dal Consiglio di Stato passasse ai tri- 
bunali ordinari. Ma nella grande discussione sulla politica 
ecclesiastica, tenuta nella Camera dei Deputati nel 1875, 
si espressero altre idee. Il Mancini sostenne allora, che 
r articolo della Legge suir ordinamento giudiziario, rela- 
tivo alla procedura di ufficio nei casi d'interesse pub- 
blico, sia applicabile anche in materia ecclesiastica; « ed 
il guardasigilli Vigliani ne conveniva, e prometteva che 
all'uopo avrebbe dato le debite istruzioni ai Procuratori 
del Re, se pure ce ne fosse stato bisogno. ' 



* Deputati^ 3 maggio 1875, pag. 2881, col. 2», Mancini: < L*ono- 
revolo guardasigilli avrebbe però dovuto rammentare ciò che è 
scritto neir articolo 139 della nostra legge nell'ordinamento giudi- 
ziario. Ivi è statuito che il Ministero pubblico €€ veglia air osser- 
vanza delle leggi ed alla tutela dei diritti dello Stato, provocando, 
in caso d'urgenza, i provvedimenti che siano necessari; promove 
la repressione dei reati, ed ha pure azione dibetta per fare seguire 
ed osservare le leggi d'ordine pabblico e che interessano i diritti 
dello Stato semprechè tali azioni non sieno ad altri pubblici uffi- 
ciali attribuite. » — Ora T articolo 17 [della Legge delle guaren- 
tigie] cosi prescrive: «< Tutti gli atti deir autorità ecclesiastica 
sono privi d* effetto^ se contrari alle leggi dello Stato od aìV ordine 
lìubhlico^ lesivi dei diritti dei privati. » — Quando un diritto 
d*un privato è leso, T interesse privato provvede; ma più grande ò 
il numero e più dannosi gli effetti dei provvedimenti dei vescovi 
che sono in opposizione colle leggi generali dello Stato, ovvero al- 
trimenti offendono Verdine pubblico del paese. » 

* Ibid., 4 maggio, pag. 2905, col. 2^, Vigliani: € Io non posso che 
rispondere in modo generico ad una domanda molto generica e larga. 
Se si verificheranno casi nei quali veramente il Ministero pubblico 
sia chiamato ad esercitare un* azione pubblica, sia civile che pe- 
nale, non vi è dubbio che il Governo darà disposizioni perchè il 

F. Scaduto — Guarentigie Ponti/lcie 23 



354 SEPARATISMO [§8 

Una differenza più fondamentale tra il Pescatore e la 
Giunta consisteva neir estensione diversa, che s*inten* 
deva dare alle controversie di natura civile. Il primo 
accennò ad idee giuste in proposito, ma senza dar loro 
uno sviluppo sufficiente, che non fu occasionato dalla di- 
scussione, poiché esse rimasero non confutate né appro- 
vate nella Camera dei Deputati, e se trovarono qualche 
eco in Senato, neppure quivi furono prese nella debita 
considerazione. Egli scorse gli effetti civili che hanno 
certi atti puramente spirituali o disciplinari; cercò di 
risolvere il problema senza ledere il principio della pre- 
tesa incompetenza, ma non vi riuscì se non per una sfera 
limitatissima di casi, perchè questa volta non rimontò 
ai principi fondamentali da lui per altro ritenuti giusti. 
Egli contempla 1 casi della scomunica e della sospen- 
sione a divìnis, atti puramente spirituali o disciplinari, 
ma che hanno conseguenze pecuniarie, impedendo che 
il prete, continuando nell* esercizio del suo ufficio, ne 
percepisca i frutti. Il Pescatore intende risolvere il pro- 



Ministero pubblico adempia questa soa missione come tutte le altre, 
e sono certo che, anche senza eccitamento del Governo, gli ufficiali 
del Ministero pubblico adempiranno siffatta loro missione; ma quando 
venisse caso in cui T intervento del Governo potesse essere oppor- 
tuno, non mancherà il Ministro di fare sentire la sua parola nei 
limiti delle sue attribuzioni. » — 11 Yigliani parla anche di pro- 
cessi ab aburu intentati dopo il 1871, ma non dice se, come cre- 
derei, ex officio; ibid,, col. 1^: € Si sono però fatti diversi processi 
per altri abusi commessi da membri tanto dell' alto come del basso 
clero. — Dal 1871 in poi risulta dagli atti del Ministero che fa- 
rono &tti 34 processi per abusi contro vescovi e arcivescovi e 132 
per abusi contro membri del clero inferiore. » 



§ 8] SEPARATISMO 355 

blema rimettendolo alla coscienza dei fedeli; anzi, nel- 
l'esempio particolare da lui preso in considerazione, noti 
ad essa, ma a quella del rettore od amministratore del 
tempio rispettivo. So questi, dice il Pescatore, permette 
al prete scomunicato o sospeso di continuare a celebrar 
la messa, credendo ingiusta la scomunica o sospensione, 
il sacerdote potrà legalmente continuare a percepire i 
frutti del suo ufficio; altrimenti no: e poco importa, con- 
tinuava il giureconsulto, che il vescovo lanci V interdetto 
su quel tale tempio, dove si permette allo scomunicato o 
sospeso di continuare a celebrar messa, il rettore della 
Chiesa potrà, se lo crede, continuare a tenerla aperta 
non ostante l'interdetto. * 

Il principio accennato dal Pescatore, contrario all'in- 
tenzione del relatore Bonghi * e degli abolizionisti del- 



* Deputati, 18 marzo 1871, pag. 816, col. 1», Pescatore: € In- 
tendo anch'io che potrebbe accadere, a cagione d'esempio, che un 
sodalizio, ritenendo anch'esso ingiusto ed illegale il decreto del- 
l'autorità ecclesiastica, accolga il prete scomunicato o sospeso a 
divinis, e l'ammetta^ ciò non ostante, a celebrare la messa nella 
propria chiesa; ma allora o signori, in questi rarissimi casi spicca 
per l'appunto luminosissimo il vostro principio della separazione 
della Chiesa dallo Stato, il vostro principio che consiste in negare 
l'esecuzione coatta in materia disciplinare. — Il vescovo lancierà 
l'interdetto sulla Chiesa; il popolo terrà in quel conto che crede 
la messa celebrata dal prete; ma se il possessore, se l' amministra- 
tore del tempio, considerato dalla legge civile come proprietario, 
non si acquieta al decreto dell'autorità ecclesiastica, questo decreto 
non ha e non deve avere una esecuzione coatta. » 

< Deputali^ 31 genn. 1871, pag. 433-34, BoNaBi: € Ora non si 
tratterà solo di mettere in possesso quelli che l'autorità ecclesia- 
stica nomina; si tratterà beasi anche di espellere dai benefizi quelli 



356 SEPARATISMO [ § 8 

r appello ab abusu, * è giusto; cerchiamo di svilupparlo 
e^di precisarlo» e ne vale la pena, giacchò si tratta di 
una delle quistioni più vitali del regime intemo della 
Chiesa e non indifferenti per lo Stato. L*interesse di 
questo, e della moralità e della civiltà in genere, consi- 
ste in ciò, che il vescovo per mezzo della sospensione, 
scomunica e simili, ha in mano un* arma potentissima per 
rendere il clero schiavo della sua volontà. Bisogna dun- 
que vedere quali ripari si possano apporre a quest* arma 
spirituale ossia disciplinare, e anzi tutto sin dove essa 
penetri. Se noi ci limitassimo al semplice presente giu- 
ridico dell* Italia, la quistione non avrebbe molta im- 
portanza pratica; perchè, come accennammo, le nostre 
Camere se ne occuparono poco lasciando sottinteso che 
la sospensione, la scomunica e simili impedissero 1* eser- 
cizio delle funzioni spirituali. Se qualche rettore di 
Chiesa od economo avesse voluto applicare la teoria del 
Pescatore, non avrebbe trovato in appoggio neppure di- 
chiarazioni della Giunta o di Deputati come per le ele- 
zioni popolari dei vescovi e dei parroci; la polizia sa- 
rebbe intervenuta e avrebbe represso senza nessuno 



che r autorità ecclesiasti'» dichiarò indegni e ripudi. Non yì sarà 
luogo a nessun ricorso al Governo per gli abusi che l'autorità ec- 
clesiastica potesse commettere verso il beneficiato; poiché il ri- 
chiamo a quello nasce da ciò che le due Autorità hanno proRO parie 
airistallamento del parroco nel beneficio. Quando di queste due 
autorità Tuna dichiara di non volere più concorrere, e T altra ft 
tutto, V autorità civile non ha più diritto d* impedire che r ordi- 
nanza ecclesiastica sia eseguita in tutto e per tutto, » 

* Vedi sopra (pag. 272) il fatto della chiusura della chiesa dei 
vecchi-cattolici di Grotte. 



§ 8] SEt>ARATISMO 557 

scrupolo, per quanto minimo, come vedemmo che accadde 
nel fatto di Grotte. Tuttavia dopo il 1874 il Governo ha 
preso un indirizzo più energico di fronte alla Chiesa 
anche su questo riguardo, sicché oggi la quistione non 
può dirsi decisa, non solo legislativamente, ma neppure 
dalla giurisprudenza e nella pratica; essa poi è sempre 
viva dal punto di vista del sociologo. Giova dunque esa- 
minare, come possa liberalmente e giustamente risol- 
versi secondo i principi della nostra legislazione. 

Quando esistevano Texequatur e il placet in tutta la 
loro estensione e non soltanto in materia beneficiaria, 
il problema si risolveva facilmente; giacché allora non 
erano in voga le idee di separazione e d'incompetenza; 
lo Stato si assumeva ed esercitava il diritto di rivedere 
e cassare le sentenze ecclesiastiche anche in materia 
spirituale o disciplinare, specie quando avevano conse- 
guenze di natura civile, come quelle che derivano dalla 
sospensione, dalla scomunica e simili. Il problema nasce 
quando si mettono innanzi le idee esagerate di separa- 
zione e d'incompetenza. Secondo noi, la separazione non 
include una rinunzia ai diritti, che ha lo Stato sulla 
Chiesa come su tutte le altre associazioni o fondazioni 
corporazioni, e quindi T incompetenza si limita non a 
tutta la materia puramente spirituale, ma a quella sola 
parte di essa (della libertà di coscienza) che non abbia 
effetti civili contrarli alle leggi dello Stato o al Diritto 
pubblico od anche semplicemente alla morale. Dunque, 
secondo noi, è fuori di dubbio il diritto dello Stato d'in- 
gerirsi nelle quistioni disciplinari della sospensione, della 
scomunica e simili, perché possono avere conseguenze, 
sìa civili, sia contrarie alla morale. 



358 SEPARATISMO [§8 

Quali sono precisamente le conseguenze civili? La so- 
spensione può essere inflitta ad un prete provvisto di be- 
neficio, ad uno che ne sia sfornito. Nel 1^ caso, essa non 
implica la perdita dei frutti del beneficio; ma ci sodo 
altri gradi di punizioni ecclesiastiche che la includono 
in parte o per intero, temporaneamente o definitivamente, 
cioè la < privatio beneficii, » la « depositio » e la « de- 
gradatio. » * Nel 2^ caso, ossia quando il prete non è prov- 
visto di beneficio, egli può percepire, e di solito perce- 
pisce, la cosi detta elemosina della messa. Cioè, esistono 
legati fondazioni di messe per celebrarne un dato nu- 
mero una volta per sempre od ogni anno, in suffragio 
deir anima del testatore o fondatore o di altri o senza 
alcun obbligo speciale (senz'obbligo di applicare Tinten- 
zione ad una data anima): di siffatte fondazioni (non le- 
gati per una volta soltanto, ma fondazioni perpetue) ora 
non potrebbero stabilirsene più secondo la l^islazione 
italiana, ma in realtà la legge viene elusa, se ne fanno 
ancora, sussistono quelle vecchie, e poi ne esistono an- 
che fuori d'Italia, e ci sono sempre i legati. Ora, il prete 
sfornito di beneficio, ordinariamente procura di recitare 
le messe di queste fondazioni o legati, e, quando esse 
non gli occupino tutti i giorni dell'anno, cerca di pro- 
cacciarsene altre da pia gente che fa recitare messe alla 
giornata, una volta tantum, per sé o pei propri con- 
giunti. Quando adunque si lanci contro un prete sprov- 
visto di beneficio la sospensione a divinis od altra pena 
più grave che implichi questa, gli si viene a togliere 
colla messa lo strumento dei suoi lucri; giacché quasi 



* Vedi p. 68 Friedbero, cit, pag. 182-83. 



§ 81 SEt>ARATlSMO 359 

tutte le messe che egli si è assunto di celebrare, deve 
recitarle ad intentionem, non sono messe libere; sicché 
per quanti giorni dura la sospensione, per altrettanti 
persiste la mancanza del lavoro, del guadagno: * diversa- 
mente dal sacerdote provvisto di beneficio, che ha le mesSv-^ 
libere, e per cui quindi la semplìqe sospensione non in- 
clude la perdita totale dei guadagni, per essa occorre- 
rebbe un' altra pena speciale, che sta pure in facoltà del 
vescovo d'infliggere, cioè la « privatio beneficii; » colla 
semplice sospensione egli perderebbe soltanto il frutto 
delle messe che avrebbe potuto celebrare applicandone 
l'intenzione a vantaggio di qualche anima, dietro com- 
missione. 

La sospensione e le altre pene sono dunque tanto più 
perniciose, quanto più in basso cadono; al clero sfornito 
di beneficio arrecano più danno che a quello che n'è 
provvisto, quindi lo rendono più servile ancora di quanto 
possa esserlo per la sua semplice bassa posizione. 

Dicevamo, che lo Stato ha diritto d'ingerirsi in questa 
quistione non solo per gli efTetti civili che ne derivano, 
ma anche per quelli etici e nell'interesse suo speciale. 
Ed invero molti preti sono, e specialmente sono stati, 
perseguitati dai vescovi colle suddette censure esclu- 
sivamente pel loro carattere conciliativo o liberale; 
l'arma spirituale viene adunque cosi adoperata contro 
l'ordine pubblico, il che certo non è neppure edificante 
per la morale dei cittadini. 



* Ordinariamente non si pone mente a questo &tto, e la quistione 
dell'appello ab abusa viene limitata ai provvisti di beneficio, cosi 
anche dal Piola, Della libertà cit., pag. 110-11. 



360 SEPARATISMO [§8 

Accennato il diritto, secondo noi evidentissimo, d in- 
tervento dello Stato, vediamo ora come esso oggi sia 
applicabile. Ricordiamo, che la Chiesa è considerata dalla 
Legge delle guarentigie come un* associazione, la quale 
air occorrenza chieda 1* esecuzione dei suoi Statuti, la 
quale sarà accordata quando si riconosca, che gli articoli 
da applicarsi non siano contrari alle Leggi o al Diritto 
pubblico. Se questo principio fosse davvero seguito, invece 
di venire arrestato nelle sue conseguenze, il problema 
non sarebbe difficile a risolversi. Ed invero, il cancro 
precipuo della sospensione ed altre simili pene è Tei 
informata conscientia, cioè il canone che conferisce al 
vescovo la facoltà di sospendere od altrimenti punire un 
vescovo senza un regolare processo, solo sopra infor- 
mazioni confidenziali. Se si applicasse il puro principio, 
che lo Stato prima di riconoscere la Chiesa in una qua- 
lunque delle sue forme, di associazione o corporazione o 
fondazione, debba rivedernB lo Statuto, esso scioglierebbe 
un' associazione (o fondazione o corporazione) tanto estesa 
e potente, la quale volesse servirsi di un' arma così ar- 
bitraria e terribile; posto poi, che, come secondo la Legge 
delle guarentigie, lo Stato non voglia far dipendere l'esi- 
stenza di questa associazione del previo esame dei di 
lei Statuti, dovrebbe tuttavia all'occorrenza dichiarare 
contrario al diritto ed all' ordine pubblico l'articolo del- 
l' ex informata conscientia, e quindi negare forza esecu- 
tiva agli atti dell' autorità ecclesiastica fondati sul me- 
desimo. 

Ciò potrebbe farsi più facilmente riguardo ai benefici. 
Questi in Italia oggi dipendono dallo Stato: se il vescovo, 
ex informata conscientia, priva temporaneamente o de- 



§ 8] SEPARATISMO 36Ì 

finitivamente il prete del benefìcio, i tribunali non do- 
vrebbero riconoscere forza esecutiva ad una tale sentenza, 
dovrebbero quindi lasciare che il beneflciario continui a 
percepire i frutti del beneficio. 

Ma il problema si complica quando non si tratti di 
preti forniti di beneficio. Ed invero, quali mezzi ha il 
Governo per impedire in questo caso gli effetti civili 
deir arbitrio? Essi hanno luogo senza bisogno, che la 
sentenza del vescovo venga innanzi agli Economati od 
ai Tribunali; il problema sfugge air azione dello Stato 
per rinchiudersi nella sfera della coscienza e dell'azione 
privata. Il Governo non può impedire al popolino di cre- 
dere, che la maniera di punire sopra semplici informa- 
zioni particolari sia giusta, che la messa celebrata da 
un prete talmente sospeso sia un sacrilegio, che quindi 
essa non servirà *di suffragio alle anime; il Governo non 
può obbligare i privati a spendere nel loro interesse pri- 
vato il loro danaro, quando essi credono che in questo 
modo non farebbero i propri interessi, ma anzi si rovi- 
nerebbero r anima. Il prete sospeso perde adunque ordi- 
nariamente l'elemosina che egli potrebbe cavare dalla 
celebraziane avventizia di messe con intenzione da ap- 
plicare. Lo stesso può dirsi delle messe di fondazioni 
illegali, poiché esse sono sotto Y ispezione delle chiese e 
dei parenti: ma qui il prete potrebbe, quando volesse, 
celebrare la messa, quantunque sospeso, minacciando gli 
interessati, che, se gli si oppongono, denunzierà al Go- 
verno r illegalità. 

L'azione di questo potrebbe però esercitarsi riguardo 
a certi contratti di messo, di natura speciale. Nelle chiese, 
dove mancano benefici suflJcienti per celebrare tante 



tm 



SEt>ARATlSMO 



[§8 



ì 



I 



messe quante ne occorrono perchè tutti i fedeli la ascol- 
tino, si suole convenire con preti non provvisti, che si 
darà loro un tanto per la messa che essi celebreranno 
t^ei soli giorni domenicali o festivi. Ora, quando il patto 
non sia orale, ma (il che di solito non accade) scritto; 
il Governo potrebbe stabilire, che non gli darà forza 
esecutiva, a meno che non sia fatto colla clausola espli- 
cita sottintesa, che la sospensione ex informata con- 
scientia sia nulla di fronte alla" legge, non abbia effetti 
civili. Lo Stato ha il diritto di regolare la natura dei 
contratti, egli così non lederebbe direttamente la assolata 
libertà della Chiesa, libertà che del resto secondo noi 
non ha diritto di essere illimitata, di diventare licenza.' 
Quest'ultimo medesimo caso è contemplalo dal Pesca- 
tore, ma risoluto in un modo diverso. Egli non parte 
dal principio del diritto dello Stato di regolare la natura 
dei contratti, ma dall' altro sopra accennato, che i fedeli 
f^ìBino facoltati essi stessi a giudicare della legalità od 
illegalità delle punizioni ecclesiastiche; egli quindi con- 
clude che, se i locanti vogliano mantenere, il contratto, 
il Governo darà ragione a loro di fronte al vescovo; ma 
se non lo vogliano mantenere, sono padroni, perchè il 
contratto suppone, secondo il Pescatore, la clausola, che 
il prete sia capace di prestar servizio ossia di dir messa. 
Il Pescatore dunque lascia i locanti giudici della legalità 



* Questa sola/ione è fondata sul diritto privato, corno quella del 
SiNEo intorno air elezione dei vescovi o dei parroci, e che sopra (pa- 
gina 229) oppugnammo: ma il nostro caso è diverso da quello del Si- 
neo; nel nostro si tratta veramente di diritto privato, di contratti: 
mentre reiezione dei vescovi e dei parroci è un fatto di diritto 
pubblico. 



§8J SEPARATISMO 363 

od illegalità della punizione e quindi della capacità od 
incapacità del prete. » — Secondo noi, invece, per ora lo 
Stato non dovrebbe lasciare questo giudizio ad essi, nep- 
pure esprimerlo egli esplicitamente, ma supporlo; sup- 
porlo non partendo dal punto di vista religioso, ma dal' 
punto di vista civile, dal suo diritto di regolare la na- 
tura dei contratti: il contratto non si dovrebbe dichiarare 
sciolto quando la cessazione della capacità del prete non 
fosse dimostrata dietro un processo regolare, ex infor- 
mata conscientia. Dico per ora, cioè in vista delle pre- 
senti condizioni della nostra legislazione. Quando poi si 
volesse fare una riforma radicale, regolando la materia 
come logicamente, secondo i criteri del Diritto pubblico, 
dovrebbe andare regolata, allora sarebbe il caso di ap- 
plicare il principio accennato dal Pescatore, ma modi- 
ficandolo e limitandolo. Allorché la proprietà ecclesiastica 
fosse riordinata in modo costituzionale (del che parleremo 
appresso), e le spese del culto dipendessero dai fedeli 
stessi organizzati in un'amministrazione costituzionale; 
allora si che sarebbe il caso di applicare il principio del 



* Deputati^ 18 marzo 1871, pag. 816, col. 1% Pescatobe: « Può an- 
che accadere che il cappellano sospeso a divinis abbia un contrIRo col 
sodalizio, e, quantunque sospeso, pretenda di continuare T esecuzione 
del suo contratto. Ebbene, o signori, in questo caso la magistratura 
non ha altro ufficio che quello di interpretare il contratto, e ritenendo 
che nella capitolazione si sottintende, quantunque non espressa, la 
condizione che il prete abbia diritto air esecuzione del contratto, in 
quanto continui ad avere canonicamente T esercizio del suo ufficio, 
Tautorità giudiziaria darà esecuzione al decreto vescovile indiretta- 
mente, ma sempre secondo il principio e nelle forme del diritto civile, 
e come diesi, interpretando il contratto. » Cfr. sopra a pag. 355, n. 1. 



304 SEPARATISMO t§B 

Pescatore: giacché il corpo degli amministratori coin- 
ciderebbe col corpo stesso dei fedeli, o ne sarebbe la 
legittima costituzionale rappresentanza. Ma al presente 
gli amministratori delle chiese non sono gli organi co- 
stituzionali dei fedeli; sono, invece, di solito dei zelanti, 
organi ciechi del vescovo. Quindi lasciare a loro di de- 
cidere sulla legalità od illegalità della punizione, sarebbe 
lo stesso che lasciare il vescovo senza alcun controllo; 
la proposta del Pescatore, nello stato presente delle am- 
ministrazioni delle chiese, sarebbe illusoria. Del resto, 
anche quando le amministrazioni diventassero gli organi 
costituzionali dei fedeli, non perciò lo Stato perderebbe 
il diritto di regolare, come sopra suggerimmo, la natura 
del contratto di messe domenicali, e non cesserebbe nep- 
pure il motivo pratico di regolarla a questo modo, giacché 
noi ignoriamo, come già dicemmo, quale sarebbe l'esito 
di elezioni di amministratori o di ecclesiastici fatte po- 
polarmente, specie nei primi tempi. 

Ma la proposta di presumere, per legge, nulle, riguardo 
ai contratti per messe, le sentenze ex informata con- 
scientia, avrebbe poca importanza pratica, stante che di 
solito essi sono puramente orali. Di più, sono convenuti 
pei ^mplici giorni domenicali e festivi; onde per gli altri 
sei della settimana il prete resterebbe sempre privo del 
mezzo di guadagnarsi la sussistenza, giacché non si può 
obbligare i privati a far recitar messe da coloro che 
credono incapaci di ciò. Penetrati della verità e gravità 
di questi fatti, i Deputati Petruccelli * e Passaglia ' ave- 



* Proposta di legge del deputato Petruccelli della Gattina letta 
il 21 giugno 1862 {Deputati, pag. 2963, col. 3*), presa in censi- 



§ 8] SEPARATISMO 365 

vano già proposto di obbligare il vescovo a ÌDdennizzare 
il sospeso, il che allo Stato sarebbe materialmente pos- 
sibile, sequestrandogli una parte della mensa. E secondo 
noi sarebbe giusto, in quanto lo Stato ha il diritto di 
tutelare gli ufficiali di un* istituzione qualunque ^ contro 



derazioDe nello stesso giorno (pag. 2967, col. 3^}: < Art. 1. I ve- 
scovi non possono pronunziare condanne ecclesiastiche prima di 
averne data comunicazione, con esposizione dei motivi, al presidente 
del tribonale civile piii vicino alla diocesi. — Art 2. Sono proibite le 
condanne ecclesiastiche che producano per conseguenza lesioni ma« 
teriali o economiche. — Art. 3. Le lesioni materiali o economiche 
constatate per sentenza di tribunale hanno diritto d' indennità sulle 
rendite delle mense vescovili- — Art 4. Il ricorso al Consiglio di 
Stato di ambe le parti per giudizio definitivo è di diritto. » — 
Ibid.» pag. 2964, col. 1% Petruocelli: < egli [un certo prete] è stato 
spogliato [colla sospensione a divinis] deiristromento di lavoro che 
gli dava la vita, vale a dire della messa » 

* Progetto di legge del deputato Passaglia letto, dietro autoriz- 
zazione degli Uffici li. III e IX, il 25 aprile 1863; svolto il 1» maggio, 
e ritirato pel motivo che non sarebbe stato approvato (ibid., pag. 4744, 
col. 3^); pag. 4701, col. 2^, Deputati^ art. 8: «Qualunque censura 
o pena ecclesiastica che venga inflitta, trascurate le disposizioni 
canoniche e non curata la legittima e regolare procedui'a, non sor- 
tiranno giammai Teffetto civile, nò cagioneranno decadenza dai be- 
nefizi, dalla percezione dei loro frutti e di qualsiasi altra tempo- 
ralità. — Se la censura o pena venga in tal modo inflitta contro 
un semplice sacerdote, avrà egli il diritto ad una pensione annua 
di lire cinquecento sui beni ecclesiastici o privati del superiore, e 
ciò fintantoché sia sciolto dalla censura e liberato dalla pena. Si 
intende però salvo sempre il diritto contro il superiore al risarci- 
mento di danni maggiori, che dalla censura o dalla pena fossero 
per avventui^ ad un semplice sacerdote o al beneficiario derivati. » 

* Cfr. ciò che dice il Piola (Della libertà cit. pag. 186; intorno 
agV insegnanti delie scuole private» 



366 SEPARATISMO [ § 8 

gli abusi del superiore, e di spuntare un' arma pericolosa 
per la sua esistenza, per Tordine e la morale, quaVèla 
condanna ex informata conscientia. Anzi da quest'ultimo 
punto di vista, lo Stato non avrebbe solo il diritto di far 
risarcire il prete sospeso, ma anche di multare il vescovo 
per Tuso di un* arma proibita. Ma queste idee sono evi- 
dentemente inconciliabili col principio della pretesa in- 
competenza; quindi le proposto Petruccelli e Passaglia 
non trovarono eco; 

Sin qui abbiamo considerato la quistione degli effetti 
civili specialmente riguardo alle condanne ex informata 
conscientia, siccome quelle che sono^più pericolose pel 
clero e per lo Stato, e che urtano più patentemente col 
senso morale. Ma, secondo la lettera della Legge e se- 
condo i nostri principi, lo Stato è in facoltà di negare 
esecuzione coatta alle condanne ecclesiastiche, anche 
quando emanino dietro una regolare procedura; ed in 
genere a tutti gli atti ecclesiastici allorché la loro mo- 
tivazione sia contraria al diritto pubblico. Supponiamo, 
per esempio, che un prete venga rimosso dietro regolare 
procedimento, perchè ha combattuto le massime del Sil- 
labo: questa condanna non dovrebbe, nei suoi effetti civili, 
ricevere esecuzione, perchè contraria alle nostre leggi, 
al nostro diritto pubblico e alla civiltà: il Sillabo infatti 
* è una sfida contro tutte queste cose. Ma secondo lo spi- 
rito dei Deputati e dei Senatori che votarono la Legge 
delle guarentigie, e secondo la giurisprudenza, almeno sino 
al 1874, si dovrebbe dare esecuzione ad una tale sen- 
tenza; perchè, estendendo il concetto dell' incompetenza 
più in là del dovere, si dice che non spetti allo Stato 
d'ingerirsi in una tale quistione che riguarda la co- 



§ 8] SEPARATISMO 367 

scienza; e così si viene a rendere illusoria la facoltà 
conrerita ai magistrati, di esaminare se i motivi della 
sentenza siano contrari alle nostre leggi, al nostro diritto 
pubblico; secondo questa corrente di idee, perchè il ma- 
gistrato sia competente a giudicare di ciòs occorre che 
Tatto ecclesiastico accanto agli effetti civili non abbia 
nessun motivo ad ombra di motivo dommatico o disci- 
plinare. Se non si parte dal principio, che la Chiesa è 
un* associazione o fondazione o corporazione come tutte 
le altre, e che lo Stato ha il diritto di scioglierla al 
pari di tutte le altre quando ne creda pericolosi od immo- 
rali gli Statuti, se non si ammette il diritto dello Stato 
perfino sul contenuto dommatico quando esso sia perico- 
loso od immorale — , il problema politico religioso non 
può ricevere una soluzione scientifica: il sistema della 
pretesa incompetenza conduce a mali e contradizìoni 
inevitabili. 

Oli stessi incompetentisti, la stessa Destra se ne ac- 
corse; e perciò sin dal 1874 prese un atteggiamento meno 
scrupoloso e più rigido. Se il relatore Bonghi nel 1871 
aveva sostenuto, ^ senza venir contradetto, che la magi- 
stratura fosse in obbligo di espellere dal beneficio chi 
per qualunque motivo e con qualunque forma di sen- 
tenza ne fosse stato dichiarato indegno dagli organi legali 
della Chiesa; nel 1875, invece, il guardasigilli Vigliani, 
sotto un Gabinetto di cui faceva parte lo stesso Bonghi, 
interpellato dal Mancini, ' dichiarava che non sareb- 



* Deputati^ 31 gennaio 1871 pag. 433*34, Bonghi; riferito sopra 
a pag. 355, n. 2. 

» Deputati^ 3 maggio 1875, pag. 2882, col. 2*, Mancini. 



368 SEPARATISMO [§8 

bero stati rimossi dei benéficiarii siccome anti-infalli- 
bilisti per altri motivi politici; * ed egli sin dall' ottobre 
del 1874 aveva indirizzato una circolare ai Procuratori 
del Re, perchè interpretassero più rigorosamente ossia 
a dovere gli effetti civili di cui si parla neirarticolo 17 
della Legge delle guarentigie. Ma questi furono fuochi 
di paglia, dovuti, specie il primo, a circostanze momen- 
tanee; oggi stesso, che si trova al potere la Sinistra 
meno avanzata, gli estremi degli effetti civili non sono 
né tutti nò sempre ammessi dalla magistratura. 

Nel mostrare quali siano realmente gli effetti civili 
delle censure o pene ecclesiastiche, come secondo la 
nostra legislazione stessa potrebbero essere riconosciuti 
dalla magistratura, e quando lo siano stati, abbiamo 
anche parlato della razionalità di trasferire siffatto giu- 
dizio dalla magistratura al corpo dei fedeli. Ora doman- 
diamo, quale sarebbe il risultato pratico di questo si- 
stema, qualora fosse applicato? Riterrebbe cioè il corpo 
amministrativo dei fedeli come illegale la condanna ex 



* Ibid., 4 maggio, pag. 2904, col. 2% Vigliaxi: € per ciò che 
riguarda il Governo, si presterà assistenza ai membri del clero i 
qaali risaltino ingiustamente perseguitati ed oppressi. Se il Governo 
è chiamato a pagare le loro congrue, continuerà a pagarlo; se il 
Governo è chiamato a mantenere pensioni loro concesse, le man- 
terrà. Se questi ecclesiastici si trovano nel bisogno, continuerà, come 
ha già fatto, a soccorrerli con i mezzi forniti dagli Economati ge- 
nerali. > ^- Cfr. ibid. 30 genn., pag. 839,»col. 2% Manfrin: sospen- 
sione ab officio minacciata ad ecclesiastici che prendano parte alle 
elezioni. Ibid. pag. 841, col. 2^, Vigliani guardasigilli: risponde 
cbe non sarà loro perciò tolto il beneficio 



§ 8] SEPARATISMO 309 

informata conscientia? o, prescindendo dalla quistione 
sul principio stesso, se in qualche caso speciale consi- 
derasse come ingiusta la condanna ex informata con- 
scientia, permetterebbe al prete di dir messa? lo per- 
metterebbe anche quando stimasse ingiusta la sentenza 
sebbene pronunziata dietro regolare procedura? 

La risposta dipende da tanti dati di fatto, che noi 
ignoriamo come si combinerebbero. Anzi tutto sono da 
distinguere le campagne e le città di second*ordine dalle 
città di prim* ordine, le quali ultime sono più illuminate: 
poi la maniera come venga costituita l'assemblea dei fe- 
deli, specie riguardo al diritto elettorale attivo e passivo. 
Supposto, per esempio, che non si concedesse se non a per- 
sone che dimostrino coii* titoli legali una certa capacità, 
che per esempio abbiano una laurea; allora non sarebbe 
difficile che un tale collegio di amministratori ritenesse 
la condanna ex informata conscientia come illegale in 
se stessa, o, almeno, come ingiusta in determinati casi, 
e, conseguentemente, permettesse al prete sospeso od al- 
trimenti punito di continuare a celebrar la messa. Il 
colore politico-ecclesiastico degli amministratori dipen- 
derebbe anche, oltre che dai requisiti di capacità da 
quelli religiosi. Se per esempio si stabilisse, che siano 
presunti cattolici tutti coloro che figurano come tali sui 
registri di battesimo e di matrimonio della Chiesa, e 
contro i quali non si possa provare il contrario; allora 
il colore dell'assemblea sarebbe più liberale: se, invece, 
si richiedesse una dichiarazione esplicita di cattolicismo, 
certificati di confessione o di comunione o di adempi- 
mento di altre simili pratiche ecclesiastiche; allora tanti» 
o perchè cristianelli annacquati, o perchè temono di venire 

F. Scaduto — Guarentigie Pontijleie '24 



370 SEPARATISMO [§8 

in fama di clericali e di esser messi in ridicolo, rinun- 
zierebbero al diritto elettorale, e cosi Tassemblea sarebbe 
composta di gente incolta e quindi meno liberale. Ciò può 
yedersi specialmente in Germania; e, più specialmente 
ancora» nelle assemblee elettorali protestanti : i requisiti 
religiosi sono generalissimi, quello cioè negativo di non 
potersi provare T eterodossia o T irreligiosità di coloro 
che figurano come evangelici; e, sebbene non si doman- 
dino requisiti speciali di capacità, pure gli eletti sono 
per Io più persone colte, spesso professori di Diritto ec- 
clesiastico, cioè, (diversamente che oggi in Francia) della 
Facoltà giuridica e non della teologica, professori che 
hanno preparato, redatto e propugnato le famose l^gi 
di maggio relative ai culti» e che, se per la riservatezza 
del loro linguaggio non si può dimostrare che siano ra- 
zionalisti, pure non danno segni di essere credenti. Così 
avviene che la Chiesa protestante tedesca ha una dire- 
zione illuminata, la quale sa infonderle vita e puriO- 
carla. 

Il risultato pratico del lasciare alla rappresentanza 
costituzionale dei fedeli il giudizio, riguardo agli effetti 
civili, sulla legalità e giustizia delle censure o pene in- 
flitte ex informata conscientla od anche dietro regolare 
procedimento, dipende sopra tutto dalla cultura della 
rappresentanza. Qualora essa fosse composta di persone 
colte, noi non dubiteremmo del buon esito pratico del 
sistema. La nostra supposizione sarebbe almeno suflTragata 
dalla storia. Infatti le punizioni ex informata conscientla, 
(e talvolta anche quelle pronunziate dietro ruotare pro- 
cedura), non sono state riconosciute non solo da Governi 
assoluti, pei quali potrebbe dirsi che ciò derivasse dal- 



§ 8] SEPARATISMO 371 

r illuminatismo del Sovrano, ma anche da Governi re- 
pubblicani, come per esempio Venezia; e pei Governi 
assoluti medesimi neppure vale Tobbiezione or ora accen- 
nata; giacché in essi, per esempio in Francia prima della 
Rivoluzione, la magistratura spesso ricusò di dare forza 
esecutoria alle sentenze ecclesiastiche anche contro la 
volontà del Re. 

Ma e' è di più, alla storia, nostrale ed estera, possiamo 
aggiungere fatti italiani contemporanei, recentissimi. 
Quando, nel primo decennio del nostro risorgimento po- 
litico, le persecuzioni contro i preti liberali erano più 
numerose e più seviziose che oggi, accadeva non di raro 
che i poveri sacerdoti sospesi, o più gravemente puniti, 
non avendo altri mezzi di vivere oltre la messa o il be- 
neficio, (si sa che la rendita del cosi detto patrimonio 
ecclesiastico è insufflcientissima a mantenere il prete; 
in media può ritenersi L. 200), ricorressero alla rappre- 
sentanza municipale per soccorsi: la quale spesso o li 
dava essa medesima, o, non avendo mezzi a ciò disponi- 
bili, mandava, raccomandandola vivamente, la petizione 
al Parlamento. * Esistevano dunque rappresentanze mu- 



1 Esempi, Deputati^ 23 aprile 1863, pag. 4684, col. 1-2% Ballanti* 
relatore della petizione 8721 : La Giunta Comonale di Tocco (Abrazzo 
Citeriore) ricorre al Parlamento contro le eeorbitanse dell' arciye- 
acovo di Chieti a danno di tre preti liberali, per aver solennizzato 
la festa dello Statato secondo le istruzioni Minia tonali : T arcive- 
scovo li aveva sospesi ex informata conscientia, e, siccome ciò non 
ostante essi avewmo continuato a celebrar la meiso, li aveva di- 
chiarati < irregolari, » ed aveva dato ordine ai sacrestani, rettori 
di chiese e cappellani d'impedire loro di uffiziare: essi ricorsero al 
guardasigilli Minghetti e Conforti, ma indamo; finalmente la Giunta 
municipale ricorse al Parlamento, domandando che si indennizzino 



372 SEPARATISMO [§S 

nicipali, anche di città secondarie e di paeselli, le quali 
ritenevano illegale la condanna ex informata conscientia 
nel caso speciale la consideravano e dichiaravano in- 



i tre preti e se ne tratti canonicamente la causa: <€ La Giunta 
municipale supplica Talto GouBÌglio nazionale, perchè si piaccia de- 
cretare che le rendite della mensa arcivescovile di Chieti siano se- 
questrate per la conosciuta ostilità dell'arcivescovo De Marinis 
contro le libere istituzioni che ci governano, e per T assenza del me- 
desimo per circa due anni dalla diocesi, che sopra le dette rendite sia 
stabilito una pensione in favore dei tre sacerdoti interdetti, non 
che la restorazione dei danni finora sofferti (Bene!). — Che siano 
prese le misure necessarie onde costringere T arcivescovo De Mari- 
nis alla trattazione della causa canonica da lui ostinatamente ri- 
fiutata ai tre sacerdoti, e finalmente, a senso della circolare del 
signor ministro Conforti, il regio procuratore della Corte di assisie 
sedente in Chieti proceda sollecitamente d'ufficio contro il prefato 
arcivescovo per aver qualificato come atto malvagio la partecipa- 
zione dei tre sacerdoti.... alla festa nazionale del 2 giugno 1861, e 
per averli puniti coir interdizione. »» Il relatore conclude: che la 
Camera è incompetente a dire se Tarci vescovo abbia o no il diritto 
di sospendere a divinis e^ informata conscientia; ma che nel caso 
speciale presente non si tratta di discutere della libertà della Chiesa, 
ma di uno stato di guerra. — Ibid. 21 giugno 1862, pag. 2866, 
col 1-2*^, Zanardelli: Il vescovo di Brescia proibisce al clero di 
concorrere alla solesnizzazione dello Statuto; ciò non ostante, 70 
parroci lo solennizzano; il vescovo infligge loro diverse pene; essi 
inviano un indirizzo impenitente al vescovo: « Il vescovo allora no- 
minò una Commissione d'inchiesta, e minaccia a questi parroci i 
p'.ù gravi anatemi. -» Ma frattanto un'irritazione gravissima si 
destò in quelle popoleaioni » contro il vescovo e i clericali, onde 
potrebbero avvenire disordini. « Per tali ragioni i sindaci di tutta 
la valle si riunirono per estendere una petizione che mi arrivò 
ieri, e che sono per presentare al signor ministro guardasigiUi, pe- 
tizione in cui in nome delle necessità più imperiose dell'ordine 
estemo, della pubblica tranquillità, si chiede che contro Taito clero, 



§ 8] SEPARATISMO 373 

giusta. Non so se esse abbiano esplicitamente permesso 
al prete di continuare a dir la messa; ad ogni modo il 
contrario non proverebbe nulla contro il nostro ordine 
d'idee. In certi casi è il Municipio clie paga l'assegno al 
parroco; supposto dunque che un parroco fosse stato 
sospeso ex informata conscientia perchè liberale, il Co- 
mune avrebbe potuto non dare esecuzione alla sentenza 
vescovile continuando a pagare. Ma in quali impicci non 
si sarebbe allora potuto trovare cogli amministrati da 
una parte e sopra tutto col Governo dall'altra? Il ve- 
scovo avrebbe insufflato il popolino contro la scismatica 
rappresentanza municipale, quantunque non riuscisse * 
sempre ad ingannarlo; e il Governo, che fra noi ha 
tenuto quasi sempre l'indirizzo di gfrare la quistione 
religiosa, avrebbe dato torto al sindaco provocatore di 
disturbi e di scandali e a tutto il consiglio comunale. —^ 
Ma sono noti dei casi, in cui la quistione si è trovata 
rimessa alla coscienza dei fedeli stessi, e da loro riso- 
luta, per quanto dipendeva da loro, cioè assistendo alla 
messa dei sospesi e colle elezioni, in senso liberale; così 
oltre a quelli or ora ricordati, gli altri, posteriori alla 
Legge delle guarentigie, del Mantovano e della Sicilia, 
dei quali parlammo sopra. 

Noi dunque, esaminando la quistione in sé stessa e 
nella sua storia, riteniamo che il lasciare alla rappre- 



«d a favore del clero patriottico si provveda efficacemente, dure- 
volmente, con mezzi i qaali non riescano invani e illusorii. » 

* Specialmente nella 'Lombardia e nel Veneto, dove, a causa della 
dominazione straniera, austriaca, il popolino s'è mostrato più libo- 
rale e più sinceramente liberale che nelle altre provincie d'Italia; 
vedi la nota precedente riguardo alla diocesi di Brescia. 



374 SEPARATISMO [§8 

sentanza costituzionale amministrativa delle singole chiese 
il giudizio sulla legalità o giustizia delle censure o pene, 
specie ex informata conscientia, potrebbe avere risultati 
liberali, massime quando la rappresentanza fosse composta 
di persone colte. 

Ma, sino a quando la proprietà ecclesiastica non sarà 
riordinata, si sarebbe dovuto conservare di fatto, pur la- 
sciando le viete forme, V appello ab abuso in tutta la sua 
pienezza per quanto riguarda gli estremi degli effètti civili. 

Gli abolizionisti si facevano forti della pretesa inutiliti 
dal medesimo. A qual uopo, dicevano essi, conservarlo? 
A prò dello Stato? ma allora voi vorrete r appello ab 
abusu ex officio, che o significherebbe un'indebita inge- 
renza, o, quando non si risolve in ciò, può essere supplito 
^dai mezzi che offre il diritto comune. A favore del clero? 
Ma questi non ne approfitta; T appello ab abusu, prima 
che noi lo facciamo scomparire nella legislazione, è già 
scomparso nella pratica. 

Gli avversari rispondevano: non è vero, che l'appello 
ab abusu sia divenuto inutile; se il basso clero per ora 
non se ne giova, ciò non significa che Tarma sia inutile 
in sé stessa; siete voi, signori della Destra, che T avete 
resa inutile mostrandovi poco propensi ad accettare le 
ragioni dei poveri preti per non attirarvi maggiormente 
Tira del Papa, nel che siete aiutati dalle espressioni 
vaghe della legge, che non specifica i singoli casi di 
appello ab abusu. 

Queste ragioni in fondo erano giuste. Gli abolizionisti 
avrebbero potuto replicare, che essi si limitavano a tra- 
sferire la giurisdizione del Consiglio di Stato ai tribunali 



§ 8J SEPARATISMO 375 

ordinari per quanto riguarda gli effetti civili, ossia per 
quello che più interessa; ma non insistevano su questo 
argomento, su questo concetto della traslazione: giacché 
essi, partendo dal loro principio dell* incompetenza, non 
intendevano fare una semplice traslazione (pur abolendo 
l'appello per la pura trasgressione dei canoni senza ef- 
fetti civili), ma anche una riduzione della giurisdizione 
laica riguardo agli effetti civili stessi; non intendevano, 
cioè, conservare nello Stato, nei magistrati, la facoltà 
di giudicare se le forme canoniche di procedura siano 
tutte valide innanzi al potere civile, se quindi la con- 
danna ex informata conscientia sia da ritenersi come 
legale, molto meno intendevano conceder facoltà di ri- 
vedere il contenuto stesso della sentenza, di esaminare 
cioè non solo se si fossero osservate le forme canoniche 
di procedura riconosciute come legali dallo Stato, ma an- 
che se i criteri seguiti neirapprezzazlone dei fatti siano 
ammissibili, se per esempio sia ammissibile che un prete 
venga sospeso per aver celebrato la festa nazionale dello 
Statuto per essersi opposto alle massime del Sillabo. 

I motivi; per cui i sospesi ab officio non ricorrono di 
solito ai tribunali dello Stato per farsi rendere giustizia, 
almeno negl' interessi civili, contro l'arbitrio del vescovo, 
furono dimostrati molto chiaramente dal Manfrin a pro- 
posito della discussione del bilancio preventivo del Mi- 
nistero di Grazia, Giustizia e Culti nel 1875. Egli aveva 
innanzi a sé i Tribunali ordinari, secondo la Legge delle 
guarentigie; non più il Consiglio di Stato; ma ciò non 
muta sostanzialmente la posizione delle cose. Anzi* tutto 
la sospensione a divinis è di una durata indeterminata; 
il vescovo può revocarla oggi o domani, e può lasciarla 



37G SEPARATISMO [§8 

sussistere per tutta la vita del colpito: questi, adunque, 
ha interesse di non aspreggiare il vescovo col ricorrere 
ai Tribunali, sperando in una revoca della punizione •, il 
che non solo gli renderebbe i frutti del benefìcio, ma 
eziandio, ciò che non può restituirgli mai il Tribunale 
dello Stato, la buona riputazione presso i fedeli e specie 
presso il clero. E poi, riguardo ai -frutti stessi del be- 
neficio, quando anche il tribunale dia ragione al ricor- 
rente, non glieli rende tutti, sibbene ordinariamente solo 
la metà. ' Si aggiunga, che l'Economo spesso si attribuiva 
le funzioni di giudice, giudicando esso, a priori, la causa 
col negare i frutti del beneficio durante la pendenza della 
lite (come sopra vedemmo riguardo ai vecchi-cattolici 



* Deputati^ 30 gennaio 1875, pag. 840, col. 1% Manfrin: < Sta 
nella catara stessa del provvedimento disciplinare delia so^penftioDe 
ab officio di rendere quasi impossibile il ricorso ai tribunali. — Ed 
infatti il provvedimento disciplinare, quello che sospende ab officio, 
pnò essere lungo o breve, può dorare tatta la vita o essere revocato 
air indomani. — Egli è certo adunque, che coloro i quali si trovaoo 
cosi colpiti, cercheranno tutte le vie per non inasprire maggiormente 
il capo gerarchico, ed anzi ne avverrà che essi si guarderanno bene 
dal ricorrere alla podestà civile, imperocché, qualora chiamassero 
in loro aiuto i tribunali, resterebbero per sempre sospesi ab officio. » 

' Ibid.: < Quando ha luogo il ricorso ai tribunali, che cosa pos- 
sono dare i tribunali, se non che il benefìzio, anzi parte del be* 
neficio, poiché generalmente stabiliscono che una parte F abbia colai 
che esce d'uffizio e Tal tra -il successore. La revocazione della sen- 
tenza disciplinare invece dà T officio non solo, ma intero il bene- 
ficio. > — Sicché, conclude il Manfrin ai tribunali dello Stato 
< ricorrono coloro soltanto, fatte sempre le debite eccezioni, i quali 
giustamente furono colpiti, e, non avendo più riguardo o sperarne 
migliori, si appigliano alF unica tavola di salvezza che sta dinanii 
a loro. » 



§8] * SEPARATISMO 377 

di Grotte), prima cioè che una sentenza del tribunale ve- 
nisse ad ordinarglielo; nel che esso aveva il suo inte- 
resse personale, ricevendo un tanto per cento sui benefizi 
vacanti. * Contro questi arbitri degli Economi il guar- 
dasigilli promise che avrebbe provveduto; ^ ma sullo 
sconcio che i Tribunali, nei rari casi in cui danno ra- 
gione al ricorrente, di solito gli assegnano solo la metà 
dei frutti del beneficio, non disse nulla. ' 

Ai motivi addotti dal Manfrin potrebbe aggiungersi, 
che oggi il prete non vuole andare incontro alle noie, 
alle spese * e alla pubblicità di un processo ordinario ' 



* Ibid., col. l-2\ € Vi ha pure un'altra circostanza, per la quale 
gli Economati regi sono poco adatti a giudicare in tali materie, 
poiché oltre di essere enti amministrativi che giudicano, sono altresì 
giudici e parte. — Oli economi regi, come ognuno sa, hanno i loro 
stipendi non in somme fisse date dallo Stato, ma godono di una 
percentazione sui benefizi vacanti; per cui, quanto maggiore è il 
numero dei benefìzi, tanto più grande e lo stipendio di cui godono. — 
.... se i tribunali hanno facoltà d'intervenire, se sono competenti a 
decidere in tali materie, perchè non si stabilisce in modo definitivo, 
che nessun cittadino dello Stato possa essere privato del benefizio 
di cui gode, se non vi ha una sentenza del tribunale? » 

' Ibid., pag. 841, col. 2% Vigliani. 

^ Riguardo al numero degli appelli ab abusu in Italia prima e dopo 
il 1859, io non conosco raccolte di date. — Su quelli dal 1871 al 1874, 
vedi Deputati^ 4 maggio, pag. 2905, col. P, Vigliani guardasigilli; 
sopra (pag. 354, n.) riferito. — Riguardo al Piemonte vedi Boooio, 
Stato e Chiesa eit., voi. II, pag. 79, pag. 257-328; e specialmente 
pag: 259 e 260. 

^ Ma erano minori quando T appello ab abusu apparteneva alla 
giurisdizione del Consiglio di Stato? Non so quanto valore abbia 
questa ragione. 

* Padillbtti, La Politica ecclesiastica cit., pag. 666. 



378 SEPARATISMO [ § S 



6. Riordinamento della proprietà 

I priacipi della separazione e dell* incompetenza vengono 
meno quando la Camera non tratta di materie spirituali 
e disciplinari, ma del temporale della Chiesa. Lo Stato 
italiano, colla Legge di soppressione delle coporazioui 
religiose (1866) e coir altra della liquidazione dell* asse 
ecclesiastico (1867), aveva affermato il suo alto domi- 
nio sui beni del clero regolare e secolare dichiarandoli 
proprietà nazionale, incamerandoli in tutto o in parte 
più meno velatamente sotto la larva del Fondo per il 
culto. Nel 1871 i rappresentanti dell* Italia non Tenivano 
meno ai loro precedenti storici: non solo non derogavano 
alle « disposizioni » anteriori « delle Leggi civili rispetto 
alla creazione e al modi di esistenza degli Istituti ec- 
clesiastici ed alienazione dei loro beni » (art. 16); ma 
tentavano anche di riordinare razionalmente la proprietà 
ecclesiastica, quantunque poi abbiano lasciato sospesa la 
quistione. 

Sebbene i giurisdizionalisti sostenessero, che fosse tanto 
più necessario non differire il riordinamento della pro- 
prietà ecclesiastica, in quanto dovesse servire a porre 
un freno agli effetti pericolosi dell* abbandono delle re- 
galie, * e non ostante che la proposta Peruzzi, della quale 



* Deputati^ 9 inarso 1871, pag. 727, coL 3», Mancine: € Si trat- 
terà oggi adunque di accettare la parte del aiatenaa, la quale ditanna 
lo Stato, e costituiace la aocietà civile in una coDdiaione di non 
dispregevoli, forae anche di ben aeri e gravi periooli« mentre n 



§ 8J SEPARATISMO 379 

or ora parleremo, contasse ottanta soscrìttori, pure la 
maggioranza della Camera stette per la sospensione. 
Tuttavia si dibatteva il quesito sul tenore della mede- 
sima, se cioè si dovesse senz* altro rimandare ad altro 
tempo, od invece indicare i criteri con cui appresso si 
sarebbe fatta la riforma. Il motivo per cui si voleva la 
sospensione, si diceva fosse, che il problema non era 
stato ancora abbastanza esaminato; la Giunta asseriva 
che essa non aveva avuto tempo sufficiente per istudiarlo» 
e che non ne aveva avuto il mandato. Ma, rispondeva il 
Peruzzi, il mandato lo avete oramai ricevuto, poiché la 
Camera ha consegnato al vostro esame la mia proposta. * 
Lo studio, aggiungiamo noi, non avrebbe dovuto poi essere 
tanto grande, giacché esistevano dei Progetti precedenti 
in proposito, la quistione era stata analizzata sin dal 1865, * 
ed ora c'era il disegno Peruzzi: e poi la discussione durò 
circa due mesi, ed il riordinamento della proprietà non 
fu discusso che alla fine conformemente ai Progetti del 
Ministero e della Giunta, sicché questa nel frattempo 
avrebbe avuto l'agio di studiarlo. Aggiungeva il Peruzzi: 



aspetterà chi sa fino a qaando il complemento del sistema medesimo 
[cioò il riordinamento della proprietà ecclesiastica], ciò che potrebbe 
renderlo innocuo o meno infesto air interesse generale del paese. » 

■ Ibid., 16 marzo, pag. 799, col. 1% Peruzzi. 

* Vedi Relazione della Commissione presentata il 7 febbraio 1865 
(stampata sotto il giorno 19, Deputati), sul progetto di legge per 
soppressione delle corporazioni religiose ed altri enti morali ed 
ordinamento dell* asse ecclesiastico; « Titolo I. Della proprietà dei 
beni e dell* amministrazione civile del culto cattolico, » pag. 4707. 
— Vedi anehe i Progetti e le Relazioni posteriori, cit appresso, «i 
pag. 381, n. 1. 



380 SEPARATISMO [§8 

Voi, signori della Commissione, dite anche, di differire 
il riordinamento, perchè nella riforma che vorreste fare 
e che serebbe conforme alla mia proposta, non trovereste 
compagni; ma io, continuava il Peruzzi, ora posso pre- 
sentarvi ottanta soscrittori. * — Ma, oltre a questi, si 
sarebbero trovati tanti altri voti da far passare un rior- 
dinamento, immediato della proprietà ecclesiastica? E 
ammessa tale ipotesi, la Giunta lo avrebbe voluto dav- 
vero? Il differimento condizionato, da essa proposto, mo- 
stra come volesse un riordinamento democratico nel me- 
desimo senso del Peruzzi; ma io dubito se i membri della 
Giunta, se il Bonghi relatore, considerando la quistiooe 
dal punto di vista politico e non da quello scientifico 
soltanto, qualora avessero trovato un numero di voli 
sufficienti, avessero poi in realtà voluto affrontare im- 
mediatamente le difficoltà e i pericoli di un riordinamento 
dei beni ecclesiastici, quando scopo precipuo della politica 
italiana era di rassicurare T Europa largheggiando in 
guarentigie verso il Papa e in rinunzie a diritti di polizia 
ecclesiastica interna, e conservando lo statu quo in tutto 
il resto. Ad ogni modo, qualunque fosse Topinione intima 
della Giunta, meno responsabile e più ardita del Mioi- 
stero, questo, e con lui la maggioranza della Camera, 
si mostrò contrario al riordinamento immediato. 

Accennate le varie proposte e lo spirito generale della 
Camera in proposito, esaminiamo ora quella Peruzzi ub 
po' da vicino. Egli voleva che venissero stabilite congre- 
gazioni diocesane e congregazioni parrocchiali (art. 28);* 



• * Deputati, 16 mano 1871, pag. 709, col. 1% Pbruzzi. 
' Il testo vedilo in fine del volume, Documenti^ num. 12. 



§ 81 SEPARATISMO 381 

le prime sarebbero state composte del vescovo e di due 
canonici eletti dal capitolo; le seconde del parroco e di. 
due laici eletti dai capi-famiglia : se la gerarchia eccle- 
siastica avesse ricusato di parteciparvi, sarebbero state 
composte interamente di laici (ibid). Queste congregazioni 
diocesane e parrocchiali avrebbero amministrato tutti i 
beni delle rispettive diocesi e parrocchie; il Fondo del 
culto sarebbe stato abolito, e i suoi residui si sarebbero 
ripartiti fra le congregazioni; cosi pure le attribuzioni 
degli Economati e della sezione culti del Ministero di 
Grazia, Giustizia e Culti, sarebbero passate alle congre- 
gazioni (art. 24-27). Ma queste non sono del tutto in- 
dipendenti; devono sottoporre il loro bilancio annuale 
preventivo • e consuntivo air approvazione del Governo 
(art. 29). 

Ecco il sistema Peruzzi. Esso è più moderato di quelli 
del 1865 e 1866; * Telemento laico vi ha meno parte; nelle 
congregazioni diocesane non e' entra affatto; agli arbitri 
e alla poco giusta destinazione delle rendite ecclesiastiche 
si ripara per mezzo dell'obbligo dell'approvazione gover- 



* Relazione della Commissione, presentata il 7 febb. 1865 (stam- 
pata sotto il giorno 19, Deputati)^ sul progetto di legge per sop- 
pressione delle corporazioni religiose ed ordinamento dell' asse ec- 
clesiastico. Titolo I Della proprietà dei beni e dell'ai nministrazione- 
civile del culto cottolico, pag. 4707. — Progetto guardasigilli Cor- 
tese per soppressione ecc., presentato il 13 dicembre 1865, (stampato- 
sotto il giorno 2 febbraio), pag. 374-78, Titolo II. « Deirordina- 
mento deirasse ecclesiastico, » vedi specialmente gli art. 77 e seg. 
— Relazione della Commissione su questo progetto, presentata il 
16 aprile 1866 (stampata sotto il giorno 4 maggio Deputati) spe- 
cialmente gli art. 77 e seg. 



382 SEPARATISMO l § 8 

nativa dei bilanci presuntivo e consuntivo. L*unico punto 
che avrebbe forse potuto far temere a qualcuno turba- 
menti della tranquillità pubblica era reiezione popolare 
dei due membri laici delle congregazioni parrocchiali; 
ma le attribuzioni di queste, tanto diocesane che par- 
rocchiali, erano puramente amministrative, non anche, 
diversamente dal progetto della Giunta del 1865, ' eser- 
centi il diritto di eleggere ai benefizi: > quindi la novità 
della cosa, di un'elezione popolare amministrativa, avrebbe 
potuto arrecare una certa agitazione nel pubblico e forse 
anche una certa lotta tra clericali e liberali, ma non vedo 
motivi per cui dovesse produrre anche disordini. * Ma il 



* Cit. nella nota precedente; art. 3: « La proposta ad offici 
«ccleaia&tici di libera collazione, o di prerogativa regia, ed alle 
parrocchie e cappellanie degli ordini religiosi soppressi con la pre- 
sente legge spetterà alle opere diocesane e parrocchiali secondo ch« 
Taffleio da provvedersi si riferirà alla diocesi o alla parrocchia, 
salvo per quello di prerogativa regia T assenso reale innanzi rin- 
vestitura. — Quelle di collazione privata spetteranno ^gnalmenta ad 
«sse quando i patroni vorranno farne loro la cessione, o quando per 
qualsivoglia ragione cessino nei terzi i diritti di patronato. > 

' Vedi la nota seguente. 

^ Il Minghetti fu uno dei soscrittori degli emendamenti Penuzi, 
<e voleva che il riordinamento non fosse differito (Deputati^ 24 gen- 
naio 1871, pag. 312, col. 3^ Minghetti). Ma nel 1875, esponera 
un altro giudizio (Deputati^ 7 maggio 1875, pag. 3019, coL 1-2*, 
Minghetti Presidente del Consiglio) : « I Parlamenti hanno comin- 
ciato col tenere i cordoni della borsa, e poi sono arrivati ad otte- 
nere delle grandi prerogative politiche. — In quel nostro concetto 
[progetto Peruzzi] c*era dunque T.idea della partecipazione dei fedeli 
nei Governò della Chiesa [< nellavvenire > come aveva detto poco 
prima]; ma oggi debbo rallevarmi che non fosse adottato, impe- 



§ 8] SEPARATISMO 383 

Ministero forse voleva evitare ogni cangiamento, ogni 
lontano pericolo; il progetto Peruzzi includeva ,una tra- 
slazione di attribuzioni; si aggiunga che la Camera era 
stanca di discutere per due mesi sulla stessa legge; Tidea 
di un riordinamento immediato della proprietà eccle- 
siastica fu dunque respinta. 

La Giunta aveva proposto una via di mezzo, cioè il 
differimento condizionato. Il senso era il medesimo di 
quello esplicato nel progetto Peruzzi (art. 24-31), cioè, 
creazione, nell'avvenire s'intende, di enti giuridici desti- 
nati a rappresentare la proprietà ecclesiastica (non si 
determinava come fossero da costituirsi, se dovessero 
essere elettivi), distribuzione dell'asse ecclesiastico fra i 
medesimi, « abolizione delle amministrazioni governative 
del Fondo pel culto e degli economati regi non che del 
Ministero dei culti e delle spese di culto inscritte in 
bilancio. » Questa proposta della Giunta, emendata poscia 
da essa medesima col tacere dell'abolizione del Fondo 
pel culto, degli economati regi, delle spese di culto in- 
scritte in bilancio, fu votata dalla Camera. Ma il fenato 
tolse anche la prima condizione, cioè la creazione di enti 
giuridici che debbano rappresentare la proprietà eccle- 
siastica, non ostante che il Vigliani avesse proposto anzi 



rocche veramente la questione è tanto ardua, come ho avuto occa- 
sione di studiare di poi, che una soluzione quasi improvvisMta, come 
•era quella, poteva lasciare molte lacune. » Bisognerebbe evitare il 
pericolo, continua il Minghetti, che il sistema venga respinto d^^i 
veri credenti, e che questi colle congregazioni si ortianìzzmo in 
setta, che influisca anche sul Comune, sulla Provincia e sullo Stato. 
— Vedi anche Minghetti, Stato e Chiesa^ cit, pag. I2<', 215-218. 



384 SEPARATISMO [ § 8 

un emendamento nel senso della prima redazione della 
Giunta; » e si limitò ad approvare uu ordine del giorno, 
che prendeva atto delle dichiarazioni del Ministero, che 
si sarebbe presentato un disegno di legge di riordina- 
mento al più presto possibile, ma senza determinare il 
quando. » 

Cosi si è voluto lasciare le future Camere libere nella 
scelta dei criteri pel riordinamento della proprietà ec- 
clesiastica; veramente si sarebbe a questo modo potat> 
lasciarle libere anche di non farlo, come in realtà dopo 
13 anni non s'è ancora avverato. A che prò, avevano 
detto alcuni, pregiudicare la quistione votando un arti- 
colo condizionato? esso non obbliga le future Camere a 
mantenere i criteri! della riforma. Ma a che prò, si sa- 
rebbe allora potuto rispondere, votare una semplice pro- 
messa di riforma, senza precisare neppure dentro quanto 
tempo sarà fatta? La promessa condizionata non avrebbe 
obbligato il Parlamento; ma la promessa affatto incondi- 



* Senato, 22 aprile 1871, pag. 497, col. 1% Vigli ani articolo bo- 
etitutivo 18: € Con legge ulteriore, da presentarsi nella prossima 
sessione del Parlamento [questa condisione non c'era nel pregetto 
della Giunta], sarà provveduto al riordinamento, alla conservazione 
ed air amministrazione delle proprietà ecclesiastiche, mediante Tabo- 
lizione delle amministrazioni governative degli economati regi e del 
Fondo pel culto, e la conveniente distribuzione fra gli enti eccle- 
siastici dei patrimoni degli economati e di ogni residuo disponibile 
del Fondo pel culto. » 

* Senato^ 1° maggio 1871, pag. 564, col. 2% ordine del giorno 
De Luca e Conforti: « Il Senato udite le dichiarazioni fatte dal 
Ministero, ne prende atto e passa alla votazione dell' articolo 16. > 
Le dichiarazioni del Ministero erano quelle accennate nel testo. 



§ 8J SEPARATISMO 385 

zionata non obbliga neppure il Ministero. L'articolo 18, 
nella forma definitiva datagli dal Senato, in certo qual 
modo non ha ragion d' essere neppure logicamente, poiché 
esso si trova incluso in modo implicito nell'articolo 16, 
colla semplice differenza che qui si contempla un futuro 
riordinamento della proprietà senza prometterlo espli- 
citamente. 

Lo Stato, dunque, da una parte si disarmava abdlendo 
le regalie, e dall'altra differiva il riordinamento, sulla 
forza del quale nel riparare i mali di quelle rinunzie 
noi non abbiamo tanta fede quanto il Mancini, « ma che, 
quando fosse stato fatto su basi di capacità e su requi- 
siti religiosi generici per l'esercizio del diritto elettorale 
attivo e passivo, avrebbe potuto essere veramente un 
riparo. 

Dopo la Legge delle guarentigie, con Regio Decreto 
del 22 novembre 1871 si nominò una Commissione per 
lo studio del riordinamento della proprietà ecclesiastica. 
Una Sottocomissione pubblicò una Relazione ' suggerendo 
d'istituire deputazioni diocesane e parrocchiali coniscopo 
semplicemente amministrativo e non anche di proporre 
ai benefizi. Ma questi studi rimasero senza effetti. Nel 1875 



« Deputati, 9 marzo 1871, Mancini, sopra, a pag. 378, n. 1. — 
Cfp. Padellbtti, Libera Chiesa cit, gennaio, pag. 699. 

* Relazione della Sottocommissione pel disegno di legge circa il 
riordinamento, la conservazione e V amministrazione delle pro^ 
prietà ecclesiastiche, pagg- 54, — 4P, Relatore il eenatore Achille 
Mauri. Datata 10 ag. 1872. Non si trova pubblicata tra gli Atti 
delle Camere; rendiamo grazie alFonor. Peruzzi che ce Tha fatta 
gentilmente pervenire dalla collezione della Camera dei Deputati. 
F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 25 



386 DIRITTO COMUNE [§8,9 

il guardasigilli Vigliani, interpellato, rispondeva che si 
continuavano e che avrebbe presentato il progetto, quaa- 
tunque non per il momento, e il Minghetti, presidente 
del (consiglio prometteva, che se la Camera lo deside- 
rasse, si sarebbe presentato; * si proposero diversi ordini 
del giorno per la presentazione, * ma non vennero appro- 
vati. Oggi si continua a parlare di questa riforma dagli 
scrittori e dai giornali specialmente della Sinistra avan- 
zata storica, ma non si prendono risoluzioni. 



§9 
Diritto comune 



Una conseguenza del separatismo, esaminato sin ora 
nelle varie disposizioni in cui si trova esplicato nei 



^ Deputati^ V maggio 1875, pag. 2841, Violiant: Promette che 
presenterà un progetto di riordinamento della proprietà ecclesiastica; 
ma non pel momento, giacché < Molte sono, e secondo alconi sa- 
rebbero anche soverchie, le leggi che si trovano dinanzi al Parla- 
mento. — Il Governo continua a fare i suoi stadi (Movimenti e 
risa a sinistra). » — Ibid., 7 maggio, pag. 3022-3023, MmaHim: 
« Se la Camera desidera che noi presentiamo un progetto di legge 
che risponda all'articolo 18,... noi e* impegniamo a presentarlo nel 
pili breve tempo che ci sarà possibile, e adopreremo tntti gli sforzi 
e gli stadi dei quali siamo capaci per formularlo nell'ordine delle 
nostre idee. » 

* Vedi ibid. 8 maggio, p&g. 3078-3080. 



§ 9] ' DIRITTO COMUNE 387 

rapporti ira Stato e Chiesa regolati col II Titolo della 
Legge delle guarentigie, era quella del diritto comune. 
Se lo Stato deve staccarsi dalla Chiesa, a questa si ap- 
plicherà il diritto comune; se le si tolgono i privilegi, 
le si leveranno anche le misure ristrettive speciali esi-^ 
stenti. Ma che cosa deve intendersi per diritto comune? 
qual è il diritto comune da applicarsi alla Chiesa? Questo 
problema non fu ben formulato e sviluppato nelle Camere, 
e le idee in proposito non sono neppur ora generalmente 
chiare. * 

Il Pescatore ricordava che le leggi, secondo Id defi- 
nizione di Montesquieu, devono essere il rapporto neces- 
sario delle cose; che, se quindi esiste un'istituzione di 
natura speciale, non le si può applicare il diritto co- 
mune. ' Ora si domanda se la Chiesa cattolica sia una 
istituzione tutt* affatto speciale, senza altre simili con 
cui possa avere un diritto in comune. A chiarire la po- 
sizione del problema, cominciamo dall' accennare un con- 



* La quistione è ben analizzata dal Piola, Della Libertà cit., e 
Sulla questione della personalità giuridica cit. 

* Deputati^ 14 marzo 1871, pag. 772, col. 3^, Pesgatobe: « Ora, 
o signori, misarate la distanza che disgiuDge quest* ultimo organi- 
smo cattolico [la Chiesa, il Papato] da qaello delle associazioni pri- 
vate, e poi ditemi se le leggi, « rapporta nécessaires des choses, » 
debbano essere eguali; ditemi se questa corporazione, che desta il 
fanatismo religioso di tutta Europa contro un certo regno, e gli 
impone tali riguardi da indurre i legislatori a discutere laboriosa- 
mente certe leggi sopra certe guarentigie, sia da pareggiarsi umil- 
mente ad una associazione privata e libera, ad una associazione 
accademica, ad una società mercantile. » — Ma non chiarisce la 
distinzione tra i due concetti di associazione e di istituzione. 



388 DIRITTO COMUNE [§9 

cetto, che poi svilupperemo più sotto, che cioè il diritto 
comune che potrebbe applicarsi alla Chiesa cattolica, 
quando si presenta nelle forme di parrocchia, capitolo, 
vescovato, ecc., sarebbe quello delle istituzioni, non l'altro 
delle associazioni, e, quando si presenta nelle forme di 
associazioni, sarebbe quello delle associazioni pubbliche, 
non delle associazioni private, non aventi scopi morali 
Precisiamo ora la domanda: basta anche per la Chiesa 
cattolica il diritto comune delle istituzioni e delle asso- 
ciazioni pubbliche? specie, anzitutto, quello delle reli- 
giose? Basta il diritto comune presente italiano? e se 
non è sufficiente, può riformarsi in modo da farlo ba- 
stare? 

Il principio del diritto comune era difeso nella Camera 
in doppio senso, cioè dalla Destra che sosteneva i con- 
cetti delle guarentigie, del separatismo e della rinunzia 
alle facoltà giurisdizionali, e d'altra parte dalla Sinistra, 
massime quella avanzata: 1* intenzione dei due partiti 
coincideva nel voler abolire i diritti giurisdizionali spe- 
ciali; ma diversificava nell'estensione che ciascuno dava 
al concetto del diritto comune: e infatti, mentre la Destra 
con questo non intendeva escludere le guarentigie; la 
Sinistra, invece, le dichiarava contradittorie col mede- 
simo, sosteneva che il primo Titolo non avrebbe dovuto 
esistere, sibbene soltanto il secondo, e che questo avrebbe 
dovuto essere concepito diversamente; non avrebbe do- 
vuto, cioè, essere solo la determinazione dei rapporti tra 
lo Stato e la Chiesa cattolica, ma tra lo Stato e tutte 
le Chiese in genere. La Sinistra, dunque, era più con- 
seguente della Destra, nell'applicazione del principio del 
diritto comune, non solo in quanto non voleva le gua- 



§9] DIRITTO COMUNE 389 

rentigie, ma anche per ciò che non voleva una legge 
speciale dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, 
sibbene una legge generale per tutte le confessioni. — 
Le guarentigie sono una violazione del diritto comune, 
certamente; ma la maggior parte della Sinistra stessa 
non si dissimulava, — siccome avemmo occasione di ac- 
cennare esaminando le diverse correnti d'idee, che esi- 
stevano nelle Camere — , la necessità di darle; se qual- 
cuno domandava ingenuamente perchè si dessero al capo 
della religione cattolica e non anche a quella degli altri 
culti esistenti in Italia, si rispondeva che gli altri culti 
non hanno V importanza politica del cattolico, non ecci- 
tano l'interesse delle Potenze, non hanno un capo cir- 
condato di uffici cosi vasti, di ambasciatori, ecc. * Ma 
la Sinistra, non potendosi dissimulare tutto ciò, diceva: 
Ebbene, allarghiamo il nostro diritto comune in modo 
da renderlo una garanzia sufficiente anche pel culto 
cattolico, senza così concedere a questo privilegi; ossia, 
in altri termini, tutte quelle concessioni che da questa 
Legge si fanno al culto cattolico, vengano fatte anche 
agli altri, anzi, aggiungevano alcuni, anche a tutte le 
associazioni o fondazioni o corporazioni profane. • 



* DeputcUi^ 3 fébb. 1871, pag. 471, col. 2% Rattazzi: « Ora qnesta 
necessità [dell* inviolabilità del capo della religione cattolica] non 
si palesa rispetto alle altre associazioni religiose, perchè, essendo 
le medesime formate da un nomerò ristrettissimo d' individai, non 
vi ha pericolo che una pressione si voglia esercitare sopra i loro 
capi; molto meno si può temere che, anche esercitandosi, possa 
prodarre conseguenze molto funeste. » 

> Deputati, 9 marzo 1871, pag. 723, col. 3% Bonghi: « Tutti gli 
articoli di fatti dell'onorevole Crispi, i qnali vanno innanzi a quelli 



390 DIRITTO COMUNE [§9 

Questo concetto veniva oppugnato dalla Destra, la quale 
ragionava cosi: Noi anzi tutto qui intendiamo fare una 
legge speciale per la Chiesa cattolica, questa le^e è 



della Commiflùone, nascono da qaest* idea, che nella legge attuale 
non ai debba solamente discorrere del culto cattolico, nui bensì della 
libertà dei colti in genere, cosicché si debbano in questa legge 
comprendere varie disposizioni, mediante le quali cotesta libertà dei 
culti sarebbe affatto assoggettata a norme legali e comuni in Italia. 
— Ora questo stesso concetto dell*onorevole Crispi è comune ai 75 
o 78 soscrittori deiremendamento che prende nome dall* onorevole 
Peruazi. Questo stesso concetto è comune anche aironorevole Man- 
cini. I soscrittori dell'emendamento Peruzzi non intendono abbrac- 
ciare tutte quelle disposizioni, le quali abbraccia la proposta del- 
r onorevole Crispi; ma anche essi vogliono, che in questa legge li 
accomunino certe disposizioni a tutti quanti gli altri calti. > — I 
controprogetti Crispi e Peruzzi vedili in fine del volume tra i Do- 
cumenti — Deputati^ 27 genn. 1871, pag. 399, col. 3% Abignbnte: 
€ Concludo adunque col chiedere, che si rinvi! questo disegno di 
legge alla Giunta affinchè essa ne formoli un altro della libertà 
delle Chiese. » — Ibid , 31 genn., pag. 1435, col. 3^, ordine del 
giorno CiLiROLi sottoscritto da altri 43 deputati: Si assicuri Fin- 
dipendenza spirituale del Papa e di tutte le religioni col diritto 
comune. — Ibid., 1® febb., pag. 441, col. 3% Mìlcghi: Si conceda 
libertà e indipendenza al Papa, ma fondandola sul diritto cornane: 
quindi si ritiri il 1^ titolo, e si discuta il 2^, cominciando dal ri- 
formare il r articolo dello Statuto col proclamare la libertà di 
coscienza e dei culti. — La stessa Giunta si mostrava scientificamente 
propensa a queste idee, sebbene per ragioni politiche avesse pro- 
posto un altro sistema; Relcuione Bonghi (stampata sotto il giorno 
21 genn. 1871, Deputati)^ pag. 341, col P: I precedenti delia po- 
litica italiana non lasciavano libera la Giunta; « .... il sistema, per 
esempio, che alla maggioranza dei suoi membri sarebbe parso, a 
caso vergine, preferibile, di cercare tutte le guarentigie deir indi- 
pendenza della Santa Sede in un' autonomia perfetta accordata alla 



§ 9] DIRITTO COMUNE 391 

anzi tutto politica; * essa ha per iscopo precipuo quello 
di rassicurare le Potenze intorno al libero esercizio delle 
funzioni spirituali della Santa Sede; noi prendiamo oc^ 
casione da questo fatto per attuare anche la riforma 
dei rapporti interni fra lo Stato e la Chiesa cattolica; 
queste due sono le idee storiche che ci precedono e ci 
accompagnano; * queste sono state e sono le aspirazioni 
del popolo italiano, soluzione della quistione Romana 
senza ledere la libertà e indipendenza della Santa Sede 
e abbandono delle armi giurisdizionali : voi della Sinistra, 
volendo fare una legge per tutti i culti, oltreché non 
riconoscete la posizione da per sé stessa anormale del 
Papato, ^ non siete sostenuti dalla tradizione storico-po- 
litica, complicate la quistione, non rassicurate le Potenze 
tanto quanto noi, potreste turbare la coscienza religiosa 



Chiesa cattolica, non per via di privilegi riconoBciati nel sao capo, 
ma per via di poche e profonde alterazioni nel - diritto pubblico 
interno dello Stato, che avessero lasciato più largo e fido campo di 
efficacia ed azione, maggior sicurezza e facilità di consorzio e d*or- 
ganizzazione stabile ad ogni qualsiasi principio di azione morale e 
religiosa. > 

^ Deputati, 2 febb. 1871, pag. 454, col. 2" Lanza; ibid.,7febb, 
pag. 524, col 3% Pisanslli; sopra (pag. 100, n.) riferiti. 

' Ibid., 30 genn., pag. 423, col. 3^, Vibconti-Yxnosta ministro 
per gli aflari esteri : < Queste promesse, o signori, queste promesse 
da noi fatte, e che ho testò citate, risultano da tutti gli.antecedenti 
della politica italiana nella questione di Roma, da tutte le affer- 
mazioni vostre, dalle dichiarazioni di tutti i Ministeri. » 

' Ibid. 7 febb., pag. 527, col. 1% Pisanelli: « aoi siamo dinanzi 
ad una posizione [il papato], che per la natura delle cose è anor- 
male, ed a questa posizione non si provvede con i principi del di- 
ritto comune e con le regole ordlDsrie della giurisprudenza.» 



392 DIRITTO COMUNE [§9 

del paese. — E poi si aggiungeva, prescindendo dalle 
considerazioni politiche, a che prò fare una legge gene- 
rale per tutti i culti? Forse che le confessioni acattoliche 
non godono fra noi di una sufficiente libertà? Forse esi- 
stono ancora per loro delle restrizioni odiose?* 

La Sinistra rispondeva: Ohe gli avversari si esage- 
rassero il bisogno di rassicurare l'Europa; che le aspi- 
razioni del popolo italiano non fossero quelle soltanto di 
garantire la libertà del culto cattolico, ma di tutti i 
culti; che il popolo italiano volesse uguaglianza e libertà 
per tutti; e che non era vero che per le confessioni acat- 
toliche non esistessero fra noi restrizioni speciali. * 

Allora s'intavolava una quistione di fatto su questo 
ultimo punto, dalla quale risultava, che, se in Italia allora 
esistevano ancora legalmente restrizioni al libero eser- 
cizio dei culti acattolici, esse erano soltanto scritte, ri- 
masugli delle legislazioni degli ex-Stati, ma che del resto 
rimanevano lettera morta. A che prò, allora domandava 
di nuovo la Destra con aria di trionfo, a che prò dunque 
fare una legge generale per tutti f culti? = Per mutare 
la condizione di fatto in una condizione di diritto, ri- 
spondeva la Sinistra; noi non vogliamo lasciare le coq- 
fessioni acattoliche esposte airarbltrio del Guardasigilli.* 
Non c'è motivo di temerne, obbiettava la Destra; e poit 
soggiungeva, estendendo la presente legge ai culti acat- 



^ Vedi Relazione Bonghi (stampata sotto il giorno 21 genn. 1871, 
Deputati), pag. 347, col. 3*; 348, col. 1*. 

* Deputati, 10 marzo, pag. 736, col. 1% Ercole. 
« Ibld., 18 marzo, pag. 82J, col. 2\ Bonghi. 

* Ibid., col. 3% Mancini. 



§ 9] DIRmO COMUNE 393 

tolici, voi verreste ad assoggettarli a certe restrizioni, 
che essi per ora non soffrono, specie a quella del placet 
e dell'exequatur * (argomento che veramente non calzava 
contro la Sinistra, la quale non presentava la quistione 
dal punto di vista di favorire gli altri culti, ma dal 
punto di vista dell'uguaglianza.) 

La Sinistra stessa vide V impossibilità di far trionfare 
il concetto del diritto comune per tutti i culti, concetto 
-che trovava un ostacolo precipuo nell'altro delle gua- 
rentigie, che, — prescindendo da ciò che in parte sareb- 
bero state inutili per le confessioni acattoliche, cosi per 
esempio quella di tener ambasciatori — , non avrebbero 
potuto concedersi tutte o nello stesso grado alle mede- 
sime. Cosi certamente non si sarebbe potuto concedere 
ad un culto qualunque la inviolabilità del suo capo, l'im- 
munità locale, seminari senza alcuna ingerenza gover- 
nativa nella sede centrale del culto, irresponsabilità degli 
organi necessari dell'emanazione degli atti, e, sopra tutto, 
la ricognizione di queste associazioni o fondazioni o cor- 
porazioni senza averne prima riveduto ed approvato gli 
Statuti: se il diritto comune si volesse allargare sino a 
questo punto, noi dovremmo riconoscere anche le sètte 
che professano la poligamia musulmana o il comunismo 
mormonico della donna; anzi un'associazione di mal- 
fattori potrebbe legalmente figurare come un'associazione 
religiosa, e procurarsi cosi un capo inviolabile e luoghi 
d'immunità pei soci. Dunque la divergenza tra la Destra 
e la Sinistra non consisteva davvero in ciò, che la prima 



• Ibid , col. 2% Bonghi. 



394 DIRITTO COMUNE [§9 

volesse colle guarentigie derogare al diritto comune, men- 
tre la seconda intendeva, per non offendere 1* uguaglianza, 
concedere le guarentigie anche agli altri culti; no, posto 
che la politica avesse permesso alla Destra di accettare 
questo principio, allora sarebbe rinata la questione in- 
torno agli estremi, air estensione delle guarentigie da 
concedere a tutti i culti: posto che avessero dovuto es- 
sere comuni a tutti, nò Destra né Sinistra avrebbero 
voluto né potuto concederne tante, quante ne concede la 
presente Legge alla Chiesa cattolica, perchè altrimenti 
si sarebbe venuti a queiruitima conseguenza sopra dedotta, 
che anche un'associazione di malfattori avrebbe potuto 
prendere le forme legali di un* associazione religiosa e 
saccheggiare impunemente il paese per mezzo deir in- 
violabilità del suo capo e deir immunità dei suoi locali 
di ufficio, che cosi avrebbero potuto cambiarsi da grotte 
di montagne in palazzi di città. 

Prescindendo dai fatto delle condizioni politiche del- 
l'Italia nel 1871, il diritto comune per tutte le associa- 
zioni, fondazioni o corporazioni religiose, non potrebbe 
risolversi nel concetto delle guarentigie, se non quando 
si ammetta il diritto dello Stato di esaminare ed appro- 
vare gli Statuti, riservandosi sempre, ciò non ostante, 
di vigilarle, ispezionarle, scioglierle all'occorrenza. Bi- 
sognerebbe dunque, perchè il diritto comune e le comuni 
guarentigie fossero applicabili, che si limitassero i con- 
cetti della separazione e dell'incompetenza, che, cioè, 
non s' intendessero nel senso che essi includano rinunzia 
dei poteri dello Stato. Questo concederebbe guarentigie 
comuni per tutti i culti, ma salvo a sospenderle od abo- 
lirle per quel culto che ne abusi, salvo anche a negarle 



§ 9] DIRITTO COMUNE 395 

a quei culti che creda pericolosi o immorali sia per la 
loro dottrina sia per le qualità dei membri che vi par- 
tecipano, salvo perciò a negarle per esempio al culto 
Mgrmonico o ad una associazione di malfattori che si 
presenti sotto apparenze religiose. Ma un sistema siffatto 
non era quello della Destra, non era neppure quello della 
maggior parte della Sinistra, e non era poi ad ogni modo 
attuabile, specie nel 1871. E invero la Destra e la Sini- 
stra estendevano i concetti del separatismo e dell* incom- 
petenza molto più in là del giusto, di quanto non sia 
compatibile con questo sistema: era soltanto la Sinistra 
più avanzata, cioè una parte ben poco numerosa tra quelli 
che dai due lati della Camera parlavano di diritto co- 
mune, che partiva da un ordine d* idee analogo a quello 
da noi esposto. Ma, quand'anche esso fosse stato diviso 
dalla maggioranza della Camera scientificamente, non lo 
sarebbe stato pure politicamente; giacché le condizioni 
deir Italia nel 1871 non erano, e in parte non lo sono 
neppur oggi, tanto solide e forti da permettere una ri- 
forma cosi radicale. 

Il concetto di creare un diritto comune per tutti i culti 
era dunque inammissibile, quando si partiva, come face- 
vano anche una parte di quelli che lo sostenevano, dalle 
idee esagerate di separatismo e d* incompetenza; sarebbe 
stato poi addirittura assurdo quando vi si fossero volute 
includere tutte le guarentigie concesse dalla presente 
Legge alla Santa Sede; e, in qualunque modo, sarebbe 
stato inammissibile politicamenta Restava la quistione 
se, prescindendo dalle guarentigie pontificie, ossia negan- 
dole concedendole come un'eccezione, non si potesse 
in tutto il resto fare un diritto comune. Gli errori scien- 



390 DIRITTO COMUNE [§9 

tifici sarebbero cosi diminuiti, ma, mantenendo le idee 
di separazione e d* incompetenza, non sarebbero cessati 
del tutto. Lo Stato non potrebbe, senza incorrere in pe- 
ricoli per la sicurezza e per la moralità, riconoscere una 
associazione o fondazione o corporazione qualunque, senza 
averne prima esaminati gli Statuti, come colla Legge 
delle guarentigie, o meglio secondo tutta la nostra legi- 
slazione, lo concede alla Chiesa cattolica. Questa è una 
vasta organizzazione e fortemente ordinata, in genere 
non ha interessi personali egoistici; e, appunto perchè 
vastamente organizzata, ha interessi generali da tute- 
lare, si rispetta: l'organizzazione della Chiesa cattolica' 
se è pericolosa per lo Stato riguardo alle sue tendenze 
usurpatrici delle attribuzioni e dei poteri del medesimo, 
offre del resto guarentigie rispetto ai delitti comuni, che 
non sarebbero sistematicamente tollerati dai capi; si ag- 
giunga che la morale della Chiesa cattolica non diffe- 
risce in molti punti dalla morale civile: la Chiesa catto- 
lica dunque rispetto ai reati e alle immoralità comuDÌ 
offre guarentigie in sé medesima. Lo stesso, invece non può 
dirsi di una sètta poco numerosa, priva di una vasta 
organizzazione, con un contenuto etico mal noto, o, come 
quello Mormonico, notoriamente in gran parte immorale 
e direttamente contradittorio colle leggi dello Stato. 

Considerando ora la quistione del diritto comune dal 
punto di vista politico, certo non sarebbe stato opportuno 
crearlo nel 1871, perchè cosi si_sarebbero accreditati 
all'interno e all'estero i sospetti d'irreligiosità del nostro 
Governo. Vero è, d'altra parte, che cosi si lasciava sfug- 
gire r occasione di creare una legislazione nazionale in- 
torno ai culti; che, quando sarebbe finito per l'Italia il 



§ 9] DIRITTO COMUNE 307 

bisogno di rassicurare le Potenze, allora l'attenzione del 
paese si sarebbe rivolta ad altri problemi, difficilmente 
si sarebbe potuto riattirare verso il quesito religioso, e 
cosi la nostra legislazione intorno ai culti sarebbe rimasta 
imperfetta. Ciò era vero, e si è realizzato. Ma la Camera 
riparò in parte a questo male; la disuguaglianza della 
libertà dei culti è rimasta nelle disposizioni materiali, 
storiche, tassative, non nello spirito del nostro Diritto 
pubblico e della nostra giurisprudenza, dove del resto 
non c'era neppure prima del 1871; la Destra, pei motivi 
esposti, non potendo accettare di costituire un diritto 
comune per tutti i culti, accolse tuttavia un ordine del 
giorno, con cui la Camera invitava il Governo a ritenere 
come insussistenti le restrizioni speciali esistenti pei culti 
acattolici. * 



Sin qui abbiamo parlato del diritto comune delle asso; 
dazioni, fondazioni o corporazioni aventi scopi religiosi. 
Ora si domanda se teoreticamente, esso debba diflTerire 
da quello delle profane. 

Naturalmente tutte le associazioni, fondazioni o corpo- 
razioni non possono avere di comune se non i principi ge- 
nerali, fondamentali del diritto; ma questo sarà poi più 



* Deputati, 18 marzo 1871, pag. 823, col. 1% ordine del giorno Max- 
ciNr, approvato: « La Camera, udite le dichiarazioni della Commissione, 
e ritenendo che T abolizione delle istituzioni preventive e di ogni 
ingerenza governativa neir esercizio del culto e della libertà reli- 
giosa sarà mantenuta ed applicata a profitto di tutti i culli pro- 
fessati nello Stato, passa air ordine del giorno. » 



398 DIRITTO COMUNE f§9 

ampio più ristretto neirapplìcazione dei medesimi se- 
condo la natura speciale delie sìngole categorie di isti- 
tuzioni e delle singole istituzioni medesime. Lo Stato, 
secondo che lo crede utile o non lo crede pericoloso, può, 
senza ledere i principi generali, applicare il diritto co- 
mune delle associazioni, fondazioni e corporazioni in un 
modo in un altro; ma resta sempre fermo il principio, 
che esso h^ il diritto di regolare questi rapporti in 
quel modo che crede conveniente. Secondo si è sopra 
accennato, la legge deve corrispondere al rapporto ne- 
cessario delle cose, il quale nel caso nostro è che le 
istituzioni religiose, avendo scopi diversi dalle laiche, 
sono suscettibili di norme in parte diverse da quelle delle 
ultime; e ciò va detto specialmente riguardo al principio 
della separazione e dell* incompetenza. 

Posto che lo Stato non è confessionista, esso non può 
dividere le sue funzioni con questo o queir istituto reli- 
gioso, mentre nulla impedisce che egli le divida con un 
istituto profano, per esempio sussidiando una scuola pri- 
vata laica. ' Ma la separazione delle funzioni, non implica 
che lo Stato non abbia il «diritto di esaminare il conte- 
nuto etico e gli statuti delFassociazione o fondazione o 
corporazione religiosa ' prima di riconoscerla o tollerarla; 



' 11 PioLA Della libertà cit. pag. 187) lostiene nello Stato anche 
il diritto di sussidiare scuole confessioniste; ma non per iscopi re- 
ligiosi, sibbene considerando le Chiese come istitasioni sociali: da 
questo puQto di vista ammettiamo anche noi un tal diritto nello 
Stato. 

* Padelletti, La politica ecclesiastica cit pag. 227: « In primo 
luogo, un ordinamento esteriore della società religiosa dà vita a 
l'apporti giuridici, che la legge deve definire e tutelare; e dò risulta 



§ 9] DIRITTO COMUNE 399 

giacché tutte le istituzioni trovandosi dentro quella dello 
Stato, questo non ne riconosce alcuna, se non in quanto 
è dentro dì esso; non riconosce il cattolicismo come 
religione cosmopolitica, ma come religione degl* Italiani 
(se poi sia anche religione universale, allo Stato non 
importa). LMncompetenza dello Stato comincia dunque 
solo, quando dair esame degli statuti e del contenuto 
etico esso voglia passare airesame del contenuto pura- 
mente dommatico. Dico puramente dommatico; giacché 
sin dove il domma implica concetti etici direttamente 
o indirettamente, lo Stato, eh* è il supremo gerarca anche 
delle funzioni etiche, ha diritto di penetrarvi per vedere 
se sono conformi o contrari a quelli suoi. Cosi il campo 
chiuso, immune, delle istituzioni religiose si riduce a ben 
poco; e infatti ben pochi sono i dommi che non abbiano 
attinenza diretta o indiretta colla morale. Noi, nel campo 
scientifico, non ci arrestiamo punto innanzi a queste con- 
seguenze; anzi andiamo ancora più avanti. Lo Stato ha 
11 diritto di esaminar non solo gli statuti e la dottrina 
•dommatica; ma anche i riti, giacché questi possono es- 
sere superstiziosi ovvero addirittura immorali; come per 
•esempio é superstizioso tutto ciò che riguarda le reliquie, 



<ial primo u£ficio dello Stato. la secondo luogo gli ordini esteriori 
di una Chiesa possono corrompersi e danneggiare gV interessi reli- 
giosi del popolo, come è avvenuto della Chiesa cattolica; ed in questo 
-caso lo Stato ha non solo il diritto, ma lo stretto dovere di opperai, 
per quanto può, a questo grave male, e di preparare alla Chiesa 
la possibilità di un miglioramento nelle sue .condizioni. » Vedi ibid. 
pag. 228-29. — Deputai, 14 marzo 1871, pag. 770, col. 3% Sineo, 
4sopra (pag. 229, n. 1) riferito. 



400 DIRITTO COMUNE [§1> 

restrema unzione, le abluzioni e simili; addirittura im- 
morale, come per esempio i riti orgiastici deirantichità. 
L'incompetenza dello Stalo in fatto di istituzioni re- 
ligiose si riduce, dunque, alla semplice e minima parte 
dommatica che non abbia nessunissima relazione colla 
morale, col diritto e colla sicurezza pubblica. Ed in ciò, 
ma in ciò soltanto, potrebbe sembrare" che il diritto 
delle associazioni, fondazioni o corporazioni religiose sia 
fondamentalmente diverso da quello delle profane; che 
il rapporto necessario delle cose in questo punto diffe- 
risca, e che j)erciò in questo punto debba differire la 
legge che lo sancisce. Ma, posto che lo Stato diviene 
incompetente solo quando le sue funzioni non possano 
essere danneggiate, la sua incompetenza intomo agi' isti- 
tuti religiosi non si distingue gran fatto da quella circa 
gl'istituti profani. Se, per esempio, il Ministro dell'Istru- 
zione Pubblica crede che il latino si possa studiarla 
egualmente bene tanto nella grammatica del Ferretti 
quanto in quella dello Schultz, egli diviene incompetente 
a imporre in una scuola privata che si studi il latino 
suir uno più tosto che sull'altro autore, giacché la fun- 
zione dell'insegnamento non ne soffre nessun danno. Di 
solito si parla dell'incompetenza dello Stato soltanto in 
fatto d'istituti religiosi, non anche in fatto d'istituti 
profani; ma non si tratta di un'incompetenza speciale 
riguardo alla religione. Ed invero, quando il contenuto 
religioso è puramente dommatico senza nessuna attinenza 
diretta o indiretta colla morale, col diritto e colla si- 
curezza pubblica, lo Stato non diviene incompetente pei^ 
che si tratta di una dottrina dommatica prò ut sic, ma 
perchè si tratta di una dottrina innocua; come nel- 



§ 91 DIRITTO COMUNE 401 

r esempio delle grammatiche del Porretti e dello Schultz, 
il Ministro dell' Istruzione Pubblica non diviene incom- 
petente perchè la quistione è pedagogica, ma perchè essa, 
posto che le due grammatiche siano egualmente buone, 
è innocua al buon andamento degli studi. 

Partendo, ma quasi incoscientemente, da questo punto 
di vista, nella discussione sull'abolizione delle Facoltà 
teologiche (1872) il Bonghi diceva, che lo Stato è un 
grand' asino, che esso non s'intende di scienza, come 
non s'intende di religione; noi potremmo cangiare la frase, 
conservando lo stesso concetto, e dire all' inverso che lo 
Stato è un gran dotto, che s'intende di tutto, ma in quanto 
riguarda le sue funzioni, funzioni legislative, di sicu- 
rezza pubblica, morali, ecc.; * lo Stato deve considerarsi 
come un grand'asino solo quando si tratti di cose indif- 
ferenti per l'esercizio delle sue funzioni. Anzi in questo 
caso neppure diviene un grand'asino; giacché spetta a 
lui di giudicare se la cosa sia indifferente; egli è sempre 
giudice, sempre dotto. 

L'obbligo di mostrarsi asino ossia incompetente può è 
deve intendersi solo in questo senso: ohe, se una qui- 
stione non è prima giudicata dalla maggioranza, lo Stato 



* Abbiamo già accenoato, come, secondo il Piola (Della libertà 
cit), la funzione morale, al pari di quella religiosa e di quella 
istruttiva, dovrebbe avere un organismo separato dallo Stato: noi 
non siamo contrari a questa teoria; ma intenderemmo, come del 
resto anche il Piola, conservare sempre l'alta vigilanza dello Stato 
sopra tutti questi organismi, separati da lui, ma sempre dentro di 
lui: se parliamo della funzione morale come appartenente allo Stato, 
bì ò in questo senso, oltre che pel motivo che noi qui consideriamo 
lo stato presente delle cose. 

F- Scaduto — Guarentigie PoniiJIeie 18 



402 DIRITTO COMUNE [§9 

ossia gli uomini che per il momento si trovano al po- 
tere, non hanno facoltà di deciderla secondo il loro modo 
personale di vedere. Ma che cosa deve intendersi per 
maggioranza? Certo non quella numerica, ma quella delle 
persone tecniche o colte secondo le varie branche di 
cui si tratta, o che flgurano legalmente come tali. Se 
la maggioranza dei Deputati, rappresentanti legali del 
paese, crede di sopprimere alcuni enti ecclesiastici (come 
di fatto si fece nel 1867), essa ne ha il diritto, non ostante 
che il popolino, insufflato dai preti, sia d'opinione con- 
traria. 

ì^ò si dica, che i Deputati rappresentino i cittadini e 
non i fedeli: certo, ciò è vero, ma non li rende incom- 
petenti a trattare anche le quistioni religiose; significa 
solo, che essi non devono occuparsi delle medesime prò 
ut sic, sibbene semplicemente in quanto hanno relazione 
colle leggi, col Diritto pubblico, colla morale, colle fun- 
zioni tutte dello Stato: se questo, per tutelarle, deve 
estendere la sua ingerenza anche sul domma, esso è nel 
suo pieno diritto; a ciò non osta che si sìa mandatari 
dei cittadini prò ut sic e non anche come fedeli; per far 
ciò non è necessario il mandato dei fedeli, dei cittadini 
come fedeli; no, questo occorrerebbe soltanto quando i 
mandatari volessero occuparsi di quistioni religiose prò 
ut sicr volessero riunirsi in sinodo. * 



* Neil* affermare e nel dare le ragioni pei diritti dello Stato su 
tutte le associazioni, fondazioni e corporazioni, ed anche sulle dot- 
trine dommatiche, non vorremmo si credesse, che noi desideriamo, 
che lo Stato li applichi tosto radicalmente a modo della Rivplazione 
francese: sentiamo maggiormente il bisogno di avvertire, che anche 



§ 9] DIRITTO COMUNE 403 

L'illogicità della teoria contraria degl' incompetentisti 
si può mostrare non solo teoricamente, come lo abbiamo 
fatto, ma anche coi loro atti stessi, ad hominem. Ed 
invero, quando nel 1865 sancirono il matrimonio civile, 
credono gì* incompetentisti di non aver essi allora violato 
un domma della Chiesa? e se essi non avevano il diritto 
d'ingerirsi in cose di fede, perchè lo hanno fatto? Perchè 
il buon senso arresta le conseguenze delle assurdità lo- 
giche. Dicevamo che il matrimonio civile violi un domma 
della Chiesa; ed invero questa ha solennemente definito, 
che il matrimonio è un sacramento; ha poi stabilito, che, 
per essere valido e quindi sacramento deve esser cele- 
brato davanti al parroco: or bene gì' incompetentisti in- 
troducendo il matrimonio civile vengono a dichiarare, 
che il matrimonio non è valido (e quindi secondo la 
Chiesa cattolica non dovrebbe essere un sacramento) se 
non è contratto davanti al funzionario dello Stato (il che 
non è necessario secondo la Chiesa cattolica). Supponiamo 
ora che l'Italia volesse procedere verso la Chiesa cat- 
tolica, così come procederebbe verso un culto nuovo che 
si volesse introdurre; allora dovrebbe sottoporre alla 
sua approvazione gli statuti e il corpo di dottrina della 



noi crediamo, che prima di restringere le libertà individaali occorre 
anzi tutto studiare, se non ne deriverà un male maggiore di quello 
a cui si vuole por rimedio. Insomma noi non siamo ne rivoluzionari, 
né statolatri; abbiamo soltanto voluto guardare tutta la sfera dei 
diritti delio Stato, specie per opporci al pregiudizio che, a causa 
della forza della tradizione e della scienza religiosa, persiste anche 
in parecchi razionalisti conservatori, di concepire, anche secondo il 
diritto ideale, i rapporti della Chiesa cattolica collo Stato, come 
epsenzialmeote diversi da quelli delle altre Chiese. 



404 DIRITTO COMUNE [§9 

medesima, negar loro la sua approvazione, ed all' occor- 
renza sciogliere T istituzione stessa, se questa si rifiu- 
tasse di modificare il suo domma della sacramentai ita 
del matrimonio, od almeno la disciplina che permette di 
celebrare il rito religioso del matrimonio prima che 
questo sia contratto civilmente. — A questo punto si 
potrebbe dunque rimediare con una modificazione della 
disciplina senza cangiare il domma stesso; ma ce ne sono 
altri in cui questo si trova in aperta contradizione colle 
leggi dello Stato. Ed invero secondo la Chiesa il matri- 
monio è un sacramento e quindi è valido, anche se con- 
tratto senza il consenso dei genitori prima della mag- 
giorennità civilmente legale; cioè, in Italia, prima dei 
25 anni pel maschio e dei 21 per la femmina; per la 
Chiesa, invece, basta la maggiorennità fisica, i 14 anni pel 
maschio, i 12 per la donna. — Come conciliare poi coIFin- 
tangibilità dei dommi la legge del divorzio votata dalla 
Camera dei Deputati francese e proposta più volte in 
quella italiana? — Aggiungiamo un altro caso, in cui non 
si può fare a meuo di cadere in contradizione se si vuol 
mantenere il principio deirincompetenza. Lo Stato dichiara 
valido il matrimonio dei preti; diversamente dal domma 
cattolico, non opina che il celibato sia da preferirsi allo 
stato coniugale; ora, o mantiene il beneficio al prete 
sposatosi, e cosi urta in una misura conciliare; o, come 
si fa di solito, gli toglie il beneficio, ed allora urta nei 
suoi principi intorno al matrimonio. — Potremmo addurre 
altre leggi e fatti, in cui gì* incompetentisti italiani o 
cadono in contradizioni, o si trovano costretti dalla evi- 
denza del buon isenso, dal rapporto necessario e inevi- 
tabile delle cose, a deviare dai loro principi; ma noa 



§ 9] DIRITTO COMUNE 4Ò5 

vale la pena: nel corso del presente lavoro abbiano avuto 
più volte occasione di farlo, e il lettore potrà proseguire 
da per sé stesso T esemplificazione. 

Dunque, secondo noi, lo Stato non è mai incompetente; 
esso decide su di tutto, anche sulle cose che crede innocue 
ossia indiflferenti pel buon esercizio delle sue funzioni: 
sono soltanto queste cose, che egli non ha diritto di mu- 
tare; ma esso ci s'ingerisce sempre, per giudicare se siano 
no indifferenti; posto che le giudichi tali, esso non 
ha il diritto di mutarle o farle mutare, giacché questo 
sarebbe un capriccio, ed il capriccio non é permesso a 
nessun funzionario. Ma non si tratta di una vera e pro- 
pria incompetenza, di una incompetenza speciale in fatto 
di religione; no, lo Stato non ha diritto di mutare o 
disapprovare le cose indifferenti neppure in fatto di edu- 
cazione, d'istruzione, ecc. 

Pertanto, non ci sono motivi essenziali per cui il diritto 
delle associazioni, fondazioni e corporazioni religiose 
debba differire da quello delle profane; esse sono capaci 
di un Diritto comune; ci potranno essere delle differenze, 
ma relativamente secondarie; esistono cose simili nel 
mondo, ma non cose identiche; però le cose simili vanno 
regolate coi medesimi principi generali, perché i loro 
rapporti necessari sono i medesimi. * 



* La nostra conclusione differisce da qaella del Piola, del MÌDghetti 
del Padelletti, eh' è più accentuato dei due primi. Ma la differenza 
è forse più nella formula e ne ir accentuazione del concetto, che 
nella sostanza. Anch'io, come i tre eminenti pubblicisti, parto dal 
concetto delie istituzioni e del rapporto necessario delle cose: anche 
io credo, che ogni istituzione è diversa dall'altra; ma io accentuo 



406 DIRITTO COMUNE t§y 

Questa soluzione del problema del diritto comune delle 
associazioni, fondazioni e corporazioni religiose e profane, 
s'intende sempre che riguarda il campo puramente scien- 
tifico, teoretico: la soluzione politica, pratica per Tltalia 
nel 1871, non sarebbe potuta coincidere e non coincidette 
con quella teoretica. Anzi tutto mancava e manca ancora 
fra noi una legge sulle associazioni, non sono ancora ben 



più di loro il carattere comune che hanno certe istitazioni ; accentuo 
il concetto, che esistono gruppi, classi d' istituzioni, e che per cia- 
scuno di loro può sussistere un diritto comune, salvo sempre le 
differenze inevitabili pel fatto che esistono cose simili, ma non iden- 
tiche. Ripeto quello che ho detto in una nota anteriore, che in- 
tendo oppormi al concetto, di considerare la Chiesa cattolica come 
una religione e un' istituzione assolutamente anormali. — Piola, La 
Libertà^ cit. pag. 23: « Ci parlino del diritto comune delle istita- 
zioni. Bisogna però considerare che questo diritto comune non 
può essere in pronto, perchè la Chiesa è di natura alquanto di' 
versa dalle altre istitazioni che noi abbiamo. > ^ Minghbtti, Stato 
e Chiesa^ cit. pag. 139: « è forza riconoscere che il contratto tra i 
fedeli nella Chiesa è un contratto « « sui generis > > che non può 
essere intieramente assimilato agli altri. E come, per esempio, 
dopo aver applicato il diritto comune alla materia delle cambiali, 
e dopo le prove fatte intorno a ciò dalla giurisprudenza, si è do- 
vuto alla perfine fare una legislazione cambiaria, cosi occorrerà 
forse, posta la separazione dello Stato e Chiesa, stabilire delle regole 
legislative speciali anche per i rapporti giuridici derivati da un 
atto ecclesiastico. > — Padelletti, La Politica ecclesiastica, cit 
pag. 220-21 : « Essa [la Chiesa] è invece una istituzione di diritto 
pubblico, di natura tutta speciale e affatto diversa da tutte le 
altre corporazioni e associazioni che si hanno nello Stato. È quindi 
impossibile applicare ad essa il diritto comune giacche è contro 
giustizia trattare egualmente rapporti ineguali (Ahrens), e bisogna 
«pplicare ad essa un diritto speciale. » 



§ 9] DIRITTO COMUNE 407 

sodi i principi intorno alle fondazioni e corporazioni ec- 
clesiastiche, e poi, passando dal campo più tosto giuri- 
dico a quello politico, Tanno 1871 non sarebbe stato per 
r Italia il tempo più opportuno per attuare una riforma 
cosi radicale. 



Alle associazioni, fondazioni e corporazioni religiose 
potrebbe dunque applicarsi un diritto comune colle pro- 
fane. Ma questo concetto del diritto comune è stato stra- 
volto stranamente: non solo alcuni incompetentisti cre- 
dettero, come dicemmo, che potesse allargarsi talmente 
da farci entrare le guarentigie; sibbene la maggioranza 
intendeva e intende parlare non di un diritto comune 
delle associazioni « pubbliche, » fondazioni e corporazioni, 
ma di diritto comune delle associazioni « private, » come 
quelle che hanno scopi meramente lucrativi, società com- 
merciali, ferroviarie, ecc. * Lo Stato, essi dicono, è sepa- 
rato dalla Chiesa, questa è per lui come se non esistesse; 
lo Stato va per la sua via, e la Chiesa per la propria; 
quello non si prende cura di. questa; esso non conosce 
ministri di culto, conosce soltanto cittadini; non conosce 
chiese, conosce soltanto libertà di coscienza, e questa 
stessa come una parte della libertà individuale. Quindi 
il matrimonio dei preti è valido; non si dà forza coattiva 
agli atti ecclesiastici se non quando riguardino interessi 
civili, che vengano giudicati legittimi. 

Uno dei casi in cui si esplica maggiormente questo 



^ Oltre a ciò che diremo nel testo, vedi questo concetto confu- 
tato dal Plola, La Libertà cit. cap. I. 



408 DIRITTO CÒMdKfi [§9 

concetto del diritto delle associazioni private, cioè non 
autorizzate dallo Stato, ossia del diritto privato, è per 
l'appunto quello relativo ai criteri seguiti nella deter- 
minazione degl* interessi civili. Mostrammo come ci sia 
interesse civile anche nella semplice sospensione del prete. 
Ma la Camera del 1871 e la giurisprudenza posteriore 
non considerano questo interesse civile come legittimo, 
non danno diritto al sacerdote sospeso, ad un risarci- 
mento a carico del vescovo. La ragione di questo fatto 
non è soltanto la pretesa incompetenza, sibbene aocbe 
ridea che il diritto comune da applicarsi alla Chiesa 
cattolica sia quello privato e non il pubblico. I separa- 
tisti, i nostri magistrati considerano la sospensione im- 
partita dal vescovo, come una semplice dichiarazione di 
biasimo fatta da un privato qualunque; lo Stato non 
ci ha che vedere secondo loro; la magistratura non può 
giudicare sugli eflfetti civili che derivano da questa di- 
chiarazione, come non può giudicare per esempio sugli 
effetti civili che derivano dalla dichiarazione di un cliente 
sulla insufficienza del medico curante. Similmente, lo 
Stato non può decidere sugli effetti civili della scomunica, 
della messa all'indice, e simili; queste, posto che la 
Chiesa non sia riconosciuta ufficialmente, sono dichia- 
razioni di privati; se il giornale messo all'indice perde 
la metà degli abbonati, lo Stato non può rimediarci, come 
non può rimediare al fatto, che un medico per la mala 
lingua di un cliente perda la metà dei suoi clienti; se 
il biasimo ha assunto la forma di diffamazione, la ma- 
gistratura lo punirà in virtù delle leggi civili; ma se è 
stato un semplice giudizio, essa non ci ha che vedere. Se- 
condo la Legge delle guarentigie (art. 17), gli atti delle 



à 0] DIRITTO COMUNE 409 

Autorità ecclesiastiche « sono privi di effetto se con- 
trari alle leggi dello Stato ed all'ordine pubblico o lesivi 
dei diritti dei privati; » ma non sono multabili a favore 
dei privati quando ne ledano gì* interessi indipendente- 
mente dalla ricognizione governativa. Anzi neppure è 
sempre osservato lo stesso diritto comune privato: gli 
incompetentisti e la nostra giurisprudenza, diversamente 
per esempio dalle leggi tedesche, non considerano la 
scomunica proclamata in tutte le sue forme, coi riti so- 
lenni, come un'ingiuria. * 

Potremmo addurre altri esempi per mostrare, che sono 
considerati come rapporti tra privati quelli dei membri 
delle associazioni, fondazioni e corporazioni ecclesiastiche 
fra di loro e fra di loro e il laicato; ma il lettore potrà 
proseguire da sé stesso questa enumerazione di casi. 
Passiamo invece a dimostrare l'assurdità del sistema. 
Prima di tutto esso è fondato sopra un' ipotesi non solo 
gratuita, ma urtante colla realtà dei fatti, che cioè lo 
Stato italiano non riconosca la Chiesa come un'istitu- 
zione. Ma che cosa signiQcano le guarentigie concesse 
al Papa? Non lo riconosciamo quale capo della religione 
cattolica? E qual'è il procedimento dell'exequatur e del 
placet? Non si concede forse in vista della bolla ponti- 
ficia che istituisce vescovo il tal dei tali o secondo il 
decreto vescovile che nomina parroco il prete Tizio? 
Non riconosce dunque lo Stato italiano il Papa, i vescovi, 



* Quantunque la Relazione Bonghi (stampata sotto il gio^o 
21 gennaio 1871, Deputati) accenni ad un'opinione diversa, pag. 545, 
col, ì\ 



410 DIRITTO COMUNE [%^ 

i parroci, i canonici, ecc. come funzionari d'istituzioni? 
E la personalità giuridica stessa dei vescovati, dei ca- 
pitoli, delle parrocchie potrebbe esistere senza la rico- 
gnizione dello Stato? Non si venga dunque a dire, che 
lo Stato italiano ignora l'esistenza della Chièsa, cattolica, 
e che perciò le applichi il diritto privato; esso ne rico- 
nosce le varie istituzioni, e alle istituzioni si applica il 
diritto pubblico, un diritto speciale, il diritto comune 
delle istituzioni, non il diritto comune privato. 

Ma se la finzione giuridica, adottata dai nostri legisla- 
tori, di considerare gli Statuti e i rapporti della Chiesa 
cattolica come Statuti e rapporti di associazioni private, 
di privati, riesce contraditto ria con altre norme del no- 
stro diritto stesso; tuttavia essa era inevitabile, essen- 
dosi aboliti i Concordati e conseguentemente Texequatnr 
e il placet statutari; del resto non fu creata dalla Legge 
delle guarentigie, essa preesisteva, è nata col Regno stesso 
d'Italia, che ha abolito i Concordati senza avere la forza 
di sottoporre la Chiesa cattolica a norme analoghe a 
quelle per le altre confessioni. 

Stacchiamoci ora dal Diritto positivo, dalla Legge ita- 
liana, e rimontiamo ai principi generali per vedere come 
dovrebbero andar regolate le cose. Lo Stato ha il diritto 
di sottoporre alla sua approvazione gli Statuti delle asso- 
ciazioni, fondazioni e corporazioni, non solo in generale 
nell'interesse di tutelare le sue leggi, l'ordine e la morale 
pubblica; ma anche perchè, — essendo le funzioni, che 
esso cede o divide colle istituzioni, necessarie, e richie- 
dendo talvolta requisiti tecnici speciali e producendo tal- 
volta un ambiente etico « sui generis » —, non è agevole 
poco incomodo il passaggio dell'una di queste funzioni 



§ 9] DIRITTO COMUNE 41 i 

ad un'altra qualunque, e perchè inoltre, trattaudosi di 
funzioni necessarie, di solito indispensabili, coloro, per 
cui vengono esercitate, talvolta si trovano soggetti a 
queste istituzioni senza neppure avervi riflettuto e non 
riesce poi loro indifferente T uscirne. 

Applichiamo questo concetto teorico alla pratica della 
Chiesa. Per diventar prete bisogna un' istruzione tecnica 
« sui generis, » la quale in grandissima parte differisce 
da quella che occorre per le professioni laiche. Ora lo 
Stato, nel riconoscere una Chiesa e i di lei istituti per 
r educazione tecnica, dei suoi ministri, ha diritto di dire: 
Se voi non mi date guarentigie rispetto alla punizione e 
deposizione dei vostri ministri, io non riconoscerò i vostri 
istituti di educazione ecclesiastica. * E perchè? perchè 
se voi deponete arbitrariamente un ministro del culto, a 
lui non riesce facile procurarsi da vivere altrimenti; voi 
ne farete uno spostato. Perchè allora, potrebbe replicare 
la Chiesa in un paese dove ci fossero Università libere, 
perchè voi non richiedete le stesse guarentigie rispetto 
alla punizione e deposizione degli avvocati che escono 
dalla Facoltà giuridica? Perchè, si risponderebbe, la Fa- 
coltà giuridica impartisce l'istruzione tecnica, ma non è 
essa che poscia potrà punire e deporre; a ciò provvede 
lo Stato direttamente o indirettamente, ma sempre in 
modo costituzionale, cioè sempre dando guarentigie, che 
voi, signori ecclesiastici, non date, voi che fate uso 
dell'ex informata coscientia: noi. Stato costituzionale, 



* Idee analoghe riguardo agi' iasegnanti degl* istituti pHvati di 
istruzione, vengono svolte dal Piola, La libertà cit.« pag. 154-55. 



412 DIRITTO COMUNE [§9 

degli spostati arbitrariamente non ne facciamo ; ma voi, 
Chiesa cattolica con Governo assoluto, si. 

E quand* anche lo Stato non desse guarentìgie per la 
punizione e deposizione dei professionisti abilitati negli 
istituti ufficiali nei privati, il danno non sarebbe tanto 
quanto nella Chiesa. Ed invero l'avvocato che venga in- 
terdetto ingiustamente, quando gli amici e il pubblico 
siano consoli dell* ingiustizia della condanna, può, senza 
sentirsi disonorato, passare air esercizio di un' altra pro- 
fessione di un mestiere. Ma il prete meno facilmente 
troverà chi non creda alla giustizia di una sentenza ema- 
nata da un santo vescovo, e quindi meno facilmente tro- 
verà un lavoro qualunque per vivere. 

Consideriamo un altro caso più delicato; quello, cioè, 
non più di un ministro del culto, ma di un laico scomu- 
nicato ingiustamente. Qui non si tratta di deposizione 
dall' ufficio, (almeno oggi, perchè nel medio evo, quando 
lo Stato non era separato dalla Chiesa, la scomunica 
aveva realmente l'effetto giuridico d'interdire da tutti 
gli uffici e professioni pubbliche), ma di turbamento della 
coscienza individuale e talvolta anche di deposizione in- 
diretta dall'ufficio. Lo Stato è anche tutore della morale: 
esso non deve permettere che la coscienza di un citta- 
dino possa venire turbata arbitrariamente ed impune- 
mente; non può riconoscere una Chiesa la quale ammetta 
condanne pronunciate in una forma solenne senza una 
regolare procedura, anche quando non abbiano effetti ci- 
vili; perchè una siffatta Chiesa potrebbe turbare grave- 
mente le coscienze, e servirsi di questo mezzo a danno 
dello Stato, cosi colla scomunica dei cattolico-liberali. 

Dicono i separatisti e gl'incompetentisti: Masin dove 



§9] DIRITTO COMUNE 413 

volete far ficcare lo Stato? voi cosi invece di tutelare 
le coscienze, le turbereste ingerendovi indebitamente; 
lasciate andare le cose per la loro china; se qualcuno si 
sente scomunicato ingiustamente, la sua coscienza resterà 
serena, e, ad ogni modo, se non ci si trova commodo, esca 
dalla Chiesa cattolica, nessuno glielo impedisce. — Ma, 
rispondono giustamente i giurisdizionalisti, in certe posi- 
zioni non sempre ci s* è entrato volontariamente, sibbene 
spesso ci si nasce, e T uscirne non è indifferente come il 
ritirarsi da un casino di lettura o da una società com- 
merciale.* Se io mi allontano da una di queste associazioni, 
quando lo richiedono il mio onore, o il mio interesse od 
anche il mio capriccio, la mia coscienza non resta punto 
turbata, perchè io non sento nessun dovere di rimanere 
perpetuamente ascritto a quelle associazioni; e, prescin* 
dendo dalla mia coscienza, i miei amici, i miei conoscenti, 
il pubblico non mi ritengono disonorato per semplice fatto 
che io me ne sia sciolto. ÀI contrario se un cattolico si 
crede perseguitato ingiustamente da un vescovo o dal 
Papa, egli non può sottrarsi a questi arbitri coir uscire 
dalla religione romana senza urtare coi suoi principi, 
colle sue credenze; e se, credente o incredulo, si stacca 
da quella, si attira il disprezzo dei suoi correligionari, 
tra cui di solito ha parenti, amici, conoscenze. 

Si aggiunga, che la punizione ecclesiastica e l'apostasia 
spesso producono non solo il disprezzo dei correligionari, 
ma anche una vera interdizione d' ufficio, non esclusi gli 
Stati più civili, specie nelle campagne e nelle città di 



* Beputatu 28 genn. 1871, pag. 413, col. 2», Mancini. — Padel- 
INETTI, La Politica ecclesiastica oit., pag. 668-69, 670-71. 



414 DIRITTO COMUNE [§9 

second'ordine. Un prete scomunicato o spretato ed anche 
un laico scomunicato od apostata, difficilmente troveranno 
conserveranno in queste un impiego municipale, specie 
neir insegnamento, e maggiore è per loro la difficoltà di 
esercitare quest'ufficio privatamente nelle famiglie. * 

Queste piaghe, nascenti dall' applicazione del diritto 
comune privato alla Chiesa cattolica invece di quello 
pubblico, delle istituzioni, sono le più patenti, quelle che 
saltano agli occhi di tutti, anche di coloro i quali opi- 
nano che lo Stato non abbia né il dovere né il diritto di 
rimediarvi. Ora ne accenneremo alcune altre, sulle quali 
di solito si riflette poco. 

Il Governo richiede nei suoi ufficiali una certa dignità, 
decoro, indipendenza; quindi proibisce il sequestro del 
loro stipendio, vieta agli ufficiali dell'esercito di centrar 
matrimonio se non mostrino di possedere essi o la fidan- 
zata rendite sufficienti per mantenere con decoro la fa- 
miglia; non ammette nella carriera diplomatica se non 
quelli che, oltre ai requisiti scientifici, posseggano una 
rendita di ottomila lire. Quest'istituti (tranne l'appli- 
cazione fattane al matrimonio) può dirsi che lo Stato 
li abbia copiati dalla Chiesa, secondo i canoni della quale' 
la parte, dei beni privati o del beneficio, necessaria per 
mantenersi decorosamente, non é sequestrabile, e non si 



^ Il dogma, e quindi la scomunica e simili per incredalità nel 
medesimo, può dunque avere effetti civili, non solo pei professori 
di teologia (caso notato dal Piola, La libertà cit, 110-11), mi 
anche per gì* insegnanti di materie profane. 

> G. 3. Odoardus X, III, 23. ^ SulF interpretazione del medesimo 
vedi per esempio Hinschius cit., Bd. I, pag. 127-!^, 



§9] DIRITTO COMUNE 415 

può esser ordinati preti se non si abbia un patrimonio 
sufficiente per vivere con decoro senza T elemosina della 
messa e senza il beneficio. Ebbene queste istituzioni oggi 
son divenute lettera morta. Lo Stato, applicando alla 
Chiesa il diritto privato, non riconoscendo i preti come 
ufficiali pubblici, * non dà forza coattiva al canone 
Odoardo. * — La Chiesa cattolica si è fossilizzata, il pa- 
trimonio clericale non è più sufficiente per vivere con 
decoro, in media può ritenersi di lire 200 annue; cosi 
il prete, che non trovi un beneficio o chi gli commetta 
di celebrar messe « ad intentionem, » langue nella mi- 
seria, e, ciò che interessa più direttamente allo Stato, 
resta nella piena discrezione del vescovo, che lo comanda 
a bacchetta secondo le sue vedute politiche, minacciando 
di ridurlo alla miseria colla privazione del beneficio o 
colla sospensione. Lo Stato dovrebbe applicare al prete 
la legge dell' insequestrabilità dello stipendio (dei frutti 
dell' ufficio), per rialzare la dignità di quest* uomo, a cui 
permette che si affidi l'educazione dei fanciulli, delle 
donne, delle masse; * avrebbe il dovere e il dirittto di ri- 



* Prescindo dalla quistione se debbano considerarsi come ufficiali 
dello Stato; io qui intendo parlare di ufficiali di istituzioni in 
genere. La legge della non sequestrabilità delio stipendio, per ora 
riguarda i soli ufficiali pubblici governativi ; ma si agita la quistione 
se debba estendersi agli ufficiali delle istituzioni pubbliche non 
governative. 

^ In parecchi Stati tedeschi, invece, i sacerdoti sono considerati 
per ufficiali pubblici, e come tali godono dell' insequestrabilità dello 
stipendio al pari di essi. Vedi Hinschius cit., Bd. I, pag. 128-29; 
Fribdberg, Lehrbuch cit., pag. 89, specialmente le note 27 e 28 

^ P. YiLLARi, La Scuola e la quistione sociale in Italia (Nuova 
Antologia, novembre 1872, pag. 477-512), pag. 487-88; € Ma il 



416 DIRITTO COMUNE 1§9 

chiedere per Y ordinando una rendita patrimoniale molto 
maggiore, davvero sufficiente per mantenersi con decoro. 
Altrimenti abbiamo preti (ministri di morale), che, per 
mancanza di beneficio o di messe ordinate o per sospen- 
sione per rimozione dall' ufficio, fanno il locandiere o 
il tavernaio nei paesucoli, o il cocchiere a Parigi, o che 
per vivere minacciano il vescovo sospensore di aprire 
lupanari. 



Chiarita la quistione teorica generale, vediamo ora 
come la Legge delle guarentigie applichi Y idea del di- 
ritto comune, sia nel senso di diritto pubblico, sia nel 
senso di diritto comune privato, giacché questi due con- 
cetti si trovano entrambi nella Legge. Il primo si trova 



discorso che abbiamo più sopra riferito, ha una seconda parte che 
dice: quantunque però io non creda, pure voglio che mio figlio sia 
educato nella religione, perchè una volta almeno nella vita bisogBa 
aver creduto. Verrà letà di ragione, e allora capirà che questa cote 
sono tutte imposture da preti. Quanto a mia moglie ed a mia figliai 
la cosa e diversa. Io lascio che vadano pure alla messa ed al con- 
fessore, perchè amo la tolleranza, e non mi fiderei d'una donna 
senza religione. — Può essere che tutto questo sia a rigore di 
logica. Intanto però voi dichiarate il prete ignorante, nemico della 
patria e del bene, e gli afi&date Teducazione di vostro figlio. E d^ 
siderate che vostra moglie e vostra figlia ricorrano a lui nei oto- 
menti difiScili della vita, e gli confidino quel che non confidano a 
voi. Volete che credano ciò che dichiarate assurdo, perchè la loro 
coscienza vi pare sostanzialmente diversa dalla vostra. L'unità mo- 
rale e ideale della famiglia si scompone, ed i voetrl figli vivooo 
in un' atmosfera che corrompe. » — Vedi nel medesimo senso Pàn- 
TALixmi, Libertà e giurisdizione eli, pag. 91, 



§ 91 DIRITTO COMUNE 417 

incarnato specialmente neir abolizione dell* appello ab 
abusu (art. 17). — La quistione generale dei seminari 
di tutto il Regno fu agitata a proposito della dispensa 
assoluta dall'ingerenza scolastica governativa, che si 
concede a quelli della città di Roma e delle sedi subur- 
bicarie (art. 13); ma non fu risoluta: lo spirito, manife- 
stato dalla maggioranza della Camera, giustifica però 
la condotta precedente e posteriore del Governo, infor- 
mata ai principi della pretesa incompetenza, e che per- 
ciò tende a considerare i seminari come scuole paterne, 
quindi dal punto di vista del diritto comune privato. — 
Il concetto del diritto comune pubblico, * invece, si esplica 
nell'abolizione (che si dichiarò dover valere anche pei 
culti acattolici >) di < ogni restrizione speciale air eser- 
cizio del diritto di riunione dei membri del clero cat- 
tolico » (art. 14), restrizioni che esistevano di fatto, in 
quanto neppure i concili, secondo le legislazioni degli ex- 
Stati italiani non completamente abrogate, potevano te- 



* Statuto, art. 32: « È riconosciato il diritto di adunarsi paci- 
ficamente e senz^armi, uniformandosi alle leggi che possono rego- 
larne Tesercizio neir interesse della cosa pubblica. — Questa dispo- 
sizione non è applicabile alle adunanze in luoghi pubblici ed aperti 
al pubblico, i quali rimangono intieramente soggetti alla legge di 
polizia. » 

» Deputati, 10 marzo 1871, pag. 742, col. 3% Db Falco guarda- 
sigilli: « In quanto al diritto, il mio onorevole predecessore [Raeli] 
ha già dichiarato alla Camera ed al Senato quello che io medesimo 
non ho difficoltà di dichiarare, e cioè che io intendo effettivamente 
che il diritto di riunirsi ai termini dell' articolo 32 dello Statuto, 
sia comune anche ai membri di ogni altro culto, come ò comune 
ad ogni cittadino. » 

F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 27 





418 DIRITTO COMUNE ]§ 9 

nersi senza previo permesso sovrano. * Questo articolo fu 
votato senza controversie; tutti si era d'accordo, anche 
i radicali. * — Anche riguardo all'exequatur e al placet 
per le provviste beneficiarie (art. 16), può dirsi applicato 
il diritto comune pubblico, e questa volta delle fonda- 
zioni, colla differenza che per quelle laiche si guarda ai 
soli requisiti tecnici e non anche al colore politico. 



» Ibid., pag. 743, col. 1*, Dk Falco; col. 3*, Bonghi. 

* A proposito di quest'articolo ci fu una lunga discuasione, ma 
non intorno air articolo stesso, sibbene riguardo al problema gene- 
rale dei rapporti tra Stato e Chiesa, essendo stata in certo qaal 
modo riaperta, come già dicemmo, la discussione generale al co- 
minciamento del II Titolo. 



CRITICA 



§ 10 

La Legge delle guarentìgie è anzi tutto una legge po- 
lìtica, e tale doveva essere. Il Ministero, la Giunta, la 
Destra in genere, ebbero giusta ragione di accentuare 
questo carattere. * Noi dunque dobbiamo giudicarla anzi 
tutto dal punto di vista politico, nel che fare verremo 
riassumendo e coordinando varie idee manifestate a pro- 
posito deir esposizione della Legge nei suoi singoli prin- 
cipi ed articoli. 

La parte davvero necessaria politicamente, era la prima, 
cioè quella che riguarda le prerogative del Sommo Pon- 
tefice e della Santa Sede; le Potenze non domandavano 
e non avrebbero avuto interesse di domandare altro da 
noi; le concessioni del II Titolo non erano neppure richieste 
dai nemici interni deir Italia, dai clericali, del resto im- 



* Vedi sopra, pag. 100, n. 1. 



420 CRITICA [§10 

potenti. Esse sono adunque dovute affatto alle idee del 
partito allora dominante, della Destra, sono l'effetto più 
tosto di un errore scientifico che di una necessità politica. 
Questa può ammettersi solo in quanto la Destra si tro- 
vava impegnata dalle siie teorie precedenti; ma esse non 
avrebbero reso necessarie tante concessioni di diritto 
pubblico ecclesiastico interno quante ne furono fatte. La 
Sinistra aveva ragione di rimproverare, che il Cavour, 
in condizioni molto meno favorevoli, aveva inteso ac- 
cordare molto meno; * e se essa aveva torto nell'asserire, 
insieme ad alcuni di Destra, che il grande statista non 
avrebbe conceduto libertà alla Chiesa se fosse entrato 
in Roma per forza e non per concordato, avrebbe tut- 
tavia avuto ragione se avesse asserito, che le conces- 
sioni che egli intendeva fare per Concordato, non le avrebbe 
forse fatte tutte se fosse arrivato a Roma colle armi. « 
La Sinistra aveva pure ragione nel dire, che le promesse 
politiche non impegnassero alla fin fine la Destra a tanto 
quanto essa voleva concedere, e sopra tutto, che ad ogni 
modo le promesse politiche non obbligano alla lettera, 
che il Ministero ne aveva ritirate alcune relative alla 
quistione romana (per esempio di osservare fedelmente 
la Convenzione di settembre), e che così avrebbe potuto 
ora, che la condizione delle cose era molto cambiata, 
ritirarne altre. * Le rinunzie del II Titolo, dunque, non 



* Ciò veniva asserito anche da qualcuno della Destra, dal Min- 
gretti, 30 genn. 1871, pag. 427, col. 2% Deputati; riferito sopra 
a pag. 18, n. 1. 

* Vedi sopra, pag. 17 e seg. e specialmente pagg. 19-24. 
' V^di sopra a pag. 99, 



§ lOj CRITICA • 421 

solo non sono giustificabili colla necessità politica estera, 
sibbene lo sono ben poco anche colla necessità politica in- 
terna intesa nel senso ristrettissimo della lealtà pura e 
semplice di attuare il programma di un partito. 

Riconosciuta la necessità politica delle guarentigie, e 
la non necessità delle concessioni del II Titolo; sorge il 
quesito, se, nel regolare i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, 
non sarebbe stato meglio di fare una legge generale per 
tutti i culti, invece che pel solo cattolico. Certo sarebbe 
stato più giusto e più logico, né sarebbe riuscito del 
tutto contradittorio col I Titolo. Giacché in questo non 
e* è un'espressione la quale accenni al concetto, che le 
prerogative siano semplicemente riconosciute e non anche 
concesse, che lo Stato sia confessionista, che riconosca, 
come non di raro si asserisce, nel Papa un diritto divino; 
la Legge cerca studiosamente di sfuggire le espressioni 
contrarie, non vuole eccitare suscettibilità dichiarando 
esplicitamente che concede, ma questo è tuttavia il suo 
spirito, in questo senso parlarono nella discussione e la 
Sinistra e la Destra. Dunque nel I Titolo il diritto di 
alta sovranità dello Stato di fronte alla Chiesa cattolica 
resta salvo, non viene riconosciuto il preteso diritto di- 
vino della medesima; quindi non ci sarebbe stata una 
contradizione logica quando nel II si fossero regolati i 
rapporti dello Stato con tutte le confessioni, il I Titolo 
avrebbe costituito un' eccezione al II, non una vera con- 
tradizione col medesimo. — Ma una legge generale per 
tutti i culti, quantunque più logica e non contradittoria 
colle prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sedè, 
non sarebbe stata opportuna. La Legge era anzi tutto 
politica, doveva rassicurare l'Europa; non ' conveniva 



422 CRITICA [§10 

quindi di dichiarare esplicitamente il non confessionismo 
dello Stato ed eccitare sospetti d^irreligiosità sistematica. 
La legge doveva dunque restringersi alla Chiesa cattolica. 
Ma avrebbe dovuto risolvere altrimenti le materie 
del II Titolo, non avrebbe dovuto, per una parte di esse, 
occuparsene affatto. Trattandole, pur rinunziando ai di* 
ritti divenuti inutili, o quasi, delle restrizioni speciali alle 
riunioni del clero cattolico, della Legazia apostolica di 
Sicilia, del giuramento, dell' exequa tur e del placet- nel 
senso poliziesco ed anche in quello statutario divenuto 
inattuabile, i nostri legislatori non avrebbero dovuto 
abbandonare incondizionatamente il diritto di regia no- 
mina, né concepire 1* abolizione dell* appello ab abusu in 
modo da non far riconoscere dalla magistratura tutti 
gli estremi degli effetti civili nocevoli prodotti dagli atti 
ecclesiastici. Promuovere la riforma interna della Chiesa 
rendendo costituzionali le amministrazioni dei beni e spe- 
cialmente le elezioni dei parroci e dei vescovi, non sarebbe 
stato politicamente opportuno; ma riguardo alle ultime 
lo Stato non avrebbe dovuto togliersi, come fece rinun- 
ziando puramente e semplicemente al diritto di regia 
nomina, il mezzo di promuovere quando che sia queste 
riforme. ' O pure, non si sarebbe dovuto punto toccare 
la quistione della regia nomina, riservandola ad un*epoca 
più tranquilla e più matura, indeterminata, come si fece 
pel riordinamento della proprietà ecclesiastica. 



. * Dico togliersi, nel senso che, dopo la finanzia riascirebbe dif- 
ficilissimo di regolare democraticamente le elezioni ecclesiasticbef 
ma non intendo dire che lo Stato non abbia più, teoreticamente, il 
diritto di farlo. 



§ 10] CRITICA 423 

Non ostante le molte e considerevoli concessioni fatte, 
i guai della nostra posizione politico-ecclesiastica non 
sarebbero tuttavia irreparabili. Restano ancora alcuni 
lati intatti, impregiudicati, dove il Governo potrà quando 
che sia, quando cioò saranno cangiate le idee della gran 
maggioranza dei politici italiani intorno ai rapporti tra 
lo Stato e la Chiesa, attuare o promuovere riforme effi- 
cacissime» tali da riparare ai mali che oggi derivano 
dalle rinunzie del II Titolo, e da infondere gn nuovo indi- 
rizzo nella Chiesa italiana, e, di rimbalzo, nella cattolica 
in genere. La legge delle guarentigie promise una riforma, 
che ancora non s'è attuata né c'è segno che si voglia 
iniziare, vale a dire il riordinamento della proprietà ec- 
clesiastica; che, quando venisse fatto non solo sopra basi 
costituzionali e laiche, sibbene anche su requisiti alti 
di capacità e generici di religiosità, potrebbe veramente 
riuscire una riforma salutare per la Chiesa cattolica, e 
rinsanguarla infondendovi elementi liberali. Il riordina- 
mento della proprietà è la riforma ecclesiastica meno 
improbabile che possiamo per ora aspettarci in Italia; 
giacché essa non urterebbe coi prìncipi dell'incompe- 
tenza, la quale viene ristretta al campo spirituale e di- 
sciplinare senza estendersi a quella parte della costitu- 
zione interna della Chiesa che riguarda il temporale. 

Meno speranzosi possiamo, invece, essere nell'attenderci 
una riforma nella nomina dei parroci, giacché questa ha 
maggiori rapporti colla disciplina ecclesiastica, e lede i 
principi degl* incompetentisti. Tuttavia una tale riforma, 
per quanto improbabile nello stato presente, lo è meno 
di quella relativa all'elezione dei vescovi; giacché non 
si trova, differentemente da quest'ultima, pregiudicata 



424 CRITICA [§iO 

da alcuna disposizione legislativa. Ed infatti la Legge 
delle guarentigie ha, secondo la lettera, rinunziato alla 
nomina regia solo pei benefizi maggiori, non anche pei 
minori. Si aggiungano i benefizi minori di patronato regio 
e quelli di patronato municipale, pei quali lo Stato po- 
trebbe introdurre il diritto elettorale popolare senza inno- 
vare esplicitamente le sue relazioni colla Curia romana 
colle vescovili, per mezzo di qualcuno di quei sistemi 
mediatori che esaminammo a proposito deir elezione dei 
vescovi, cioè facendo eleggere popolarmente il beneficia- 
rio, e proponendolo poi alla nomina vescovile in nome del 
Governo o del Municipio. Questo sistema potrebbe adot- 
tarsi più facilmente riguardo ai benefizi di patronato co- 
munale: poiché in questo caso la presentazione appartiene 
non ad una persona fisica, ma ad un corpo di eletti, non 
si tratterebbe che di dare un* altra modalità al mede- 
simo, cangiando il corpo dei rappresentanti dei cittadini 
in quello più logico dei rappresentanti dei soli fedeli o 
in quello dei fedeli medesìtifii. 

Riguardo ai vescovi stessi la quistione, sebbene più 
gravemente pregiudicata, pure in teoria non è decisa. 
Anzi tutto lo Stato sarebbe ancora in grado di applicare 
un sistema mediatore alle sedi di regio patronato che non 
son poche. E quanto alle altre, abbandonando puramente 
e semplicemente il diritto di regia nomina, si è rinun- 
ziato di fatto in favore del Papa, ma non anche teore- 
ticamente. Secondo il concetto della maggioranza delle 
Camere del 1871, e secondo dichiarazioni esplicite del re- 
latore Bonghi, e quindi semi-ufflciali, e di qualche altro 
Deputato e Senatore, se oggi il popolo della diocesi si 
riunisse per iscegliere un vescovo, questo sarebbe l^al- 



§ 10] CRITICA 425 

niente eletto. Dunque la quistione teoreticamente non è 
pregiudicata: un guardasigilli che proponesse l'elezione 
popolare dei vescovi, non si troverebbe nel caso di dover 
cominciare dall' abolire una legge dello Stato, ma solo di 
opporsi ad un diritto acquisito per usucapione, dal primo 
occupante, dal Papa, da 13 anni. — Però questa riforma 
sarebbe sempre molto più difficilmente attuabile di quella 
relativa alle parrocchie ed agli altri benefizi minori; 
perchè, prescindendo da altri motivi, la resistenza della 
Curia romana, che non vorrebbe lasciarsi strappare un 
diritto acquisito e sconvolgere il suo organismo nei suoi 
cardini precipui, sarebbe molto più grave, e, quantunque 
non sia dommaticamente indispensabile, l'istituzione pon- 
tificia pei vescovi si ritiene per ora giuridicamente ne- 
cessaria. Lo Stato potrebbe far funzionare come vicari 
capitolari gli eletti; ma anche questo mezzo troverebbe 
difficoltà molto serie; poiché la nomina del vicario capito- 
lare viene fatta dal capitolo, e questo oggi è da per tutto 
clericale e quindi ai pieni servizi della Santa Sede: sif- 
fatto rimedio poteva riuscire solo sino al secolo scorso, 
0, al più al più, sino ai primi anni del nostro risorgi- 
mento politico, quando la lotta non era solo tra lo Stato 
e la Chiesa, ma anche tra 1* episcopato e il basso clero 
da una parte e il Vaticano dall'altra, quando insomma 
esisteva ancora un clero che voleva conservare la sua 
autonomia di fronte alle usurpazioni assolutiste di Roma, 
un clero gallicano, liberale. * 



^ U Mancini non OBBervb questo fatto, qaesta differenza storica; 
anzi egli sostiene (pag. 761, col. 3^), che difficilmente risalta vi- 
cario capitolare nn appassionato o un immeritevole; 13 marzo 1871, 



426 CRITICA [§ 10 

Un'altra riforma, forse più importante di tutte quelle 
che abbiamo esaminato, e di attuazione molto meno dif- 
ficile di quelle intorno alle elezioni dei capi della Chiesa, 
è relativa ai seminari; quìstione discussa, ma lasciata 



pag. 761, col. 3^, Deputati: € Rammentiamo, sìgaori, ciò che accadde 
in Francia noi 1682, sotto Luigi XIV, al tempo della famosa dichia- 
razione del clero francese. Allora la Corte di Roma, nei primi anni 
del sao impotente corruccio contro i quattro articoli gallicani, co- 
minciò a ricusare sistematicamente le bolle d'istituzione nei vesco- 
vadi a tutti gli ecclesiastici che li avevano sottoscritti ed accettati. 
Quale fu il rimedio cui ricorse la Francia? Al temperamento sug- 
gerito dair insigne Bossuet, consistente in ciò che i prelati stati dal 
Re designati, si presentassero ai Capitoli, acciò questi li investis- 
sero del potere di governare la diocesi col modesto titolo di ««am- 
ministratori capitolari, »» e con ufficio equivalente a quello di ««vi- 
cari capitolari. »» Cosi le cose procedettero in Francia dal 1682 
al 1693. » ^ pag. 762, col. 1^ « Nel 1861 trovai nelle provincie 
napoletane, credo non meno di ventotto diocesi, le quali nò anche 
erano del tutto vacanti. Si presentava perciò una istruzione [qai- 
stione?] piò delicata, perchò i loro vescovi o erano stati cacciati 
a furia di popolo, come odiatori di libertà e strumenti ifilÌB. cadata 
tirannide, o volontariamente avevano esulato dalle loro diocesi per 
tenerezza verso il regime politico che era cessato. Trovai quelle diocesi 
senza governo; senza che alcuno vi esercitasse la giurisdizione epi- 
scopale. A qual mezzo io ricorsi ? Al mezzo già suggerito in Francia 
del Bossuet. Feci convocare i capitoli, i quali scelsero i loro vicari 
capitolari. La Corte di Roma comprese che un tal mezzo la avrebbe 
privata della sua malefica influenza, e vi si oppose, minacciando 
fino di scomunicare gli eletti. Ma dopo non poche difficoltà qaeati 
vicari capitolari finirono per acconsentire, e non senza loro rìschio, 
a mettersi in possesso del loro ufficio; e cosi abbiamo traversato 
meno male un periodo di tempo non breve ed assai malagevole fino 
al 1866, quando rischiarato alquanto P orizzonte politico, questi ve- 
scovi espulsi poterono far ritomo alle. loro sedi » 



§ 10] CRITICA 427 

irresoluta, a proposito della Legge delle guarentigie. Un 
clero istruito ed educato sotto la vigilanza dello Stato, 
sarebbe il mezzo precipuo di purificare e rimodernare 
la Chiesa cattolica: ed ottenere questa maggiore cultura 
e la conseguente diminuzione del fanatismo, del clerica^ 
lìsmo, delle superstizioni, non sarebbe poi molto difficile 
fra noi. Lo Stato non ha ancora teoricamente rinunziato 
in Italia al diritto di considerare i seminari come gli 
altri istituti privati d' istruzione e d'educazione, ed essi 
si trovano in siffatte condizioni economiche ed intellet- 
tuali, che, volendo, si potrebbe chiuderli quasi tutti se 
ricusassero di sottomettersi alle necessarie riforme. Le 
quali non riuscirebbero difficili non solo giuridicamente, 
ma neppure politicamente; giacché il partito ultra-cat- 
tolico in Italia non è tanto forte quanto in Germania, 
in Francia, nel Belgio, perchè (ciò che di solito non si 
considera abbastanza) il nostro clero è ignorantissimo 
e non trova appoggio se non in una minima parte della 
gente colta. La difficoltà più grave consiste nel. persua- 
dere gli uomini politici della giustezza logica stessa di 
sottoporre i seminari (anche lasciando pienamente liberi 
quelli esclusivamente teologici) alla medesima ispezione 
governativa che tutti gli altri istituti privati d'istru- 
zione; consiste cioè nel principio dell'incompetenza; si 
tratterebbe dunque anzi tutto di una quistione scienti- 
fica e poi, in grado molto secondario, di una quistione 
politica. E si badi, che la quistione scientifica tra noi 
non si troverebbe complicata e disturbata da precon- 
cetti religiosi; no> gli uomini che oggi sono al potere e 
quasi tutta la gente colta italiana, o sono liberi pensa- 
tori o sono indifferenti. Molte delle proposizioni su cui 



428 CRITICA t§10 

si fonda questo nostro ordiae d'idee sembreranno gra- 
tuite a qualcuno, ma noi non possiamo qui analizzarle 
e addurne le prove. 

Quando Tltalia, abbandonato il principio dell* incom- 
petenza, acquistasse piena coscienza dei diritti dello Stato 
sulla Chiesa cattolica non minori di quelli su tutti gli 
altri culti e sulle associazioni, fondazioni e corporazioni 
profane, e riformasse T amministrazione, le elezioni ve- 
scovili e parrocchiali e i seminari; essa arrecherebbe 
un gran beneficio non solo alla Chiesa e alla civiltà 
nostra, ma al cattolicismo e alla civiltà in genere. I le- 
gislatori del 1871 sentivano Talta importanza della Qui- 
stione Romana, ma non la vedevano tutta. Si accorgeTaDO 
del vantaggio che arrecava alla Chiesa intera la fine 
del Potere Temporale, vedevano che costituiva un gran 
beneficio non solo per lo Stato italiano, che poteva così 
raccogliere sotto di so tutta la nazione, sibbene anche 
per la Chiesa cattolica stessa, pel Vaticano, che, sbaraz- 
zato dalle cure e dalle ambizioni mondane, avrebbe potuto 
subire una purificazione, una rigenerazione morale. Ma 
per loro la Quistlone Romana era principalmente e quasi 
esclusivamente politica; la riforma interna della Chiesa 
si limitavano a desiderarla senza promuoverla, e, sopra 
tutto, non vedevano tutta l'importanza che quella avrebbe 
avuto per l'intiera Chiesa cattolica. 

Ed invero, l'Italia, a causa della piccolezza del terri- 
torio delle sue diocesi, ha quasi la metà dei vescovi di 
tutta la cristianità: è il centro topografico del cattoli- 
cismo in quanto è quivi la di lui capitale: tutto ciò 
importa che la maggior parte degli alti affari della Chiesa 
cattolica sono nelle mani del nostro clero: nei concili 



§ 10] CRITICA 429 

ecumenici gì* Italiani per poco non arrivano a costituire 
essi soli la maggioranza; quasi tutti gli uffici centrali 
della Santa Sede, si trovano occupati dai nostri prelati. 
Questi fatti * hanno la più grande importanza religiosa 
e politica. Se non ci fossero stati i circa 300 vescovi 
dell'Italia nel Concilio Vaticano, molto probabilmente 
non avremmo avuto il domma dell' infallibilità, * né lo 
scisma dei vecchi-cattolici: se la maggioranza dei car- 
dinali non fosse d' Italiani, non avremmo un Papa quasi 
sempre italiano, quasi sempre clericale. ' Una riforma 



* Il Taiani non li accenna, por sostenendo che T occupazione 
di Roma è una sola tappa dal ponto di vista della civiltà; Deputati, 
7 maggio 1875, pag. 3008, col. U2": « ma dal punto di vista della 
civiltà generale, onorevole Lioy, onorevole Ouardasigiili, la caduta 
del potere temporale è anche un grande avvenimento, ma non 
definitivo; è anch'esso una vittoria, ma non una vittoria ultima; è 
soltanto una battaglia fortunata per la quale fu strappata una po- 
sizione, e nulla più (Benissimo! a sinistra). » 

* Vedi R. fioNasi, Chiesa e Staio in Germania. I. La pubblica- 
zione del dogma (N^tova Antologia settembre 1871, pag. 5-41), 
IL I motivi morali e nazionali (ibid. ottobre, pag. 253-87), pag. 24-25 
e passim. Per la storia dì questo e di altri fatti che appresso ac- 
cenneremo, ci riferiamo al Bonghi che riassume e mette in chiara 
luce la storia del Concilio Vaticano; per le prove vedi le opere, 
quasi tutte straniere, citate dal Bonghi a pag. 1. 

' Il Pantaleoni (L'Italia e il Papato spirituale cit, (nov. 1870) 
pag. 469) asserisce che V episcopato straniero tenga al potere tem- 
porale della Santa Sede molto più dell'italiano, e che pf^rciò, se 
la quistione dovesse trattarsi solo con quest'ultimo, si accomode- 
rebbe facilmente. — Noi conveniamo, che i nostri vescovi, avendo 
visto più da vicino il potere temporale, ne abbiano osservato me- 
glio le magagne; ma non concludiamo perciò, che essi vi tengano 
meno degli stranieri, siano meno clericali; quest^asserzione è eviden- 



430 CRITICA [§10 

della Chiesa italiana .(non intendo parlare di riforme 
dommatiche, sibbene soltanto della costituzione interna, 
del diritto, di quella che canonicamente si chiama di- 
sciplina) sposterebbe dunque la posizione dei partiti di 
tutta la Chiesa cattolica. Un clero istruito ed educato 
sotto la vigilanza dello Stato, verrebbe ad essere meno 
clericale; parroci eletti dal popolo, non sarebbero più 
costretti ad essere ciechi strumenti del vescovo; ve- 
scovi eletti dal popolo, non sarebbero più costretti a 
rendersi ciechi strumenti del Vaticano; i fedeli, ammi- 
nistratori ed elettori, non sarebbero più indifferenti ìq 
fatto di religione e potrebbero infondere un colore più 
liberale nella Chiesa cattolica italiana e di rimbalzo in 
quella degli altri paesi. 

Una siffatta riforma sarebbe più importante della Qne 
stessa del potere temporale, poiché essa interesserebbe 
davvero tutta la Chiesa cattolica e lo Stato in genere. 
Ed infatti, i frutti internazionali che una buona parte 
dei nostri politici si ripromettevano dalla soppressione di 
uno Stato Pontificio, sono in gran parte fantastici. Essi 
credevano che il Papa, una volta spogliatone, quantunque 
colla forza, si sarebbe convinto dell'impossibilità dì 
riacquistarlo, e, se non Pio IX stesso, il suo successola 
almeno, si sarebbe persuaso anche dei danni che il po- 
tere temporale arreca alla Chiesa, e quindi ci avrebbe 
rinunziato forse anche esplicitamente. Così, proseguivano 
essi, il Vaticano, non avendo più interessi mondani, non 



temente erronea; vedi per esempio la proporzione numerica, per 
Dazioni, dei prelati anti-ìnfallibìli8ti, presQO Bonghi cit nella noU 
precedente, pag. 23-24. 



§ 10] C3UTICA 431 

avrà più motivi di tenersi ostile al Regno d'Italia, lo 
riconoscerà; anzi non avrà più motivi di essere ostile 
allo Stato in genere ed alla civiltà ; noi insomma, conti* 
nuavano essi, occupando Roma, produrremo la tanto va-- 
gheggiata conciliazione della Chiesa collo Stato e colla 
civiltà; non solo compiremo Punita nazionale, ma faremo 
un beneficio alla Chiesa stessa e al mondo. Queste erano 
le idee non solo dei quarantottisti superstiti, dei cattor 
lieo-liberali, ma anche di parecchi liberi pensatori, che, 
preoccupati del problema politico dell'unità italiana, non 
andavano in fondo della quistione, non cercavano le cause 
per cui la Santa Sede si ostinava a conservare il potere 
temporale quando nove mila preti italiani nel 1862 gliene 
avevano formalmente implorata l'abolizione, quando i fe- 
deli più colti e più illuminati, i cattolico-liberali, lo dete- 
stavano, quando la gioventù e le persone per bene spesso 
perdevano la fede per non rinnegare la patria e la ci- 
viltà. ' Perchè il Vaticano, spogliato del potere temporale, 



^ Indirizzo al Santo Padre^ Torino, 10 settembre 1861, firmato 
RiCASOLi (Presidente del Consiglio dei Ministri), (Deputati^ 20 no- 
vembre 186), pag. 1256, col. 1*^): « Le moltitudini veggono con 
indignazione ministri del santuario mescolarsi in cospirazioni con- 
tro lo Stato e negare al voto pubblico la preghiera dimandata dalle 
autorità [allude al rifiuto del clero, specie dell' alto, di solenniz- 
zare religiosamente la festa nazionale dello Statuto» secondo le leggi 
che allora lo obbligavano a ciò] ; e fremono impazientì quando odono 
dal pergamo abusata la divina parola per fame strumento di bia- 
simo e di maledi'/ione contro tutto ciò che gì' Italiani appresero ad 
ammirare e benedire. Le moltitudini, non use a distinguere troppo 
sottilmente le cose, potrebbero alla fine essere indotte ad attribuire 
il fatto deg)ì uoi^olni alla reli^one di cu; sono piini^tri, a4 alid-* 



^ 

4 



432 CRITICA [§ 10 

rìnuDziasse ai suoi pretesi diritti sul medesimo, si sareb- 
bero dovute distruggere quelle cause stesse, per cui esso 
non ci rinunziava mentre n*era in possesso: ToccupazioDe 
di Roma scioglieva il problema dell'unità italiana, ma non 
poteva risolvere il problema politico-religioso europeo; a 
questo uopo sarebbe stata necessaria una riforma della co- 
stituzione della Chiesa. Lltalia colla breccia di Porta Pia 
ha sciolto un gran problema; ma potrebbe agevolare la 
soluzione di un altro ben più grande ancora con una ri- 
forma della costituzione interna della Chiesa. 

Questa riforma sarebbe vantaggiosa a tutto il mondo, 
non solo perchè toglierebbe dalla bilancia dei partiti 
una gran massa ultra-cattolica e ve ne sostituirebbe una 
corrispondente liberale; ma anche perchè questa massa, 
sebbene non arrivi essa sola a far traboccare la bilancia, 
pure è essa che di solito la fa traboccare. Nel clero 
americano, nel tedesco, neir inglese, neir austro-unghe- 
rese, nel francese e nel belgico, troviamo qualche raro 
vescovo liberale; ne trovavamo molto di più prima del 1870. 
prima del Concilio vaticano e del domma dell* infallibilità; 
ma in Italia oggi la lanterna di Diogene non ba.sterebbe 
per rinvenirne, giacché, se pure ne esiste qualcuno, ood 
ha il coraggio o T imprudenza di aprire i suoi sentimenti: ' 



nani da quella comnnione alla quale da diciotto secoli gritaliani 
hanno la gloria e la fortuna di appartenere. — Non voglia^. Santo 
Padre, non vogliate sospendere sull* abisso del dubbio^ un popolo 
intero che sinceramente desidera di potervi credere e venerare. > 
* CuRCi, La Nuova Italia e i vecchi zelanti cit., pag. YIII: Questo 
libro è stato rivedalo da dae insigni ecclesiastici, che però non vol- 
lero essere nominati; lo stesso accadde pel Moderno Dissidio. < Da 
questa sin^lare circostanza del non potermi io appellare che s te- 



§ 10] CRITICA 433 

nel 1870 i prelati italiani anti-infallibilisti erano rela- 
tivamente molto meno di quelli degli altri paesi sum- 
mentovati. * I nostri vescovi costituiscono, dunque, una 
massa non solo considerevolissima, ma anche compatta, 
sono tutti ultra-cattolici, sono tutti eletti dal Papa, senza 
alcuna ingerenza del Governo o dei capitoli, * sono quindi 
per necessità tutti o quasi tutti zelanti. Alla compattezza 
si aggiunga la vicinanza alla capitale ecclesiastica; il clie 
non significa solo, che essi occupino la maggior parte 
degli uflSci più importanti, sibbene eziandio che pos- 
sano accorrere con più agevolezza nei momenti scabrosi, 
come i Deputati deiritalia centrale sono più utili al Mi- 
nistero di quelli della Sicilia o del Piemonte. Anzi questo 
paragone non basta a dare un'idea sufficiente dell'im- 
portanza del fatto della prossimità: giacché la distanza 
dalla Sicilia a Roma non è la medesima di quella dal- 
l' America a Roma, e i vescovi dell'Asia, dell' Affrica, 
dell'Oceania non trovano così facilmente, come i Depu- 
tati della Sicilia, la ferrovia e il vapore. 

Questo fatto geografico ha un'importanza ben mag- 
giore di quanto a prima vista potrebbe sembrare a chi 
non si occupi di proposito del problema politico-eccle- 
siastico contemporaneo. Quando si tiene a Roma il Con- 
cilio ecumenico, i nostri vescovi in due o tre giorni vi 
si recano tutti; e se il sinodo perdura parecchi mesi. 



stimooi o dormienti [ano dei due revisori del Moderno Dissidio 
era già morto] o silenti, si potrebbe bene inferire, che dunqae quel 
fanatismOi oltre ad essere nube che offusca, è incubo che opprime. » 
— Vedi anche ibid. pag. 243. 

* Vedi Bonghi, Chiesa e Stato in Germania^ cit., pag. 23-24. 

* Questo era il fatto anche prima della Legge delle guarentigie. 
F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 28 



434 CRITICA [§ 10 

possono andare e venire dalle loro diocesi; possono di- 
rigere gli affari delle medesime ed accorrere a Roma 
nei momenti di pericolo, quando si tratta di venire ai 
voti sul domma delT infallibilità, quando, misi permetta 
rimagine, Anito di discutere, s'ha da votare sopra una 
quistione di Gabinetto. Mentre i vescovi stranieri, e spe- 
cialmente quelli non europei, non possono andare e venire; 
parecchi di essi (tra cui non pochi anti-infallibilisti), 
stanchi della lunghezza del Concilio, premurosi per il 
loro gregge, erano già tornati alle loro sedi prima che 
si votasse il domma dell'infallibilità. » 

I benefìci effetti di una riforma della costituzione in- 
terna della Chiesa italiana oggi sarebbero più difficili a 
conseguire, meno vasti e più lenti di quanto non lo sa- 
rebbero stati prima del 1870, un ventennio od un tren- 
tennio addietro. Più difficili in quanto che oggi il clero 
liberale in Italia è scomparso quasi completamente; il 
Governo, dunque, non troverebbe appoggio dentro la 
Chiesa stessa. Meno vasti, perchè non potrebbero avere, 
rispetto al mondo cattolico, tutta quell'importanza che 
avrebbero avuto prima del 1870. Ed invero il Concilio 
vaticano segnò un'epoca notevolissima nel colore politico 
della Chiesa cattolica: allora esistevano ancora un buon 
numero di vescovi anti-infallibilisti o liberali, specie 
fuori d'Italia; ma essi dopo la definizione del domma, 
per cecità di fede o per semplice prudenza, hanno chinato 
il capo; e non è bastato il silenzio per farsi perdonaix^ 
la colpa di aver professato dottrine anti-infallibiliste o 
conciliative, essi hanno dovuto ritrattarsi e rimeritarsi 



> Vedi Bojiom, Siato e Chiesa in Germania cil pag. 



§ 10] CRITICA 435 

con servigi ultramontani la fiducia della Curia: i prelati 
anti-infallibilisti tedéschi capitolavano a Fulda; il ve- 
covo Hefele (rillustre storico dei concili) protestava contro 
r occupazione di Roma. * Se dunque, oggi noi creassimo 
un clero liberale in Italia, questo non potrebbe ora più 
avere tutta quell'immensa importanza che prima del 
Concilio vaticano: come i nostri prelati furono il più grave 
ostacolo al trionfo della frazione liberale di quelli stra- 
nieri; così oggi il vescovato straniero ostacolerebbe po- 
tentemente il trionfo di un vescovato conciliativo italiano; 
giacché il domma dell' infallibilità ha abbassato le teste 
dei più alti papaveri liberali; oggi i prelati sono da per 
tutto ultra-cattolici, le eccezioni sono rarissime. 

Ma non si concluda, che la riforma della costituzione 
della Chiesa italiana, i sentimenti conciliativi del nostro, 
clero sarebbero inutili. Anzi tutto i vantaggi sarebbero 
sì da gran lunga minori e più lenti; ma non sarebbero 
nulli. Ad ogni modo ci sarebbe il bene della Chiesa 
italiana stessa, del nostro Stato, della morale e della 
civiltà, e non mancherebbe poi neppure quello delle altre 
Potenze. La Germania va superba del suo « Kultur- 
kampf, » delle sue leggi di maggio;^ ma per quanta 



• Vedi sopra, pag. 74, n. 3. 

* Id generale giudicate sfavorevolmente in Italia, anche da qualche 
giurisdizionalista; ma nessuno, per quanto io sappia, le ha studiate 
di proposito; gli unici da cui le abbia viste citate in modo da mo- 
strare di averle lette sono il Piola e il Boglietti. Quest' ultimo 
Chiesa e Stato nel nord e nel sud dell* Impero Tedesco^ ^Nuova 
Antologia^ ottobre 1875] ne fa una breve esposizione (pag. 359-60) 
e poi dice (pag. 374) che « non sono monumento di sapienza le- 
gislativa. > Noi opiniamo diversamente. 



436 CRITICA [§10 

energia vi abbia impiegato, non è ancora riuscita a fare 
entrare in porto la riforma del clero cattolico; questa 
trova molti scogli e incute timore di naufragio. E perchè? 
Perchè il nemico non è soltanto in casa, ma in tutto il 
mondo, ed il focolare stesso è pur esso fuori del terri- 
torio. Gli ultramontani di Germania sono aizzati dalla 
Curia pontificia, le ubbidiscono con quella cecità con cui 
credono al domma deirinfallibilità; sono una parte beo 
piccola del « Reichstag »; ma formano il gruppo più 
compatto, ubbidiscono a un motto d' ordine, come i nostri 
vescovi neir ultimo Concilio ecumenico: sono quindi pe- 
ricolosi per i Ministeri, i quali devono perciò andare 
retrocedendo passo passo dalle leggi di maggio, mitigan- 
done il rigore o ritirandone addirittura qualcuna. Se, 
invece, s* iniziasse un « Kulturkampf » anche in Italia; 
non solo daremmo un appoggio alla Germania, alla grande 
causa della civiltà, ma potremmo forse riuscire a creare 
un collegio di cardinali moderati, e quindi un Papa con- 
ciliativo. Se scienza e « fede » sono inconciliabili, la 
« Chiesa » non è del tutto inconciliabile colla civiltà; ma 
questo problema non può oggi risolversi senza istruire ed 
educare il clero sotto la vigilanza dello Stato. 

Le riforme, alle quali abbiamo accennato, sono attua- 
bili anche senza modificare la Legge delle guarentigie: 
ma del resto T Italia ha pieno diritto di abrogarla in 
tutto in parte. 

Ed invero, quella presenta un carattere esteriore giu- 
ridico di concessione unilaterale. Nella redazione degli 
articoli si è studiato di evitare le espressioni che potes- 
sero suonare concessione, specie riguardo alle preroga- 



§ lOJ CRITICA 437 

tive, ma semplicemente per non urtare i sentimenti e le 
convenienze, non già perchè s' intendesse escludere quel 
significato: * il così detto diritto divino non si trova ri- 
conosciuto in nessuna espressione. La Destra, la scuola 
Gavouriana aveva proclamato che si sarebbe andato a 
Roma pacificamente e sopra tutto di concerto colla Fran- 
cia: una tale soluzione avrebbe condotto ad un Concor- 
dato, del genere di quelli proposti dal Pantaleoni, dal 
Cavour e dal Ricasoli; ma le circostanze portarono a 
sciogliere altrimenti il problema. La stessa espressione 
di concessione unilaterale deve intendersi nel senso di 
diritto pubblico, non di diritto privato; quindi non im- 
plica il significato d'irrevocabilità, molto più che non è 
stata accettata. 

Il Ministero nel presentare il suo disegno di legge di 
prerogative e di libertà intema della Chiesa cattolica, 
prevedeva, che esso non sarebbe bastato per una con- 
ciliazione col Vaticano, almeno pei primi anni, che questo 
sì sarebbe ostinato nei suoi pretesi diritti di sovranità 
temporale e d'indipendenza assoluta da qualunque po- 
tere civile, che quindi non avrebbe fatto uso di quei 
beneficii concessi dalla Legge che avessero implicato una 
ricognizione del Regno d'Italia. Questa convinzione fu 
poi espressa durante la discussione da parecchi lati della 



* P. es. il Relatore Mamiani, a propoRÌto deiremendamento dell'Uf- 
ficio Centrale del Senato, che, nella redazione dell* articolo 7, dove 
81 parla dei palazzi pontificii, toglieva la parola assegnati^ dice (Se- 
nato^ 26 aprile, pag. 522, col. 2-3'^) : « La sostanza dunque delFar- 
ticolo non viene per nulla toccata, soltanto che la frase, che noi 
sostituiamo [ò quella della redazione definitiva] è molto più deco- 
rosa e conveniente. » 



438 CRITICA [§ iO 

Camera, senza tuttavia distogliere dal dare le guaren- 
tigie e le libertà interne, * a causa della necessità politica 
internazionale e della pretesa giustezza logica della 
legge. — Queste portavano seco la -conseguenza, che essa 
dovesse essere in certo qual modo immutabile, sia per 
rassicurare maggiormente le Potenze, sia per evitare i 
turbamenti che sarebbero potuti nascere da una revi- 
sione. 

Il carattere odierno semi-costituzionale della Legge 
delle guarentigie aveva già dei precedenti storicf ; poiché 
nel progetto definitivo di Concordato del Cavour, si era 
proposto (art. 9), che esso avrebbe fatto parte addirit- 
tura dello Statuto, norma da cui pare si fosse staccato 
il Ricasolì, che proponeva invece (art. 10-11) una ratìfica 
delle Potenze. — Nella Legge stessa delle Guarentigie 
v*ò qualche cosa che accenna ad immutabilità, quando 
si parla della dotazione pontificia (art. 4): ma più im- 
portanti sono le dichiarazioni fatte dai Deputati e dai 
Ministri durante e dopo la discussione, ed i pareri emessi 
poscia incidentalmente dalle Corti giudiziarie. La Legge 
delle guarentigie viene considerata come in certo qual 
modo f adente parte dello Statuto del Regno; quesVidea 
è stata espressa chiaramente, ma non ben precisata, sia 
perchè quella non si uguaglia del tutto allo Statuto, 
sia perchè il valore di questo stesso non è ben deter- 
minato presso noi, e talvolta- qualche articolo di esso è 
stato abrogato o modificato, in modo non esplicito, dagli 
stessi organi legislativi, come per esempio accadde per 



* Deputati, 26 genn. 1871, pag. 386 col. 2*, Massari; ibid. 9 feb- 
braio, pag. 553, col 2% Bonghi; ecc. 



§ lOJ CRITICA 439 

la prerogativa della Regia Nomina, senza ricorrere ad 
una costituente. Pertanto le dichiarazioni d' immutabilità 
della Legge delle guarentigie, sebbene conformi nell'idea 
che essa sia meno mutabile di tutte le altre, sono poi 
difformi nel determinare il grado dell'immutabilità: ma 
quel che più importa è l'idea, che non debba essere 
così cangiabile come le altre leggi, cioè, rimontando al 
motivo di quest'idea, la sincerità con cui la Legge ve- 
niva presentata e votata. Si prevedeva che il Vaticano 
non avrebbe accettato le prerogative; ma non s'inten- 
deva prenderne pretesto per ritirarle immantinente: si 
prevedeva che il Pontefice e i vescovi avessero potuto 
abusare delle concessioni, ma non s' intendeva perciò ri- 
tirarle subito appena si fossero verificati i primi danni. 
Questo concetto della sincerità fu espresso in modo 
chiaro ed esplicito e dal Ministero e da Deputati. Essi, 
come già il Cavour, rispondevano ai giurisdizionalisti, che 
ogni libertà può degenerare in licenza, specie nei primi 
tempi, che non perciò si debba privarne la società, che 
non esista motivo di usare misure eccezionali pel clero, 
che anche per questo si dovessero sostituire le repres- 
sive alle preventive; che, se si fosse abusato della Legge 
delle guarentigie, si sarebbero puniti gli abusi, ma non 
perciò si sarebbe dovuto abolirla immediatamente senza 
averla esperimentata abbastanza; che se poi una suffi- 
ciente prova avesse davvero mostrato che i difetti della 
legge fossero essenziali, allora sarebbe stato il caso di 
modificarla. Il Ministero protestava dunque la sua sin- 
cerità nella presentazione della Legge, senza tuttavia 
dissimularne i pericoli e il carattere in parte politico, 
e senza intendere rinunziare completamente al diritto 



440 CRITICA [§ 10 

dello Stato di ritoccarla. Il medesimo linguaggio si teneva 
su per giù dalla maggioranza della Camera, accentuando 
talvolta di più il diritto di revisione dello Stato in un 
tempo più meno lontano. * 

Ma, non ostante la sincerità dei Ministero e della Ca- 
mera, non ostante il carattere in certo qual modo costi- 
tuzionale attribuito alla Legge delle guarentigie, essa 
tuttavia non contiene una rinunzia vera e propria, defi- 
nitiva dei diritti essenziali dello Stato. Anzi tutto, anche 
quando la contenesse, sarebbe nulla da per sé stessa, 
giacché non può ammettersi che un Governo rinunzi ai 
medesimi. Ma questa rinunzia non esiste nella Legge, la 
quale non riconosce nel Papa prerogative, ma le concede. 
Ora chi concede può ritogliere. Il carattere quasi costi- 
tuzionale della medesima risulta dalle dichiarazioni del 
Ministero e di Deputati e Senatori, ma non da alcuna 
di.^posizione tassativa. 

All'abrogazione o modificazione non fanno ostacolo nep- 
pure degr impegni internazionali. Le Potenze, durante 
l'occupazione di Roma, si limitarono a prendere atto 
delle promesse del Ministero, che avrebbe guarentito il 
libero esercizio delle funzioni spirituali del Papa; ma la 
Legge stessa non è stata minimamente l' oggetto di una 
convenzione internazionale: le promesse del Ministero 
degli esteri avrebbero obbligato il Governo di allora, ma 



^ Quegli che da parta della Destra accentuava maggiormente il 
concetto della mutabilità, pur protestando la sincerità della presen- 
tazione e votazione della Legge, era il relatore Bonqhi,; vedi De- 
putati, 9 febb. 1871, pag. 553, col. 2*; ibid., 15 febb., pag. 616, 
col. 3^. 



§ 10] CRITICA 441 

non obbligano la nazione; molto più che le Potenze nep- 
pure reclamarono pel fatto che qualcuno di quelle pro- 
messe (per esempio le onorificenze dei cardinali) non fu 
adempita, non divenne un articolo di legge. Le guaren- 
tigie, . dunque, non solo nello stato attuale della nostra 
legislazione hanno il carattere giuridico di diritto in- 
terno; ma anche politicamente, secondo le corrispondenze 
diplomatiche intercedute tra il nostro Governo e gli 
esteri, non possono concepirsi altrimenti. Su questo ca- 
rattere di diritto interno da darsi alla Legge era d'ac- 
cordo tutta la Camera, tranne qualche rarissima ecce- 
zione: * il Ministro stesso, se si opponeva ad un articolo 
od ordine del giorno che lo obbligasse a non concludere 
trattato internazionale in proposito, * lo faceva non già 
perchè volesse concluderlo, forse neppure perchè avesse 
preso degl'impegni, * ma perchè non voleva legarsi le 



* Vedi sopra, pag. 78, n. 2. 

« Deputati, 18 marzo 1871, pag. 823, col 2*, art. 22 del contro-pro- 
getto Mancini : « Tutte le disposizioni contenute nei due titoli pre- 
cedenti sono dichiarate parie d'interna legislazione del diritto pub- 
blico dello Stato, e come tali non potranno essere vincolate da 
stipulazioni internazionali. » — 11 Mancini ritirò (ibid.) quest' ar- 
ticolo, associandosi al seguente ordine del giorno Morbini (ibid) : » 
La Camera dichiara che i princìpii e le disposizioni contenute nella 
presente legge non debbono formare soggetto di patti internazionali 
e passa alla discussione degli articoli. » Quest'ordine del giorno 
venne eluso votando una pregiudiziale, pag. 849, col. 2*, (20 marzo). 

» Deputati, 20 marzo 1871, pag. 841, col. 3». Visconti-Venosta 
Ministro per gli affari esteri : € È assolutamente contrario al vero 
che il Ministero voglia velare, colla sua opposizione all'ordine del 
giorno del deputato Mordini, delle trattative in corso. N<m vi sono 
trattative in corso, né negoziati iniziati o da iniziarsi. » 



442 CRITICA [§ 10 

mani, » e lasciar invadere dalla Camera le attribuzioni 
che lo Statuto attribuisce al Governo, ' e dichiarava che, 




« Deputati, 18 marzo, pag. 825, col. 1*, Visconti-Venosta Mìni- 
itro per gli affari esteri: « La sitaazioDe del Governo italiano [se 
bì votasse T ordine del giorno Mordini] sarebbe questa. Esso do- 
vrebbe dire agli altri Governi: io sono un governo politicamente 
incapace a discatore ed a trattare sa qualunque cosa si riferisca 
mila questione romana. » 

' Ibid. pag. 823, col. 3*, Lanza Presidente del Consiglio; < È vero 
che il Ministero non potrebbe vincolare a patti internazionali quello 
che è di diritto interno, e che mai il Parlamento potrebbe permettere 
una cosi flagrante violazione dello Statato. Ma da un'altra parte è 
pure incontestabile, che non si può vincolare la Corona neireserciiio 
delle sue prerogative, ne togliere al Governo la saa libertà d'azione 
coir impedirgli di trattare sopra quei punti che in diritto credesse 
potessero fare oggetto di patti internazionali. — Sarebbe invero 
singolare che con un articolo di legge, e con un ordine del giorno 
iti cercasse, direi quasi, di mettere in contestazione diritti sanciti 
dallo Statuto. — Il Ministero in qualunque caso deve naturalmente 
rendere conto di questi atti al Parlamento, ma egli deve sottoporli 
alla sua approvazione solo quando possano in qualche modo vinco- 
lare grinteressi del paese. — Ed infatti nello Statuto è detto, che 
questi trattati non si sottopongono all'approvazione del Parlamento 
id non nel caso che vi sia o variazione di territorio od onere fi- 
nanziario. » — Risposta Rattazzi, ibid. pag. 824, col 1^: Non ù 
tratta di mettere ai voti un articolo di legge (il Mancini lo ha 
ritirato), ma un ordine del giorno. « Ora e noto a tutti che l'or- 
dine del giorno, mentre non impone alcun vincolo legislativo al 
Governo, non ha altro scopo tranne quello di esprimere quale possa 
essere V opinione della Camera intorno ad una speciale -questione e 
ad un determinato argomento. E quest'opinione può bensì e deve 
servire di norma al Ministero per le future di lui deliberazioni, 
ealvo intenda di mettersi in contraddizione col voto della CamerSi 
ma non lo spoglia né punto né poco dell'esercizio di quei diritti, 
che gli sono dallo Statuto attribuiti. » 



§ 101 CRITICA 443 

in caso di patto internazionale, si sarebbe riservata Tap- 
provazione del Parlamento, * e che ad ogni modo non si 
sarebbero fatte convenzioni intomo al diritto interno. * 



• Deputati^ 18 marzo 1871, pag. 823, col. 2% Visconti- Venosta 
Ministro per gli affari esteri: < Dichiaro danqae che, qaando si 
trattasse di una sanzione [internazionale] per le materie alle qoali 
si riferisce la presente legge, per la situazione giuridica del Pa- 
pato e per le guarentigie della indipendenza del Pontefice, il Mi- 
nistero riserverebbe in ogni caso T approvazione del Parlamento, e 
verrebbe a domandare la sanzione legislativa. » [Parla in genere 
di tutta la legge, ed in ispecie del I Titolo]. — Ibid. col. 3% Lanza 
Presidente del Consiglio: Idem. — Risposta Mancini, ibid., 20 marzo, 
pag. 845, col. 1*, < Di grazia, mostratemi un solo trattato, dacché 
nel i849 vi fu il generoso voto che negò approvare il trattato di 
pace coir Austria,... mostratemi da queir epoca in poi una sola delle 
convenzioni internazionali che il Parlamento, prima subalpino, poi 
italiano, abbia in se trovata la forza di disapprovare e di disdire, 
ed allora io potrei credere alla serietà ed all'utilità della riserva 
a cui vi mostrate propensi. » — Già il 13 luglio 1866, a proposito 
delle negoziazioni colla Santa Sede, la Camera dei Deputati aveva 
approvato il seguente ordine del giorno Crispi e Mancini: € La Ca- 
mera prende atto della dichiarazione del Governo, che, senza una 
apposita legge, nulla possa mai con effetto innovarsi nei diritti e 
nelle prerogative della potestà civile in materia ecclesiastica. » 

* Deputati^ 20 marzo 1871, pag. 841, col. 2% Visconti- Venosta 
Ministro per gli affari esteri: « Se T onorevole Deputato Mordini 
ci chiede la dichiarazione che il Governo non intenda di assogget- 
tare quanto spetta al diritto pubblico interno dello Stato a delle 
stipulazioni, e quindi a- delle ingerenze internazionali, noi non pos- 
siamo avere alcuna difficoltà di fare questa dichiarazione. » — Ri- 
sposta La Pobta, ibid., pag. 842, col. 1-2*: « Ma dove è il crite- 
rio per distinguere in questa legge le disposizioni del diritto pubblico 
intemo dalle disposizioni di diritto internazionale. [C'è qualche 
difficoltà, ma non impossibilità; certamente Oiiste una profonda dif- 



444 CRITICA t§ 10 

Considerando la quistione non più dal punto di vista 
positivo e politico, ma dal punto di vista logico» assoluto, 
la Legge delle guarentigie non avrebbe potuto poi avere 
carattere intemazionale. Il Mancini citava Tautorità de- 
gli scrittori di Diritto internazionale, per provare che le 
leggi relative ai culti hanno carattere di diritto interno, 
che l'intervento delle Potenze per motivi religiosi none 
ammissibile neppure secondo la prassi odierna del diritto 
delle genti. * Noi prescindiamo da questa quistione gene- 
rale scientifica, per esaminarla in una sfera più ristretta, 
da un punto di vista semi-scientifico e semi-politico; 
cioè, l'intervento delle Potenze, dal punto di vista scien- 
tifico, si sarebbe potuto ammettere tutto al più quando 
il nostro Governo avesse voluto obbligare il Papa a re- 
stare in Roma od in altra città del Regno; allora le Po- 
tenze avrebbero potuto dire: Giacché volete obbligarlo, 
come suddito italiano, a rimanere in mezzo a voi, dategli 
guarentigie come a capo dì una religione che ha credenti 
anche nei nostri territori. Il Papa vedeva infatti Firn- 
portanza politica di quest' argomento, e cercava di met- 
terlo in giuoco, domandando i buoni uffici delle Potenze 
presso il nostro Governo, acciocché questo gli accordasse 
per tutte le eventualità libera uscita e ritorno nel Regno: 
ma il nostro Governo, mentre, al pari degli esteri, si di- 
chiarava dispiacente pel caso che il Santo Padre avesse 
preso la risoluzione di abbandonare Roma, dispiacente 



ferenza su questo riguardo tra il I ed il II Titolo.] ì Io ritengo che 
non vi sia disposizione in questa legge, la quale non sia di diritto 
pubblico interno. > 
* Deputati, 28 gena., pag. 409, col. I*, Mancini. 



§ 101 CRITICA 445 

anche nell'interesse stesso della religione, rispondeva che 
del resto non aveva e non aveva avuto mai l'idea d'im- 
pedire al Papa d'uscire dall'Italia e di ritornarvi. * 

Dunque, sebbene la legge delle guarentigie, secondo le 
intenzioni e le dichiarazioni del Ministero e di diversi 
Deputati e Senatori, abbia un carattere quasi costitu- 
zionale, esso tuttavia non risulta dal testo stesso: sicché 
per abrogarla o modificarla non sarebbe proprio neces- 
sario una costituente, la quale del resto secondo il nostro 
Diritto pubblico non occorre rieppure per abrogare o mo- 
dificare un articolo dello Statuto. All' abrogazione o mo- 
dificazione non fa poi ostacolo neppure il carattere esterno 
della Legge, in quanto essa da una parte non è la rico- 
gnizione di prerogative intrinsecamente proesistenti del 
Pontefice del cattolicismo, sibbene una concessione, e 
d'altra parte non è oggetto di patto internazionale. Per- 
tanto, qualora l' Italia volesse intraprendere una seria e 
profonda riforma della disciplina della Chiesa, ossia del 
nostro Diritto pubblico relativo, potrebbe farlo non solo 
dentro i limiti della Legge delle guarentigie sibbene an- 
che modificandola od abrogandola. 

Ma è ella opportuna una revisione? e quale potrebbe 
essere la sua estensione? Avendo il deputato Petruccelli 
della Gattina proposto un disegno di legge in proposito, 
otto fra i nove Ufl3ci della Camera neppure lo ammisero 
alla lettura, la quale di solito, per cortesia, non si suole 



* Vedi Deputati, sotto il giorno 19 dicembre 1870, pag. 116, 
Docum. 51, cit. a pag. 61, n. 



446 CRITICA [§10 

rifiutare. » Durante la lunga interpellanza Mancini - La 
Porta - Cordova (1875), gli oratori stessi della Sinistra, 
dell'opposizione, il Taiani, il Mancini, dichiaravano che 
per ora non avrebbero voluto por mano alla Legge delle 
guarentigie, o per riguardo a Pio IX, » o perchè non si 
fosse ancora sperimentata abbastanza: * la Sinistra più 
avanzata propose diversi ordini del giorno per la modi- 
ficazione, ma non furono approvati. * Alla morte di Pio IX 



» Deputati, 3 maggio 1875, pag. 2869, col. 1% Mancini: cL'Eu- 
ropa sarà rimasta maravigliata della finezza di senso politico che 
si è rivelato nella quasi unanimità da quest* assemblea, quando pre- 
sentatosi [poco tempo addietro], un progetto di legge, precisamente 
deir onorevole Petruccelli, per far modificare le parti più easeniiali 
di questa legge delle guarentigie, otto ufiici sopra nove hanno ri 
cosato finanche di ammettere alla lettura questa proposta, quan- 
tunque voi sappiate che quasi sempre per cortesia quest'autoriz- 
zazione non sì rifiuta. » 

» Deputati^ 7 maggio 1875, pag. 3011, col. 2*, Taiani. 

' Ibid., 3 maggio, pag. 2868-69, Mancini: € Se mi si domandane: 
siete disposto a votare coir onorevole Petruccelli V abrogazione to- 
tale di parti notevoli di questa legge? Io risponderei immedia- 
tamente: no. E debito di lealtà che io faccia questa dichiarazione, 
ancorché possa dispiacere ad alcuni dei miei amici. Io penso, si- 
gnori, che la legge nella sua integrità non è stata ancora speri- 
mentata, non è stata finora- attuata in tutte le sue parti; quelle 
poche disposizioni che tutelano i diritti dello Stato, sono state ab- 
bandonate, sono rimaste lettera morta. » Cfr. la nota. 

* L* ordine del giorno Miceli era relativo air applicazione ed in- 
terpretazione della Legge (cioè air esercizio del ius patronato regio, 
ed a ciò che Texequatur e il placet dovessero essere necessarli 
anche per T esercizio dell' ufficio) e alla modificazione della mede- 
sima; ma non specificava quali dovessero essere le modificazioni: 
Deputati^ 8 maggio, pag. 3045 , col. 1^. — L' ordine del giorno 



§ 10] CRITICA 447 

e a proposito dello turbolenze avvenute nel trasporto 
della sua salma a San Lorenzo, si parlò molto della re- 
visione; oggi i giornali della Sinistra storica ed avanzata 
ne continuano a parlare; ma gli uomini della Destra ed 
anche qualche giurisdizionalista estraneo alla politica 
militante sostengono che i motivi della sua opportunità 
non siano ancora cessati. * 
Noi insistiamo sul concetto, che Y Italia oggi abbia la 



BsBTANi avreble voluto una riforma nel senso del diritto comune 
per tutti i culti; ibid. pag. 3080, col. 1*. — Ordine del giorno Pk- 
TRUCCKLLi, ibid. 7 maggio, pag. 3078, col. 2^: « La Camera, uditi i 
fatti e gli argomenti svolti nella presente discussione, constata: che 
gV inconvenienti ed i pericoli interni ed esterni occasionati dalle 
male equilibrate relazioni tra Io Stato e la Chiesa, provengono dagli 
articoli 1 [inviolabilità], 2 [sanzioni penali speciali], 7 ed 8 [im- 
munità locali e personali] della legge del 13 maggio 1871. Invita 
quindi il guardasigilli a presentare una legge, prima che V attuale 
sessione si chiuda, che li moderi o li revochi, e passa all'ordine 
del giorno. » — Dair esame che faremo appresso, risulterà che non 
sono questi, almeno oggi, gli articoli che potrebbero e dovrebbero 
subire delle modificazioni. 

* MiMGHKTTi, Slato e Chiesa cit (1878), pag. 206: La necessità 
della Legge delle guarentigie finirà, quando la Chiesa sarà separata 
completamente dallo Stato in Italia e fuori. ^ Deputati^ 6 maggio 
1875, pag. 2989, Bonghi Ministro dell' 1. P.: Sono le guarentigie 
che hanno reso possibile la convivenza del Papa e del Re in Roma [?] 
— Bonghi, Le Prerogative del Sommo Pontefice e i loro opposi- 
tori (Nuova Antologia^ 15 agosto 1881, pag. 659-80^: Sostiene che 
l'opportunità della Legge perduri ancora, e che sia meglio non 
toccarla. — Padellbtti, Libera Chiesa in libero Stato cit. (1875), 
pag. 698: Le ragioni politiche e diplomatiche della Legge delle 
guarentigie sussistono ancora, quantunque (La politica ecclesiastica 
cit, pag. 653) essa sia un mostro giuridico. 



448 CRITICA [§10 

forza di affrontare e risolvere il problema di una poli- 
tica ecclesiastica deflnitiva, ma non crediamo che questa 
potrebbe essere punto o poco ostacolata dalle prerogative 
del Sommo Pontefice e della Santa Sede. Esse sono, sotto 
un certo punto di vista, concessioni scientifiche più tosto 
che politiche, in quanto cioè riescono quasi completa- 
mente innocue per lo Stato. Se oggi il Vaticano insulta 
impunemente tutti gli altri culti, e talvolta si permette 
di dichiarare che certe leggi in coscienza non obbligano 
i sudditi, ciò non dipende tanto dalle prerogative, quanto 
dalla debolezza o cedevolezza dei Governi. L'fnrfote^- 
lità del Papa è poi innocua riguardo ai delitti comuni, 
come quella del Re; lo è pure politicamente in quanto 
gli esecutori dei suoi atti sono tutti responsabili. Le 
sanzioni penali speciali, o sono inutili come quelle re- 
lative all'attentato che non si è mai commesso, o sono 
elastiche secondo il colore politico del Governo se si ri- 
feriscono alle ingiurie e simili. Degli onori e delle guar- 
die armate, non vai la pena di parlarne, e così pure delle 
immunità locali e personali, poiché qualunque timore 
di un colpo di mano od anche di semplici turbamenti 
della tranquillità pubblica è scomparso da un pezzo. Pei 
medesimi motivi il diritto degl'Inviati è pure innocuo, 
e così anche quello di poste e telegrafi speciali, come 
pure, stante l'abitudine e il buon senso del popolo, l'altro 
déiVemanazione degli atti. 

Se poi, lasciando da parte i pericoli, guardiamo la quì- 
stione dal punto di vista economico, la dotazione pon- 
tificia non viene riscossa, e un Governo forte potrebbe 
sostenere che le rate non riscosse del Debito Pubblico, 
dopo 5 anni si prescrivano anche per la Santa Sede. 



§ 10] CRITICA 449 

Quanto ai palazzi apostolici e loro annessi, toglierli sa- 
rebbe imprudentissimo, ecciterebbe lo sdegno di tutta 
l'Europa, e poi non arrecherebbe nessun profitto allo 
Stato, anzi lo aggraverebbe del mantenimento dei me- 
desimi come musei. 

Le prerogative sono dunque da per sé stesse innocue 
quasi del tutto e per la sicurezza dello Stato e per 
l'erario; ma vediamo in che potrebbero giustamente mo- 
dificarsi. 

Questi punti potrebbero essere, secondo noi, l'emana- 
zione degli atti, e, specialmente, le poste e i telegrafi, 
la dotazione pontificia, gl'istituti d'istruzione e di edu- 
cazione ecclesiastica nella città di Roma e nelle sedi 
suburbicarie. Quanto diW emanazione degli atti non sa- 
rebbe davvero necessario di ritoccare la Legge, perchè 
questa non dice iTi modo esplicito, che sia permesso di 
affiggerli impunemente anche quando siano contrari alle 
leggi dello Stato, al Diritto od all'ordine pubblico, e dalla 
discussione risults^ più tosto il contrario. Non c'è motivo 
di concedere poste e telegrafi speciali alla Santa Sede, 
quando il segreto postale non vien violato se non in 
rari casi di pericolo, nei quali certo non sarebbe giusto 
di rispettarlo nella Santa Sede; lo stesso su per giù si 
dica riguardo ai tel^rafi. La dotazione pontificia non 
è giusto che la paghi tutta lo Stato italiano; ma una 
contribuzione delle Potenze potrebbe turbare l'auto- 
nomia del nostro diritto pubblico interno; di più, la 
dotazione, qualora fosse accettata dal Papa, lo rende- 
rebbe meno dipendente dai collettori ultra-cattolici: se 
si volesse fare una riforma su questo riguardo, noi 
propenderemmo a stabilire per legge che le rate non 

F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 29 



450 CRITICA [§ 10 

riscosse si prescrivano anno per anno. Quanto agY isti- 
tuti d'istruzione e d'educazione ecclesiastica di Roma 
e delle sedi suburbicarie, propenderemmo ad escludere 
r ingerenza scolastica governativa solo per gli studi 
teologici, non anche per quelli puramente scientifici e 
specie per le classi secondarie. 

Le altre prerogative del Sommo Pontefice e della Santa 
Sede, r inviolaJt)ilitA, le sanzioni penali speciali, grinviati, 
le immunità locali e personali (degli onori e delle guar- 
die armate oramai non vai la pena di occuparsene), oltre 
a non essere, al pari di quelle or ora esaminate, nociTe, 
molto nocive, sono anche in parte giustificate dalla 
posizione eccezionale che occupa per ora la Chiesa cat- 
tolica, non solo di fatto, ma in parte anche di diritto, 
massime in quanto le Potenze continuano a tenere rap- 
presentanti presso la Santa Sede. 

Noi, in teoria, vorremmo distruggere siffatta posizione 
giuridica eccezionale, tanto ali* estero quanto in Italia; 
ma sarà difficile abolirla giuridicamente sino a quando 
non sia cessata di fatto. Ciò va detto in ispecie riguardo 
agrinviati: sarà difficilissimo e forse addirittura impos- 
sibile airitalia sbarazzarsi di questo privilegio, sinché 
le Potenze continuano a mandarne. Da questo punto di 
vista non si può negare il carattere internazionale della 
Quistione Romana in quanto essa turba Tequilibrio delle 
Camere straniere, senza però dedurne il diritto d'inter- 
vento, giacché noi in casa nostra abbiamo sempre, in 
teoria, facoltà di dire, che, alla fin fine, se le Potenze cre- 
dono che le guarentigie od anche il diritto comune non 
bastino pel capo religioso dei nostri e dei loro sudditi, 
noi non T obblighiamo ad onorarci della sua presenza 



§ 10] CRITICA 451 

Le modificazioDi delle Prerogative in un tempo pros- 
simo non potrebbero, dunque, essere profonde. ^ 

Del resto, il guaio non consiste tanto in esse, quanto 
nel II Titolo, e in generale nel nostro Diritto pubblico 
ecclesiastico interno. E rispetto a questo medesimo, il 
vizio sta, più che nella Legge delle guarentìgie e delle 
relazioni dello Stato colla Chiesa, nello spirito incom- 
petentista che informa i suoi autori e il Governo. È questa 
la causa principale, per cui la regia nomina ed altri 
diritti erano divenuti inutili anche prima di rinunziarvi 
nel 1871; Texequatur e il placet, sebbene conservati in 
materia beneficiaria, sono rimasti inutili, specie sino 
al 1874, e il riordinamento della proprietà ecclesiastica 
è ancora un desiderio. Dal 1874 in poi il Governo ha 
tenuto una condotta sempre più energica; si sono pre- 
sentati, sebbene invano, i progetti sulla precedenza ob- 
bligatoria del matrimonio civile al rito religioso, sugli 
abusi del clero, sul divorzio; * ma a leggi di carattere 



* Non possiamo determinare più analiticamente le nostre idee, 
perchè dovremmo entrare in qaistioni pìii prettamente politiche, 
la cui soluzione dipende dalle circostanze del momento, e per giunta, 
non conosciamo i documenti, inediti, dei rapporti che sopra i fatti 
relativi del giorno possano essere interceduti tra il nostro Governo 
e quelli esteri. 

' Giova ricordare anche le sentenze 16 agosto e 9 novembre 1882 
sulla causa Martinucci-Theodoli (Vedi R. Bonghi, / Tribuiìali va- 
ticana nella Nuova Antologia^ F genn. 1883, pag. 94-116: non 
dividiamo però 1* opinione ivi espressa intorno al diritto del Papa 
riguardo ai tribunali) e la sentenza, 29 gennaio 1884, della Su- 
prema Corte di Cassazione di Roma, per k conversione dei beni 
della Propaganda Fide. 



452^ CRITICA [§10 

complessivo, come T insieme di quelle di maggio tedesche, 
non ci s' è pensato, e, diversamente dalla Francia, non s'è 
punto provveduto alla quistione dei seminari. 

La critica, che noi abbiamo fatto della Legge per le 
guarentigie delle prerogative del Sommo PonteQce e della 
Santa Sede e per le relazioni dello Stato colla Chiesa, è 
dal punto di vista storico; cioè l'abbiamo giudicata con- 
siderando quale avrebbe potuto essere politicamente, noa 
quale avrebbe potuto essere in teoria. Abbiamo tenuto 
conto anche della teoria assoluta dei rapporti tra lo Stato 
e la Chiesa, ma non per giudicare la Legge alla sola 
stregua della medesima; sibbene per chiarire la quistione 
storico-politica, e, sopra tutto, per determinare quale 
dovrebbe essere la mira futura dell'Italia, e come, avuto 
riguardo alle circostanze storiche presenti, si possa rag- 
giungerla. 



DOCUMENTI 



Progetto di concordato Pantaleoni, con a destra le 
risposte del Cavour. * 

< Condizioni da offrire come base di accomodamento fra il Pontefice 
e il regno italico pél regolamento delle faccende ecclesiastiche 
del regno italico. 

« 1® Si proclamerà il prìnci- < Approvo, 
pio : Libera Chiesa in libero Stato, 

« 2^ Verranno quindi abolite < Approvo come conseguenza 
e cesseranno tutte le disposizioni del primo antecedente. Ma bisogna 
Qiuseppine, Leopoldine, ecc., più specificare e determinare ciascuna 
o meno contrarie alla libertà ec- delle disposizioni legislative qui 
clesiastica. centra menzionate: allora sola- 

mente potrò dare risposta cate- 
gorica. 



* Pubblicato da Bianchi C-* Storia diplomatica della Questione 
Romana (Nuova Antologia^ novembre 1870, pag. 667-69; si trova 
pure presso Bianchi N. Storia documentata della diplomazia eu" 
ropea in Italia, tom. Vili, Torino, Unione Tipografico- editrice, 1872, 
pag. 417-19). 



454 



DOCUMENTI 



« 29 Verrà quindi abolito 
quanto di restrittivo per Fazione 
della Chiesa è stanziato nei con- 
cordati. 

4L 4^ Cesseranno qnindi anco 
tatti i privilegi di uso e di abaso 
già spettanti al regno delle Dae 
Sicilie. 

a 50 Sarà liberissimo al Pon- 
tefice di esercitare in ogni forma 
canonica il sao potere ecclesia- 
stico legislativo, tanto circa ma- 
terie dogmatiche qaanto materie 
disciplinari. 

« 6<^ Lo Stato rinunzia quindi 
airuso del placet e di, ogni giure 
presunto inspiciendi et cavendù 

« 7^ Sarà liberissimo al Pon- 
tefice esercitare in forma cano- 
nica il suo potere giudiziario e 
di avvalorare i suoi giudizi colle 
censure e colle pene ecclesia- 
stiche. 

< 8^ Sarà liberissimo al Pon- 
tefice il comunicare canonicamente 
con tutto il clericato del regno. 

« 9^ Sarà liberissimo al Pon- 
tefice di convocare canonicamente 
ogni forma di sinodo. 

« 10^ Sarà convenuto tra il 
Pontefice ed il Regno italico di 
fissare tale somma di beni tem- 
porali, che si reputi bastante al 
sostentamento di tutto il clero 
avente cura di anime. 



« Come sopra. Anche qui biso- 
gna specificare e determinare. 



« Spiegare e determinare Fe- 
stensione e T applicazione pratica 
di detti privilegi. 

« Approvo, escludendo, ben in- 
teso, ogni sanzione civile, ogni 
invocazione al braccio secolare. 



« Approvo. I documenti eccle- 
siastici e la loro pubblicazione sa- 
ranno soggetti alle leggi generali 
del Regno. 

« Approvo coll*esclo8ione 41 che 
al numero 5, e riservando la que- 
stione deirinterdetto (reale) delle 
chiese come cosa da esaminarsi. 



4L Approvo. 
4L Approvo. 
« Approvo. 



DOCUMENTI 



455 



« 1 1^ Fissata uaa volta que- 
sta somma di beni, non sarà essa 
dipendente che dal solo elencato. 

« 12^ Il Governo rinunzia a 
qualsiasi diritto alla nomina e 
presentazione dei vescovi. 

« \S^ Questi saranno presen- 
tati alla confermazione pontificia 
da clero e popolo, che li eleggerà 
con un sistema da convenirsi. 

4r 14^ I vescovi nelle loro dio- 
cesi saranno indipendenti da ogni 
governativa ispezione nel cano- 
nico adempimento del loro diritto 
legislativo, giudiziario ed esecu- 
tivo in materie ecclesiastiche. 

« 15^ Sarà libero al clero 
Tuso canonico della predicazione, 
salvo il rispetto delle leggi, della 
morale e dell' ordine pubblico. 

« 16° Sarà egualmente libero 
Tubo della stampa in materie ec- 
clesiastiche, salva però la condi- 
zione di sottostare al potere re- 
pressivo dello Stato nei casi pre- 
veduti dalla legge. 

« 17° L'insegnamento uni- 
versitario sarà libero, ma resta al 
vescovo 41 diritto di censura per 
ciò che riguarda 1* insegnamento 
religioso. 



« Approvo in quanto al riparto. 
Riservo la discussione intorno 
alle altre questioni a cui questa 
clausola può dai*e luogo. 

« Approvo. 



« Accetto la proposizione fatta 
dal solo clero. 



« Si domandano spiegazioni, 
soprattutto intomo al diritto ese- 
cutivo. 



< Approvo. 



€ Approvo. 



« Si rifiuta al vescovo ogni di- 
ritto di censura neirinsegnamento 
dato dair amministrazione civile. 
Il clero potrà attendere allo in- 
segnamento religioso er teologico 
nei seminari e neUe chiese, ove 
il potere civile si asterrà da ogni 
ingerenza; ma il vescovo si asterrà 
del pari da ogni ingerenza nelle 



456 



DOCUMENTI 



« Libero al clero di fondare al- 
tre scuole per materie ecclesiasti- 
che in concorrenza a qnelle del 
Governo. Questi non avrà su di 
esse alcun diritto, salvo il rispetto 
all'ordine pubblico. 

18^ Le associazioni ecclesia- 
stiche e corporazioni religiose sa- 
ranno lìbere; ma resta allo Stato 
il potere di -riconoscere loro o 
rifiutare la personalità civile pel 
possesso dei beni ed atti civili. » 



scuole e università anco per ciò 
che spetta alle cattedre di reli- 
gione e di teologia. 
« Approvo. 



« Approvo. > 



Capitolato definitivo proposto dal conte di Cavour. * 

« P II Sommo Pontefice conserva la dignità, la inviolabilità 
e tutte le altre prerogative personali di sovrano, e in oltre quella 
preminenze rispetto al Re e agli altri Sovrani che sono fissate dalle 
consuetudini. 

« I Cardinali di S. Romana Chiesa conservano il titolo di Prin- 
cipe e le onorificenze relative. Sono irresponsabili per gli atti che 
compiono nella qualità di consiglieri del Sommo Pontefice; 

« 2^ Sarà assegnata al Sommo Pontefice una quantità di beni 
stabili e mobili tali, che fornisca un* annua rendita di . . . . 

ad Esso e di 

al Saero Collegio. 

Questi beni saranno immuni da ogni tas^a. 



* Pubblicato da Bianchi C, ubi supra (Xiiova Antologici^ feb- 
braio 1871, pag. 368-70); si trova pure presso Bianchi N., ubi supra, 
pag. 428-30. 



^^^tNTl 457 

« Apparteranno pure al 9''^'' Pontefice il Vaticano ed alcuni 
altri palazzi: questi luogl/'"''^"'' considerati come non soggetti 
alla giurisdizione dello ^' 

« 3^ È stabilito -i^^^^^^P^^ deìr indipendenza e libertà della 

Chiesa e dello SUto, V ^^o^s®^^»^»- 

« '^) Il Sommo ^^^^^® conserva in ogni caso le sue Nun- 
ziature all'estero^ manda legazioni inviolabili anche in caso di 
guerra; 

« B) Esercr^ ^'^ ^^^^ forma canonica il suo potere legislativo, 
giudiziario'^ esecutivo; 

€ O P libera comunicazione con tutti i Vescovi ed i fedeli, 
e recip^^^^'^^f senza ingerenza governativa; 

« /) Convoca e celebra a suo grado ogni maniera di coneìlii 
^ / sinodi; 

4L E) l Vescovi nelle loro diocesi ed i Parrochi nelle loro par- 
rocchie sono parimenti indipendenti da ogni ingerenza governativa 
neir esercizio del loro ministero e neir amministrazione dei sacra- 
menti; 

« F) È libera la predicazione, la stampa, 1* associazione e V in- 
segnamento ecclesiastico, purché non offendano V ordine pubblico. 
< 4^ Lo Stato, rispettando la libertà della Chiesa, non porge 
in alcun caso ad essa il braccio secolare per T esercizio dei suoi 
diritti spirituali. 

« Nei rapporti temporali il Clero, come ente morale, e gV indi- 
vidui che ne fanno parte, sono soggetti lille leggi generali dello 
Stato come ogni altro cittadino. 

« Lo Stato non riconosce la personalità civile di veruna corpo- 
razione religiosa. 

« 5° La nomina dei Vescovi sarà fatta con un sistema elettivo 
nei modi da combinarsi. Lo Stato, rinuncia a qualunque diritto su 
tale materia, tranne un veto in casi gravi. Per la prima volta però 
la nomina alle sedi vacanti si farà di concerto fra il Re ed il Sommo 
Pontefice. 

« Lo Stato rinuncia alla Chiesa le nomine dei Canonici e dei 
Parrochi, che finora furono governative. 

« 6° Sarà assegnata nel Regno d* Italia tanta quantità di beni 



458 DOC> _, 

.tabiU 6 mobili quanU basti al «^^^^^^^^ e decoro deU'ipU 
scopato, dei capitoli, delle cattedrali, v ^^^^^^ ^ ^el Clero avente 
cura d'anime. 

« Le diocesi si calcoleranno sai numei ,. ^ffi^Q*» 

< Questi beni, una volU fissati, pagherv^^ j^ ^^^^^ pubbliche, 
ma saranno dipendenti solannente dal Clero & ^^ alcuna specie di 
sindacato civile. 

« La quantità dei beni, per la parte che sono ^^[\^ i^on potrà 
venire aumentata senza 1* assenso del Oovemo. 

« Inoltre il Governo pagherà una pensione vitalizi ^ membri 
delle corporazioni disciolte. 

« 7^ Ogni legge, concordato, consuetudine o privilegio^^ dello 
Stato, che della Chiesa, contrario ai principi! sopra fissati, s'u^^i^de 
abolito. 

« 8® — Nota. — Questo articolo dovrà esprimere come y$ 
Sommo Pontefice rinunzii al dominio temporale, e riconosca^ per 
qiianto lo riffìMrda^ il Regno d* Italia, La forma da darsi a tale 
articolo e la sua precisa redazione sono da combinarsi. Ma il con^ 
cetto vuol essere espresso^ essendo la rinunzia al dominio tempo- 
rale il correspettivo di tutte le concessioni che si fanno nella parte 
spirituale, 

« 9^ I presenti capitoli, firmati dal Segretario di Stato di S. S. 
il Sommo Pontefice, e dal Ministro degli affari esteri di S. M. il 
Re, saranno sottoposti al Parlamento italiano; quindi, dopo avere 
ricevuta la sanzione del Sommo Pontefice e del Re, non solo for- 
meranno legge, ma faranno parte dello Statuto fondamentale del 
Regno. Saranno inoltre considerati come un trattato bilaterale. 

« Immediatamente appresso, il Governo di S. M. prenderà for- 
male possesso degli Stati pontificii. Una Commissione di sei per- 
sonaggi, scelti tre per parte, si riunirà a Roma per determinare, 
nel più breve termine possibile, le applicazioni, e risolvero le ver- 
tenze che si riferiscono alle presenti convenzioni. » 



DOCUMENTI 459 



Progetto Ricasoli. * 

€ Art 1. Il Sommo Pontefice conserva la dignità, la inviolabità e 
tutte le altre prerogative della sovranità, ed in oltre quelle pre- 
minenze rispetto al Re ed agli altri sovrani, che sono stabilite 
dalle consuetudini. 

< I cardinali di Santa madre Chiesa conservano il titolo di prin- 
cipi e le onorificenze relative. 

« Art» 2. Il governo di S. M. il Re d' Italia assume V impegno di 
non frapporre ostacolo in veruna occasione agli atti che il Sommo 
Pontefice esercita per diritto divino come capo della Chiesa, e per 
diritto canonico come patriarca d* Occidente e primate d'Italia. 

« Art. 3. Lo stesso governo riconosce nel Sommo Pontefice il di- 
ritto d'inviare i suoi nunzi all'estero, e s'impegna a proteggerli, 
finché saranno sul territorio dello Stato. 

« Art. 4. n Sommo Pontefice avrà libera comunicazione con tutti 
i vescovi e i fedeli, e reciprocamente, senza ingerenza governativa. 

« Poti*à parimente convocare, nei luoghi e nei modi che crederà 
opportuni, i concilii e i sinodi ecclesiàstici. 

« Art 5. I vescovi nelle loro diocesi e i parrochi nelle loro par- 
roochìe saranno indipendenti da ogni ingerenza governativa nel- 
r esercizio del loro ministero. 

« Art &. Essi però rimangono soggetti al diritto comune quando 
si tratti di reati puniti dalle leggi del Regno. 

« Art 7. S. M. rinuncia ad ogni patronato sui benefizi ecclesiatici. 

« Art. 8. 11 Governo italiano rinuncia a qualunque ingerenza nella 
nomina dei vescovi. 



* Pubblicato negli Aiti Ufficiali del Parlamento Italiano, Ca- 
mera dei Deputati, 20 novembre 1861, pag. 1256, col. 2*. Si trova 
anche presso Bianchi C. ubi supra (Nuova Antologia, febbraio 1871, 
pag. 371). 



460 



DOCUMENTI 



« Art. 9. Il Ooyerno medesimo ù obbliga di fornire alla Santa Sed« 
nna dotazione fissa ed intangibile in quella somma che sarà con- 
cordata. 

« Art. 10. Il Governo di S. M. il Re d^ltalia all'oggetto che tatte 
le Potenze e tutti i popoli cattolica possano concorrere al mante- 
nimento della Santa Sede, aprirà con le Potenze istesse i negoziati 
opportuni per determinare la quota, per la quale ciascheduna di 
esse concorre nella dotazione di cui è parola nell' articolo prece- 
dente. 

« Art. 11. Le trattative avranno altresi per oggetto di ottenere 
ie guarentigie di quanto è stabilito negli articoli antecedenti. 

« Art. 12. Mediante queste condizioni, il Sommo Pontefice verrà 
col Governo di S. M. il Re d'Italia ad un accordo per mezzo di 
commissarii che saranno a tale effetto delegati. » 



Tavola di raffronti tra gli articoli dei progetti Pan- 
taleoni, Cavour e Ricasoli. 



Pantalboni Cavoub Ricasoli 

I. Riforma interiore della Chiesa. 

art. 13, 17 | art. 5 | manca 

lì. Sovranità e lista civile. 
Avvertenze Cavour art. 1, 2; progetto 

Cavour art. 1, 2, 9 art. 1, 9, 11 

III. Cardinali. 
Avvertenze Cavour art. 1, 2; progetto 

Cavour art. 1, 2 art. 1 

lY. Libera Chiesa in libero Stato. 

art. 1-9, 12, 14-16, )8 | art 3-5 | art. 2-8 

y. Proprietà ecclesiastiche. 

art 10-11, 18 I art. 6 | manca 



DOCUMENTI 



461 



Tavole di raffronti tra gli articoli dei progetti, Pan- 
taleoni, Cavour e Ricasoli, e gli articoli della Legge, e 
viceversa. 



^ANTALEONl 


Legge 


Legge 


Pantalbom 


art. 


art. 


art. 


art 


4 . . 


. . . 15 


12 . 


. 8 


6 . . 


. , . 15 


13 . 


. 17 


7 . . 


. . . 15 


14 . 


. 9. 18 


8 . . 


. . . 12 


15 . 


. 4, 6, 7, 12, 13 


9 . . 


. . . 14 


18 . 


, 10, 11 


10 . . 


. . . 18 






11 . . 


. . . 18 






12 . . 


. . . 15 






13 . . 


. . . 15 






17 . , 


. . . 13 






18 . . 


. . . 14 







IVOUR 


Legge 


Legge 


Cavour 


art. 


art. 


art. 


art. 


1 . . 


. 1, 2, 3, 10 


1-3 . . 


. . . 1 


2 . . 


. 4,5 


4 . . 


. . . 2 


3 . . 


• 11-14 


5 . . 


. . . 2 


4 . . 


. 17 


10 . . 


. . . 1 


5 . . 


. 15 


11-14 . . 


. . . 3 


6 . . 


. 18 


15 . . 


. . . 5 


7 . . 


. 19 


17 . . 


. . . 4 






18 . . 


. . . 6 






19 . . 


. . . 7 



462 



DOCUMENTI 



RlCASOLI 
art. 

1 . 

2 . 

3 . 

4 . 

7 . 

8 . 

9 . 
10 . 



Lsaoi 
art 
1,2 
•9 
11 

8, 12, 14 
15 
15 
4 
4 



Legob 
art. 

1 . 

2 . 
4 . 

8 . 

9 . 

11 . 

12 . 

14 . 

15 . 



RlCABOLI 

art 
. l 
. 1 

. 9, 10 
. 4 



3 

4 
4 

7,8 



5 



« Convenzione conchìusa dalF Italia colla Francia il 
15 settembre 1809 comunicata alla Camera del presidente 
del Consiglio dei Ministri, ministro degli esteri (La Mar- 
mora) nella tornata del 24 ottobre 1864. ^ 

« Art 1. L*Italie a^engage à ne paa attaquer le territoire actael do 
Saint-Pòre et k empecher, mème par la force« toate attaque Tenuit 
de rintérieur contre le dit territoire. 

« Art Z, La France retirera sea troapea deaétata pontificaaxg n- 
daellement et k mesure que Tarmée da Saint-Pére aera organùée. 
L'évaeaation devra néammoins étre accomplie dana le délai de 
deax ana. 

« Art. 3. Le Gouvernement italien 8*interdit tonte réelamatios 
contre Torgamaation d*une armée papale, compoaée mème de Tolon- 
tairea catboliqnes étrangers, soffisante poor mantenir rautorìté da 
Saint-Pere et la tranquillité tant à Tinlérieur que anr la frontière 



* Stampata negli Atti Ufficiali del Parlamento Italiano^ Ornerà 
dei Deputati^ aotto il medeaimo giorno, pag. 3873, col. 1-2*. 



DOCUMENTI 463 

de 868 États ; pourvu que cotte force ne pai3se dégénérer en moyen 
d attaqae contre le-Goavernement italien. 

« Art. 4. L*Italie 86 déclare prete à entrer en arrangement poar 
prendre à sa charge une part proportioneile de la dette des an- 
ciens États ^e TEglise. 

« Protocolle ... La convention eignée en date de ce joùr entre Lenrs 
Majestés le Rei d'Italie et TEmperear des Fran^ais n'aura de valeur 
executoìre qne lorsqae Sa Majesté le Roi d'Italie aura décrété la 
translation de la capitale du Royaume dane Tendroit qui sera idte* 
rienrement déterminé par Sa dite Majesté. Cette translation devra 
étre opérée dans le terme de six mois, à dater de la dite Con- 
vention. » 



6 



« Progetto di legge presentato dal presidente del Con- 
siglio dei Ministri (Lanza) di concerto coir intero Gabi- 
netto nella tornata del 9 dicembre. 1870, per garanzie 
dell'indipendenza del Sommo Pontefice e del libero eser- 
cizio deirautorità spirituale della Santa Sede. * 

« Art. 1. La persona del Sommo Pontefice è sacra ed inviolabile. 
« Al Sommo Pontefice sono dovuti in tutto il regno gli onori 
sovrani, e gli sono mantenute le preminenze onorifiche riconosciu- 
tegli dai sovrani cattolici. 



' Stampato negli Atti Ufficiali del Parlamento Italiano, Camera 
dei Deputati, sotto il giorno 10 dicembre, pag. 42-44 esposizione 
dei motivi, pag. 44-45 progetto. — Nella 2^ edizione degli Atti 
costituisce il numero 31 degli stampati, cioò Camera dei Deputati^ 
Legislatura X/, sessione i870'7i dal 5 dicembre 1870 al 24 
giugno 1871, Raccolta dei Documenti stampati per ordine della 
Camera. Voi. 4 Rom^, Botta, 1872, Numero 31. 



4(54 DOCUMENTI 

« Art. 2. Il Sommo Pontefice può conservare le sue g:iiardie di 
palazzo. 

« Art. 3. È conservata Taonna assegnazione di lire 3;225,000 ch*era 
inscritta nel bilancio romano a titolo di fondo pel traUomevUo del 
Sommo Pontefice j sacro collegio dei cardinali^ ecc. 

« Quest* assegnazione sarà inscritta sul Gran Libro del debito 
pubblico del regno d* Italia sotto forma di rendita perpetua ed ina- 
lienabile, al nome della Santa Sede. 

« La rendita suddetta sarà esente da ogni specie di tassa o ca- 
rico governativo, provinciale o comunale. 

« Art 4. 11 Sommo Pontefice, oltre la dotazione stabilita nell'ar- 
ticolo precedente, continua a godere liberamente, e con esenzioDo 
da ogni tassa o carico pubblico, dei palazzi pontifici del Vaticano 
e di Santa Maria Maggiore, con tutti gli edifizi, i giardini e ter- 
reni annessi e dipendenti, come pure della villa di Castel Gandolfo 
con tutte le sue dipendenze. 

« 1 detti palazzi e luoghi sono considerati immani dalla giuri- 
sdizione dello Stato. 

« È parimente immune qualunque altro luogo dove il Sommo 
Pontefice abbia dimora, anche temperarla, finché vi rimane. 

« Art 5. La immunità dalla giurisdizione dello Stato, stabilita nei 
palazzi e luoghi menzionati neir articolo 4, si estende anche ai locali 
dove e mentre si tenga un conclave o<l un concilio generale. 

« 11 Governo del Re, ove ne sia richiesto, protegge ed assicura 
con r assistenza della forza armata la libertà del conclave e del 
concilio. 

« Art. 6. Per efifetto della immunità stabilita negli articoli 4 e 5« 
nessun ufficiale della pubblica autorità od agente della fona pub- 
blica può introdursi sotto verun titolo nei palazzi e luoghi immuni 
per esercitarvi atti del proprio ufficio, se non a richiesta o con li- 
cenza del sommo Pontefice, o di chi ne fa le veci o presiede il 
conclave o il concilio generale. 

« Accadendo che alcuno commetta nei palazzi o luoghi immuni 
un reato previsto dalle leggi penali dello Stato, oppure vi si intro- 
duca dopo avello commesso altrove, non potrà esservi ricercato ne 
estratto, se non colla ^rmissione del Sommo Pontefice. 



DOCUMENTI 465 

€ Art. 7. Sono immuni da qualunque spropriazione per causa di 
pubblica utilità i palazzi destinati nel capoverso dell* articolo 4 al- 
Tuso del Sommo Pontefice. 

€ Art. 8. È vietato di procedere per qualunque motivo a visite, 
perquisizioni o sequestri di carte, documenti, libri o registri negli 
uffici della dataria, della penitenzieria, della cancelleria apostolica 
e delle sacre congregazioni della Santa Sede investite di attribu- 
zìodì ecclesiastiche. 

€ Art. 9. Il Sommo Pontefice è pienamente libero di compiere tutte 
le funzioni del suo ministero spirituale, e di fare affiggere alle porte 
delle solite basiliche in Roma, o di pubblicare altrimenti tutti gli 
atti del suddetto suo ministero e quelli delle sacre congregazioni 
della Santa Sede, senza che il Governo vi opponga o permetta che 
venga opposto da chicchessia verun ostacolo od impedimento. 

« Art. 10. I cardinali ed altri ecclesiastici non possono essere in 
alcun modo ricercati nò molestati per la parte che a cagione delle 
proprie funzioni abbiano preso in Roma a qualunque atto eccle- 
siastico del Sommo Pontefice^ delle sacre congregazioni o di altri 
uffici della Santa Sede. 

€ Ogni persona, ancorché straniera, investita di funzioni eccle- 
siastiche in Roma, godrà delle guarentigie personali competenti ai 
cittadini italiani in virtù delle leggi del regno sino a che conserva 
il proprio uffizio. 

« Art. 11. La Santa Sede corrisponde liberamente coir episcopato 
e con tutto il mondo cattolico, senza veruna ingerenza del Governo 
italiano. 

€ Art. 12. Il Sommo Pontefice ha facoltà di stabilire nel Vaticano 
uffizi di posta e di telegrafo serviti da impiegati di sua scelta. > 

Camma 29 identico col comma 5* della Legge, 

« I corrieri spediti in nome del Sommo Pontefice sono pareg- 
giati nel regno ai corrieri di Gabinetto dei Governi esteri. > 

CommM 4^ identico col comma 5^ della Legge. 

« 1 telegrammi trasmessi dal detto uffizio con la qualifica di 
pontifici saranno ricevuti e spediti con le prerogative stabilite pei 
telegrammi di Stato e con esenzione di ogni tassa nel regno. » 

Commi 6^ e 7^ identici coi commi 7^ ed 8^ della Legge. 

P. Scaduto — Quarentigie Pontificie 80 



466 DOCUMBNTI 

€ Art 13. I legati ed altri rappresentanti del Sommo Pontefice, o 
di potenze estere presso Soa Santità, godranno nel regno di tutte 
le prerogative ed immanità che spettano agli agenti diplomatici 
secondo il diritto internazionale. 

€ Art. 14. L* esercizio deiraotorità e ginrisdizione spirituale e di- 
sciplinare del Sommo Pontefice e di tutta la gerarchia eccleaiaBtica 
va esente da qoalonqae ingerenza o sindacato della potestà civile; 
è in conseguenza abolito T appello detto ab abusu ed ogni simile 
richiamo air autorità civile contro gli atti propri dell* autorità ec- 
clesiastica. 

< È sempre escluso T impiego del braccio secolare e di ogni 
mezzo coattivo nella esecuzione dei provvedimenti ecclesiasticL 

€ Art. 15. I concilii, i capitoli ed ogni altra riunione ecclesiastica 
possono tenersi senza bisogno di alcuna permissione del Governo. 

€ Art 16. Le nomine ai benefizi maggiori e minori, a tutte le 
dignità, cariche ed u£Sci della Chiesa in Itsdia, avranno luogo senza 
nessuna ingerenza del Governo del Re. Però i nominati, eccettuati 
i vescovi suburbicari di Roma, debbono essere cittadini delio Stato 
per aver diritto alle temporalità. 

« Art 17. Sono aboliti il giuramento dei vescovi al Re, il re^io 
placito ed il regio exeqytatur, salvo per la esecuzione delle proT- 
visioni relative alla proprietà e destinazione delle temporalità di 
enti od instituti ecclesiastici. 

< Art. 18. È pure abolita la legazia apostolica in Sicilia. 

« Art 19. I seminari, le accademie, i collegi e gli altri ìnatitati 
cattolici fondati in Roma per la educazione e cultura degli eccle- 
siastici, continueranno a dipendere unicamente dalla Santa Sede, 
senza alcuna ingerenza delle autorità scolastiche del regno. 

€ Art. 20. Ogni disposizione di legge od altra qualonque, che eia 
contraria alla presente legge, è abrogata. > 



DOCUMENTI 467 



« Relazione della Giunta composta dei Deputati Accolla, 
Andreucci, Borgatti, Mancini, Restelli, Torrigiani e Bon- 
ghi, relatore, presentata nella tornata del 16 gennaio 1871, 
per garanzie della indipendenza del Sommo Pontefice e 
del libero esercizio dell'autorità spirituale della Santa 
Sede. ( 

« Titolo I 

< Delle prerogatlre del Sommo Ponteflee e della. Santa Sede 

< Art. 1. La persona del Sommo Pontefice è sacra ed inviolabile. 
« Art. 2. Le sanzioni pendii per le offese alla persona del Re sono 

applicabili ed estese alle offese alla persona del Sommo Pontefice. 
« Art. 3. Il Qoverno italiano rende al Sommo Pontefice nel terri- 
torio del regno gli onori sovrani, e gli mantiene le preminenze 
d* onore riconosciutegli dai sovrani cattolici. 

€ Il Sommo Pontefice ha facoltà di continuare a tenere il con- 
sueto numero di guardie addette sinora alla sua persona, ed alla 
custodia dei palazzi di cui ali* articolo 5. 
« Art. 4. È stabilita a favore della Santa Sede una dotazione di.. . » 
// resto è identico colla Legge sino aWultimo comma escluso^ 
il quale non fu accettato e suonava così: 

« Nel definitivo ordinamento della proprietà ecclesiastica la 
dotazione in rendita potrà essere convertita per legge e d'accordo 
colla Sauta Sede, in corrispondente capitale fruttifero ed inalienabile 
indipendente dal debito pubblico dello Stato.» 



* Stampata negli Atti Ufficiali ecc. cit .; sotto il giorno 21 ; pa- 
gina 341-50 Relazione, pag. 350-51 Progetto; pag. 351-52 Allegati. 
— Nella 2^ ediz. cit. degli Atti costituisce il numero 31 -A del 
Documenti, o, come di solito vengono anche detti. Stampati. 



468 DOCUMENTI 

Art. 5. Comma i^ identico. 
« I detti palazzi, villa ed anneMÌ sono esenti da ogni 
peso e da espropriazione per caasa di atilità pabblica. 

€ I musei e biblioteca continueranno ad essere aperti al pub- 
blico secondo Fattuale consuetudine. 

€ Art 6. I cardinali durante il conclave partecipano della invio- 
labilità del Sommo Pontefice, e colle medesime garanzie. 

€ Art. 7. Nessun ufficiale della pubblica autorità od agente della 
forza pubblica può, per esercitare atti del proprio ufficio, introdursi 
nei palazzi e luoghi assegnati per dimora al Sommo Pontefice o 
abitati temporaneamente da lui o nei quali si trovi radunato un 
Conclave o un CJoncilio ecumenico, se non autorizzato dal Sommo 
Pontefice, dal Conclave o dal Concilio, ovvero munito d' un decreto 
della suprema magistratura giudiziaria sedente in Roma, 

€ Art. 8. È vietato di procedere a visite, perquisizioni o sequestri 
di carte, documenti, libri o registri, negli uffizi e congregazi<mi 
pontificie, rivestiti di attribuzioni meramente ecclesiastiche. 

< L* autorità giudiziaria decide sulle dimando di esibizione o ri- 
lascio, in originale o in copia, di documenti presso codesti uffici, 
quando non siano accolte. 

« Art. 9. La pubblicazione degli atti del ministero ecclesiastico 
della Santa Sede, sia per affissione alle porte delle chiese, sia io 
qualunque altro modo venga determinato da essa .stessa, non è eog-- 
getta ad alcuna opposizione o vincolo per parte del Governo, ed è 
difesa da qualunque impedimento ed ostacolo per parte dei pnvati. 

« Art. 10. Gli ecclesiastici che partecipano in Roma agli atti del Mi- 
nistero spirituale della Santa Sede non sono soggetti per cagione d^essi 
a nessuna molestia, investigazione o sindacato dellau tori tà pubblica » 
Comma 2^ identico. 

€ Art. II. I legati e nunzi del Sommo Pontefice pressoi Govemi 
esteri ed i ministri di questi presso Sua Santità godono nel regno 
di tutte le prerogative ed immunità che spettano agli agenti di- 
plomatici secondo il diritto internazionale. 

€ Le sanzioni penali per le offese agi' inviati delle potenze estere 
presso il Governo italiano sono estese ai suddetti legati, nunzi e 
ministri. 



DOCUMENTI - 469 

« Art. 12. Per assicurare al Sommo Pontefiee la libera comunica- 
xione col mondo cattolico gli è data facoltà di stabilire nel Vati- 
cano nffi» di posta e di telegrafo serviti da impiegati di saa scelta. » 
/ commi seguenti sono identici. 

« Art. 13. I seminari, le accademie, i collegi e gli altri istituti 
cattolici fondati in Roma per la educazione e coltura degli eccle- 
siastici continueranno a dipendere unicamente dalla Santn Sede, 
senza alcuna ingerenza delle autorità scolastiche del regno. 

« Art. 14. Ogni caso di controversia per inosservanza od eccesso 
delle prerogative sancite dai precedenti articoli è deferito alla com- 
petenza della suprema autorità giudiziaria del regno. 

« Titolo II 
€ Kelazioni della Chiesa collo Stato in Italia > 

€ Art. 15. È abrogata ogni restrizione pattuita per concordato, 
ovvero introdotta per legge o per antica consuetudine air esercizio 
per parte dei membri del clero cattolico dei diritti garantiti ai 
cittadini del regno dal § 1 delF articolo 28 e dell* articolo 32 dello 
Statato. 

< I vescovi non saranno più richiesti di prestare giuramento al 
Re; ed ogni ingerenza del Governo del Re nell* elezione di essi è 
abolita, eccetto che per le mense di Regio patronato. 

€ Art. 16. Sono abrogati il regio exequaiur e il regio placet ed 
ogni altra forma d* assenso governativo adoperata a rendere eseca- 
torii gli atti deir autorità ecclesiastica, salvo quelli che riguardano 
le provviste beneficiarie e T alienazione e destinazione dei beni ec- 
clesiastici. 

« Sul valore legale ed effetto giuridico degli atti dell* autorità 
ecclesiastica e negli eccessi di questa decide T autorità giudiziaria. 

« Art. 17. Con legge ulteriore sarà provveduto per T amministra- 
zione delle proprietà ecclesiastiche nel regno, per la creazione 
degli enti giuridici, nei quali sia da riconoscere il diritto di rap- 



Le parole < in Italia » si trovano soppresse nella 2^ edizione. 



470 DOCUMENTI 

presentarla, per la distribuzione tra essi del rimanente asse eccle- 
siastico e per la abolizione delle amministrazioni governative del 
Fondo del culto e degli economati regi, non che del Ministero dei 
calti e delle spese di culto inscritte in bilancio. » 



4c Relazione dell' UflJcio Centrale, composto dei Senatori 
Poggi, Vigliani, Pallieri, Mamiani (relatore) e Tecchio. * 

« Titolo I 
« Prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede 

Art. 1. Identico, colla Legge. 

« Art. 2. AUattentato, alle offese e alle ingiurie contro la per- 
sona del Sommo Pontefice e alla provocazione a commetterli, si ap- 
plicano, quanto alle pene e airesercizio della azione penale, le di- 
sposizioni relative ad uguali reati contro la persona del Re. 

« Nulla però s* intènde detratto alla libertà della discussione in 
materia religiosa. » 

Art. 3. Comma i° identico, 
« Il Sommo Pontefice ha facoltà di tenere guardie addette alla 
sua persona e alla custodia dei palazzi senza pregiudizio degli ob- 
blighi e doveri risultanti per tali guardie dalle leggi vigenti del 
Regno. 

« Art. 4. È conservata a favore della Santa Sede una dotazione 
di ... » 

// resto è identico. 

Art. 5. Identico. 



' Stampata negli Atti Ufficiali del Parlamento Italiano^ Senato 
del Regno. Sotto il giorno 22 aprile 1871, pag. 487-94, cioè 
pag. 487-92 Relazione, pag. 492-94. Modificazioni proposte dall'Uf- 
ficio Centrale poste accanto al progetto votato dal Parlamento. — • 
Nella 2*^ edizione costituisce il numero 43 dei Documenti. 



DOCUMENTI 471 

Art. 6. Identico. 

€ Art. 7. Nessuno ufficiale della pubblica autorità od agente della 
forza pubblica può, per esercitare atti del proprio ufficio, intro- 
dursi nei palazzi e luoghi di abituale residenza o temporaria dimora 
del Sommo Pontefice o nei quali si trovi radunato un Conclave o 
un Concilio generale, se non autorizzato dal Sommo Pontefice, dal 
Conclave o dal Concilio. > 

Art. 8. Identico. 

Art. 9. Identico. 

Art. 10. Identico, tranne raggiunta nel i^ comma delle parole 
« alla formazione ed > dopo € Roma. » 

Art. 11. Identico nei primi due commi. Il 3^ dopo le parole 
€ lo stesso diritto » è modificato così: « nel recarsi al luogo della 
loro missione e nel tornare dal medesimo. » 

Art 12. Identico. 

€ Art 13. Nella città di Roma e nelle sedi suburbicarie i semi- 
narli, le accademie, i collegi e gli altri istituti cattolici fondati 
per Teducazione e coltura degli ecclesiastici continueranno a dipen- 
dere unicamente dalla Santa Sede, senza alcuna ingerenza delle 
autorità scolastiche del Regno. 

€ Le lauree e i diplomi conferiti da studii superiori e da facoltà 
universitarie conservate od istituite dal Sommo Pontefice in Roma 
e nelle sedi suburbicarie, avranno lo stesso valore di quelli ottenuti 
nelle Università straniere. 

« Titolo II 
€ Relazioni dello Stato eolla Chiesa 

Art 14. Identico. 

€ Art. 15. È fatta rinuncia dal Governo al diritto di legazia apo- 
stolica in Sicilia, ed in tutto il Regno al diritto di nomina o pro- 
posta nella collazione dei benefizi maggiori. 

« I vescovi non saranno richiesti di prestare giuramento al Re. 
€ I nominati ai benefizi maggiori o minori non ne potranno 
entrare al possesso se non sono cittadini del Regno, eccettochè nella 
città di Roma e nelle sedi suburbicarie.*» 



472 DOCUMENTI 

L'ultimo comma è identico. 
Art. 16. Comma i* identico coW aggiunta di « il » dopo € exe^* 
qaatur. » Poi: 

< Però fino a qnaudo non sia altrimenti provveduto nella legge 
speciale di cui ali* art. 18, rimangono soggetti sAVexequatur e al 
placet Regio gli atti di essa autorità in quanto riguardano la do- 
stinazione dei beni ecclesiastici o la entrata in possesso dei prov- 
visti di benefizi maggiori o minori, eccetto quelli della città di Roma 
e delle sedi suburbicarie. 

« Restano ferme le disposizioni delle leggi civili rispetto alla 
creazione e ai modi d*esistenza degli istituti ecclesiastici, all'acquisto 
ed alienazione dei loro beni. » 
Art 17. Comma i»» identico, 

« La cognizione degli effetti civili, cosi di questi commi di ogni 
altro atto di esse autorità, appartiene ai Tribunali laici ordinarii. 

< Però tali atti son privi d'effetto, se contrarli alle leggi dello 
Stato d'ordine pubblico, o privato, e vanno soggetti alle leggi pe- 
nali se costituiscono reato. > 

Art 18. Identico, 
Art. 19. Identico, 

9 

« Legge 13 maggio 1871, numero 214, (Serie 2*), per le 
guarentigie delle prerogative del Sommo Pontefice e della 
Santa Sede, e per le relazioni dello Stato colla Chiesa. 

« 11 Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; 

« Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: 

« Titolo I 
« Prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede 

« Art. 1. La persona del Sommo Pontefice è sacra ed 
inviolabile. 
€ Art. 2. L' attentato contro la persona del Sommo Poa- 



DOCUMENTI 473 

tefice e la provocazione a commetterlo soqo puniti colle 
stesse pene stabilite per l'attentato e per la provoca- 
zione a commetterlo contro la persona del Re. 

4c Le offese e le ingiurie pubbliche commesse diret- 
tamente contro la persona del Pontefice con discorsi, con 
fatti, o coi mezzi indicati nell'art. 1 della Legge sulla 
stampa, sono punite colle pene stabilite air art. 19 della 
Legge stessa. 

« I detti reati sono d'azione pubblica e di compe- 
tenza della Corte d'Assisie. 

« La discussione sulle materie religiose è piena- 
mente libera. 

« Art. 3. Il Governo italiano rende al Sommo Pontefice, 
nel territorio del Regno, gli onori sovrani; e gli man- 
tiene le preminenze d'onore riconosciutegli dai Sovrani 
cattolici. 

« Il sommo Pontefice ha facoltà di tenere il consueto 
numero di guardie addette alla sua persona e alla cu- 
stodia dei palazzi, senza pregiudizio degli obblighi e do- 
veri risultanti per tali guardie dalle Leggi vigenti del 
Regno. 

« Art. 4. È conset^vata a favore della Santa Sede la 
dotazione dell'annua rendita di lire 3,225,000. 

« Con questa somma, pari a quella inscritta nel bi- 
lancio romano sotto il titolo: Sacri palazzi apostolici, 
Sacro Collega, Congregazioni ecclesiastiche^ Segreteria 
di Siato ed Ordine diplomatico all'estero, s'intenderà 
provvedu^to al trattamento del Sommo Pontefice e ai vari 
bisogni ecclesiastici della Santa Sede, alla manutenzione 
ordinaria e straordinaria, e alla custodia dei palazzi apo- 



474 DOCUMENTI 

stolici e loro dipendenze; agli assegnamenti, giubilazioni 
e pensioni delle guardie, di cui neir articolo precedente, 
e degli addetti alla Corte Pontificia, ed alle spese even- 
tuali; non che alla manutenzione ordinaria e alla custo- 
dia degli annessi Musei e Biblioteca, e agli assegnamenti, 
stipendi e pensioni di quelli che sono a ciò impiegati. 

« La dotazione di cui sopra, sarà inscritta nel Gran 
Libro del Debito pubblico, in forma di rendita perpetua 
ed inalienabile nel nome della Santa Sede; e durante la 
vacanza della Sede si continuerà a pagarla per supplire 
a tutte le occorrenze proprie della Chiesa romana in 
questo intervallo. 

« Essa resterà esente da ogni specie di tassa ed onere 
governativo, comunale o provinciale; e non potrà essere 
diminuita neanche nel caso che il Governo italiano ri- 
solvesse posteriormente di assumere a suo carico la spesa 
concernente i Musei e la biblioteca. 

« Art. 5. Il Sommo Pontefice, oltre la dotazione stabi- 
lita nell'articolo precedente, continua a godere dei palazzi 
apostolici Vaticano e Lateranense, con tutti gli edifizìi, 
giardini e terreni annessi e dipendenti, nonché delia 
villa di Castel Gandolfo con tutte le sue attinenze e dì- 
pendenza 

« I detti palazzi, villa ed annessi, come pure i Musei, 
la Biblioteca e le collezioni d*arte e d'archeologia ivi 
esistenti, sono inalienabili, esenti da ogni tassa o peso e 
da espropriazione per causa di utilità pubblica. 

« Art. 6. Durante la vacanza della Sede Pontificia; 
nessuna Autorità giudiziaria o politica potrà, per qual- 
siasi causa, porre impedimento o limitazione alla libertà 
personale dei Cardinali. 



DOCUMENTI 475 

« Il Governo provvede a che le adunanze del Con- 
clave e dei Concili ecumenici non siano turbate da al- 
cuna esterna violenza. 

« Art. 7. Nessun Ufflziale della pubblica Autorità od 
Agente della forza pubblica può, per esercitare atti del 
proprio ufficio, introdursi nei palazzi e luoghi di abituale 
residenza o temperarla dimora del Sommo Pontefice, o ' 
nei quali si trovi radunato un Conclave o un Concilio 
ecumenico, se non autorizzato dal Sommo Pontefice, dal 
Conclave e dal Concilio. 

4c Art. 8. È vietato di procedere a visite, perquisizioni 
sequestri di carte, documenti, libri o registri negli Uf- 
fizi e Congregazioni pontificie rivestiti di attribuzioni 
meramente spirituali. 

« Art. 9. Il Sommo Pontefice è pienamente libero di 
compiere tutte le funzioni del suo ministero spirituale, 
e di fare affiggere alle porte delle basiliche e chiese di 
Roma tutti gli atti del suddetto suo ministero. 

« Art. 10. Gli Ecclesiastici che per ragione d'ufficio 
partecipano in Roma ali* emanazione degli atti del Mini- 
stero spirituale della Santa Sede, non sono soggetti, per 
cagione di essi, a nessuna molestia, investigazione o sin- 
dacato deir Autorità pubblica. 

« Ogni persona straniera investita di ufficio eccle- 
siastico in Roma gode delle guarentigie personali compe- 
tenti ai cittadini italiani in virtù delle Leggi del Regno. 

« Art. II. Gli Inviati dei Governi esteri presso Sua San- 
tità godono nel Regno di tutte le prerogative ed immunità 
che spettano agli Agenti diplomatici secondo il diritto 
internazionale. 



476 DOCUMENTI 

« Alle oflfese contro di essi sono estese le sanzioni pe- 
nali per le offese agli Inviati delle Potenze estere presso 
il Governo italiano. 

« Agli Inviati di Sua Santità presso i Governi esteri 
sono assicurate, nel territorio del Regno, le prerogative 
ed immunità d' uso, secondo lo stesso diritto, nel recarsi 
al luogo di loro missione e nel ritornare. 

« Art. 12. Il Sommo Pontefice corrisponde liberamente 
coir Episcopato e con tutto il mondo cattolico, senza ve- 
runa ingerenza del Governo italiano. 

« A tal fine gli è data facoltà di stabilire nel Vaticano 
in altra sua residenza, Ufl3zi di Posta e di Telegrafo 
serviti da impiegati di sua scelta. 

« L' Uffizio postale pontificio potrà corrispondere di- 
rettamente in pacco chiuso cogli Uffizi postali di cambio 
delle estere Amministrazioni, o rimettere le proprie corri- 
spondenze agli Uffizi italiani. In ambo i casi, il trasporto 
dei dispacci e delle corrispondenze munite del bollo del- 
l' Uffizio pontificio sarà esente da ogni tassa o spesa pel 
territorio italiano. 

« I corrieri spediti in nome del Sommo Pontefice sono 
pareggiati nel Regno ai corrieri di Gabinetto dei Governi 
esteri. 

« L' Uffizio telegrafico pontificio sarà collegato colla 
rete telegrafica del Regno a spese dello Stato. 

« I telegrammi trasmessi dal detto Uffizio con la qua- 
lifica autenticata di pontifici, saranno ricevuti e spediti 
con le prerogative stabilite pei telegrammi di Stato e 
con esenzione da ogni tassa nel Regno. 

« Gli stessi vantaggi godranno i telegrammi del 



DOGUMI^I 4T7 

Sommo Pontefice, o firmati d* ordine suo, che, muniti del 
bollo della Santa Sede, verranno presentati a qualsiasi 
Ufllzio telegrafico del Regno. 

« I telegrammi diretti al Sommo Pontefice saranno 
esenti dalle tasse messe a carico dei destinatari. 

« Art. 13. Nella città di Roma e nelle sei sedi suburbi- 
carie, i Seminari, le Accademie, i Collegi e gli altri Isti- 
tuti cattolici fondati per la educazione e coltura degli 
Ecclesiastici, continueranno a dipendere unicamente dalla 
Santa Sede senza alcuna ingerenza delle Autorità scola- 
stiche del Regno. 

« Titolo II 
4L Relazioni dello Stato colla Chiesa 

« Art 14. È abolita ogni restrizione speciale all' eser- 
cizio del diritto di riunione dei membri del clero cattolico. 

« Art. 15. È fatta rinuncia dal Governo al diritto di 
legazia apostolica in Sicilia, ed in tutto il Regno al di- 
ritto di nomina o proposta nella collazione dei benefizi 
maggiori. 

* I Vescovi non saranno richiesti di prestare giura- 
mento al Re. 

« I benefizi maggiori e minori non possono essere 
conferiti se non a cittadini del Regno, eccettochè nella 
città di Roma e nelle sedi suburbicarie. 

« Nella collazione dei benefizi di patronato regio nulla 
è innovato. 

< Art. 16. Sono aboliti V ewequatur e placet regio ed 
ogni altra forma di assenso governativo per la pubbli- 



478 DOgJMENTI 

cazione ed esecuzione degli atti delle Autorità eccle- 
siastiche. 

« Però, fino a quando non sia altrimenti provveduto 
nella Legge speciale di cui all'articolo 18, rimangono 
soggetti aWexequatur e placet regio gli atti di esse 
Autorità che riguardano la destinazione dei beni eccle- 
siastici la provvista dei benefizii maggiori e minori, 
eccetto quelli della città di Roma e delle sedi subnr- 
bicarie. 

« Restano ferme le disposizioni delle Leggi civili ri- 
spetto alla creazione e ai modi di esistenza degli Istituti 
ecclesiastici ed alienazione dei loro beni. 

« Art. 17. In materia spirituale e disciplinare non è 
ammesso richiamo od appello contro gli atti delle Au- 
torità ecclesiastiche, né è loro riconosciuta od accordala 
alcuna esecuzione coatta. 

« La cognizione degli effetti giuridici, così di questi 
come d' ogni altro atto di esse Autorità, appartiene alla 
giurisdizione civile. 

4c Però tali atti sono privi di effetto se contrari alle 
Leggi dello Stato od all' ordine pubblico, o lesivi dei di- 
ritti dei privati, e vanno soggetti alle Leggi penali se 
costituiscono reato. 

« Art. 18. Con Legge ulteriore sarà provveduto al 
riordinamento, alla conservazione ed alla amministra- 
zione delle proprietà ecclesiastiche nel Regno. 

« Art. 19. In tutte le materie che formano oggetto 
della presente Legge, cessa di avere effetto qualunque 
disposizione ora vigente, in quanto sia contraria alla 
Legge medesima. 



DOCUMENTI 479 

« Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello 
Stato, sia inserta nella raccolta ufficiale delle Leggi e 
dei Decreti del Regno d* Italia, mandando a chiunque 
spetti di osservarla e farla osservare come Legge dello 
Stato. 

« Dato a Torino addi 13 maggio 1871. 
« VITTORIO EMANUELE 
« G. Lanza. — E. Visconti-Venosta. — G. De Falco. — 
Q. Sella. — 0. Correntl — E. Ricottl — G. Acton. 
— S. Castagnola. — G. Gadda. 



10 

Tavola di raffronti tra gli articoli della Legge, del pro- 
getto come fu votato dai Deputati, emendato dall' Ufficio 
Centrale del Senato e dal Senato, cogli articoli del pro- 
getto del Ministero e del progetto della Giunta della Ca- 
mera dei Deputati. 

L. = Legge; D. = iJepatati; U. C. = Ufficio Centrale; S. = Se- 
nato; M. = Ministero; G. = Giunta. 



L.; D.; U. 


C; S. 


M 


G. 


art. 1 


• 


1 . . . . 


1 


2 


. 




2 


3 


. 


1, 2(«). . . 


3 


4 


. . . 


3 0. . .- 


4 



* L*articolo 2 del Ministero trova corrispondenza neir articolo 3 
della Legge. 

* L* articolo 3 del Ministero vedilo a proposito dell* articolo 4 della 
Legge. 

' L*articolo 4 Ministero vedilo a proposito dell* articolo 5 della 
Legge. 



480 









DOCUMENTI 






L.; D.; U. 


C; 


s 


M 




0. 


5 




4e7 0) . 




5 


6 






5; cfr. 4 e 6 


O 


6 


7 






6 (») . . . 




7 


8 






8 . . . . 




8 


9 


9 . . . . 




9 


10 


10 ... . 




10 


11 


. 13(0. . • 




11 


12 






11, 12. . . 




12 


13 






19(»). . 




13 


14 






15C). ... 




15 n 


15 






16-18-0. 




15 


16 






. 17 O . . 




16 


17 






14 O. . 




16 


18 






manca (**) 


. . 


17 


19 






20 (»•). . 




manca 



Tavole delle uguaglianze e delle differenze formali o 
sostanziali tra la redazione del progetto della Qiunta 
della Camera dei Deputati, la redazione votata dalla Ca- 
mera dei Deputati, quella proposta dell* Ufficio Centrale 



* Articolo 5 Ministero a proposito 6 Legge. 

* Articolo 6 Ministero a proposito 7 Legge. 
' Articolo 7 Ministero a proposito 5 Legge. 

* Articolo 11 Ministero a proposito 12 Legge. 
> Articolo 13 Ministero a proposito 11 Legge. 

* Articolo 14 Ministero a proposito 17 Legge. 
' Articolo 15 Ministero a proposito 14 Legge. 

* Articolo 16 Ministero a proposito 15 Legge. 

* Articolo 17 Ministero a proposito 16 Legge. 
*® Articolo 18 Ministero a proposito 15 Legge. 
" Articolo 19 Ministero a proposito 13 Legge. 

*> L* articolo 14 della Giunta manca negli altri progetti e nelU 
Legge. 



DOCUMENTI 481 

del Senato, e la redazione votata dal Senato dal quale fu 
approvata dalla Camera dei Deputati e corrisponde perciò 
alla definitiva della Legge. * 

Esplicazione dei segni: = significa ngnale; || significa quasi 
agnale, ossia differenza piii tosto formale; ^ significa differenza 
sostanziale. Qaando sotto alcune delle lettere iniziali G. (= Giunta), 
D. (= Camera dei Deputati), U. C. (== Ufficio Centrale), S. e L. 
(= Senato e Legge) mettiamo il segno — , ciò significa che le 
rispettive redazioni sono ugnali. 



Art. 1. 


G. 


= 


D. 


= 


u. e. 


= 


S. eL. 


2. 


G. 


^ 


D. 


* 


u. e. 


* 


S. e L. 


3. 


G. 


^ 


D. 


* 


u. e. 


II 


S. e L. 


4. 


G 


* 


D. 


= 


u. e. 


= 


S. e L. 


5. 


G. 


tìB 


D. 


& 


u. e. 


= 


S. e L. 


6. 


G. 


& 


D. 


8 


u. e. 




S. e L. 


7. 


G. 


* 


D. 


II 


u. e. 


= 


S. e L. 


8. 


G. 


* 


D. 


= 


u. e. 


= 


S. e L. 


9. 


G. 


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D. 


= 


u. e. 


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S. e L. 


10. 


G. 


II 


D. 


II 


u. e. 




S. e L. 


11. 


G. 


^ 


D. 


II- 


u. e. 


= 


S. e L. 


12. 


G. 


II 


D. 


II 


u. e. 


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S e L. 


13. 


G. 


II 


D. 


* 


u. e. 




S. e L. 


14. 


Q. 


* 


D. 


= 


u. e. 


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S. e L. 


15. 


G. 


* 


D. 


II 


u. e. 


II 


S. e L. 


16. 


G. 


* 


D. 


il 


u. e. 




S. e L. 


17. 


G. 


m 


D. 


II 


u. e. 


11 


S. e L. 


18. 


• 


. . 


• 
D. 


9 


u. e. 


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S. e L. 


19. 


• 




D. 


* 


u. e. 


= 


S. e L. 



< Ricordiamo che la discussione fu fatta sul progetto della Giunta 
F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 31 



482 DOCUMENTI 



11 



Giorni della discussione di ciascuno articolo' nella Ca- 
mera dei Deputati e nel Senato, e redazioni attraverso 
le quali si arrivò nella discussione alla redazione defi- 
nitiva di ciascuno articolo della Legge. * 

Art. 1. Dlscasso nella Camera dei Deputati^ 2 febbraio 1871, 
pag. 4S6'GZ; 3 febbraio, pag. 463-64; in Senato 26 aprile, pa- 
gina 517. — Redazione della Giunta identica a qaella approvata 
dei Deputati, a qaella proposta dall'Ufficio Centrale del Senato, a 
quella approvata dal Senato ed accettata defìnitivamente dai De- 
putati e divenuta articolo di Legge. 

Art. 2. Discusso dai DejtutaH^ 4-7 febbraio; dal Senato^ 27 (per 
errore è intitolato 28) aprile, pag. 527-30. 

Redazione 2* proposta dalla Giunta il 4 febbraio, pag. 497, 
col. 2^: « L'attentato alla persona del Sommo Pontefice, la provo- 
cazione a commetterlo, lo sprezzo eccitato contro di esso con di- 
scorso pubblico, scritto o fatto, e la offesa con qualunque mezzo 
proprio a manifestare il pensiero, sono puniti colle sanzioni stabilite 
per gli stessi reati contro- la persona del Re. » 



t Qui non teniamo conto degli emendamenti ed articoli sostitutivi 
proposti da Deputati e da Senatori, i quali non abbiano relaxiune 
colla redazione accolta dalla Camera dei Deputati o con quella de- 
finitiva della Legge. La redazione del Ministero, quelle primitive 
della Giunta della Camera dei Deputati, e dell' Ufficio Centrale del 
Senato, si vedano a suo luogo. — Tutti gli articoli emendati à*\ 
Senato, furono approvati, senza modificazioni, dalla Camera dei De- 
putati nei giorni 8 e 9 maggio con un po' di dif*cu8sione soltMuto 
negli articoli 4 e 5: ci dispensiamo dunque dal segnare la data 
deUa seconda discussione od approvazione di ciascuno articolo nella 
Camera dei Deputati. 



DOCUMENTI 483 

Redazione 3^ della Gianta, 6 febbraio, pag. 508, col. 2^, come 
la definitiva presente, tranne il penultimo comma, che suona cosi: 
« L* azione penale pei detti reati è pubblica. » Lo Speciale, ibid., 
col. 3% propone l'aggiunta « e di competenza della Corte di As- 

6Ì8ÌÒ. » 

Redazione 4*^, concordata tra la Giunta e il Ministero (7 febbraio), 
viene approvata, ed ò la definitiva. 

Art. 3. Discusso dai Deputati^ 8 febbraio; dal Senato^ 26 aprile, 
pag. 517-21. . 

Comma T, Giunta = Deputati = Ufficio Centrale = Senato 
e Legge. 

Comma 2^, redazione 2* della Giunta (pag. 541, col. 2^) sop- 
prime le parole « continuare a. » — pag. 541, coL 2^, viene ap- 
provato il seguente emendamento Gencelli e Ruspoli: « Il Sommo 
Pontefice ha facoltà di tenere il consueto numero di guardie sviz- 
zere e guardie nobili addette sinora alla sua uersona e alla custodia 
del palazzi, senza pregiudizio degli obblighi e doveri risultanti per 
tali guardie dalle leggi vigenti del regno. » — La redazione defini- 
tiva ò fon<lata sulla propósta deir Ufficio Centrale, emendata dal 
Lanza (pag. 518, col 3^^; approvato pag. 521, col. S'^} in « il con- 
sueto numero di guardie, > invece del semplice « guardie. > 

Art. 4. Discusso dai Deputati il 9 febbraio, e T ultimo comma 
della Giunta il 18 marzo; discusso dal Senato il 26 aprile, pag. 521, 
eoi. 2-3*. 

Il relatore Mamiani, a nome dell' Ufficio Centrale del Senato, 
durante la discussione propose (pag. 521, col. 3*; i seguenti emen- 
damenti al 1^ comma, che furono accettati : « È conservata a favore 
della Santa Sede la dotazione ef6//*annuu... » 

Art. 5. Discusso dai Deputati^ 10 febb ; dal Senato '26 aprile, 
pag. 521-22. . 

La Camera dei Deputati approvò i due primi commi della Giunta, 
e i due seguenti commi proposti dal Cencelli, dal Ruspoli ed altri 
(pag. 560-61; approvati pag. 563, col. 2*;: « Sono proprietà nazio- 
nale i musei, la biblioteca e tutti gli attii oggetti d*arte esistenti 
negli edifizi Vaticani. — [Ultimo comm? ] L'accesso al pubblico 



484 DOCUMENTI 

nei locali •ovracceoaati sarà regolato con norme da stabilirsi dal 
Ministero competente. > — L' Ufficio Centrale del Senato sostitai al 
tre ultimi commi approvati dalla Camera dei Deputati la redazione 
definitiva. 

Art 6. Discusso dai Deputati^ 10 febbraio; dal Senato il 26 aprile, 
pag. 526, col. 2^ 

La redazione 2^ proposta dalla Giunta (pag. 564, col. 3^) è iden- 
tica colla Legge. 

Art 7. Discusso dai Deputati^ 11 e 13 febbraio; dal Senato^ 
26 aprile, pag. 522, col. 2*3». 

Giunta == Deputati, tranne le parole dopo « Concilio, > non 
accolte dalla Camera dei Deputati, cioè « ovvero monito d'un de- 
creto della suprema magistratura giudiziaria sedente in Roma. » 
— L'Ufficio Centrale aggiunse uoa modificazione di convenienza. 

Art 8. Discusso dai Deputati, 14 febbraio; dal S^na^o, 26 aprite, 
pag. 522, col. S*". 

La Camera dei Deputati respinse il 2^ comma della Giunta, ed 
accettò la proposta Mancini (pag. 597, col. 3*) di sostituire nel 
10 comma « meramente spirituali > a « meramente ecolesiastiche. » 

Art 9. Discusso dai Deputati^ 14 febbraio, pag. 601-603; dal 
Senato, 26 aprile, pag. 522. 

Il Ministero (Deputati, pag. 603, col. 1») propone una nuova 
redazione, che venne approvata (ibid. col. 2*), ed è la definitiva. 

Art 10. Discusso dai Deputati, 15 febbraio, pag. 605-13; dal 
Senato, 26 aprile, pag. 522-23. 

Giunta = Deputati = Legge; tranne che la Giunta diceva 
« agli atti » invece di « all' emanazione degli atti » (emendamento 
proposto dair Ugdulena, pag. 612, col. 1&), e non diceva « per ra- 
gione d' ufficio. » Il Lanza (pag. 612, col. 2») propone « per ragioni 
del proprio ufficio, » e « alla preparazione ed all' emanazione ; » ma 
la Camera votò la redazione definitiva. 

Art 11. Discusso dai Deputati, 15 febbraio, rinviato alla Giunta 
lo stesso giorno (pag. 615, col. 3^^), ripresentato e approvato il 16 feb- 
braio (pag. 620, col. Ifli); discusso dal Senato, 27 aprile, pag. 325, 
col. 1-2*. 



DOCUMENTI 485 

Neiremendamento Carutti (Deputati^ 15 febbraio, pag. 6 15, col. 2^^) 
8i trova pel 3® comma: « andando e ritornando. > Redazione 2*^ della 
Giunta viene approvata dai Deputati, e corrisponde alla Legge, tranne 
che air ultimo comma dice « nell'andata e ritomo dalla loro mia- 
none. > — La redazione definitiva fu proposta dal Mamifini a nome 
deir Ufficio Centrale ed approvata. (Negli Atti del Senato si trova 
ritotnamtf invece di ritornare, ma non è che un errore di stampa). 

Art 12. Discusso dai Dèputaiù 15 febbraio, pag. 615-16; dal 
Senato, 27 aprile, pag. 525-26. 

La redazione definitiva è dovuta ad un emendamento del depu- 
tato Ercole, e ad un altro dell* Ufficio Centrale del Senato; entrambi 
intomo al 1^ comma. 

Art .13. Discusso dai Deputati, 16 febbraio, pag. 617-20; dal 
Senato, 27 aprile pag. 526-27 e 1^ maggio pag. 565-67. 

La differenza nella giacitura delle prime parole tra la redazione 
della Giunta e quella definitiva, è dovuta al deputato Mancini (pa- 
gina 618, col. l*"); raggiunta « e nelle sei sedi suburbicarie » è do- 
vuta air Ufficio Centrale (< e nelle sedi suburbicarie, ») e (Senato, 
27 aprile, pag. 527, col. 1*) al Correnti (« sei >). 

Art. 14. Discusso dai Depututù 9 e 10 marzo; dal Senato^ 27 aprile, 
pag. 530, col. 2-3». 

Redazione 2^ della Giunta (9 marzo, pag. 724, col. 1^ come la 
definitiva, tranne la mancanza della parola « speciale, > la quale 
venne poi (10 marzo, pag. 741, col. 3^) proposta dallo stesso relatore 
Bonghi (ed approvata) per contentare il Mancini, parola del resto 
non proposta dal Mancini stesso. 

Art 15. Discusso dai Deputati^ 11, 13-14 marzo; dal Senato, 
27 aprile, pag. 530-33. 

Redazione 2^ della Giunta (pag. 745, col. 2^) viene approvata 
dalla Camera dei Deputati (pag. 778, col. 2-3*); differisce dalla de- 
finitiva nel P e nel 3^ comma, i quali suonano come segue. Comma 1° 
della Giunta: « .... al diritto di nomina, presentazione, o proposta, 
sinora esercitato da esso in forza di concordato, di legge o di con- 
suetudine, nella collazione dei benefizi maggiori. » Il Relatore Bon- 
ghi (21 marzo, pag. 859, col. 3*), dopo la votazione deirarticolo 19 



486 DOCUMENTI 

della Legge, propose (e veane approvato) di sopprimere la parola 
« presealazione », acciocché miniDiamente non si sospettasse abolita 
anche il diritto di regio patronato. — ' Comma 3^ della Gianta: 
« Ai benefizi maggiori e minori non. possono essere nominati se 
non.... > <- La redazione definitiva del 1^ comma è dovuta airUf- 
ficio Centrale del Senato, quella del 3? al guardasigilli De Falco 
(Senato, pag. 564, col. 3^. 

Art. 16. Discusso, insieme alVarticolo 18,dai Deputati, 15-17 mano; 
discusso a parte dal Senato, 28 aprile, pag. 535-33; 29 aprile, 
pag. 539-50; 30 aprile, pag. 551-57; 1» maggio, pag. 559-64. 

Redazione 2^ della Giunta = Camera dei Deputati e redazione 
definitiva, tranne che la Giunta nel 1° comma dice « della autorità 
ecdesiastica, » parole che furono emendate dall* Ufiicio Centrale. 

Art 17. Discusso dai Deputati, 18 marzo; dal Senato, omaggio, 
pag. 564-65. 

La redazione 2» della Giunta (pag. 815, col 1*^), corpsponde 
alla Legge, colle seguenti differenze; nel ,2^ comma della Giunta si 
trova « ai tribunali ordinari, » invece di « alla giurisdizione civile; > 
nel 3^ comma della Giunta si dice « e soggetti alle leggi penali ae 
costituiecono reato, > invece di « od ali* ordine pubblico, o lesioni 
dei diritti dei privati, e vanno soggetti alle leggi penali se co- 
stituiscono reato. » — Fu votata dai Deputati la 2^ redazione 
della Giunta (pag. 819, col. 3^), ma coir aggiunta seguente del 
Mancini nel 2^ comma « od airordine pubblico, o lesivi dei diritti 
dei cittadini » collocata tra « Stato » e « soggetti.» — La reda* 
zione definitiva del 2^ comma fu proposta, a nome deirUfficio Cen- 
trale, dal relatore ^lamiani (Senato, pag. 565, coL 2"). — La re- 
dazione definitiva del 3^ comma è dovuta air Ufiicio Centrale e 
(« privati » invece di « cittadini, pag. 565, col. 1-2*) al senatore 
Miraglia. 

Art. 18. Discusso dai Deputati, insieme all'articolo 16, nei giorni 

15-17 marzo; discusso a parte dal Senato, 2 maggio, pag. 574-75. 

Redazione 2^ della Giunta approvata dalla Camera dei Deputati 

(pag. 814, coL 3*): « Con legge ulteriore sarà provveduto per Tam- 

ministrazione delle proprietà ecclesiastiche nel regno, per la crea- 



DOCUMENTI 487 

zìone degli enti giaridici nei quali sia da riconoscere il diritto di 
rappresentarla, e per la distribuzione tra essi del rimanente asse 
ecclesiastico. > — La redazione definitiva è quella deli* Ufficio Cen- 
trale 

Art. 19. Discusso dai Deputati, 20-21 marzo; dal Senato, 2 maggio, 
pag. 575, col, 2*. 

La Giunta aggiunge alla sua redazione primitiva, ed i Deputati 
lo approvano pure (21 marzo, 859, col. 1^}, quanto segue: « Sono 
pure abrogati gli articoli 4, 5, 7, 8 e 10 del regio decreto 29 ot- 
tobre 1870, numero 5540. > — La redazione definitiva è quella 
deir Ufficio Centrale. 



12 

Controprogetto Peruzzi sottoscritto da altri 80 De- 
putati. * 

« Art. 22. La direzione dei seminari diocesani è lasciata libera 
ai vescovi, senza nessuna ingerenza delle autorità scolastiche nella 
durata, nell'ordine, nel numero, nella materia degli insegnamenti e 
nella scelta dei profeesorì. 

« In caso di controversia per temporanea chiusura, ordinata 
dall'autorità amministrativa nei casi e modi indicati dalle leggi vi- 
genti, decidono sulla istanza degli interessati i tribunali ordinari 
ai termini dell* art. 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, alle- 
gato E. 

« Art. 23. È abrogata ogni disposizione o consuetudine che pre- 
scriva il preventivo permesso del Go'verno ai cittadini i quali inten- 
dono di associarsi per fini religiosi. 

« Tuttavia le associazioni religiose non hanno la capacità di 



* Stampato negli Atti Ufficiali del Parlamento Italiano. Camera 
dei Deputati sotto il giorno 16 marzo 1871, pag. 801-802. — Nella 
2^ edizione. non fu pubblicato tra i Documenti. 



488 DOCUMENTI 

acquistare e pcuedere, fiachè non vengano riconosciute per legge 
quali corpi morali. 

« Art. 24. Sono aboliti i regi Economati in quanto concerne 
r amministrazione dei benefici vacanti. ^ 

« I diritti e gli obblighi dei regi Economati e le relative attri- 
buzioni esercitate dal Ministero di grazia, giustizia e culti, sono 
delegati alle congregazioni diocesane. 

« Art 25. L*amminÌ8trazione del Fondo per il culto è abolita* 

« Art. 20. Detratte le quote spettanti ai Comuni, di cui nel primo 
alinea deirarticolo 35 della legge 7 luglio 1866 e nell'ultimo ali- 
nea deir articolo 2 della legge 15 agosto 1867, tutto il residuo del 
Fondo per il culto sarà ripartito per diocesi, tenendo conto delle 
disposizioni deir articolo 28, 3^, 4^ e 5^ alinea, della detta legge 
7 lugUo 1866. 

« Art. 27. La quota spettante a ciascuna diocesi sarà consegnata 
alle congregazioni diocesane con tutti i diritti ed obblighi corre- 
lativi, compresi quelli che gravitano sul patrimonio dell'ammini- 
strazione del Fondo per il culto in virtù degli alinea 3, 4 e 5 del- 
l' articolo 28 della legge 7 luglio 1866, e sotto le temporanee 
eccezioni e riserve di. cui negli articoli 31 e 33 della presente 
legge. 

« Art 28. Le congregazioni diocesane sono composte del vescovo 
o del vicario^ capitolare come presidente, di due canonici eletti dal 
capitolo, e di sei laici nominati dalle congregazioni parrocchialL 

€ Le congregazioni parrocchiali sono composte del parroco, o 
di chi ne fa le veci, e tli due laici eletti a maggioranza dai capi 
di famiglia cattolici domiciliati da sei mesi nella parrocchia. • 
4 Le congregazioni si rinnovano per metà ogni tre anni. 
« Le norme colle quali si procederà nelle elezioni delle con- 
gregazioni parrocchiali e diocesane saranno determinate con regio 
decreto, udito il consiglio di Stato. 

« In quelle diocesi nelle quali le congregazioni diocesane non si 
potessero costituire in conformità delle precedenti disposizioni, esse 
saranno nominate con decreto reale. 

« Art. 20. Le congregazioni diocesane dovranno, ogni anno, for- 
mare il loro bilancio preventivo e consuntivo, e sottoporlo all' ap- 
provazione del Governo. 



DOCUMENTI 489 

« Art. 30. Una Giunta nominata dal Governo, sotto la vigilanza 
della Commissione parlamentare, di che air articolo 26 della legge 
7 loglio 1866, sarà incaricata della liquidazione e del riparto a 
favore delle congregazioni diocesane dei diritti ed obblighi dei regi 
Economati, dei benefizi amministrati dai medesimi, e del residuo del 
Fondo per il culto, salvo le disposizioni del snccesiivo articolo 32. > 
« Tale riparto dovrà essere sancito con decreto reale. 

«^ Art. 36. L'abolizione delle istituzióni preventive, e di ogni sor- 
veglianza ed ingerenza governativa neir esercizio del culto e della 
libertà religiosa, come le disposizioni degli articoli 20, 21, 22 e 23 
del tìtolo precedente relative alla Chiesa cattolica, avranno effetto 
per tutte le Coipnnioni religiose. » 



13 

« Proposte del Deputato Crispi. • 

« Propongo che il titolo secondo della legge in discussione abbia 
per epigrafe Della libertà di coscienza e di culto e che cominci 
coi seguenti articoli. 

« Art. 13. I diritti accordati coi precedenti articoli al Sommo 
Pontefice ed alla Santa Sede non costìtuiscono alcuna preminenza 
della Chiesa cattolica sulle alti*e associazioni religiose e non pos- 
sono essere di pregiudizio al libero esercizio degli altri culti. 
« Art. 14. È garantita la libertà di coscienza. 

« I figli seguono la religione dei loro genitori. 

« Nei matrimoni misti i maschi seguono la religione del padre ; 
le femmine la religione della madre, ove non siasi altrimenti con- 
venuto nel contratto di matrimonio: 

« I figli naturali non riconosciuti seguono la religione della 



« Stampata negli Atti Ufficiali ecc., ubi supra 18 marzo 1871, 
pag. 826, col 1-2* — Nella 2* edizione non furono pubblicate tra 
i Documenti. 



/ 



490 DOCUMENTI 

madre; i figli i cui genitori siano ignoti, seguono la' religione della 
persona incaricata di educarli. ^ 

« Art 15. A quattordici anni compiuti, ciascuno ha il diritto di 
scegliersi la religione secondo la sua convinzione, e lautorità civile 
al bisogno è tenuta a proteggerne la libera scelta. 

« Perette il cangiamento di religione produca effetti legali, 
colui che abbandona una Chiesa o associazioAe religiosa, deve darne 
comunicazione al eindaco del comune di sua residenza, il quale 
ne avviserà il superiore della Chiesa o associazione religiosa stata 
abbandonata. 

« Art 16. I ministri di un culto non possono esercitare atti che 
la legge attribuisce ai funzionari civili dello Stato o del Comune. 

« Il Governo ed i suoi agenti non possono ingerirsi nelle ma- 
terie d* indole religiosa. 

« Art. 17. I ministri di un culto non possono in qualunque cir- 
costanza e per qualunque siasi motivo essere chiamati ad alcuna 
funzione civile o militare. 

« Art 18. Nessuno contro la sua volontà può essere obbligato a 
concorrere in un modo qualunque agli atti ed alle cerimonie di 
un culto e di osservare 1 giorni di riposo. 

« Art 19. I cittadini possono associarsi e riunirsi per fini reli- 
giosi senza il preventivo permesso del Governo, purché non offen- 
dano la morale pubblica e non turbino la sicurezza dello Stato. 

« Le associazioni religiose non hanno la capacità di acquistare 
e di possedere finché non vengano riconosciute per legge quali 
corpi morali. 

« Art 20. Come 1* articolo 17 del controprogetto del deputato 
Mancini. * 



* Cioè: «'È abolita la Legazia apostolica in Sicilia; ma la Curia 
Romana non percepirà dagli abitanti dell' isola tasse ecclesiastiche 
finora ad essa non pagate. » 

11 controprogetto Mancini non si trova pubblicato né nella ì^ne 
nella 2" edizione degliAtti UfSciali della Camera dei Deputati. Rin- 
graziamo Toner. Per uzzi di avercelo fatto cortesemente pervenire dalla 
collezione che si conserva nella medesima. 



DOCUMENTI, . 491 

« Art. 23. Come T articolo 20 del controprogetto Mancini. [Abo- 
lizione di istituzioni preventive anche a vantaggio degli altri culti.] 

« Art. 24. È abolito il procedimento ab abusu. 
« I tribunali ordinari saranno competenti di conoscere delle 
azioni per eccesso di potere o violazione di diritti commesse dal- 
Fautorità ecclesiastica o dal ministro di un culto a danno de'cit- 
tadioi dello Stato, o deirautoritlt amministrativa a danno di una 
associazione religiosa o del ministro di un culto. 

« Art. 25 e 26. Come gli articoli 22 [colla presente Legge non 
si intende ledere alcun diritto essenziale dello Stato] e 23 [Legge 
non abbia carattere intemazionale] del controprogetto del deputato 
Mancini. 

« Soppressi gli articoli 14-20 del disegno ministeriale. » 



INDICE ALFABETICO DEI NOMI 



Abignente, pag. 59, n. 1 ; pag. 90, 
n. 3; pag. 99, n. 1; pag. 104, 
n. 1; pag. 125, n. l;pag. 181, 
n. 1 ; pag. 237, n.; pag. 390, n. 

Aeton, pag. 479! 

Alfieri, pag. 78, n. 2. 

Aili-Maocarani, pag. 87, n. 2. 

Andrmieei, pag. 467. 

Amari M.,pag. 29, n. l;'pag. 104, 
n. 2; pag. 221, n. 1 ; pag. 310, 
n. 3; pag. 340, n. 1. 

AudiiMt, pag. 24, n. 2. 

Auriti, pag. 307, n. 2; pag. 310, 
n. 1; pag. 317, n. 2; pag. 328, 
n. 1; pag. 330, n. 2. 

Baino, pag. 165, d. 1. 

Baranuoli, pag. 155, n. 1. 

Bargoni, pag. 104, n. 1. 

De Barrai, pag. 70, n. 1, 2. 

Bella Caraeciola, pag. 75, n. 1. 

Bartaai, pag. 446, n. 4. 



Berti, pag. 91, n. 2; pag. 233, 
n. 2; pag. 294, n. 

Bsrtimittl, pag. 71, n. 4. 

Bertelami, pag. 176, n. 1 ; pag. 177, 
n. 1. 

Bianelii C, pag. 12, n. 1 ; pag. 35, 
n. 2. 

Bianeiii N., pag. 22, n. 1; pa- 
gina 35, n. 2. 

Billia, pag. 104, n. 1; pag. 142, 
n. 2. 

Beggìo, pag. 90, n. 1; pag. 255, 
n. 2; pag. 377, n. 3. 

Boglietti, pag. 435, n. 2. 

Ben^Gempagni, pag. 30, n. 1; pa- 
gina 32, n. 2; pag. 87, n. 2; 
pag. 91, n. 2. 

Bonfadjnl, pag. 160, n. 2. 

Bengiii, pag. 7; pag. 61, n.; pa- 
gina 78, n. 1; pag. 83, n. 1; 
pag. 85, n. 1; pag. 86, n. 1. 



494 



INDICE ALFABETICO DEI NOMI 



pag. 101, h. 1; pag. 104, n. 1 
pag. 113, n. 1; pag. 114,n.2 
pag. 133, n. 1; pag. 141, n. 2 
pag. 143, n. 2; pag. 153, n. 3 
pag. 168, n. 2; pag. 172, n. 2 
pag. 174, n. 2; pag. 180, n. 2 
pag. 185, n. 2; pag. 186, n. 2 
pag. 197, n. 2; pag. 206, n. 1 
pag. 212, n. 1 ; pag. 213, n. 2 
pag. 224, n. 2; pag. 228, n. 1 
pag. 231, n. 1 ; pag. 235, n. 1 
pag. 250, n. 3; pag. 254, n. 1 
pag. 262, n. 2; pag. 276, n. 1 
pag. 277, n. 2; pag. 290, n. 1-2; 
pag. 301, n.; pag. 307, n. 1 
pag. 309, D.; pag. 344, n. 3 
pag. 345, n. 2; pag. 355, n. 2 
pag. 367, n. 1 ; pag. 389, n. 2 
pag. 392, n. 1, 3; pag. 393, n. 
pag. 401; pag. 409, n.; pag. 418, 
n. 1; pag. 429, n. 2; pag. 433, 
n. 1 ; pag. 434, n.; pag. 438, n.; 
pag. 440, n.; pag. 447, n. 1 ; 
pag. 455, n. 2; pag. 485. 

8orgatll, pag. 19, n. 3; pag. 112, 
n. 1 ; pag. 322, n. 1 ; pag. 467. 

Sartolocei, pag. 87, n. 2. 

Brofforìa, pag. 138, n. 2. 

Cadorna, pag. 54, n. 1; pag. 61 ^ 
n.; pag. 67, n. 2; pag. 68, n. 1, 
2,4. 

Caireli, pag. 390, n. 

Caldini, pag. 165, n. 1. 

Cambray-Digny, pag. 248, n. 2. 

Canaiis, pag. 265, n. 

Canestrini, pag. 16, n. 1. 



CanUgalii, pag. 74, n. 4. 

Capponi, pag. 89, n. 1. 

Carutti, pagina 62 continuazione 
della n. 2 di pag. 60; pag. 91, 
n. 2; pag. 232, n.; pag. 485. 

Caftagnola, pag. 479. 

Catucci, pag. 137, n. 2. 

Cavour, pag. 11-43, e special- 
mente pag. 15, n. 2; pag. 16, 
n. 1; pag. 17, n. 1; pag. 19, 
n. 1; pag. 23, n. 2; pag. 24, 
n. 2; pag. 25, n. 1; pag. 31, 
n. 1; pag. 39,'n. 1; pag. 118, 
n. 1; pag. 255, n. 2; pagg. 453- 
56, 456-58, 460-62. 

Cencelii, pag. 143, n. 1; pag. 146, 
n. 1; pag. 198; pag. 483. 

Cerniti, pag. 66, n. 2; pag. 73, 
n. 2, 3. 

Ciiiaves, pag. 193, n. 2. 

Civittitti, pag. 104, n. 1. 

Confarti, pag. 32^ n. 2; pag. 97, 
n. 1; pag. 335, n. 3; pag. 384, 
n. 2. 

DorlMtta, pag. 18, n. 1; pag. 19^ 
n. 3; pag. 96, n. 3; pag. 97, 
n- 1; pag. 98, n. 2; pag. 99, 
n. 1; pag. 254, n. 2; pag. 259, 
n. 1. 

Cordova, pag. 305, n. 2. 

Corrotttt, pag. 186, n. 1 ; pag. 191, 
n. 1; pag. 196, n. 2; pag. 197, 
n. 2; pag. 208, n. 2; pag. 214, 
n. 1 ; pag. 215, n. 2-3; pag. 217, 
n. 1; pag. 479; pag. 485. 

Corto, pag. 102, n. 2; pag. 130, 



INDICE ALFABETICO DEI NOMI 



495 



n. 1; pag. 141, n. 1; pag. 159, 

n. 2; pag. 175, n. 2; pag. 213, 

n. 1. 
CrIapI, pag. 47, n. 1; pag. 83, n. 1; 

pag. 98, n. 2; pag. 104, n. 1; 

pag. 107, n. 2; pag. 115, n. 2; 

pag. 141, n. 1; pag. 158, n. 2; 

pag. 162, n. 3; pag. 164, n. 1; 

pag. 219, n. 2; pag. 390, n.; 

pag. 443, n. 1; p.4g. 489. 
Gurci, pag. 151, n. 1 ; pag. 183, 

n. 1; pag. 250, n.2; pag. 271, xi.; 

pag. 432, n. I. 
D» Falco, vedi alla lettera F. 
Dalla Minerva, vedi alla lettera M. 
De Luca, vedi alla lettera L. 
Di Cavour, vedi Gavoar. 
Ercoio, pag. 234, n. 1 ; pag. ^92, 

n. 3; pag 485. 
De Falco, pag. 19, n. 3; pag. 85, 

n. 1; pag. 234, n. 2; pag. 244, 

n. 1; pag. 280, n:; pag. 290, 

n. 1-2; pag. 314, n.€; pag.340. 

n. 2; pag. 350, n. 1; pag. 351, 

n. 1; pag. 417, n. 2; pag. 418, 

n. 1; pag. 479; pag. 486. 
Ferrari, pag. 28, n. 2. 
Gadda, pag. 479. 
Gblnosi, pag. 76, n. 1. 
Gioberti, pag. 12, e ibid. nota 1. 
Greco, pag 33, n. 2; pag. 245, n. 
Greppi, pag. 74, n. 3. 
GriffiDi, pag. 127, n. 2^ pag. 132, 

n. 2. 
€luerrierl-Cenzaga, pag. 308, n. 2; 
pag. 310; n. 1-2. 



Gusrzoni, pag. 104, n. 1 ; pag. 140, 

n. 1; pag. 141, n. 1. 
lacini, pag. 28, ni 3. 
Isaia, pag. 35, n. 2. 
La Marmora, vedi alla lettera M. 
Lanza, pag. 45, n. 2; pag. 49, 
n. 3; pag. 50, 'if. 2; pag. 51, 
n. 1, 4; pag. 86, n. 2; pag. 91, 
n. 2; pag. 100, n. 1; pag. 108, 
n. è; pag. 112, n. 1 ; pag. 143, 
n. 2; pag. 146, n. 2, 3;p. 147, 
n. 1-3; pag. 148, n. 1-2; pa- 
gina 150, n. I ; pag. 160, n. 1 ; 
pag. 161, n. 2; pag. 162, n. 1-2; 
pag. 208, n. I ; pag. 391, n. 1 ; 
pag. 442, n. 2; pag. 443, n. 1; 
pag. 463 e aeg; pag 479; pa- 
gina 483; pag. 484. 
La Porta, vedi alla lettera P. 
La Spada, vedi alla lettera S. 
Launay, pag. 64, n. 1; pag. 65; 
- n. 1-4; pag. 66, n. 1-3; pag. 67, 

n. 1 ; pag. 71, n. 1. 
Lanzi, pag. 146, n. 1. 
Levi, pag. 33, n. 2. 
Lioy, pag. 265, n. 
Litta, pag. 74, n. 2. 
De Luca, pag. 384, n. 2. 
Macchi, pag. 33, n. 2; pag. 101, 
n. 1; pag. 104, n. 1 ; pag. 116, 
n. 3; pag. 188, n.; pag. 390, n. 
Mamiani, pag. 104, n. 2; pag. 114, 
n. 1; pag. 145, n. l;pag. 198, 
n. 2; pag. 216, n. 4; pag. 437, 
n.; pag. 470; pag. 485; p 486. 
Mancini, pag. 32, n. 3; pag. 45, 



496 



INDICE ALFABETICO DEI NOMI 



n. 2; pag. 49, n. 1, 4; pag. 77, 
n. 2; pag. 92-96; pag. 101, D. 1 
pag. 104, n. 1; pag. 106, n. 1 
pag. Ili, n. 1; pag. 115, n. 1 
pag. 121, n. 2; pa^. 122, n. 1 
pag. 125, n. 1; pag. 132, n. 1 
pag. 133,«n. 2; pag. 135, n. 1 
pag. 136, n. 1, 2; pag. 138, n. 2 
pag. 142, n. 1 ; pag. 152, n. 1 
pag. 153, n. 3; pag. 154, n. 1 
pag. 155, n. 1 ; pag. 156, n. 1 
pag. 157, n. 1 ; pag. 158, n. 1-2 
pag. 159, n. 2; pag. 166, n. 1 
pag. 168, n. 1; pag. 169, n. 2 
pag. 170, n. 1-2; pag. 172, n. 1 
pag. 203, n. 1 ; pag. 207, n. 2 
pag. 210, n. 1; pag. 215, n. 
pag. 218, n. 1; pag 225, n. 1 
pag. 238, n. 1; pag. 251, n. 1 
pag. 256, n. 1 ; pag. 259, n. 1 
pag. 263, n.; pag. 265, n. 1-2 
pag. 275, n 1 ; pag. 277, n. 1 
pag. 280, n.; pag. 290, n. 1 
pag. 292, n. 2; pag. 303, n, 
pag. 304, n. 1 ; pag. 305, n. 2 
pag. 311, n. 1; pag. 312, n. 1 
pag. 314, D. 3; pag. 316, n. 2 
pag. 319, n.; pag. 323, n. 2 
pag. 325, n. 5; pag. 335, n. 1 
pag. 337, n. 1 ; pag. 340, n. 2 
pag. 344, n. 3; pag. 353, n. 1 
pag.. 367, n. 2; pag. 378, n. 
pag. 385, n. 1 ; pag. 390, n. 
pag. 392, n. 4; pag. 397, n. 
pag. 413, n.; pag. 425, n.; pa- 
gina 441, n. 2; pag. 443, n. 1 ; 



pag. 444, n. 1 ; pag. 446, n. 1,3; 

pag. 467; pag. 484; pag. 485; 

pag. 486; pag. 490; pag. 491. 
Manfrin, pag. 368, n ; pag. 376^ 

n. 1-2; pag. 377, a. 1. 
Marasca, pag. 245, n.; pag. 274, 

n. 2. 
U Marnora, pag. 462-63.* 
Martini, pag. 199, n. 1. 
Massari, pag. 91, n. 2; pag. 98, 

n. 1, pag. 174, n. 2; pag. 438, n. 
Maari, pag. 385, n. 2. 
Msssedaglia, pag. 188, n. 1. 
Melagari, pag. 62, n. 1. 
Meilana, pag. 30, n. 2; pag. 33, 

n. 1; pag. 87, n. 2; pag. 88» 

n. 1. 
Meaabraa, pag. 19, n. 3, pag. 46» 

n. 1; pag. 210, n. 2; pag. 211, 

n. 2; pag. 216, n. 1. 
Mìeeii, pag. 119, n. 1; pag. 305, 

n. 1 ; pag. 307, n. 3; pag. 308, 

n. 1; ppg. 314, n. 3; pag. 321, 

n.;pag. 323, n. 1 ; pag. 324, d. 1; 

pag. 446, n. 4. 
Mieliolini, pag. 177, n. 1 ; pag. 234, 

n. 1 ; pag. 247, n. 
Migliorati, pag. 54, n. 2; pag. 68, 

n. 1; pag. 72, n. 1. 2; pag. 73, 

n. 1. 
Dalla Minarva, pag. 74, n. 1. 
Minarviai, pag. 49, n. I. 
Mingliatti, pag. 7; pag. 13, n. 1; 

pag. 18, D. 1; pag. 19, n. 3; 

pag. 22, n. 2; pag. 58, n. 2; 

pag. 59, n. 2; pag. 60, Dui, 2; 



INDICE ALFABETICO DEI NOMI 



497 



pag. 62, n. 2; pag. 77, n. 3; 
pag. 10], n. 1; pag. 104, n. 1; 
pag. 116, n. 2; pag. 119, n. 1; 
pag. 120, n. 1 ; pag. 230, n. 1 ; 
pag. 233, n. 1 ; pag. 233, n. 2; 
pag. 239, n. 1 ; pag. 249, n. 1 ; 
pag. 258, n. 1; pag. 263 n.; 
pag. 304, n. 1 ; pag. 325, n. 2; 
pag. 327, n. 1-2; pag. 329, n. 1 ; 
pag. 332, n.; pag. 333, n. 1 ; pa- 
gina 335, n. 3; pag. 346, n. 1; 
pag. 382, n. 3; pag. 386, n. 1; 
pag. 405, n. ; pag. 420, n. 1 ; 
pag. 447, n. 1. 
MtragiJa, pag. 480. 



Panieri, pag. 470. 
Panattoni, pag. 87, n. 2. 
Pandolfini, pag. 67, n. 2; pag. 69, 

n. 1. 
Pantaieoni, pag. 19, n. 3; pag. 22, 

n. 2; pag. 34-43 e epecialmente 

pag. 36, n. I e 2; pag. 39, n. 1; 

pag. 42, n. 1 ; pag. 95, n. 2, 3; 

pag. 235, n. 1; pag. 263, n.; 

pag. 416, n. ; pag. 429, n. 3; 

pagg. 453-56, 460-62. 
Passaglia, pag. 365-66, n- 2. 
Patella, pag. 62, n. 1. 
Paternostro, pag. 218, n. 2. 
Pocile, pag. 214, n. 2. 
Pepolly pag. 24, n. 2. 



Mordinl, pag. 441, n. 2. Pepoll, pag. 24, n. 2. 

Morelli, pag. 104, n. 1; pag. 345, Peruzzi, pag. 97, n. 1; pag. 103, 
n. 1. n. l;pag. 189, n. 1-2; pag. 234, 



II. ji. 
Musio, pag. 37, n. 1; pag. 105, 

n. 1; pag. 263, n. 
Musei, p. 130, n. 1 ; p. 137, n. 2. 
Migra, pag. 57, n. 1. 2. 
Nieotera, pag. 141, n. 1. 
Oliva, pag. 76, n. 1 ; pag. 77, n. 1 ; 

pag. 95, n. 1. 
D' Ondes-Reggio, pag. 32, d. 5; 

pag. 88, n. 1. 
Padelletti, pag. 7; pag. 19, n. 3; 

pag. 22, n. 1; pag. 23, n. 1; 

pag. 32, n. 1; pag. 39, n. 1 ; 

pag. 93, n. 2; pag. 240, n. 2; 

pag. 255, n. 3; pag. 271, n.; 

pag. 294, n.; pag. 377, n. 5; 

pag. 385, n. 1 ; pag. 398, n. 2; 

pag. 405, n.; pag. 413, n.; pa- 

gLoa 447, n. 1. 



F. Scaduto — Guarentigie Pontificie 



«. ., i^ce. — ^, - *-2;pag.234, 
n. 1; pag. 248, n. 1; pag. 341, 
n. 1-2; pag. 344, n. 1; pag. 378-83; 
pag. 487-89. 

Pescatore, pag. 227, n. 1 ; pag. 244, 
n. 1; pag. 251, n.; pag. 261, 
n. 1; pag. 280, n.; pag. 340, 
n. 3; pagg. 345-52; pag. 348, 
n. 1; pag. 349, n. 1-2; pag. 352, 
n.; pag. 355, n. 1; pag. 363, n.; 
pag. 387, n. 2. 

Petruccelli, pag. 119, n. 1; p. 121, 
n. 1; pag. 364, n.; pag. 446, 
n. 1, 4. 

Pleranteni, pag. 171, n. 2. 

Piala, pag. 7 ; pag. 226, n. 1 ; pa- 
gina 230, n. 1; pag. 238, n. 1 ; 
pag. 277, n. 2; pag. 279, n. 1; 
pag. 284, n.; pag. 293. n. 1; 



408 



INDICE ALFABETICO DEI NOMI 



pag. 298, n.; pag. 359, n., pa- 
gina 365, D. I; pag. 387, n. 1; 

pag. 398, n. 1; pag. 401, n.; 

pag. 405, n.; pag. 407, n.; pa- 
gina 411, n.; pag. 414, n. 1; 

pag. 435, n. 2. 
Pioiti de Bianchi, pag. 98, n 2; 

pag. 251, n. 1; pag. 202, n. I. 
Pisanelli, pag. 100, n. 1 ; pag. 125, 

n. 1; pag. 127, n. 3; pag. 204, 

n. 1; pag. 223, n. 1; pag. 233, 

n. 2; pag 391, n. 1, 3. 
Poggi, pag. 145, n. 2; pag. 146, 

n. 2; pag. 235, n. 2; pag. 470. 
La Porta, pag. 27, n. 2; pag. 49, 

n. 1; pag. 102, n. 2; pag. 187, 

n. 3; pag. 272, n.; pag. 305, 

n. 2, pag. 308, n. 2; pag. 314, 

n. 3; pag. 316, n. 2; pag. 323, 

n. 2; pag. 324, n. 1; pag. 338, 

n. 1; pag. 337, n. 1; pag. 443, 

n. 2. 
Prota, pag. 274, n 2. ka opoua, pa^^. io 

Raeli, pag. 127, n. 1 ; pag. 132, Speciale, pag 403, 



taeli, pag. 127, n. 1 ; pag. 132, 
n. 2; pag. 133, n. 1; pag. 161, 
n. 1; pag. 163, n. l; pag. 209, 
n. 1-2; pag. 211, n. 1. 

Rattazzl, pag. 19, n. 2; pag. 115, 
n. 2; pag. 116, n. 1; pag 389, 
n. 1; pag. 442, n. 2. 

Reeteilf, pag. 168, n. 2. 

Ricaseli, pag. 22, n. 2; pag. 26, 
n. 2; pag. 34-43 e Bpecialmente 
pag. 31, n. 2; pag.61,n.;p. 431, 
n.; pag. 458-60, 460-62. 

Ricciardi, pag. 33, n. 2. 



Ricotti, pag. 479. 

Robecchi, pag. 105, n. 1 ; pag. 1 18, 
n. 1; pag. 245, n. 

Rosmini, pag. 12 e ibid. nota 1. 

De Ruggieri, pag. 205, n. 1. 

Rospoli E., pag. 198; pag. 201, 
n. 2; pag. 483. 

Scialoia, pag. 347, n. 1. 

Sella, pag. 29, n. 1 ; pag. 32, n. 4 ; 
pag. 190, n. 1; pag. 334, n. I ; 
pag. 479. 

Sineo, pag. 126, n. 1; pag. 128, 
n. 1, 2; pag. 130, n. 1; pag. 152, 
n. 2; pag. 165, n. 1; pag. 183, 
n.2; pag. 184, n. 1-3; pag 221, 
n 2; pag. 224, n. 1; pag. 229, 
n. 1-2; pag. 236, n.; pag. 238, 
n. 2; pag. 255, n. 3; pag 259, 
n. 1; pag. 342, n 1; pag. 362, 
n.; pag. 399, n. 

Siotto-Pintor, pagina 105, n. 1 : 
pag. 345, n. 1. 

La Spada, pag. 186, n. 2. 



Taiani, 



«1 i»»K ^vt>. 

pag. 112, n.2; pag. 118, 

; pag. 220, n. 2: ~» 9é^ 

_., ^ag. 275, n. 2; 

n.; pag. 429, n. 1; 



■■«HI, pi»5. ***», **. *r, |J 

n. 2; pag. 220, n. 2; pag. 265, 
n.; pag. 275, n. 2; pag. 328. 



pag. 442, 

n. 2. 

Tecchio, pag. 19, n. 3; pag. 470. 
Tiepoio, pag. 9; pag. Ili, n. 1; 

pag. 153, n 3; pag. 183, n. 2; 

pag. 206, n. 2; pag. 210, a. 3; 

pag. 222, n. 3. 
Tommasi-Crudeii, pag. 102, n. 2. 
Tonello, pag. 322, n. 1.' 



INDICE ALFABETICO DEI KOMÌ 



400 



Torrìgiani, pag. 178, n. ì; pa« 
gina 185, n. 1. 

Toscaneili, pag. 12, n. 2; pag. 87, 
n. 2; pag. 88, n. 2; pag. 139, 
n. 1; pag. 191, n. 2; pag. 192, 
n. 1 ; pag. 193, n. 1 ; pag. 196, 
n. 1; pag. 197, n. 1. 

Turati, pag. 33, n. 2. 

Ugdulena, pag. 15, n. 1; png. 167, 
D. 1; pag. 219, d. 1; pag. 220, 
n. 1 ; pag. 239, n. 1 ; pag. 240, 
n. 1; pag, 241, n. 2; pag. 245, 
n,; pag. 249, n. 1; pag. 254, 
n. 2; pag. 255, n. 1; pag. 257, 
n.; pag. 484. 

Vigltani, pag. 37, n. 1; pag. 115, 
n. 1; pag. 210, n. 2; pag. 211, 
n. 2; pag. 215, n. 4; pag. 216, 
n. 2; pag. 258, n. 1; pag. 259, 
n. 1 ; pag. 266-67, n. 3; pag. 269, 
n.; pag. è74, n. 1; pag. 279, n. 1; 
pag. 306, n. 1; pag. 314, n. 2; 
pag. 314, n. 3; pag. 315, n. 2; 
pag. 321, n.; pag. 323, n. 1-2; 



pag. 325, n. 4; pag. 327, n. 2; 

pag. 329, n. 1; pag. 335, n. 3; 

pag. 336, n. 1-2; pag. 338, n. 3; 

pag. 353, n. 2; pag. 368, n; 

pag. 377, n. 2-3; pag. 384, n. 1 ; 

pag. 386, n. 1 ; pag. 470. 
Villa, pag. 131, Q. 2; pag. 137, 

n. 1; pag. 198, n. 1; pag. 199, 

n. 1. 
Villari, pag. 328, n.; pag. 415, 

n. 4. 
Visconti-Venosta, pag. 28, n. I; 

pag. 48, n 1; pag. 53, n. 1,3; 

pag. 55, n. 1; pag. 61, n.; pa- 
gina 65, n. 2; pag. 66, n. 1; 

pag. 76, n. 2; pag. 77, n. 3; 

pag. 79, n. 1; pag. 201, n. 1: 

pag. 391, n. 2; pag. 441, n. 3; 

pag. 442, n. 1 ; pag. 443, n. 1-2; 

pag. 479. 
Do Witt, pag. 123, n. 1, 2; pa- 
gina 137, n. 1, 2; pag. 138, 

n. 1. 
Zanardelli, pag. 372, n. 



INDICE 



Prefazione pag. 5 

STORIA 

§ 1. Idee prep aratrici della soluzione della Qui3tione 

Romana ... * 11 

§ 2. Atti in cui si concretarono 29 

1. Voti del Parlamento, pag. 30. — 2. Progetti di Con- 
cordato, pag. 34. — 3 e 4. Aspromonte (1862J. Conven- 
zione 15 settembre 1864, pag. 43. — 5. Mentana (1867), 
pag. 46 — 6. Occupazione di Roma. Plebiscito. Trasporto 
della Capitale. Guarentigie, pag. 47. 

§ 3. Atteggiamento delle Potenze 56 

§ 4. Concetto generale della Legge delle Guarentigie . 81 
— Diverse correnti d*idee nelle Camere, pag. 84. — 
Redazione, pag. 105. — Discussione, pag. 107. 

ESPOSIZIONE 

1. GUARENTIGIE — a) Mezzi 

§ 5. Sovranità (art. 1, 2, 3, 1!) * .... Ili 

Motivi e natura, pag. ili. — Suoi attributi: 1. Invio- 
labilità (art. 1), pag. 114 — 2. Sanzioni penali speciali 

32* 



502 INDICE 

(art. 2). Attentato, pag. 121. — Ingiurie (mancanza di 
ministri responsabili, libertà di discussione) ecc., pag. 124. 

— Procedura di ufScio, pag. 133. — 3. Onori (art 3), 
pag. 140. — Gxmrdie armate (art. 3). Natura, categorie, 
numero, pag. 142. — 4. Legazione (art. 11), pag. 153 — 
5. Immunità. Locali (art. 7-8): motivi e natura, pag. 157. 

— Personali (art. 6, cfr. art 1), pag. 167. — Sicurezza 
dei Conclavi e dei Concili ecumenici (art 6) pag. 171. 

§ 6. LibertX di posizione kconomica (art. 4-5) . . . pag. 173 

1. Dotazione pontificia (art 4). Base della sua quantità; 
destinazione; motivazione, pag. 173. — Stabilità e indi- 
pendenza; pag. 183. — Carattere giuridico, pag. 100. — 

2. Palazzi apostolici e loro annessi (art 5). Loro ca- 
rattere giuridico, pag. 191. — Quirinale e Laterano, pa- 
gina 199. 

b) Scope 

§ 7. LibkrtX d'azione (art. 9-13) 203 

1. Emanazione degli atti (art. 9-10^, Affissione, esecu- 
zione, stranieri, pag. 203. — 2. Corrispondenza (art. 12, 
cfi-. art 11), pag. 211. — 3. Preparazione degli organi 
d'ine funzioni spirituali (art. 13). Istituti d'istruzione ed 
educazione ecclesiastica in Roma e nelle sedi suburbi- 
carie, pag. 213. 

2. RELAZIONI DELLO STATO COLLA CHIESA 

§ 8. Separatismo (art 15-18) 217 

1. Legazia Sicula (art 15). Motivi prò e contro, pa- 
gina ^18. — 2. Giuramento (art 15). Inutilità, pag. 221. 

— 3. Regia nomina (art 15). Rinunzia incostituzionale, 
pag. 223. — Impossibile giuridicamente, pag. 224. — 
Incondizionata per incompetenza, pag. 22^. (Ragioni teo- 
retiche). — Sistemi proposti di rinunzie condizionate, 
pag 232. — Ragioni pratiche prò e contro la rinunzia, 
pag. 253. — Critica (Mantova, Grotte, Società eman- 
cipatrice del Clero), pag. 264. — 4. Exefjuatur e placet 



INDICE 503 

<art. 16). Scopi, pag. 276. — Inapplicabilità pratica del- 
Vezequatar e placet in materia statutaria in Italia, pag. 283. 

— GoDsegttenze della loro abolizione (pretesi rimedi contro 
^li arbitri della magistratura), pag. 291. — Se dai punti 
di vista della logica e delF opportunità, Texequatur e il 
placet debbano investire anche V ufficio, pag. 298. — Rilas- 
«atezsa neir interpretaziane della Leggera) nomina regia 
pei benefizi minori, pag. 305. — b) se Texequatur e il 
l'iacet dal punto di vista giuridico italiano investano 
anche Tufficio, pag. 307 — e) osservanza delle debite for- 
malità per la concessione dell' exeqoatur e del placet, ed 
esercizio del regio patronato, pag. 319. — d) vescovi senza 
exequatur in episcopio o in seminario, pag. 335. — e) par- 
roci nominati da vescovi senza exequatur, pag. 336. — 
Argomenti per F abolizione anche per le provviste benefi- 
ciarie, pag. 340. — Rotn& e sedi suburbicarie, pag. 342. — 
5. Appello ab abusu (art. 17). Concetto dell* abolizione : 
traslazione dal potere amministrativo al giudiziario, 
pag. 344. — Appello ex officio, pag. 351. — Estremi degli 
effetti civili, pag. 354. — Come probabilmente li giudi- 
cherebbero i fedeli, pag. 368. — Pretesa inutilità, pag. 374. 

— 6. Riordinamento della proprietà (art. 18). Ingerenza 
dello Stato non indebita nel temporale, pag. 378. — Mo- 
tivi della sospensione, pag. 378. — Peruzzi, pag. 380. — 
Tenore della sospensione, pag. 383. 

i§ 9. Diritto Comune (art. 14, 17, cfr. art. 16) . . . par; 3S6 
1. Diritto comune dei culti^ si allarghi sino a compren- 
dere le guarentigie del Papa, pag. 388. — Assurdo, pag. 393. 

— 2. Diritto comune di associazioni, fondazioni, corp<ira» 
sioni religiose non dovrebbe differire essenzialmente da 
quello delle profane, pag. 397. — (Incompetenza), pag. 398. 

— 3. Diritto comune privato, casi in cui viene applicato 
nel Diritto italiano, pag. 407. — Sua assurdità: a) secondo 
Ja legislazione italiana stessa, pag. 409. — b) secondo il 
Diritto ideale, pag. 410. — 4. Diritto comune pubblico e 
privato nella Legge delle guarentigie (art. 14, 17; cfr. 
iirt. 16 e anche art. 13) pag. 416. 



504 INDICE 



CRITICA 

§ IO. Legge politica^ ma politicamente necessario solo il I Ti- 
tolo, pag. 419. ~ Che il II Titolo riguardasse tutti i culti, 
sarebbe stato più logico, ma inopportuno, pag. 421. — Im- 
prudente promuovere riforme della costituzione interna 
della Chiesa, ma non era necessario porre ostacoli a pro- 
muoverle in avvenire, pag. 422. — Riforme ancora prò- 
movibili: riordinamento di proprietà, pag.. 423: elezione 
parroci, pag. 423: elezione vescovi, pag. 424: seminari, 
' pag. 426. Importanza internazionale del clero italiano, 
pag. 428. — Carattere esteriore giuridico della Legge delle 
guarentigie: concessione unilaterale pag. 436; semicosti- 
tuziooale, ma non irrevocabile, pag. 437. — Opportuno di 
ritoccarla? e come? pag. 445 pag, 419* 

DOCUMENTI 

A. 1. Progetto di concordato Pantaleoni, con a destra le ri- 
sposte del Cavour 45^ 

2. Capitolato defiaitivo proposto dal conte di Cavour . . 455 

3. Progetto Ricasoli 45& 

4. Tavola di raffronti tra gli articoli dei progetti Panta- 
leoni, Cavour, e Ricasoli. — Tavole di raffronti tra gli 
articoli dei progetti Pantaleoni, Cavour, e Ricasoli, e gli 
articoli della Legge, e viceversa 460 

B. 5. Convenzione 15 settembre 1864 462 

C. 6. Progetto del Ministero 46a 

7. Progetto della Giunta dei Deputati 467 

8. Modificazioni proposte dalf Ufficio Centrale del Senato. 470 

9. Legge .472 

10. Tavole di raffronti tra gli articoli della Legge, del pro- 
getto come fu votato dai Deputati, emendato dall' Ufficio 
Centrale e dal Senato, cogli articoli del progetto del Mi- 
nistero e del progetto della Giunta. — Tavola delle egua- 



INDICE 5()5 

glianze e delle difTereoze formali o sostanziali tra le re- 
dazioni del progetto della Qianta, dell' Ufficio Centrale, e 

del Senato e della Legge pag. 470 

11. Giorni della discuBsione di ciascuno articolo nella Ca- 
mera dei Deputati e nel Senato, e redazioni attraverso le 
quali si arriva nella discussione alla redazione definitiva 
di ciascuno articolo della Legge 482 

D. 12. Controprogetto Per uzzi. 487 

13. » Grispi (Nfancini) ,489 

Indice alfabetico dei nomi 493 








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or 

RAMON DE DALMAU Y DE OUVART 

MARQUÉS DE OLIVART 



Received December 31, 191 1